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“REDIA » 


GIRONE DI EN TOMOLO Ga 
DALLA R. STAZIONE DI ENTOMOLOGIA AGRARIA 


IENSIEERICRedE NEZIE 


VIA ROMANA, 19 


Volume VIII. 





FIRENZE 
TIPOGRAFIA DI MARIANO RICCI 
Via San Gallo, N.° 81 


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1912 


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INDICE DEL VOLUME VIII DEL « REDIA » 


Berlese A. — Trombidiide. Prospetto dei generi e delle specie 
finora noti (con una tavola e 137 figure intercalate nel 
RESTO PM N n a 


— Per la .corologia dei Mirientomi . . . ... 


— La distruzione della mosca domestica (con 5 figure interca- 
late nel testo) . 
— Piccolo apparecchio per raccogliere automaticamente i Calcididi 


parassiti da collezione (con 8 figure intercalate nel testo) 


Grandori R. — Studi sullo sviluppo larvale dei copepodi pela- 
gici (con 6 tavole e una figura intercalata nel testo) 


Griffini A. — Studi sopra alcuni Grilacridi del K. K. Naturhi- 
stor. Hofmuseum di Vienna 


Rizzi M. — Sullo sviluppo dell’ uovo di ‘ Bombyx (Sericaria) 
mori L. ,, nel primo mese dalla deposizione (con 4 tavole). 


Teodoro G. — Le glandule laccipare e ceripare del Lecanium 
s I I 
oleae Bern. (con 2 figure intercalate nel testo) . 


— Sulla struttura delle valve anali del ‘ Lecanium Oleae ,, Bern. 
(conan csuremntercalate nel'itesto) tt eee 


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REDIA , 


h. GIORNALE DI ENTOMOLOGIA 
DALLA R. STAZIONE DI ENTOMOLOGIA AGRARIA 


SÉ IN FIRENZE 


VIA ROMANA, 19 


Volume: VIII. 


FASCICOLO I. 







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3 FIRENZE 
TIPOGRAFIA DI MARIANO RICCI 
‘© Via. San Gallo, N.° 81 


1912 





Il presente fascicolo è stato pubblicato il 30 Giugno 1912. 





SOMMARIO DEL PRESENTE FASCICOLO 


Berlese A. — Trombidiide. Prospetto dei generi e delle specie 
finora noti (con una tavola e 137 figure intercalate nel 
CESDOESE AO ZO RITI MRI PR RI Da PIG 1 


==WaRer da-corologia,;de:Mirientomist:;it Oi PUNTA 


Griffini A. — Studi sopra alcuni Grillacridi del K. K. Naturhi- 
St0r: HOtmuseumistdt VINNIE i Le RIZZI 


Teodoro G. — Le glandule laccipare e ceripare del Lecanium 
oleae Bern. (con ‘2 figure ‘intercalate nel testo)... «...°  ». 812 





ANTONIO BERLESE 
(VIA ROMANA, 19 — Firenze) 


TROMBIDIIDA 


Prospetto dei generi e delle specie finora noti 


Per primo Hermann (1804), nella bella opera sugli Atteri, di- 
stingue le specie del genere 7rombidium di Fabricius in più divi- 
sioni. 

La divisione 1.° è limitata alle specie coi caratteri seguenti : 
« Trombidia octopoda. Oculis inferis ; pedibus anterioribus longio- 
ribus ». 

Essa comprende le specie infraseritte : 

Trombidium tinctorium Fabr.; T. holosericeum L.; 1. fuliginosum 
Herm.; 7. bicolor Herm.; T. assimile Herm.; T. curtipes Herm.; 
T. trigonum Herm.; 7. pusillum Herm. 

La 2.* divisione racchiude specie della famiglia Erythraeidae ete. 

Adunque è appunto la 1.* divisione del genere fabriciano, se- 
condo l’Hermann, che corrisponde al gruppo di poi elevato a fa- 
miglia, cioè dei 7rombididae, come ora si intende. 

Latreille (1806) introduce il gen. 7rombidium nella sua famiglia 
Acaridiae, assieme ai generi Erythraeus, Gamasus, Oribata, Aca- 
rus. Questo sistema non è troppo diversamente portato innanzi 
anche nel 1829 (in Cuvier, Kegne animal). 

Leach (1814), che per primo separa distintamente gli Acari 
(Monomerosomata) dagli altri Atteri, istituisce il gruppo dei Trom- 
bididi, coi generi Trombidium, Ocypete, Erythraeus. 


« Redia », 1912. Il 


2 TROMBIDIID_E 


Per Dugès (1859) i Trombididae accolgono anche i Raphignathus, 
Tetranychus, Smaridia, oltre ai Rhyncholophus ed Erythraeus, cioè 
quasi tutti gli attuali Prostigmati, meno i Bdellidae. 

Finalmente Koch (1842) circoserive la famiglia al solo gen. 7rom- 
bidium, separandola dai Rhyncholophidae e dagli altri Prostigmati. 

Tale delimitazione del gruppo è accettata da quasi tutti gli 
Autori di poi, cioè, ad es.: Fiirstemberg (1861); Kramer (1577); 
Canestrini e Fanzago (1877); Michael (1883); Berlese (1885); Ca- 
nestrini (1591) ete. 

Il Trouessart, più recentemente (1892), dando un più ampio si- 
gnificato alle famiglie, riunisce fra i Trombididae le sottofamiglie 
Erythraeinae, Trombidinae, Cheyletinae, Scirinae, Tetranychinae, Cae- 
culinae, Limnocharinae. Il gruppo dei 7rombidinae comprenderebbe 
i generi 7rombidium, Ottonia, Trombella. 

Di tale gruppo appunto, che io innalzo a dignità di famiglia, 
intendo trattare di presente, rivedendone i generi e le specie. 

I generi più recenti sono stati via via staccati dall’antico ed 
ampio genere 7rombidium di Fabricius, secondo il significato at- 
tribuito di poi al genere stesso, particolarmente dal Koch, ossia 
alla prima divisione proposta dall’Hermann e già ricordata. 

Il genere 7rombidium ha per tipo, secondo il Fabricius (« Entom. 
Syst. », 1775), che lo propone, VAcarus tinctorius del Linneo, che, 
coll’ Acarus holosericeus, erano le sole due specie della famiglia al- 
lora note. 

Intendo sempre parlare delle sole forme adulte, inquantochè è 
noto che le larve, già da tempo conosciute perchè parassite di 
Vertebrati e d’ Artropodi, sono state raggruppate in più generi sino 
dal Latreille, tutte insieme fra gli acari esapodi, al quale Autore 
sì devono appunto i generi Atomus (od Astoma ?) (1796); Leptus 
(1796), come più tardi spettano anche ad altri autori i generi 
Ocypete, Otonyssus, Peplonyssus, ete. ed altri più recenti. 

È certo però che lo studio delle larve, che si segue ora con 
grande amore e diligenza specialmente dall’Oudemans, concorrerà 
a mostrare caratteri generici in appoggio alla suddivisione del vec- 
chio genere ora proposta sullo studio degli adulti. 

Nel 1877, col Kramer (« Gundziige z. Syst. Milben ») si inizia 
lo smembramento del troppo vasto genere in gruppi, e 1’ Autore 


ANTONIO BERLESE d 


propone il genere Ottonia per le specie di Trombidium con occhi 
non peduncolati e peli del corpo nudi. 

Più tardi il Kramer stesso abbandona questo genere, che è però 
ripreso dal Canestrini nel 1885 (« Acarof. Ital. »), ma con diverso 
significato, poichè VAutore italiano vi aserive le specie con unghie 
accessorie nel palpo. 

Il genere di Kramer si deve abbandonare poichè non è citata 
la specie tipo del nuovo gruppo ed i caratteri da lui indicati ap- 
partengono a grandissimo numero di forme tra i Trombididi più 
bassi e che si debbono collocare in generi diversi (Zothrombium, 
Diplothrombium, Tanaupodus, Podothrombium, ete. ete.). 

Quanto al tentativo del Canestrini di adattare il vecchio nome 
a tutt’altre forme, esso non è ammissibile e 1’ Autore italiano, fra 
l’altro, mette per primo nel genere Ottonia il Trombidium trigonum 
dell’Hermann, che è una forma appunto con peli piumati. 

Noi dimenticheremo adunque questo nome vuoto. 

Nel 1882 l’Haller (« Milbenf. Wiirtemb. ») fa un genere a sè, 
che chiama Microtrombidium, per un suo M. pulcherrimum, che non 
mi pare diverso dal 7rombidium pusillum dell’ Hermann. Ad ogni 
modo il nuovo genere è pienamente giustificato e definito. 

Nello stesso lavoro è proposto il nuovo genere 7anaupodus per 
un 7. steudeli, che io ho avuto torto, altra volta, di considerare 
sinonimo di 7romb. pusillum. 

Il genere è buonissimo e così pure la specie del tutto nuova. 
Si vedrà più innanzi che io descrivo una nuova specie di questo 
singolare genere da mettersi fra i più bassi. 

Nel 1887 (« A. M. Sc. it. ») io propongo il nuovo genere 7rom- 
bella, per una singolare forma sotterranea (7. glandulosa) ed al 
genere più tardi ascrivo altre due magnifiche specie, luna del 
Sudamerica (7. nothroides) e l’altra italiana (7. otiorum). 

Nel 1903 (« Redia ») separo i Trombidium, di cui è tipo il 
T. fuliginosum Herm. dai rimanenti e ne faccio il genere Allo- 
thrombium ; nel 1905 istituisco il genere 7rombicula per il 7. coar- 
ctatum mio dell'America del sud, abbracciante anche il 7. cane 
striniù Buffa ed altre specie più recenti nostrali ed esotiche. 

Nel 1904 l’Oudemans propone il nuovo genere 7hRrombus per una 
specie nuda, che egli ascrive alla famiglia 7rombididae, ma che deve 


4 TROMBIDIIDA 


collocarsi invece molto vicino alle Actineda (Anystis), quando ne 
sia distinta, nella famiglia Erythracaridae. 

Nel 1909 il Verdun crea il genere Huthrombidium per le specie 
da aggrupparsi attorno al 7rombidium trigonum Hermann. 

Nel 1910 ’ Oudemans propone il genere Dinothrombium pel 
Trombidium tinctorium degli autori, ma tale nome non può essere 
accolto, da poi che appunto il Fabricius prendeva a tipo del suo 
genere Trombidium la stessa specie e non I’ Acarus holosericeus, come 
non bene si è affermato. 

Finalmente, nel decorso anno, in questo stesso giornale ho pro- 
posto alcuni nuovi generi per la completa sistemazione delle forme 
componenti il vecchio genere fabriciano. 

Dal complesso di tutto questo lavoro risulta il seguente quadro : 


TROMBELLA Berlese 1887; . . . typus 7r. glandulosa Berl. 
T'ANAUPODUS Haller 1882; ©... —. + “typus. I. steudeli Hall 


EOTHROMBIUM Berlese 1910; . . . typus £. echinatum Berl. 
[Subgen. RHINOTHROMBIUM Berlese 1910; LEV 
Re . +. . typus E. E. nemoricolum (Berl J 
TYPLOTHROMBIUM Hiujose 1910; . typus 7. histricinum (Leon). 
NEoTROMBIDIÙUM Leonardi 1901: typus N. ophtalmicum (Berl.). 
DIPLOTHROMBIUM Berlese 1910; . typus D. longipalpe (Berl.). 
PODOTHROMBIUM Berlese 1910; . . typus ?. bicolor (Herm.). 
TROMBICULA Berlese 1905; . . ... .  typus 7. minor Berl. 
[Subgen. TRAGARDHULA n. subg.; . . typus 7. nilotica (Trig.)]. 
MicroTROMBIDIUM Haller 1882; . typus M. pusillum (Herm.). 
[ENEMOTHROMBIUM Berlese 1910; typus M. E. sanguineum (Koch.)]. 
EuUTROMBIDIUM Verdun 1909;. . . typus £. trigonum (Herm.) 
[Subgen. LEPTOTHROMBIUM n. subgen . . . I NIESNANE 
SPARE CSAR RS OA IRE typus E. L. Di (Trig.)]. 
SERICOTHROMBIUM Berlese 1910; typus S. hRolosericeum (Linnè). 
TROMBIDIUM Fabricius 1775; . . typus 7. tinctorium (Linnò). 
ALLOTHROMBIUM Berlese 1903; typus A. /uliginosum (Herm.). 


CARATTERI DELLA FAMIGLIA. 


La famiglia non sconfina dai limiti già assegnatile sino dal Koch 
e dalla massima parte degli autori di poi, conforme ho ricordato. 


ANTONIO BERLESE 5 


Così i caratteri del gruppo rimangono sempre quelli che io pure 
ho indicato nel volume Prostigmata, a pag. 90 e segg. e si possono 
riassumere alla seguente maniera : 


Corpus plerumque rhombicum, plus minusve humeratum, plerumque 
converiusculum (in Trombellis excavatum), dermate molli (excepta 
Trombella nothroide) dense pilis spiniformibus vel papilliformibus 
aut plumosis indutum. 

Cephalothorax ab abdomine optime distinetus (minus bene in Trom- 
bella) plerumque crista metopica chitinea longitudinaliter in dorso 
auctus (excepto gen. Trombella), cuius ad latera saltem unum par 
adest foveolarum rotundarum, ex quibus pilus tactilis oritur. 

Oculi plerumque praesentes (deficiunt in nonnullis speciebus ex gen. 
Trombiecula, Typhlothrombium), utrinque, saepius duo in quoque la- 
tere, pedunculo sustenti vel sewxiles. 

Rostrum subapicale, conicum, haustello quodam conico, cuius ad dor- 
sum mandibulae stant haud exertiles, longe conicae, apice ungue sur- 
sum recurvo praeditae. 

Palpi laterales, quinquearticulati, arcuatim deorsum deflexi, arti- 
culo primo perparvulo, secundo caeteris longe marori, tertio quartoque 
minoribus, hoc ungue apicali validiori (spinis plerumque robustis 
etiam ornato) nec non tentaculo papilliformi, pendulo inferne aucto 
(articulum quintum significanti). 

Pedes validi, longi, antici et postici caeteris et plerumque etiam 
corpore longioribus ; omnibus unguibus binis validioribus (in genere 
Allothrombium etiam pulvillo plumoso perconspicuo) armati. 

Larvae adultis suis valde dissimiles, hexapodae, vertebratorum vel 
arthropodorum parasitae. 

Genera nonnulla (Trombidium s. str.) statura maxima inter Acaros 
gaudent. 


Il carattere delle larve affatto dissimili dall’adulto rispettivo di- 
stingue i Trombididae ed Erythracidae da tutti gli altri Prostigmati 
terrestri. 

I Trombididae poi si differenziano nettamente dagli Erythraeidae, 
per le mandibole non esertili e non stiliformi, ma recanti un’ un- 
ghia faleata all’apice. 


6 TROMBIDIITD 4 


La presente famiglia adunque è delle più naturali e benissimo 
circoscritta. 


CARATTERI GENERICI. 


I caratteri, in base ai quali la famiglia può essere divisa in ge- 
neri sono molto evidenti e costanti, così che si può rimanere tran- 
quilli circa la bontà dei generi stessi. Tali caratteri sì desumono 
facilmente da parecchi organi. 

Premetto che gli occhi peduncolati o meno rappresentano par- 
ticolarità da inserirsi nella diagnosi dei generi, ma che non pos- 
sono essere bene invocate per distinguere alcuni generi fra loro, 
in cui essi sono sessili o pressochè sessili, od in altri in cui essi 
sono egregiamente peduncolati (7rombidium, Sericothrombium, Al 








lothrombium). 
Ì 
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A 8 
Fig. 1. — Tarsi cogli organi di adesione. A di AMlothrombium, B di Trombidium 


con peli di adesione. 


Uosì pure il carattere della presenza di unghia accessoria nei 
palpi, al quale il Canestrini dava tanta importanza per distin- 
guere il genere Ottonia, non serve a definire i vari generi, poichè 
se in parecchi di essi l’unghia accessoria (e talora più di una) esi- 
ste, in altri essa non si vede, eppure nell’una sezione e nell’altra 
si trovano specie che meritano di essere genericamente separate 
fra loro per molti e rilevanti caratteri. 

Desumeremo adunque le particolarità morfologiche per la distin- 
zione in generi dai seguenti dati ed organi : 





ANTONIO BERLESE 


ES 


a) Pulvilli. La presenza o mancanza (o piccolezza tale da non 
essere facilmente visibili) di pulvillî negli organi di adesione, alla 
estremità delle zampe, oltre alle due grandi unghie, divide subito 
il genere Allothrombium da tutti gli altri. 

Il solo genere A/llothrombium infatti possiede pulvilli facilmente 
visibili, perchè grandi poco meno delle unghie e sono pettinato— 
piumati. 

Nel gen. 7rombidium (s. str.) non si trovano veri pulvilli, ma 
quattro peli sottili, di adesione, molto difficilmente visibili. 

Negli altri generi null’ altro esiste all’ infuori delle due unghie. 

b) Cresta metopica. La cresta metopica, cioè quell’insieme di 
pezzi chitinosi che si trovano lungo la linea mediana dorsale del 
sapotorace offre eccellenti caratteri di separazione generica. In 
qualche basso genere essa manca; in altri è molto complessa, 
come sì vede appunto nei generi più alti (Sericothrombium ; Trom- 
bidium ; Allothrombium) (figg. 2, 3). 





Fig. 2. — Cresta metopica (di Trombidium s. str.) a orlo anteriore del vertice; 
b selerite anteriore; c mediano: d posteriore; e occhi. 


Si trovano infatti tre scleriti successivi, uno breve, più o meno 
ampio e scutiforme, che fortifica il vertice (cioè l'estremo apice ante- 
riore del capotorace). Questo è lo selerite verticale, che per una 


> 


Ò TROMBIDIIDE 


specie di articolazione si collega ad un secondo selerite, general- 
mente longitudinale e di forma molto varia. Questo è lo sclerite 
mediano o cresta metopica propriamente detta. Quivi stanno le 
areole, di cui dirò e che comprendono speciali sensilli. 

Finalmente, allo scelerite mediano segue, procedendo verso la 
parte posteriore del capotorace, lo sclerite posteriore, esso pure lon- 
gitudinale; piccolo, non presente in tutti i generi ed articolato 
(pseudo-articolazione) col precedente. 

Questi tre pezzi si vedono benissimo nei più alti generi, come 
sono Allothrombium e Trombidium, ma in altri è menò appariscente 
o niente affatto lo selerite posteriore ed infine anche quello ante- 
riore può essere fuso col mediano 0 rappresentato solo da suoi pro- 
lungamenti a mo’ di biforcazione. 

Infine dirò che tutti questi pezzi (od aleuno d’essi) possono man- 
care, pur rimanendo i sensilli. 

Così, nel genere Trombella non si scorge neppure lo selerite 
mediano, pur rimanendo molto bene cospicui i sensilli. 

Ho accennato ad areola. Con tale nome è indicato uno spazio 
rotondeggiante o più spesso romboidale, abbracciato da due rami 
della cresta metopica (sclerite mediano) e tale areola contiene i 
due speciali sensilli, cioè un paio di fossette circolari, dalle quali 
procede un pelo sensoriale, generalmente lungo, esilissimo, barbu- 
lato o nudo, omologo di consimili peli sensoriali presenti nel ca- 
potorace di quasi tutti i Prostigmati, come pure di Oribatidi ecc. 
Tale areola può chiamarsi area sensuligera (fig. 3 in tutti i gen. 
esclusi i tre primi ed i tre ultimi). 

Il numero delle aree sensilligere e quindi dei sensilli e la posi- 
zione dell’area stessa rispetto alla cresta metopica costituiscono 
saratteri eccellenti per la delimitazione dei generi. 

Anzitutto una vera e propria areola può mancare, come si vede 
benissimo ad es.: in Sericothrombium, dove le due fossette sono 
scavate addirittura in un braccio chitinoso procedente e facente 
parte del pezzo mediano ed ancora in 7rombidium nonchè nei 
più bassi generi. 

Invece una assai cospicua e definita area romboidale si vede in 
parecchi altri generi ad es. Podothrombium, Trombicula, Microtrom- 
bidium, Euthrombidium, ete. 


ANTONIO BERLESE 











ZOTMROMBIUN (RHINOTHROMBIUM) DIPLOTAROMBION 
Da 








PODOTHROVBIM 





MICROTROMBIDIUMI 





SERICOTHROMBIUM TROMBIDIUM ALLOTHROMBIUM 


Fig. 3. — Diverse maniere di cresta metopica nei vari generi. Figura semische- 
matica. Cp capotorace ; 0 occhi ; md mandibole; pl palpi; Z, zampa del 1° paio; 
a primo sclerite della cresta od anteriore; m secondo o mediano; p terzo 0 
posteriore; s sensillo; Ad addome. 


10 TROMBIDIIDA 


Nel solo genere Diplothrombium le areole sensilligere sono due, 
collocate a due differenti altezze dello selerite mediano e ciascuna 
contiene un paio di sensilli piliferi. 

Quanto alla forma della cresta metopica, essa dipende più che 
altro da quella dello selerite mediano. 

Esso è lineare nei più bassi generi e percorre talora longitudi- 
nalmente uno scudo stretto ed allungato (7’yphlothrombium, Tanau- 
podus) oppure la lista chitinosa è sottile, bacillare (ZHothrombium, 
Podothrombium, Trombicula, Microtrombidium, Eutrombidium). In 
generi più alti (AZothrombium, Trombidium) specialmente nel primo 
dei due citati, lo selerite mediano assume una caratteristica forma 
di anfora, nel vano delle cui anse sta il sensillo. 

La posizione dell’area sensilligera è anche carattere generico 
buono, specialmente pei gruppi nei quali lo selerite mediano è ba- 
cillare. 

Essa infatti si trova a metà della lista chitinosa in taluni gruppi 
(Typhlothrombium, Eothrombium, Eutrombidium, Podothrombium) op- 
pure al suo estremo posteriore (Microtrombidium, Trombicula ete.) 
oppure la parte più larga, sensilligera e all’estremo anteriore, come 
in Sericothrombium. 

Tutte queste variazioni della posizione e forma della cresta me- 
topica, area sensilligera ecc. appaiono dalla annessa figura 3. 

c) Naso. Così chiamo un prolungamento, il più spesso conico, 
trasparente, che procede dall’ orlo anteriore del capotorace e si 
estende sulla base del rostro. Si vede solo in taluni generi: Diplo- 
thrombium, Eutrombidium e nel sottogenere KWhinothrombium. In altri 
il vertice è ottuso o incavato. 

d) Occhi. Gli occhi, in numero di due per ciascun lato, sono 
sessili o portati, ciascun paio laterale, da un tubercolo, che tende 
ad allungare e finalmente nei generi più alti apparisce assai lungo, 
clavato ed articolato alla base. 

Nei generi più bassi gli occhi, ripeto, sono sessili; nei più alti 
(Sericothr., Trombidium, AUothr.) il peduncolo è assai lungo ed 
articolato ; in generi di mezzo (Podothr., Microtrombidium, Diplo- 
thr.) essi sono per paia laterale) portati da un tubercolo più 
meno elevato, non articolato. 

Nel genere 7yphlothrombium gli occhi mancano del tutto (come 





ANTONIO BERLESE sati 


indica il nome) e nelle 7rombieula si vede un solo occhio per lato, 
molto nascosto ed addossato alla areola sensilligera. 

e) Peli del corpo. La maniera di peli rivestenti il corpo non 
può rappresentare carattere diagnostico pel genere se non nel caso 
di due diverse maniere di peli sul tronco dell’acaro, frammisti con- 
fusamente, diversi per grandezza, struttura ecc. Talora si trovano 
persino tre diverse specie di peli. Tutto ciò però in Enemothrom- 
bium. In specie d’altri generi (ad es.: Microtrombidium, Eutrom- 
bidium) si possono trovare peli diversi per grandezza e frammisti 
sul tronco, ma essi sono fra loro eguali quanto a fabrica. 

Noi però troviamo che, in generale, nei gruppi più bassi i peli 
sono nudi, rigidi, spiniformi e non fitti. Essi così si vedono ad 
es. in Tanaupodus (dove ciascuno sorge da uno scudetto circolare), 
Enemothr. ; Diplothr. ; Podothr. ; Typhlothr. ; come pure in 7rom- 
bella ete. 

Salendo più su, come in 7rombicula, Microtrombidium, Euthrom- 
bidium ed anche nei più alti generi Allothr. è Trombidium, i peli 
diventano più lunghi, molli, spessi e piumati o barbulati. 

Peli speciali mostrano taluni generi. Ad es. in Neotrombidium 
essi sono a forma di forca, con tre rami lunghi e leggermente bar- 
bulati, procedenti da un lungo peduncolo comune. 

In Sericothrombium i peli sono lunghetti, ingrossati all’apice e 
rivestiti di fitte barbe. In tale caso si parla di papille. 

Finalmente, in Enemothrombium i peli hanno forma variabilis- 
sima e da quelli piumati semplicemente od anche spiniformi si 
giunge a papille sferoidali cigliate, dense etc. 

7) Palpi. Non è la semplice presenza di una o più unghie ac- 
cessorie nei palpi che possa distinguere bene l’antico genere 7rom- 
bidium in più gruppi naturali, ma è certo che nella diversa arma- 
tura dei palpi stessi i più recenti generi possono trovare caratteri 
diagnostici eccellenti (fig. 4). 

È singolare che certe complicanze e peculiari disposizioni appar- 
tengano piuttosto ai generi bassi che non ai più elevati. 

Tali complicazioni si riferiscono sempre solo al penultimo arti. 
colo, ossia al quarto, che è quello che reca la grande unghia 
apicale. 

Orbene, nei generi Sericothr., Trombidium, Allothr. questo arti- 


12 ; TROMBIDIID_LE 


colo non mostra altre appendici particolari derivate da peli, men- 
tre questi, conformi del tutto a quelli del tronco o poco diversi 
e non specializzati ad usi particolari, sono senza ordine distribuiti 
sull’articolo, attorno all’unghia. 

Ma in molti altri generi, taluni peli, nudati e disposti secondo 
particolare ordine, tendono a costituire un pettine o striglia al lato 
interno del detto quarto articolo, oppure lungo la sua faccia su- 
periore e talora anche lungo quella inferiore. Più propriamente 














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Fig. 4. — Palpi ed armatura degli articoli estremi in vari generi. 


chiameremo pettine dorsale la serie di peli spiniformi, che si vede 
sulla faccia superiore del 4.° articolo ; pettine interno la serie di 
peli rigidi e nudi, che sta sulla faccia interna del detto segmento 


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ANTONIO BERLESE 105) 


e spine inferiori quelle che sono al lato interno-inferiore del 
segmento e sporgono assieme al tentacolo. 

Ora, nel pettine dorsale avviene che le spine sono di robustezza 
decrescente, a partire dall unghia e quella che è più vicina all’un- 
ghia stessa può essere di grandezza e sviluppo di poco inferiore 
all’unghia medesima ed è essa appunto che fu detta unghia acces- 
soria, mentre si vede che tra le dorsali e qualche spina inferiore, 
le unghie accessorie possono essere anche molte, come appunto è 
in Eutrombidium. 

Il più bell'esempio di pettine interno, a denti ordinati in linea 
obliqua si vede in Enemothrombium ed è carattere non inutile di 
distinzione dai Microtrombidium, dove il pettine interno è fatto da 
poche spine disordinatamente sparse su una superficie. 

Il pettine dorsale si vede in parecchi generi (Diplothrombium ; 
Podothr. ; Microtrombidium ; Eutrombidium, etc.),, mentre le spine 
inferiori, che sono vistosissime in Eutrombidium, sì scorgono anche 
robuste in Enemothrombium ed altri generi. Esse offrono caratteri 
specifici buoni in molti casi. 

Tali apparati sono certamente organi di pulizia, probabilmente 
delle parti boccali, omologhi alle forchette dei palpi dei Gama- 
sidae. 

g) Forma del corpo. I caratteri che si possono desumere 
dalla forma del corpo (particolarmente dell’addome) sono meno de- 
cisi che non quelli già menzionati e perciò ne tratto solo dopo 
gli altri. 

Tuttavia è innegabile la tendenza dell’addome a divenire ome- 
rato, cioè prominente agli omeri, passando dai più bassi generi 
ai più elevati (vedi fig. 5). 

Nel gen. Trombella Vaddome è rettangolare e talora scavato al 
dorso; in tutti gli altri è ovale od obtrapezoidale e pianeggiante o 
convesso al dorso. 

Nei generi Tanaupodus ed Eothrombium l’addome è ovale o meno 
largo alle scapole che dopo queste; è leggermente omerato nei ge- 
neri successivi (7iphlothromb.; Podothr.; Neotrombidium) e final 
mente molto prominente alle scapole nei generi Eutrombidium ; 
Microtrombidium ; Sericotrombium; Trombidium ed Allothrombium. 

Nel genere Hutrombidium però esso è decisamente triangolare 


14 TROMBIDIIDA 


ed acuto di dietro, con una speciale disposizione delle pliche dor- 
sali posteriori. 

Nel gen. Trombicula Vaddome presenta una singolare e molto 
marcata strozzatura subito dopo le scapole. Nel gen. Sericothrom- 

















Trombella Tanapodys 


Podo- 0 d 
Microlrombia i ; Sezico- D | mbid. Alto 


Fig. 5. — Varie maniere di addome (parte contrassegnata da linee) in diversi 
generi. Il capotorace è in bianco. 




















bium, Vaddome è largo assai ed inciso nel suo orlo posteriore, così 
che questo apparisce leggermente bilobo. 

Oltre a ciò nei generi più alti e particolarmente nelle specie più 
voluminose l'addome tende a protrarsi in avanti, fino sopra il ca- 
potorace, talchè questo può essere totalmente celato a chi guardi 
l’animale dal di sopra. Specialmente nel gen. Sericothrombium tale 
carattere è manifesto, ma ancora in talune specie di 7rombidium 
e di Allothrombium, particolarmente fra le più voluminose. 





+ Mb 


ANTONIO BERLESE 15 


Caratteri generici buoni e di cui si farà menzione volta a volta 
si possono dedurre anche dalla disposizione delle pliche dorsali, 
che si vedono specialmente in individui coll’addome non totalmente 
disteso da cibo e da uova contenuti. 

Secondo i caratteri generici, che ho enumerato, si possono di- 
sporre alenne tavole dieotomiche dei generi, le quali ritengo utile 
presentare qui, a precedere la tabella dicotomica ultima, nella quale 
si tiene conto di tutti o della massima parte dei caratteri indicati 
e di altri che per brevità si sono lasciati da parte in questa sol- 
lecita esposizione. 


TABULA I. — Pulvilli. 


— Pulvilli plumiformes magni, optime conspicui inter pedum ungues 
SITE MIL ATO ALLOTHROMBIUM. 
Ce puvimiieauiisuinconspieul. 0 e e Caetera genera. 


TABULA II. — Crista metopica (et sensilli). 


ig Gristammebopicasnullat ge ie i I DROMBELEA 

—PAGESORCRISTAMIN ERO PICO e e e a RE 

2-—CAreae ‘sensilligerae binae . . . <.<. + [DIPLOTHROMBIUM. 

— Area sensilligera singula DI MECINO CAIO seta RSI MER CI TIE ANT SO 

5 — Crista metopica in partes tres annie bene distinceta (media am- 

phoraeformis) .... ‘. . . . . +. TROMBIDIUM, ALLOTHROMBIUM, 

— Crista metopica non distinete in partes divisa, parte media lineari. . 4. 
4 — Sensilli in antica regione (partis mediae) cristae insiti 

Sa O I NRE CRT SERICOTHROMBIUM. 

— Sensilli in media vel postica regione (partis mediae) cristae insiti . . 5. 

5 — Im regione media. EorHROMBIUM (et subgen. RHINOTHR.); TANAUPODUS; 


TYPHLOTHR.; PODOTHR.; EUTROMBIDIUM. 
— In regione postica. NEOTROMBIDIUM; TROMBICULA ; MICROTROMBIDIUM (et 
subgen. ENEMOTHR.). 


TABULA III. — Nasus. 


— Adest nasus conicus, longus . RBINOTHR.; DIPLOTHR. ; EUTROMBIDIUM. 
E NASUSUO AE A n e ra el Casera genera: 


TABULA IV. — Oculi. 


1 — ©culi nulli... . . . . TROMBICULA (ex p.); TYPHLOTHROMBIUM. 


— Oculus saltem singulus (utrinque) . 2. 


16 TROMBIDIID_A 


2 — Oculus utrinque: singulus.. i. 0 IMROMBICULA (ex pi): 
MO CUI UbELIGUO DIARI I RA e I RI I ORO SO MRI 
3 — Oculi utrinque bini, lougo peduneculo articulato sustenti. 
se A SERICOLHROMBIUM; ALLOTHR., DROMBIDIUME 
— Oculi utrinque bini, super tuberculum haud (bene) articulatum insiti, aut 
SENATO STA ZA I EA e O RITI RISI AE MR MITE A II NEINEOE co VICINO 
4 -— Oculi sexiles. TROMBELLA; TANAUPODUS; NEOTROMBIDIUM; EoTHR. (et 


subgen. RHINOTHR.) DIPLOTHR. 

— Oculi super tuberculum plus minusve elevatum dispositi ERRO 
PopoTHR.; MicroTRoMBIDIUM (et subgen. ENEMO- 
THROMBIUM); EUTROMBIDIUM. 


TABULA V. -— Pili trunci. 


IRR TERE eee RONTOTROMELDAIME 
SEAL AA CIVICI OT AI NT PS ISO SO SO NI 
2 — Nudi, spiniformes, e scutulo singulo quoque exorto . . >... 
TANAUPODUS, TROMBELLA. 
EANGICCUSCULUO NERONE TINI IN RO A di LIONS O TREO 
8 — Nudi. EorHROMBIUM (et subgen. RHINOTHR.); DIPLOTHR.; PODOTHR.; 
TYPHLOTHR. 
DSS VID (15) CAMERINO IE SMR ER ON IIOONI A PAOATI SAL i o E RE 
4 — Exiles, barbatuli, molles. TROMBICULA ; MICROTROMBIDIUM ; EUTROMBI- 
DIUM 3 TROMBIDIUM ; ALLOTHROMBIUM. 
= Aiter ioni grati: Cp a ae e a I 
5 — Omnes intersese subaequales. ENEMOTHR. (partim); SERICOTHROMBIUM. 
- Inter sese fabrica diversi et commixti.  . . ENEMOTHROMBIUM (partim). 


TABULA VI. — Palpi. 


1 — Palpi setulis in articulo quarto caeteris artorum vel trunci similes, nulla 
spiniformis vel unguiformis. SERICOTHR.; TROMBIDIUM ; ALLOTHROMBIUM. 

— Palpi artienlo quarto setis spiniformibus vel unguiformibus aneto . . 2. 
. Caetera genera. 


TABULA SYNOPTICA 
generum ex fam. Trombidiidae. 
il — GCrista metopica; nulla... Nos 0 ITROomereR 


MA desplieristaà MEbOPiCans.i Sa e e Mn SI 
9 — Paulvilli tarsales bene conspicui . . . ALLOTHROMBIUM. 


ANTONIO BERLESE 194) 


— Pulvilli tarsales nulli vel difficilius conspicui (quia non pecti- 
RI RETI) SA SI A Li RO RR 


3 — Abdomen post humeros subito et arcte constrietus (color al- 

Di eee la Romei 
— Truncus post humeros non vel vix impressus (colores rubri vel, 

BARISTI RIE RINO e Ie o MISE 
4 — Setulae corporis simplices, spiniformes, nudae. . . . 5. 
= SepulaeWeorporisvalitericonficurabae ». ii du ira lo 10 
Di ROculiinallicg ee een i IT YPHLOLHROMBIOM 
OI IEEE n at) 
6 — Derma pedum areolatum; trunci seutulis minimis, quoque 


piligero, granisque scabratum . . . . . TANAUPODUS. 


= “Dormagpeduneuirumeli laeve i 0 IT 


7 — Areae sensilligerae binae . . . . . DIPLOTHROMBIUM. 
——wArkeawsensilligerog@smentate o 0. he i e AS: 
8 — ©Oculi sexiles ; rostrum aliquantum exertile . . . . . 9. 
— ©Oculi brevi pedunculo sustenti; rostram minime exertile . . 

AREA RARO i e EPODOTHROMBIOME 
9. — Adest nasus. . ..-.... . . .. + +, RHINOTHROMBIUM. 
ANAS OSE e 1) HOTHROMBIOM 
10 — Setulae trunei trifurcatae . . . . . NEOTROMBIDIUM. 
— sebvulaeSbruneibalivervcontisuratae:. “N. 0, e I 
11 — Area sensilligera in media crista metopica insita (Abdomen 


postice parte ovali obscuriore elevata signatus) . . . 
BERE SE GIRA I) RUPROMBIDAME 
— Area sensilligera in antica vel in postica crista metopica con- 
spicua. Abdomen postice non parte ovali signatum . 12. 
12 — Area sensilligera ad basim cephalithoracis manifesta. 13. 
— NSensilhiiim'anticaverista manifesti. L00000. 0 ed 
13 — Pili corporis conici, barbulati . . . MICROTROMBIDIUM. 
— Pili corporis papillaeformes, clavati vel foliiformes, villosi. . 
DO RO A ENEMOTHROMBIUM. 
14 — Papillae trunci clavatae; truncus in medio margine postico 
INCISA 1 ZARA di UESICONO, SERICOTHROMBIUM. 
— Pili corporis piumiformes, apice exiles. Truncus postice rotun- 
damusfhaudgineisus:. 10. 0,0 E CEROMBIDIUM: 


« Redia », 1912. 2 


an 
(o 0) 


TROMBIDIIDAE 


CARATTERI SPECIFICI. 


Statura. La grandezza varia notabilmente a seconda dell’età, ol- 
trechè del grado diverso di replezione dell’animale e perciò è un 
carattere diagnostico di poco rilievo per la definizione della spe- 
cie, sebbene molto grandi differenze si debbano notare più che al- 
tro fra le dimensioni medie delle specie di un gruppo, in confronto 
con quelle di altro. 

Così, ad es.: è certo che fra i Trombidium (s. str.) sono specie 
molto maggiori di tutte le altre, mentre i minori sono gli EHothrom- 
bium ed i Tanaupodus. 

Per ordine di grandezza delle specie i generi potrebbero essere 
messi secondo la seguente scala, dai più piccoli ai maggiori : 

Tanaupodus, Eothrombium, Trombicula, Neotrombidium, Diplo- 
thrombium, Microtrombidium, Enemothrombium, Trombella, Typhlo- 
thrombium, Eutrombidium, Sericothrombium, Allothrombium, Trom- 
bidium. 

Colore. Alcune poche specie godono di colori caratteristici e tali 
che da soli debbono bastare a farle riconoscere. Cito gli Allothrom- 
bium trouessarti e A. simoni, V A. argenteo-cinctum, Microtrombi- 
dium albofasciatum, Trombidium 4-maculatum e qualche altra. 

Ma questa variegazione, che dipende veramente da diversa tinta 
dei peli, è rara. 

In generale si tratta di colori uniti, nei quali, pel tronco, influi- 
sce anche il cibo contenuto nell’intestino. 

Le 7rombicula sono bianche perchè vivono al buio, sotto le pie- 
tre o nei formicai. 

Gli altri acari della famiglia hanno colori, che, dal miniaceo, pel 
cinnabarino giungono fino al rosso sanguigno vivacissimo, come si 
vede appunto in parecchi Enemothrombium (d’onde il nome del 
genere) e più nel citato AUothr. argenteocinetum. 

I generi più bassi hanno tinte meno accese, mentre i più alti 
sono spesso colorati in rosso vivacissimo. 

Depressioni foveolari del dorso. Queste variano alquanto a se- 
conda dei generi. Nei più bassi si tratta di qualche impressione 


ANTONIO BERLESE 19 


lineare»strasversa sul dorso; nei più alti di una serie di foveole 
distribuite secondo un dato disegno. 

Questo però non varia troppo colla specie, bensì collo stato di 
maggiore o minore turgidezza dell’acaro e perciò non se ne può 
fare molto caso nella distinzione. delle specie. 

Palpi. Oltre le dimensioni proporzionali dei singoli articoli, giova, 
in taluni generi, per definire le specie, lo studio della particolare 
armatura del 4.° articolo. Così, ad es.: in Enemothrombium. 

Tarsi del 1.° paio. Certamente però i migliori caratteri differen- 
ziali specifici si traggono dalle dimensioni proporzionali e forma 
del tarso del 1.° paio e dalla lunghezza e forma dei peli del corpo. 

In taluni generi la lunghezza delle zampe comparata è utilis- 
sima, così ad es.: in Podothrombium, ma in altri generi è meno da 
considerarsi. 

Invece, ripeto, giova assai ed è sempre utile sia messa in rilievo 
la forma del tarso del 1.° paio, e le sue proporzioni, cioè la lar- 
ghezza sua rispetto alla lunghezza, particolarmente considerando 
il tarso di profilo. 

Da tale esame risultano i più evidenti e sicuri caratteri speci- 
fici, poichè mentre la forma e le proporzioni del detto articolo si 
mantengono costantissime fra i singoli individui di una stessa spe- 
cie, esse, invece, variano pressochè costantemente ed in modo ta- 
lora notabilissimo da specie a specie, anche affine. 

Ho fatto larga e costante parte a questo carattere nella pre- 
sente nota ed anzi, per ogni genere, ho delineato i tarsi del 1.° paio 
allo stesso ingrandimento, anche se taluni riescivano troppo mi- 
nuti ed altri troppo grandi, ma così è più facile e persuasiva la 
comparazione tra le singole specie. 

Ho anche indicato in micromillimetri la lunghezza e la larghezza 
dei tarsi e spesso anche la lunghezza del segmento precedente. 

Già il Trouessart, nel suo lavoro sui 7rombidixm dei paesi caldi, 
si era molto opportunamente servito di questo importante ca- 
rattere. 

Il Trouessart anche, assai bene, paragona la lunghezza del tarso 
con quella dell’articolo precedente nei suddetti 7rombidium ed io 
lo stesso faccio per tutte le specie, per le quali, almeno, riporto nel 
disegno oltrechè il tarso anche l'articolo che lo precede. 


20 TROMBIDIIDA 


Peli del corpo. In taluni generi le specie tutte hanno peli rive- 
stenti il corpo non troppo dissimili da specie a specie se non, forse, 
nella lunghezza. Ciò è ad es.: non solo in tutti quei generi che 
hanno peli spiniformi, come si è già detto, ma ancora in altre con 
peli piumati, ad es. Trombicula, Trombidium. 

Per questi generi, quando non può soccorrere la lunghezza va- 
ria del pelo tra specie e specie, non si può ricercare diversità nella 
fabrica od in altro. 

Ma per altri generi lo studio della peluria è della massima im- 
portanza per la diagnostica delle specie. 

Vi sono generi in cui la peluria stessa assume le forme ed altri 
caratteri i più diversi dal’una all’altra specie e basti ricordare il 
sottogenere Enemothrombium, nel quale questo carattere è il più 
importante fra quelli specifici. 

Ma anche in altri generi, sebbene in minor grado, ad es.: in 
Sericothrombium si possono incontrare serie differenze nella ma- 
niera di peluria rivestente il tronco. Di quella ricoprente gli arti 
non mi è sembrato il caso di occuparmi se non per qualche sin- 
golarissima specie esotica di Enemothrombium. 


INCERTEZZA DI ALCUNE SPECIE DESCRITTE. 


Si comprende che, dimostrandosi ora necessario lo studio e la 
descrizione esatta di tali importanti caratteri per la definizione 
delle specie, non è possibile riconoscere parecchie delle forme de- 
scritte dagli autori meno recenti e, purtroppo, da taluni anche 
meno vecchi. 

Per questi però è sperabile che i tipici loro si mantengano in 
qualche collezione ed è così che chi avrà la fortuna di rivedere i 
detti tipici potrà giudicare se e quanto convengano con specie che 
qui io descrivo o con altre già illustrate da altri. 

Per mio conto io non ho mancato di fare alcune indagini in 
questo senso, ma non ho certamente potuto avere sott'occhio, non 
per mia colpa, molte forme anche recentemente illustrate. 

Il giudizio poi fatto sui libri non è molto sicuro nè soddisfa- 
cente. 


ESTA De LIVE ca fi 
et v 
pe 


ANTONIO BERLESE 21 


Si intende però che esso è necessario almeno per gli autori i 
cui tipici più non si possono trovare e questo sia il caso ad es. : 
del, Fabricius, dell’ Hermann, del Koch ete. 

La specie fabriciana 7. tinetorium può essere definita bene per 
la sua patria di origine ed a tale indicazione precisa si è benis- 
simo attenuto il Trounessart e così faccio io pure. 

Ma per le specie dell’Hermann è altra cosa. 

Si potrebbe tentare la raccolta di Trombididi nelle località dove 
egli ha cercato, che probabilmente sono i dintorni di Strasburgo, 
ma ciò non darà la sicurezza, circa identità di talune forme, che 

. Sembra necessaria. Tuttavia per alcune, come ad es.: il tipico 
Trombidium fuliginosum si potrebbe essere tranquilli, ma per altre 
assai meno, specialmente per quelle che non sono bene riconosci- 
bili nemmeno nelle figure e descrizioni dell’Autore e per le quali 
io non so a che genere ascriverle di questi recenti. 

Il Trombidium fuliginosum dell’ Hermann, mi pare intanto non 
dissimile dall’ Allothrombium che qui si trova, nell’Italia nordica e 
centrale e che ho già descritto in « A. M. Scorp. ital. » e qui an- 
cora ricordo. Ma per tutte le altre specie dell’ Hermann debbo fare 
delle riserve, nel confronto con quelle affini che qui illustro. 

Così il Trombidium bicolor è certamente un Podothrombium, ma 
non se ne potrebbe aftermare di più. Intanto io vi ho ascritto al- 
enni esemplari del Nord Europa, che corrispondono abbastanza per 
la lunghezza delle zampe. 

Il Trombium trigonum è certamente un Eutrombidium, anzi ne 
è il tipo, ma non credo di potervi ascrivere l'individuo del Tren- 
tino, che, con tale nome, altra volta hanno descritto il Canestrini 
e Fanzago ed io stesso in « A. M. Se. it. ». Ho stimato più pru- 
dente farne una specie a sè (Eutromb. canestrini) ed invece aserivo 
alla specie dell’ Hermann alcuni esemplari di un Eutr. di Ger- 
mania. 

Il Trombidium pusiltum dello stesso Hermann è certo un Miero- 
trombidium ed anche per questo ho creduto di aserivervi non una 
specie italiana, come con me hanno fatto Canestrini e  Fanzago 
(specie che ho chiamato ora M. italicum), ma altra forma di Ger- 
mania. Ma pei 7. assimile e T. curtipes dell’ Hermann io non posso 
veramente riconoscere neppure il genere in cui, secondo il recente 


22 TROMBIDIIDE 


modo di vedere, al quale sono giunto di presente, essi dovrebbero 
essere ascritti e perciò, per mio conto, io enumero queste due spe- 
cie fra le dubbie o da trascurarsi. Tra ’ altro il 7. assimile mi 
sembra piuttosto un Eritreide (Abdrolophus 2). 

Quanto all’ Acarus Rholosericeus del Linneo, anche per questo io 
definisco per tale una forma che è comune in Norvegia e che dif- 
ferisce specificamente da altre che si trovano in Europa e che per 
lo innanzi erano ritenute identiche alla specie linneana. 

Quanto alle altre specie descritte successivamente, ne tratterò 
nella sinonimia ed altrove a suo luogo, per esporre quanto a me 
sembra più credibile rispetto alla loro posizione generica od alla 
impossibilità di riconoscerla. 

Ecco intanto l’enumerazione delle specie intorno alle quali ho 
potuto farmi un apprezzamento preciso, perchè da me vedute o bene 
da altri descritte. 


Gen. TROMBELLA Berlese 1887 


(nomen a Trombidium). 


Trombella (glandulosa) A. Berlese in Acari, Myr. Scorp. ital., fasc. XL, n. 2. 
— idem, ibidem: Trombella, fasc. LXXII, n. 6. 


Crista metopica nulla. Sensilli capitisthoracis super tuberculum 
sat elevati, (pilum tenuissimum gerentes). Abdomen subrectangulus, 
vix humeratus, complanatus vel excavatus, non foveolis trasversis 
impressus. Derma trunci pedumque duriusculum, totum tuberculis, 
quoque pilifero, dense ornatum. Pili curte et acute spiniformes. 

Derma pedum eodem trunci subsimile. Oculi utrinque bini, sexiles. 

Palporum articulus postremus (appendicula) bene longus, elongate 
lagenaeformis ; articulus penultimus varie in diversis speciebus ar- 
matus. 

Pulvilli in ambulacris nulli. 

Species typica T. glandulosa Berl. 


OSSERVAZIONI. — Quando ho istituito il genere, avendo sott’oc- 
chio la 7. glandulosa, ho dato molta importanza alle speciali foveole, 
con particolare disposizione di peli, visibili sul dorso e sul ventre di 


ANTONIO BERLESE 23 


detta specie. Ma questo è carattere molto visibile nella 7. glan- 
dulosa, ma non apparisce nella 7. otiorum, sebbene nella 7. nothro- 
ides qualche cosa di simile possa essere rilevato. 

Adunque il carattere precipuo del genere sta sopratutto nella 
assoluta mancanza di cresta metopica. 

Queste Trombella sono molto aftini ai Tanaupodus, se ne distin- 
guono però non solo perchè in questi ultimi la cresta metopic: 
esiste, ma anche pel derma degli arti e per altri caratteri. 

È singolare che l’armatura dei palpi, nelle tre specie, non può 
essere ricondotta ad un tipo comune e ciò dia ragione del perchè 
non ho indicato con figura tipica il palpo per questo genere. 

Jertamente si può accennare ad un pettine, più o meno evoluto, 
dorsale (sul 4.° articolo), ma esso, che è bene sviluppato in 7. otio- 
rum, lo è molto meno in 7. mothroides e non definibile in 7. gran- 
dulosa, nella quale invece si trova una robusta spina infero-interna 
presso Vunghia. 

Le Trombella hanno una cute molto resistente, coriacea, coperta 
fittamente di scudetti rotondi e piccoli, da ciascuno dei quali pro- 
cede un tubercolo di varia lunghezza, cilindrico, che all’apice reca 
un pelo spiniforme, nudo, acutissimo. Tali appendici si vedono 
anche sugli arti. 

I sensilli sono aperti ciascuno su un alto tubercolo corniculi- 
forme, che si eleva sul piano dorsale del capotorace. Nella 7. no- 
throides si vede anche un terzo tubercolo impari, nella parte ante- 
riore dell’addome, ma non reca sensilli. 

Nella diagnosi della 7. glandulosa (loc. cit.) e del genere 7rom- 
bella (ibidem) non ho detto di peli sorgenti dal centro della  fos- 
sula del sensillo, nè li ho figurati e così neppure per 7. nothroides 
in « Acari Austro Amer. » etc. 

Però questi peli, lunghissimi ed esilissimi, io li ho veduti in 
T. otiorum, ma sono assai facilmente caduchi. 

Ho riveduto molto attentamente gli esemplari tipici di 7. glan- 
dulosa e T. nothroides, ma non veggo neppure ora pelo alcuno sor- 
tire dal centro delle fovee del sensillo. 

Ritengo dunque che tali appendici sieno molto facilmente cadu- 
che e sieno andate perdute negli esemplari delle due specie sud. 
dette, nelle mie preparazioni. 


24 TROMBIDIID/E 


Le tre specie del genere, che sono assai bene distinte fra di 


loro, possono così essere divise : 


1 — Dorsum capitisthoracis in medio spatio plus minusve lato, pilis omnino 
AERMTATO AA TI, ECM IAPIORE SIR REREIARN NO Lie Do LIVIO DT 


— Dorsum capitisthoracis totum densissime pilis indutum. T. oTIORUM Berl. 


2 (RUDI ARNO RI CLINDULOSNERORIE 
ENI CCFIMA RR ION INT CEN OLFIR OUDE SINBOTE 


Trombella glandulosa Berl. 


A WBierrll'e ste (A Mi Scorp. it. fasc, Xu, n.82) 


Rubra, rectangula, sat lata. . 

Dorsum abdominis areis ovalibus impressis (glandularum orificia ?) 
16, peculiaris fabricae, ventralibus 8, aliisque lateralibus. Area nuda 
in dorso capitisthoracis valde lata, in qua sunt corniculi duo, valde 
intersese discreti, apice foveolam (sensillum) gerentes, lateraliter  pi- 
lum curtum, conicum, arcuatum ferentes. 

Pilus sensorius...... 

Vculi omnino sexiles. Pili corporis et pedum e breve tuberculo 
exorti, densi, breviter et acute spiniformes, falcis more incurvi. 

Palpi articulis omnibus spinis pedum conformibus induti, pectine 
nullo, ungue longo, spinaque ad latus internum quarti articuli, ad 
basim unguis insita, valida, unguiformi praediti. Tarsi antici elon- 
gate ovales (1), undique aeque lati, paulo plus duplo longiores quam 
lati, multo longiores quam tibia. 

Ad 1500 p.. long. (2); 1 mill. lat. 

Habitat in agro Veneto (Adria), profunde in terra infossa. 


(1) Quando non è specificatamente detto dei tarsi che se ne parla vedendoli 
in prospetto, si intende che si discorre della loro forma quale apparisce veden- 
doli di profilo. 

(2) Le dimensioni non comprendono nè le zampe nè il rostro ; la lunghezza 
è calcolata dall’apice anteriore del corpo (vertice, compreso il naso quando si 
trova) all'estremo posteriore dell’addome ; la larghezza è la massima del tronco; 
generalmente essa cade fra gli omeri, cioè nella parte anteriore dell’adAome. 





ANTONIO BERLESE 259 


OSSERVAZIONI. —- Ho raccolto questa singolarissima specie una 
sola volta in Adria, scavando profondamente sotterra. 

Impressiona subito la evidenza dei corpi glandolari, che si veg- 
gono sparsi su tutto il corpo, sotto la cute. Certamente si tratta 
di glandole, come sono state descritte in altri Prostigmati e par- 
ticolarmente in Idracenidi. Notevole è però la disposizione dei peli 
nella parte cutanea in corrispondenza di tali glandule. Quivi la 
pelle è infossata e dalla fossula emerge un tubercolo che, alla sua 
volta, mostra nel centro una depressione ad imbuto, con  orifizio 
circolare. Attorno a questo orifizio, cioè sulla parte superficiale 
del tubercolo, è uno scudetto circolare, su cui sono piantati 1 soliti 
peli. Altri peli poi contornano circolarmente la fossula. 

Per trasparenza appare la massa glandolare rotondeggiante e 
colorata più intensamente della circostante epidermide. 






7 


are Ss 
ez4A 





Fig. 6. — Trombella glandulosa Berl. A due segmenti estremi del 1° paio 
19 
di zampe (Fi B palpo (TI C pelo del corpo. 


Di tali organi, oltre ad aleuni sui lati dell’ addome, che si vedono 
meno bene, se ne contano sedici sul dorso dell’addome stesso e sei 
al ventre, dietro gli organi genitali, come pure due sulla stessa 
faccia ventrale, ma agli omeri. 

Il capotorace non mostra alcuno di tali organi. 

Le caratteristiche della specie riposano sulla forma del tarso del 
primo paio, sull’armatura dei palpi, sulla peluria dorsale del  ca- 
potorace, sui sensilli del capotorace stesso e finalmente sulla pe- 
luria. 

I peli, brevi, conici, incurvati, acuti, sorgono da un cortissimo 
tubercolo e sono molto più corti e grossetti che non nelle altre 


26 TROMBIDIID_A 


specie. D'altra parte sono anche non troppo fitti, sia sul corpo che 
sugli arti. 

I sensilli del capotorace, pei quali non posso indicare come sieno 
i peli tattili, perchè nell’unico individuo che possiedo essi sono 
caduti, sono dunque manifestati solo dalle fossette. Queste si aprono 
sull’apice di due alti cornetti conici, a derma verrucoso, che sor- 
gono bene discosti l’uno dall'altro, nella superficie glabra e liscia 
che occupa la massima parte del dorso del capotorace. Sulla cima 
di talî cornetti è scavata, come ho detto, la tfossetta del sensillo, 
che sul suo orlo esterno reca un pelo conico, robusto, incurvato. 

L’area glabra nella cute dorsale del capotorace è molto ampia 
e trapezoidale ; si estende lateralmente fino agli occhi e lascia uno 
stretto orlo tutto all’intorno occupato da peli. 

Non riconosco un visibile naso a prolungare il vertice all’ innanzi. 

Gli occhi sono assolutamente sessili, cioè non si elevano nem- 
meno con leggiero tubercolo sulla superficie del capotorace. 

Quanto ai palpi è caratteristica Varmatura del quarto articolo. 
A parte lunghia lunga ed acuta, sul lato interno del detto arti- 
colo si può scorgere una specie di unghia accessoria, o meglio una 
assai robusta spina conica, acuta, lunga circa metà dell’unghia e 
che nasce alla base dell’unghia stessa, alla quale decorre presso- 
chè parallela. Non si scorgono peli spiniformi in alcun modo rag- 
gruppati od a serie, così da potersi definire il loro complesso per 
pettine o radula, nemmeno sul lato dorsale del segmento in di- 
scorso. Gli arti sono brevi e gracili. Le zampe del 1.° paio mo- 
strano il tarso in forma ovale allungata, con larghezza uniforme, 
rotondato all’ apice e poco più del doppio più lungo che largo 
(lungo 200 p.; largo 80 p..). La tibia è molto meno lunga del 
tarso (lunga 180 p.). 


Trombella otiorum Berl. 


A. Berlese, Descr. e fig. della 7. otiorum n. sp. (in Riv. di Patol. Veget. 
vol. IX, 1902, p. 127). 


Testaceo-rubra, subrectangula, sat elongata. Dorsum abdominis pla- 
num vel excavatum, qua re plicis duabus longitudinalibus (carinuli- 
formibus) aliaque antica transversa marginatum. Glandulae abdominis 


ANTONIO BERLESE DA 


quae in T. glandulosa sunt manifestae, in T. otiorum ommnino inconspi- 
cuae. Dorsum capitisthoracis totum dense pilis spiniformibus indutum. 
Cornicula (duo) sensilligera mammilliformia, basi contigua, foveolis api- 
calibus intersese valde approrimatis, eaterne non piliferis. Pilus sen- 
sorius perlongus, valde exrilis. Oculi super brevem tuberculum insiti. 
Pili corporis pedum et palporum e longo tubereulo cylindrico eworti, 
sat longi, nudi, acutissimi, incurvi. Palpi spina in latere interno 
quarti articuli nulla, tantum setulis simplicibus longis aliquot submar- 
ginalibus; in latere dorsuali ciusdem adest pecten ea spinis duodecim 
cultriformibus, peracutis, optime seriatis, laminam pectinatam fere 
sistentibus. Tarsi antici elongate claviformes, tibia multo longiores. 

Ad 2 mill. long. ; 1 mill. lat. 

Habitat sub terra vel in muscis in agro Florentino (Vaglia); 
Umbro (Bevagna), in insulis Sardinia et Corcyra et in Norvegia. 


OSSERVAZIONI. — Riporto la figura (fig. 7), che ho già data la 
prima volta colla descrizione della specie (loc. cit.). 

Questa figura, che è buona, serve a dare idea esatta della ge- 
nerale conformazione degli acari di questo genere. 

La specie è alquanto più lunga e proporzionatamente più larga 
della 7. glandulosa, dalla quale, del resto, differisce anche per molti 
altri importanti caratteri. 

Nel 1900 trovai un unico esemplare sotterra, ai piedi di un ro- 
saio a Vaglia, in Mugello, durante le vacanze autunnali (d’onde il 
nome specifico), e sul detto individuo fornii la descrizione e la 
figura. Ma più tardi ne ho avuti alcuni da Bevagna (Umbria), rae- 
colti nel musco ed ancora uno trovato in Sardegna ed altro a 
Corfù ed altri ancora in Norvegia. 

Tutti questi individui si corrispondono nel modo il più perfetto, 
tantochè scompare ogni dubbio sulle caratteristiche della specie e 
sulle sue differenze dalla 7. glandulosa sopracitata. 

Dette differenze le ho già ricordate benissimo nella prima de- 
scrizione della specie. Esse si rilevano non solo nelle dimensioni, 
ma in particolari strutture dei palpi, nei sensilli, negli occhi, nei 
tarsi del 1.° paio, nella peluria e nella mancanza di speciali dispo- 
sizioni cutanee in rapporto cogli organi glandulari, dei quali sì è 
detto abbastanza a proposito della specie precedente. 


Lao) 
(0 0) 


TROMBIDIID_A 


L’animale è più grande del precedente, ma anche, proporziona- 
tamente più lungo. 

Il capotorace è tutto fittamente coperto della peluria stessa del- 
l’addome e degli arti, anche nella sua parte dorsale mediana, così 
che i peli sono densi attorno ai tubercoli su cui si aprono i sen- 





x 


Fig. 7. — Trombella otiorum dal dorso. (7) 


silli e non lasciano parte nuda alcuna, anzi pare che nel centro 
del capotorace la peluria sia anche più fitta che altrove. I sen- 
silli si vedono colla loro fossetta scavata all’apice di due cornetti 
elevati, rivestiti di epidermide scabrosa, inclinati all’indietro e che 
si toccano colla loro base. Così le fossette dei sensilli sono molto 
avvicinate fra loro. Sul loro orlo manca il pelo che ho ricordato 
in 7. glandulosa. I peli sensoriali sono lunghissimi e sottilissimi, 
essi pure facilmente caduchi. 

I peli del corpo sono molto più sottili e più lunghi di quelli 
della specie precedente ed anche più fitti, ma egualmente conici, 


ANTONIO BERLESE 29 


nudi e leggermente convoluti. La parte apicale loro è sottilissima; 
inoltre sono recati da tubercoli cilindrici lunghetti, che sorgono 
ciascuno da uno seudetto circolare. Tali scudetti sono quasi con- 
tigui fra di loro. 





Fig. 8. — Trombella otiorum Berl. A due estremi articoli delle zampe 1° paio () ; 


sl) 
B palpo (7): C pelo del tronco. 


L’armatura dei palpi è caratteristica. Manca qualsiasi unghia 
accessoria al lato interno del 4.° articolo, ma, questo, sul detto 
lato, non porta che una serie di peli semplici, lunghi, sottili, radi; 
saranno circa Ss, che si vedono distribuiti parallelamente all’ orlo 
dorsale e due sono alla base dell’unghia. Si può credere che sieno 
peli tattili. 

Oltre a questi il precipuo carattere è dato da una serie di 
peli rigidi, cultriformi, acutissimi, che in numero di 12, ordinati e 
fitti, marginano tutto l’orlo dorsale del 4.° segmento e le loro basi 
si stringono così luna all’altra che si può parlare addirittura di 
una squama laminare, che si divida sull’orlo libero in tante punte, 
precisamente come in un vero pettine. 

Gli arti tutti sono robusti e lunghetti. Le zampe del primo paio 
mostrano un tarso lungo e grossetto, a forma di clava, cioè gra- 
datamente più grosso all’apice che non alla base ed oltre tre volte 
più lungo che largo (lungo 520 p..; largo 170 p..) e più lungo, 
quasi del doppio, della tibia (lunga 290 p..). 


30 TROMBIDIID_AE 


Infine dirò che nè sul dorso, nè sul ventre, nè per disposizioni 
speciali della cute e della peluria o per differenze di tinta si nota 
parvenza alcuna che accenni ai corpi glandulari, i quali sono un 
così bel carattere e perspicuo nella 7. glandulosa. 


Trombella nothroides Berl. 


A. Berlese, Acari Austro-americani (1888), p. 10, tab. VI, fig. 2 et tab. VII, 


fio. 6, 7. 


Nigerrima tota, elongata, rectangula, in dorso excavata, margini- 
bus elevatis. Dorsum abdominis plicis aliquot transversis, in foveolis 
lateraliter desinentibus impressum. Glandulae abdominis non conspi- 
cuae. Dorsum capitisthoracis in medio sulco profundo, a vertice retror- 
sus directo, usque ad sensillos signatum. Sulci huius derma pilo de- 
nudatum. Sensilli capitisthoracis super tuberculum alte bifurcum (in 
quoque furcae huius cornu singulum apertum) manifesti, pilo sensoriali 
longo, perexili. 

Vephalothorax ab abdomine non bene distinetus, adest tamen plica 
transversa, cuius in medio corniculum impar oritur, conicum, altum, 
retrorsus spectans. Oculi super brevem pedunculum insiti. Pili corpo- 
ris nigerrimi, flagelliformes, nudi, longiusculi, sat densi, e papilla in 
medio scutulo rotundato prominula, quisque exrortus. Palpi ungue 
adcessorio in latere externo-dorsuali, pervalido aucti, nec non pectine 
oblique dorso-laterali (latus internum) duodecim circiter spinis com- 
positum perfecte in seriem singulam dispositis, statura decrescentibus. 
Tarsi antici eadem fere longitudine quam tibia, basi dilatati, apice 
strictiores, et truncati, fere triplo longiores quam lati. 

Ad 2400 p.. long.; 1200 u. lat. 

Habitat in America australi, sub arborum cortice ad Matto 
grosso (Brasile) et Paraguay. 


OSssERVAZIONI. — È veramente caratteristico il colore nero in- 
tenso di questa specie, la quale, anche per l’addome al dorso sca- 
vato, merita così veramente il nome di nothroides poichè in realtà, a 
prima vista si giudicherebbe, per un Nothrus. 

Differisce dalle precedenti ancora per caratteri morfologici molto 


AN'TONIO BERLESE SIL 


rilevanti, come sono la presenza di un tubercolo molto alto, impari, 
nella parte posteriore del capotorace, la forma dei tarsi anteriori, 
l’armatura dei palpi etc. 

Nella descrizione fatta altra volta della specie (loc. cit.) ho ac- 
cennato a glandule dorsali da assomigliarsi a quelle della 7. glan- 
dulosa, sebbene più su avessi detto « foveolae glanduliformes plures, 
passim in rugis profundis dissitae, corporis propter colorem minus 


Con 


& 


Fig. 9. — Trombella nothroides Berl. A tarso e tibia del 1° paio (7): 


conspicuae ». 


e_N 





È /120 
B apice del palpo (7): C pelo del tronco. 


Ho quindi decolorato artificialmente un esemplare della specie, 
ma non vi ho veduto nè al dorso, nè al ventre disposizioni spe- 
ciali della cute che accennino a quelle strutture particolari che si 
vedono in 7. glandulosa così numerose, in corrispondenza dei sot- 
tostanti corpi glandulari. 

Certo si vedono numerose fossette, le quali sono specialmente in 
solchi trasversi apparenti sulla superficie dorsale dell’addome, ma 
se tale impressione si può richiamare a quella dei 7rombididae tutti, 
non mi pare che ricordi la speciale struttura indicata per 7. glan- 
dulosa e caratteristica di questa specie. Siamo dunque, presso a 
poco, nelle condizioni della 7. otiorum e non diversamente. 


32 TROMBIDIIDA 


Caratteristico è il corno impari, molto alto, conico, diretto all’in- 
dietro, che procede dal limite posteriore del capotorace e somiglia 
molto ai due cornicoli sensilligeri, però esso non mostra all’apice 
nè foveola nè pelo sensorio. 

Il capotorace ha nel mezzo un’area nuda, non troppo larga, che 
forma il fondo di una depressione lineare larghetta, la quale pro- 
cede dal vertice e discende fino alla base dei cornieuli su cui sono 
i sensilli. Adunque uno spazio nudo di peli, però molto più stretto 
che non nella 7. glandulosa. 

I peli del corpo e degli arti sono più lunghetti che in tutte le 
altre specie e convoluti leggermente a flagello. Sorgono da un tu- 
bercolo cilindrico, abbastanza lunghetto, che sporge dal centro di 
uno scudetto circolare. Questi scudetti sono non troppo vicini tra 
loro. Anche i peli sono nerissimi. 

I corniculi su cui stanno i sensilli hanno una base comune e 
sporgono all’indietro divergendo, sono scabri, conici, alti e nella 
foveola recano il pelo sensoriale esile e mediocremente lungo. Non 
esiste pelo sul contorno della foveola. A 

Gli occhi di ciascun lato si trovano su un rilievo tubercoliforme 
piuttosto sensibile, affatto come nella 7. otiorum ; non possono 
dunque essere detti veramente allo stesso livello della superficie 
circostante. 

I palpi hanno una robusta unghia accessoria sul lato dorsale— 
esterno dell’unghia vera, della quale è oltre metà lunga. Inoltre, 
in una serie che si muove dall’unghia accessoria e si dirige obli- 
quamente indietro ed in basso, sono distribuite una dozzina di 
spinette, decrescenti di grandezza, però tutte piuttosto piccole e 
formanti un bel pettine. 

L’addome è, nel dorso, profondamente scavato, così che, cogli 
orli rilevati all’innanzi e sui lati, somiglia veramente un truogolo, 
come per l’addome di taluni Nothrus si vede. Il fondo della detta 
escavazione è impresso di solchi trasversi. 

Le zampe sono gracili e lunghette. Quelle del primo paio mo- 
strano i tarsi lunghi quasi quanto la tibia e di forma speciale per- 
chè presentano la massima larghezza in prossimità della base, poi 
si ristringono gradatamente sempre più e la minore loro larghezza 
è appunto all’apice, dove si vedono troncati. 


ME RIE Ta Ae a 
een : ; 4 ) 
ts 5 


ANTONIO BERLESE 33 


Essi sono circa due volte e mezza più lunghi che larghi (lun- 
ghezza 350 p..; larghezza 130 p..). La tibia è lunga 330 n. 
Ho veduto molti individui della specie in discorso. 


Gen. TANAUPODUS Haller 1882 


, 
(TavavTOdos 








longipes). 


Haller, Beit. z. Kenntn. d. Milbenf. Wiirtembergs; p. 323. — Berlese, 
Brevi diagnosi ete.; p. 354. 


Crista metopica linearis, exilis. Sensillus capitisthoracis  singulus 
adest ad latera cristae, haud supra tuberculum dispositus, ad dimi- 
diam circiter cristae longitudinem (pilum tenuissimum gerens). Sen- 
silli isti non in aream bene definitam sunt occlusi. Abdomen subovalis, 
non bene humeratus, sat converus. Derma trunci pedumque duriu- 
sculum, in artis reticulatum, in trunco tuberculis minimis asperatum 
nec non scutulis rotundis pluribus, quoque piligero. Pili omnes breves, 
nudi, spiniformes. Oculi utrinque bini, sexiles. Palporum articulus 
postremus (appendicula) minimus, papilliformis, conicus ; articulus pe- 
nultimus ungue adcessorio interno praeditus. Pulvilli in ambulacris 
nulli. 

Species typica T. steudeli Hall. 


OSSERVAZIONI. — Ho avuto torto altra volta (« Prostigmata », 
p. 104) di ritenere che questo genere, fondato dall’ Haller, non fosse 
distinto dai 7rombidium, anzi che il 7. steudeli, il quale è la specie 
tipica del genere, fosse da ritenersi sinonimo di 7rombidium pusil- 
lum Herm. 

Il genere Tanaupodus, che accoglie i Trombididi certamente più 
bassi dopo le 7rombella (le quali possono anche essere considerate 
come un ramo a sè, laterale in questo albero alla cui base stanno 
appunto i Tanaupodus e si compone di tutte le forme con cresta 
metopica evidente) è molto bene distinto da tutti gli altri generi 
per caratteri importanti, anche dal gen. Zothrombium, che è il più 
vicino. 

Questi caratteri sono offerti sopratutto dalle accidentalità della 


« Redia », 1912. 3 


54 TROMBIDIIDA 


cute del tronco e degli arti, poichè pel resto le differenze tra 7a - 
naupodus ed Eothrombium non sono troppo rilevanti. 

I Tanaupodus hanno la cute del tronco zigrinata oltrechè sparsa 
di scudetti rotondi, ciascuno recante un. pelo come nelle 7rom- 
bella, sebbene meno fitti. 

La cute degli arti poi è areolata ; le areole sono a pelle sottile, 
ma i loro contorni, formanti una reticolazione, hanno cute più 
spessa e più tinta. 

Le specie del presente genere sono molto piccole, le più piccole 
finora note di tutta la famiglia. 

Le due forme note sono le seguenti : 


— Pili corporis in seriebus longitudinalibus dispositi. Areolae epidermidis pe- 
dum non bene polygonales, subrotundae . . . T. sTEUDELI Hall. 

— Pili corporis passim dissiti. Areolae epidermidis pedum bene polygonales 
T. PASSIMPILOSUS Berl. 


Tanaupodus passimpilosus Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi di gen. e sp. n. di acari, 1910, p. 354. 


Miniaceus. Crista metopica in area vel scutulo elongato, partem 
mediam cephalithoracis occupante, nudo, strictius ovali decurrens. 
Derma trunci totius granulis parvis, rotundatis, intersese discretis 
scabratum. Inter granulos supradictos scutula sunt plura, subrotunda 
sat late passim dissita, non in series longitudinales, sed nullo ordine 
distributa, ex quibus scutis singulis tuberculus oritur, cuius ad api- 
cem pilus curtus, nudus, spiniformis est insitus. Derma pedum et 
palporum reticulatum, reticula chitina densiori confecta, areolas po- 
ligonales occludenti. 

Ad 1000 1. long.; 550 p. lat. 

Habitat in muscis, in Umbria (Bevagna). 


OSSERVAZIONI. — Ho un solo esemplare (femmina con molte uova) 
della specie e mi è parso gravoso il mutilarlo per vederne bene i 
tarsi del primo paio ed i palpi. Perciò non posso sapere se anche 
altre differenze esistono oltre quelle che dall’ esame dell’ animale 


ANTONIO BERLESE 55 


intero possono apparire in confronto della specie dell’ Haller, al 
giudizio della figura e della descrizione, da poichè non posso avere 
sott'occhio Vesemplare tipico. 





Fig. 10. — Tanaupodus passimpilosus Berl. A animale dal dorso; 
B cute del tronco (addome); € cute dei piedi. 


Le differenze essenzialmente si ridurrebbero alla disposizione 
dei peli del tronco, alla mancanza di una zona liscia ai lati della 
cresta metopica ed alla forma delle areole nonchè nella lunghezza 
dei peli dell’ultimo articolo dei palpi. 

L’Haller non dà le dimensioni della sua specie. 


Tanaupodus steudeli Hall. 


Haller, loc. cit. p. 325, tab. V, fig. 9-10. 


Crista metopica non area elongata nuda circumdata. Derma ut in 
T. passimpilosus granosum nec non pilis conformibus, e seutulo exror- 
tis in trunco indutum, sed scuta haec in seriebus longitudinalibus bene 
distinetis disposita. Derma pedum et palporum areolis rotundatis, èr- 
regulariter distributis sculptum. Palporum articulus postremus longe 
villosus. 

Habitat in musciîs, in Germania (Stuttgart). 


96 TROMBIDIIDA 


OssERVAZIONI. — L’Haller non dà le dimensioni della sua specie 
e queste avrebbero giovato a distinguere la forma presente dalla 
affine prima descritta. 

La diagnosi specifica del 7. steudeli manca, poichè PHaller non 
ne dà che pel genere, quindi bisogna accontentarsi delle figure che 
sono desunte dall’unico esemplare della specie posseduto dall’ Autore. 

Se le figure sono esatte, certamente il carattere della peluria 
dell’addome distribuita in serie regolari longitudinali è di molto 
rilievo ed è questa una buona differenza colla specie precedente, 
per la quale, a motivo della distribuzione dei peli sul tronco senza 
ordine alcuno, io ho proposto il nome di passimpilosus. 

Adunque, ripeto, oltre a questa diversità, altra ne apparirebbe 
in ciò che la cresta metopica non giace su un’area allungata, liscia, 
ma la granulazione del derma circostante la raggiunge davvicino. 

Inoltre, nella mia specie non veggo che i peli dell’ultimo arti- 
colo (che I’Haller pel suo 7. steudeli dice rudimentale) sieno così 
lunghi come sono indicati nella fig. 10 data dall’ Haller per la sua 
specie. 

Quanto alla reticolazione del derma dei piedi, sempre a giudi- 
care dalla figura dell’ Autore tedesco, dovrei ammettere che nella 
specie di Germania le areole sieno irregolarmente sparse e roton- 
deggianti, mentre nella specie mia esse sono poligonali e limitate 
da linee rette, di uniforme grossezza, come una vera e propria rete 
grossetta. 

Queste sono le differenze, ma ognuno vede che conviene con- 
fermarle coll’esemplare tipico alla mano o con altri raccolti nella 
stessa località o comunque concordanti appieno colle figure del- 
l’Haller per essere certi che il mio 7. passimpilosus è una specie 
valida. 


Gen. EOTHROMBIUM Berlese 1910 


»” . . . 
(£ws= aurora; ihrombium ex Trombidium). 


A. Berlese, Brevi diagn. di gen. e spec. n. Acar. p. 359. 


Abdomen cylindricus vel ovalis, sulcis transversis (aliquando) im- 
pressus. Truncus et arti pilo simplici, subspiniformi, nudo et curtulo 





ANTONIO BERLESE IT 


obtecti. Crista metopica linearis; sensilli ad dimidiam eiusdem cristae 
longitudinem conspicui, non area circumdati. 

Oculi utrinque bini, sexiles. Rostrum parum exertile et retractile, 
perparvum. Palpi appendicula minima, pectinibus nullis, ungue adces- 
sorio armati. Derma trunci pedumque laeve. Pedes mediocres, pulvil- 
lis in ambulacris destituti. Sat parvi vel mediocres. 

Species typica E. echinatum bBerl. 


OSSERVAZIONI. — Non è fuor di posto il nome generico per cui 
si accenna ai più bassi Trombididi, specialmente se si pensa al ca- 





Fig. 11. — Eothrombium (echinatum) tronco veduto dal dorso col rostro protruso. 


rattere del rostro piccolo ed alquanto retrattile e protrattile ed a 
tutto IV aspetto di queste specie, che ricordano alquanto le forme 
larvali. 

Si tratta però di specie eccellenti, fondate, meno che una, tra 
individui adulti, giacchè si vedono molte femmine con grandissimo 
numero d’uova mature nel ventre. 

Anche il colorito, che è un miniaceo pallido e la mollezza dei 
tegumenti contribuiscono a dare un aspetto di primitività a que- 
ste Trombididi. 

La cresta metopica non è interrotta in corrispondenza dei sen- 


2Q 


lo) TROMBIDIIDA 


silli, che sono, Vuno di qua e Valtro di là della stessa, verso il suo 
mezzo ; in altri termini essa non forma una areola che comprenda 
i sensilli stessi, come vedremo distintamente in altri generi più 
alti, ad es.: Podothrombium etc. Però nel sottogenere £&hinothrom- 
bium si riconosce un principio di circoscrizione dell’ areola dove 
sono i sensilli, mercè una linea chitinosa, ma la cresta metopica 
non è interrotta nell’areola stessa, anzi la traversa tutta. 

L’addome non è cordiforme, cioè largo alle scapole e di poi ri- 
stretto, esso è cilindrico e, negli individui molto rigonfi, anche 
ovale, colla massima larghezza in corrispondenza delle zampe del 
4.° paio. 

Questa forma dell’addome è anche essa un carattere primitivo, 
poichè in seguito addome stesso tende a divenire cordiforme, come 
è nei generi più alti. 

Lo stesso può dirsi delle impressioni dorsali dell’addome. Esse, 
nei generi più bassi e quindi anche in questo Hothrombium sono 
rappresentate da semplici solchi trasversi, ad es.: in numero di 
cinque od in minor numero e detti solchi sono fra loro paralleli 
e quindi esattamente perpendicolari alla linea longitudinale mediana. 
Solo in generi più alti essi tendono ad incurvarsi variamente e si 
frammentano in fossette con disposizione complicata. 

Il rostro, ho già detto che è assai piccolo e gode di alquanto 
movimento di protrazione e retrazione e quindi di ampi movimenti 
laterali. Questo è carattere per cui gli Zothrombium molto si ac- 
costano agli Eritreidi. 

Il genere merita di essere diviso in due sottogeneri, poichè al- 
cune forme, pur concorrendo in tutti gli altri caratteri cogli Hothrom- 
bium veri, ne diversificano per la presenza di un maso conico, 
lungo. 


Subgenera. 


— Abest nasus, Area sensilligera non linea chitinea cireumseripta 
È Oo o FOTHROMBIUM sS. Str. 
— Adest nasus. Area sensilligera linea chitinea circumscripta. fto 
RHINOTHROMBIUM Berl. 





ANTONIO BERLESE 59 


Subgen. EOTHROMBIUM (s. str.). 
Nasus nullus. Area sensilligera haud linea chitinea circumdata. 
Abdomen cylindrico-ovalis. 


Species typica E. echinatum 5Berl. 


Le specie del sottogenere sono le seguenti, che si difterenziano 
tra loro per la statura e per le proporzioni del tarso primo paio. 


— Tarsi antici cylindrici, fere quintuplo longiores quam lati, eadem crassitie 


quamWNeaereritarticuli. €. N. —. L- ._* (E- LEPTOrARSUMBerl: 
— Tarsi antici ovales, circiter triplo longiores quam lati, tibia multo longio- 
TESI 7 RARE 2. 
RIA d82000}pMon est i E ECHINATUM: Ber 
oo a i DE. SICULUM: Berl. 


Eothrombium echinatum Berlese. 


A. Berlese, Brevi diagn. ete., p. 353. 


Miniaceum, pedibus et rostro via saturatius concoloribus. Pedes sat 
robusti. Tarsi antici fere triplo longiores quam lati, perfecte ovales, 
apice obtusi, tibia multo longiores, superne visi longe ovales.  Sulcus 
primus abdominis transversus rectus. Pili corporis sat densi, robu- 
sti, ad 60 p.. long. (1). 

Ad 2000 p.. long.; 1000 p.. lat. 


OSSERVAZIONI. -—— Bisogna confrontare diligentemente e coll’aiuto 
di più individui la presente specie colla seguente per rilevare le 
differenze. Esse esistono e non lievi, per quanto dalle poche figure 
che unisco del tarso 1.° paio non appariscano e riguardano special 
mente le dimensioni. 


(1) Allorquando io do le misure dei peli del tronco, il che occorre di fre- 
quente in generi più alti (Microtromb. ; AMothromb.; Sericothromb. etc.), intendo 
sempre parlare dei peli dell’orlo posteriore dell’addome, che sono i più lunghi 


e meglio visibili. 


40 TROMBIDIIDA 


Ritengo che converrà più particolarmente trattare di tutto ciò 
a proposito della specie seguente, per mettere in rilievo le diffe- 
renze colla presente. 





Fig. 12. — Eothrombium echinatum Berl. A tarso e tibia 1° paio veduti di lato; 


0 
B veduti dal di sopra (7) . 


Possiedo molti esemplari dell’ Hothr. echinatum e di tutte le età. 
Moltissimi sono pieni zeppi di uova rotonde. La massima parte 
provengono da Bevagna (Umbria) e sono stati raccolti nel musco; 
però ne possiedo anche del Trentino (Tiarno), perfettamente iden- 
tici e raccolti negli stessi ambienti. 


Eothrombium siculum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagn. etc., p. 353. 


Miniaceum, pedibus, rostro, crista chitinea multo obscurioribus, sive 
saturate cinnabarino-badiis. Pedes pergraciles. Tarsi antici fere tri- 
plo longiores quam lati, ovales, apice acuti, tibia circiter duplo lon- 
giores, superne visi subconici. Sulcus primus abdominis transversus 
rectus. Pili corporis sat rari, minus robusti; ad 70 1. long. 

Ad 1150 p. long.; 600 p.. lat. 

Habitat in Sicilia (Palermo), in muscis. 





ANTONIO BERLESE 41 


OSSERVAZIONI. — Per quanto i tre begli esemplari che possiedo 
non sieno maturi, o meglio non contengano uova e quindi io non ab- 
bia facoltà di giudicare dietro esame dell’adulto, pur tuttavia non 
posso in aleun modo considerarli come pertinenti alla specie pre- 
cedentemente descritta. 

Di questa ho individui di tutte le età, dopo la larvale e niuno 
deroga dai caratteri della specie e quindi nessuno si accosta agli 
individui di Sicilia. Ecco dunque le differenze tra le due specie. 





Fig. 13. — Eothrombium siculum. A tarso e tibia del 1° paio, visti di lato 
ed ingranditi 120 diam.; B gli stessi articoli visti dal dorso; C gli 
stessi articoli visti di lato. B, C ingranditi 100 diam. 


Quanto al colorito si è già detto che Vl E. echinatum mostra il 
corpo miniaceo e gli arti appena più intensamente rossi; invece 
VE. siculum ha bensì il corpo di color rosso di minio, ma gli arti, 
la cresta metopica e perfino gli scudetti, da cui sorgono i peli, 
cioè tutto quanto è più densamente chitinoso, appariscono di co- 
lore cinnabarino-badio, molto intenso. 

Gli arti sono, nell’ E. siculum, molto più gracili che non nel- 
VE. echinatum, specialmente le zampe del 3.° e 4.° paio e perciò gli 
arti anteriori appaiono più distintamente clavati. I tarsi anteriori 
pur essendo a contorno ovale (di lato) non corrispondono a quelli 
dell’ E. echinatum perchè sono acuti all’apice e così vedendoli dal 
dorso appaiono più stretti all’apice che non alla base, cioè deci- 
samente conici. Si è già detto che nell’ £. echinatum invece essi sono, 


42 TROMBIDIID A 


veduti di lato, alquanto più larghetti all’ apice che non alla base, 
cioè leggermente clavati e, veduti dal dorso, perfettamente elittici. 
Le proporzioni di tali tarsi e della tibia sono : per lE. echinatum, il 
tarso anteriore. è lungo 320 p.., largo 120 p..; per VE. siculum il tarso 
è lungo 170 p.. ; largo 70 p..; la tibia è lunga 111 p.. Adunque la tibia, 
nell’ E. siculum è proporzionatamente più corta poichè sta, rispetto 
al tarso, presso a poco come 1 a 2, mentre nell’ E. echinatum la 
proporzione è di 3 a 4. 

Anche la peluria del tronco è notabilmente diversa. Nell’ E. si- 
culum i peli sono molto più radi che non nell’altra specie e, non 
solo proporzionatamente, ma anche assolutamente più lunghi (mi- 
surano 70 p..), di quelli dell’ E. echinatum (che misurano 60 w.); 
inoltre in questa specie essi sono più grossetti che non nella si- 
ciliana. 

Ho raccolto tre esemplari nel musco di Palermo. 


Eothrombium leptotarsum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagn. ete., p. 253. 


Saturate fuscum, pedibus rostroque cinnabarinis, elongatum, cylin- 
dricum, postice subacutum. Pedes longi et sat robusti. Tarsi antici 
cylindrici, valde elongati, vix tibia crassiores, fere quintuplo longio- 
res quam lati, tibia minus quam duplo longiores. Sulcus primus abdo- 
minis valde retrorsus arcuatim convexus. Pili corporis mediocriter 
densi, robusti, longi (ad 70-80 p.. long.). 

Ad 1300 p.. long. ; 600 p.. lat. 

Habitat in muscis, in Umbria (Bevagna). 


OSSERVAZIONI. — Fra moltissimi individui di £. echinatum ho tro- 
rato un solo esemplare di altro Euthrombium, che ne differisce es- 
senzialmente e di cui ho fatto una specie a sè, che è la presente. 
L’individuo non è ovigero, cosicchè, se non è giovane, trattasi di 
un maschio. 

Esso apparisce più allungato, meglio cilindrico, tinto di bruno 
intenso nel tronco, colla peluria meno densa che nell’ £. echinatum 
per quanto non così rada come nell’ E. siculum e coi peli del tronco 


ANTONIO BERLESE 45 


più lunghi che in ambedue le altre specie. Inoltre le zampe sono 
tutte più lunghe. 

Molto diverso è poi il tarso del primo paio, che si vede cilin- 
drico, quasi cinque volte più lungo che largo (lungo 250 P.; 
largo 60 p..) e quasi il doppio più lungo della tibia (lunga 180 p..); 
del resto questo segmento è appena più grosso dei precedenti, così 
che la zampa non sembra clavata. 





._ 80) 
Fig. 14. — Eothrombium leptotarsum Berl. Tarso e tibia del 1° paio o) 


Particolarmente richiamo l’attenzione sulla linea che segna il 
primo solco trasverso dell’addome. Tale solco, che nelle due pre- 
cedenti specie è perfettamente rettilineo, invece, in questo £. le- 
ptotarsum, apparisce fortemente arcuato, con linea convessa all’in- 
dietro tanto da raggiungere il secondo solco. 


Subgen. RHINOTHROMBIUM Berlese 1910 


, 
(pev == NASUS ). 
A. Berlese, Brevi diagn. etc., p. 354. 


Vertex naso anterius producto auctus. Coetera ut in subgen. prae- 
cedente. Species unica hucusque nota huius subgeneris est infrascripta. 


Eothr. (Rhinothrombium) nemoricola Berl. 


A. Berlese, Acari, Myr. Scorp. it., fasc. XXIX, n. 8 (Trombidium nemoricola). 


Facies omnino E. echinati, sed melius cylindricus nec non areola 
sensilligera sat bene definita. 

Ad 1950 pu. long. ; 1100 p.. lat. 

Habitat in muscis, primitus in agro Tarvisino collectum (Cam- 
pomolino) denique in Umbria (Bevagna), prope Florentiam et ad V al- 
lombrosa, nec non in Moravia (Paskau). 


44 TROMBIDIIDA 


OSSERVAZIONI. — Il processo conico (naso) della parte anteriore del 
capotorace subito distingue questa specie dall’ Hothrombium  echi- 
natum, col quale, al primo aspetto si può confondere, essendo si- 





Fig. 15. — Capotorace di Rinothrombium 
col naso (n) e colla cresta metopica; 0 occhi. 


mile in tutto. Perciò non converrà insistere sulla diagnosi. Basterà 
avvertire che gli orli dell’areola cominciano ad apparire meglio 
chitinizzati, sebbene non così come nei generi seguenti. 

I tarsi del primo paio sono essi pure tagliati come quelli del- 
V Euthr. echinatum. Misurano 330 pw. di lunghezza per 130 di lar- 
ghezza; mentre la tibia è lunga 200 p.. 





s è 8 
Fig. 16. — Eothromb. (Rhinothr.) nemoricolum Berl. Tarso e tibia 1° paio (1) 


L’ animale non è molto frequente di certo, pure io ne ho indi- 
vidui di varie località d’ Italia, che sono le indicate, e di Moravia. 


Gen. TYPHLOTHROMBIUM Berlese 1910. 


(TUpAbg = caecus). 


Trombidium ex p. Leonardi. Acari sudamericani, p. 17. — A. Berlese. 
Brevi diagnosi etc. p. 358. 


Abdomen obtrapezinus, sat humeratus, grossus, foveis latioribus 
in dorso impressus. Truncus et membra pilo simplici, spiniformi, 





ANTONIO BERLESE 45 


longo, nudo vel subnudo sat bene inauta. Urista metopica linearis, 
in medio scutulo longius elliptico, totum capitis thoracis dorsum per- 
currente, disposita. Sensilli in area sat bene definita conspicui, in 
medio circiter cristae insita. Oculi nulli. Palpi pectine margini dor- 
suali parallelo, ex spinis composito (interne defleris) armati. Unguis 
adcessorius nullus. Derma trunci pedumque laeve. Pedes longi, ambu- 
lacris pulvillo destitutis. Nat magni. 
Species typica T. histricinum (Leon.). 


OSSERVAZIONI. — Questo è un genere di Trombididi ciechi, 
dei quali almeno io non ho potuto scorgere gli occhi, pur cercando 
con diligenza nei due individui che possiedo. 

Quanto al resto senza dubbio non sono questi 7yphlotrombium 
troppo discosti nè dai Tanaupodus nè dagli Eothrombium ; certo 
sono molto bassi. 

Sul capotorace si vede uno scudo molto allungato, disposto lon- 
gitudinalmente nella linea mediana. Si può dire piuttosto una 
larga fascia chitinosa, bruna, il cui mezzo è percorso dalla cresta 
metopica del tutto lineare e che si arresta all’area sensoriale. Questa 
è indicata da un tubercolo molto elevato e si trova a metà circa 
della lunghezza della cresta metopica. L’ addome è più corto e più 
grosso, come pure più largo agli omeri che non nei generi prece- 
denti, ed ha forma di tronca piramide a base quadrangolare, poi- 
chè si restringe uniformemente dietro le scapole. Le depressioni 
dorsali, sull’addome, sono rappresentate non da solchi o fossette, 
ma da larghe superfici rettangolari o triangolari più basse, a guis: 
di larghe fosse. Tutto il tronco è coperto, abbastanza fittamente 
da peli semplici, lunghi, stiliformi e sulle gambe da peli minori 
più sottili. 

Gli arti sono molto lunghi e robusti. 

I palpi, che appaiono molto allungati, sono terminati da una 
sola unghia e mostrano un bel pettine, composto di spine robuste, 
decrescenti in lunghezza e grossezza dalla apicale a quelle più 
verso la base del 4.° articolo. Le dette spine sono piantate sul- 
VP orlo dorsale del 4.° segmento, ma sono inclinate tutte in avanti 
ed internamente. Anche VP appendicola dei palpi è molto lunga ed 
ellittica. 


46 TROMBIDIID A 


Per la grandezza, ’ unica specie nota può sembrare un Al- 
lothrombium. 


Typhlothrombium histricinum (Leon.). 


Leonardi, loc. cit. p. 17 (Trombidium histricinum). 


Cinnabarinum, abdomine plus minusve infuscato, pedibus, rostro, 
scuto medio cephalithoracis saturate rubro-badiis. Grossum, subgib- 
bosum, humeris angulatim prominulis. Abdomen obtrapezinus, sive 
anterius latior quam posterius, supra deplanatus, plicis transversis et 
foveolis aliquot, latis impressus. Pedes magni, pilo denso, tenuissime 
barbatulo induti. Caputhorax nudus, excepta serie pilorum ad latera 
cristae metopicae. Scutum capitisthoracis cristam gerens obscure rufo- 
badius. Area sensilligera valde in conum elevata. Adest nasus. Pili 
trunci sat densi, longi (250 p.), acutiores, exiles, subspiniformes. 
Palporum pectinis spinae 4-6 numero. Tarsi primi paris fere quintuplo 
longiores quam lati, subcylindrici, quamwvis basi latiores quam ad 
apicem, tibia duplo longiores. 

Ad 3,500 p.. long. 2,300 p.. lat. 

Habitat in America australe. 


OssERVAZIONI. — I’ aspetto è piuttosto quello di un Eritreide 
che di un Trombidide, sopratutto per le zampe ‘assai lunghe. 
Ad ogni modo si vede subito trattarsi di una forma aberrante. 
Infatti, il carattere della mancanza d’ occhi ne è una riprova. 
IL’ animale poi acquista un aspetto curioso anche dalla carena alta, 
che percorre il capotorace per lungo, poichè lo scudo a larga fa- 
scia, chitinoso, lungo la linea mediana del quale decorre la cresta 
metopica, è sollevato a carena sul capotorace. Questo poi è total- 
mente nudo, all’ infuori di una duplice serie di peli lunghi e spi- 
niformi, che percorre per lungo lo scudo o fascia chitinosa me- 
diana succitata. Anche la regione sulla quale sta la area sensil- 
ligera è elevata sul resto a mo’ di tubercolo. Non si tratta, del 
resto, di una vera area a cute molle, ma semplicemente di una 
regione egualmente bene chitinizzata del circostante scudo che 


ANTONIO BERLESE 47 


percorre il capotorace. Tale area è circa a due terzi (contando dal 
vertice) della lunghezza del detto sendo, più che nella sua metà, 
e lo scudo stesso finisce posteriormente acuto, ma è nascosto sotto 
l’ addome, che sporge alquanto in avanti. Anche gli stigmi sono 





Fig. 17. — Typhlothrombium histricinum (Leon.). A, C tarso e tibia 1° paio (È 

A individuo di Matusinos; Cl del tipico; B palpo (indiv. di Matusinos) (7) 
seolpiti su alti rilievi longitudinali e le labbra degli organi sessuali 
sono rinforzate da due scudi in ciascun lato, a mezzaluna, bene 
chitinizzati e tinti così intensamente come gli arti ed il rostro. 
L’ addome è rettilineo all’ innanzi ed alquanto prominente sul ca- 
potorace. Veduto dal di sopra il suo profilo è in forma di trapezio, 
colla base più larga anteriormente e di dietro rotondato. In altri 
termini i margini laterali concorrono alquanto. Essi però non sono 
arcuati od ondulati, ma rettilinei, di guisa che le scapole sono 
bensì ad angolo retto, ma non sporgono sul margine. La faccia 
dorsale dell’ addome è pianeggiante, mostra delle depressioni li- 
neari trasverse, rette e delle larghe zone alquanto più depresse. 
L’ addome stesso è molto alto sul capotorace, così che animale 
sembra alquanto gibboso. 


48 TROMBIDIIDA 


x 


Tutto Vl addome è fittissimamente coperto di peli densi, i quali 
sono rigidi, lunghi (250 p.. e non 25 come afferma il Leonardi) aghi- 
formi, nudi. Sugli arti si notano peli consimili, ma più piccoli e 
proporzionatamente più sottili ed anche con qualehe barbula la- 
terale. i 

La specie è da annoverarsi fra le mediocri o meglio fra le 
grandi. 

Ne possiedo due esemplari. L’ uno è il tipico descritto dal Leo- 
nardi ed è stato trovato a S. Pedro, Missiones Argentinas ; 1’ altro 
fu raccolto dal Simon a Matusinos (trasmessomi gentilmente per 
studio dal Trouessart), egualmente nell’ America meridionale. 

Questi due individui differiscono appena nell’ armatura dei palpi 
e nella lunghezza proporzionale dei tarsi anteriori, non così però 
da credere conveniente di separarli neppure in due varietà. 

La differenza nei palpi sta in ciò che mentre nell’ individuo di 
S. Pedro i denti del pettine (che, come ho detto, sorge sul lato 
interno del 4.° articolo, lungo una linea parallela e contigua quasi 
all’ orlo dorsale) sono in numero di 6, nell’ individuo di Matusinos 
non sono che 4. 

Quanto ai tarsi anteriori, veggo che nell’ individuo raccolto dal 
Simon essi sono sensibilmente più corti e meno cilindrici che non 
nell’ altro. Le dimensioni poi sono le seguenti : 

Individuo di Matusinos : tarso anteriore lungo 15800 p..; largo 
280 p..; tibia lunga 630 p. 

Individuo di S. Pedro, tarso anteriore lungo 1370 p.; largo 
270 p..; tibia 790 p. 


Gen. NEOTROMBIDIUM Leonardi 1901. 


,’ 
(ve0s = novus). 


Trombidium ex p. A. Berlese, Acari Austro americani, p,9 — Leonardi, 


Acari sudamericani, p. 8. 


Corpus elongatum; abdomen sat bene humeratus. Cephalothorax 
perparvus, longe conicus, dense pilo induto. Crista metopica linearis, 
postice areola rhombica sensilligera aucta. Adest nasus. Oculi obso- 
leti, omnino seriles, difficilius conspicui. Palpi parvuli, spinis in quarto 





ANTONIO BERLESE 49 


articulo sub apicem aliquot, striglam minus bene seriatam conficien- 
tibus ; appendicula parva, elongate conica. Pedes parvi et graciles, 
abdomine multo curtiores. Truncus pilis peculiaris figurae indutus, 
quod pili sint trifurci ; furca hac peduneulo curto, denique ramis 
perlongis, acutis, subbarbulatis. Pili pedum simplices, spiniformes, 
nudi. 

Species typica N. furcigerum Leon. 


OSssERVAZIONI. — È singolarissima e del tutto insolita la forma 
dei peli rivestenti il tronco nelle specie di questo genere ed è 
veramente un ottimo carattere. Tali peli sono foggiati a forca di 
tre branche. Hanno un corto peduncolo, al quale seguono i tre 
rami lunghi, quasi nudi, acuti e non disposti nello stesso piano, 
ma cogli apici loro segnanti un triangolo pressochè regolare. Tali 
appendici sono molto fitte sul tronco e sul capotorace poi quasi 
nascondono la eresta metopica. 

Altri caratteri generici sì possono desumere dall’ enorme  svi- 
luppo dell’ addome in confronto del capotorace e degli arti. L’ad- 
dome infatti, che è lungo, cilindrico, però con omeri prominenti, 
scavato anteriormente in corrispondenza del capotorace è vera- 
mente grandissimo rispetto agli arti ed al capotorace, medesimo. 
Questo è piccolissimo e molto stretto, terminato all’ innanzi da 
un naso conico. 

La cresta metopica è aftatto lineare e posteriormente si allarga 
per formare una area sensilligera rotondeggiante o rombica, per- 
fettamente definita e con due sensilli forniti di lungo pelo sem- 
plice. 

Gli occhi si vedono poco facilmente perchè sono del tutto ses- 
sili e piccolissimi in una specie (N. ophthalmicum), nell’ altra, il 
superiore, che è grandetto, nasconde l’ inferiore più piccolo. 

I palpi sono essi pure piccoli e terminati da una appendicola 
conica, piccola, stretta. Il quarto articolo, accanto all’ unghia vera 
porta parecchie spine unguiformi, di varia grandezza, le quali però 
non sono distribuite esattamente in serie (quantunque al dorso ve 
ne sieno tre o quattro che sembrano disposte su una sola linea 
longitudinale) ma rivestono confusamente |’ apice del 4.° articolo 
dal lato interno. Le gambe sono assai piccole rispetto al corpo e 


« Redia n, 1912. 4 


50 TROMBIDIID A 


gracilissime. Le specie si distinguono per le dimensioni dei peli 
del tronco e per qualche altro carattere. 

Il Leonardi propone il nuovo sottogenere basandosi sulla defi- 
cienza di cresta metopica e sulla presenza di un solo occhio per 
lato, nella sua specie. Sono due errori che rilevo dall’ esame del. 
Vesemplare tipico. La cresta esiste, ma non è molto più tinta 
della circostante cute e, d’ altronde, è nascosta sotto una fitta 
peluria. 

Quanto agli occhi essi sono veramente due per ogni lato, per 
quanto l’ inferiore si vegga male. 

Il Bruyant ha fatto il genere Neotrombidium per certe larve. Tale 
nome però, come posteriormente impiegato, deve abbandonarsi. 


— Tarsi antici circiter triplo longiores quam lati; pili furcati 60-70 p. long. 
SR TR RAMI DE e n ani N. FURCIGERUM Leon. 

— Tarsi antici circiter duplo longiores quam lati; pili furcati ad 15 p. long. 
N. OPHTALMICUM Berl. 


Neotrombidium ophtalmicum Berl. 


A. Berlese, Acari Austro americani, p. 9; tab. 5 fig. 4 (Trombidium ophtal- 
micum). 


Color.... (1). Nasus bene conspicuus, conicus, apice longe bisetus. Oculi 
utrinque bini, perparvuli, omnino sexiles, difficilius conspicui. Trun- 
cus totus dense pilis trifurcis ad 15 p.. long. vestitus. Derma pedum 
crebris punetulis sculptum, pilis simplicibus, via barbatulis indutum. 
Pedes omnes sat curti. Tarsi antici tibia paulo longiores et crassiores, 
ovato-rectanguli, apice subtruncati, fere duplo longiores quam lati. 

Ad 1200 p.. long. ; 550 p.. lat. 

Habitat ad Rio Apa (Paraguay). 


OSssERVAZIONI. — Possiedo sempre, ben preparato, 1’ individuo 
tipico già descritto in passato. Rivedendolo però noto che non 


(1) L’ unico individuo, conservato in alcool, ha perduto il colore. Probabil- 
mente esso era rosso miniaceo. 


(fi; 








ANTONIO BERLESE bl 


sono stato esatto nel definire per foliiformi i peli del corpo ed 
anche nella figura ho dato un significato diverso dal vero alle 
appendici in discorso. Si tratta veramente di tre branche di una 
forca, disposte nel modo accennato. Mi è riuscito più difficoltoso 





TÀ 
Fig. 18. — Neotrombidium ophtalmicum Berl. A tibia e tarso 1° paio (T): 


450 
B peli del corpo (FI) 


lo stabilire che non si tratta invece di appendici sul genere di 
quelle ad es. della Smaridia ampulligera, il che sarebbe se le bran- 
che fossero tra loro riunite da membrana, ma, in realtà tale cosa 
non è, e molto bene lo si rileva anche dall’ esame dell’altra specie, 
cioè N. furcigerum, nel quale, essendo assai maggiori le appendici 
in discorso, più facile è il riconoscere che le branche sono libere 
affatto. 

In tutto il resto la diagnosi e le figure date in « Acari austro- 
americani » sono esatte. 

Non possiedo altri esemplari di questa specie. 


Neotrombidium furcigerum Leon. 
Leonardi, Acari sudamericani, p. 17. 


Miniaceum (?). Nasus minus conspicuus. Oculi utrinque bini, su- 
perior sat magnus, inferiorem parvum abscondens, ambo omnino seriles. 
Truncus totus dense pilis trifurcis, 60-70 yu. long. indutus. Derma 
pedum subnitidum vel raro punctulo sculptum, pilis nudis vel vix 
barbatulis, simplicibus vestitum. Pedes omnes sat curti. Tarsi antici 
tibia paulo longiores, fere triplo longiores quam lati, subcylindrici, 
apice subacuti. 

Ad 1650 p.. long.; 800 v.. lat. 

Habitat ad S. Pedro de Colabro (Argentina). 


52 TROMBIDIIDA 


OssERVAZIONI. — L’ unico individuo che possiedo è quello de- 
scritto dal Leonardi. Si tratta di una femmina; contiene una cin- 
quantina d’ uova grossette, che ne riempiono tutto l’addome. 





Fig. 19. — Neotrombidium furcigerum Leon. A Tarso e tibia del 1° paio; 
B peli del corpo. Stessi ingrandimenti della fig. 18. 


Il più saliente carattere di differenza fra questa specie e la 
precedente riposa sulle dimensioni dei peli forcuti del tronco, che 
in questo acaro sono almeno quattro volte più lunghi che nel 
congenere; si rilevano però anche altre particolarità non meno 
degne di nota. 

A. parte la statura alquanto maggiore, osservasi diversità negli 
occhi, nei tarsi del primo paio etc. 

Gli occhi sono due per lato (non uno come afferma il Leonardi) 
e di questi il maggiore, che è di un diametro almeno doppio di 
ciascuno degli occhi della specie precedente, sta più dorsalmente, 
rispetto al più piccolo, il quale così è nascosto dalla cornea del- 
l’ occhio superiore e più grande. 

Questo non è il solo errore del Leonardi, altro si rileva nella 
descrizione, dove afferma che il capotorace, in questa specie, è co. 
perto di peli cilindrici. Invece, tanto nella presente che nell’altra 
specie del genere, il capotorace è coperto di peli triforcuti, per- 
fettamente identici a quelli dell’ addome. 

L’ addome è meno bene omerato, cioè più cilindrico che non 
quello del N. ophtalmicum ; le scapole però sono bene rotondate, 
il quale carattere accenna alla speciale forma dell’ addome dei 
Trombididi più alti. 

Non posso vedere bene i palpi, nè voglio guastare 1’ unico indi- 


a Po 


ANTONIO BERLESE 55 


viduo che possiedo, ma parmi che essi non differiscano troppo da 
quella descrizione che ho data pei caratteri generici. 

Le zampe sono, come nella specie congenere, corte molto più 
dell’ addome e gracili. Quelle anteriori sono assai leggermente in- 
grossate all’ apice, perchè i tarsi sono di poco più grossi degli 
articoli precedenti; essi sono alquanto più lunghi della tibia (che 
è lunga 160 p..) e tre volte circa più lunghi che larghi (iunghi 
200; larghi 70). 

Infine avverto che non è vero, come afferma il Leenardi, che 
la cresta metopica manchi; essa esiste, come nell’ altra specie ed 
egualmente conformata, ma è tanta la ressa dei peli triforeuti al- 
intorno, ed essa forca è, d’altronde, così pallida che può sfug- 
gire alla vista, se non si osserva con diligenza; Y areola posteriore 
però è molto bene visibile e così pure i due sensilli coi loro peli 
lunghi ed esilissimi. 

Osservo finalmente che in questa specie, anche più che nella 
precedente, 1’ orlo anteriore dell’ addome è abbastanza profonda- 
mente scavato in corrispondenza del capotorace; cioè le scapole 
sono prominenti anche all’ innanzi. È questo un carattere che ve- 
dremo assai accentuato nel genere 7rombicula, in confronto di tutti 
gli altri Trombididi dove non esiste affatto oppure esso è legge- 
rissimamente accennato. Certo, nei Trombididi più bassi, che fini- 
scono col genere precedente, 1 orlo anteriore dell'addome è perfet- 
tamente rettilineo. 


Gen. DIPLOTHROMBIUM Berlese 1910 
(SerA 06 = duplex). | 


Trombidium ex p. A. Berlese, A. M. Scorp. it. fasc. XLII, n. 2; idem 


Brevi diagnosi etc., p. 357. 


Abdomen cylindricus, tamen vix humeratus. Truncus et membra 
pilo simplici, spiniformi, nudo obtecta, quae e scutulo oriuntur fere 
ut in Trombellis, unde derma perscabrum. Crista metopica linearis, areas 
duas (quaque bisensilligera) conficiens, quas longitudinaliter in medio 
dividit. Oculi sexiles vel subsexiles. Palpi unguiculo (minori) adces- 


54 TROMBIDIIDA 


sorio armati; pectinibus nullis, longi, exiles. Pedes ambulacro de- 
stituti. i 
Species typica D. longipalpe Bert. 


OSSERVAZIONI. — La scabrosità della cute, che deriva dagli 
scudetti su cui sono piantati i peli, scudetti che si elevano in 
un modesto tubercolo, più alto però negli arti che sul tronco, 
rammenta quella delle 7rombella, ciò che riporterebbe questo 
genere molto in basso, ma 1 addome con omeri che cominciano 
ad essere prominenti, come pure la fabrica della cresta metopica 


i 





Fig. 20. -- Un Diplothrombium (D. longipalpe septentrionale) dal dorso. 


e la netta delimitazione delle areole per un contorno bene chiti- 
noso, sono caratteri di maggior elevazione. Però gli occhi sono 
tuttavia sessili e Vinsieme dell’ animale ricorda troppo i KRhino- 
thrombium per poter essere collocato più in sù. 

Il carattere precipuo del genere è basato sul numero dei sen- 
silli del capotorace, che sono in numero di quattro, tutti confor- 
mati nel consueto modo e racchiusi, due a due, in una areola 
bene circondata da linea chitinosa e traversata longitudinalmente 
dalla cresta metopica, che è affatto lineare. Naturalmente le due 
areole si seguono nel senso longitudinale. 





REN ST PIRLO n IO AS TEAM Vo led 


ANTONIO BERLESE DD 


Questa è la disposizione in D. longipalpe, che è il tipo del ge- 
nere ; però in D. erimium la disposizione è alquanto diversa, seb- 
bene i sensilli sieno sempre quattro, ma, in questo caso, lareola 
anteriore è affatto al vertice e la posteriore, che cade a metà circa 
della cresta metopica, è sostituita da uno sendetto subrettango- 
lare, trasverso, larghetto. 

L’armatura dei palpi è caratteristica. Anzitutto tali organi sono 
molto lunghi e gracili, ma poi si vedono sprovvisti di qualsiasi 
maniera di pettine o striglia e solo mostrano una piccola unghia 
accessoria interna. 

Gli occhi sono verameute sessili nella specie tipica, dove si ve- 
dono su un bassissimo tubercolo, ma nel D. erximium essi sono su 
un tubercolo più alto ed alquanto stretto alla base, così che si 
comincia a vedere l’inizio del peduncolo oculifero. In ambedue le 
specie esiste un naso bene sviluppato, conico, acuto. 

L’addome (fig. 19) è cilindrico, con questo però, che cominciano a 
mostrarsi leggermente prominenti all’esterno gli omeri. Questo è il 
primo inizio verso la configurazione a cuore caratteristica degli 
addomi dei generi successivi e che più si definisce e spicca quanto 
più si sale verso i gruppi più alti. 

Le specie del genere finora note sono le seguenti : 

— Area sensilligera posterior bene typica, subrotunda. D. LONGIPALPE Berl. 


— Area sensilligera posterior in scutum trasversum, arcuatum deformata 
D. EXIMIUM Berl. 


Diplothrombium longipalpe Berl. 


A. Berlese, A. M. Scorp. it. fase. XLII, n. 2 (Trombidium longipalpe). 


Roseum, abdomine plus minusve infuscato. Abdomen sat curtus. 
Crista metopica area sensilligera antica sat a vertice remota, minor 
quam postica, quae subrotunda est et in medio circiter cristae eiusdem 
patens. Oculi super tuberculum via elevatum insiti. Pili trunci e scu- 
tulo exorti (scutulum sat alte elevatum, quasi in tuberculum) simpli- 
ces, spiniformes, curti, nudi. Pili pedum e tuberculo aliquanto lon- 
giori exorti. Tarsi antici sat breves, lati, clavato--cordiformes, margine 


56 TROMBIDIIDA 


dorsali basi gibboso, subrecto ; margine ventrali arcuatim rotundato, 
tibia duplo longiores, amplius quam duplo longiores quam lati, apice 
subacuti. Palpi valde elongati, ungue adcessorio minore, spiniforme, 
conico, ad basim internam unguis conspicuo. 

Ad 1500 p.. long. ; 900 w.. lat. 

Habitat in Italiae altiorum montium muscis (Vallombrosa, 
Valdaosta) haud frequens. 


OssERVAZIONI. — Farei volentieri una varietà della forma di 
Valdaosta, in confronto di quella tipica, che proviene da Vallom- 





Fig. 21. — Diplothrombium longipalpe Berl. A sinistra il capotorace della var. 


septentrionale (n naso, 0 occhi); a destra tibia e tarso del 1° paio (£); A var. 


B tipico. 


brosa, perchè mi pare di poter riconoscere qualche differenza  al- 
l’infuori della statura. Di questa varietà, che chiamerei septentrio- 
nale, do il disegno del tarso e tibia primo paio e si può confrontare 
con quello tipico. 

I caratteri specifici, in confronto della specie seguente, sono così 
rilevanti (cresta metopica, occhi, palpi, tarsi 1.° paio, statura) che 
non occorre insistervi troppo, oltre alla diagnosi riferita della spe- 
cie e quella che si riporterà del D. eximium. 

Mi basta far osservare che nel D. longipalpe i tarsi sono @ 
forma di cuore allungato, acuti all’apice, convessi di sotto, col 
margine dorsale rettilineo, però alla base si vede un rilievo tuber- 
coliforme con alcuni peli irti. La tibia è quasi metà della lun- 


ghezza del tarso (200 p.). Il tarso è lungo 390 p..; largo 150 p. 


ANTONIO BERLESE DT 
Ciò nella forma septentrionale ; nella forma tipica esso è un poco 
più stretto. 

Nei palpi si trova una spina corta e grossetta, al lato interno 
del 4.° articolo del palpo, presso la base dell’unghia. Questa spina 
è certo l’omologa della unghia accessoria di altri 7rombididi, ma 
è così piccola che non si può veramente definire per unghia. Ve- 
dremo che, nella specie seguente, l’appendice omologa è alquanto 
maggiore. 


Diplothrombium eximium Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 357. 


Abdomen fuscus, pedes et rostrum cinnabarina. Abdomen curtus, 
rectangulus (in exemplo repleto subsphaericus). Pili trunci pedumque 
simplices, spiniformes, nudi, non tuberculo sustenti. Crista metopica 
linearis, in medio circiter in scutum late rectangulum, antrorsus exca- 
vatum, retrorsus converum, in quo sculpti sunt sensilli (aream sensilli- 
geram mediam significans) dilatata. Area sensilligera anterior in summo 
vertice ad nasi basim conspicua. Tarsi antici elongate ovales, margine 
dorsuali non basi tuberculo aucto et fere ut ventralem arcuatim convewo. 
Tibia paulo tarso curtior. Palpi elongati, spina vel ungue adcessorio 
parvo, basi inferne denticulato. Oculi pedunculo sat conspicuo sustenti. 

Ada 2000 p.. long.; 1100 p.. lat. 

Habitat in Germania (Pederloc), haud frequens. 


OssERVAZIONI. — La singolare fabrica della cresta metopica 
collo scudo a metà della sua lunghezza è un carattere molto sa- 
liente della specie e di facile riconoscimento. 

Oltre ai caratteri mostrati dalla cresta metopica è bene por 
mente agli altri che egualmente bene distinguono il D. eximium 
dalla specie precedente. 

Ho già accennato alla appendice, spina od unghia accessoria che 
sia, la quale sta sul lato interno del 4.° articolo, alla base dell’un- 
ghia vera. Questa appendice è falciforme ed alla base, inferior- 
mente, mostra un dentello rilevato. 


DS TROMBIDIIDA 


I tarsi sono molto più lunghi ed assai diversamente conformati 
che non nella specie precedente. 

Anzitutto il rilievo tubercoliforme alla base nella faccia dorsale 
non si vede; in secondo luogo essi sono pressochè regolarmente 
ovali, molto allungati però, giacchè misurano 470 p.. di lunghezza 





Fig. 22. — Diplothrombium erimium Berl. In alto il capotorace (Nnaso, 0 occhi); 
3 ; 80) 
A palpo; Btarso e tibia del 1° paio; (4 e B ui 


per 140 pu. di larghezza. La tibia è proporzionatamente più lunga 
che non nella specie precedente, perchè misura 350 p.., il che vuol 
dire che è circa due terzi del tarso. 

Gli arti, in questa specie sono meno aspri che non nel D. lon- 
gipalpe e ciò dipende dal fatto che i rilievi tubercoliformi, su cui 
nascono i peli, sono meno alti che non nel D. longipalpe, dove sono 
assal vistosi. 

Il capotorace, nella presente specie, è pressochè nudo, non ha 


ANTONIO BERLESE | 59 


che pochi peli alle estremità dello scudetto omologo della areola 
sensilligera posteriore. 

La specie deve essere rara perchè non ho veduto che due esem- 
plari fra tanti Trombididi che ho esaminato della Germania e del 
nord d’ Europa. 


Gen. PODOTHROMBIUM Berlese 1910 


(76vg = pes). 


Trombidium ex p. Hermann, Koch, Berlese, Kramer, Thor, Tri- 
gardh etc., — A. Berlese, Brevi diagnosi etc., p. 354. 


Abdomen sat bene humeratus, plus minusve cordiformis. Truneus 
et membra pilo simplici, spiniformi, longiusculo et nudo sat bene in- 
duta. Crista metopica linearis, anterius (et posterius) subevanida, sed 
in medio capitethorace areolam sensilligeram magnam, bene rhombi- 
cam occludens, neque per eam longitudinaliter excurrens, tota elegan- 
titer pilis longiusculis rectis circumdatam. Verte» exrcavatus. Oculi 
super pedunculum sat conspicuum insiti. Palpi pectinibus duobus, al- 
tero dorsuali, (dentibus ad unguem maioribus, ungues adcessorios sì- 
mulantibus), altero, ex spinis debilioribus composito, margini infero 
quarti segmenti parallelo, in eiusdem quarti articuli latere interno 
armati. Pedes longi vel longissimi, in nonnullis speciebus mirae lon- 
gitudinis, multo trunco codem longiores, exiles, tarsis pulvillo desti- 
tutis. Derma trunci pedumque laeve et molle. Mediocres vel sat parvi. 

Species typica P. bicolor (Herm.). 


OssERVAZIONI. — Siamo sempre fra i Trombididi bassi, come 
è dimostrato dalla peluria composta di peli semplici e nudi non- 
chè dal modesto sviluppo del peduncolo oculifero. Tuttavia Pad- 
dome comincia ad essere bene prominente e rotondato agli omeri, 
cioè cordiforme piuttosto che cilindrico e 1 areola sensilligera è 
bene definita e non traversata per lungo dalla cresta metopica. 

I caratteri mostrati dalla cresta metopica sono tali da distin- 
guere subito le specie del presente genere fra tutti quei Trombi- 
didi nei quali i peli del tronco sono semplici, nudi, stiliformi. Ai 


60 TROMBIDIID A 


quali caratteri, aggiungendo quello degli occhi forniti di peduncolo, 
per quanto corto, si hanno dati sufficienti per riconoscere tosto e 
senza esitazione le specie di questo genere, esso pure molto na- 
turale. 

Il nome che io ho dato si richiama a particolarità delle zampe. 
Ciò è perchè nelle specie di questo genere le zampe tendono ad 





Fig. 235. — Podothrombium. Acapotorace (0 occhi); 
B pelo del tronco (e degli arti); C apice del palpo, 


assumere una lunghezza eccezionale, tanto che alcuna di esse, nelle 
quali i piedi sono lunghi più che in altre (P. filipes, P. peragile) 
l’acaro acquista un aspetto di Penthaleus o di Chromotydaeus, anzi- 
chè di Trombidide e tale facies è accresciuta per opera del colo- 
rito, il quale generalmente è bruno sul corpo od anche quasi nero 
e roseo sulle zampe e sul rostro, appunto come il tipico P. bicolor 
fa vedere. 

In questo genere abbiamo i più lunghi tarsi, i quali però, in 
aleune specie sono meno lunghi delle tibie. 

I peli del tronco e degli arti, in generale, sono poco fitti, anzi 
sì possono dire abbastanza radi, variando in ciò poco da specie a 
specie. 

Il genere è veramente assai ricco di specie, e queste si pos- 
sono distinguere fra di loro più che altro per la lunghezza pro- 
porzionale delle zampe e dei loro singoli articoli, Perciò, anche in 


"i 


ANTONIO BERLESE 61 


questo gruppo, anzi qui più che in altri, giova il confronto degli 
ultimi segmenti delle zampe 1.° paio. 

Meno bene serve lo studio dei palpi, poichè l'armatura del 4.° 
articolo non mostra particolarità differenziali troppo recise; pur 
conviene tenerne conto nella diagnosi delle singole specie. 

Il quarto articolo dei palpi, infatti, ha un bel pettine dorsale 
con parecchie spine fobuste, quasi unguiformi, decrescenti di gran- 
dezza, al solito, dall’apice in giù e quella più vicina all’ unghia 
terminale può anche assumere aspetto e nome di unghia accesso- 
ria. Così il numero delle spine più robuste può variare nelle di- 
verse specie. Inoltre un altro pettine, meno bene definito, o meglio 
una serie lineare di spinette si vede anche parallela all’orlo infe- 
riore ed è piantata sulla faccia interna del 2.° segmento. Si può 
chiamare pettine inferiore tale serie di spine e giova notare come 
varia il numero e 1’ aspetto delle spine anche in questa serie. 

Così possono dividersi le specie del genere Podothrombium finora 
bene descritte : 


— Pedes primi paris tarsis tibia longioribus vel longitudine paribus (brevi 


VRCAEA) ER RON Ie LL e Ln I ME I 
— Pedes primi paris tarsis tibia curtioribus (longipedes) . 2. 
2 — Tarsi antici minus quadruplo longiores quam lati... .. 3. 
— Tarsi antici amplius quadruplo longiores quam lati... ... 4 
3 — Tarsi antici tibia paulo curtiores (30 w.) . . . . P. STRANDI Berl. 
— Tarsi antici tibia multo curtiores (60 yu.) . . . P. CURTIPALPE (Thor). 
4 — Tarsi antici paulo amplius quintuplo longiores quam lati AE, 

GR i e NI Sa CANI IETO P. FILIPES (Koch.). 
— Tarsi antici sextuplo longiores quam lati . . . . P. PERAGILE Berl. 
5 — Tarsi antici tibia fere duplo longiores . . . . P. MoxtaNUM Berl. 
— Tarsi antici vix tibia longiores aut longitudine pares vel subpares. . 6. 
o Tarsitantici minus. triplo longiores quamilati., 0... Lea E 
22 Parsi antici. ultra triplo longiores quam lati... 0. . 0... 18 
7% — Magnum 'concolor, ad 3 mill. long.. . . . . . P. MAGNUM Berl. 
— Mediocre, bicolor, ad 1700 p. long.. . . P. BICOLOR (Herm.) et variet. 
= rmevs pilo Rariornigindubus; isubnudus:.. | i ge ee 29. 
— Truncus pilo densiori indutus . . . P. MACROCARPUM Berl. et variet. 
9 — Abdomen supra caputhoracem produetus (Columbia) . 


P. VERECUNDUM Berl. 


— Abdomen minime anterius productus (Europa). . . P. suBNUDUM Berl. 


62 TROMBIDIID_A 


SECTIO I." 


Tarsi antici tibia longiores vel eandem longitudinae aequantes (Brevipedes). 


Podothrombium macrocarpum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 356. 


Miniaceo-cinnabarinum, concolor. Abdomen bene humeratus, cordi- 
formis, sat elongatus, totus pilis sat densis (ad 60 p.. long.) vestitus. 
Palpi pectine superiore spinis validioribus duabus, caeteris aliquanto 
minoribus ; pectine infero ex spinis 4-5 composito ; latere interno 
articuli autem spinis subsimilibus dense obsito. Pedes robusti et longi ; 
antici et postici corpore longitudinem subaequantes. Tarsi antici 
vix tibia longiores, clavati, sat lati, ovales, fere quadruplo longiores 
quam lati. 

Ad 2000 p. long.; 1150 p. lat. 

Habitat. Plura erempla vidi colleeta in Umbria (Bevagna). 


OssERVAZIONI. — La specie è fra le maggiori del genere e fa- 
cilmente si riconosce per lo sviluppo degli arti, che sono assai 
grandi e robusti, in confronto del tronco. 

L’addome è bene prominente alle scapole e di poi gradatamente 
ristretto, insomma bene cordiforme. Esso è tutto coperto di peli 
mediocri, lunghi circa 60 p. e che si vedono abbastanza fitti, poi- 
chè distano fra loro presso a poco quanto essi sono lunghi. 

Il corpo non è di colore diverso dai piedi e dal rostro. Esso, 
in esemplari conservati in alcool, si mostrava tuttavia di colore 
rosso vivo, tra il miniaceo e lo scarlatto e questo in tutti i molti 
esemplari che ho veduti. Adunque questa è una specie fra le con- 
colori, rosse. 

Gli arti anteriori sono lunghi almeno quanto il corpo, ad ‘es.: 
in un bello esemplare adulto (femmina ovigera), che ha il corpo 
lungo 2 mill., gli arti anteriori sono lunghi 2000 ed i poste- 
riori 1800. 

I tarsi del 4.° paio sono lunghi 400 p..; la tibia 500 p. 

Quanto agli ultimi articoli degli arti anteriori debbo rilevare 


Mi" ”° di vr) d o 
ANTONIO BERLESE 65 


che la tibia è appena più corta del tarso, si può dire subeguale 
(nel detto esemplare è lunga 450 p..). Il tarso è ovale, con ten- 
denza alla forma clavata, perchè la maggiore larghezza è verso 
l’apice. Esso è lungo 480 p. e largo 130 p.., il che vuol dire circa 


ni 


3,7 volte più lungo che largo. 





Fig. 24. — Podothrombium macrocarpum Berl. (tipico). A tibia e tarso 1° paio; 


B palpo (il tutto T)' 


L’armatura dei palpi è poco caratteristica. Il pettine superiore 
mostra due spine veramente grosse e sono le più vicine all’ un- 
ghia; la terza è molto più piccola e più ancora la quarta, così 
che non spiccano troppo. Altre spine più sottili, ma robuste, si 
vedono su tutta la faccia interna del 4.° articolo e quelle lungo 
l’orlo inferiore, che sono 4, oppure 5, costituiscono una specie di 
pettine. 

Gli esemplari che possiedo derivano tutti da una sola località; 
però la specie è molto largamente diffusa, sebbene con varietà 
distinte, delle quali tratto ora. 


Podothrombium macrocarpum Berl. 
var. meridionale Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 356. 

Abdomen aliquanto densius villosus quam in specie typica ; tarsus 
tibiaque antici elongatiores. 

Ad 1700 w. long. ; 1000 p.. lat. 

Habitat in agro Neapolitano (Portici). 


64 TROMBIDIIDAE 


OSSERVAZIONI. — L’esemplare unico che possiedo non è adulto, 
ma so che i caratteri non mutano per questo, solo varia la gran- 
dezza. Anche questa varietà è concolore. Certamente l'addome è 
più densamente villoso, perchè i peli (lunghi 50 p..) distano tra 
loro meno della loro lunghezza (40 p..). Quanto agli arti, l’aspetto 
generale ricorda quello della specie tipo, ma le misure degli arti- 
coli estremi sono diverse. Ad es, nelle zampe posteriori la tibia 








Fig. 25. — Podothrombium macrocarpum meridionale Berl. 


Tarso e tibia 1° paio (7) 


è lunga 450 p.. ed il tarso 300, il che vuol dire un terzo di più, 
ciò che non è nel tipico. Quanto alle zampe del 1.° paio, certo il 
tarso è più smilzo ed allungato e proporzionatamente più lungo, 
rispetto alla tibia, che non nel tipico. Infatti la tibia è lunga 380 p..; 
il tarso 420 e largo 110, il che vuol dire presso che quattro velte 
(3,9) più lango che largo ed è anche più acuto nella regione api- 
cale. Quanto ai palpi V armatura è come nel tipo, ma il 4.° arti- 
colo internamente è meno villoso ed il pettine inferiore consta di 
6 spine robuste e molto cospicue. 


Podothrombium macrocarpum Berl. 
var. septentrionale Berl. 
‘ 
A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 356. 

Pedes antici et postici aliquanto elongatiores quam in typico. Tarsi 
antici certe longiores et cylindrici, non tibia crassiores.  Abdomen 
latior quam in typo. 

Ad 1600 p.. long.; 1000 p.. lat. 

Habitat in nemore Montello, in agro Veneto. 


OSSERVAZIONI. — L’ addome è certo alquanto più larghetto che 
non nel tipo, ma non diverso per quanto riguarda la villosità. Le 





pre «ia 


ANTONIO BERLESE 65 


maggiori differenze invece io riscontro negli arti, sopratutto per 
le dimensioni degli articoli estremi. Vediamo infatti: Nelle zampe 
del 4.° paio, il tarso è lungo 350 p.. e la tibia 450. Maggiori di- 
versità si trovano nelle zampe del 1.° paio. Quivi la tibia (lunga 
esattamente quanto il tarso) è 420 u.., però è certo più sottile che 
nel tipo. Inoltre il tarso, (lungo 420 p.. come ho detto) è perfet- 
tamente cilindrico e largo 90 p., cioè quanto la tibia. Risulta 





. 80) 
Fig. 26. — Podothr. macrocarpum septentrionale Berl. Tibia e tarso 1° paio () 


quindi che esso è quasi 5 volte (4,7) più lungo che largo. Questa 
è una notevole differenza dal tipo. 

Non ho potuto vedere i palpi per non guastare 1’ unico esem- 
plare rimastomi di alcuni che avevo raccolto da molto tempo e 
che mi sono andati dispersi. 


Podothrombium macrocarpum Berl. 


var. teutonicum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 356. 


Grossum, abdomine subeylindrico ; pedibus debilioribus et curtiori- 
bus quam in typico ; palporum pectine dorsuali spinis 3 magnis, 
quarta minori. Ad 2200 p.. long. s 1200 p. lat. 

Habitat in Germania (Pederloc). 


OSSERVAZIONI. — La varietà, a giudicare da esemplari belli, 
adulti (contengono una trentina d’ uova, le maggiori delle quali 
sono brune, perfettamente sferiche, col diametro di 240 p..) è più 
corpulenta del tipo, tanto che l’ addome non ha più una decisa 


« Redia n, 1912. D 


66 TROMBIDIIDA 


forma di cuore, ma piuttosto cilindrica, sebbene gli omeri sieno 
abbastanza prominenti, ed inoltre gli arti sono proporzionatamente 





DE .-_ (80 
Fig. 27. — Podothr. macrocarpum teutonicum Berl. Tibia e tarso 1° paio G) 


Di 
più gracili e brevi rispetto al corpo. Ad es. quelli del primo. paio, 
nell’ individuo in cui il tronco è di 2200 p.., sono lunghi 1700 bi, 
il che vuol dire non solo proporzionatamente ma anche assoluta- 
mente più corti. La tibia ed i tarsi del primo paio, però, non sono 
molto diversi da quelli del tipo (tibia 360; tarso 410 X 120) seb- 
bene certo alquanto più corti si mostrano i tarsi (esattamente 3,4 
volte) che non nella forma tipica. 

Nel palpo le spine del pettine dorsale, in numero di quattro, 
sono tutte robuste, sebbene la quarta un poco meno delle tre pre- 
cedenti, che sono di sviluppo fra loro presso a poco eguale. Così 
questo pettine ricorda più volentieri il corrispondente del P. ma- 
gnum che non quello della specie tipica. 

La peluria del tronco non differisce dalla forma descritta come 
tipo. 


Podothrombium magnum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 355. 


Rubrum, concolor. Abdomen subeylindricus, grossus, totus pilis sat 
densis, sat parvis (40 p..) indutus. Palpi pectine dorsuali spinis ro- 
bustis quatuor (quamvis quarta caeteris debilior) composito ; pectine 
infero ex spinis septem composito ; latere interno quarti articuli spi- 
nis setisque dense obsito. Pedes sat parvi et graciles, antici corpore 
multo curtiores. Tarsi antici minus triplo longiores quam lati, sat 
longe ovales, via tibia longiores. 

Ad 1300 p.. long. ; 1800 p.. lat. 

Habitat in Germania et in Norvegia. 


ANTONIO BERLESE 67 


OSSERVAZIONI. — Certamente questa è la più grande specie 
del genere ed anche quella in cui gli arti sono proporzionata- 
mente più brevi. 





Fig. 28. — Podothrombium magnum Berl. A tarso e tibia 1° paio; B palpo. 


Difatti, mentre il tronco è lungo 3 mm. negli individui maggiori 
che possiedo, gli arti del 1.° paio misurano circa 2150 p.. di lun- 
ghezza, cioè due terzi circa della lunghezza del tronco. oltre 
gli arti sono relativamente gracili. Nel 4.° paio il tarso misura 
300 p.. e la tibia 400 p.. Quanto al 1.° paio, certo il tarso è molto 
breve, poichè non giunge la sua lunghezza (490 p..) ad eguagliare 
il triplo della larghezza (170 p..) e così la forma è ovale (esat- 
tamente il tarso è 2,9 volte più lungo che largo). La tibia è di 
poco più corta del tarso (450 p..). 

L’ addome è cilindrico, quasi non prominente agli omeri, pan- 
ciuto nel mezzo e rivestito da peluria abbastanza fitta. I peli però 
sono brevi (40 p..) e di tale misura distano gli uni dagli altri. Così, 
rispetto alla mole del tronco la peluria sembra fitta ma corta. 

I palpi hanno una armatura molto risentita, poichè delle quattro 
spine apicali del pettine dorsale, tre almeno sono assai robuste 
ed unguiformi, la quarta (prossimale) lo è alquanto meno. Molto 
ricco di spine, sono infatti sette, è anche il pettine disposto pa- 
rallelamente all’ orlo inferiore del 4.° articolo. 

I primi individui di questa bella specie li ho avuti dalla Nor- 
vegia; di poi ne riconobbi anche fra acari della Germania e gli 
uni e gli altri mi furono comunicati dallo Strand. 


ira) St, 


65 TROMBIDIID/A 


Podothrombium hicolor (Herm.). 


Hermann, Mem. Apterol., p. 25, tab. 2, fig. 2 (Irombidium bicolor); — 
C. L. Koch, C. M. A. Deutschl., fasc. 15, fig. 18. (Tromb. bicolor). — 
Non Syn. At. Biellese AM: *Scorp. dtWMfase. AVIS 2,(Arombi 
bicolor). 


Bicolor, sive abdomine brunneo, subnigro, membris rubris. Abdo- 
men subeylindricus, via humeratus, pilo curtulo (40 p..) sat dense 
indutus. Palpi pectine dorsuali spinis robustis tribus armato, pec- 
tine infero spinis quinque. Pedes antici corpore curtiores, tarsis ova- 
libus, vix duplo longioribus quam latis, tibia vix longioribus. 

Ad 1850 p.. long.; 1000 p. lat. 

Habitat in Europa (centrale). 


OSSERVAZIONI. — Ascerivo alla specie dell’ Hermann gli esem- 
plari di questo Podothrombium, i quali ho avuti dalla Svizzera 





5 80 
Fig.29. — Podothrombium dicolor Herm. A Tibia e tarso 1° paio; B palpo (tutto v) . 


(raccolti dal Simon) e che mi sembrano concordare colle figure 
dell’ Hermann e del Koch non solo pel colorito ma ancora per la 
lunghezza -degli arti e per la configurazione generale, grandezza 
etc. D'altronde, sia per gli individui dell’PHermann che per quelli 
del Koch, come per quelli che deserivo qui, la patria è V Europa 
centrale e anche ciò conforta a ritenere che gli autori precitati 
avessero sott’ occhio veramente la presente specie. 

I’ addome è nero-violaceo, e gli arti, il capotorace col rostro 
sono di un rosso pallido. I miei due esemplari sono femmine adulte; 
contengono parecchie uova sferiche di circa 250 y.., brune, La 





ANTONIO BERLESE 69 


forma dell’ addome è pressochè cilindrica, pure le scapole sono 
lievemente prominenti e | orlo anteriore dell’ addome stesso è ro- 
tondato anzichè rettilineo. Tutta questa parte del corpo è coperta 
da fitta peluria corta. I peli sono lunghi al massimo 40 p.. e di- 
stano fra loro mon più di 30 p. 

Le zampe sono piuttosto gracili e corte. Quelle anteriori non 
superano i 15350 U., sono cioè molto più brevi del corpo. Esse mo- 
strano un tarso appena più lungo della tibia (lunga 310 Lu.) che 
è molto larga, quasi quanto il tarso stesso. Questo è lungo 320 WU. 
e largo 130 u.., adunque circa due volte e mezzo (2,4) sta la lar- 
ghezza nella lunghezza. La forma è ovale, troncata all’ apice. 

Le zampe del 4.° paio hanno il tarso lungo 250 p.. e la tibia 
320 n. 

L’ armatura del palpo non è diversa da quella ricordata pel 
P. magnum, solo il pettine inferiore mostra 5 spine. 


Podothrombium hicolor (Herm.). 


var. cisalpinum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 357. 


Concolor, abdomine tamen nigromarmorato, valde curtiori quam 
in typico. Pedes robustiores quam in specie typica. 

Ad 1500 u.. long. ; 880 p.. lat. 

Habitat é Val d’ Aosta. 


OSssERVAZIONI. — IL’ individuo valdostano, che possiedo, non è 
certo esattamente identico a quelli sopradescritti. Conviene farne 
una varietà. ; 

Esso è proporzionatamente meno allungato, attfatto cilindrico. 

Contiene tre grosse uova, più grosse che non nel tipico. Sono 
perfettamente sferiche, con un diametro di 250 p. 

La peluria dell’ addome sembra alquanto più fitta. 

Gli arti sono certo più robusti che nella specie tipica, cioè più 
grossi e più lunghi. Le zampe del 1.° paio, ad esempio, sono lunghe 


70 TROMBIDIID A 


1650 p.. il che vuol dire più del corpo. Così le zampe del 4.° paio 
hanno un tarso lungo 330 p.. e la tibia 400. Quanto al tarso del 





Fig. 30. — Podothr. bicolor cisalpinum Berl. Tibia e tarso 1° paio (È): 


1.° paio esso è ovale, ma alquanto più lunghetto che nel tipo, 
misura infatti 340 p. per 120 di lunghezza, cioè 2,9 volte più 


DD) 


lungo che largo. La tibia è lunga 330 p. 


Podothrombium subnudum Berl. 


A. Berlese, Acari Myr. Scorp. it. fasc. XVI, N. 2, fig. 11 (Trombidium 
bicolor Herm. foem.); idem, Brevi diagnosi, p. 355. 


Bicolor, sive abdomine fusco, membris rubris. Abdomen subeylin- 
dricus, sat humeratus, curtus, totus pilis longis (usque ad 90 p..), sed 
raris ornatus. Palpi vix spina una sat valida ad unguem, secunda 
via ceteris pilis validiori, a praecedenti sat remota, pectine infero 
nullo. Pedes graciliores, sat curti, antici corpore curtiores, tarsis valde 
elongatis, fere quadruplo longioribus quam latis, fusiformibus, apice 
acutis, vir tibia crassioribus et longioribus. 

Ad 1350 p.. long. ; 850 p.. lat. 

Habitat in Italia meridionale (Sicilia) ; ad Neapolim (Portici). 


OSSERVAZIONI. — Ho sott’ occhio esemplari piccoli della specie, 
ma so di averne trovato a Portici di assai maggiori. 

Si tratta di un Podothrombium affatto distinto dai congeneri per 
caratteri rilevanti, come sono la peluria del tronco, 1 armatura 
dei palpi, la forma dei tarsi anteriori etc. 

Ritengo si tratti di specie meridionale. Ne rinvenni primamente 
tre esemplari a Messina nel 1891, d’ inverno ; di poi ne ho rac- 
colto qualcuno a Portici e recentemente uno ne ho trovato a Pa- 


ANTONIO BERLESE TI 


lermo, (R. Orto Botanico, febbraio 1911). Tutti concordano per- 
fettissimamente nei caratteri morfologici; le misure le ho prese 
da quello di Palermo, che è il meglio conservato nella collezione. 





Fig. 81. — Podothrombium subnudum Berl. A tarso e tibia del 1° paio; 
100 
B palpo (tutto ZRl 


La peluria dell’ addome è caratteristica, perchè si tratta di peli 
molto lunghi (fino a 90 p..), cioè molto più lunghi che in tutte le 
altre specie, ma ancora molto radi, perchè distano fra loro presso 
a poco altrettanto 0 poco o meno. 

Quanto ai palpi (1), essi sono allungati e gracili e la loro arma- 
tura, per quanto riguarda i pettini, è poverissima. Infatti, nel pet- 
tine dorsale si scorge solo la spina distale grossetta e robusta, 
per quanto assai meno di quello che si è avvezzi a vedere nelle 
specie congeneri; la seconda spina, prossimale, è così poco robu- 
sta che male si distingue dai rimanenti peli che ornano il seg- 
mento. Inoltre non si può parlare di un pettine inferiore, inquan- 
tochè non vi sono peli spiniformi disposti in un ordine regolare. 
Quanto alle zampe, esse sono discretamente lunghe, poichè quelle 
del 1.° paio raggiungono quasi la lunghezza dell’ addome, ma sono 
anche assai gracili e le anteriori pochissimo ingrossate all’ apice. 
I tarsi anteriori sono decisamente fusiformi, acuti all’ apice e 
stretti. Essi infatti sono quasi quattro volte (esattamente 3,7 volte) 
più lunghi che larghi (lunghi 300 p..; larghi 3 p..) e di poco più 
lunghi della tibia (lunga 270 p..). 

Il colore è quello del 7. bicolor, cioè Vl addome nigricante, gli 
arti, il capotorace ed il rostro rosei alla base, rossi all’ apice. 


(1) Per questa specie e per le due seguenti perchè molto piccole ho disegnato 
i segmenti dei piedi ed il palpo alquanto più ingrandito cioè 100 diam. invece 
di 80 come ho fatto per le altre specie di Podothrombium che sono maggiori. 


= 
Li) 


TROMBIDIID_E 


Altra volta (A. M. Scorp. it., loc. cit.) ho descritto questa forma 
ascrivendola al P. bicolor ed ho creduto si trattasse della femmina, 
perchè più grossa e coi piedi più corti, di altra forma a piedi lun- 
.ghissimi, della quale ho fatto ora altra specie (P. peragile). 


Podothrombium montanum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 355. 


Concolor, minus. Abdomen cylindricus, vix humeratus, totus pilo 
sat longo (70 p.. long.) sat dense indutus. Pedes omnes robusti, antici 
corpore vix curtiores, tarso fusiforme, apice acuto, plus triplo lon- 
giore quam lato, multo longiore quam tibia. Palpi graciles, spina unica 
al unguem in dorso, pecten dorsuale significante, caeteris spinis haud 
crassioribus quam pili. Pecten inferus ex spinis tribus, piliformibus 
obsolete constitutus. 

Ad 1450 p. long. ; 850 p.. lat. 

Habitat in montis altioribus (Vallombrosa, Cansiglio, Tiarno). 


OSSERVAZIONI. — Ecco la specie che io conosco più aftine al 
P. subnudum, al quale si accosta per l armatura dei palpi, per la 
forma dei tarsi anteriori e per la peluria dell’ addome, tuttavia ne 
è certamente diversa per caratteri bene riconoscibili. 





Fig. 32. — Podothrombium montanum Berl. A tarso e tibia del 1° paio; 

100 

B palpo |tutto FT) 

A parte il colorito, che nella presente forma è tutto rosso sul 
tronco come negli arti, si vede che anche le particolarità per le 
quali le due forme si avvicinano non mostrano però ) identità vo- 
luta per ritenere tutti gli individui pertinenti alla stessa specie. 


ANTONIO BERLESE (5) 


La peluria dell’ addome è bensì composta di appendici lun- 
ghette, non però come nel P. nudum (vedansi le misure) e. d’ al- 
tronde questi peli sono più fitti, (distano l’ uno dall’altro circa 60p..). 

Nel palpo, veramente, una sola spina, quella prossima all’ unghia 
è robusta e quasi unguiforme, lunga; ma la seconda non è più 
vistosa degli altri peli siti sul 4.° articolo, mentre nella specie 
precedente anche questa seconda spina, sebbene minore della sub- 
apicale è certo più grossa dei peli ordinari del segmento. Scorgo 
tre peli non dissimili dagli altri e che, ordinati colle inserzioni 
lungo l orlo inferiore del 4.° articolo, possono considerarsi per for- 
manti un pettine. I palpi sono gracili e lunghetti, come nel P. sub- 
nudum. 

Le zampe sono certo più robuste che non nella specie prece- 
dente, soprattutto più grosse. Quelle del primo paio sono appena 
più corte del tronco. Ad esempio, in un individuo il cui tronco 
misura 1100 p.., le gambe anteriori sono lunghe precisamente un 
millimetro. Questi arti, ripeto, sono più grossetti che nella specie 
precedente e così i tarsi, pur essendo fusiformi, non sono così al- 
lungati come nel P. subnudum. Ad esempio, essi misurano 240 p. 
di lunghezza per 70 di larghezza. Sono cioè precisamente 3,4 volte 
più lunghi che larghi. Un buon carattere sta anche nelle dimen- 
sioni rispettive dei due ultimi articoli della zampa anteriore. Di- 
fatti, mentre nel P. subnudum questi articoli sono quasi eguali in 
lunghezza, invece, pel P. montanum la tibia è molto più corta del 
tarso (tarso 240 p.; tibia 160) cioè di un terzo circa. 

Possiedo esemplari di tre località diverse, cioè di Toscana (Val- 
lombrosa), del Cansiglio e di Tiarno nel Trentino e tutti si corri- 
spondono perfettamente nei caratteri suddetti. Si può dunque ri- 
tenere si tratti di una buona specie, vivente sugli alti monti (da 1000 
metri in sù). 


Podothrombium verecundum Berl. 
A. ‘Berlese, Brevi diagnosi, p. 355. 


Concolor, abdomine tamen vix fusco variegato. Abdomen cylindri- 
cus, grossus, super caputhoracem anterius productus, eumque omnino 


74 TROMBIDIIDA 


abscondens. Pili abdominis curti (40 p.. long.) et rariores, ita ut corpus 
fere nudum adpareat. Pedes breves et graciles, tarsis anticis via cae- 
teris segmentis crassioribus, tibia via longioribus, fusiformibus, plus 
quam triplo longioribus quam latis. Palpi spinis pectinis dorsualis 
duabus, sat robustis, subungueformibus. 

Ad 1300 p.. long.; 900 p.. lat. 

Habitat in Columbia. 


OSSERVAZIONI. — Ho chiamato verecundum questo Podothrom- 
bium perchè nasconde il capotorace, quasi completamente, sotto 
l’ orlo anteriore dell’addome, come fanno i Sericothrombium ed i 





Fig. 33. — Podothrombium verecundum Berl. Tarso e tibia 1° paio (T) 


Trombidium. Non so però se tale cosa si avveri solo nell’ individuo 
che possiedo. 

L’ addome, che è voluminoso e corto, cilindrico, apparisce presso- 
chè nudo. Infatti non solo i peli che lo ornano sono molto corti 
(40 p..), ma essi sono anche rari, assai discosti cioè fra di loro (due 
o tre volte la lunghezza loro); ciò almeno nella regione posteriore 
dell’ addome. 

Questo è carattere saliente in confronto di tutte le altre specie 
finora note. 

Le zampe sono piccole e gracili. 

I tarsi del primo paio, pressochè della stessa grossezza dei pre- 
cedenti articoli, sono fusiformi, acuti all’apice e quasi tre volte e 
mezza (precisamente 3,3) più lunghi che larghi (lunghi 210 p.; 
larghi 60 p..).. Essi sono anche abbastanza più lunghi della tibia 
(che è 150 p..). 

Non posso vedere bene i palpi, poichè debbo esaminarli non di- 
staccati, non volendo rompere 1’ unico individuo che possiedo. 
Veggo però che si trovano due spine sul pettine dorsale e che di 
queste l’apicale è piuttosto grandetta, unguiforme. 


ANTONIO BERLESE 


ES 
(O, 


SECTIO II.” 


Tarsi antici tibia curtiores (Longipedes). 


Podothrombium strandi Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 356. 


Bicolor (in eremplis iunioribus concolor). Abdomen cylindricus, non 
humeratus, latus, dense villosus, sive pilis ad 90-100 p. long. ; 
subbarbatulis, intersese circiter 40 p. distantibus vestitus. Palpi 
pectine dorsuali spinis unguiformibus, crassis tribus ; pectine infero 
spinis robustis quinis. Pedes antici corpore via curtiores, tarsis sat 
latis, clavatis, tibia aliquanto curtiores, paulo amplius triplo longio- 
res quam lati. Quarti paris tibia ad 540 p.. long. ; tarsus ad 350 p.. 

Ad 2000 p.. long. ; 1500 p.. lat. (1). 

Habitat én Norvegia (Kaafiord, Nordreisen). 


OSSERVAZIONI. — Ho distinto questo Podothrombium dall’aftine 
P. curtipalpe Thor., col quale si trova nelle stesse località, in Nor- 
vegia, ma non posso fare altrimenti, da poichè veggo differenze 
nella statura, nell’armatura dei palpi e nelle proporzioni degli arti- 
coli dei piedi anteriori e posteriori. 

Nè posso credere che i parecchi esemplari di questa specie, che 
ho avuto sott'occhio, sieno forme non esattamente adulte e che 
quindi, essendo più piccole di quelle che io aserivo al £. curti- 
palpe, mostrino anche più brevi i segmenti dei piedi. Anzitutto 
questi non variano troppo da individui maggiori ai minori, quindi 
osservo che sono diverse le proporzioni più che le dimensioni as- 
solute ed in terzo luogo noto che molti individui sono ovigeri. 
Contengono cioè parecchie nova perfettamente sferiche, brune, del 
diametro di 280 p.; adunque si tratta di individui non solo per- 


(1) Le dimensioni date in « Brevi diagnosi », loc. cit. sono troppo grandi e 
si riferiscono, come ho constatato, ad individui che si devono ascrivere invece 
al Podothr. curtipalpe Thor. 


76 TROMBIDIIDA 


fettamente evoluti ma anche turgidi pel contenuto dell’ovario. Ciò 
serva anche per le dimensioni del corpo, le quali si rilevano mi- 
nori che non quelle del P. curtipalpe e sono misurate nell’un caso 
e nell’altro su individui ovigeri. 





Fig. 34. — Podothrambium strandi Berl. A tarso e tibia del 1° paio; 


B palpo (tutto t): 


I palpi mostrano tre grosse e corte spine del pettine superiore, 
tutte nella stessa linea longitudinale e nessuna più interna a ri- 
dosso delle tre suddette. Il pettine inferiore è composto di cinque 
robuste spine. 

I tarsi del 1.° paio sono larghi, clavati, e poco più di tre volte 
(3,3) più lunghi che larghi; essi sono cioè di 30 p.. più corti della 
tibia, che è essa pure larghetta. 

Ho dedicato questa specie al Ch.mo Strand, che mi ha mandato 
numerosissimi acari e bellissimi di Norvegia e di Germania. 


Podothrombium curtipalpe (Thor.). 


? Fabricius, Fauna groenlandica, p. 222 (Acarus holosericeus); — ? Kra- 
mer, « Vega » Espedition, p. 522, tab. 39, tig. 1 (Zrombidium laevica- 
pillatum); — Kramer, QOudemans et Koenike, Acari coll. Wil 
lem Barent-Expedit., p. 239 (Tr. laevicapill.); — Sig. Thor, Norges 





Tn" 


I 
-1 


ANTONIO BERLESE 


Trombididae, p. 7, tab. 1, fig. 24, 25 (Iromb. filipes var. curtipalpe) ; — 
Trigardh, Monogr. arktischen Acariden, p. 51 (Tromb. bicolor K., 


var. curtipalpe Thor.). 


Bicolor. Abdomen cylindricus, tamen sat humeratus, totus pilo 
(70 p.. long.) subbarbatulo dense vestitus (pili 30-40 p.. inter sese 
remoti). Palpi ungue conico, curto, robusto, pectine dorsuali spinis 
validioribus 3 composito, spina supradictis conformi ad basim secun- 
dae exorta, interiore. Pecten inferum spinis robustis 7 compositum. 
Pedes antici corporis longitudinem paulo superantes, tarsis elongate 
clavatis, amplius triplo longioribus quam latis, tibia multo curtiori- 
bus. Pedum quarti paris tibia 700 p.. long. ; tarsus 450 p. long. 

Ad 2500 p.. long. ; 1400 w.. lat. 

Habitat in Norvegia, Groenlandia alibique in regionibus ar- 
eticis. 


OSSERVAZIONI. — Pare che la presente specie sia più frequen- 
temente occorsa fra i Trombididi a coloro che hanno studiato la 
fauna acarologica artica. Contuttociò, trattandosi che essa è così 
vicina alla precedente ed al Podothrombium filipes, non ne siamo 
del tutto certi e, d’altra parte potrebbe essere che si trattasse 
anche, in taluni casi almeno, di una forma a me ignota. 

Per esempio non si può affermare a che corrisponda | Acarus 
holosericeus di Fabricius, riferito per la Groenlandia, nè il 7rom- 
bidium laevicapillatum del Kramer. Quest'ultimo è però senza dub- 
bio un Podothrombium. Bisognerebbe rivedere i tipici del Kramer per 
riconoscere se convengono con questa o con altre specie del genere. 

Il Thor giustamente avvicina la forma che ha sott’ occhio al 
T. bicolor del Koch. Stanno infatti le due specie nello stesso ge- 
nere, ma meglio ancora avrebbe fatto accostandola al 7. pilipes. 

Trigardh, nella memoria citata, dà buoni disegni della specie, 
ma ritengo che gli esemplari che egli indica di Norvegia, vadano 
piuttosto ascritti ad altra specie, forse alla precedente. Per quelli 
però di Groenlandia (loc. cit., fig. 95-98) non mi pare di poter 
dubitare che si tratti del P. curtipalpe, soprattutto se considero 
la fig. 97, che mostra una tibia ed un tarso molto allungati ed il 
tarso di molto più breve della tibia, assai più di quanto si vede 
nella specie precedente ed appunto come nel P. curtipalpe. 


-1 


TROMBIDIID_LE 


Il carattere della spina sopranumeraria che, affatto simile alle 
tre del pettine dorsale nei palpi, nasce accanto alla 2." spina, tra 
questa e la 3.* (prossimale) ed è più internamente della linea del 
pettine, può ben essere una particolarità individuale, nè io posso 
accertarlo, non avendo che un solo individuo sott'occhio ; ma non 
credo che non si possa tener conto del numero di spine (robuste) 
formanti il pettine inferiore, che è di 7 anzichè di 5 come nella 
specie precedente. 





Fig. 35. — Podothrombium curtipalpe (Thor). A tarso e tibia del 1° paio ; 
[ 80 
B palpo \tutto 3) 


I caratteri più sicuri sono offerti dalle zampe. I tarsi e la tibia 
dell’ultimo paio sono molto allungati, assal più che nella prece- 
dente specie, cioè 450 p.. il tarso e 700 p.. la tibia. Quanto alle 
zampe del 1.° paio, il tarso è più stretto (quasi cilindrico) che non 
nel P. strandi e più lungo, perchè misura 540 p. di lunghezza 
per 150 di larghezza, è quindi tre volte e mezza (precisa- 
mente 3,6) più lungo che largo. Siccome poi la tibia è lunga 
600 p.., così la differenza di lunghezza fra il tarso e la tibia è di 
60 p.. circa, il doppio quindi che non nel P. strandi e precisa- 
mente la decima parte della tibia medesima. 

Il P. curtipalpe è di dimensioni maggiori, rivestito di peli più 


ei! 


ANTONIO BERLESE 79 


corti e più fitti che non il P. strandi ed inoltre le zampe, rispetto 
al corpo, sono più lunghe. 

L’esemplare che ho sott'occhio proviene (con altri) dalla Norve- 
gia (Nordreisen) ed appartiene alla collezione Strand. 


Podothrombium filipes (Koch). 


C. L. Koch, C. M. A. Deutschl. ; fasc. 15, fig. 17, (Zrombid. filipes). 


Bicolor, vel in exemplis iunioribus concolor. Abdomen bene hume- 
ratus, cordiformis, pilis curtis (40 p..) densioribus indutus. Palpi spi- 
nis validioribus tribus in pectine superiore, quarta sat robusta ; spi- 
nis quinque in pectine inferno. Pedes antici et postici corpore multo 
longiores s antici tarso valde longo, subcylindrico, amplius quintuplo 
longiore quam lato, tibia satis curtiore. Pedes postici tibia 600 p.. 
long. ; tarso 400 w.. long. 

Ad 1450 p.. long. ; 900 p. lat. 

Habitat in Germania et Norvegia. 


OSssERVAZIONI. — La presente specie e la seguente sono le due 
finora note, nelle quali le zampe del primo e del quarto paio su- 
perano di molto la lunghezza del tronco. 

Si tratta dunque di Trombididi, che hanno veramente l'aspetto 
di Penthaleus. L’ addome, in ambedue queste specie, è cordiforme, 
poichè gli omeri appaiono prominenti. Tale forma è benissimo rile- 
vata nelle figure del Koch ed in quella che della specie seguente 
io ho data in « A. M. Sc. it. ». L’addome stesso, che è rosso con 
variegazioni brune, si vede ricoperto da densa peluria compo- 
sta di peli corti (40 p..), assai fitti, poichè distano luno dall’altro 
circa 30 p.. e sono pressochè nudi. 

Nei palpi le spine formanti il pettine dorsale sono quattro e le 
tre anteriori molto robuste, la quarta (prossimale) poco più grossa 
degli altri peli del segmento. 

Quanto al pettine inferiore, vi conto 5 spine, però esse non 
sono più robuste di altre che, abbastanza fitte, rivestono il lato 
interno del 4.° segmento. 


S0 TROMBIDIID A 


Gli arti anteriori sono assai lunghi; essi superano i 2 mill. Il 
tarso è appena rigonfio verso il mezzo e misura 590 p. di lun- 
ghezza per 110 di larghezza, cioè esso è cinque volte e mezza 
circa più lungo che largo. Comparato colla tibia (lunga 640 p..) 
esso ne è più corto di 50 |. 





Fig.36. — Podothrombium filipes (Koch). Atarso e tibia 1° paio; B palpo (tutto T) È 


Quanto agli arti posteriori rilevo che la tibia è lunga 600 p.. 
ed il tarso 400, cioè la tibia stessa eguaglia quasi la metà della 
lunghezza del tronco, mentre essa è circa un terzo del tronco 
Stesso in P. curtipalpe ed un quarto in P. strandi. 

Credo di poter, senza scrupolo, riferire gli esemplari descritti e 
che sono di Norvegia alla specie del Koch e quindi il P. filipes 
sarebbe stato trovato, per ora, in Germania e Norvegia, cioè nel 
nord d’Europa. 


Podothrombium peragile Berl. 
A. Berlese, A. M. Scorp. it. fasc. XVI, n. 2 (Irombidium bicolor mas); — 
idem Brevi diagnosi, p. 357. 


Bicolor, trunco rufoviolaceo, pedibus roseis, apice rubris. Abdomen 
bene humeratus, cordiformis, sat elongatus, totus pilis mediocribus 


7 


Miss, 


ANTONIO BERLESE SI 


(50 p..) dense indutus. Palpi elongati, pectine dorsuali ex unguibus 
duobus constituto, quorum tantum apicalis robustus ; pectine inferno 
spinis 5 composito. Pedes omnes trunco longiores, mira longitudine 
conspicui ; tarsi antici cylindrici, sextuplo longiores quam lati, tibia 
multo (80 p..) curtiores. Tibiae quarti paris 750 pp. long. ; tarsi 
450 |. 

Ad 1500 p.. long.; 650 p. lat. 

Habitat én agro Tarvisino. 


"OSssERVAZIONI. — Questa è la forma più macropoda che io mi 
conosca di tutta la famiglia. Ripeto che, a vederla correre, si giu- 
dicherebbe per una grossa Rhagidia o per un Penthaleus a tinte 
pallide. 

Altra volta (« A. M. Sec. it. », loc. cit.) ho ritenuto che si trat- 
tasse di un sesso (maschio) di altra forma più corpulenta e coi 
piedi più brevi, che incontravo qua e là e che mi pareva di po- 
tersi richiamare, senza serupoli, al 7rombidium bicolor di Her- 
mann. Ora invece riconosco che si tratta di specie diverse e che, 
al solito, quelli che io, cogli autori, consideravo per caratteri spe- 
cifici sono invece generici. 

È veramente mirabile dunque la lunghezza dei piedi rispetto 
al tronco. Tutte le zampe, anche quelle del secondo paio, sono 
più lunghe del tronco stesso; quelle del quarto paio mostrano la 
tibia che è eguale esattamente a metà della lunghezza del corpo ; 
come si vede adunque, in queste proporzioni delle zampe la pre- 
sente specie supera anche la precedente. 








aL Na (80) 
Fig. 37. — Podothrombium peragile Berl. A tarso; B tibia 1° paio (7) 


Quanto poi agli arti del primo paio essi sono assai più lunghi 
del corpo. In un individuo, nel quale il tronco è lungo esattamente 


u Redia », 1912. 6 


S2 TROMBIDIIDA 


1500 p.., gli arti del 1.° paio hanno le seguenti dimensioni, che io 
noto segmento per segmento, a cominciare dal prossimale (mobile): 


ISARCO LORA Re eo e 200) 
2.0 » AEREI AM a Silea a 550 
3 » SRI e A AT N 400 
ge » MISA ER INS i ii AE a 420 
PA LO 40 
(PRATO (CATS) ao 000 

2760 


Adunque gli arti del 1.° paio sono lunghi quasi il doppio del 
tronco. Ciò dimostri che la figura da me data in « A. M. Sc. it. », 
fasc. XVI, n. 2 (fig. 1), non è affatto esagerata per quello che ri- 
guarda questo particolare, anzi è disotto del vero. 

Il colorito degli individui che ho raccolto, per quanto ricordo 
e come dimostra la figura fatta sul vivo, è oscuro sul tronco, 
non del tutto bruno, ma variegato di bruno nel mezzo dell’addome. 
Le zampe, come in quasi tutte le specie congeneri, sono più rosse 
all'estremità che alla base. Il capotorace, colla base del rostro e 
degli arti, è roseo. 

L’addome è rivestito di peli corti (50 p..), nudi e fitti, poichè 
discostano fra loro solo 30 pp. 

Quanto ai palpi, mi richiamo alla figura e descrizione data in 
« A. M. Se. it. », che ritengo esatte poichè, nell’unico esemplare 
che conservo e dal quale non ho voluto staccare il palpo per non 
guastarlo, a quanto posso vedere mi sembra che le cose stieno 
appunto come allora ho disegnato e detto. Due spine lunghe ed 
acute si trovano sul pettine dorsale e quella più vicina all’ un- 
ghia è abbastanza grossetta, più dell’ altra prossimale, che è di 
grossezza mediocre, poco più degli altri peli circostanti. Sul pet- 
tine inferiore stanno cinque spine mediocri. Anche i palpi, come 
le zampe, sono molto allungati. 

Il tarso del 1.° paio è di 80 p.. più corto della tibia, cioè di 
oltre una decima parte del detto segmento, che lo precede ed esso 
tarso è lungo 660 p.. per 110 p.. di larghezza, cioè esattamente 
sei volte più lungo che largo. Ecco il tarso più allungato che sì 
vegga in tutta la famiglia. 


ANTONIO BERLESE $3 


Ho primamente trovato questa specie comune sulle rive di un 
ruscelletto decorrente in una valle a Carpesica (Vittorio-Veneto) 
nel 1884; molti individui correvano fra i sassi e sull’erbe. 





Fig. 38. — Podothr. peragile Berl. A palpo; Bapice dello stesso (dagli A. M. Sc. it.). 


Da questi tolsi le figure in « A. M. Se. it. ». Ho perduto que- 
sto materiale (che conto di nuovamente procurarmi). Nel 1905 rac- 
colsi un individuo di detta specie nel bosco Cansiglio (Veneto) ed 
è quello su cui ho fatto la descrizione odierna, ma non mi sem- 
bra dei più grandi e ritengo che le dimensioni massime sieno su- 
periori alle indicate. 


Gen. TROMBICULA Berlese 1905. 


(Nomen ex Trombidium). 


Trombidium (ex p.) A. Berlese, Acari Austro-Amer. — Idem Buffa, Trom- 
bidium Canestrinii n. sp. — Trombicula A. Berlese, Acari nuovi, Ma- 
TIP ARLIVAR eo 


Color albidus, vel pallidissime roseus. Abdomen peculiaris fabricae, 
vere 8-formis, sive post humeros arete constrictus et in dorso profun- 
dius transverse impressus, denique in parte postica rotundatus, sub- 
globosus, in parte antica profunde excavatus ad capitisthoracis basim. 
Pili trunci (membrorumque) bene plumosi, molles, densi. Orista me- 
topica linearis, totum caputhoracem longitudinaliter percurrens, de- 
nique, postice, areolam rhombicam, perfecte definitam occludens. Pili 
sensoriales longi, barbatuli. Oculi vel nulli, aut obsoleti, aut bini 


84 TROMBIDIIDA 


tantum, in subgenere Trombicula; unus in quoque latere, ad latus 
inferum areolae sensilligerae valde approrimatus. In subgenere Blan- 
kaartia oculì ad secundi paris pedum basim insiti. Palpi sat longi, 
appendicula bene evoluta longe ovali, pectine nullo (aliquando spinu- 
lis aliquot difficilius conspicuis in dorso ad unguis basim), ungue 
adcessorio nullo. In latere interno articuli quarti in subgenere Trom- 
bicuia spinae sunt duae ad unguis basim exortae, deorsum directae, 
contiguae, cum quibus decurrit spina, ungui propinquior, supradictis 
contigua, e dorso articuli procedens, pectinis dorsualis vestigium. In 
subgen. Blankaartia spinae tres sunt ‘in latere interno articuli quarti 
pectenque sat bene spinis auctus adest in dorso, ad basim eiusdem 
articuli. Pedes sat curti, postici tamen saepe caeteris longiores. Tarsi 
pulvillo nullo. 

Sat parvulae. Habitant sub saxis vel alibi, profunde ad terram ce- 
latae (vel in formicartis). 

Species typica T. minor Berl. 


OSSERVAZIONI. — Quando vidi la prima 7rombicula, che fu il 
Trombidium coarctatum dell’ America del Sud, ritenni che tale acaro 
rappresentasse un caso isolato di una specialissima configurazione 
dell’addome. Senonchè più tardi il Buffa descrisse il suo 7rombi- 
dium canestrinii, nel quale io ravvisai le stesse forme dell’addome, 
sebbene la figura dell'Autore non sia da dirsi eccellente. Più tardi 
ancora mi occorse una specie di Giava, assai piccola, ma colla 
caratteristica costrizione sottomerale dell’addome e coll’insieme di 
altri caratteri importanti così da consigliare la istituzione di un 
genere a sè, che chiamai 7rombicula. 

Con questo genere appunto, per quanto aberrante e collaterale 
nella scala, si inizia il gruppo dei 7rombididi superiori, caratte- 
rizzati dalla peluria rivestente il corpo, non più semplice, nuda, 
spiniforme, ma complicata e specializzata in appendici piumiformi, 
papille ete. 

Jomincia il gruppo con Trombididi ad areola sensilligera poste- 
riore e cogli occhi sessili (Microtrombidium) o subsessili (Enemo- 
thr., Eutromb.) e sale poi fino ai gruppi più elevati, nei quali 
l’areola è centrale, con tendenza a divenire anteriore e gli occhi 
godono di lungo peduncolo mobile. 


ANTONIO BERLESE 85 


4 


A parte le Trombicula, che aberrano circa la forma dell’addome, 
questo, negli altri gruppi è ormai decisamente cordiforme, per la 
notevole prominenza degli omeri ed anche alle impressioni lineari, 
trasverse del dorso dell’addome stesso sono sostituite, impressioni 
foveolari, con varia distribuzione, che determinano la formazione 
di impressioni lineari (congiungenti le fossule) dirette in varì sensi. 

Tornando alle Trombicula si vede addome loro veramente a forma 
di 8, cioè con una costrizione sui lati molto rientrante. Inoltre, 
sul dorso, in corrispondenza di detta depressione laterale, si nota 





































































I IN UN 
"I Do gi 
i Il 


RD —G 








Fig. 39. — A Trombicula (mediocris) denudata dei peli (tronco); B T. canestrinii 
con tutti i suoi peli (tronco); ambedue dal dorso. Aa addome anteriore; 
Ap posteriore; Cl capotorace; d pelo sensillo di 7. mediocris. 
una profonda impressione lineare, trasversa, a guisa di solco pro- 
fondo, che distingue le due parti dell'addome stesso, cioè 1’ ante- 
riore e la posteriore. Questa è subglobosa, più larga e più lunga 
della precedente, quindi è su questa che si misura la massima 
larghezza. 

Quanto alla parte anteriore essa è profondamente scavata nel 
suo orlo che confina col capotorace, appunto in corrispondenza 
di questo, tanto che gli omeri sono prominenti, non solo lateral 
mente ma ancora all’ innanzi. Inoltre, in 7rombicwla (s. str.) la 


86 TROMBIDIID ZE 


faccia dorsale della parte anteriore è divisa in tre larghi rilievi, 
uno centrale, gli altri laterali, che sono anche più accentuati 
dalla peluria che riveste questa regione. 

I peli del corpo, (che in Trombicula sul tronco sorgono da uno 
scudetto circolare, rilevato a mo’ di basso tubercolo) sono, al so- 
lito, più lunghi sull’ addome che non altrove, ma in tutti i casì 
sono molli, piumati (con barbe di qua e di là) e molto sottili. Come 
accade per tutti i Trombididi, ma assai più pel sottogenere 7rom- 
bicula, la lunghezza dei peli varia e progredisce dall’ innanzi al- 
l indietro dell’ addome, ed i più lunghi si vedono appunto sulla 
parte posteriore; possono superare del doppio e più la lunghezza 
dei peli situati più all’ innanzi nell’ addome stesso. Quelli che io 
disegno e di cui dò la misura, quando non lo indico espressa- 
mente si intendono sempre dell’ orlo posteriore dell’ addome. Nella 
T. canestrinii indicherò una particolare notevole differenza sessuale 
circa la lunghezza dei peli dell’ addome. 

Il capotorace è piccolo, vestito esso pure della consueta peluria; 
esso mostra il vertice profondamente inciso sulla linea mediana e 
quindi decisamente bilobo. Dalla incisione procede la cresta meto- 
pica, affatto lineare, che percorre tutto il capotorace e che, alla 
fine, all’ indietro, presso 1’ orlo anteriore dell’ addome forma una 
bella e grande areola romboidale, cogli angoli acuti e sugli angoli 
laterali appunto sorgono i sensilli. Questi hanno la consueta fa- 
brica, ma le setole sensoriali, che sono lunghe come di consueto, 
si vedono riccamente barbulate sui due lati. 

Quanto agli occhi si notano rilevanti diversità specifiche, ed 
anche altre differenze, che sono molto utili nella classificazione. 

Alcune specie di Trombicula sono assolutamente senza traccia 
d’ occhi, altre hanno occhi ben visibili ed altre ancora occhi rudi- 
mentali, la cui presenza si afferma con poca sicurezza. 

Nelle forme però di 7rombicula in cui gli occhi esistono, questi 
non si trovano ai lati del capotorace nella regione della inserzione 
delle zampe primo o secondo paio, come è negli altri Trombididi 
e come è nel sottogenere Blankaartia, ma sono collocati molto 
più internamente, cioè affatto a ridosso della areola sensilligera 
e più precisamente del suo lato infero-laterale. 

Inoltre, nelle specie da me vedute (e non cieche, dell’ uno e del. 


VICARI 


0a 


SS 


ANTONIO BERLESE 87 


l altro sottogenere) un solo occhio per parte si scorge, affatto ses- 
sile e piccolo. 

I palpi sono piuttosto allungati e recano una appendicola a 
forma di clava piuttosto lunga. Manca ’ unghia accessoria. In 
Trombicula non esistono pettini sul 4.° articolo. Solo, osservandone 
il lato interno, si vedono piantate, in vicinanza della base dell’un- 
ghia, due spinette discretamente robuste e lunghette, contigue fra 
loro ed a queste si addossa, davanti, un’ altra spina simile, che 
discende dal dorso dell’ articolo, nascendo vicino all’ unghia e che 
rappresenta la traccia del pettine dorsale. In una specie (7. mi- 
nor) mi pare che tale spina manchi, mentre in 7. formicarum sem- 
brami che dal dorso del 4.° articolo ne discenda più d’ una, seb- 
bene soltanto la anteriore sia grandetta. Tutto il rimanente del 
palpo è ornato di peli molli, piumati. Sul’ orlo anteriore della 
appendicola si trovano, in serie longitudinale, tre peli larghi e 
barbati da un solo lato, a guisa di pettini molli. 

Nel sottogenere Blankaartia però le cose sono alquanto diverse. 
Anche qui manca Vl unghia accessoria, ma nella faccia interna del 
4.° articolo si trovano tre robuste spine, discoste dall’ unghia, e 
sul dorso del segmento stesso, verso il suo mezzo, si notano pa- 
recchie spine (circa 6) formanti un vero e proprio pettine. 

Le zampe sono brevi, rispetto al tronco; sembra che, in talune 
specie almeno, quelle posteriori sieno le più lunghe. Certo le an- 
teriori sono le più grosse e terminano con un tarso conico, le cui 
proporzioni offrono, anche per questo genere, buoni caratteri dif- 
ferenziali specifici. 

Le Trombicula sono animali a movimenti tardi. 

Il colorito bianco o leggermente roseo le fa subito distinguere 
nella famiglia. 

A. giudicare dalla 7. canestrinii, che io stesso ho raccolto sotto 
un grosso tronco abbattuto nel bosco Cansiglio (ne ho trovati 
quattro bellissimi esemplari), ritengo che si tratti di forme viventi 
molto nascoste, in contatto del terreno. Una specie, 7. formicarum, 
si vedrà che fu trovata colle Formiche. È curioso che questo bel 
genere sia rappresentato da specie pochissimo dissimili fra di loro, 
tanto in Europa che in Asia, come nell’ America del Sud. 

Le Trombicula finora note sono di dimensioni mediocri, anzi piccole 


88 TROMBIDIIDA 


poichè non raggiungono quelle dei Microtrombidium. Nulla si sa 
delle forme loro larvali se non per la Blankaartia nilotica Trig., 
le cui larve sono illustrate dal detto Autore e dall’ Oudemans. 

Conosco finora sei specie, che si possono distinguere così in due 
diversi sottogeneri. 


Subgenera. 
— Oculi ad basim eristae metopicae partis mediae, in extremo postico cephalo- 
CORACERINSIC NATO MULINI RTROMBICULANSAISUT: 
— Oculi ad basim pedum secundi paris. .  . .. +.  BLANKAARTIA Oudem. 


Subgen. TROMBICULA. (s. str.). 


Oculi in extremo cephalothorace postico, ad latera areolae sensilli- 
gerae insiti vel nulli. Palpus pectine spina una subapicali significato, 
spinis ad basim unguis in segmenti quarti latere interno duabus. 

Le specie del sottogenere finora note possono essere così distinte 
fra loro: 


1. Minima, ad 670 y. long ESITO o Tia pg ci La MINORE REA 
Ata LEO RR RA Te ST e i RI 
2. A'dsuntl'oculiNbene manifest e ee I MEDIOCRISENSASD: 
— ©Oculi nulli omnino vel obsoleti, difficilius conspicui. . .</. 0.3. 
3. Tarsi antici paulo amplius duplo longiores quam lati; oculi obsoleti non 
bene, \conspicui, dmncerti:: +. 1A. e it I (COARCIATA Ber: 

— Tarsi antici ultra triplo longiores quam lati. . .. rd 
4. Tarsi antici minus quadruplo longiores quam lati; foemina longissimis pilis 
INA O REI n er TT CANASTRINIUSS LA 

— Tarsi antici fere quintuplo longiores quam lati; foemina pilis sat curtis 
induta: Ss ARR 0 e to iI RO RMICAREN SRI 


Trombicula canestrinii Buffa. 
Buffa, loc. cit. (Trombidium canestr.). 


Albida vel leniter rosea. Mas pilis trunci diversis quam in foe- 
mina, quae pilis gaudet saltem triplo vel quadruplo longioribus (in 
trunco) quam maris, sive usque ad 350 1. in abdomine postico. culi 





ANTONIO BERLESE S9 


nulli, ne vestigio quidem significati. Tarsi antici ultra triplo lon- 
giores quam lati. 

Ad 1350 p.. long.; 700 p.. lat. (sine pilo). 

Habitat super altiores montes (Alpi trentine, Cansiglio). 


OssERVAZIONI. — È evidente una differenza sessuale nel rive- 
stimento del corpo. Le femmine ehe ho raccolto io, come 1 esem- 
plare tipico gentilmente regalatomi dal Buffa, hanno peli lunghis- 
simi (350 y..) nella parte posteriore dell’ addome e ne hanno anche 
di assai lunghi nella parte anteriore, dove fanno tre eleganti ciuffi, 





100 
Fig. 40. — Trombicula canestrinii (Buffa). A palpo internamente (7): B suo apice 


{100 DAAA LIE . 
dall’ esterno (0): C tarso e tibia del 1° paio (ch ) D peli dell’ individuo ti- 
i DIRE i DN: 00 
pico femmina; £ peli di un maschio del Cansiglio (Anche D, E =. 


due sulle scapole ed uno nel lobo mediano di questa regione. Quivi 
i peli sono più corti che non nell’ estremo addome, cioè da 100 a 
120 yu. Si tratta evidentemente di. femmine perchè contengono 
quattro o cinque uova sferiche, brune, del diametro di 160 pp. 
Per converso, altri individui appena più piccoli dei precedenti 
(1000 p.. di lunghezza) sono rivestiti di peli assai più corti, cioè 
80 p.. nella parte posteriore dell’ addome e 40-50 p.. nell anteriore 


90 TROMBIDIIDA 


(scapole). Questi ultimi non hanno uova, mostrano l addome più 
lungo ed io li ritengo maschi. 

Le altre specie, di cui veggo le femmine, hanno peli del corpo 
di gran lunga più corti e non sembra che esista questa differenza 
sessuale. 

Mancano affatto gli occhi, e la cute, anche nella regione oculare, 
è rivestita di peli come altrove. 

I palpi mostrano V armatura tipica del genere. 

Nelle zampe del 1.° paio il tarso è 3,5 volte più lungo che largo 
ed è molto più lungo della tibia, che misura 210 p.. di lunghezza. 

Il Buffa non dà una buona figura d’ insieme di questa specie, 
ma è più preciso nei particolari. Le dimensioni da lui assegnate 
sono molto superiori a quelle che do io pel solo fatto che egli 
mette nel conto anche la peluria ed allora il conto torna; mentre 
io misuro Vl animale nudo, cioè il tronco quale si vede per traspa- 
renza di mezzo alla fitta peluria. 

La descrizione è fatta sui quattro esemplari da me raccolti nel 
bosco Cansiglio e da quello tipico. La specie sembra alpina per- 
chè nell’ un caso e nell’ altro è stata trovata ad oltre 1000 metri 
di altezza. 


Trombicula formicarum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 369. 


Albida. Foemina pilis sat curtis vestita (etiam in abdomine), non 
ultra 110 v.. long. Oculi nulli ne vestigio quidem significati. Tarsi 
antici fere quintuplo longiores quam lati ; tibia quoque valde elongata. 

Ad 1900 p.. long. ; 1000 p.. lat. 

Habitat in nidis Lasiù mixti in Hollandia. 


OssERVAZIONI. — L’esemplare mi è stato comunicato dal Was- 
mann ed è una femmina che contiene una ventina di uova brune. 
sferiche, del diametro di 150 pp. 

I peli rivestenti il tronco sono brevi, in confronto di quelli della 
femmina della specie precedente, perchè non misurano, i più lun- 


ANTONIO BERLESE 91 


ghi, cioè quelli dell’ estremo posteriore dell’addome, se non 110 p. 
al massimo, mentre quelli alle seapole variano da 40 a 50 p. non 
oltre. Il carattere differenziale specifico più importante risiede 
negli arti del primo paio, che sono con articoli molto più allun- 
gati che non in tutte le altre specie. 





/100 


Fig. 4l. — Trombicula formicarum Ber]. | ). A tarso e tibia 1° paio; 


B palpo (lato interno); C Loti CGI tronco. 

Infatti la tibia misura ben 360 p.. di lunghezza ed il tarso, che 
è leggermente conico, sì vede essere quasi cinque volte (esatta- 
mente 4,7) più lungo che largo, cioè lungo 470 p.. e largo 100 w. 

Gli occhi mancano affatto ; la cute, nel sito dove dovrebbe ritro- 
varsi l’occhio, è coperta di peli non dissimili da quelli che rive- 
stono il rimanente tronco. 

L’ individuo che ho visto è stato raccolto dal Wasmann in 
nidi di Lasius mixtus, in Olanda. 


Trombicula coarctata Berl. 


A. Berlese, Acari Austroamericani, p. 9, tab. V, tig. 5 (Trombidium coare- 
tatum). — Leonardi, Acari sudamericani, p. 17 (Tromb. coarctatum). 


Albida. Foemina pilis super truncum valde curtis (70 w..) vestita. 
Oculi valde obsoleti, vestigio subevanido significati. Tarsi anticì per- 


92 TROMBIDIIDA 


curti, paulo amplius duplo longiores quam lati; tibia valde curta, 
non duplo longior quam lata. 

Ad 1150 p.. long. ; 850 p. lat. 

Habitat in America australe (Paraguay, Repubblica Argen- 
tina, Chili). 


OssERVAZIONI. — Oltre agli esemplari comunicatimi dal Bal- 
zan, che servirono a stabilire la specie e che conservo, ho pure 
altri, che sono quelli raccolti dal Silvestri a Temuco (Chilì) ed a 
S. Pedro (Missiones Arg.), i quali convengono esattamente coi tipici. 

La specie si distingue facilmente dalle congeneri note, per la 
brevità degli arti. Così, ad esempio, nelle zampe del 1.° paio le 
tibie (lunghe 130 p..) sono così brevi che si vedono appena più 
lunghe che larghe (larghe 80 1..). I tarsi poi sono poco più gli due 
volte (con precisione 2,4) più lunghi che larghi e molto bene co- 
nici, subacuti all’ apice. 





100 20° È 
Fig. 42. — Trombicula coarctata Berl (T) A tarso e tibia 1° paio; B pelo del tronco. 


Non veggo gli occhi, sembra però che nella regione dove essi 
si trovano in altre specie la cute faccia delle pieghe, le quali ac- 
cennerebbero ad un occhio molto rudimentale. Certo in tale punto 
la cute è nuda. 

La figura che ho data di questa specie in Acari Austroameri- 
cani non è troppo buona, essa rappresenta 1 acaro troppo più 
largo di quello che è realmente. 





ANTONIO BERLESE 


Ko) 
DI 


Trombicula mediocris Berl. n. sp. 


Alvida. Foem. pilis trunci percurtis (65 p..). Tarsi antici minus 
triplo longiores quam lati ; tibia percurta. Adsunt oculi bene con- 
spicui. 

Ad 1550 p.. long.; 900 p.. lat. 

Habitat in insula Jaba (Buitenzorg). 


OssERVAZIONI. — Il chiarissimo Jacobson mi inviava da varie 
località dell’ isola di Giava, oltre ad altri bellissimi acari, che io 
vado illustrando via via, anche molti individui di una 7rombicula, 
che non può essere confusa colla 7. minor delle stesse località, 
come non può esserlo colle altre specie precedentemente descritte, 
per caratteri vari, ad es. per quello della presenza di occhi molto 
cospicui. 





‘100 
Fig. 43. — Trombicula mediocris Berl. (F) A cresta metopica ed occhio (0); 


B tarso e tibia 2° paio; C peli del tronco. 


Anche in questa specie le femine hanno una peluria sul tronco 
non più sviluppata di quella dei maschi, anzi, in ambedue i sessi 
essa è molto corta, poichè nell’ estremo addome misura 70 p.. circa 
e sulle scapole circa 25 p.. Per questo carattere la specie conver- 
rebbe colla 7. coarctata, ma il tarso del primo paio, pur essendo 
notevolmente corto, lo è alquanto meno che nella specie sudame- 
ricana ed ha forma ovale piuttosto che decisamente conica, perchè 


nia. NA aa br 
» x ì 7 APUSTE 
: 


94 TROMBIDIIDA 


finisce rotondato, certo meno acuto che nella 7. coaretata. Esso 
misura 210 p. di lunghezza per 80 di larghezza; è, dunque circa 
due volte e mezzo (esattamente 2,6) più lungo che largo. La tibia 
è lunga 140 p.. La più rilevante differenza tra questa specie e la 
precedente, che sono certo affini, sta appunto negli occhi, che, 
mentre nella 7. coarctata non esistono e solo si può sospettare di 
una loro mal definibile traccia nella cute della regione, invece, 
nella 7. mediocris essi sono assai bene visibili, rotondi e grandetti, 
poichè hanno un diametro di 20 p.. Se ne vede uno solo per parte. 
Il pelo sensoriale è pressochè nudo. Possiedo molti individui di 
Buitenzorg ; le femine hanno parecchie uova nel ventre, col dia- 
metro di 190 w.., sferiche. 


Trombicula minor Berl. 


A. Berlese, Acari nuovi, manip. IV, p. 155, tab. XV, fig. 4. 


Albida. Pili trunci curtiores (20-25 p.). Tarsi antici bene conici, 
acuti, tibia vix curtiores, duplo et dimidio longiores quam lati. 
Palpi graciles, longi, ungue exili et bene longo, falcato, spinis internis 
duabus. 

Ad 680 p. long. 

Habitat in insula Jaba (Tjompea). 


OSSERVAZIONI. — I tipici si trovano al museo di Amburgo; 
io non possiedo che alcuni frammenti di questo acaro, dei quali 
ho potuto rilevare solo i caratteri accennati, ma non si trova la 
base del capotorace coll’ area sensilligera per poter vedere se esi- 
stono o meno gli occhi. 

La specie è però distinta dalla 7. mediocris, che vive nella stessa 
isola, sopratutto per le dimensioni, poichè esse sono meno che metà 
di quelle della specie precedente e non è certo il caso di pensare 
ad individui giovani. Inoltre anche il palpo è diverso. Esso è più 
smilzo, con unghia molto più lunga e sottile, e con due sole spine 
alla sua radice, dal lato interno. 


ANTONIO BERLESE 95 


I tarsi anteriori, quanto a proporzioni, non differirebbero da 
quelli della 7. mediocris, ma sono fatti diversamente, perchè sono 
conici e molto stretti nella parte apicale; misurano 100 w. di 
lunghezza per 40 p.. di larghezza. oltre piccola è la differenza 


Da tg 
A 


LAI 


a P È [ 100 228 . 
Fig. di. — Trombicula minor Berl. (4, B 1) A tarso e tibia 1° paio; 


B palpo; € apice del palpo molto più ingrandito (lato interno). 


di lunghezza tra i tarsi anteriori e le tibie, poichè queste sono 
lunghe 90 p. cioè più corte (della decima parte) del tarso. Invece, 
nella 7. mediocris, le tibie sono di un terzo più corte del tarso, 
come risulta dalle cifre esposte. 

La diagnosi, che ho data in Manip. IV, loc. cit. afterma ancora, 
a proposito dei peli sensoriali « pili isti curte barbatuli », men- 
tre in 7. mediocris essi sono pressochè nudi, non vedendo io che 
una o due piccolissime barbule verso la parte apicale del pelo. 

Quanto alla peluria rivestente il tronco, essa è molto corta, 
proporzionatamente come nella 7. mediocris. 

Due individui trovati a Tjompea. 


Subgen. BLANKAARTIA Oudem. 1911. 


Oudemans in Entomol. Ber. Vol. 3, N. 57, p. 123; — Idem Die bis 
jetzt bekannten Larven von Thrombiididae un Erythraeidae, p. 118. 


Oculi ad radicem pedum secundi paris insiti. Pecten spinis aliquot 


< 


96 TROMBIDIIDA 


compositus. Spinae quarti articuli in latere interno sat numerosae. 
Species typica T. B. nilotica (rég.). 





Fig. 45. — Blankaartia (ex T. B. nilotica). A capotorace colla cresta metopica 
e gli occhi (0); B apice del palpo; € Tronco (i peli sono solo sull’orlo destro). 


Una sola specie è nota di questo sottogenere ed essa è la se- 
guente : 


Trombicula (Blankaartia) nilotica (Triig.). 


Trigardh, Acariden aus Aegypten und dem Sudan, p. 78, tab. 4, figg. 26, 
27, 30, 31, 33, 84, 36, 37, 38 (Trombidium niloticum). 


Subalbida (?). Abdomen post scapulas non mimis profunde sinua- 
tus. Truncus totus pilis minutis (40 |.) barbulatis, dense vestitus. 
Crista metopica elongate rhombica, sive aream rhombicam in longi- 
tudinem valde elongatam et magnam occludens. Oculus utrinque unus, 
sexilis, sat magnus ad radicem pedum secundi paris, iuata marginem 
cephalithoracis. Palpi sat graciles, appendicula cylindrica valde elon- 
gata, pectine dorsuali (4.° articuli) ex spinis sex composito, ee quibus 
tres distales validiores, deorsum incurvae, tres prorimales sat exiles, 
ant orsum incurvae. In latere interno quarti articuli, non nimis prope 
unguem sunt etiam spinae validiores tres, deorsum et introrsum ‘in- 


ANTONIO BERLESE 97 


curvae, ex quibus subapicalis caeteris multo robustior. Tarsi antici 
valde elongati, claviformes, ultra triplo longiores quam lati ; tibia 
circiter tertia parte longiores. 

Ad 1750 p.. long.; 1050 p.. lat. 

Habitat inter folia palustria in flumine Nilo (apud Gebel). 


OSSERVAZIONI. — Debbo alla somma cortesia del Trigaàrdh 
l’avere potuto vedere questa bellissima specie, per la quale lo stesso 
scopritore intendeva fare un gruppo a sè. 

Essa rientra infatti nelle 7rombicula, ma ne aberra per carat- 
teri molti, sebbene di minor rilievo, per cui sta bene in un gruppo 
distinto. Io avevo intitolato questo sottogenere 7ragardhula in omag- 
gio al valoroso acarologo Trigardh, i cui eccellenti lavori hanno fatto 
tanto progredire la conoscenza di questo gruppo di Artropodi. Con 
tale nome questo sottogenere è anche indicato a pag. 4 della pre- 
sente nota. Intanto però 1’ Oudemans dietro lo studio delle larve 
istituiva un genere distinto per il 7rombidium niloticum del Trii- 
gardh e così deve rimanere questo nome che ha la precedenza, però 
come sottogenere del gen. 7rombicula, da me fondato nel 1905. 





/80) , È 
Fig. 46. — Trombicula (Blankaartia) nilotica Trig. (1) A tarso e tibia del 1° paio; 


B peli del tronco; C palpo (internamente). 


Il Trigardh descrive i due sessi (nonchè la larva di questa spe- 
cie) e li riconosce diversi per caratteri sessuali secondari non di 
piccolo rilievo, anzi così accentuati che fecero restare lo stesso 
Autore in dubbio se non si trattasse invece di due specie distinte. 


« Redia », 1912. 7 


98 TROMBIDIIDAE 


To non ho sott’ occhio il maschio e quindi non posso confron- 
tarlo colla rispettiva femmina, di cui possiedo 1’ esemplare comu- 
nicatomi dal Trigardh. 

Sembra però che la differenza sessuale più notevole risieda ne- 
gli occhi, i quali sarebbero due per lato nel maschio ed uno solo 
nella femina, così come io ne do figura, che mi sembra più esatta 
di quella del Trigardh. 

Intanto questo sottogenere forma un anello di transizione verso 
i Microtrombidium perchè il tronco non è così caratteristicamente 
strozzato sotto le scapole come nelle Trombicula (s. str.) ma, pure 
essendo ivi fortemente impresso, tuttavia tende ad incamminarsi 
verso la più comune forma speciale dell’ addome nei Trombididi 
più alti. 

Anche la posizione degli occhi tende verso gli altri Trombididi, 
poichè, mentre essi nelle Trombicula (quando non mancano) sono 
collocati alla base del capotorace ed a ridosso della cresta meto- 
pica, invece, nelle Blankaartia si trovano in corrispondenza alla 
base dei piedi 2.° paio, cioè là dove si osservano in tutti gli altri 
Trombididi. 

La specie è poi caratterizzata benissimo anche dalla forma ed 
armatura dei palpi, i quali sono provvisti di spine più numerose 
e di pettine più ricco che non nelle 7rombicula (s. str.). Infatti 
il 4.° articolo ha tre valide spine nel suo lato interno e sul dorso 
un bel pettine di sei spine, molto distinte e di cui tre almeno (le 
distali) sono notevolmente robuste. 

L'Autore non parla del colore della sua specie. L’ esemplare che 
ho veduto, conservato in alcool, è bianco. 

Questo Trombidide è stato trovato su foglie di erbe palustri nel 
Nilo, in compagnia di altri artropodi (specialmente Podure), sui 
quali poi vivevano numerose ie larve di questa specie, che sono 
esse pure bene descritte dal Trigàrdh e dall’ Oudemans. 


Gen. EUTROMBIDIUM Verdun 1909. 


(èu _ bene). 


Trombidium (ex p.) Hermann, Koch, Canestrini e Fanzago, 
Berlese, Riley, Banks, Ewing, etc. — Ottonia (ex p.) G. Ca- 


ANTONIO BERLESE 99 


nestrini, Acarof. ital. p. 134. — Eutrombidium Verdun, C. Rend. 
Seances Societé de Biologie, 24 Juillet 1909 (Tom. LXVII, p. 244). 
Abdomen trigonus, bene humeratus, postice acutus, non supra ce- 
phalothoracem antrorsus productus. Plicae transversae sunt in parte 
media dorsi abdominis, sed post tertios pedes dorsum plica (vel plicis) 
ferri equini instar incurvata est impressum, quae plica, usque ad 
marginem postremum producta, aream occludit ovalem, in margine 
postico eodem prominulam et colore saturatiore quam caeteri dorsi 
depictam. Pili totius trunci artorumque densi, curti, barbatuli, ple- 
rumque statura conformes ; in subgen. Leptothrombium difformes. 
Cristae metopicae pars media longe linearis, fere per totum cephalo- 
thoracem excurrens, in medio area bisensilligera rhombica, sat parva 
aucta ; antica pars verticem excavatum marginans. Adest nasus acutus. 
Oculi curtissimo pedunculo sustenti, vel omnino sexriles. Palpi apice 
biungues, in latere externo spinis validioribus (binis, vel ternis) ar- 
mati ; în latere interno spinulis vel setis aliquot non bene seriatim 
dispositis, pectine tamen dorsuali spinis unguem versus statura maio- 
ribus fere ut in Podothrombium vel Neotrombidium, sed usque ad 
basim articuli quarti producto. Statura mediocris vel sat magna. 
Species tipica E. trigonum (Herm.). 


OSSERVAZIONI. — Anche il presente genere è assai bene defi- 
nito e distinto da tutti gli altri. Credo che si possa collocarlo 
accanto ai Microtrombidium, coi quali (s. stricto) concorda pei peli 
che rivestono il tronco e gli arti ed anche, fino ad un certo punto, 
per Vl armatura dei palpi. Quivi però è qualche differenza, che si 
deve rilevare. È bensì vero che esiste 1’ unghia accessoria e che 
si trovano spine robuste sul quarto articolo al lato esterno, tutto 
ciò come negli Enemothrombium, ma notevole è la diversa maniera 
dei pettini. Nei Microtrombidium (sensu lato) il pettine dorsale pro- 
cede dalla base del 4.° articolo e si prolunga più o meno verso 
P avanti, non arrivando alla metà del segmento nel sottogenere 
Microtrombidium e procedendo fino a due terzi, in generale, negli 
Enemothrombium. Invece, in questi Eutrombidium il pettine pro- 
cede dall’ unghia verso la base del 4.° articolo ; cioè l unghia ac- 
cessoria è la prima e più robusta spina di una serie, nella quale 
le spine seguenti sono tutte di eguale sviluppo. Tale serie però non 


100 TROMBIDIIDA 


è brevissima come in Podothrombium e Neotrombidium, dove occupa 
il terzo o la metà apicale del 4.° articolo, ma è lunga quanto ) ar- 
ticolo stesso di cui occupa tutto il dorso. La faccia interna poi 
del 4.° articolo medesimo è arcuata da spine setoliformi in no- 
tevole numero e senza ordine ammucchiate formando una radula 
o spazzola. 

Invece, nel sottogenere Leptothrombium, i pettini sono affatto 
come in Enemothrombium. Ancora, nei palpi si rileva altro carat- 
tere generico. Si trovano infatti, al lato esterno del 4.° articolo 
due o tre assai robuste spine, più grosse di quelle che in numero 
vario si possono vedere in parecchi Microtrombidium e più ancora 
negli Enemothrombium. In questi Eutrombidium (come anche nel 
sottogenere) le spine esterne del 4.° articolo sono anche più ro- 
buste e lunghe della unghia accessoria, colla quale finisce il pet- 
tine (dorsale negli Eutrombidium, laterale nei Leptothrombium). 

Oltre a ciò, nel capotorace si vedono gli occhi portati da un 
assai breve peduncolo, anzi nulla più che un tubercolo ed hanno, 
per lo più, le cornee ambedue rivolte all’ indietro. Nei Leptothrom- 
bium però gli occhi sono del tutto sessili. 

La cresta metopica (fig. 47) è rappresentata più che altro dalla 
porzione mediana, che è assai lunga, lineare e nel mezzo circa (al 
livello delle cornee degli occhi) forma una piccola areola rotondeg- 
giante dove sono i sensilli. Il vertice (ossia Porlo anteriore del capo- 
torace, è debolmente concavo ed orlato da sottile fascia chitinosa, 
che rappresenta la porzione anteriore della cresta metopica. Oltre 
a ciò esiste un naso in forma di laminetta a lungo triangolo, che 
termina anteriormente acutissima e nel Leptothrombium oblongum 
finisce anzi in lungo stilo. 

I peli del capotorace, che sono fitti non meno che sull’ addome, 
hanno la stessa fabrica di questi ultimi. Il capotorace stesso poi 
è piuttosto piccolo e conico. 

Caratteristico aspetto ha ) addome (fig. 48). Esso è veramente 
triangolare, cioè conico, perchè largo alle scapole va attenuandosi 
all’ indietro e termina più o meno acuto. Inoltre le pliche dorsali 
hanno una specialissima disposizione nella parte posteriore dell’ad- 
dome stesso. Quelle più anteriori sono pressochè rettilinee, tra- 
sverse, e più sensibile di tutte è la plica postscapolare, ma l’addome 


ea 
i 


ANTONIO BERLESE 101 


posteriore, che si inizia al livello delle zampe del 3.° paio ha, sul 
dorso una maniera di pliche del tutto particolarmente disposte. 
Esse sono in numero di una o due, parallele e incurvate a ferro 





Aerea 
i—_——=—==—=—==++# 
Fig. 47. — Capotorace di Eutrombidium (E. tri» Fig. 48. — Tronco di Eutrombi- 
gonum Herm.). 0 occhi; S stigmi; n naso; dium (E. trigonum Herm.) 
Z, Zampa del 1° paio. dal dorso. 


di cavallo colla convessità all’ innanzi, di guisa che circuiscono 
uno spazio ovale, la cui metà posteriore cioè, è fatta dall’ orlo 
estremo dell’ addome. Si ha dunque la impressione di una specie 
di lobo più o meno ovale, che è limitato anteriormente dalle pliche 
anzidette e posteriormente si protrae anche oltre il rimanente orlo 
estremo dell’addome, sul quale dunque sporge più o meno. La cute 
in questa area ovale è spesso anche più indurita, quasi a guis: 
di scudetto (e ciò particolarmente in Leptothrombium), certo più 
intensamente tinta e coperta di peli più fitti ed uniformi che non 
il rimanente dorso dell’ addome. 

I peli sono conici, più o meno lunghi e gracili e coperti di fitte 
barbule grossette. 

Tali peli sull’addome sono di uniforme sviluppo e configurazione 
nel sottogenere Eutrombidium, ma di due stature in Leptothrombium. 
Le zampe sono piuttosto gracili e mancano affatto di pulvilli. 

La statura in talune specie può essere considerabile, cioè fino 
a 5 millimetri di lunghezza; in altre è alquanto minore. Le specie 


102 TROMBIDIIDA 


del genere si differenziano abbastanza difficilmente fra loro, meno 
che Vl £. frigidum, per Varmatura dei palpi; ad ogni modo, tenendo 
conto della forma dell’area ovale al dorso dell’addome (fig. 49), della 





Fig. 49. — Area ovale dell’estremo addome in diversi Eutrombidiumj; tutte le 
figure egualmente ingrandite, 1 E. ferox; 2 trigonum; 3 locustarum; 4 frigi- 
dum; 5 debilipes; 6 E. Leptohr. oblongum. 


conformazione dei tarsi anteriori, grossezza dei palpi e numero dei 
peli-spine della radula (nel lato interno del 4.° articolo); delle 
proporzioni della appendicola, della statura etc. le specie possono 
essere separate abbastanza bene. 

Esse si aggruppano in due distinti sottogeneri cioè : 


—— re 


ANTONIO BERLESE 1053 


Subgenera. 


— Abdomen non abnormiter elongatus ; oculi tuberculo sustenti ; pili abdomi- 
nis statura conformes . . . . . . . . . EUTROMBIDIUM s. str. 
— Abdomen abnormiter elongatus ; oculi omnino sexiles ; pili abdominis duplici 
SCALA IS N OO ILEPTOLHROMELUMBBerl® 


Subgen. LEPTOTHROMBIUM Ber. n. subgen. 


(AerTÒs _- subtilis). 


Abdomen saltem triplo longior quam latus, pilis statura duplicì 
indutus. Pedes perexiles. Oculi omnino sexriles. Rostrum sat bene 
exertile. 

Species typica E. L. oblongum Tréig. 

Per ora, a rappresentare il sottogenere, non conosco che la specie 
tipica, che è la seguente : 


Eutromb. (Leptothromb.) oblongum (Triig.). 


Trigàrdh, Acariden aus Agypten und dem Sudan, p. 76, tab. 4, fig. 6-10 
(Trombidium oblongum). 


Miniaceum, seuto abdominali postico saturatius rubro, perelonga- 
tum sive amplius triplo longius quam latum, postice acutum. Abdomen 
totus dense pilis barbatis, duplici statura conspicuis, vestitus. Pedes 
omnes perexiles, cylindrici, tarsis (etiam anticis) crassitie tibia con- 
formibus vel via exilioribus. Tarsi antici plus minusve deorsus in- 
curvi, cylindrici, exiles, quintuplo et dimidio longiores quam lati, 
apice rotundati, tibia aliquanto longiores. Crista metopica valde longa, 
areola (in medio) perconspicua. Palpi sat graciles, appendicula elon- 
gate cylindrico-claviformi, non unguem superante. Articulus palpo- 
rum quartus externe spinis duabus validioribus auctus, interne pectine 
laterali spinulis in lineam bene seriatis constituto armatus. Abdomen 
ad humeros mediocriter et late prominulus, post humeros sensim con- 
strictus, denique gradatim attenuatus et in apice postico acutus, totus 


104 TROMBIDIIDA 


pilo duplici statura obtectus. Pili sunt minores et numerosiores ad 
20 p.. long. ; alii maiores aeque dissiti sed rariores, 40 p.. long. Om- 
nes pili sunt sat robusti, conici, late et dense barbatuli. In extremo 
postico abdomine derma durius et saturatius rubro depictum est quasi 
scutulum conficiens, perfecte ovale. 

Ad 1450 p.. long.; 550 p. lat. (typicus Triigardhi); vel 2580 
b. long., 720 p. lat. (erempla Sardiniae). 

Habitat in nidis formicarum (Messor barbarus var. minor) în 
Africa, aput flumen Nilum nec non in Sardinia. 


OSssERVAZIONI. — Se il Trigardh avesse usato un aggettivo 
atto a definire anche più accentuatamente la figura molto allun- 





Fig. 50. — Eutromb. (Leptohr.) ablongum (Trig.), dal dorso. 


gata di questo Trombidide, sarebbe stato anche più felice che ri- 
correndo alla indicazione di oblongum quando si tratta di una forma 
così eccessivamente allungata e certo il lodato Autore così avrebbe 
fatto se avesse avuto sott’ occhio altri esemplari maggiori, come 


ANTONIO BERLESE 105 


io ho, che sono allungatissimi, cioè esattamente 3,6 volte più Iunghi 
che larghi. 

Anche il comportamento di questa forma curiosa, che sta abi- 
tualmente curva col suo addome, cioè formando un arco per la 
estremità rivolta all’ insù quasi come fanno gli Stafilini, è molto 
singolare. A tutto ciò aggiungendo la estrema esilità delle zampe 
e particolarmente di quelle del primo paio si ha una figura di in- 
sieme molto strana ed affatto insolita in questa famiglia. 

Del resto anche le abitudini di vita sono affatto speciali perchè 
si tratta di una forma Mirmecofila o Termitofila e nella famiglia 
non abbiamo che qualche 7rombicula con tali costumi. 


È ; 


) 





ETTKL 


80 SR . 
Fig. bl. — Eutromb. (Leptohr.) oblongum Trig. (4, B,C 1) A tarso e tibia 1° paio; 


} 325). 
B palpo esternamente; C apice del palpo internamente; D peli del tronco () 


Il tronco ha figura di un rombo molto allungato, con leggiera 
prominenza alle seapole, ma è più lunga la porzione infrascapolare 
che non la anteriore col capotorace. 

IL’ addome è appena ristretto dietro le scapole stesse, cioè al 
livello della inserzione del 3.° paio di zampe e posteriormente finisce 


106 TROMBIDIID A 


molto acuto. Quivi è quella specie di scudetto dorsale, che è si- 
gnificato dalla cute più dura e più colorata. Tale scudetto ha forma 
esattamente ovale ed apparisce assai bene negli individui decolo- 
rati dall’ alcool. Tutto Vl addome è ricoperto di fitta peluria com- 
posta di peli della stessa struttura, ma di due grandezze diverse. 
Gli uni e gli altri sono conici, piuttosto grossetti, molto acuti al- 
l’apice e rivestiti di fitte barbule, di cui le più lunghe lo sono quasi 
quanto metà della lunghezza dello stelo. Queste barbule vanno 
decrescendo di lunghezza regolarmente dalla base all’ apice del 
pelo. I peli minori sono i più numerosi e misurano circa 20 pp. 
di lunghezza. Tra questi sono intercalati, ad intervalli eguali e 
quindi con una certa regola, altri peli maggiori, lunghi circa 40 p. 
e colle barbule più lunghe. 

Il capotorace è piccolo, come in tutte le specie del genere, af- 
fatto conico, troncato o leggermente escavato al vertice. 

Quivi trovasi un lungo naso, stretto e che termina in una assai 
lunga appendice stiliforme, acutissima. La cresta metopica, nella 
quale la quasi totalità è fatta dalla porzione mediana, questa è 
lineare, retta, sottile e nel mezzo aperta da una bella areola sen- 
silligera rotondato-rombica. 

Gli occhi sono affatto sessili e colorati in rosso sanguigno, pic- 
coli. Le zampe tutte appaiono molto esili e discretamente lunghe, 
con segmenti tutti di grossezza uniforme. Nelle zampe del 1.° paio 
il tarso è appena più lungo della tibia, ed egualmente grosso, se 
non anche sensibilmente più sottile. Ambedue questi articoli sono 
del tutto cilindrici. Però il tarso è leggermente curvato all’ ingiù 
e termina rotondato ed alquanto più sottile verso 1’ apice che verso 
la base. 

Nell individuo tipico, il quale mi è stato gentilmente comunicato 
dal Trigardh (trovato presso il Nilo) e che è lungo 1450 p.. sol- 
tanto, è dunque di statura mediocre, le misure dei due ultimi 
articoli degli arti 1.° paio sono le seguenti: Tibia lunga 230 p.; 
tarso lungo 275, largo 50 p.., adunque esattamente cinque volte 
e mezzo più lungo che largo. 

Il Trigardh ebbe gli esemplari di questa sua bellissima specie 
da località presso il Nilo bianco, trovati in nidi di Termiti. 

Io ne ho avuti otto bellissimi ed assai grandi (misure indicate) 





Me: 


ANTONIO BERLESE 107 


raccolti dal signor Krausse ad Asuni in Sardegna, in nidi di for- 
miche (Messor barbarus var. minor). Uno di questi mostra il rostro 
estroflesso (come si vede in Smaridia) di tanto quanto è lungo il 
rostro stesso colle sue appendici. 


Subgen. EUTROMBIDIUM (s. str.). 


Truncus non amplius duplo longior quam latus. Rostrum haud 
exertile. Pili abdominis statura et fabrica intersese conformes. Oculi 
curto tuberculo sustenti. 

Species typica E. trigonum (Herm.). 


In questo sottogenere le specie si distinguono fra loro per ca- 
ratteri desunti dalla forma del corpo, robustezza degli arti, pro- 
porzioni dell’ appendicola. Eccellenti caratteri poi oftre la porzione 
ovale del dorso dell’ addome posteriore, circoscritta dalle caratte- 
ristiche pieghe, come si è detto e che si avvertì già essere co- 
perta da cuticola più dura, quasi come uno scudetto. Tale scudo 
varia molto di dimensioni (proporzionali al restante dell'addome) 
e di forma nelle singole specie e se ne trae ottimo carattere differen- 
ziale. Invece nessuno se ne può avere dalla peluria dell’ addome 
(e del resto), che in tutte le specie è eguale e non troppo si pre- 
stano neppure, alla diagnostica differenziale, i primi due articoli 
delle zampe 1.° paio. 

Le specie del sottogenere, le quali mi sembra di poter distin- 
guere e che io ho veduto sono le seguenti : 


1. Quartus palporum articulus externe spinis validis tribus armatus 
ER MRI giogo PT one (IE te e E. FRIGIDUM Berl. 
— Quartus palporum articulus externe spinis validis duabus armatus . 2 
2. Scutum dorsuale abdominis postici magnum, circiter totius trunci dimidiam 
Pale KOCCUPAN SEN A E. FEROX Berl. 
— Scutum dorsuale abdominis postici ad summum tertiam (vel paulo amplius) 
Parte vous A URUDNCEOCCUpans tt 3 
3. Scutum dorsuale supradictum fere quintuplo curtius quam totus truneus 
E. DEBILIPES (Leon.). 


105 TROMBIDIIDA 


— Scutum dorsuale supradictum paulo amplius tertia parte trunci longum . 4 
4. Tarsi primi paris fere quadruplo longiores quam lati CL Ne E 
RE SENTO ROLO FOT PIIIAZOO (VV IS TRINO, UM RI ERRIGONUM CFICLTIDE 

— Tarsi primi paris fere triplo longiores quam lati SEE, ds IR 
E. LOCUSTARUM (Walsh.). 


Eutrombidium trigonum (Herm.). 


Hermann, Mém. Apt., p. 26, tab. I, fig. 5 (Trombidium trigonum). — C. L, 
Koch, C. M. A. Deutschl., fase. 6, fig. 8 (7. trigonum). — Gervais, 
Apt. III, p. 177 (7. trigonum). 

Non syn. Canestrini e :-Fanzago, Acar. it., p. 135 (7. trigonum). — 
G. Canestrini, Acarof. ital., p. 134 (Ottonia trigona). — A. Ber- 
lese, A. M. Sc. it., fasc. LXXII, N. 5 (7. trigonum). 


Cinnabarinum, sat elongate trigonum, postice acutum. Crista me- 
topica areola perconspicua perforata. Palpi crassiusculi, appendicula 
longa, circiter quadruplo longiore quam lata, sensim claviforme. Ar- 
ticulus quartus palporum interne radula ex spinis sat robustis septem 
(circiter) composita. Pili abdominis ut in caeteris huius subgeneris 
speciebus conformati (ad 60-70 p.. long.). Scutum abdominis postici 
dorsuale magnum, sat elongate trapezoideum, posterius rotundatum, 
utrinque în margine postico leniter impressum, in margine antico sat 
profunde excavatum, 800 p.. long., 650 p.. latum. Pedes sat robusti, 
tarso antico quam tibia sat longiore sed vix exiliore, elongate ovali, 
apice subrotundato, fere quadruplo longiore quam lato. 

Ad 2500 p. long.; 1350 p. lat. 

Habitat in Germania. 


OSSERVAZIONI. — Ascrivo alla specie dell’ Hermann gli indi- 
vidui che ho sott’ occhio e che provengono da Marbourg, raccolti 
dallo Strand, e ciò per due ragioni. Anzitutto la specie sembra 
comune, certamente è questa che il Koch ebbe ed illustrò e quindi 
è da ritenersi che anche V Hermann abbia avuto precisamente 
questa forma a tipo del suo 7. trigonum. In secondo luogo la 
forma del corpo è veramente caratteristica, poichè è Punica specie 
questa, fra le europee, nella quale 1° addome abbia quella decisa 


SE 
ANTONIO BERLESE 109 


forma obconica, la quale è benissimo indicata dall’Hermann e dal 
Koch ed ha dato il nome alla specie. Vedasi la figura 483. 

In tutte le altre specie europee il corpo è più ovale, cioè più 
larghetto e rotondato di dietro. 





Fig. 52. — Eutrombidium trigonum (Herm.) (4, Bee 3) A tarso e tibia del 1° paio; 


È 325). 
B palpo intern.; Cl apice dello stesso estern.; D peli del tronco | "i 





Il solo #. locustarum d’ America, secondo 1 individuo che he 
sott’ occhio e che debbo alla cortesia dell’ Ewing, somiglia, per la 
forma dell’addome, a questo E. trigonum. 

Non parlo dei peli dell’ addome (e del rimanente corpo) in con- 
fronto con quelli delle altre specie, perchè queste appendici non 
darebbero certo caratteri distintivi netti. In tutti gli Hutrombidium 
(s. str.) i peli sono egualmente fabricati e presso a poco delle 
Stesse dimensioni. Si tratta di peli conici, molto fitti, piuttosto ro- 
busti e con discreta barbulazione. In questa specie misurano da 
60 a 70 u.. Perciò non ne parlerò altrimenti a proposito delle altre 
specie, come non li ho figurati. 

Qualche buon carattere differenziale specifico si può rilevare 
dal palpo. In questo organo infatti si notano non trascurabili va- 
riazioni sia rispetto alla maggiore o minore robustezza (poichè, i 


110 TROMBIDIIDA 


segmenti possono essere più o meno grossi proporzionatamente e 
quindi tutto il palpo assumere un aspetto più o meno robusto e 
grosso), come riguardo al numero di setole-spine che compongono 
la radula al lato interno del 4.° articolo, come ancora rispetto alle 
proporzioni dell’ appendicola, che può essere più o meno allungata. 

Si somigliano tra loro da un lato i palpi dell’ Z. trigonum, E. fe- 
rox quanto a numero di setole-spine nel lato interno del 4.° arti- 
colo, e dall’ altro lato convengono gli E. debilipes, E. locustarum, 
per lo stesso carattere. Quanto all’ E. frigidum esso è diverso da 
tutte le altre specie, che qui descrivo, pel fatto delle tre spine 
(anzichè due) sul lato esterno del 4.° articolo e perciò non se ne 
discorre qui. (Il solo £. canestrinii sembra godere di tale carattere). 

Nell’ E. trigonum adunque, il lato interno del 4.° articolo porta 
sette spine—setole, distribuite in due file esattamente trasverse, 
nelle quali tre o quattro spine sono nella serie anteriore e le altre 
nella posteriore. L’ appendicola è leggerissimamente claviforme e 
circa quattro volte più lunga che larga; col suo apice raggiunge 
esattamente | apice dell’ unghia. 

Lo scudo dorsale posteriore (dell addome) è notevolmente grande, 
di forma ovato-trapezoidale, meno di una volta e mezza (esatta- 
mente 1,3) più lungo che largo, di dietro rotondato, però con una 
impressione laterale in ciascun lato lungo l’orlo posteriore, all’ in- 
nanzi troncato e più o meno concavo in questo suo margine. Esso 
sporge con tutta la parte rotondata oltre il rimanente estremo 
addome, dal quale però è abbracciato sui lati per due terzi (gli 
anteriori) della sua lunghezza, appunto come bene apparisce dalla 
figura 49,2. 

Questo scudo è lungo 800 p.. e largo 650 p. e mostra due im- 
pressioni a forma di solchi longitudinali, molto sensibili. 

Negli arti del primo paio il tarso è sensibilmente più stretto 
della tibia, della quale è alquanto più lungo, ha forma cilindrieo— 
ovale, rotondato all’ apice ed è quasi quattro volte (esattamente 
3,8) più lungo che largo (lungo 340, largo 90; tibia lunga 280). 

La cresta metopica è molto bene visibile ed ha una bella areola 
nel suo mezzo. 

Gli individui che vedo hanno statura mediocre, cioè non rag- 
giungono i 3 mill. di lunghezza; i loro piedi sono robusti, cioè 


ANTONIO BERLESE Metal 


grossi e lunghetti. Il paio anteriore, ad esempio, supera abbastanza 
la larghezza massima del corpo ; in esemplare di 1350 p. di lun- 
ghezza è lungo 1650 p.. circa. 


Eutrombidium ferox Berl. 


A. Berlese, A. M. Sc. it. fasc. XL, N. 1, (Trombidium ferox). 


Cinnabarinum, bene humeratum, post humeros arcte et subito con- 
strictum, caetero abdomine subeylindrico, postice rotundatum. Orista 
metopica difficilius conspicua, areola subinconspicua. Palpi crassiu- 
sculi, appendicula mediocriter longa, circiter duplo et dimidio longiore 
quam lata, lenissime claviforme ; radula in quarti artieuli latere in- 
terno ex spinis decem composita, in seriebus 3-4 obliquis dispositis. 
Scutum abdominis postici dorsuale maximum, totam fere dimidiam 
dorsi partem posticam occupans, usque ad latera abdominis exten- 
sum, subovale, paulo longius quam latum, postice rotundatum, im- 
pressione nulla laterali excavatum, anterius rotundato-truncatum, 
sulcis longitudinalibus foveoliformibus quatuor eraratum, ex quibus 
medii figuram ovalem circumdant ; seutum hoc 1050 p. long., 840 |. 
latum. Pedes robusti; antici tarso longiore et subtiliore quam tibia, 
cylindrico-clavato, apice rotundato, circiter quadruplo longiore quam 
lato. 

Ad 2300 p.. long.; 1600 p.. lat. 

Habitat Florentiae, valde rarum. 


OssERVAZIONI. — L’ unico esemplare della specie, che possiedo, 
è tuttavia quello da tempo descritto in A. M. Sc. it. e quantunque, 
come è credibile, non sieno mancate da parte mia assidue ricerche 
di materiale acarologico in Firenze, pure mai più ho trovato alcun 
individuo di alcuna specie pertinente a questo genere. 

Contuttociò è ben certo che 1 E. feror deve essere tenuto assai 
bene distinto non solo dagli altri Eutrombidium, coi quali è meno 
affine, ma ancora dall’ E. trigonum, al quale maggiormente si av- 
vicina. i 

Anzitutto la forma del corpo è molto diversa ed io la ho bene 


112 TROMBIDIIDA 


ritratta nella figura in A. M. Se. it. Infatti alla regione anteriore 
dell’addome, che è larga alle scapole, succede una repentina strozza- 
tura, molto accentuata, dopo la quale il rimanente addome è cilin- 
drico, cioè a lati paralleli e finisce rotondato. Quasi tutta questa por- 
zione cilindrica del tronco è occupata dallo scudo dorsale (fig. 49,1), 
che è veramente enorme, così grande come in nessuna altra 








Fig. 53. — Eutromb. ferox Berl. (7) A tarso e tibia 1° paio; B apice del palpo intern. 
specie, tanto che anteriormente giunge quasi alla strozzatura sot- 
toscapolare e sui lati si estende fino veramente ai lati dell’addome, 
senza che di questo sporga orlo alcuno a marginare lo scudo, ciò 
che non è in alcuna altra specie congenere. Questo carattere ap- 
parisce benissimo dalla figura già ricordata in A. M. Sc. it. 

Lo scudo ha forma regolarmente ovale, appena sensibilmente 
troncato all’ innanzi ed all’ indietro e misura 1050 p.. di lunghezza 
per 840 p.. di larghezza; è cioè 1,25 volte più lungo che largo. 
Esso è marcato da due serie di solchi o infossature lineari longi- 
tudinali, cioè, le esterne parallele agli orli laterali dello seudo 
concorrono poi con un soleo parallelo all’ orlo posteriore e così 
insieme di questa fossula lineare assume la forma di ferro di 
cavallo aperto all’ innanzi e le altre due rughe longitudinali sono 
tra le precedenti ed abbracciano uno spazio allungatamente ovale. 

La cresta metopica è molto difficile a rilevarsi ed ancor più 


PURI 


ira 





ANTONIO BERLESE 1005) 


l’areola sensilligera, che è appena riconoscibile. Gli arti sono ro- 
busti, per quanto le zampe sieno più corte e più gracili che nel- 
VE. trigonum. 

Quanto al palpo esso raggiunge la grossezza notevole che si è 
già veduta nell’ E. trigonum, ma ne differisce per l armatura del 
4.° articolo e per le proporzioni della appendicola. 

Nel lato interno del 4.° articolo, la radula si vede composta di 
una decina di peli-spine, che sono disposti in tre linee molto 
oblique, quasi longitudinali. I cinque peli-spine distali sono molto 
maggiori, quasi del doppio degli altri prossimali, che non diffe- 
riscono troppo dalle comuni setole. 

Quanto all’ appendicola essa è piuttosto corta e grossetta, quasi 
cilindrica e quasi due volte e mezza (esattamente 2,4) più lunga 
che larga, cioè 120 p. lunga e 50 p. larga ed, estesa all’ innanzi, 
raggiungerebbe esattamente 1 apice dell’ unghia. 

I tarsi del primo paio sono cilindrico-clavati, più ristretti verso 
la base e rotondati all’ apice, quasi quattro volte (con precisione 
3,9) più lunghi che larghi, sono più lunghi della tibia, ma ne sono 
anche più esili. Le misure sono le seguenti: tarso lungo 4530, 
largo 110; tibia lunga 360 p. 


Eutrombidium locustarum (Walsh). 


Walsh, Practic. Entomol., vol. I, 1866, p. 126, (Astoma locustarum). — Ri - 
ley, Rep. U. St. Entom. Com. 1878, p. 306, fig. 30, 40, (Trombidium 


locustarum)ì. — ? Banks, Trans. Amer. Entom. Soc. Vol. 21, p. 213, 
(Ottonia locustarum). — Ewing, A. System. and Biolog. Study of Aca- 
rina Illinois, p. 94 (Microtrombidium locustarum). — ? Chittenden, 


U. S. Dep. Entom. 1906, circular N. 77, (Trombidium). 


Cinnabarinum, elongate trigonum, postice acutum. Orista metopica 
exilis, areola sensilligera perconspicua. Palpi crassiusculi, appendicula 
elongata, vix claviforme, quadruplo longiore quam lata ; radula in 
segmenti quarti latere interno ex spinis validis, intersese statura pa- 
ribus, numero quinque constituta. Scutum abdominis dorsuale posticum 
valde elongatum, fere duplo longius quam latum, elongate trapezoi- 
deum, postice acuto-rotundatum, utrinque valde impressum, anterius 


« Redia », 1912. 8 


JO TROMBIDIIDA 


recte truncatum, sulcis profundis longitudinalibus duobus exrharatum, 
ad 980 p.. long. ; 590 w.. latum. Pedes omnes minus robusti sed longi, 
primi paris duplo fere latitudinem corporis superantes, tarsis via 
tibia crassioribus et bene longioribus, clavatis, basi strictis, apice 
subacutis, circiter triplo longioribus quam latis. 

Ad 2300 p.. long.; 1100 p.. lat. 

Habitat in America septentrionale. 


OSSERVAZIONI. — Diagnosi e figure sono prese da un bello 
esemplare, che debbo alla cortesia dell’ Ewing, ma non posso affer- 
mare si tratti di individuo dei maggiori; anzi sarei disposto a ri- 
tenerlo non molto sviluppato, giudicando alla stregua delle figure 
e delle dimensioni che del 7rombidium locustarum danno alcuni 





Fig. 54. — Eutromb. locustarum (Walsh) (D) A tarso e tibia 1° paio; B palpo intern. 


autori americani ad esempio il Banks, il Chittenden etc. senonchè 
può essere esista confusione coll’ E. magnum descritto dall’ Ewing, 
il quale corrisponde esattamente alle figure date dal Banks. L’Ewing 
poi, per 1’ E. locustarum, dà le dimensioni di 2500 |. pel maschio 
e 2700 p.. per la femmina, che sono assai inferiori a quelle del- 
lE. magnum (4500 p..) riferite dall’ Ewing stesso. In conclusione 


ANTONIO BERLESE ID 05) 


sì può ritenere che nell’ America del Nord si trovino due specie 
di Eutrombidium, le cui larve vivono a spese di Ortotteri e che 
sono diverse fra loro, non solo per la statura ma ancora per la 
forma del corpo e per quella dello scudo dorsale addominale. Quale 
di queste sia da ascriversi al Walsh, cioè sia il vero E. locusta- 
rum non può dirsi con sicurezza, perchè Vl Autore che fondò la 
specie non trattò dell’ adulto. Sembra però che la forma adulta 
descritta dal Banks debba attribuirsi all’ altra specie maggiore, 
cioè all’ E. magnum dell’ Ewing. 

Per conto mio, giacchè V Ewing stesso ha riconosciuto diverse 
le due specie e le ha bene descritte distintamente, mi attengo alla 
sua interpretazione ed ascrivo all’ E. locustarum il bell’ individuo 
che con tale nome lo stesso Ewing gentilmente mi ha comunicato. 

Questa specie differisce dalle finora note sopratutto per la forma 
dello scudo dorsale addominale, mentre si avvicinerebbe abba- 
stanza all’ E. trigonum per la forma del corpo, (sebbene questo 
E. locustarum sia anche più allungato) come anche per la statura 
e conviene con E. debilipes ed altri per V armatura dei palpi, ma 
ne differisce pei caratteri presentati dagli ultimi segmenti delle 
zampe anteriori. L’ addome è assolutamente triangolare e finisce 
acuto posteriormente. 

Lo scudo dorsale posteriore è quasi due volte più lungo che 
largo (esattamente 1,65), cioè lungo 980 p.. e largo 590 e si com- 
prende circa due volte e mezza nella lunghezza totale del tronco; 
esso è ovale-trapezoidale, di dietro rotondato, ma con due forti 
insenature sui lati presso I’ orlo posteriore e dinanzi troncato, quasi 
rettilineo. Inoltre le due foveole allungate laterali sono molto 
profonde (fig. 49,3). 

La cresta metopica è sottile, molto bene visibile e nel mezzo 
perforata da una bellissima areola sensilligera, assai cospicua. Gli 
occhi sono portati su un tubercolo più elevato che in tutte le 
altre specie. 

Le zampe sono tutte piuttosto sottili, ma discretamente lunghe. 
Infatti, nell’ esemplare che ho sott’ occhio e che misura esatta- 
mente 2300 p.. di lunghezza per 1100 di larghezza, le zampe an- 
teriori sono lunghe 1750 p.. In queste il tarso è più lungo della 
tibia (che misura 330 p..) ma anche sensibilmente più grosso e 


116 TROMBIDIIDA 


LI 


veramente claviforme, bene allungato, perchè su 380 p. di lun- 
ghezza ne misura 130 di larghezza, che è poi come dire circa 
4 volte (esattamente 2,95) più lungo che largo. 

I palpi sono grossetti, colla appendicola leggermente clavata 
ed esattamente quattro volte più lunga che larga (lunga 140 w., 
larga 35); distesa all’ innanzi supera appena 1’ apice dell’ unghia. 
Nel quarto articolo, dal lato interno, si scorgono cinque setole— 
spine tutte egualmente robuste, componenti la radula e sono esse 
sole senza peli minori su questa faccia. Esse sono inserite assai 
presso all’ orlo posteriore dell’ articolo e su due file alquanto obli- 
que, quasi trasverse, di cui la antero—inferiore è composta di tre 
spine e l’ altra postero-superiore di due. 

IL’ Ewing, secondo le cifre soprariportate, assegna maggiore lar- 
ghezza ai suoi esemplari. Può essere che quello che ho sott’occhio, 
conservato in balsamo, sia alquanto ristretto. 


Eutrombidium debilipes (Leon.). 


Leonardi, Una nuova specie di Trombidium, 1899 (T. debilipes). 


Cinnabarino-miniaceum, subeylindricum, vix humeratum, elonga- 
tum, postice rotundatum, pedibus perparvis et valde erilibus. Palpi 
crassi brevesque, ungue parvo; appendicula parva, cylindrica, circiter 
triplo longior quam lata, anterius producta unguem paulo superans. 
Articuli quarti radula ex spinis 5-10 constituta, ‘intersese statura 
paribus et in seriebus duabus vel tribus, obliquis dispositis. Scutum 
abdominale posticum sat elongate trapezoideum, anterius strictum et 
truncatum, posterius linea subrecta, vix arcuata terminatum, paulo 
longius quam latum (ad 600 p.. long.; 470 p. lat.) quintam totius 
trunci longitudinem aequans. Pedes perbreves et pergraciles; antici non 
corporis latitudinem aequantes, tarso tibiaque curtioribus quam in 
caeteris speciebus, tarso crassiore quam tibia et fere eadem longitu- 
dine, duplo et dimidio longiore quam lato, ovato, apice acuto. 

Ad 5 mill. long. (erempla maxima) ; 2500 1. lat. 

Habitat in Russia. 


aLe) 


ANTONIO BERLESE 107 


OSSERVAZIONI. — La caratteristica della specie è l’indicata 
straordinaria gracilità degli arti, specialmente in confronto del 
tronco, il quale, sopratutto negli individui molto turgidi, assume 
dimensioni cospicue, le quali possono giungere fino ai cinque mil 
limetri di lunghezza, come si è indicato. i 





: = Sio [80 E, ; 
Fig. 59. — Eutromb. debilipes (Leon.) (7) A tibia e tarso 1° paio; 
\1, 


B palpo esternamente; C apice dello stesso internamente. 


Il tronco stesso è poi quasi cilindrico, poichè assai poco promi 
nente alle scapole e molto allungato. Di dietro termina retondato. 
Lo scudo posteriore addominale è molto piccolo, sopratutto rispetto 
alle dimensioni del corpo, poichè anche in esemplari non esagera- 
tamente turgidi nè massimi, ad esempio in uno di 2850 p.. di lun- 
ghezza, lo scudo stesso non è più lungo di 600 p.. (per una lar- 
ghezza di 470 p..) cioè sta circa cinque volte nella lunghezza del 
tronco stesso. Questo scudo ha forma speciale ; esso è veramente 
trapezoidale, perchè quasi rettilineo nell’ orlo posteriore, nè pre- 
senta insenature sui lati dell’orlo stesso, come non è seavato nel 
l’orlo anteriore, ma quivi è rettilineo. Questo scudetto sporge ap- 
pena o non sporge affatto dall’orlo posteriore dell’ addome (fig. 49,5). 

La cresta metopica è molto bene cospicua, larghetta e con una 


118 TROMBIDIIDA 


bella areola centrale. Gli occhi sono portati su tubercoli brevi ma 
percettibili. 

I palpi sono grossi e brevi ed hanno anche un’ unghia brevis- 
sima e tozza. Anche l appendicola è piuttosto corta, cilindrica, 
punto claviforme, anzi leggerissimamente conica; allungata all’ in- 
nanzi può sorpassare di pochissimo 1’ apice dell’ unghia; è poco 
più di tre volte (esattamente 3,15) più lunga che larga. 

Le zampe sono corte e gracili. Nel detto esemplare mediocre, 
ad esempio, quelle del 1.° paio sono lunghe circa un millimetro, 
quando l'addome, alle scapole, è largo 1600 p.. 

Negli esemplari maggiori poi queste proporzioni aumentano an- 
cora, nel senso che cresce la differenza tra la lunghezza degli arti 
e le dimensioni del corpo e quelli appaiono proporzionatamente 
più piccoli. Anche i tarsi del primo paio hanno conformazione e 
proporzioni diverse da quelle delle altre specie congeneri finora 
vedute. Il tarso infatti è veramente ovale, appena più attenuato 
verso la base e rotondato-acuto all’ apice. Esso è un poco più 
grossetto della tibia e quasi egualmente lungo; misura 390 p. di 
lunghezza per 150 di larghezza, è, cioè, esattamente 2,6 volte più 
lungo che largo. La tibia è lunga 310 p. 

Gli esemplari che possiedo sono i tipici. 


Eutrombidium frigidum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 364. 


Cinnabarinum, mediocre, bene humeratum, post scapulas constrictum, 
parte abdominis post scapulas subcylindrica, vel primitus retrorsus 
sensim latiore, denique subito in conum desinente. Abdomen postice 
acutus. Scutum dorsi abdominale posticum ovatum, via posterius la- 
tius et rotundatum, nec lateraliter impressum, sulco tamen toto mar- 
gini parallelo exharatum, mediocre, circiter quadruplo curtius quam 
truncus, fere aeque longum ac latum (700 p.. long., 650 p.. lat.). Ab- 
domen late ad latera et valde retrorsus scutum complectens. Palpi 
crassi et breves, articulo quarto externe spinis validioribus tribus, in- 
tersese statura subaequalibus armato, appendicula sat longa, lenissime 


ANTONIO BERLESE LO 


claviformi, paulo amplius triplo longiore quam lata, unguem paulo 
superante. Pedes sat robusti et longi; primi paris tarsus tibia paulo 
longior et eadem crassitie, ovalis, sub apicem attenuatus, apice suba- 
cutus, fere triplo longior quam latus. 

Ad 2600 p. long.; 1450 p.. lat. (foem. ovigera). 

Habitat. Plura vidi exempla, a Cl. Strand in Norvegia col- 
lecta. 


OssERVAZIONI. — L’ armatura del 4.° articolo del palpo, che 
mostra all’ esterno tre robuste spine anzichè due, come sono in 
tutti i congeneri, basta a distinguere nettamente questa specie. 
Ma anche a colpo d’occhio si riconosce, non solo per Vintensissimo 





80 De, : 
Fig. 56. — Eutromb. frigidum Berl. (1) A tibia e tarso 1° paio; 


B apice del palpo esternamente. 


colore rosso, ma per la speciale forma dell’ addome. Questo, largo 
alle scapole, subito dopo si restringe fortemente, ma per allar- 
garsi leggermente di poi fino a tre quarti dall’ orlo posteriore e 
quivi un poco rigonfia, ma di poi si restringe ed i suoi margini 
laterali concorrono rapidamente e così l addome finisce conico, 
subacuto, solo rotondato nell’ orlo posteriore dello scudo. Adunque 
la specie si distingue, per questa forma del corpo, dall E. trigonum, 
a cui somiglia per la statura, inquantochè nell’ £. trigonum Y ad- 
dome è decisamente conico. 


120 TROMBIDIID ZE 


Lo sendo dorsale è ovale, quasi tanto largo che lungo e finisce 
dietro rotondato e senza insenafure laterali. Esso è abbracciato per 
due terzi dall’addome, che sporge abbastanza lateralmente. Inoltre 
sono molto profondi i solchi i quali percorrono lo scudo. Si può 
dire che si tratti di un solco unico, affatto parallelo a tutto l'orlo 
dello scudo stesso, più sensibile e più stretto lungo l'orlo anteriore 
ed i laterali. Lo scudo è di grandezza mediocre rispetto al tronco, 
perchè riesce circa quattro volte più breve della lunghezza del 
tronco stesso (fig. 49,4). 

La cresta metopica è abbastanza bene visibile e gli occhi sono 
portati da un tubercolo ben alto. 

Quanto ai palpi, che sono grossi per la notevole larghezza del 
2.° articolo, essi sono armati, nella parte esterna del 4.° segmento, 
nel modo indicato ed all’ interno mostrano otto peli-spine, su due 
linee oblique. Quattro anteriori sono maggiori e quattro posteriori 
più piccoli. L’appendicola, cilindrica appena claviforme, è lunga 
130 p.. e larga 40, cioè esattamente 3,25 volte più lunga che larga 
e, diretta innanzi, sorpassa di poco Vunghia. 

I piedi sono robusti e lunghetti, anche più che in 4. trigonum. 
I tarsi del 1.° paio, di poco più lunghi della, tibia (che è lunga 
290 p..) ed egualmente grossi, misurano 340 p. di lunghezza per 
120 di larghezza, sono cioè meno di tre volte (esattamente 2,85) 
più lunghi che larghi; hanno forma ovale, attenuati verso l’estre- 
mità apicale, dove finiscono acuti. 

Ho veduto molti individui di questa bellissima specie, tutti rac- 
colti dallo Strand in Norvegia. Sono di statura presso a poco 
eguale. 


SPECIES RURSUS VIDENDAE. 


Riporto qui le descrizioni di due specie, che appartengono a 
questo sottogenere, ma che dovranno essere rivedute in confronto 
di altre che ho precedentemente descritto. Cito infine una terza 
specie, della quale non sono certo se veramente appartenga al 
presente genere. 


ANTONIO BERLESE O 


Eutrombidium magnum (Ewing). 


Ewing, Syst. Biol. Study of the Acarina of Illinois. p. 91, tab. V, fig. 26, 
(Microtrombidium magnum). 


« Red. Segment four twice as long as segment three and ending in 
two stout claws the outer of which is slightly the larger ; thumb of 
palpus long, swollen and extending almost to the tip of the palpal 
claws. Abdomen pointed posteriorly. Anterior pair of legs three-four- 
ths as long as abdomen. Tarsus of leg I very slightly sicollen ; tar- 
sus equal to penultimate segment in length. 

Length 4,50 mm., breadth 2,60 mm. 

Collected Urbana, Illinois ». 


OSSERVAZIONI. — Ritengo che questa sia la forma dal Riley 
riferita all’ E. locustarum e questo io giudico dal confronto della 
figura data dal Riley (luogo citato nella sinon. dell’ #. locustarum) 
confrontandola con quella che dell’ £. magnum otftre VV Ewing. 

Certamente però questa specie non può essere confusa coll’ £. lo- 
custarum, che ho sopra descritto, dal quale differisce, anche a giu- 
dizio delle sole figure, per la forma e grandezza del corpo, per le 
proporzioni e la forma dello seudo addominale, per le dimensioni 
degli arti etc. 

Siccome la specie mi sembra dover essere comune nell’ America 
del Nord, così sarà facile che qualcuno metta meglio in vista le 
differenze tra le due forme indicate. 


Eutrombidium canestrinii Berl. 


Canestrini e Fanzago, Acar. it., p. 135, (Irombidium trigonum). — 
G. Canestrini, Acarof. ital., p. 134, (Ottonia trigona). — A. Ber- 
lese, A. M. Sc. it. fasc. LXXII, N. 5, (Trombidium trigonum). — Idem, 
Brevi diagnosi, p. 363. 


Rubrum, abdomine leniter conico, sat humerato, postice acuto. Scu- 


tum dorsuale posticum elongatissimum, ultra triplo longius quam 
latum, subtrapezinum, postice rotundatum et, quasi appendicula, bene 


122 TROMBIDIID A 


ultra extremum abdomen prominulum. Pedes mediocres, antici tamen 
non corporis latitudinem aequantes; tarsis longe ovalibus, ecadem lati- 
tudine quam tibia, fere triplo longioribus quam latis. Palpi fere ut 
in E. frigido. 

Ad 4500 p. long.; 2500 p.. lat. 

Habitat rarum in agro Tridentino. 


OSSERVAZIONI. — Non ho più sott’ occhio ’ unico esemplare 
di questa specie trovato e descritto da Canestrini e Fanzago, che 
lo aserissero al 7. trigonum e che io disegnai al luogo indicato, 
esemplare che ora sembra perduto. Perciò ho messo questa specie 
fra le rursus videndae. In realtà però essa è molto bene distinta, 
se non abbiamo errato gli autori che la hanno descritta prima di 
me ed io stesso nel disegno dello seudo dorsale posteriore, ciò che 
non mi sembra credibile, e se il Canestrini ha bene descritto il 
palpo (armatura del 4.° articolo) ciò che deve certamente essere. 

Infatti, dello scudo posteriore, il Canestrini e Fanzago dapprima 
ed il solo Canestrini di poi (loc. cit.) dicono: « All’ estremità po- 
steriore il corpo termina con una piccola prominenza, che si estende 
per un tratto in avanti sul dorso fra due rialzi cutanei; la por- 
zione che sorpassa il contorno generale si ingrossa a guisa di 
bottone ». 

E così appunto io la ho disegnata ed ho anche detto (A. M. 
Sc. it.) specificatamente : « abdomine postice, ad dorsum, scutulo 
quodam ovali, in mucronem quasi e margine postice producto, 
auctum » e più sotto: «In dorso, ad marginem abdominis posticum, 
scutum quoddam stat, colore testaceo, longe ovatum et e margine 
postico prominulum, quasi in mucronem rotundatum ». 

Ora, precisamente il carattere differenziale, in confronto delle 
altre specie, per ciò che riguarda questo scudo dorsale, sta appunto 
nella lunghezza dello scudo stesso, che è così allungato come in 
nessuna altra forma delle vedute (circa 3 volte più lungo che 
largo) e nella maniera con cui termina, cioè alquanto ingrossato a 
bottone e nel fatto che esso sporge molto oltre il contorno poste- 
riore dell’ addome. Quanto ai palpi la figura che io ne ho dato e 
la descrizione sono errate perciò che io ho ereduto appartenere 
all’ appendicola una spina che invece spetta al 4.° articolo e solo 


ANTONIO BERLESE 123 


sporge oltre la appendicola stessa ed ho così interpetrato molto 
male la figura del Canestrini in Acarofauna it., giacchè non ho 
disegnato questo palpo dal vero. Invece, il Canestrini erra scam- 
biando la faccia interna del palpo stesso con quella esterna, ma, a 
parte questo errore, egli descrive bene il palpo medesimo, nel quale 
afferma la esistenza di « tre grossi aculei presso e davanti 1 ap- 
pendice spatolare ». Per questo carattere, così sicuramente affer- 
mato e sul quale non può certo avere errato il Canestrini, la spe- 
cie non si può avvicinare che all’ £. frigidum, ma ne differisce 
troppo per molti altri particolari di sommo rilievo. Per la faccia 
interna del 4.° articolo, il Canestrini dice che « dietro Vl unghia 
accessoria contansi sette spine lunghe e sottili, fra di loro paral- 
lele, disposte in due serie a 4 e 3 ». 

La specie va annoverata fra le maggiori perchè misura 4500 p. 
Gli autori che mi hanno preceduto affermano che individuo in 
discorso era due volte o più che due volte più lungo che largo, 
ma ciò non è, come apparisce anche dal disegno, che io ne ho fatto 
alla camera lucida; esso è quasi due volte più lungo che largo e 
la forma del corpo è veramente conica, sebbene non così accen- 
tuatamente come in £. trigonum. 

Le zampe sono mediocri, certo più lunghe e robuste che non 
in E. debilipes. Il tarso del 1.° paio, secondo la figura della mia 
tavola, mi sembra conformato presso a poco come in /. debilipes. 

Se è esatta la mia figura della cresta metopica, parmi che anche 
in questo organo si possano trovare caratteri specifici difteren- 
ziali. Infine dirò che gli occhi sono portati su corto tubercolo, 
come affermano Canestrini e Fanzago. 


Eutrombidium ? armatum (Kram. et Neum.). 


Kramer und Neuman, Acariden d. Vega-expedition, 1883, .p. 522, 
tab. 39, fig. 2, (Trombidium armatum). 


Con molto dubbio cito qui questa specie, che, per la figura data 
dell’ apice del 4.° articolo palpare, si potrebbe ritenere spettasse 
agli Eutrombidium, sebbene il vedersi una sola spina sporgente 


124 TROMBIDIIDA 


dall’ orlo inferiore del detto articolo accenni o ad un errore di 
osservazione o a qualche cosa di ben diverso. Certo è però che 
la figura del capotorace, colla cresta metopica fatta molto diversa- 
mente da quello che è in Wutrombidium ed anche gli occhi tutto 
affatto diversi, mi accrescono il dubbio circa la posizione siste- 
matica di questo acaro, che converrà rivedere molto più accura- 
tamente. 

La descrizione a nulla aiuta nella ricerca del genere a cui aseri- 


vere questo Trombidide. 


Gen. MICROTROMBIDIUM Haller 1882. 


(4rxpos = parvus). 


Trombidium (ex p.) Hermann, C. L. Koch; Canestrini è Fan- 
gago; Berlese ete. etc. — Ottonia (ex p.) Canéestrini G. ete. 
Microtrombidium Haller, Milbenf. Wurtemb., p. 322. 


Abdomen bene humeratus, cordiformis. Truncus totus pilo varie 
configurato indutus (pilo barbato, fusiformi, spiniformi, papilliformi, 
saepius variae fabricae in eodem animalculo). Caputhorar antice non 
celatus ab abdomine antico ; crista metopica lineari, in regione po- 
stica apicali partis mediae areolam rhombicam conficiente. Pars po- 
stica cristae post areolam brevis, fere omnino sub abdominis margine 
antico celata. Vculi utrinque peduneulo brevi vel brevissimo (vel sub- 
nullo) sustenti. Palpi pectine dorsuali, sacpius etiam pectine obliquo 
interno ex spinis validis constituto. Spinae adsunt saepe prope unguem 
in pectine dorsuales perrobustae, unguiformes. 

Adsunt plerumque spinae robustae etiam in latere caterno quarti 
articuli ad appendiculae basim insitae, antrorsus directae, variae nu- 
mero. Pedes corpore curtiores ; in subgen. Dromeothrombium tantum, 
antici et postici corpore longiores. Tarsi antici saepius valde dilatati. 
Ambulacra pulvillo nullo. Colores cinnabarini, vel sanguinei, vel rubri 
albo variegati. 

Species typica M. pusillum (Herm.). 


OSSERVAZIONI. — E questo il genere più ricco di specie, par- 
ticolarmente esotiche, ed è ancor più intricato dal fatto che molte 


ANTONIO BERLESE 125 


di esse sono state descritte in modo così sommario ed insufficiente 
da non poterle non solo riconoscere per se ma neppure argomen- 
tarne le affinità. 

A. questo proposito nom posso non lamentare la enumerazione 
di caratteri inutili alla diagnosi specifica ed esposti in modo af- 
fatto impreciso, come in troppe descrizioni, anche recenti, si trova. 

A_ che puo giovare il sapere che il tarso del primo paio è « al- 


quanto più Jlungo della tibia », 0 « piuttosto allungato », 0 che 


? 
« gli occhi di un lato sono avvicinati fra di loro », o che il tarso 
del quarto paio è « più breve della tibia » ? O che Vappendicula 
dei palpi è allungata e sorpassa o meno V unghia del 4.° articolo? 
Ed accanto a siffatti caratteri, così esposti nulla si dice di altri 
ben più importanti, la cni cognizione è necessaria a riconoscere la 
specie. Tutto ciò, peggio che mai, senza V aiuto di una sola figura. 

Altri autori fanno diversamente ed assai meglio. Ad esempio: 
il Trouessart definisce, con tutta precisione, e distingue tre specie 
di grossi Trombidium col solo carattere dei tarsi e delle tibie an- 
teriori e poichè alla precisa indicazione © aggiunta un’ottima figura, 
le sue specie sono benissimo riconoscibili ed a nulla sarebbe gio- 
vata la illustrazione di caratteri comuni. 

Per riconoscere con esattezza un Trombidide pertinente al pre- 
sente grande genere è necessario illustrare bene e con esatte 
misure : 

1.2 I peli del corpo (in linea secondaria affatto quelli degli 
arti); 

2.° Il tarso e la tibia del 1.° paio (veduti di lato); 

3. L’armatura, sopratutto del lato esterno, del quarto articolo 
dei palpi; 

4.° Il colorito. 

Tutti i Microtrombidium hanno un addome grosso, voluminoso, 
cordiforme, essendo gli omeri pronunciati, rotondato di dietro, più 
o meno pianeggiante sulla faccia dorsale, dove si trovano solchi 
e fossette. L’ addome non si protende sul capotorace in guisa da 
nasconderlo, ma lo lascia tutto visibile dal di sopra. 

Il capotorace è sempre piccolo, talora, specialmente nei veri 
Microtrombidium, addirittura piccolissimo, conico, all’ innanzi acuto 
od ottuso, ma non prolungato in maso. 


126 TROMBIDIID 47 


La cresta metopica è affatto lineare e percorre longitudinal- 
mente tutto il capotorace, nella sua linea mediana. Alla base di 
questo, cioè nella regione posteriore della parte mediana della 
cresta si scorge la areola sensilligera, ehe è romboidale o roton- 
deggiante, non traversata per lungo dalla cresta metopica e reca 
i due soliti sensilli con peli lunghi e semplici. Quanto alla parte 
posteriore della cresta, essa esiste ed è anche articolata colla pre- 
cedente appena dietro | areola, ma essa è in gran parte nascosta 
sotto Vl orlo anteriore dell’ addome. 

Tale porzione della cresta è inecurvata, colla convessità in alto 
e colla punta posteriore affonda molto sotto 1’ orlo anteriore del. 
I’ addome. 

Concludendo però, è certo che, vedendo un Microtrombidium dal 
dorso, V areola sensilligera apparisce molto indietro nel capotorace 
e vicino all’ orlo anteriore dell’ addome. 

Tutto il capotorace è fittamente coperto di peli della stessa 
natura od appena più semplici di quelli dell’ addome. 

Quanto agli occhi essi sono sempre molto bene visibili sui lati 
del capotorace e sono disposti su un tubercolo non articolato, nè 
troppo elevato, forse meno che in Podotrombium. Talora, special- 
mente nei Microtrombidium genuini, il tuberculo oculifero è pochis- 
simo rilevato; alquanto più alto è, generalmente, negli Enemotrom- 
bium. 

I palpi hanno una appendicola di vario sviluppo, cioè conica, 
breve, subacuta all’ apice (Microtromb. s. tr.) oppure cilindrica 0 
claviforme, rotondata all’ apice e più grande (specialmente in Ene- 
motrombium), lungamente piriforme o claviforme. Il quarto articolo 
di detti palpi mostra due pettini, talora molto belli e ricchi di 
spine. 

Circa questo particolare si rilevano diversità fra le singole spe- 
cie, che potrebbero sembrare atte ad una divisione in sottogeneri, 
ciò che in realtà, malauguratamente, non è. 

I pettini, conforme si vede nelle specie in cui essi sono meglio 
sviluppati e più distinti, sono realmente due. L’uno affatto dorsale. 
cioè colla inserzione delle spine lungo la linea longitudinale del 
dorso del 4.° articolo ; 1 altro interno. 

Il pettine dorsale non giunge all’ apice del 4.° articolo, ma ne 


ANTONIO BERLESE 1IDAZ( 


rimane più o meno discosto, a seconda che esso è maggiore o mi- 
nore; occupa dunque più specialmente la metà basale del 4.° seg- 
mento (al dorso). 

Le sue spine sono tutte eguali di sviluppo ed hanno nell’ in- 
sieme veramente l’ aspetto di pettine. Questo è povero e piccolo 
nei Microtrombidium propriamente detti, ma, in generale, molto più 
ricco e prolungato all’ innanzi in Enemothrombium. 

Il pettine interno è composto esso pure di spine presso a poco 
eguali di sviluppo, fitte, ordinate perfettamente in linea. Solo la 
prima è di gran lunga più robusta delle altre e costituisce V un- 
ghia accessoria. Essa è sita alla base dell’ unghia vera. Dopo que- 
sta, ripeto, le spine del pettine interno sono tutte eguali fra di 
loro, però il pettine è più o meno lungo, a seconda della specie. 
Nei Microtrombidium propriamente detti esso è piccolo e composto 
di poche spine; in parecchie specie di Enemothrombium invece 
esso è molto ricco di spine (ad esempio in M. E. diversum le spine 
del pettine interno nelle serie longitudinali sono 10). Questo pet- 
tine però è composto, nelle forme in cui esso è più rieco, non solo 
della serie longitudinale, più o meno parallela alla linea dorsale 
dell’articolo (porzione longitudinale), ma ancora di una serie meno 
ordinata di spine diretta in senso trasverso, perpendicolare alla 
serie longitudinale ed occupante la parte basale della faccia in- 
terna del 4.° articolo. Ripeto che questa serie è disordinata. Il 
più spesso si tratta di spine (piliformi) costituenti nell’ insieme 
una radula, più che vero pettine. 

Non si possono però sempre trarre caratteri specifici dal pet- 
tine dorsale come invece è sembrato possibile per altri generi 
precedentemente studiati. 

Invece le differenze circa la forma e direzione del pettine in- 
terno possono giovare nella diagnostica di qualche specie. 

Ho anche rilevato 1’ utilità dell’ esame del palpo sulla sua faccia 
esterna perchè quivi il 4.° articolo porta spesso una o più spine 
robuste, inserite parallelamente all’ orlo inferiore dell’ articolo e 
dirette all’ innanzi. Tali spine spesso mancano affatto, ma in altri 
casi sono di sviluppo vario ed in numero sino a quattro (nelle 
specie da me vedute). Mi è sembrato in molti casi questo un buon 
carattere specifico, perchè non lo ho veduto variare in molti indi- 


128 TROMBIDIIDA 


vidui, anche di località diverse, ben inteso pertinenti alla stessa 
specie. | 

Gli arti sono di mediocre sviluppo od abbastanza corti; intendo 
dire che nè le zampe anteriori nè le posteriori superano la lun- 
ghezza del corpo; ciò più comunemente. 

Ma da poichè in una specie esotica (M. macropodum Berl.) gli 
arti anteriori e più che mai i posteriori sono molto più lunghi del 
tronco, così ho afferrato questo carattere per istituire un sotto- 
genere, della cui validità ora non posso garantire, ma che intanto 
serve a segnare un frazionamento del troppo vasto gruppo. 

Le dimensioni dei tarsi del primo paio, anche in rapporto a 
quelle delle tibie, danno, al solito (con misure serupolose) eccel- 
lenti dati diagnostici e molto giovano alla distinzione delle specie. 

Quanto al colorito, esso dipende dalla tinta dei peli più che 
da quella della cute e perciò, in più casi, esso è un eccellente 
carattere per talune specie. 

Cito il M. E. perligerum con parecchie macchie bianche nella 
parte dorsale dell’addome, su un fondo rosso cupo; il M. marmora- 
tum con bellissime variegazioni bianche su fondo rosso al dorso 
dell'addome; il M. albofosciatum coll’addome rosso e su questo fondo 
larghe fascie bianche ete. In generale poi gli Enemothrombium, 
come è indicato da tale nome, sono tinti di colori rossi vivacis- 
simi ed intensi, dal cinnabarino al sanguigno. Sovente i veri Mi- 
crotrombidium sono di un rosso tra il miniaceo ed il cinnabarino. 
Certo le tinte rosse dei Trombididi di questo genere sono tra le 
più accese e brillanti di tutta la famiglia. 

Ma i più distinti caratteri specifici sì desumono dalla peluria 
del tronco. Giova soffermarsi alquanto su queste particolarità. 

I peli hanno forme le più svariate e, tranne qualche caso in 
cui si incontrano peli nudi (M. £. euthrichum) sparsi però par- 
camente fra papille d’ altra maniera, oppure peli spiniformi (M. £. 
spinosum) (fig. 57,E) egualmente commisti a peli complessi, in 
generale la peluria è composta, in massima parte almeno, da peli 
barbati o da papille villose di varia forma. 

I peli barbulati (plumiformes, barbatuli) sono molli, lunghetti, 
sottili, con barbule lunghe su tutti i loro lati. Essi sono colorati 
(fig. 57, A4-B). 


ANTONIO BERLESE 129 


Questa è la maniera più semplice. Naturalmente da specie a 
specie variano le dimensioni ed altre particolarità secondarie 
(Microtrombidium propriamente detti). In secondo luogo, una prima 
modificazione di tali appendici è rappresentata da peli grossetti, 
conici, acuti all’ apice, di varia lunghezza e grossezza sempre però 
a sezione rotonda, i quali sono rivestiti di barbe sottilissime, corte 
e fittissime (pil? dense et delicate villosi) su tutta la loro superficie 
(fig. 57,0). Ne sieno esempio quelli del M. #. fusicomum; M. E. 


i) 
i 
\ 


PETE, 
E 





Cc B A D E 


Fig. 57. — Diversa peluria del tronco in Microtrombidium (s. str.). A-C peli di 
una sola maniera (conformes); D-E di due maniere (difformes). A gracili con 
grandi e rade barbule robuste; B grossetti coa barbule robuste, corte, fitte; 
C a pelle sottile con fittissime e delicatissime barbule. 


vagabundum etc. In terzo luogo si possono avere i peli piumati 
commisti ad altri di altra forma ad esempio clavati (?) e tutti 
villosi (M. E. diversipile ete.) 0 della stessa forma ma più grandi 
(M. italicum, M. geographicum) (fig. 57,D) od a spine (M. spinosum) 
(fig. 57,2). 

Tutte le forme aventi peli conici barbulati, acuti all’apice, sia 
pure di varia grandezza, che sono poi le sopracitate, introdurremo 
nel sottogenere Microtrombidium s. str. Di qui in poi cominciano 
gli Enemothrombium aventi appendici cutanee clavate, fusiformi 
etc. spesso di più maniere sullo stesso individuo (fig. 58,4-B). In 
quarto luogo abbiamo le papille, cioè appendici claviformi, più © 


« Redia », 1912. 9 


150 TROMBIDIIDA 


meno corte e grosse, che passano da quelle leggermente clavate 
fino a quelle globose con peduncolo cortissimo (papillae clavatae), 
tutte rivestite di fitti villi, tanto che le più brevi e sferoidali 
(fig. 58,£) ricordano appunto un fiore di cardo non aperto. 

Queste papille mostrano anche spesso altra particolarità, cioè 
sembrano scavate nel centro, oppure divise da una specie di setto 
trasverso in due sezioni (fig. 58,2 papillae septatae). Il setto però 
non interessa la superficie esterna ma solo il lume interno. Forme 
speciali poi sono quelle di papille foliiformi villose (M. E. confusum, 
fig. 58,0 etc.) caratterizzate dal fatto che sono compresse, più o 
meno laminari, cioè a sezione ellittica; oppure di clave bifide al- 
apice (M. E. furcipile) oppure quelle stranissime arboriformi di 
M. E. perligerum. 

Finalmente una comune maniera di peluria del tronco si è quella 
che resulta da due o più specie di papille o papille e peli assieme 





Fig. 58. — Diversa peluria del tronco in Enemothrombium. A papille fusiformi 
minori (commiste ad altre maggiori); B papille fusiformi; C papille foliformi; 
D papille septate; £ piriformi o subsferiche. 


mescolati. Se la differenza tra le une e le altre consiste solo nelle 
dimensioni allora abbiamo le papilles conformes ; altrimenti le pa- 
pillae difformes; ad esempio alcune maggiori globose mescolate ad 
altre minori fusiformi etc. Più raro è il caso citato di papille com- 
miste a rari peli semplici, sottili (M. E. eutrichum). Si comprende 
come tali particolarità possano offrire eccellenti caratteri specifici 
molto netti e sicuri, ma bisogna rilevare con tutta esattezza la 
forma e le dimensioni precise, che non variano apparentemente nella 
stessa specie per diversa età degli individui. 

Non ho potuto trovare caratteri atti ad una distinzione di que- 


sci 


ANTONIO BERLESE IRSL 


sto grande genere in sottogeneri veramente naturali, bene distinti 
e senza forme di transizione dall’ uno all’ altro gruppo, eppure tali 
divisioni avrei fatto molto volentieri. Ho però cercato di separare 
il sottogenere Dromeothrombium e di fissare alla meglio un limite 
per gli Enemothrombium. Infatti è certo che un gruppo, il quale 
può essere detto dei Microtrombidium veri, perchè ha per tipo il 
M. pusillum, contiene specie con armatura dei palpi molto semplice, 
cioè con pettini piccoli e poveri, appendicola piccina, conica, tarsi 
molto larghi e cordiformi ed ha il corpo rivestito di peli conici, 
acuti all’ apice. 

Questo gruppo si separerebbe da quelli che ho compreso nel 
sottogenere Enemothrombium perchè in questi ultimi la peluria del 
corpo è molto più complicata, composta cioè di papille a clava più 
o meno lunga od almeno foliiformi, sempre però con villi minutis- 
simi ed assai densi (a differenza di ciò che vedesi nei Microtrom- 
bium in senso stretto, dove la villosità dei peli è più grossa e più 
rada). Per di più nei palpi il secondo pettine quasi sempre è molto 
ricco e 1’ appendicola non è minuta e di forma conica, ma è più 
vistosa, cilindrica o claviforme. 

I tarsi del primo paio sono di tutte le forme, però non mai così 
corti, larghi e cordiformi come nei veri Microtrombidium. Inoltre 
il colorito del tronco è di un rosso più vivace ed intenso. 

Con tuttociò, sono questi caratteri sufficienti ed abbastanza netti 
sempre per poter, senza scrupolo e chiaramente, distinguere i due 
gruppi? Non ne sono oggi del tutto certo. 

Per ora posso affermare che una repartizione artificiale del ge- 
nere Microtrombidium (dopo toltone il gruppetto dei Dromeothrom- 
bium) può essere fatta, in base alla peluria del tronco. 


Subgenera. 


1. Pedes antici et postici trunco multo longiores . 
x DROMEOTHROMBIUM n. subgen. 
Podes'antici.eipostici èrunco; GUILIores: 0... Li. Litio e i 
2. Pili trunci conici, barbula plerumque sat robusta induti . .//... 
SR, tg TIM: MESRE MICROTROMBIDIUM (S. Str.). 

— Pili trunci varie configurati, barbulis delicatissimis dense induti è 
ENEMOTHROMBIUM Berl, 


132 TROMBIDIIDA 


Subgen. DROMEOTHROMBIUM ». subg. 


(Spouatos — cursu valens). 
Trombidium (ex p.) Berlese, « Redia », vol. II, fasc. II, p. 155. 


Truncus (et membra) pilis itsdem subgen. Microtrombidium confor- 
mibus induta. Pedes antici et postici trunco multo longiores. 
Species typica M. D. macropodum berl. 


Del presente sottogenere non conosco per ora che la specie ti- 
pica sopraindicata, la quale non può essere ascritta ai due altri 
sottogeneri del genere Microtrombidium, appunto per 1’ inconsueta 
e notevole lunghezza degli arti, specialmente del quarto paio. La 
cresta metopica, gli occhi sessili, il pettine interno dei palpi di- 
mostrano che si tratta veramente di una forma da inserirsi in que- 
Sto genere. 


Microtromb. (Dromeothromb.) macropodum Berl. 


A. Berlese, Acari nuovi; Manip. IV, p. 155, tab. XV, fig. 3, (Trombidium 
macropodum). 


Miniaceum (2), sat longe pentagonum, bene humeratum. Cephalo- 
thorax magnus, bene ab abdomine distinctus. Oculi ommino sexiles. 
Pili trunci curti, sat longe barbati. Pedes longissimi, antici et postici 
multo longitudinem corporis superantes, setis subsimplicibus, vix curte 
barbatulis dense ornati. Palpi articulo quarto interne magno pectine 
ex spinis pluribus parallelis, densis constituto armati. 

Ad 800 p. long. 

Habitat in insula Jaba (Buitenzorg). 


OSSERVAZIONI. — Ho veduto un solo esemplare, che si trova 
ora «al Museo di Amburgo e che non ho presentemente sott’ oc- 
chio. Quando descrissi questa forma, colla diagnosi che più su ho 
riportato, non volendo guastare l’ individuo unico, non ho potuto 
considerarne bene e separatamente i palpi ed i tarsi del primo 


e e 


ANTONIO BERLESE 1665 


paio. Contuttociò ritengo che la descrizione, colla figura data al- 
lora e che qui riporto, sieno sufficienti a far bene riconoscere la 
specie quando altri nuovamente fosse per trovarla. 





Fig. 59. — Microtromb. (Dromeothr.) macropodum Berl. dal dorso. 
A peli del tronco; B degli arti. 


Subgen. MICROTROMBIDIUM Haller. 


Pedes omnes corpore curtiores. Truncus (et membra) pilis comicis, 
acutis, barbula plerumque robusta nec nimis densa ornatis (rarius 


spinis commiatis) indutus. 
Species typica M. pusillum (Herm.) 


134 TROMBIDIID A 


Le specie del sottogenere si possono distinguere fra di loro così : 

I XConcoloral(U(LUNCOsran tu MILIONE PLCtO) RR 9 

— Versicolora (trunco rubro et albo depicto, propter pilos varii coloris) . 2 
. Abdomen in dorso rubro et albo marmoratus (maculae non forma definita) . 

E A RR E ep got ro M. MARMORATUM Berl. 

_ RO in dorso vittis latis transversis duabus anticis, maculisque utrinque 

duabus trigonis, transversis, marginalibus posticis . . . 0. 
5 SROIEATA del ET don i e M. ALBOFASCIATUM n. Sp. 
3. Truncus pilis conformibus et statura paribus totus indutus . . . . 9 


RTTANCUSEPLI SALTO SVESTIEI SE 
4. Pili trunci barbatuli, tantum magnitudine diversi... 0... _FT 
— Pili trunci partim barbatuli, parvi, aliis maioribus, spiniformibus vel aliter 

CONFOLMATISECOMIIZILI 0 AE TMT RO O 
5. Pili trunci barbatuli, spinis nudis, maioribus commixti —. ././.. 6 


— Pili trunci barbatuli, aliis maioribus, apice bifurcis commixti ; 

M. FURCIPILE (Can.). 

6. Spinae in trunco aeque dissitae a NO MI SPENOSUMA(Cans): 
— Spinae in trunco simul in acervulis congregatae, radiatim dispositae 

ia ari TORE nale; M. HyYSTRICINUM (Can.). 

. Appendicula palporum ungue brevior (fide Canestrini) . 


« 


, . . 


M. DIVERSIPILE (Co DI 


— ‘Appendicula palporum ungue longior . . /. °°... ci TUONO 
Sl IESIANDICIMNDENECCOLA1TO MES AA OS M. ITALICUM Berl. 
— Tarsi antici ovales . . . . . . M. GroGRAPHICUM Berl. (et vwar.). 
Io Eiistruncismolles: LEXI Mtà nt RE O 
MPI UTI ASSISI SP E I 


10. Articulus quartus palporum spina nulla externa SR 
I Tegl, : ARS M. PUSILLUM CSO (et var.). 

— Articulus quartus palporum spinis (saltem una) robustis externe armatus 11 
11. Spina in latere esterno quarti articuli palporum tantum una . .  . 12 
— Spinae in latere externo quarti articuli palporum duae. 3 da ei 
..«... M. FEROCIFORME cri g.). 


12. Spina ad articulationem appendiculae insità <<. ./ 0.00 
M. AMERICANUM (Leon.) (et var.). 
CISPINAICAA ISTISAN STI o 


13. Tarsus primi paris cordiformis, basi valde latior . M. JABAN(CUM Berl. 
— Tarsus primi paris plus minusve elongate ovalis. NR 
ARES, M. sucIpUM (Koch.) (et var.). 
14. Spina una in quarto palporum articulo (1) Te i a Te 


(1) A questo gruppo andrebbe ascritto anche il M. pilosellum (Can.) della 
Nuova Guinea, ma non avendo il tipico sott’ occhio non posso distinguerlo dai 
due M. fusicomum, M. simulans di Europa, che hanno essi pure una sola spina 
al lato esterno del 4.° articolo dei palpi. 


ANTONIO BERLESE 155 
CRSTIACRAIIOVE press ee IT, (0 e RR ALS 
15. Pedes pilis exilibus plumosis induti STUEDURS CAMP MS MT VU E 
— Pedes foliolis vestiti (fide Canestrinii). . . . . M. UNIFORME (Can.). 
16. Tarsi antici amplius duplo longiores quam lati . . M. siMULANS Berl. 
— Tarsi antici minus duplo longiores quam lati... . . .... 17 


17. Pili corporis fusiformes, perbreves, barbulis tenuissims induti, ad 15-20 p. 


long . M. FUsICOMUM Berl. 


— Pili corporis conici sat longi, barbulis erassis induti, ad 40 y. long 
M. PLATYCHIRUM Berl. 


— Spinae supradictae duae numero... . . .  M. vAGABUNDUM Ber]. 
-—— Spinae supradictae quatuor numero... . .  M. QUADRISPINUM Berl. 


SECTIO I. 


Pili trunci omnes intersese statura et fabrica pares, eriles, plumiformes, barbatuli. 

Nelle specie di questo gruppo tutto il tronco è rivestito di peli 
eguali fra di loro per grandezza e forma. Essi sono lunghetti, 
flessibili, sottili (fig. 57,4) e con molte barbule non troppo fitte, 
lunghette. Sugli arti essi appartengono al medesimo tipo, ma sono 
anche più sottili e con minor numero di barbule. 


a) Concolora (sive pilis tantum rubris vestita). 


Microtrombidium pusillum (Herm.). 


Hermann, Mém. Apt. p. 27, tab. I, fig. 4, (Trombidium pusillum) ; C. L. 
Koch, C. M. A. Deutschl., fase. I, fig. 1, (Trombidium puniceum) aliique. 
— a Haller, Milbenf. Wiirtemb. p. 322 (Microtrombidium purpureum). 
— Non syn. A. Berlese, A. M. Scorp. it., fasc. XVI, N. 1. 
Miniaceum, concolor. Pili abdominis 20-25 p.. long., barbulis sat 
magnis, haud densis. Palpi graciles, appendicula minima, conica, vix 
unguem statura superante ; spinis pectinis in latere segmenti quarti 
internis mullis ; spina eaxterna una, sat robusta. Tarsi antici tibia 
circiter duplo longiores et latiores, ovato—-clavati, basi strictiores quam 
sub apicem rotundatum, paulo minus duplo longiores quam lati. 
Ad 1200 p.. long.; 750 p.. lat. 
Habitat in Germania. 


OSSERVAZIONI. — Considero per tipica questa forma del Nord 
d’ Europa. Ne ebbi esemplari di Germania dal Kuhlgatz. Il disegno 


136 TROMBIDIID AR 


che V Haller dà (loc. cit.) della zampa primo paio mostra il tarso 
cordiforme, cioè largo alla base ed acuto. all’ apice. Perciò non 
sono certo si tratti della presente forma o non piuttosto di una 
sua varietà. 





B 


; { 1 
Fig. 60. — Microtromb. pusillum (Kerm.) (4, B So 





sie) A tarso e tibia del 1° paio; 
B palpo internam.; Cl peli del tronco (È) 

Gli esemplari che ho sott’ occhio mostrano il tarso anteriore 
più stretto alla base che non all’ apice, dove è rotondato. 

In un individuo di Germania detti tarsi sono lunghi 190 p. e 
larghi 100, cioè neppure metà della lunghezza. La tibia è lunga 
110 p., cioè quasi metà. del tarso. 

L’ armatura dell’ estremo palpo è veramente povera. Anzitutto 
I’ appendicola è appena più lunga che larga e molto piccola, co- 
nica. Il quarto articolo fa vedere un pettine di pochissime spine 
e ridotto al terzo anteriore dell’articolo medesimo, che non ha che 
qualche raro e nudo pelo sui suoi lati. Nessuna spina al lato esterno. 
Attribuisco a questa specie molte forme diverse, di località le più 
disparate, le quali di poco diversificano dal tipo qui ricordato, col 
quale intanto convengono sopratutto per l armatura dei palpi e 
per la mancanza di spina al lato esterno del 4.° articolo. 


Microtrombidium pusillum (Herm.) 
var. columbianum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 362. 
Differt a typico propter tarsorum anticorum fabrica. Tarsi isti enim 
sunt cordiformes, apice acuti, basi latissimi, angulo infero-posteriore 


ANTONIO BERLESE 1537 


paulo retrorsus producto ; nec non tibia multo curtiore quam in ty- 
pico; pilis corporis minoribus (ad 15-18 p.. long.) ; palporum pectine 
spinis aliquanto numerosioribus. 

Ad 700 p.. long.; 420 p. lat. 

Habitat in Columbia. 


OSSERVAZIONI. — La forma dei tarsi anteriori è veramente 
quella di cuore, poichè 1 apice è acuto e la massima larghezza si 
osserva alla base, cioè subito dopo 1 articolazione. Inoltre, l an- 





Fig. 61. — Microtr. pusillum columbianum Berl., ingrand. come precedente. 
A tibia e tarso 1° paio; B peli del tronco. 


golo fatto dall’ orlo inferiore del tarso col margine di inserzione 
è rotondato e prodotto alquanto all’ indietro. Questo tarso è lungo 
150 p.. e largo 80, cioè neppure due volte più lungo che largo. 
La tibia poi è veramente corta più che in tutte le altre forme. 
Essa, che è anche strettissima (40 p..), non è più lunga di 70 p. 
I peli dell’ addome sono assai brevi e fitti; misurano da 15 a 
18 p.. di lunghezza ed hanno le barbule abbastanza dense. 
Quanto al palpo non veggo differenze con quello della seguente 
molto affine varietà e perciò ne dirò allora. 
Di questa bella varietà possiedo due esemplari raccolti nel mu- 
sco venutomi dall’ America del Nord (Columbia). 


Microtrombidium pusillum (Herm.) 


var. balzani Berl. 
A. Berlese, Acari Austro-Americani, p. 7; Idem, Brevi diagnosi, p. 362 
(ex p.). 


Differt a typico propter tarsorum anticorum fabrica; tarsi isti 
cordiformes sunt; nec non palporum pectine appendiculaque. A va- 


135 TROMBIDIID A 


rietate praecedente differt propter tibiae primi paris et abdominis pi 
lorum longitudine matiore. 

Ad 1200 p. long.; 780 p. lat. 

Habitat i America australe (Brasile). 


OSsERVAZIONI. — La forma dei tarsi si richiama a quella della 
varietà precedente, ma l angolo infero-posteriore non è prolungato 
all’ indietro. Questi tarsi misurano 190 p.. di lunghezza per 110 di 
larghezza; sono dunque essi meno di due volte più lunghi che 
larghi. La tibia è meno corta che non nella precedente varietà 
perchè misura 110 p.., cioè raggiunge la larghezza del tarso, men- 
tre nella specie precedente ne è minore. 





Fig. 62. — Microtr. pusillum balzaniì Berl., ingrand. ecc. come tipico. 


I palpi, sono più grossi (specialmente per la larghezza del se- 
condo articolo) che non nel tipico e nella precedente varietà (in 
queste due forme essi sono gracili egualmente). Imoltre, 1’ appen- 
dicola, che nel tipico è di un terzo più lunga che larga (lunga 
27 w..; larga 18 p..), invece, tanto nella precedente varietà che in 
questa è più del doppio più lunga che larga (lunga 45 p.; larga 
20 p..). Inoltre i pettini sono più ricchi, e si vede molto bene 
anche il pettine prossimale, che conta 9 spinette, le quali sporgono 
bene sull’ orlo dell’ articolo. Tale pettine non si può vedere nel 
tipico. Quanto al pettine distale (corrispondente all’ interno delle 
forme ove è più ricco) esso si compone di circa 8 spinette, oltre 
la massima od unghia accessoria. 

I peli dell’ addome sono lunghi circa 35 p.. e non troppo fitti; 
superano dunque in lunghezza quelli del tipo e più quelli della 
precedente varietà. 


ANTONIO BERLESE 139 


Nella citata nota « Brevi diagnosi etc. » ho ascritto alla va- 
rietà Jabanicum anche gli esemplari dell’ America del sud e, per 
vero, le due forme sono perfettamente simili in tutto, solo diffe- 
riscono nella armatura del 4.° articolo dei palpi e più special 
mente perchè nella var. jabanicum esiste una robusta spina al lato 
esterno del 4.° articolo, mentre questa manca affatto nella varietà 
dell’ America del sud, già ricordata in « Aceari austro-americani » 
per cui di quest’ ultima forma sono costretto a fare una varietà 
a sè. 

Invece debbo introdurre la forma di Giava nel gruppo con spina 
esterna al 4.° articolo dei palpi, cioè vicino al M. sucidum. 


Microtrombidium jabanicum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 362 (ex p.). 


Omnino M. pusillo var. balzani conformis, sed spina in quarti 
palporum articuli latere eaterno, ad unguis radicem, robusta aucto. 

Ad 1120 p.. long.; 720 p. lat. 

Habitat in insula Jaba. 


OSSERVAZIONI. — Se si considerano tutti gli altri caratteri, 
all’ infuori di quelli che appartengono al palpo, non è possibile 





Fig. 63. — Microtromb. pusillum jabanicum Berl. Palpo veduto esteriorm. i 


distinguere questa forma dalla precedente e questa sia la ragione 
per cui altra volta le ho considerate identiche. Ora però, dietro 
esame del palpo, debbo riconoscere la diversità perchè nell’ una, 
che è la presente, si trova la spina esterna che manca affatto nel 
M. pusillum ed in tutte le sue varietà, anzi questa deficienza è il 
precipuo carattere specifico. 


140 TROMBIDIID A 


Non è quindi necessario ripetere la descrizione da poichè mi 
posso richiamare, pegli ultimi articoli delle zampe 1.° paio come 
per la peluria dell’ addome ete., alla forma precedente. 

Anche per quanto si riferisce al palpo noto che la precipua 
differenza consiste nella spina esterna, come ho detto. I pettini 
sono però più poveri che non nel M. balzani, perchè il posteriore 
ha sette spine e 1’ anteriore tre soltanto, all’ infuori dell’ unghia 
accessoria. 

I tarsi del primo paio, di forma esattamente identica a quelli 
del M. balzani, sono lunghi 190 p.. e larghi 110 p. 


Microtrombidium sucidum (Koch). 


L'. Koch, Kongl. Sv. Vet. Akad. Handl. Bd. 16, p. 124, tab. VI fg. 


1.° (Rhyncholophus sucidus). — Sig. Thor, Forste Undersòog. Norges 
Trombididae, p. 9, tab. 1, fig. 3-6, (Ottonia spinifera). — TrigaArdh, 
Schwed. Acaridenfauna, p. 4,(Zrombidium sucidum). — A. Berlese, 


Brevi diagnosi, p. 362 (M. pusillum var. pingue). 


Miniaceum, concolor. Abdomen pilis robustulis, barbulis haud den- 
sis, ad 40 p.. long. indutus. Pedes antici tarsis elongate et perfecte 
ovalibus, paulo amplius duplo longioribus quam latis. Tibia circiter 
dimidio curtior quam tarsus, via strictior. Palpi robusti, spina in 
quarti paris latere externo ad unguis basim insita, brevis sed robusta. 
Pectines bene conspicui, ex spinis pluribus compositi. 

Ad 1900 p.. long.; 1300 p.. lat. (foem. ovigera). 

Habitat communis in Norvegia alibique in borealibus regionibus. 


OSSERVAZIONI. — Ho commesso errore nelle misure di questa 
specie, che ritenni nuova ed ho descritto col nome di M. norvegicum 
var. pingue. Probabilmente ho usato nella misura, per svista, un 
obbiettivo minore. Lo stesso individuo, misurato con esattezza, mi 
ha dato le cifre sovraesposte, che sono di molto superiori a quelle 
della specie precedente. Si tratta di una femina con una cinquan- 
tina d’ uova in corpo, mature. 

Esse sono brune, sferiche e misurano circa 300 u. di diametro. 


ANTONIO BERLESE 141 


Altra femmina ovigera, pienissima di uova, misura 1700 p.. di lun- 
ghezza per 1000 di larghezza. La precipua differenza tra la presente 
specie e la seguente varietà risiede nei due estremi segmenti delle 
zampe anteriori. Nella forma che ora descrivo le tibie sono lunghe 





0 
Fig. 64. — Microtr. sucidum (Koch). Tarso e tibia del 1° paio (i 


(130 p..) un poco più della metà del tarso, ma molto più strette. 
Il tarso poi è due volte e mezza circa più lungo che largo e per- 
fettamente ovale, cioè colla massima larghezza nel suo mezzo e 
non acuto all’ apice. 

Trovo, fra i vari individui qualche differenza nella forma dei 
tarsi, essendovene taluno nel quale la forma stessa si avvicina a 
quella del tipico M. pusillum, ma la concordanza in tutti gli altri 
caratteri mi sconsiglia a farne distinte varietà. 

Il palpo corrisponde in tutto a quello della varietà. 

Nella nota « Brevi diagnosi » avevo ascritto questa forma al 
M. pusillum come sua varietà, ma la presenza della spina esterna 
nel palpo mi persuade trattarsi di specie distinta. 

Ho veduto esemplari di parecchie località della Norvegia, tutti 
raccolti dallo Strand ed ho anche esaminato, per la cortesia del 
Trigardh, gli individui da questo Autore studiati e che furono 
raccolti in Lapponia. 


Microtrombidium sucidum (Koch) 
var. norvegicum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 363. (Microtrombidium morvegieum). 

Differt a typico statura minore, tarsisque anticis aliter conformatis 
quod sint elongate cordiformes, apice acuti, ad basim latiores, amplius 
triplo longiores quam lati. 

Ad 1400 p.. long.; 950 lat. 

Habitat in Norvegia. 


142 TROMBIDIID A 


OSSERVAZIONI. — Non sempre il tarso è così stretto come ho 
indicato nella figura; più spesso la sua larghezza oscilla tra gli 
80 e 90 p.., con una lunghezza da 230 a 250 p.. Certo sempre 
esso mostra la forma indicata, che è quella di cuore molto allun- 





SARE: I > : 1 : 2 
Fig. 65. — Microtr. sucidum norvegicum Berl. (4, B, C T): A palpo visto internam. ; 


25 
B tibia e tarso del 1° paio; C apice del palpo estern.; D peli del tronco (7) 


gato, più o meno ovale, più o meno acuto all’ apice e colla mas- 
sima larghezza verso la base. Esso è dunque tre volte circa più 
lungo che largo ed anche quasi doppio della tibia (che è lunga 
120 p..) sebbene non ne sia molto più grosso. 

La villosità dell’ addome è composta di peli piuttosto robusti 
ed anche non troppo fitti, lunghi circa 40 p. e che mostrano delle 
barbule grossette, lunghe e non troppo dense. 

Il palpo è robusto, cioè grossetto nel suo secondo articolo più 
che non in M. pusillum. La spina esterna, che è breve e forte, 
nasce alla base dell’ unghia. L’ appendicola del palpo non è esat- 
tamente conica, ma più larghetta nel mezzo ed è certo oltre due 
volte più lunga che larga. I pettini sono belli e ricchi; quello 
posteriore conta circa sette spinette e colle due prime oltrepassa 
il limite posteriore del pettine che gli sta innanzi, il quale conta 
da otto a nove spine e pare si continui con due o tre peli della 
faccia interna del 4.° articolo. 

Ho veduto gran numero di individui di questa specie di varie 
parti della Norvegia, raccolti dallo Strand. Alcuni, anche se grossi, 
non contengono uova, altri ne hanno grosse e numerose. Ad esem- 
pio una femina, piuttosto piccola (lunga 1420 p.., larga 3830 p.) 
ne contiene otto assai grandi, sferiche, che misurano poco oltre 


ANTONIO BERLESE 145 


300 p.. di diametro. L’ individuo massimo, che io veggo, non con- 
tiene uova, ma il suo addome, molto turgido, misura esso solo 
1500 ).. (tutto il tronco 1800) per 1100 di larghezza. 


Microtrombidium americanum (Leon.). 


Leonardi, Acari sudamericani, p. 17 (Trombidium pusillum var. americanum). 


Cinnabarinum, concolor. Abdomen pilis valde longis (90 p.. long.), 
curte barbatulis dense indutus. Tarsi antici tibia paulo longiores, cla- 
viformes, sub apicem latiores, plus duplo longiores quam lati. Palpi 
robustuli, spina sat valida et valde longa in latere externo quarti 
articuli, ad appendiculae basim insita, anterius directa armati. Ap- 
pendicula valde elongata, sive quadruplo longior quam lata. Oculì 
pedunculo conspicuo, basi perstricto sustenti. 

Ad 1400 p.. long.; 1000 p.. lat. 

Habitat in America australe (Chile). 


OSsERVAZIONI. — Ritengo la specie la più grande fra le con- 
colori della sua sezione perchè l’individuo di cui ho dato le di- 
mensioni non è coll’addome turgido per uova o per cibo ingerito, 
ma in uno stato di mezzana replezione, coll’addome perfettamente 
cordiforme e senza uova all’interno. 

Colpisce subito la fitta e lunga peluria dell’ addome che, nel. 
l’orlo posteriore del corpo, raggiunge i 90 uw. di lunghezza, cioè 
più che doppia di quella delle altre specie finora vedute. 

Gli occhi non sono su un tubercolo poco elevato, ma veramente 
su un corto peduncolo, più ristretto alla base, precisamente come 
nei Podothrombium. 

Particolare menzione merita il palpo. Quivi l’appendicola è molto 
lunga, assai più che nelle altre specie (forse nella figura lo è un 
poco troppo), poichè misura 92 p. dî lunghezza per 25 di lar- 
ghezza, cioè è quattro volte circa più lunga che larga. I pettini 
sono molto ricchi di spine. Particolare carattere è mostrato dalla 
spina esterna. Questa non nasce alla radice dell’unghia, come si è 
veduto in tutte le forme precedenti, ma alla inserzione dell’appen- 


144 TROMBIDIIDA 


dicola e di là si dirige in avanti. Inoltre questa spina (di varia 
grossezza nei diversi individui) è così lunga che giunge a metà 
ed oltre dell’unghia. 











C ‘90 
Fig. 66. — Microtrombidium americanum (Leon.). A tarso e tibia del 1° paio; 


B palpo veduto dall'interno; C' peli del corpo; (4, B 5, (0) 5) 


Le zampe anteriori mostrano le tibie di poco più corte del tarso 
(tibia lunga 210), il quale è stretto alla base, si allarga gradata- 
mente e finisce quasi rotondato all’ apice; lungo 250 p. e largo 
100 p. 

Gli esemplari che ho sott'occhio sono i tipici e provengono da 
S. Vincenzo (Chilì); ne ho quattro di varia grandezza. 


Microtrombidium americanum (Leon.) 


var. leptochirum n. var. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 363 (M. norvegicum, exemplum collectum ad 
S.ta Cruz). 


Differt a typico praecipue tarsorum anticorum valde elongatorum 


ANTONIO BERLESE 14! 


DI 


fabrica; pilis corporis minus longis ; appendicula palporum aliquanto 
curtiore. 

Ad 1350 p. long.; 850 p.. lat. 

Habitat. Unum habeo exemplum ad S.ta Cruz in America 
australe collectum. 


OSSERVAZIONI. — L’ individuo non sembra maturo, certo però 
differisce per caratteri degni di nota dalla forma precedente, al 
quale però lo aecosto perchè il palpo è egualmente armato, so- 
pratutto per la spina esterna nascente alla articolazione dell’ ap- 
pendicola e lunga come nel M. americanum. 





Fig. 67. — Tarso e tibia del 19° paio di Microtr. americanum leptochirum Berl. (F) 


Le differenze, che subito saltano all’ occhio, consistono nelle di- 
mensioni dei peli del’addome, che sono più corti assai che non 
nella forma precedente (quelli dell’orlo posteriore del corpo misu- 
rano 50-60 p..) e nella forma dei tarsi anteriori. 

Questi hanno veramente la forma di quelli del M. norvegicum e 
questa sia la ragione per cui ho ascritto altra volta (loc. cit.) la 
forma al M. norvegicum, quando non avevo considerato armatura 
del palpo, che è tanto diversa da quella del M. norvegicum ed iden- 
tica invece a quella del M. americanum. 

I tarsi sono a forma di cuore molto allungato, cioè colla mas- 
sima larghezza alla base ed acuti all'apice e misurano 220 p. di 
lunghezza per 85 di larghezza. La tibia è lunga 110 p. 

Gli occhi non hanno il breve peduncolo come nell’ adulto, ma 
semplicemente un tubercolo assai poco rilevato, come nella mag- 
gior parte dei Microtrombidium. 

Infine avverto che Vl appendicola dei palpi è conica e, pur es- 
sendo più lunga che .nelle altre forme descritte, lo è meno che 
nel M. americanum, poichè si vede essere tre volte soltanto più 
lunga che larga. 


« Redia », 1912. 10 


146 TROMBIDIIDA 


Microtrombidium ferociforme (Triig.). 


Trigardh, Acariden aus Aegypten und dem Sudan, p. 75, tab. 4, figg. 11, 
25, 35. (Trombidium ferociforme). 


Cinnabarinum, concolor (?). Abdomen pilis curtioribus (20-25 p..) 
longe barbulatis, exilibus, dense indutus. Tarsi antici tibia fere du- 
plo longiores et crassiores, elongate ovales, vix sub apicem attenuati, 
fere triplo longiores quam lati, inferne converiusculi. Palpi graciles, 
in latere eaterno quarti articuli spinis duabus validis et sat longis 
armati ; appendicula sat longa, cylindrica, circiter quadruplo longa 
quam lata. 

Ad 1500 p.. long.; 800 p.. lat. 

Habitat in nidis cuiusdam Termitidis in regione Nili albi 
(Kaka). 


OSssERVAZIONI. — Per la cortesia somma del Trigardh ho po- 
tuto avere sott'occhio questa bella specie e disegnarne esattamente 
i particolari. 

Non volendo guastare l’unico esemplare comunicatomi, ho do- 
vuto accontentarmi a guardare il palpo solo dal lato esterno e 





Fig. 68. — Microtromb. ferociforme (Trig.). A tibia e tarso del 1° paio; 


5 100 325 
B palpo dal lato esterno; C peli del tronco; | A, B TRI e su) 


non ho potuto vederlo dall’altra faccia, cioè dove reca i pettini, 
perciò di questi nulla posso dire. 

Ma il carattere delle due spine sul lato esterno del quarto arti- 
colo è particolare affatto di questa specie nel presente gruppo e 
perciò si distingue senza più da tutte le altre di questa sezione. 


ANTONIO BERLESE 147 


Il solo M. vagabundum ha due spine sul lato esterno del 4.° ar- 
ticolo, ma questo Microtrombidium appartiene a tutt'altra sezione, 
di quelli cioè che hanno caratteri (peluria del tronco ed armatura 
dei palpi) per cui si accostano assai agli Enemothrombium, se pure 
non incorreno in quest’ultimo sottogenere. 

Dal M. vagabundum però il M. ferociforme si distingue anche per 
gli articoli estremi del 1.° paio di zampe. Infatti nel M. vagabundum 
la differenza tra tarso e tibia è minore ed il tarso è decisamente 
ovale, cioè non ristretto verso l apice come è nel M. ferociforme, 
così che questo articolo, in quest’ultima specie, è leggerissimamente 
in forma di cuore allungato. Il tarso misura 230 p. di lunghezza 
per 85 di larghezza, e cioè 2,8 volte più lungo che largo e la tibia 
è lunga 145 p. 

La differenza poi nella peluria del tronco è notevolissima ed è 
forse il miglior carattere differenziale. 

Nel M. vagabundum i peli sono grossetti, conici, rivestiti di bar- 
bule cortissime, esilissime e fittissime. 

Invece, nel M. ferociforme i peli sono con fusto sottile, rivestiti 
di barbule lunghe quanto metà circa della rachide e non così esili 
come nell’altra specie. 


SPECIES RURSUS VIDENDAE. 


Microtrombidium agile (Can.). 
Canestrini E., Nuovi acaroidei della N. Guinea, p. 483 (Ottonia agilis). 


Mi sembra di poter introdurre in questa sezione la forma de- 
scritta dal Canestrini al luogo indicato. Non credo si tratti di un 
Dromeothrombium perchè gli arti, pur essendo lunghi, non supe- 
rano (neppure quelli del 4.° paio) la lunghezza del corpo. 

La descrizione dell’ Autore (non vi sono figure) non è tale da 
consentire aleun paragone colle specie già illustrate qui e perciò 
mi limito a riportarla, lasciando però quanto vi ha di inutile. Ecco 
le parole del Canestrini: 

Affine alla O. pilosella Can. Corpo molto allungato, tutto rivestito 
di setole pennate; arti e palpi coperti di peli delicatamente cigliati. 


148 TROMBIDIID/ 


Nel palpi.... dietro all’unghia accessoria si dirigono in basso delle 
setole spiniformi diritte, collocate in una serie e dalla base del quarto 
articolo sì dirigono in avanti delle setole più lunghe delle precedenti 
ed all’apice uncinate. Nessuno sprone od aculeo nei palpi. Negli arti 
del primo paio il tarso è più lungo del penultimo articolo nella pro- 
porzione di 22 a 15 e più largo del medesimo mella proporzione di 
10 a 5‘/,. Arti molto lunghi. Colore giallastro, macchiato di nero. 
Lunghezza di una femmina con uova 920 p.; lunghezza di un arto 
del primo paio 870 p..; del quarto paio 870 |. 

Patria Erima (Nuova Guinea). 

L’asserita mancanza di spine nel palpo dovrebbe collocare que- 
sta forma vicino al M. pusillum, al quale avvicinamento consiglia 
anche la grandezza dell’acaro. 


b) Versicolora. (Sive rubro et albo in trunco depicta, propter pilos versicolores). 


Microtrombidium marmoratum Berl. 


A. Berlese, Acari nuovi; manip. IV, p. 155, tab. XV, fig. 2. (Trombidium 
marmoratum) . 


Miniatum, dorso abdominis areis irregularibus cinnabarino-sangui- 
neis aliisque albidis eleganter variegato. Sunt enim pili versicolores, 
sive nonnulli sanguinei areas irregulares in dorso occupantes, alii 
hyalini incolores, vel lineas inter areas supradictas vel areas latas 
ad latera corporis sub humeros conficientes. Pedes et palpi pilis inco- 
loribus vestiti. Pili omnes sunt barbati eademque fabrica ut in Allo- 
thrombio fuliginoso. Oculi omnino seriles; in quoque pari posticus 
fere obsoletus est. Tarsi antici late ovato—incrassati. 

Ad 1200 p.. long. 

Habitat in insua Jaba (Tjiompea). 


OSSERVAZIONI. — Ho già detto (loc. cit.) che non ho avuto 
sott'occhio se non un solo individuo di questa bellissima specie 
ed esso si trova presentemente al Museo di Amburgo. 

Non ho voluto guastarlo col toglierne il palpo ed i segmenti 
apicali degli arti anteriori per farne più diligente esame. 


ANTONIO BERLESE 149 


D'altronde sono convinto che le caratteristiche della specie sieno 
bene indicate nella diagnosi ed unisco qui anche la figura pub- 
blicata allora, avvertendo che le zone lasciate in bianco sul dorso 
dell’acaro, si intende che sono occupate da peli bianchi del tutto 
eguali per forma a quelli rossi formanti le zone rosse, e che io 
indico nella figura (vedi tavola n. 1). Anche la forma del tarso si 
vede bene nel disegno. 


Microtrombidium albofasciatum n. sp. 


Cinnabarinum, albofasciatum (in abdomine) pedibus capitethoraceque 
miniaceis 3 rhombicum, bene humeratum, postice subacutum. Abdomen 
vittis trasversis latis albis duabus, postica ad pedes tertios nec non 
utrinque, post quartos pedes maculis duabus elongate et trasverse tri- 
gonis, introrsus acutis, albidis. Oculi sexiles. Vertex excavato-arcuatus. 
Truncus totus densissime pilis mediocribus (40 p..), intersese valde 
appressis (10 p. intersese discreti), conicis, robustis, dense et curte 
barbatulis totus obsitus. Palpi peculiariter armati, sive spinis tribus 
in latere externo quarti articuli, ex quibus distalis perlonga, unguem 
ultra producta, denique ad unguis basim pilis nudis aliquot longis; in 
latere interno pectine interno sex spinis validioribus constituto, in li- 
neam obliquam dispositis, pectine dorsuali pervalido, multispinoso, 
spina autem distali (ungue adcessorio) robustiori. Primi paris tarsus 
tibia paulo longior, longe ovalis, fere triplo longior quam latus. 

Ad 1800 v.. long.; 1100 v.. lat. 

Habitat in Sardinia (Cagliari). 


OSSERVAZIONI. — Di questa meravigliosa specie possiedo cin- 
que esemplari di varia grandezza, che furono raccolti dal Sig. Krausse 
in Sardegna, a Sorgono (Cagliari). Io debbo al Sig. Krausse molte 
bellissime specie di acari da lui raccolti in Sardegna e non poche 
muove. Sono lieto perciò di avere occasione per offrirgli qui vivis- 
sime grazie. 

L’acaro è veramente bello con quelle sue fascie e macchie bian- 
chissime, sul fondo generale rosso cinnabarino vivissimo dell’ ad. 


150 TROMBIDIID A? 


dome. Le macchie dipendono da peli incolori e sono due trasverse, 
larghe, nella parte anteriore dell’addome (Vedi tavola, fig. 5). 





Fig. 69. — Microtromb. albofasciatum Berl. A palpo dall’esterno; 
ei 
1) 


B tarso e tibia del 1° paio ( 


La prima, nella regione omerale, non arriva però all’orlo margi- 
nale; la seconda, sotto le scapole, giunge all’orlo laterale. Ambedue 
sono Vvittiformi, rettilinee. Dietro la seconda e più precisamente nella 
parte dell’addome che sta dopo le zampe del 4.° paio, si vedono, 
di qua e di là due macchie triangolari, bianche, in forma di trian- 
goli allungati, col vertice acuto e rivolto verso la linea mediana 
longitudinale dell’addome. Il capotorace e le membra sono di colore 
rosso miniaceo. Il vertice mostra una rilevante escavazione arcuata. 
Sono poi molto prominenti gli stigmi. Gli occhi sono alquanto ri- 
levati. 

’articolare è poi l’armatura dei palpi e veramente caratteristica. 
Anzitutto i palpi hanno il 2.° articolo molto largo e gibboso nella 
parte dorsale, come non è nei veri Microtrombidium. Inoltre, sul 
lato esterno del 4.° articolo si notano tre robuste e lunghe spine, 
delle quali quella vicina all’unghia è così lunga che sorpassa l’un- 
ghia stessa. Inoltre, nel lato interno vedesi un ben robusto pet- 
tine interno, fatto da sei vigorose spine, situate su una linea obli- 
qua (meglio si direbbe su due linee oblique parallele e vicine, 
cioè dette spine sono tre a tre). Robusto e rieco è poi il pettine 
dorsale, che termina verso Vapice con una grossa unghia accessoria. 


ANTONIO BERLESE 151 


Rilevo ancora certi peli semplici esilissimi, sul lato esterno del 
4.° articolo e facenti corona alla inserzione dell’ unghia. Di qui 
essi divergono e si dirigono innanzi. 

I tarsi del 1.° paio sono notevolmente allungati, quasi tre volte 
(esattamente 2,6) più lunghi che larghi ed ovali; sono di un terzo 
circa più lunghi della tibia (che misura 250 |x.). 

Gli individui sono stati trovati in Febbraio sotto le pietre. 


SECTIO IL® 


Pili trunci exiles, plumiformes, barbatuli, aliis (maioribus) statura 
vel ctiam fabrica diversis commiati. 


Sull’addome si vedono peli eguali fra di loro per forma, giac- 
chè sono conici, acuti, rivestiti di barbule, ma mostrano diversità 
di grandezza, cioè alla maggioranza composta di peli corti è me- 
scolato uniformemente un certo numero di peli conformi, ma pres- 
soche doppi di grandezza. 


Microtrombidium italicum Ber. 


A. Berlese, A. M. Scorp. it. fase. XVI, n. 1 (ex p.) (Trombidium pusillum) ; 
idem, Brevi diagnosi, p. 363, — Canestrini G., Acarofauna ital. 
p. 137 (Ottonia punicea). 


Cinnabarinum. Abdomen pilis conicis, barbula haud densa, omnino 
intersese conformibus, nonnullis minoribus, ad 40 |. long., aliisque 
commixtis longioribus, ad 80 |... long. sub apicem nudis, indutus. Palpi 
spina erterna nulla, vel vix caeteris pilis crassiore, appendicula co- 
nica brevissima, pectinibus obsoletis (omnino ut in M. pusillo). T'arsi 
antici bene cordiformes, minus duplo longiores quam lati, tibia fere 
duplo longiores, basi lati, apice acuti. 

Ad 1700 p.. long.; 1000 .. lat. 

Habitat in tota Italia. 


OSSERVAZIONI. — Questa è la specie più comune in Italia, dove 
il vero M. pusillum non è stato ancora trovato. Possiedo esemplari 


152 TROMBIDIID 


del Veneto, come di Palermo, adunque dei due estremi della pe- 
nisola, ma ancora dei dintorni di Firenze, della maremma Toscana 
(Pisa), dei dintorni di Roma e dell’ Umbria e tutti concordano per- 
fettamente nei predetti caratteri. 





Fig. 70 — Microtrombidium italicum Berl. A tarso e tibia del 1° paio; 


100 325 
TRAIS cl 


B palpo veduto dall’esterno; C peli del tronco; (4, B 

Gli individui del Canestrini provengono da Padova e dal Trentino. 

Quelli da me descritti in « A. M. Se. it. » appartengono a due 
specie, cioè quelli che ho chiamati maschi spettano alla presente 
e quelli che ho ritenuto per femmine sono esemplari del M. vaga- 
bundum. 

Caratteristici per questa specie sono i peli più lunghi che si ri- 
scontrano nell’addome. Questi sono tutti coperti di barbule, fuorchè 
verso l’estremità. Infatti la porzione apicale del pelo, che può rap- 
presentare circa un quinto della sua lunghezza è totalmente nuda, 
acutissima, come un vero stiletto e sembra anche leggerissima- 
mente più grossetta della parte che la precede immediatamente. I 
peli più corti invece sono tutti barbulati fino all’apice. 

I tarsi del primo paio si mostrano benissimo cordiformi, assai 
larghi alla base o meglio quasi verso il loro mezzo ed acuti al- 
Vapice. Essi misurano 190 p.. di lunghezza per 100 di larghezza 
e sono larghi appunto quanto la tibia è lunga. 

Il palpo ha le proporzioni esattamente di quello del M. puse- 
lum, cioè è egualmente gracile, appunto per la strettezza del 2.° 
articolo. L’appendicola è corta e conica, certo meno del doppio più 


ANTONIO BERLESE 155) 


lunga che larga. Anche i pettini sono poco ricchi. Quanto alla 
spina esterna, bisogna convenire che in taluni casi esiste un pelo 
lunghetto, appena più grosso degli altri vicini e nudo, che, na- 
scendo alla base dell’unghia (lato esterno), decorre parallelamente 
ed addossato a questa, ma in molti casì tale pelo non è vera- 
mente più grosso degli altri e mai può meritarsi il titolo di spina, 
poichè termina sottilissimo e flessibile. Certo poi al confronto della 
vera e propria spina che si rileva nell’affine M. geographicum que- 
sta del M. italicum non si può definire che per pelo e nulla più, 


Microtrombidium italicum Berl. 


var. corcyraeum n. var. 


Differt a typico, praecipue propter pilos abdominis caeteris maiores 
crassiusculos, apice bene acutos sed undique barbulis obtectos. Tibia 
via curtior quam in typico. 

Ad 1350 p.. long. ; 900 p.. lat. 

Habitat in insula Corfù. 


OSSERVAZIONI. — La tibia è realmente appena più corta che 
non nella forma precedente perchè misura 120 wp. di lunghezza, 
cioè meno della larghezza del tarso, che è di 130 pu. (lungo 250). 
Ma, del resto la forma di questo ultimo articolo è esattamente 
come nel tipico. I pettini del palpo sono alquanto più ricchi che 
non nel tipo, ma per tutto il rimanente i palpi di questa forma 
e della precedente si somigliano. Solo l appendicola è più lun- 
ghetta (certo due volte più lunga che larga) ed acuta. 

La differenza più cospicua sta nei peli dell’addome. Anzitutto 
nella presente forma i peli maggiori degli altri sono in piecolo nu- 
mero e solo nell’estremo posteriore del corpo; in secondo luogo 
essi sono più corti di quelli del M. italicum, poichè misurano 55 p., 
ed i più corti ne misurano 35. Inoltre i peli maggiori sono più 
grossetti di quelli del M. italicum e già tendono a quelle dimen- 
sioni che vedremo nei Microtrombidium con peli « crassiusculi » 
(III.* Sezione). Per di più i peli maggiori sono tutti rivestiti di 
barbule per tutta la loro lunghezza, anche all’apice. Però le bar- 


154 TROMBIDIIDA 


bule tutte sono egualmente grossette e spesse di modo che lo stelo 
si vede bene fra le barbule e si vede assottigliarsi all’ apice e 
terminare acuto, mentre nel M. geographicum si vedrà una molto 
diversa terminazione del pelo più lungo. 





Fig. 71. — Microtrombidium italicum corcyraeum Berl. A tarso e tibia del 1° paio; 
[ 100 2 


B palpo dall’esterno; © pelo del tronco; (4; B pi Cc mi 
Ho alcuni esemplari di questa bella varietà, raccolti dal Thon 
a Corfù. 


Microtrombidium geographicum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 363. 


Cinnabarinum, concolor. Pili corporis conici, barbatuli, in abdo- 
mine duplici statura ; minores tamen vix a maioribus etiam fabrica 
diversi. Minores apice attenuati, barbula non densiore ; maiores ali- 
quanto crassiores, barbulis sub apicem minoribus et magis densis, ita 
ut pilus fere clavatus adpareat. Pili maiores fere duplo (90 p..) lon- 
giores quam minores (50 p..) et praecipue in abdomine postico conspi- 
cui. Palpi spina externa robusta, appendicula sat magna, plus duplo 
longiore quam lata. Tarsi antici bene ovales, sat elongati, plus duplo 
longiores quam lati, apice subacuti, tibia vere duplo longiores et 
multo crassiores. 

Ad 1650 p.. long.; 1000 p.. lat. 

Habitat n Norvegia. 


ANTONIO BERLESE 155 


OSSERVAZIONI. — Ho dato il nome soprasegnato a questa spe- 
cie perchè la peluria del corpo, col piegarsi in vari sensi, lascia la 
cute scoperta secondo linee che si incrociano in tutti i sensi. Può 
darsi però che tale effetto sia prodotto dalla preparazione. 





Fig. 72. — Microtrombidium geographicum Berl. A palpus externe visus; 
100 325) 


B tarsus et tibia primi paris; C pili trunci; (4, B “ Cc si 

Anche per questa specie sono caratteristici sopratutto i peli 
dell’addome e più particolarmente dell’estremo addome, dove più 
abbondano i peli maggiori. La differenza che esiste fra peli mag- 
giori e minori non è come da due ad uno, ma poco meno, i primi 
essendo lunghi circa 90 p.., ed i secondi 50. Ora, oltre alla difte- 
renza di statura altra se ne rileva anche circa la fabrica stessa 
del pelo, pur non giungendo a profonda diversità. 

I peli maggiori sono conici, almeno il doppio più grossi dei mi- 
nori e rivestiti di barbule molto diversamente. Infatti in questi 
peli le barbule stesse sono piccole e non troppo fitte, fino quasi a 
due terzi del pelo stesso, poi si addensano sempre più quanto più 
si procede verso l’apice, dove sono densissime. Ciò fa parere il pelo 
clavato e per tale lo ho definito nella descrizione di altra volta 
(loc. cit.). In realtà però il pelo non è clavato, anzi è conico, ma 
l'insieme delle barbule assai fitte all’apice danno a queste appen- 
dici un aspetto di clava. 

I peli minori sono sottili, acuti e con barbule grandi e rade. 

Il tarso del primo paio è veramente ovale, subacuto all’innanzi, 
quasi due volte e mezza più lungo che largo, poichè è lungo 280 w. 
e largo 120 p. 


156 TROMBIDIIDA 


La tibia è lunga 140 p., cioè esattamente la metà del tarso. 

Quanto al palpo debbo rilevare che esso è robusto e grossetto, 
ciò che dipende dalla grossezza discreta del 2.° articolo, certo più 
che nella precedente specie. Inoltre, sul lato esterno del 4.° arti- 
colo, alla base dell’unghia sorge una spina corta e robusta. L’ap- 
pendicola è grande, cilindrica o leggermente conica e certo due 
volte più lunga che larga. 

È questa una bella specie, grandetta e bene distinta; ne ho 
veduto esemplari di più località della Norvegia. raccolti dallo 
Strand. 


Microtr. geographicum n. sp. 


var. sardoum n. var. 


Differt a typico praecipue propter spinas binas in latere eaxterno 
quarti articuli palporum nec non tarsis valde elongatioribus. 

Ad 1750 p. long.; 1100 p.. lat. 

Habitat în Sardinia (Cagliari). 


OSSERVAZIONI. — Se non fosse per la somiglianza della peluria 
dell’addome, veramente meriterebbe questa forma di essere consi- 
derata per una specie a sé, tanto diversi sono i caratteri mostrati 
dall’armatura dei palpi e dalle proporzioni del tarso. 

Neppure nella peluria del tronco le due forme vanno esatta- 
mente d’accordo. Infatti è vero che anche nella presente varietà 
si veggono due maniere diverse di peli, cioè alcuni maggiori, 
molto più grossi e lunghi 70 p.., mescolati regolarissimamente ad 
altri minori, lunghi 40 p.. Ma i primi sono decisamente clavati, 
pressochè nudi e solo con un tenue rivestimento di barbule nella 
loro faccia esterna o dorsale che dire si voglia e sono anche leg- 
germente piegati ad arco. I minori sono come nel tipico. 

Le più sensibili diversità fra il tipo e la presente forma sono 
nei tarsi del 1.° paio e nei palpi. I tarsi sono molto allungati e 
subconici, misurano 320 p.. di lunghezza per 100 di larghezza, cioè 
sono oltre tre volte più lunghi che larghi mentre nel tipo, oltrechè 


ANTONIO BERLESE LOT 


hanno forma diversa, sono appena due volte e mezza più larghi 
che lunghi e rispetto alla tibia sono meno differenti in lunghezza. 

Nei palpi sì vedono molto robusti i pettini, specialmente quello 
interno. Inoltre, sui palpi stessi, scorgonsi quattro spine vigorose 
sul lato esterno, la prossimale è più debole. 





Fig. 73. — Microtrob. geographicum sardoum Berl. Organi ed ingrandim. come precedente. 
B palpo internamente; Cl esternamente. 


Anche l appendicola è cilindrica e molto più lunga che non 
nel tipo. 

Possiedo tre bellissimi individui raccolti dal Sig. Krausse a 
Sorgono (Cagliari), sotto le pietre, in Febbraio. 


Microtrombidium spinosumì (Can.). 


Canestrini E., Acarofauna it., p. 139 (Ottonia spinosa). — A. Berlese, 
A. M. Sc. it., fasc, XXIX, n. 9 (Trombidium spinosum). 


Cinnabarinum. Abdomen totum sat dense pilis barbatulis mediocri- 
bus (50-60 p..), spinisque validioribus, perlongis (100-110 p..) nudis, 
acutis vestitus. Palpi crassiusculi, robusti, ungue brevi, pectinibus 
spinis multis constitutis, appendicula sat magna, cylindrico-subela- 
vata, circiter triplo longior quam lata, articulo quarto saepius non 
spina eaxterne armato. 


1558 TROMBIDIID.A 


Tarsi antici perfecte ovales, viv magis duplo longiores quam lati, 
tibia paulo longiores, sed multo latiores. 

Ad 1650 p. long.; 1000 p. lat. (foem. ovigera). 

Habitat in Ztalia (Trentino, Cadore, Piemonte, Fiorentino) et 
in Norvegia. 


OssERVAZIONI. — La figura d’insieme che io do in « A. M. Se. 
it. » è buona e si riferisce ad una femmina piena d’uova ; perciò 
il corpo è subeilindrieo e così allungato. Invece, gli esemplari 
senz? uova 0 maschi, hanno, al solito, l addome ceordiforme e così 
deve essere stato il tipico di Canestrini perchè lo dice con addome 
pressochè triangolare. 





Fig. 74. — Mîcrotrombidium spinosum (Can.). A tarso e tibia del 1° paio; 
B apice del palpo esternamente ; 0 peli del tronco; (4, B 2° n) 


Salta subito all’oechio la particolare spinosità della peluria, poi- 
chè le spine commiste ai peli barbulati sono molto lunghe e nu- 
merose. Esse infatti misurano da 100 a 110 p.. dì lunghezza, sono 
rigide, affatto nude, puntute, leggermente arcuate e verso l’apice 
sembrano debolissimamente ingrossate. Esse sono ineolori, mentre 
i peli barbulati hanno colore rosso cinabro vivissimo. 


ANTONIO BERLESE 159 


I peli commisti sono pressochè metà più corti (50-60 ..) molti, 
flessibili e sottili, con rade e lunghe barbule. 

Nel capotorace non si vede che di rado qualche spina isolata ; 
in generale le spine mancano. 

Quanto alla distribuzione delle spine stesse sulla cute dell’ ad- 
dome, essa è indicata nell’annessa figura 74 e si vede che le spine 
sono uniformemente disseminate fra i peli minori ed hanno, Vuna 
rispetto all’altra, direzione pressochè parallela. Ciò sia detto per 
mettere in rilievo una differenza notevole, che sembra esistere fra 
questa specie ed il M. histricinum di Canestrini, circa la distribu- 
zione e direzione di spine intercalate a peli minori. 

Ho disegnato invece non bene (loc. cit.) la cresta metopica, per- 
chè ho indicato anche la porzione posteriore, quella che rimane 
celata sotto lV’orlo anteriore dell'addome. Così facendo Pareola sen- 
silligera sembra cadere a metà circa della cresta, mentre invece 
non vi ha diversità, quanto a questo organo, tra questa specie e 
tutte le altre del genere. 

I palpi sono grossi e robusti, con articoli larghi, specialmente 
il secondo. Notevole è l’unghia, brevissima, conica e smussata ; 
unghia accessoria egualmente corta e grossa. 

Quanto ai pettini essi sono alti e ricchi di spine. Ne conto sette 
nel pettine posteriore e quattro (che aumentano di grossezza quanto 
più si accostano all’apice del palpo) su quello apicale. L’appendi- 
cola è grandetta, cilindrica, leggermente clavata e circa tre volte 
più lunga che larga. 

Quanto alla spina che si dovrebbe trovare sul lato esterno del 
4.° articolo del palpo, rilevo che non si tratta veramente di una 
spina tipica, cioè corta e robusta, ma piuttosto di un pelo lungo, 
flessibile, nascente, al solito, presso la base dell’ unghia, diretto 
all’innanzi e qualche volta appena più grossetto di tutti gli altri 
peli vicini, altra volta non dissimile per sviluppo. Così possiamo 
dire che una vera e propria spina manca. 

I tarsi anteriori sono molto grandi e molto più grossi (quasi del 
doppio) degli articoli precedenti. Essi sono a contorno perfetta- 
mente ovale e poco più di due volte più lunghi che larghi, cioè 
lunghi 280 p.. e larghi 130. La tibia è lunga 200 p. 

Questa bellissima specie vive sugli alti monti (almeno in Italia), 


160 TROMBIDIID.® 


la ho di Alba, del Cadore, di Vallombrosa presso Firenze ed il 
Canestrini la descrisse del Trentino, trovata a 1300 m. di altezza. 
Ne ho visto anche individui di due località della Norvegia (rae- 
colti dallo Strand) perfettamente identiei agli italiani. 


SPECIES RURSUS VIDENDAEL. 
Microtrombidium hystricinum (Can.). 


Canestrini G., Nuovi acaroidei della N. Guinea (Seconda serie), p. 193 


(Ottonia hystricina). 


Mi sembra si possano qui inserire le seguenti tre specie di 
Trombididi della Nuova Guinea, deseritte dal Canestrini e che io 
non ho mai veduto. 

Ne riporto la diagnosi dell'Autore, però tralasciando quei carat- 
teri la cui esposizione è inutile perchè non specifici. Feco per 
quanto si riferisce al M. Ristricinum. 

« Tarso degli arti del primo paio ovoidale, poco più lungo del 
penultimo articolo, ma più grosso di esso. Corpo coperto di brevi pen- 
nette rosse e di lunghe setole spinulose, le quali, a modo di raggi (0 
delle spine dell’ istrice) s° allontanano in tutte le direzioni. Gli arti 
portano brevi setole cigliate, curvate a falce. L’'appendice spatolare 
dei palpi non raggiunge la punta dell’unghia principale. Lunghezza, 
senza rostro, 1400 p.; larghezza, alle seapole, 640 p.. 

Patria. Berlinhafen. (Nuova Guinea). 

Questa specie è affine alla Ottonia spinosa Can. (Mierotromb. spi- 
nosum), da cui però si riconosce facilmente, perchè il corpo non porta 
spine rigide, liscie ed acute, ma, oltre le pennette, setole lunghe, fles- 
sibili, fatte a noduli, fornite di minutissime spinette ». 


Microtrombidium diversipile (Can.). 
Canestrini G., Nuovi acaroidei della N. Guinea (1897), p. 464 (Ottonia 
diversipilis). 


Feco la diagnosi data dall’Autore. La riporto colle solite ridu- 


zioni: 


LU) 


ANTONIO BERLESHE 161 


« Vorpo rivestito di due sorta di setole: setole, vioè, brevi è piu 
mose cd altre due volte più lunghe e debolmente cigliate, Arti con 
lunghe setole cigliate. Appendice spatolare più breve delVumghia prin 
cipale. Varso degli arti del primo paio due volte più lungo e più che 
altrettanto più largo del penultimo articolo. 

Uolore rosso. Lumghezza 1500 p.; larghezza 1000 |. 

Patria: |P. W. Hafen (Nuova (ivinca) ». 


Microtrombidium furcipile (Can. 


Canestrini G., Acari della N, Guinea, p. 398 (Ottonia furcipilis); Id e m, 
Nuovi acaroidei della N. Guinea (Terza serie), p. 483 (Ottonia furcipilis). 


Eeco la descrizione (ridotta) data dall Autore : 

4 È affine alla O. hystricina Can. (Mier. hystric.), dalla quale 
però differisce in qualche carattere, II corpo è vestito di due sorte di 
setole, alcune cioè conformate a guisa di pennette, che costituiscono 
la maggior parte del rivestimento, cd altre, fittamente cigliate, più 
lunghe delle precedenti, ingrossate verso Vestremità distale e qui bi 
forcate. Gli arti portano setole cigliate. Negli arti del primo paio il 
tarso è più lungo © circa due volte più grosso del penultimo articolo. 
L’ appendice spatolare dei palpi non raggiunge V apice dell’ unghia. 
Lunghezza dell'animale 1000 y.. ; sua larghezza 500 w.. Uolore gial- 
lastro (in alcool). 


Patria: Erima (Nuova Guinea) ». 


SECTIO SIL? 


Pili-trunci crassiusculi, conici vel fusiformes dense et delicate barbulati, 


omnes intersese cadem statura et fabrica. 


L/addome ed il capotorace sono coperti fittamente ed uniforme- 
mente di peli conici, puntuti, non troppo lunghi ma grossetti, ta- 
lora fusiformi, coperti di barbule o di fittissimi e delicatissimi 
villi. Tutti questi peli sono fra loro di eguali dimensioni, salvo 
che, al solito, quelli della parte anteriore del corpo spesso sono 


u Bedia », 1912. 11 


162 TROMBIDIIDA 


meno grossi e più corti di quelli della regione posteriore, ma tra 
gli uni e gli altri il passaggio è graduato, nè mai si vedono peli 
di vario sviluppo assieme commisti sul tronco. Si tratta in tutti 
i casi di appendici molto più grosse dei peli piumati esistenti 
nelle precedenti sezioni, rigidi e non flessibili, ma però non cla- 
viformi, anzi che vanno assottigliandosi verso l’apice. 


Microtrombidium platychirum Berl. n. sp. 


Cinnabarinum, bene cordiforme. Truncus totus dense pilis crassiu- 
sculis, conicis, acutis, usque ad 35 p. long., non dense barbatulis, 
barbulisque robustulis indutis, vestitus. Palpi crassiusculi propter se- 
cundum articulum sat grossum; appendicula parva, conica, circiter 
duplo longiore quam lata; pectinibus ea spinis paucis composttis ; 
spina externa nulla. Tarsi anticiì inter congenerum latissimi, subdi- 
scoidales, fere aeque longi ac lati, tibia duplo longiores et multo 
crassiores. 

Ad 1000 p. long.; 600 p. lat. 

Habitat in Pedemonte (Alba). 


OSSERVAZIONI. — Ho parecchi esemplari che furono raccolti a 
Ceresole d’ Alba (Piemonte) insieme a molte altre belle specie 
d’acari dall’Egregio Prof. Testa. Non può essere confuso con al- 
cuna delle specie precedentemente descritte, per la forma dei peli 
del corpo; nella sua sezione si avvicina al solo M. fusicomum, 
che conosceremo tosto, sopratutto per la larghezza dei tarsi del 
1.° paio, ma ne differisce essenzialmente per la struttura e gran- 
dezza dei peli del tronco, nonchè per altro. 

Quanto ai peli esso si avvicinerebbe piuttosto al M. quadrispi- 
num ed al M. vagabundum, ma da queste due specie è diversis- 
simo per la forma dei tarsi anteriori, armatura del palpo ecc. 

I peli del capotorace e più ancora quelli degli arti, sono sottili . 
e ricordano la maniera di peluria già veduta negli acari delle pre- 
cedenti sezioni, ma quelli dell’ addome sono diversi, inquantochè 
hanno una maggiore grossezza e sono rigidi. Questi vanno cre- 
scendo di lunghezza, ma anche di grossezza, quanto più si procede 


ANTONIO BERLESE 165 


dalla parte anteriore dell'addome alla posteriore, dove, alla fine, 
sono lunghi anche 50 p. e grossi circa 4 p.. Si vedono rivestiti 
di barbule piuttosto rade, rigide, lunghette. 





Fig. 75. — Microtrombidium platychirum Berl. A tarso e tibia 1° paio; 


100 325 
oi n 


B palpo visto esternamente; C peli del tronco; (4, B 

I palpi hanno apparenza veramente robusta, inquantochè il se- 
condo articolo è grosso e quasi gibboso al dorso ed è anche ornato 
sotto e sui lati di peli molto lunghi. L’appendicola è conica, breve, 
(lunga quasi 50 p..), circa due volte più lunga che larga, acuta 
all’apice. Manca la spina esterna; si trova in sua vece un pelo 
nudo, lungo ed appena più grossetto alla base dei circostanti. L’un- 
ghia accessoria è piccola e gracile. 

Quanto ai pettini essi hanno poche spine e precisamente quat- 
tro se ne contano nel pettine anteriore ed altrettante nel poste- 
riore. 

Speciale è il tarso del primo paio. Esso (ben inteso veduto di 
lato, come sempre si sono descritti e si descriveranno i tarsi di 
questi animali) ha un contorno pressochè discoidale, cioè esso è 
larghissimo. 

Infatti misura 170 p.. di lunghezza, per 120 di larghezza. La 
tibia poi è molta piccola, cioè lunga 100 p.. e larga 60. 

Negli individui giovani però i peli del tronco sono più sottili 
ed in tale caso essi non diversificano troppo da quelli del M. pu- 
sillum. Inoltre i tarsi del 1.° paio sono cordiformi. 


164 TROMBIDIIDA 


Potrebbe essere si trattasse semplicemente di una varietà del 
M. pusillum, mediante la quale dalle specie della Sezione L®* si 
)assa a quelle della presente sezione. 

] ] 


Microtrombidium vagabundum Berl. 


A. Berlese, A. M. Sc, it., fase. XVI, n. 1 (Trombid. pusillum foem.); idem, 
Diagnosi di alcune n. sp. di Ac. ital., mirmec. e liberi, p. 28 (7rombi- 


dium vagabundum). 


Cinnabarinum, cordiforme, sat magnum. Truncus totus pilis sat 
curtis (30 p..), conicis, crassiusculis, peracutis, barbulis sat densis ve- 
stiti indutus. Palpi robusti, pectine interno spinis multis (ad 6) lon- 
gis lineam trasversam internam sistentibus armato. Quartus articulus 
erterne ad radicem appendiculae spinis validioribus duabus, sat lon- 
gis, antrorsus directis praeditus. Tarsi primi paris sat longe cylin- 
drico-ovales, fere triplo longiores quam lati, antice rotundati, tibia 
aliquanto longiores et via crassiores. 

Ad 2400 wu. long. ; 1600 p. lat. 

Habitat in tota Italia (Veneto, Toscana, Napolitano). 


OSSERVAZIONI. — Le specie del genere Microtrombidium da que- 
sta in poi non hanno più quell’aspetto di forme un poco meno 
evolute che è speciale degli altri fino ad ora considerati. Vengono 
ora Mierotrombidii che si accostano molto agli Enemothrombium, 
sia per la maggiore statura, come per la più poderosa armatura 
dei palpi, la cui appendicola è più vistosa, sia ancora pei tarsi, 
che, tranne nel M. fusicomum non sono più così larghi, ma vanno 
acquistando una forma più cilindrica, appunto come sono nei più 
alti Trombididi. 

Questo M. vagabundum, che io conoscevo da molto tempo del 
Veneto e lo consideravo a torto per femmina del M. pusillum 
(M. italicum) è una bellissima specie, che io ho trovato frequente 
nel Veneto e nel Fiorentino, fra VPerbe dei prati, poi ho incontrato 
a Nola, dove ne vidi grande numero in Maggio, vaganti sul ter- 
reno arato di recente. 


ANTONIO BERLESE 165 


Nella prima descrizione che ho dato trovo alenne cose da emen- 
dare. Anzitutto le dimensioni possono andare più in sù dei due 
millimetri e giungere anche a 2 !/, circa; in secondo luogo colà è 
detto che il palpo all’esterno ha tre spine nel 4.° articolo ; Je spine 


invece sono due e fra queste talora nasce un pelo esile. 





Fig. 76. — Microtrombidium vagabundum Berl. A tarso e tibia del 1' paio; B peli 
del tronco; Cl 4° articolo dei pa)pi visto internamente; D lo stesso visto 


[ 100, 825 
esternamente ; | 4, 0, D no B T) 


I peli del corpo sono conici, robusti, diritti e rigidi, con bar- 
bule non troppo fitte, nè troppo lunghe; terminano acuti alPapice, 
Misurano circa 30 |. di lunghezza e sono molto fitti. 

I palpi sono molto robusti e bene armati sul 4.° articolo. Infatti, 
il pettine anteriore è composto di 5 spine robuste disposte in linea 
leggermente obliqua verso Vinterno e di poi prosegue sulla faccia 
interna dell’articolo, con una serie trasversa che giunge fino al. 
l’orlo inferiore ed è composta di sei robuste spine, tutte fra loro 
eguali e lunghe tanto da arrivare alla base dell’unghia. Altre spine 
poi, appena minori, sono, in numero di tre, immediatamente dopo 
la serie trasversa suddetta e fanno esse pure una piccola serie 
trasversa a continuazione del pettine posteriore, che è anche obli. 
quo e composto di almeno 5 spine. Queste ultime e la seconda 
serie trasversa non ho indicato nella figura, per non complicarla. 
I) 4.° articolo stesso, poi, sul lato esterno reca due poderosissime 
spine, inserite ambedue prossimamente all’ orlo inferiore dell arti- 
colo, la prima in corrispondenza dell’articolazione dell’appendicola, 
la seconda alquanto indietro. La anteriore è così lunga che rag- 
giunge la base dell’unghia. 


166 TROMBIDIIDA 


Quanto all’appendicola essa è veramente quattro volte circa più 
lunga che larga nell’ individuo di Nola, che ho sott’ occhio (lunga 
135 p., larga 35 p..) ed è anche leggermente clavata. Ma in indi. 
vidui più giovani, del Veneto e del Fiorentino, adunque minori, 
ho veduto che essa è proporzionatamente più breve, ad es. lunga 
95 p.. e larga 35, adunque circa tre volte più lunga che larga ed 
ha forma cilindrica o leggermente conica, siccome ho disegnato qui 
(fig. 76,C-D). 

I tarsi anteriori sono veramente cilindrico-ovali, cioè coi lati 
superiore ed inferiore quasi rettilinei e paralleli. Misurano 260 p.. 
di lunghezza per 100 a 120 p.. di larghezza. La tibia, di poco più 
sottile (80 p..), è lunga 200 p. Queste misure si riferiscono ad 
individui del Veneto, lunghi 1500 p.. Ma in quelli di Firenze il 
tarso è più allungato. Ad es. in un esemplare di 1450 p.. di lun- 
ghezza, il tarso anteriore misura 310 p. per 110; nell’ individuo 
tipico di Nola, del quale abbiamo dato le dimensioni nella diagnosi 
e che è quindi il maggiore di tutti i considerati, il tarso anteriore 
è lungo 370 p.. e largo 130; la tibia è lunga 260 pp. 


Microtrombidium quadrispinum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 359 (M. Enemothr. quadrispinum). 


Cinnabarinum, cordiforme, sat magnum. Abdomen totus ad dorsum 
dense pilis conicis, acutis, crassiusculis, (ad 50 p.. long.), dense bar- 
bulis curtis vestitis indutus. Palpi robusti, articulo quarto, externe, 
spinis validis et longis quatuor armato, appendicula bene clavata. 
Tarsi antici subcylindrici, tibia valde longiores, circiter triplo longio- 
res quam lati. 

Ad 1750 p.. long.; 1200 p.. lat. 

Habitat in Norvegia. 


OSssERVAZIONI. — La caratteristica di questa specie è 1’ arma- 
tura del 4.° articolo dei palpi, o meglio il numero delle spine di- 
sposte sul lato esterno del 4.° articolo. Esse sono quattro e na- 
scono alla inserzione dell’appendicola, ordinatamente in una serie 


ANTONIO BERLESE 167 


parallela all’orlo inferiore dell’articolo. Tali spine sono molto ro- 
buste e lunghe e dirette all’innanzi. La quarta però (posteriore) 
può essere un poco più corta delle altre. Quanto ai pettini non 
mi pare di riconoscere diversità notevoli in confronto di quanto 
si è visto nella specie precedente. Il palpo però, nel suo insieme, è 
certamente più grosso e più robusto. 

Anche la appendieola si corrisponde nelle due specie. 





Fig. €7. — Microtrombidium quadrispinum Berl. A palpo visto esternamente; 
o x 0 2 
B tibia e tarso del 1° paio; C' peli del tronco; (4, B i 0 2 


I peli dell’addome sono più brevi nel M. vagabundum e più sot- 
tili che non in questo M. quadrispinum, dove misurano fino a 50 p. 
e certo sono anche più grossetti. 

I tarsi del primo paio di zampe si vedono essere quasi cilin- 
drici, però leggerissimamente ingrossati verso l’apice e quasi tre 
volte più lunghi che larghi (lunghi 320 p..; larghi 110 p..). Essi 
sono meno di un terzo più lunghi della tibia (che misura 240 pp. 
di lunghezza). 

Ho veduto qualche esemplare di questa specie raccolto dallo 
Strand in Norvegia; non però femmine ovigere, che ritengo deb- 
bano essere molto grandi. 


165 TROMBIDIIDA 


Microtrombidium simulans Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 358 (M. Enemothr. simulans). 


Cinnabarinum, grossum. Truncus totus (ad dorsum) dense pilis 
fusiformibus, peracutis, densius villosis, sat parvis (25 pp.) indutus. 
Palpi robusti, pectinibus magnis, externe spina una robustiori ad ap- 
pendiculae originem. 

Tarsi antici clavato-ovales, vivx amplius duplo longiores quam lati, 
tibia sat longiores. 

Ad 2000 Di. long. ; 1300 MU. lat. 

Habitat in Norvegia. 


OSSERVAZIONI. — Ho dimenticato la prima volta che ho descritto 
la specie (loc. cit.) di indicarne la grandezza. Questa è certo una 
delle più grosse specie del genere. La femmina, di cui ho dato più 
su le dimensioni, contiene una enorme quantità d’ uova, di cui è 
tutta piena stipata. Calcolo ve ne sieno almeno un centinaio, di 
tutte le grandezze, fino a 230 p.. di diametro. 

La presente specie e le due seguenti (M. trispinum, M. fusico- 
mum) sono veramente assai vicine agli Enemothrombium e dimo- 
strano la artificiosità della separazione fra i due gruppi, ma anche 
la difficoltà di trovare caratteri veramente buoni di netta separa- 
zione. Infatti, in tutte e tre queste specie i peli del tronco non 
differiscono da quelli che descriveremo negli Enemothrombium, se 
non per ciò che quivi essi sono più larghi all’apice che alla base 
(papille), mentre nelle tre specie, che ancora annetto ai Microtrom- 
bidium e di cui una è la presente, essi sono acuti all’apice. Però, 
tra i peli di queste tre specie e gli altri delle forme precedente- 
mente descritte, la differenza non consiste solo nella forma che 
finora si è veduta conica esattamente, cioè più larga alla base che 
all’apice ed in queste tre specie sarà quella di un fuso, cioè più 
larga nel mezzo che non alle estremità, ma ancora consiste in ciò, 
che mentre quei peli erano veramente a cute robusta, rigidi, co- 
perti di barbule grossolane, in queste tre specie, come negli Ene- 
mothrombium, essi sono a cute sottilissima, tanto che facilmente si 


ANTONIO BERLESE 169 


comprimono, modificando così la forma della sezione, che da circo- 
lare diventa più o meno strettamente ellittica ed inoltre coperti 
di villi numerosi, corti, delicati e molto fitti. Si potrebbe vera- 
mente parlare di papille acute o fusiformi. 





Fig. 78. — Microtrombidium simulans Berl. A tibia e tarso del 1° paio; B palpo 


visto esternamente: Cl suo apice dall’ interno; D peli del tronco; (4, BC. 00 


sr \ at 
a) 
D nl 


Ecco perchè il limite tra i Microtrombidium propriamente detti 
e gli Enemothrombium è insufticiente, basandosi sulla acutezza mag- 
giore o minore del pelo, tantochè sono messi in due gruppi difte- 
renti queste tre specie in confronto, ad es. dell’ Enemothr. bifoliosum 
o dell E. confusum, che sono invece aftinissimi alla specie che de- 
serivo ora ed alle due altre che seguono e solo differiscono perchè 
nei suddetti Enemothr. i peli sono ancor più molli e fusiformi. 

Comunque sia, le tre specie di Microthrombidium che (questa 
compresa) descrivo ora, hanno tutte peli della maniera suddetta, 
cioè fusiformi, villosi ete., salvo che diversi per dimensioni. Le 
tre specie poi differiscono bene per notevoli caratteri, da ricer- 
carsi nell’armatura dei palpi, nei segmenti estremi del 1.° paio di 
zampe ecc. 

I peli del tronco, nella presente specie, sono lunghi circa 25 p. 

I palpi hanno pettini meno ricchi che non in M. vagabundum. 

Quello interno non ha una serie nettamente trasversa, ma de- 


170 TROMBIDIIDA 


corre tutto obliquo, colle spine distali molto più robuste delle suc- 
cessive ; in tutte sono otto, di cui quattro più dorsali e distali 
molto più robuste delle quattro prossimali e più interne. Il secondo 
pettine (prossimale) è esso pure molto obliquo e con parecchie 
spine, di cui alcune si trovano sul lato interno, dietro le precedenti. 
Anche in questo pettine le spine distali sono più robuste delle 
prossimali. 1 

L’appendicola è piuttosto corta e grossa, certamente clavata, 
lunga 110 p. e larga (all’apice) 50 p.. ; adunque il doppio più lunga 
che larga. Anche in questa specie i palpi sono molto robusti. 

Quanto ai tarsi del 1.° paio, essi sono ovali, leggermente  cla- 
vati, cioè più larghi verso l'apice che verso la base e coll’ orlo 
inferiore convesso, quando il superiore è pressochè rettilineo ; misu- 
rano 370 p.. di lunghezza per 160 di larghezza. Le tibie sono lun- 
ghe 240 p. 

Ho veduto parecchi esemplari di questa bella specie, raccolti in 
Norvegia dallo Strand, in varie località. 


Microtrombidium simulans Berl. 


var. trispinum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 358 (M. Enem. simul. var. trisp.). 


Differt a typico praecipue palporum articulo quarto externe spinis 
validis tantum tribus armato. 

Ad 2100 p.. long.; 1700 p. lat. 

Habitat in Germania (Hamburg). 


OSSERVAZIONI. — Il corpo è coperto di peli fusiformi, molli, a 
pelle sottilissima, però a sezione più volentieri ellittica che rotonda 
e alquanto più grandetti (sopratutto più larghetti) che non. nella 
specie tipica. Misurano 30 p. di lunghezza e sono molto fitti. 

I palpi, molto robusti, mostrano le due porzioni trasverse dei 
due pettini assieme confuse in modo da formare una spazzola di 
spine lunghe e non troppo rigide, nè grosse, composta di 10-11 
di dette appendici. Il pettine distale risalta di sette valide e lun- 





ANTONIO BERLESE ez 


ghe spine ed il prossimale di cinque a sei. Sul lato esterno del 
quarto articolo, sì trovano quattro appendici, delle quali le tre 
anteriori inserite alla articolazione dell’appendicola, sono tre vali- 
dissime spine (la prima, distale è molto più grossa delle altre) e 
dopo queste, proprio alla base dell’articolo, sulla stessa linea, anzi- 
chè una spina è piantato un lungo ed abbastanza sottile pelo bar- 


bulato. 
> 


Fig. 79. — Microtrombidium simulans trispinum Berl. 
3° e 4° articolo del palpo visti esternamente (E) 


I tarsi anteriori sono pressochè ovali, alquanto ristretti alla 
base e rotondati all’apice. Misurano 410 wp. di Innghezza per 210 
di larghezza. Sono dunque più larghi che nella specie tipica. La 
tibia è lunga 250 wp. 

L’esemplare che ho sott'occhio contiene moltissime uova, però 
non a completo sviluppo. 


Microtrombidium fusicomum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 360 (M. Enemothr. fusicomum). 


Cinnabarinum. Abdomen toto dorso sat dense pili fusiformibus 
(foliiformibus) parvis (15-20 p..), villosis induto. Palpi graciles, ap- 
pendicula curta et conica, spina una sat robusta in latere externo 
quarti articuli. Tarsi antici ovati, basi constricti, minus duplo lon- 
giores quam lati. 

Ad 1300 p. long.; 800 1. lat. 

Habitat én Prussia. 


OSSERVAZIONI. — Anche questa è una forma di Germania ed 
anche, come si vede, affine alla precedente, sopratutto per la forma 
dei peli del tronco e per quella dei tarsi anteriori. 


172 TROMBIDIIDA 


Però rilevo delle notevoli diversità, sopratutto nei palpi. Questi 
infatti sono così gracili e deboli, come in M. pusillum e forme 
affini, sopratutto per la poca grossezza del secondo articolo. Inol- 
tre l’appendicola, (misura 60 p. per 25, il che vuol dire che è di 
poco più lunga che larga), ha forma conica. I pettini sono assai 


scarsi di spine. 





Fig. 80. — Microtrombidium fusicomum Berl. A palpo visto internamente; 
. x ua x 100 326 
B peli del tronco; Cl tarso e tibia del 1° paio; (4, Cc "ui B TI) 


Il pettine distale si prolunga sul lato interno del 4.° articolo 
in una serie di setole rade, non diverse per spessore da tutte le 
altre del palpo. AI lato esterno del 4.° articolo, alla base dell’in- 
serzione dell’unghia, tra questa e Vappendicola, nasce una corta e 
robusta spina, diretta all’innanzi. Questo palpo adunque, per tutti 
i caratteri, si assomiglia molto a quello dei più bassi Mierotrombi- 
dium, ad esempio di .M, norvegicum. 

Invece il corpo è coperto di peli perfettamente identici a quelli 
del M. simulans o meglio della var. trispinum, solo che sono al- 
quanto più piccoli e meno fitti. 

I tarsi anteriori sono ovali, con una leggera tendenza alla forma 
clavata, perchè più stretti alla base che all’apice. Essi sono molto 
larghi, poichè misurano 190 p.. di lunghezza per 110 di larghezza, 
non sono cioè nemmeno due volte più lunghi che larghi. La tibia 
è lunga 1153 p. e molto più stretta del tarso. 

Ho veduto due o tre esemplari di questa bella specie, raccolti 
in Prussia dal Kuhlgatz. 


SPECIES RURSUS VIDENDAE. 


A questa sezione mi sembra possano asceriversi due specie della 
Nuova Guinea descritte dal Canestrini, per le quali riporto la de- 


ANTONIO BERLESE 175 


serizione data dall’ Autore, al solito trascurando quanto vi ha di 
inutile nella enumerazione dei caratteri, 


Microtrombidium uniforme ((n.). 


Canestrini G., Nuovi Acaroidei della N, Guinea (Terza serie), p. 483 


(Ottonia uniformis). 


“« Vorpo tutto coperto uniformemente di brevi papille coniche ve. 
stite di spinette. Arti coperti di folioline cigliate a contorno ellittico ; 
i tarsi però del primo paio hanno peli cigliati e quelli del secondo, 
terzo e quarto paio peli cigliati e foglioline insieme. Alla base del 
Vappendice dei palpi, sulla faccia interna (1) del palpo, nasce un 
aculeo robusto, diretto in avanti. Dietro Vunghia accessoria esistono 
circa venti setole rigide, disposte in due file. Varso del primo paio 
di arti appena più lungo del penultimo articolo, ma evidentemente 
più largo di esso, di forma ovoidale. 

Colore rosso. Lunghezza circa 1200 |. Patria: Erima (Nuova 
Guinea) ». 

OSSERVAZIONI. — La maniera complessa dei peli degli arti e la 
ricchezza dei pettini fanno sospettare si tratti di Wnemothrombium, 


anziché di Microtrombidium 8. str. 


Microtrombidium pilosellum (lan. 


Canestrini G., Nuovi Acaroidei della N, Guinea (Prima serie), p. 465 


(Ottonia pilosella). 


« Setole del corpo brevi, ma grosse e fittamente cigliate. Nei palpi, 
alla base dell’ unghia nasce un aculeo diretto in avanti. Tarso del 
primo paio di arti di un terzo più lungo e circa due volte piu yrosso 
del penultimo articolo. 

Colore rosso. Lunghezza circa 2500 p. Patria: |. W. Hafen. 
(Nuova (iuinea) ». 


(1) Evidentemente si deve intendere invece sul lato esterno. 


174 TROMBIDIIDA 


Subgen ENEMOTHROMBIUM Berl. 


dU . 
(E VAL4oG = sanguineus). 


Trombidium (ex p.) Auctorum. — Ottonia (ex p.) Canestrini G. — 
Subg. Enemothrombium A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 358. 


Truncus papillis clavatis vel pyriformibus, vel sphaericis (si sexiles 
sunt) vel foliiformibus, aut arboriformibus, magnis, longitudinaliter 
striis villorum minutissimorum dense obtectis, aliquando in eodem 
animalculo fabrica diversis et commiatis dense vestitus. Membra pilis 
barbatis vel foliolis villosis induta. Pectina palporum magna, ex spi- 
nis pluribus composita. Colores cinnabarini vel saturate sanguinei, 
rarius albo variegati. 

Species typica M. E. bifoliosum (Can.). 





Fig. 81. — Subgen. Enemothrombium. A capotorace colla cresta metopica; m parte 
marginale anteriore chitinosa; 0 occhi; B palpo veduto dall’ interno coi 
pettini. 


Altra volta (« Brevi diagnosi », loc. cit.) ho indicato per spe- 
cie tipica il Trombidium sanguineum di Koch, perchè lo identificavo 


al 7. bifoliosum di Canestrini. Ora però debbo riconoscere che tale 
identificazione non è certa e quindi preferisco attenermi alla in- 


ANTONIO BERLESE 7 


dicazione di una specie bene definita e sempre riconoscibile come 
tipo del sottogenere. 

Anche questo gruppo è ricchissimo di specie, particolarmente 
esotiche, molte delle quali però, se chiaramente si vede doversi 
ascrivere al presente sottogenere, non sono altrimenti identificabili 
per insufficenza delle descrizioni e figure. Così è di molte del Koch 
e d’altri. 





Fig. 82. — Peli delle zampe di alcuni Enemothrombium. A, B di E. modestum 
e di molte altre specie; C di E. eutrichum; D, E di E. dentipile. 


Gli Enemotrombium a peli del corpo in maniera di foglia sem- 
plice, senza setti trasversi, si avvicinano molto ai Microtrombidium 
ultimi descritti, cioè M. vagabundum, M. quadrispinum, M. simu- 
lans, M. fusicomum, anzi non si può trovare una netta delimita- 
zione, ad es. col #. bdifoliosum, che sarà il primo della serie degli 
Enemothrombium. D'altronde anche il passaggio fra i detti Micro- 
trombidium ed i precedenti, nei quali i peli del corpo sono più 
lungamente conici, duri e con barbule robuste e rare è egualmente 
graduato così che dai più bassi Microtrombidium ai più alti Ene- 
mothrombium, che pure sono diversissimi, il passaggio è graduale, 
senza salto alcuno. 

Le specie del gruppo sulle quali è possibile dare un giudizio 
sicuro circa la loro identità si possono dividere secondo il seguente 
quadro. 


1 — Pili (vel papillae) corpus obtegentes intersese statura et fabrica valde di- 
VETRI CE SIM MAC ONITI ESTINTORI 
— Pili (vel papillae) corpus obtegentes intersese statura non vel parum diversi 
CUETA DICA SU SITTER NA ROSS O I RZ 


176 TROMBIDIID E 

2 — Papillae minutissimae, breviter arboriformes, ramulis intricatis glomerulum 
subsphaericum sistentes . |. +. . . +... M. E. PERLIGERUM' Berl. 

— Papillae aliter conformatae, sive foliiformes, vel claviformes, vel globo- 
STAI SICEA ARAN ASA ARIA TALI PEA Sl CIBI NA E RN A) RO e RE a tr) 

3 — Papillae brevissime pyriformes, subsphaericae, (non septatae) (fig. 58 E.) 
APE Stai ca ASTA TIR EN SOTA AI MIRINO MICA RON OE RIASSUMERE 

= PapillaeCalttericonA=urataet. i, e III 

4 — Papillae arcuatim incurvatae (clavatae, septatae) . 


SECRET MEC ORC lO RA RETI gle, M. E. DENSIPAPILLUM Berl. et var. 
— Papillae haud incurvatae (sphaericae vel calyciformes, aut fusiformes). 5. 


5 — Palpi articulo quarto externe spina nulla armatus_. . .. .. 7. 
— Palpi articulo quarto externe. spinis armato... / 0 /.0/0/...  6. 
6 — Papillae trunci subglobosae. Palporum articulus quartus externe trispinus 


FM A I NT I GE ato M. E. SUBRASUM Berl. 
— Papillae sat longe claviformes. Palporum articulus quartus externe quinque- 

SPIDUS: cla a ea e MAE (CATNCIGRRUM, Beru 
7 — Papillae fusiformes, apice acutae (fig. 58 B.). M. E. BIFOLIOSUM Can. 
— Papillae clavatae, apice latiores, truncatae vel obtusae (fig. 58 C.). . . 

o RI eg E ARI BIO MANI E IMRE CONLUSEMeBerl 
8 — Papillae subsphericae, densae, raris pilis simplicibus, perlongis, erectis, 

SUPtLIID'USTCONMIEtA RR RR OMISEEUIRICHOM@BEerlì 
Capa pillaegnongplistsimplicipusteommixtaA 6 RE e RS: 
ONE pile MALONE SIRO IDATA NS 
MEI VRISALONE SIMONE PIANTA CIME SO CI I ANO 
10 — Papillae maiores apice partem subglobosam, distinetam, impilam gerentes 

MIRTO AIAR E TR TRORA AMI POS M. E. DIVERSUM Berl, 
— Papillae maiores (clavatae) apice rotundatae .. ..//. 04... IL 
11 — Palporum articulus quartus externe unispinus. M. E, sPECTABILE Berl. 
— Palporum articulus quartus externe trispinus . . M. E. MINIATUM Can. 
12 — Papillae maiores breviter claviformes, retrorsus incurvae (1) (minores multi- 


lobatae)\t a te 4 RI AT NOME R E PENSIE Ii 
— Papillae maiores rectae sive non retrorsus incurvae . .° . . . +. 13 
13 — Pedes quarti paris papillis peculiaris fabricae ornati, sive palmiformes 
(manum sexdigitatam simulantes) . . . . M. E. pISTINCTUM Can. 
— Pedes omnes setis plumosis vel foliiformibus induti . . . . . . 14. 
14 -— Tarsi omnes vix vel non tibia latiores (tide Canestrinii) . //./. .. 
SL EI VR DORATA M. E. PHyLLOPHORUM Can. 
— Tarsi antici tibia bene latiores . . . . . . M. E. MODESTUM Berl. 


(1) In questo gruppo debbono rientrare le specie della Nuova Guinea, che il 
Canestrini illustra coi nomi di Ottonia securigera; O. laeta, ma non posso distin- 
guerle dal M. E. dentipile dello stesso Autore se non veggo gli individui tipici. 


ANTONIO BERLESE di 


a 
to 


SECTIO 1I.* 


Pili vel papillae trunci omnes intersese fabrica conformes 


et statura subpares vel parum diversi. 


a) Papillae non septo intimo in partes duas divisai. 


Microtr. (Enemothrombium) hbifoliosum Can. 


? C. L. Koch, C. M. A. Deutschl., fase. 15, fig. 10 (Trombidium purpureum). 
— G. Canestrini, Acari nuovi e poco noti, p. 693 (7. bifoliosum) ; 
idem, Acarofauna it., p. 138 (Ottonia bifoliosa). — A. Berlese, A., 
M. Scorp. it., fasc. XLII, n. 1 (ex parte) (Trombidium sanguineum). 


Cinnabarinum, subcylindricum, parum humeratum. Truncus totus 
aeque vestitus pilis curte fusiformibus, lanceolatis, apice acutis, totis 
barbulis minutissimis et densis indutis. Pili isti pellicula tenui fa- 
bricati ita ut facilius restringantur et rugis plicisque varie defor- 
mentur ita ut varie videantur configurati. Artorum pili simplices, 
plumosuli. Palpi breves et robusti, articulo secundo valde crasso, coe- 
teris curtis; in latere eaterno quarti articuli spina nulla armati ; 
pectine interno nullo, dorsuali autem pulcherrimo, ex spinis 16 den- 
sîs robustis intersese subaequalibus, excepta apicali (unguem adcesso- 
rium significanti) robustiori. Tarsi antici breves, ovales, lenissime 
claviformes, paulo amplius duplo longiores quam lati, tibia paulo lon- 
giores. 

Ad 1780 p.. long. ; 800 p.. lat. 

Habitat in muscis in Italia et in Germania. 


OssERVAZIONI. — Metto per prima nella serie questa forma 
perchè in grazia dei peli del corpo tuttavia non troppo complicati 
e per l’ armatura scarsa dei palpi (nei quali fanno difetto il pet- 
tine interno e le spine al lato esterno del 4.° articolo) essa si ac- 
costa, assieme alla seguente, ai Microtrombidium. 

La serie si continuerà con forme gradatamente meno semplici, 
rispetto alla peluria del tronco ed armatura dei palpi, fino a quelle 


« Redia, » 1912. 12 


178 TROMBIDIID A 


più complicate sotto questo punto di vista, le quali saranno così 
le più remote dei Microtrombidium propriamente detti. 

Il nome di bifoliosum deriva alla specie dal fatto che il Cane- 
strini, che la scoperse, ritenne di due maniere le appendici cuta- 
nee del tronco, cioè che alcune fossero foliiformi, altre più brevi, 
grinzose, quasi sferoidali o d’altra forma. 





Fig. 83. — Micr. Enemothr. bifoliosum (Can.). A tarso e libia del 1° paio; 
î = 
B palpo dall’esterno; C' peli del tronco; (4, B Di lo) Si 
\ 





/ 


In realtà però si tratta sempre di papille fusiformi con sottile 
peduncolo, acute all’apice e molto panciute. Esse sono composte 
di una cuticola esilissima per cui con tutta facilità si raggrinzano 
ed allora assumono le più diverse forme, anche quella lobata © 
sferoidale o comunque irregolare. Ciò però è semplicemente do- 
vuto alle pratiche della preparazione, ma non credo che avvenga 
in natura. 

Tali papille sono rivestite da sottilissima, corta e fitta peluria 
e del tutto conformi ed egualmente dense si vedono su tutto il 
tronco, sia sull’addome che sul capotorace. Esse misurano da 25 
a 40 p.. e sono di color rosso vivacissimo di cinabro. 

L’addome è pressochè cilindrico, cioè a lati quasi paralleli fra 
loro, poco prominente quindi alle seapole, depresso al dorso e quivi 
con alcune molto accentuate pliche trasverse rettilinee. Esso ad- 
dome si prolunga all’innanzi sui lati molto al di qua ed al di là 
del capotorace, così che questo sembra profondamente immerso fra 
due lobi dell’addome. 





ANTONIO BERLESE 179 


I palpi sono corti e molto grossi, specialmente pel volume del 
secondo articolo, che è assai largo. Il loro quarto articolo non reca 
alcuna spina sul lato esterno, ma semplicemente alcuni lunghi peli 
cigliati e senza ordine. Di tali peli alcuni pochi sono anche al 
lato interno a rappresentare il pettine interno che manca. Quanto 
al pettine dorsale esso è molto bello, regolare, composto di 16 
spine robuste e lunghette, fitte e fra di loro di quasi eguale lun- 
ghezza, meno la prima, che, più vigorosa assai, rappresenta Vunghia 
accessoria. Tale pettine, assolutamente dorsale e coi denti su una 
sola fila occupa i tre quarti della lunghezza del 4.° articolo a co- 
minciare dall’unghia. 

L’ appendicola è breve (circa tre volte più lunga che larga) e 
conica. 

Gli occhi sono assolutamente senza alcun rilievo basale e molto 
piccoli. 

Quanto alle zampe esse sono tutte deboli e corte rispetto alla 
mole del tronco; sono rivestite di peli semplicemente piumati, 

Il tarso del primo paio è quasi del doppio più largo della tibia 
ma solo di un terzo circa più lungo; esso ha forma ovale, legger- 
mente clavata, rotondato all’apice e poco più di due volte (esat- 
tamente 2,4) più lungo che largo. Misura 210 p.. di lunghezza per 
90 di larghezza. La tibia è lunga 140 pp. 

L’animale è piccolo, cioè fra i minori del gruppo. 

La specie è non frequente. Si trova nei muschi anche di pia- 
nura. Il Canestrini la raccolse a Firenze e quivi io pure la trovai. 
Ne vidi anche individui raccolti in Germania dal Kuhlgatz. 

Altra volta (« A. M. Se. it. ») credetti che questa specie si do- 
vesse riunire ad altra che attribuii al 7rombidiun sanguineum del 
Koch, ma ora ritengo che si tratti di due specie diverse e perciò 
le ho tenute separate. 


Microtr. (Enemothr.) confusum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi ete., p. 362. 


Cinnabarinum, sat speciei praecedenti subsimile sed tamen bene di- 
stinctum. Truncus totus papillis clavatis, apice subtruncatis, dense et 


150 TROMBIDIIDA 


sat alte barbulatis, omnibus conformibus vestitus. Artorum pili sim- 
plices barbatuli. Palpi graciles et elongati, articulo secundo via in- 
fato ; articuli quarti latere externo spinis mullis, pectine interno 
nullo, pectine dorsuali perpulchro, spinis novenis composito, intersese 
subaequalibus, excepta distali maiori (unguem adcessoririm significanti); 
appendicula curte conica, apice acuta. Tarsi antici late ovales, apice 
acuti, circiter duplo longiores quam lati, tibia fere duplo longiores. 
Ad 1600 p.. long. ; 900 p.. lat. 


Habitat in muscis nemoris Cansiglio. 


OssERVAZIONI. — Non vi ha dubbio che la presente specie è 
molto simile al M. E. bifoliosum, presso il quale sta bassa nella 
serie di questi Enemothrombium, ma però ne è certo bene distinta 
per buoni e ben marcati caratteri, che sì desumono dalla peluria 
del tronco, dalla armatura e forma dei palpi e dai segmenti estremi 
delle zampe 1.° paio. 





Fig. 84. — Micr. Enemothr. confusum Berl. A tibia e tarso del 1° paio; 


100 325 
TC ) 


B palpo visto esternamente; 0 peli del tronco; |4, B 

Gli individui che possiedo sono ovigeri; le uova hanno forma 
pressochè sferoidale e misurano 170 p. di diametro massimo. Si 
tratta dunque di forme adulte. 

La peluria del tronco è fatta da papille di forma clavata, molto 
strette al picciolo e quasi troncate all’apice. La loro sezione è cir- 
colare, ma molte se ne vedono schiacciate e quindi con aspetto 
laminare. Sono tutte rivestite di barbule non troppo dense ma 
lunghette. Adunque la forma è veramente diversa dalle papille 
della specie precedente dove esse sono acute all’apice. 


ANTONIO BERLESE 181 


I palpi si vedono essere molto gracili e fortemente peduncolati 
cioè molto ristretti alla base del 2.° articolo, il quale è stretto, 
perchè è lungo il doppio della larghezza. Nel 4.° articolo manca 
qualsiasi spina sul lato esterno come pure anche ogni traccia di 
pettine interno. 

Invece il pettine dorsale è bellissimo ed occupa i tre quarti 
dell’orlo superiore del segmento, dall’unghia in poi. Esso è com- 
posto di otto bellissime spine, divergenti alquanto e grandi, oltre 
alla apicale che rappresenta Vunghia accessoria e che è molto più 
robusta delle altre, che sono invece tutte fra loro eguali. 

La appendicola ha forma caratteristica. Essa è decisamente co- 
nica, acuta all’apice, dove porta robusto pelo e non più di due 
volte più lunga che larga. È danque una appendicola come si vede 
nei più bassi Microtrombidium (ad es. M. pusillum ed affini) che 
non come è negli Enemothrombium in generale. 

I tarsi del primo paio sono a forma ovale, ma molto acuti al- 
l’apice e molto panciuti nel mezzo. Misurano 230 y.. di lunghezza 
per 110 di larghezza, quindi sono quasi esattamente due volte 
più lunghi che larghi, come sono pure quasi il doppio più lunghi 
della tibia, giacchè questa misura 130 p. 

La specie è rara, ne ho qualche esemplare raccolto nel musco 
del bosco Cansiglio. 


b) Papillae septo intimo in cameras duas divisae. 


Microtr. (Enemothr.) densipapillum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi ete., p. 360. 


Cinnabarinum, cylindricum, vix humeratum, capitethorace profunde 
in abdomine infosso. Truncus totus pilis densioribus, clavatis, valde 
arcuatim retrorsus incurvis, in dimidia parte basali barbatulis, septo 
obsoleto in duas cameras interne divisis ornatus. Pedes (exceptis tar- 
sis primi paris) setis penicilliformibus ornati. Palpi robusti, articulo 
quarto externe spinis duabus armato; pectinibus duobus dorsualibus, 
ex quibus apicalis in latus internum articuli incurrens. Tarsi antici 


182 TROMBIDIIDAR 


claviformes, circiter triplo longiores quam lati, magni, tibia tertia 
(tarsi eiusdem) parte circiter longiores et latiores. 

Ad 2000 p.. long. ; 1200 p.. lat. 

Habitat in Italia (Portici) et in Helvetia (Theodule). 


OSSERVAZIONI. — (Gli esemplari di Portici convengono esatta- 
mente con quelli della Svizzera, raccolti a Theodule dal Simon. 
L’unica minuta differenza io riscontro nella peluria del corpo, che 
è fatta di papille più grandi e più rade negli individui di Portici. 
Infatti, mentre negli esemplari di Svizzera sono lunghe al massimo 
55 p.. e discoste tra loro alla base non più di 25 p.., in quelli di 
Portici esse misurano anche 60 p.. e sono Vuna dall’altra distanti 
almeno 40 p. Anche in un individuo di Portici scorgo molte uova 
sferiche nel ventre e misurano 240 p.. di diametro. 





Fig. 85. — Micr. Enemothr. densipapillim Berl. A tarso e tibia del 1° paio; 
B apice del tarso visto esternamente; © peli del tronco; (4, B 10, > È 

Le papille sono veramente caratteristiche perchè tutte eguali, 
clavate e fortemente incurvate ad arco sulla loro faccia inferiore, 
ed all’apice sono troncate obliquamente, coll’angolo postero infe- 
riore della troncatura rotondato e sembrano aperte alla loro estre- 
mità, mentre il lume loro interno è diviso da un setto, che è a 
circa la metà della papilla o verso il suo terzo apicale. Sono tutte 
dirette all’indietro. 

Nelle zampe, su tutti gli articoli, fuorchè sui tarsi del 1.° paio 
specialmente sulla faccia dorsale degli articoli, i peli hanno una 
speciale forma; sono conformati come un pennello, cioè con un 
peduncolo eguale a metà della lunghezza di tutto il pelo, sottile 


ANTONIO BERLESE 183 


e nudo ed il rimanente è a mo’ di scopa tutto allargato e piu- 
moso. Di tali peli sì vedono alcuni anche sui palpi, specialmente 
sugli articoli 2.° e 3.0. 

I palpi sono robusti, cioè col 2.° articolo piuttosto grosso. Sul 
lato esterno del 4.° articolo vedonsi due forti spine, una all’inser- 
zione dell’appendicola ed è la più robusta; l’altra dietro tale in- 
serzione ed è più debole. 

Quanto ai pettini essi sono realmente due, con direzione obliqua 
dorso-interna. L’anteriore si compone di 10 bellissime spine, cere- 
scenti di robustezza col procedere verso la unghia accessoria, che 
è molto grande ; il posteriore risulta di altrettante spine, però minori 
e tutte esattamente dorsali, mentre nel pettine precedente parecchie 
(Ile prossimali della serie) tendono a dirigersi verso il lato interno 
del palpo. Sul rimanente della faccia interna del 4.° articolo si 
notano sei o sette peli robusti e lunghi, disposti senza ordine 
definito. 

La appendicola è conico-claviforme, lunga circa tre volte più 


o 


che larga. 

Quanto ai tarsi del 1.° paio, essi sono grossetti, leggermente 
claviformi, rotondati all’ apice ed armati nella loro faccia infe- 
riore. Sono di un terzo più lunghi e più larghi della tibia. Misu- 
rano 500 p.. di lunghezza per 170 di larghezza, il che vuol dire 
che sono circa tre volte più lunghi che larghi. La tibia è lunga 
300 1. 

Ho trovato pochi individui di questa specie fra le erbe a Por- 
tici ed altri, come ho detto, ebbi dalla Svizzera, raccolti dal Simon. 


Microtr. (Enemothr.) densipapillum Berl. 
var. boreale Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi ete., p. 360. 


Differt a typico propter tarsos anticos aliquanto elongatiores, plus 
quadruplo longiores quam latos, cylindricos, vix incurvos nec non pro- 
pter palporum articulo penultimo externe ommnino spinis destituto. 

Ad 2200 p.. long.; 1200 p.. lat. 

Habitat in Germania (Hamburg). 


154 TROMBIDIID A 


OSSERVAZIONI. — Mentre gli esemplari meridionali, cioè raccolti 
nei dintorni di Napoli (Portici), non differiscono essenzialmente dai 
tipici della Svizzera e solo quelle minute diversità già indicate non 
possono giustificare una distinzione anche di leggiero grado, quelli 
invece che veggo della Germania, raccolti ad Hamburg dallo Strand 
sono realmente alquanto diversi dai tipici così che conviene farne 
una varietà ed è la presente. 





Fig. 86. — Microtr. Enemothr. densipapillum boreale Berl. 
Figure ad ingrandimento come nel tipico. 


I palpi non mostrano, sul loro quarto articolo, dal lato esterno 
nessuna spina. Inoltre l’appendicola è alquanto più lunghetta ed 
anche nel numero delle spine del pettine come nella loro disposi- 
zione si può trovare qualche diversità. 

I tarsi del primo paio sono molto più lunghi, più stretti ed in- 
curvati (con convessità in basso) in confronto di quelli della specie 
tipica. Essi sono tutti della stessa grossezza dovunque, meno che 
alla base, così che si possono dire veramente cilindrici. Misurano 
560 p.. di lunghezza per 130 di larghezza, così che sono oltre quat. 
tro volte (esattamente 4,3) più lunghi che larghi, quando nel tipico 
solo tre volte la larghezza loro è compresa nella lunghezza. La 
tibia è lunga 340 p.. 


Microtr. (Enemothr.) calycigerum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagn. etc., p. 399. 


Cinnabarinum, obtrapezinum vel cordiforme, bene humeratum. Pe- 
des sat magni, robusti. Pili trunci totius calyciformes, septati, dense . 


ANTONIO BERLESE 185 


villosuli, tamen statura intersese diversi quod nonnulli aeque dissiti 
fere duplo maiores sint caeteris numerosioribus. Palpi articulo quarto 
in latere externo spinis longis quinque, ea quibus tres distales robustae, 
duae posteriores aliquanto exiliores. Pecten dorsualis ex agminibus 
duobus continuis compositus quoque sexspinigero. Tarsi antici elongate 
ovales, ad apicem rotundati, fere triplo longiores quam lati, tibia ali- 
quanto longiores. 

Ad 1850 p. long.; 1100 p. lat. 

Habitat în Norvegia. 


OSSERVAZIONI. — Anche questa è una bellissima specie rac- 
colta dallo Strand in Norvegia e comunicatami per studio assieme 
ad altro eccellente materiale. L’addome si può dire cordiforme, cioè 
molto ristretto all’indietro e colle scapole prominenti. Gli arti sono 
robusti e coperti di peli a forma di pennello, più vigorosi sul lato 
dorsale degli articoli. 








Fig. 87. — Microtr. Enemothr. calycigerum Berl. A. tibia e tarso del 1° paio; 
100 2) 


B palpo visto esternamente; Cl papille del tronco; (A, B ai c 33m 


Caratteristica è la peluria rivestente il tronco. Essa è composta 
di papille tutte eguali fra loro per la forma e struttura, ma di- 
verse alquanto per le dimensioni. Infatti, regolarmente intercalate 
a molte di siffatte papille minori, non più lunghe di 25 p., altre 
se ne vedono grandi il doppio (50 p..). Tutte hanno forma di clava, 


186 TROMBIDIID A 


cioè strette al peduncolo e troncate all’apice e sono fittamente co- 
perte di barbule delicate e dense. 

Ad un terzo circa della loro lunghezza dall’apice esiste un setto 
nel loro lume interno, così che questo è diviso in due parti e per 
questo setto le dette papille appaiono caliciformi. Anzi, la camera 
apicale, che è aperta all’esterno, si riempie spesso di granuli mi- 
nutissimi terrosi e così appare scura, ma ciò solo nelle papille 
maggiori, poichè le minori hanno spazio troppo ristretto per acco- 
gliervi alcunchè. 

Queste papille sono diritte e non contorte come nel densipa- 
pilum. 

L’armatura dei palpi è caratteristica per la presenza di cinque 
robuste spine sul lato esterno del palpo. 

Le tre più vicine all’unghia sono molto più grosse delle. altre 
due che stanno all’indietro, ma tutte sono egualmente lunghe. 

I pettini dorsali sono due, disposti uno successivamente all’al- 
tro, pressochè sulla stessa linea retta dorsale e ciascuno è compo- 
sto di sei spine, ma quello distale ha inoltre una grossissima unghia 
accessoria, come prima della serie. Inoltre un gran numero (circa 
dieci) di peli nudi e lunghi, piantati senz’ordine sono sul lato in- 
terno del 4.° articolo a rappresentare la radula. 

L’appendicola è cilindrica e circa due volte e mezza più lunga 
che larga, acuta all’apice. 

I tarsi del 1.° paio sono di forma ovale allungata, rotondati al- 
l’apice e quasi tre volte più lunghi che larghi, appena più grossi 
della tibia, ma di questa di un quarto circa più lunghi. Misurano 
340 p. di lunghezza per 120 p.. di larghezza, mentre la tibia è 
lunga 250 w. 


Microtr. (Enemothr.) subrasum Berl. 


? C. L. Koch, C. M. A. Deutschl., fase. 15, fig. 22 (Trombidium sanguineum); 
— A. Berlese, A., M., Sc. it., fasc. XLII, n. 1 (Tromb. sanguineum) 
(ex p.); Idem, Brevi diagnosi, ete., pag. 362. 


Saturate sanguineum: abdomine obtrapezino vel ovale, sat humerato, 
anterius profundius excavato, capitethorace perparvo. Oculi sat pro- 


è] 


ANTONIO BERLESE NSÙ 


minuli. Papillae trunci densissimae, brevissime claviformes vel sub- 
sphaericae, septatae, statura intersese diversae quod plures sint  cae- 
teris curtiores, omnes dense ciliatulae. Palpi articuli quarti latere 
externo longe trispino. Pecten dorsualis ex agminibus ducbus continuis 
compositus, anterius quinquespinus, posterius decemspinosus. Tarsi 
antici ovato—-claviformes, antice obtusi, tibia paulo longiores, duplo et 
dimidio longiores quam lati. 

Ad 1900 p. long.; 1200 p.. lat. 

Habitat 4% Italia (Vallombrosa) et in Germania (Marbourg). 


OSSERVAZIONI. — Più volte ho trovato questo 7rombidium nel 
musco di Vallombrosa assieme al 7. bifoliosum, di cui lo ho cere- 
duto a torto una forma più avanzata d’età. 








Fig. 88. — Micr. Enemothr. subrasum Berl. A tarso e tibia del 1° paio; 
[ 325 
B palpo visto dall’ esterno; C peli del tronco; | A, B = C = ì 


Ultimamente poi ho visto individui di Germania (Marbourg) race- 
colti dallo Strand così che il sospetto che questa specie sia stata de- 
seritta dal Koch sotto il nome di 7. sanguineum mi sembra fondato. 

Tuttavia, siccome non è questo il solo Enemothrombium a colore 
sanguigno intenso, fra i nostrali, ma ancora VE. rasum che pure 
si trova in Germania ha la stessa tinta, così non posso essere 
certo sulla identità della specie del Koch e preferisco distinguerne 
una io esattamente. 

I caratteri specifici dell’. subrasum sono molto marcati e defi- 


188 TROMBIDIIDAE 


niti, per cui la forma si riconosce benissimo fra le congeneri, spe- 
cialmente rispetto alla precedente ed all’ E. rasum, che le sono più 
affini. 

L’addome è grande, specialmente confrontato col capotorace, che 
si vede essere così piccolo come in nessuna altra specie congenere, 
fra le nostrali. 

L’addome stesso è largo, obtrapeziforme od anche ovale, cioè 
colla massima larghezza non alle scapole ma più giù, anche a 
mezzo il tronco. Il dorso è pianeggiante. 

Le papille rivestenti il tronco sono tutte della stessa fabrica, 
cioè brevi, quasi sferoidali, con un setto nel loro quarto apicale, 
tutte fittamente rivestite di barbule delicate, ma sono fra loro di- 
verse di statura, inquantochè alcune misurano 20 p.. di lunghezza 
e sono le più numerose, altre 30 p. e queste sono uniformemente 
disseminate fra le minori. Queste papille sono colorate di un rosso 
sanguigno vivissimo. 

I palpi sono robusti ed hanno una appendicola corta, cilindro- 
conica, acuta all’apice, circa tre volte più lunga che larga. 

Sul lato ‘esterno del 4.° articolo veggonsi tre lunghe spine, delle 
quali le due distali sono robuste e la prossimale più esile, quasi 
piliforme. 

Due sono i pettini dorsali, disposti Vuno dietro l’altro su una 
stessa linea che incorre poco obliquamente sulla faccia interna. Il 
pettine anteriore è più povero; conta da cinque a sei spine, ro- 
buste (oltre all’unghia accessoria), curvate indentro. 

Il pettine seguente risulta di una decina di spine, più sottili, 
più fitte, ma più erette sul segmento. 

I tarsi anteriori sono leggermente clavati e ben larghi, neil’in- 
sieme però di forma ovale, ottusi all’apice ; sono circa due volte 
e mezza (2,7) più lunghi che larghi, cioè 370 p.. di lunghezza per 
140 pw. di larghezza e superano di un quarto circa la lunghezza 
della tibia (240 p..). 

Tutti gli arti, che non sono troppo robusti, si vedono rivestiti, 
specialmente al dorso, di peli penicillati. 





re 


ANTONIO BERLESE 189 


Microtr. (Enemothr.) rasum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagn. ete., p. 360. 


Cinnabarino-sanguineum ; M. E. subraso prima facie similis sed 
magis turgidum. Papillae trunci subsphaericae, sive curtissime pyri- 
formes, omnes eadem statura et valde appressae ita ut truncus rasus 
adpareat (minori amplificatione) dense et curte barbulatae, in apice 
erxcavatae, floris cardui nondum aperti instar configuratae, e patella 
quadam alta, margine undulato erortae, (15 p. diam.). Tarsi antici 
ovato-clavati, apice truncato—-obtusi, duplo ei dimidio longiores quam 
lati. Palpi pectinibus mediocribus; articulo quarto externe non spinis 
sed setulis quinque in seriem unam margini inferno articuli paral- 
lelam et appressam dispositis armato. 

Ad 2250 p.. long.; 1400 p.. lat. 

Habitat in Prussia. 


OSSERVAZIONI. — A prima vista subito impressiona la peluria 
del tronco di questa specie poichè essa, composta di papille tutte 
allo stesso livello, fa una superficie continua e lanimale sembra 
nudo, d’onde il suo nome specifico. 

La configurazione generale del tronco ricorda la specie prece- 
dente ed anche le papille sono simili per forma, sebbene nel 
M. E. subrasum esse sieno più allungate, dissimili per grandezza 
ed anche meno fitte, così che nel loro insieme non danno quel- 
l'aspetto di superficie continua che hanno nella presente forma. 

In questa le papille stesse hanno veramente l’aspetto di altret- 
tante sferette con brevissimo peduncolo, tutte rivestite di fitta e 
delicata peluria, tranne che in una zona circolare della calotta su- 
periore, dove sono nude. 

Nel loro insieme dunque ricordano molto bene un fiore non an- 
cora aperto di Dipsacus o di Cardo. 

Inoltre ciascuna di queste papille sorge da un tubercolo cilin- 
drico, che si svasa in una specie di coppa a contorno angoloso 0 
lobato e gli orli di queste patelle sono tutti a contatto fra loro. 
Il diametro delle papille è di 15 p.. circa. 


190 TROMBIDIIDwAE 


I palpi sono robusti e fanno vedere cinque peli sottili e lunghi, 
disposti in una linea parallela all’orlo inferiore del 4.° articolo e 
sono sul suo lato esterno. 





Fig. 89. — Microtromb. Enemothr. rasum Berl. A tarso © tibia del 1° paio; 


/ )5 
B palpo veduto dall’esterno; C papille del tronco; (4; B i c >) 


I due ultimi articoli delle zampe del 1.° paio sono molto simili 
ai corrispondenti della precedente specie e non troppo diversi nep- 
pure per le dimensioni. Il tarso è due volte e mezza più lungo 
che largo, cioè lungo 370 p. e largo 150. La tibia misura 290 p. 
di lunghezza. 

La specie è certamente molto aftine alla precedente, della quale 
può anche essere che rappresenti una semplice varietà. 

Ne ho veduto due esemplari raccolti in Germania dal Kulgatz. 


c) Papillae trunci arboriformes. 


Microtromb. (Enemothr.) perligerum Berl. 


A. Berlese, Acari Austro-americani, p. 7, tab. V, fig. 3 (7rombidium perli- 


gerum). 


Cinnabarinum, alboguttatum, pedibus miniaceis, bene humeratum, 
pedibus longis. Papillae trunci arboriformes, ramusculis tenuissimis, 


ANTONIO BERLESE 191 


dense complicatis, ita ut glomerulum sphaeriformem, pedunculo sat 
crasso sustentum simulent, minimum, sive 10 %.. tantum diam. Palpo- 
rum articulus quartus spina una in latere externo, valida, non deor- 
sum sed antrorsum porrecta armatum. Appendicula cylindrica saltem 
quadruplo longa ac lata. Pedes antici et postici bene longi, omnes pilis 
plumosis induti. Tarsi antici ovato-cordati, lati, tibia multo longio- 
res, duplo longi quam lati, apice subacuti. 

Ad 3 mill. long.; 1,50 mill. lat. 

Habitat in America australe (Paraguay). 


OSssERVAZIONI. — Riporto la descrizione dell’unico esemplare 
illustrato nel 1888 (loc. cit.) raccolto dal Balzan ad Asuncion (Pa- 
raguay). 





Fig. 90. — Microtr. Enemothr. perligerum Berl. A tarso e tibia del 1° paio; 


B apice del palpo dall’esterno; (7) 


Nella mia collezione trovo un preparato che pure deve apparte- 
nere a quel tempo e coll’indicazione di Trombidium perligerum, ma 
esso non è certamente delle dimensioni indicate per 1 individuo 
tipico, ma assai minori e mostra i tarsi anteriori che non conven- 
gono certo per la forma con quanto ne dico a proposito dell’indi- 
viduo tipico. 

Inoltre, nel campione che ho sott'occhio, le papille, se a piccolo 
ingrandimento e vedute senza troppo insistervi hanno l’aspetto di 
sferette, invece ad esame più attento si vedono essere veramente 
arboriformi, cioè con una quantità di ramuscoli del tutto disposti 
come in un albero, procedenti da un maggiore tronco che è il pe- 
duncolo ed insieme intrecciati in modo da fare un glomerulo sfe- 
roidale di 10 p.. di diametro. 

La descrizione adunque dell’individuo tipico, desunta dalla citata 
memoria è la seguente: 

« Corpus subeordatum, ad scapulas rotondato-humeratum, po- 


192 TROMBIDIIDA 


stice rotundatum. Dorsum planiusculum, plicis duabus vel tribus 
transversis impressum. 

Anticum complanatum, subtrigonum, ad oculos utrinque promi- 
nulum. Totum corpus papillis subsphaericis, perlas simulantibus 
(ande nomen) quarum nonnullae sunt albicantes, aliae plures ru- 
berrimae, conspersum. Guttulae sive maculae quaedam subrotun- 
dae, simmetrice dispositae et papillis albicantibus constitutae, in 
dorso hic et illic albescentes. 

Anticum papillis conformibus vestitum, papillis, circa oculos 
omnino sexiles, albicantibus et ceristam metopicam fere omnino ce- 
lantibus. Pedes longi et robusti, antici et postici corpore certe lon- 
giores, segmentis primis barbatissimis, caeteris pilo curto, crassiu- 
sculo et ciliatulo vestiti. 

Tarsi antici superne visi caeteris segmentis haud crassiores ; e 
latere visi subeylindrico-clavati, elongati, ut in AZlothr. fuliginoso 
fabricati. 

Palpi robusti, elongatuli, villosissimi, tentaculo clavato, longo, 
apice unguibus tribus, quorum medius magis robustus, terminati. 
Allothr. fuliginoso primo visu valde similis, sed pedibus longioribus 
et robustioribus ». 

L’individuo tipico è dunque andato perduto perchè quello che io 
conservo e che è rotto, non misura oltre 900 py. di lunghezza e 
quindi, se appartiene alla specie qui intestata, è certo un esem- 
plare giovanissimo. 

Colla diversa età posso ancora spiegare la differenza dei tarsi 
fra l’esemplare che ho sott'occhio e la descrizione del tipico, dove 
tali articoli sono certo più allungati, se devono assomigliare a 
quelli dell’ AZothr. fuliginosum. 

La ragione per cui aserivo anche questo piccolo esemplare, di 
cui non ho tenuto conto quando ho detto: unicum vidi eremplum 
sub arborum cortice ad Asuncion lectum, si è perchè convengono i 
caratteri del palpo e delle papille, salvo, per queste ultime, la più 
precisa indicazione attuale della loro struttura. 

Il palpo, che nel tipico ho detto fornito all’apice di tre unghie, 
di cui la mediana è la maggiore, si vede essere appunto così anche 
nell’individuo che ho sott'occhio, e l’unghia superiore è la prima 
del pettine; quella di mezzo è la vera unghia e la inferiore è la 


ANTONIO BERLESE 195 


spina unica procedente all’innanzi (anzichè in basso), che si inse- 
risce sul lato esterno del 4.° articolo. 

Nell’individuo rimastomi i tarsi sono ovali, esattamente il dop- 
pio più lunghi che larghi (lunghi 140 p.., larghi 70 p..). 





Fig. 91. — M. E. perligerum Berl. A Papille del tronco. (A 29); 


B molto più ingrandite. 


È sperabile che di questa specie di dimensioni così vistose ed 
anzi insolite fra gli Enemothrombium si rinvenga qualche altro 
individuo per poter toglier via tutti i dubbi ai quali ho accen- 
nato ed avere così una buona, esatta diagnosi della specie. 


SECRIOSNERS 


Papillae corporis intersese difformes. 


a) Papillae maiores haud septatae. 


Microtr. (Enemothr.) distinctum (Can... 


G. Canestrini, Acari della nuova Guinea (Természetrajzi Fiizetek, 1897, 
p. 461); Idem, (Atti Soc. Veneto-Trentina, 1898, p. 391, tav. 22, 
fig. 5, 7) (Ottonia distineta). — Trigardh, Drei neue Acariden aus 
Kamerun, p. 158 (Trombidium bipectinatum). 


Cinnabarinum, bene humeratum, sat latum ; pedibus longis et ro- 
bustis, posticis corpore longioribus. Papillae trunci fusiformes et cla- 
viformes, dense villosulae, apice peracutae, statura duplici intersese 
diversae, sive maiores 50-60 p.. long. ; minores tantum 10 p.. Palpi 
robusti, pectinibus duobus in quarto articulo ex spinis pluribus con- 


u Redia », 1912. 13 


194 TROMBIDIIDA 


stitutis, intersese subparallelis. Quartus articulus sub apicem ad unguem 
spina robustissima, anterius porrecta, curta eaxterne armatus. Pedum 
et palporum articuli pilis ciliatis induti, sed quarti paris pedum pilis 
peculiaris fabricae sive palmato-seadigitati et digitis istis runcatim 
retrorsus reflexis. Tarsi antici elongate cilymdrici, ultra triplo longio- 
res quam lati, apice obtusi, tibia fere duplo longiores. 

Ad 3 mill. long. ; 1,50 p. lat. 

Habitat in Nova Guinea (F. W. Hafen; Erima) nec non in 
Africa (Kamerun). 


OSSERVAZIONI. — Sono debitore alla cortesia del Trigaàrdh se 
ho potuto vedere questa bellissima specie. 




















Fig. 92. — Microtr. Enemothr. distinctum (Can.). A tarso e tibia del 1° paio; B peli 
del tronco; 0, D peli delle zampe del 4° paio (C veduti di faccia; D di lato); 


E apice del palpo internamente (da Trigàrdh); (41°, B s) 


Non pare possa cader dubbio che non si tratti, pegli esemplari 
‘accolti a Camerun, della forma già veduta dal Canestrini sebbene 
quello che io vidi non raggiunga le dimensioni sopraindicate. 


ANTONIO BERLESE 195 


Osservo ancora che la figura data dal Trigaàrdh è buona, ma le 
zampe posteriori sono nel vero sensibilmente più grosse, di quello 
che in detto disegno appaia. 

Intanto il carattere essenziale della particolarissima forma dei 
peli ricoprenti le dette zampe è veramente notevole e definisce 
subito questa specie in confronto delle altre, che qui sono ricor- 
date. Detti peli sono allargati a palma con sei (od anche cinque 
o sette) digitazioni, larghe, corte ed all’apice acute, la centrale 
maggiore delle altre che sono decrescenti in grandezza. Ma tale 
parte digitata è ripiegata sul peduncolo sul quale ricorre rivolgen- 
dosi verso la base del pelo, così che di lato lappendice sembra 
piegata ad uncino. 

Invece in tutte le altre zampe e nei palpi i peli sono semplice. 
mente barbulati. 

La peluria del tronco è fatta di appendici maggiori claviformi, 
grosse, ottuse o rotondate alVapice, coperte di fitte barbule e di 
altre molto minori e più numerose, brevemente fusiformi, acute al- 
Vapice. Le maggiori, misurano da 50 a 60 |.. di lunghezza, men- 
tre Je minori raggiungono solo i 10 p.. e Je prime sono regolar- 
mente intercalate alle seconde. Non comprendo pero perché il 
Canestrini parli di « grani piccoli e grossi, spinosi » quando in- 
vece le appendici piecole sono veramente fusiformi e le grandi 
claviformi. 

I tarsi del 1.° paio sono realmente oltre tre volte più lunghi che 
larghi (esattamente 3,25, cioè lunghi 610 p.. e larghi 190 |.) e, come 
afferma il Canestrini, circa il doppio più lunghi della tibia. Detti 
tarsi hanno forma cilindrica, sono sensibilmente arcuati colla con- 
vessità in basso e rotondati all’apice. La tibia misura 380 |. di 
linghezza. Quanto ai palpi, che io non vidi per non guastare il 
bell’esemplare non mio, mi riferisco alla figura del Trigardh, che 
riporto e veggo una robusta unghia corta e grossa assai, al lato 
esterno del 4.° articolo, nascente presso l’unghia e sporgente sotto 
questa. Il Canestrini dice: « Alla base dell’unghia principale dei 
palpi una spina piatta, triangolare » e così è realmente. Bellis- 
simo e lunghissimo € il pettine interno, tutto parallelo all orlo 
superiore dello stesso articolo e composto di grandissimo numero 
di spine, della quali la distale, od unghia accessoria, € molto robu- 


196 TROMBIDIIDA 


sta. Un secondo pettine, il dorsale, occupa i tre quarti prossimali 
dell’orlo superiore dello stesso articolo. 


Microtromb. (Enemothr.) modestum Berl. 


A. Berlese, Acari Austro-Americani, p. 8, tab. V, fig. 2 (Trombidium mode- 
stum). — Leonardi, Acari sud-americani, p. 17. 


Cinnabarinum, concolor, sat latum et bene humeratum, postice ro- 
tundatum. Truncus totus pilis ex duplici fabrica obtectus, sive ma- 
iores cylindrici vel leniter conici (quamvis basi constrieti, crassis 
barbulis densis obtecti, usque ad 100 p.. long.; alii numerosiores mi- 
nores crasse et breviter fusiformes vel (rarissime) conici, ad 10 p. 
long., barbula delicatiori obtecti. Palpi robustuli, ungue adceessorio 
debiliore, pectinibus duobus perpulchris, dorsuali (proxrimali) ex spinis 
ad 12 composito ; interno (distali) spinis 8 excepto ungue adcessorio. 
Quartus palporum articulus in latere externo spina una valida tan- 
tum armatus. Pedes robusti, omnibus segmentis (exceptis tarsis) pilo 
crasso, penicilliforme (subclavato) obtecti. Tarsi primi paris ovales, 
apice subacuti, tibia paulo curtiores, duplo et dimidio longiores 
quam lati. 

Ad 2400 p.. long.; 1700 |. lat. 

Habitat in America boreale. 


OSsERVAZIONI. -—— Si tratta di un Enemothrombium perfetta- 
mente tipico, come è dimostrato dal generale aspetto, dalla peluria 
dei piedi e dalla ricchezza dei pettini dei palpi. 

Eppure questa specie ricorda grandissimamente il Microtromb. 
geographicum, il quale è, invece senza dubbio un Microtrombidium 
(s. str.) altrettanto tipico. Perfino la barbulazione grossolana dei 
peli maggiori del tronco si richiama ai Microtrombidium (s. str.) 
piuttosto che ai veri Enemothrombium. Le papille minori però, così 
fusiformi, grosse, brevi e con barbulazione delicata spettano agli 
Enemothrombium anzichè ai Microtrombidium (s. str.). 

Le due specie hanno anche altro carattere comune, cioè la pre- 
senza di una sola spina robusta sul lato esterno del 4.° articolo 


ANTONIO BERLESE L97 


nei palpi. Le differenze fra le due forme, oltre alle sottogeneriche 
citate sono le seguenti. 

Nel M. geographicum la peluria degli arti (che sono assai più 
deboli) è composta di semplici peli sottili, ciliati, mentre nel M. 
E. modestum essa è composta, tranne che nei tarsi dove si vedono 
peli sottili ciliati, di appendici clavate (fig. 82,A-B) con fitta bar- 
bulazione nel terzo apicale nella faccia dorsale; hanno cioè l’aspetto 
di pennello consueto in omologhe appendici delle specie di Ene- 
mothrombium. 





Fig. 93. — Microtr. Enemothr. modestum Berl. A palpo veduto dall’ esterno; 
B tarso e tibia del 1° paio; C peli del tronco; D apice del palpo veduto 


dall’interno. (4, B at c DI 


Il palpo è più grosso nella presente specie che non nel Micer. 
geographicum ed in questo ultimo la tibia del 1.° paio è esatta- 
mente metà della lunghezza del tarso, mentre in M. E. modestum 
la tibia ed il tarso stanno fra loro, quanto a lunghezza, come 4 a 5. 

Inoltre il pettine interno, nel palpo di M. E. modestum, è com- 
posto di 8 spine almeno e quello dorsale di non meno di 12, men- 


19 


(9 e) 


TROMBIDIIDA 


tre nel Micr. geographicum il primo conta 5 spine ed il secondo 
solo 4. 

Nella presente specie 1’ addome è molto largo ed assai promi- 
nente alle scapole. Tutto il tronco è ricoperto di due maniere di 
peli molto fitti. I maggiori, che sono assai numerosi, hanno forma 
di fuso perchè sono ingrossati presso la base, di poi assottigliati. 

Essi sono densamente coperti di barbe grossolane, fittissime, mag- 
giori sul lato dorsale; misurano circa 100 p. di lunghezza. I peli 
minori, che raggiungono in media i 10 p.. di lunghezza hanno la 
consueta forma delle papille minori in quasi tutti gli altri Ene- 
mothrombium, cioè sono a forma di fuso molto breve e grossi, acu- 
tissimi all’apice e rivestiti di fitte e delicate barbule. Fra questi 
non è difficile anche incontrare qualche pelo più sottile, conico, 
non però così esile, nè così conformato come in Mier. geogra- 
phicum. 

I palpi, robusti, recano una forte spina unica sul lato esterno 
del 4.° segmento. Dei pettini ho già detto. Avverto che l’unghia 
accessoria è debole e tutta nascosta sul lato interno del 4.° arti- 
colo. L’ appendicola è molto grande, clavata ed inserita proprio 
alla base del 4.° articolo. 

I tarsi del 1.° paio sono ovali, subacuti all’ apice e misurano 
500 p. di lunghezza per 190 di larghezza, cioè sono circa due 
volte e mezza (esattamente 2,6) più lunghi che larghi. La tibia 
misura 400 p. di lunghezza. 

Questa descrizione è fatta sul tipico da me primamente descritto, 
raccolto a Matto Grosso (Brasile) e sui quattro individui del Leo- 
nardi, raccolti nella Repubblica Argentina. 


Microtr. (Enemoth.) dentipile (Can.). 


C. Canestrini, Acari della N. Guinea (Természetrajzi Fiizetek, 1897, 
p. 464) (Ottonia dentipilis). 


Cinnabarinum, humeratissimum, late cordiforme, postice rotundato— 
obtusum. Pedes perrobusti, quarti paris caeteris validiores. Truncus 
totus papillis duplici fabrica vestitus, ex quibus plurimae minores com- 
plicato-lobatae, nudae ; aliae sat rarae, maiores, clavatae, retrorsus 





ANTONIO BERLESE 199 


deflexae, ciliatulae. In pedum articulo 3-6 pili sunt peculiaris fa- 
bricae, sive serrulato—-lobati. Palpi spina wvalidiori unica in latere 
externo quarti articuli. Tarsi primi paris calde lati, ovato-clavifor- 
mes, tibia paulo longiores sed multo crassiores, duplo longiores quam 
lati, apice late rotundati. 

Ad 1800 p.. long. ; 1250 p.. lat. 

Habitat in Nova Guinea et in Jaba. 


OSSERVAZIONI. — Possiedo due bellissimi esemplari di questa 
specie, che sono stati raccolti dall’Jacobson a Tijompea ed a Bui- 
tenzorg (Giava). Essi corrispondono benissimo alla descrizione del 
Canestrini e mostrano che questa specie è veramente molto bene 
distinta dalle congeneri. 

Il corpo è assai prominente alle scapole, quindi ha forma di 
cuore assai largo ed anche è ristretto molto dopo le scapole ; fini- 
sce con contorno più che rotondato, quasi ad angolo smussato. 





Fig. 94. — Microtr. Enemothr. dentipile (Can.). A palpo visto esternamente; 
100 325 
B tibia e tarso del 1° paio; € peli del tronco; (4. B 0; c cd) 


Tutto il torace è rivestito di due caratteristiche maniere di 
papille. 

Alcune, rade e molto grandi, hanno forma di pera o di clava, 
ma sono rivolte indietro ; esse misurano 60 p.. di lunghezza; sem- 
brano percorse da venature e sono rivestite di peluria fitta e de- 
licata, nonchè assai corta. Tra queste esistono innumerevoli altre, 


200 TROMBIDIID 


con un diametro di 15 p.. ed assai poco definibili, quanto a forma, 
perchè sono lobate irregolarmente, quasi vesciche sferiche avviz- 
zite. Esse si mostrano nude. 

Sulle zampe, che sono molto robuste, specialmente quelle del 
4.° paio, si vedono speciali peli, che però sono numerosi solo sugli 
articoli 5-7. Essi hanno esattamente la forma di una fogliolina ad 
es. di Felce maschio, cioè di qua e di là da una rachide mediana 
mostrano espansioni lobiformi, rotondate all’apice. (fig. 82, D-P). 

I palpi sono molto corti e grossi. Il 4.° articolo ha due bei pet- 
tini, non però molto riechi di spine e mostra sul lato esterno una 
unica robusta spina conica. 

Il tarso del 1.° paio è molto allargato; esattamente il doppio 
più largo che lungo (lungo 340, largo 170), rotondato all’apice, di 
poco più lungo della tibia (che misura 290 di larghezza) ma di 
questa il doppio più largo. 


SPECIES RURSUS VIDENDAE. 
Microtromb. (Enemothr.) phyllophorum (Can.). 


G. Canestrini, Acari della N. Guinea (Természetrajzi Fiizetek, 1897, 
p. 464); Idem, (Atti Soc. Veneto-Trentina, 1899, p. 391, tav. 22, fig 1), 
(Ottonia phyUophora). 


Non ho sott'occhio questa specie, ma essa mi sembra molto vi- 
cina al M. E. modestum dal quale dovrebbe differire perchè i peli 
del tronco maggiori sarebbero più brevi e più larghi. Ecco i ca- 
ratteri riferiti dal Canestrini : 

« Corpo ovoidale, alle scapole bene sporgente, coperto di due 
sorte di squame, essendo alcune maggiori, altre minori, tutte spi- 
nose ed a contorno ellittico le prime, circolare le seconde. Palpi, 
tranne sugli articoli 4.° e 5.°, forniti di fogliette lanceolate e di 
lunghi peli cigliati; arti, tranne sul tarso che ha peli semplici, 
muniti di fogliette simili alle precitate. Alla base dell’unghia, nei 
palpi nasce un aculeo forte e conico. In tutti gli arti il tarso non 
è od è appena più lungo e più grosso del penultimo articolo. Lun- 
ghezza 2 mill.; larghezza 0,80 p. Patria F. W. Hafen ». 


ANTONIO BERLESE 201 


Microtr. (Enemothr.) securigerum (Can.). 


G. Canestrini, Acari della N. Guinea, (Természetrajzi Fiizetek, 1897, 
p. 463); Idem, (Atti Soc. Veneto-Trentina, 1898, p. 391, tab. 22, 
fig. 2) (Ottonia securigera). 

Qui mi sembra debbano poter trovare posto tre specie del Ca- 
nestrini, tutte e tre della Nuova Guinea e che io non ho veduto 
mai. Certamente si tratta di Enemothtrombium recanti due diverse 
maniere di papille sul tronco; non è però evidente se si debbano 
qui inserire o piuttosto nel gruppo delle papillae septatae, però in 
questa stessa sezione. 

Della presente specie così riferisce il Canestrini (loc. cit.): 

« Corpo coperto di grani spinosi e di squamette discoidali pure 
vestite di spine; i margini portano inoltre setole conformate a 
scure (1). Tarso degli arti del 1.° paio poco più grosso, ma al 
quanto più lungo del penultimo articolo e verso il suo estremo 
acuminato. Alla base dell’appendice spatolare sporge innanzi una 
grossa spina. Arti con foglioline ovali ciliate. Lunghezza 1,50 mill. ; 
larghezza 0,90 mm. Patria F. W. Hafen ». 

Come si vede, col soccorso di questa sola diagnosi non sarebbe 
possibile distinguere la presente specie dalla precedente, nè le figure 
aiutano meglio. In che le due specie differiscano potrà dire chi 
avrà la fortuna di vedere i tipici del Canestrini, che sono nel 
Museo di Budapest. 


Microtr. (Enemothr.) laetum (Can.). 


G. Canestrini, Acari della N. Guinea (Természetrajzi Fiizetek, 1897, 
p. 465); Idem, (Atti Soc. Veneto-Trentina di Sc. nat. 1898, pag. 392, 
tav. 22, fig. 3) (Ottonia laeta). 


Ecco la descrizione che ne dà il Canestrini (ioc. cit.) : 
« Corpo coperto di penne brevi e tozze e di granuli di varia 
forma, generalmente trilobi; arti forniti di setole lanceolate, in 


(1) Questo quanto al disegno di contorno ; in realtà però si deve trattare 
di papille clavate, a sezione circolare, inclinate all’indietro come nella prece- 
dente specie. 


202 TROMBIDIID A 


ambedue i margini seghettate. Tarso del primo paio di zampe non 
più lungo, ma molto più largo del penultimo articolo. Colore rosso 
vivo. Lunghezza 1,50 mm., larghezza 1,00 mm. Patria F. W. 
Hafen ». 

Come si vede anche questa descrizione e la non bella figura 
delle papille del tronco sono del tutto insufficienti. 


b) Papillae maiores trunci septatae. 


Microtr. (Enemothr.) miniatum (Can.). 


G. Canestrini, Acari della N. Guinea (Természetrajzi Fiizetek, 189 
p. 464); Idem, (Atti Soc. Veneto-Trentina, 1898, pag. 392, tav. 22, 
fig. 4) (Ottonia miniata). — A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 361 (Micr. 
Enemothr. cruentatum). 


Sanguineum, bene humeratum. Papillae corporis maiores breviter 
pyriformes, pedunculo perexili, parte globosa densis barbulis delicatulis 
ornata. Papillae minores brevissime fusiformes, ciliatulae. Palporum 
articulus quartus spinis tribus validis in latere externo armatus. Tarsi 
antici vix tibia crassiores, triplo vel paulo amplius longiores quam 
lati, cylindrici, apice obtusi. 

Ad 2800 p.. long. ; 1750 p.. lat. 

Habitat in insula Jaba. 


OSSERVAZIONI. — Possiedo un grandissimo numero di individui 
tutti raccolti a Buitenzorg dal Jacobson; deve essere una specie 
comune. 

Il mio M. £. cruentatum non mi sembra ora diverso dalla Otto- 
nia miniata di Canestrini, dalla quale avevo dapprima voluto te- 
nerlo distinto per qualche differenza che mi sembrava riconoscere 
nella peluria del tronco ma che ora attribuisco più volentieri alla 
poca esattezza del disegnatore. 

Questa peluria è composta infatti di un più basso generale 
strato di piccole papille ovali o meglio fusiformi, molto brevi, se- 
condo la consueta maniera e che misurano 12 u. di lunghezza. 

Tra queste sono intercalate, più o meno rade (probabilmente per- 


ANTONIO BERLESE 203 


chè caduche) le papille maggiori, che sono a forma di clava molto 
breve e larga, colla parte dilatata addirittura sferoidale o quasi e 
l’altra basale più stretta. Non hanno dunque la forma conica loro 
attribuita dal disegnatore del Canestrini, che così mi ha tratto in 
errore. La parte sferoidale (del diametro di 35 u..) è tutta rive- 
Stita di fitte barbule. Tra questa parte ed il peduncolo sta un evi- 
dente setto. Le papille maggiori misurano 70-80 p.. di lunghezza. 
Sugli arti (anche sui palpi) sono molto abbondanti papille  cla- 
vato—penicillate e cigliate, meno numerose sui tarsi. 





Fig. 95. — Microtr. Enemothr. miniatum (Can.). A palpo dal lato esterno; 
B tarso e tibia del 1° paio; C papille del tronco; (4. B = "C Si 


Sui palpi, al lato esterno del 4.° articolo vedonsi tre robuste 
spine dirette in basso, delle quali la distale è più grossa delle al- 
tre. I pettini sono molto ricchi di spine; circa 12 nel prossimale 
(dorsale) e 8-10 nell’interno (distale). Questo si continua, alla base 
del segmento, in una radula di peli robusti, nudi, irregolarmente 
distribuiti. L’unghia accessoria è molto robusta. 

I tarsi del 1.° paio sono appena più grossi della tibia e di poco 
più lunghi (come da 4 a 3); essi sono cilindrici, arcuati in basso, 
rettilinei al dorso, ottusi all’apice, e circa tre volte (esattamente 
3,2) più lunghi che larghi, cioè lunghi 410 p. e larghi 130 p..; la 
tibia misura 300 .p. di lunghezza. 


204 TROMBIDIIDA 


Microtr. (Enemothr.) miniatum 


var. curtulum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi ete., p. 361. 


Differt a typico corpore aliquanto breviore, tarsis anticis aliquanto 
latioribus, ovatis, nec non spina unica ad basim appendiculae in arti- 
culo quarto palporum. Statura typici. 

Habitat in insula Jaba. 


OSSERVAZIONI. — Ho parecchi esemplari di questa varietà, rac- 
colti a Samarang dal Jacobson. 





Fig. 96. — Microtr. Enemothr. miniatum curtulum Berl. 
Parti e ingrand. come nel tipico. 


Il tarso del 1.° paio è veramente ovale e meno di tre volte (esat- 
tamente 2,7) più lungo che largo, cioè lungo 340 p.., largo 150 p.. 
La tibia misura 260 p.. ed è molto più stretta del tarso. 

Nel palpo una sola unghia robusta è al lato esterno del 4.° ar- 


ticolo. Non rilevo differenza nella peluria. 


Microtr. (Enemothr.) spectabile Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 359. 


Ruberrimum, sat magnum. Papillae corporis duplici fabrica et tri- 
plici statura. Sunt enim plurimae minores (ad 10 p.. long.) consuetae 


ANTONIO BERLESE 205 


figurae, sive brevissime fusiformes, acutae, ciliatulae ; aliae autem 
clavatae, septatae, barbulis minutis vestitae, duplici statura, quod mi- 
nores ad 50 |. sint longae ; maximae autem ad 150 |. long. Papil- 
lae consuetae fabricae, sive penicillatae. Palpi robusti. Pectines ea 
spinis pluribus compositi; in articulo quarto (in latere externo) spina 
una stat validior. Tarsi antici eadem crassitie quam tibia sede fere 
duplo longiores, elongatissimi, circiter quadruplo longiores quam lati, 
cylindrici, apice acuti. 

Ad 2300 p.. long. ; 1350 p.. lat. 

Habitat in insula Jaba. 


OSSERVAZIONI. — Possiedo più esemplari di questa specie, che 
a prima vista ricorda il M. E. miniatum, da cui però difterisce per 





Fig. 97. — Microtr. Enemothr. spectabile Berl. A tarso e tibia del 1° paio; 
B palpo esternamente; C papille del tronco; (4. B e: B =. 
la lunghezza e forma dei tarsi anteriori, per la forma delle papille 
ricoprenti il tronco etc. Questi individui sono stati raccolti a Bui- 
tenzorg dal Jacobson. 
Le papille coprenti il tronco sono di varia grandezza. Le mi- 
nime hanno la consueta forma e misurano 10 |. circa di lunghezza, 


206 TROMBIDIIDA 


ma fra queste altre se ne trovano clavate, settate, coperte di fitti 
cigli e di varie dimensioni da 50 p. di lunghezza a 150. Il setto 
è a circa due terzi verso l’apice. Queste papille settate sono ro- 
tondate all’apice e quivi pure coperte di cigli, e sono diritte, non 
curve minimamente. 

I palpi sono robusti, cioè col 2.° articolo grosso, con pettini rie- 
chi di spine e sul lato esterno del 4.° articolo portano una sola 
forte spina diretta in basso. 

Caratteristico è il tarso 1.° paio, che si vede molto allungato, 
cioè quasi quattro volte (esattamente 3,8) più lungo che largo; 
lungo 380 p.., largo 100 e non sono più grossi della tibia, seb- 
bene alquanto più lunghi. La tibia infatti è lunga 250 p.. I detti 
tarsi sono cilindrici affatto e subacuti all’apice. 


Microtr. (Enemothr.) diversum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagn. ete., p. 361. 


Rubrum, concolor. Papillae corporis difformes, sive minores sat 
striete fusiformes, ad 80 p.. long. ; maiores obsolete septatae, clavi- 
formes, apice capitulatae, barbulis sat magnis indutae, ad 80 p.. long. 
Papillae pedum claviformes totae (in parte dorsuale dense ciliatae). 
Palpi percrassi, articulo quarto in latere externo spinis validis tribus 
armato. Tarsi antici ovales, tibia crassiores, circiter triplo et dimi- 
dio longiores quam lati, tibia valde longiores. 

Ad 2900 p.. long. ; 1700 p. lat. 

Habitat Noumea. 


OSSERVAZIONI. — Dopo il primo esemplare, che era’ assai mi- 
nore e di cui ho dato le dimensioni meno che metà di quello che 
do ora, ne ho veduto altro molto maggiore, egualmente di Noumea 
e, come il primo descritto, raccolto dal Simon. 

A prima vista questa specie ricorda la precedente, ma sono 
molto diverse le papille del tronco, oltrechè altri caratteri. Infatti 
le papille minori sono a forma di fuso, però allungato e sono molto 
acute e coperte di barbule fitte. Misurano circa 30 u.. al massimo, 


ANTONIO BERLESE 207 


Le papille maggiori però hanno una curiosa conformazione. Esse 
sono bensì clavate ma sull’apice portano una specie di capitolo 0 
porzione più stretta subglobosa, che è rivestita da fittissima e cor- 
tissima peluria, mentre il restante della papilla è coperto di barbe 
molto robuste, lunghe e non troppo fitte. Queste maggiori papille 
hanno un setto esile e quasi inconspicuo verso il terzo estremo 
della loro lunghezza e misurano circa 80 a 100 p. di lunghezza. 





Fig. 98. — Microtr. Enemothr. diversum Berl. A tibia e tarso del 1° paio; B palpo 


dal lato esterno; (€ peli del tronco; D palpo dal lato interno; (4, B Le 
325. _ 150 
O Drr 


I palpi sono molto grossi, perchè il 2.° articolo è poco più lungo 
che largo. Assai bella è Varmatura del 4.° articolo. Anzitutto l’un- 
ghia è breve e robusta ed ha accanto l unghia accessoria, che è 
essa pure molto grossa e corta. Da questa procede il pettine in- 
terno, la cui seconda spina (giacchè la prima è rappresentata dal- 
unghia accessoria) è più forte delle altre e questo pettine si 
estende per tutta la lunghezza dell’articolo, si compone di gran 


208 TROMBIDIIDA 


numero di spine, cioè di almeno una dozzina prima di passare a 
quelle che costituiscono veramente la radula, che è densissima. 
Quanto al pettine dorsale esso risulta di ben diciassette spine ed 
occupa i tre quarti almeno dell’orlo dorsale dell’articolo. Sul lato 
esterno di questo si notano poi tre robuste spine e quella ante- 
riore è la più grossa. 

Tarsi anteriori molto voluminosi e più grossi della tibia, ovali, 
all’apice ottusi. Essi misurano 500 p.. di lunghezza per 150 di lar- 
ghezza, sono cioè circa tre volte e mezza (esattamente 3,4) più 
lunghi che larghi. La tibia misura 380 p.. di lunghezza. 


e) Papillae corporis claviformes pilis simplicibus commixtae. 


Microtr. (Enemothr.) eutrichum Berl. 


A. Berlese, Acari nuovi, Manip. IV, p. 154, tab. XV, fig. 1 (Trombidium 
eutrichum). 


Saturate cinnabarino-fuscum, pedibus cinnabarinis; elongate penta- 
gono-trapezoideum, vio humeratum, capitethorace ab abdomine minus 
bene distineto. Papillae trunci pyriformes, sat longe pedunculatae, parte 
lata subspherica, ciliatula, densissimae et constipatae. Inter papillas 
istas rari oriuntur pili simplices, aeque dissiti, longiores, nudi. Palpi 
robusti, appendicula brevi, spina una in latere externo quarti articuli 
validiori, curta, ungueformi. Pectines numerosioribus spinis constituti. 
Pedes sat curti et robustuli, papillis clavatis, ciliatis, crassis induti 
(palporum conformes). Tarsi antici ovales, apice subacuti, paulo am- 
plius duplo longiores quam lati, tibia aliquanto longiores. 

Ad 2000 p.. long. 

Habitat in insula Jaba. 


OSSERVAZIONI. — La peluria del tronco è caratteristica in virtù 
dei peli semplici distribuiti equamente fra innumeri papille lage- 
neformi, molto stipate e tutte alte egualmente così che la super- 
ficie del corpo sembra rasa, appunto come nel M. E. rasum. 

Anche Vlarmatura dei palpi, è speciale, inquantochè la robustis- 
sima spina conica, breve ed assai grossa, inserita sul lato esterno 


ANTONIO BERLESE 209 


del 4.° articolo non è così forte se non in poche specie. I pettini 
sono formati da numerosissime spine che però nella unica prepa- 
razione non mi riesce di numerare. 





Fig. 99. — Microtr. Enemothr. eutrichum Berl. A palpo dal lato esterno; 


100 325 
UA ) 





B tarso e tibia del 1° paic; € papille del tronco; (4, B 
I tarsi anteriori sono ovali, all’apice terminati con angolo piut- 
tosto acuto, sono più larghi ed appena più lunghi della tibia e 
poco più di due volte (esattamente 2,3) più lunghi che larghi; 
infatti essi misurano 340 p.. di lunghezza per 150 di larghezza. 
La tibia è lunga 260 p. La veluria dei piedi è composta di peli 
larghetti e penicillati (fig. 82, ©). 
Ho veduto un solo individuo, ora conservato nel museo di Ham- 
burgo, raccolto dal Jacobson a Buitenzorg. 


SPECIES RURSUS VIDENDAE. 


Sono descritte dagli Autori alcune specie di Trombididi, le quali 
mi sembrano doversi ascrivere al presente sottogenere, ma la il- 
lustrazione fattane è tale che nulla più di questo può essere ri. 
levato. Le specie adunque da rivedersi sono, tra le altre, le se- 
guenti. 


Ottonia mandalayensis Canestr. 
G. Canestrini, Acaroidei di Birmania. 


u Redia », 1912. 14 


210 TROMBIDIIDA 


Trombidium hispidum Stoll. 


St611, Arachnida Acaridea (in Biologia Centrali-Americana, 1893). 


Trombidium simile Triig. 


Trigardh, Arachnoidea, Acari (in Wissensch. ergebnisse d. Schwed. Zool. 
Expedit. d. Kilimandjaro, dem Meru etc.), 1898. 


Gen. SERICOTHROMBIUM Berlese, 1910 


(a sericeo). 


Trombidium (ex p.), Auctorum. — Sericothrombium A. Berlese, Brevi dia- 
gnosi, p. 365. 


Abdomen latus, altus, anterius supra cephalothoracem valde produc- 
tus ita ut totum eum abscondat, in dorso complanatus, foveolis varie 
dispositis impressus, postice in medio incisus (qua re leniter subbilobus 
adparet), totus pilis claviformibus, barbatis alte et dense vestitus. Ca- 
puthorax (ab abdomine absconditus) crista metopica sat late lineari, in 
regione anteriore partis mediae dilatata et perforata, sensillos ibi gerenti. 
Oculi longius pedunculati, peduneulo claviformi, mobili. Nasus nullus; 
vertex truncatus vel excavatus, scuto transverso (cristae metopicae parte 
anteriore) obtecto. Palpi magni, appendicula longa et clavata, ungue 
uno, pectinibus spinisque nullis. Pedes corpore curtiores. Ambulacra 
pulvillo nullo. Colores saturatius cinnabarini, immaculati. Animal- 
cula sat grandia. 

Species typica S. holosericeum (L.). 


OSSERVAZIONI. — Anche le specie di questo gruppo, che pas- 
savano, dovunque e sempre tutte per Trombidium holosericeum L., 
sono invece distinte fra loro e si può riconoscerlo dall’ esame e 
dal confronto della peluria rivestente il tronco e dalla forma e pro- 
porzioni del tarso del 1.° paio, anche in confronto della tibia. 

Al solito, intorno al vero 7. holosericeum del Linneo, può ca- 
dere dubbio, ed io ho richiamato alla specie linneana un S$Serico- 


ANTONIO BERLESE 211 


thrombium di Norvegia, perchè è presumibile si trovi anche in 
Svezia. Il male si è che in Norvegia si trova anche un’altra forma 
molto distinta, veramente una specie diversa (S. heterotrichum). 
Ecco perchè non sì può avere certezza circa quale fosse la specie 
che il Linneo ebbe di mira. 

I Sericothrombium sono distintissimi da tutti gli altri generi, per 
la forma dell’addome, per la peluria rivestente il tronco ete. 

L’addome è largo, piano, obtrapezoidale, pressochè rettilineo al- 
l’innanzi, rotondato di dietro e con una forte incisione ad angolo 
nel mezzo dell’orlo posteriore dell’addome stesso, che così appari- 
sce leggermente bilobo (fig. 100). 


Fig. 100. — Addome di Sericoihrombium visto dal dorso. Sporgono i palpi. 
Le fossette in nero. 


Poco rilevante è invece la rientranza dell’orlo laterale dell’ad- 
dome dietro le scapole, di guisa che queste appaiono assai poco 
prominenti. 

L’addome si prolunga tanto all’innanzi, sopra il capotorace che 
questo è completamente nascosto a chi osserva l’acaro dal di sopra 
e solo sporgono gli apici dei palpi. Il dorso dell’addome è piano 
ed impresso di numerose fossule, la cui distribuzione apparisce 
dalla annessa fig. 100 dove esse sono segnate in nero, secondo le 
loro dimensioni. 

I peli ricoprenti il tronco non trovano somiglianti negli altri 
generi. 


212 TROMBIDIIDA 


Essi infatti sono vere papille clavate, nel maggior numero dei 
casi, grosse, e rivestite da peli conici robusti e lunghi. Questi peli 
scemano di lunghezza verso l’apice della papilla, il quale apice 
poi è solo ornato di brevi tubercoletti conici. Invece, in molte 
specie, la base della papilla, subito sopra Valto tubercolo cilin- 
drico su cui posa, è rivestita da una corona di peli molto lunghi, 
la quale fa una specie di raggiera alla base stessa. In una specie 
l’apice delle papille è variamente espanso ed in parte laminare. 
La fabrica e le dimensioni delle papille offrono caratteri specifici 
eccellenti, come si vedrà. 

La cresta metopica è essa pure caratteristica. Infatti il pezzo 
mediano è assai lungo, spatoliforme, e mostra una dilatazione nella 
parte anteriore, la quale cade molto avanti, cioè notevolmente più 
su della linea di inserzione dei peduncoli oculari. Questa parte 
allargata è marginata da robusta lista chitinosa, sulla quale stanno 
i sensilli piliferi (i cui peli sono lunghi e semplici). 

Il pezzo anteriore della eresta metopica rappresenta un orlo 
stretto, chitinoso, marginante il vertice, che è quasi rettilineo. Gli 
occhi sono a due a due portati da un lungo peduncolo celavato e 
articolato. 

I palpi non mostrano nè unghia accessoria, nè pettini o spine 
e recano l’appendice apicale lunga, bene claviforme. I tarsi man- 
cano di pulvilli. 

Le specie di questo genere sono alquanto difticili a distinguersi 
fra di loro. Contuttociò io credo di poter bene mettere in rilievo i 
caratteri differenziali tra alcune forme, i quali desumo dalla pro- 
porzione dei tarsi anteriori, dalla forma delle papille e dalla gran- 
dezza massima degli individui. 

Per rilevare tali caratteri ho esaminato un grandissimo numero 
di individui di tutte le età e mi sono convinto che si può notare 
per una stessa specie diversità sia nella proporzione dei tarsi che 
nella maniera di peluria rivestente il tronco, ma che però queste 
variazioni sono sempre molto meno accentuate di quelle che sì 
possono indicare come specifiche. Così, ad esempio, il tarso ante- 
riore allunga col crescere dell’età, ma tra una serie di individui 
di età varia spettanti ad una specie ed i corrispondenti, cioè coe- 
tanei di altra, si trova sempre mantenuta nella medesima propor- 


ANTONIO BERLESE 213 


zione la differenza, così che non è difficile riconoscere la specie 
alla quale Vindividuo appartiene. 


1 — Tarsi antici tibia multo erassiores, curti, vix ultra duplo longiores quam 
IN FOA FAN A Re TA eo) 
— Tarsi anticì non tibia erassiores, eylindriei, saltem triplo longiores quam 
A AR n NI ll i ENI 
2 — Papillae trunci omnes clavatae, breviores et crassae . st SR 
SO CR MRO 0 O CL o BREVIMANUM Berli 


— Papillae trunci intersese difformes vel longe clavatae, vel conicae, commi- 
IRC O e n BETEBOTRICHUM Borl. 

3 — Tarsi antici vix triplo longiores quam lati, leniter claviformes. 
S. SCHARLATINUM n. Sp. 


— Tarsi antici circiter quadruplo longiores quam lati, bene eylindrici. . 4. 
4 — Papillae corporis longiores, apice rotundatae, aliis fabrica diversis, sive 


apice expansis et multidentatis commixtae . $. MEDITERRANEUM Berl. 
— Papillae corporis non vel vix apice expansae, aliis apice rotundatis com- 
Else e e o iS HOLOBERICEUM (1): 


Sericothrombium holosericeum (L.). 


Lister (1678); Blankaart (1688); Rajus (1710); Petiveri (1720); 
Linnè Syst. Nat. Ed. I.* 1735 (Acarus coccineus) ; Ed. X.* (Acarus holo- 
sericeus); Schaeffer (1761) (Acarus tertius); Geoffroy (1762); Sco- 
poli (1763); Muller O. F., (1776); De Geer (1778); Fabricius 
(1781); Fabricius, Entomol. Syst. II, 1793; (7rombidium holoseri- 
ceum); Hermann (1804); Heyden (1826); Hahn (1831); Dugès 
(1834); Koch C. L. (1837 et 1842); Walkenaer (1844); Mégnin 
(1876); Kramer (1877); Canestrini e Fanzago (1877); Hal- 
ler (1882); Berlese, (1882 et 1885); Karpeller (1893); Oude- 
mans (1897); Thor (1900) etc. (Trombidium holosericeum); Berlese, 
Brevi diagnosi etc., 1910, p. 365 (Sericothrombium germanicum; 8. ve- 
netum). 


Magnum, cinnabarino-miniaceum. Pili abdominis in dorso. varie 
configurati, sive in abdomine antico conici, exiles, denique in hume- 
rorum linea cylindrici vel leniter clavati, deinde post humeros bene 
clavati, sive apice crassiores rotundati, omnes pilis robustis (non ta- 
men ad apicem) vestiti, pilis longioribus basi radiatim coronatis. 
Papillae clavatae nec non cylindricae aut conicae dorsi abdominis 
100 ad 120 p.. sunt longae. Tarsi antici valde elongati, subcylindrici, 


214 TROMBIDIIDA 


certe ultra triplo longiores quam lati, in exemplis maximis fere qua- 
druplo longiores quam lati, tibia vix crassiores, sed aliquanto lon- 
giores. 

Usque ad 4 mill. long. 

Habitat in tota Europa (1). 


OSSERVAZIONE I. — Distinte varie forme con valore di specie 
fra gli Acari che insieme si aserivevano al Tromb. holosericeum 
degli autori, è sorta la questione a quale specie poteva é@ssere 
attribuita la forma linneana. 





Fig. 101. — Sericothr. holosericeum (L.) di Germania. Tibia e tarso del 1° paio (7) 

Dapprimo ho creduto che per 7. holosericeum si potesse consi- 
derare una specie minore, comune in Svezia, e perciò ho separato 
i due Serzcoth. germanicum ed S. venetum (« Brevi diagnosi », loc. 
cit.), che ne sono certo diversi e che non avevo ancora rinvenuto 
nel ricco materiale che il Thor e lo Strand mi hanno mandato di 
Norvegia per determinazione, ma poi, in seguito a più diligente 
esame ho dovuto convincermi che anche la forma da me distinta 
coi nomi di S. germanicum ed S. venetum si trova in Norvegia e 
quindi, probabilmente, anche in Svezia, giacchè è dovunque in 
Europa. 

Inoltre il Linneo cita, pel suo Acarus holosericeus il Lister, che 
figura una forma della Gran Brettagna. È dunque più prudente 


(1) Il Thor cita la specie come rinvenuta anche in Asia; sarebbe però oppor- 
tuno rivedere gli esemplari ora che si sono fatte rilevare differenze specifiche 
tra le varie forme che prima tutte insieme si definivano per Trombid. holose- 
riceum. 


ANTONIO BERLESE 215 


ritenere che l’Acarus holosericeus abbia avuto per tipo la forma 
della quale io ho creduto di fare le due specie indicate. 

Queste poi, contrariamente a quanto ritenni già ed indicai in 
« Brevi diagnosi » succitate, non sono due specie distinte, poichè 
la minima differenza rilevata nelle proporzioni dei tarsi è inco- 
stante. Essa varia di poco dai tarsi proporzionatamente più brevi 
(individui dell’ Alta Italia), cioè 3,6 volte più lunghi che larghi, ad 
un massimo rappresentato specialmente dagli individui del Nord 
Europa, corrispondente a 3,8 volte più lunghi che larghi. Però le 
dimensioni rispetto alla tibia, nonchè la forma sono pressochè cor- 
rispondenti. Riporto le figure delle due maniere di tarsi. Intanto 
gli individui convengono pienamente nella peluria del tronco e 
nelle dimensioni. 

Definendo per holosericeum Linnè questa forma, si vede che vi 
sì possono ascrivere pressochè tutte quelle ricordate dagli autori 
che ho citato e da altri che appunto ne trattano sotto il nome di 
Trombidium holosericeum. 

Rimane da considerare per specie diverse tutte le altre, che al- 
l’esame accurato si vede di non potere realmente aggregare al- 
l’holosericeum. 


OSSERVAZIONE II. — Questo intanto si riconosce ai seguenti 
caratteri. Anzitutto le dimensioni sono massime, raggiungendo i 4 
millimetri circa. Di tutte le altre forme che io qui distinguo, non 
ho avuto mai individuo alcuno che superasse i due millimetri e 
mezzo di lunghezza. Può essere però che gli individui da me ve- 
duti non sieno tra i maggiori, ne ho però veduti molti di molte 
località dell'Europa, dalla nordica fino alla meridionale. 

In secondo luogo il colore è diverso. Il S. hRolosericeum è di un 
rosso che va dal miniaceo al cinnabarino, cioè molto meno vivo 
di quello di altre specie ad es: S. scharlatinum, S. brevimanum, 
S. mediterraneum, che sono del più vivo cinabro per la intensis- 
sima colorazione delle grosse papille e tale colore conservano a 
lungo anche in alcool, mentre gli individui del S. holosericeum ed 
S. heterotrichum presto imbiancano. 

La peluria dell'addome nel S. holosericeum è veramente carat- 
teristica pel fatto della diversità delle papille, non disordinata- 


216 TROMBIDIID_AE 


mente in una stessa regione del corpo, ma uniformemente progre- 
dendo dall’innanzi all’indietro. 

Infatti tutta la parte anteriore dell’addome (intendo sempre della 
regione dorsale) quella parte cioè che cade verticalmente sul ca- 
potorace è coperta di peli conici, acuti, molli e barbulati (fig. 102 a). 





Fig. 102. — Sericothrombium holosericeum (L.) d’Italia (Veneto). 


50 ” {325 
A tibia e tarso del 1° paio (7): B peli del tronco (7) 


I peli poi, passando alla parte orizzontale del dorso compresa 
fra le scapole, gradatamente ingrossano verso l’apice, fino a diven- 
tare cilindrici (b), e di poi, man mano che si procede verso la parte 
posteriore del dorso, accentuaniddosi sempre più 1 ingrossamento 
apicale delle papille, queste diventano veramente clavate (c). 

In tutti i casi le papille sono rivestite di peluzzi rigidi, grossi 
e fitti, che però mancano verso l’apice della papilla, dove, special- 
mente nelle papille clavate, sono ridotti a corti. tubercoli conici. 
L’apice di dette papille clavate non è però espanso lateralmente 
in creste laminiformi, come si vedrà essere in $S. scharlatinum, 
S. brevimanum e più che mai in S. mediterraneum. Le papille ed 
ì peli misurano in media da 100 a 120 u.. di lunghezza. 

. Ciascuna di queste appendici mostra, alla sua base, là dove si 


LA 


ANTONIO BERLESE 217 


inserisce sul tubercolo conico di sostegno, una raggiera di peli più 
lunghi. 

Nelle zampe del 1.° paio i tarsi sono di poco più lunghi della 
tibia ed appena più grossi di questa. Essi sono almeno tre volte 
e mezzo più lunghi che larghi, ma anche fino quasi a quattro 
volte. In questo ultimo caso essi appaiono veramente cilindrici e 
leggermente arcuati all’ insù (fig. 101); quando invece sono più 
brevi (ad es. solo 3,6 volte più lunghi che larghi) allora la loro 
forma è leggermente clavata ed il margine inferiore debolmente 
convesso (fig. 102). 

Ho esaminato molti individui giovani, di tutte le età, trovati 
assieme ai maggiori e delle più diverse località. In questi talora 
ho notato il tarso relativamente più breve, tal’ altra delle stesse 
proporzioni che nelle forme più grandi e quindi adulte. In ogni 
caso però i tarsi non giungono alle proporzioni che indicherò pel 
S. scharlatinum e meno che mai per le due specie brevitarse. 

Ho veduto individui di questa specie raccolti nell’Alta Italia; 
in varie località della Germania; in Norvegia ed in Francia. 


Sericothrombium scharlatinum n. sp. 


? C. L. Koch, C. M. A. Deutschl., fasc. 15, figg. 7, 8 (Irombidium rimosum ; 
T. latum). 


Mediocre, laetissime cinnabarinum. Papillae abdominis in dorso 
omnes bene clavatae, intersese magnitudine subaequales, apice non vel 
vix expansae, tantum rotundatae, in toto dorso conformes, 120 ad 
150 p.. long. Tarsi antici leniter clavati, minus triplo longiores quam 
lati, tibia aliquanto crassiores et longiores. 

Usque ad 2500 p.. long. ; 2000 VW. lat. 

Habitat in tota Europa. 


OSSERVAZIONI. — Questa specie è certo molto bene distinta 
dalla precedente pei caratteri che si sono esposti più su ed io ne 
ho veduti individui di varie parti d'Europa, cioè Italia, Germania, 
Norvegia e tutti si corrispondono esattamente nei caratteri specifici. 


215 TROMBIDIID_A 


Il colore rosso è vivissimo quanto mai si può vedere ed è ve- 
ramente di cinabro, uniforme. 

Tale tinta si mantiene lungamente anche in alcool, sopratutto 
perchè è nelle papille. 





._ (50 
Fig. 103. — Sericothrombium scharlatinum Berl. A tarso e tibia del 1° paio z): 


B peli del tronco; 0 raggiera della base di detti peli (2) 

Queste sono più grosse e vistose che nel S. Rholosericeum e non va- 
riano di forma nelle diverse regioni del dorso, ma si mantengono 
dovunque conformi, salvochè ve ne ha di maggiori (150 p..) com- 
miste ad altre alquanto più piccole (120 p..).. Le une e le altre al- 
l’apice terminano rotondate, con molti tubercoletti, che rappre-. 
sentano una riduzione dei peli rigidi e seriati che rivestono la 
rimanente papilla ed alla sua base, essendo più lunghi e disposti 
a corona, formano la consueta raggiera. 

Però l’apice delle papille, anche delle minori, non è espanso, 
almeno molto sensibilmente, in creste dentate, laminari, come ve- 
dremo essere in S. mediterraneum. 

I tarsi appaiono di forma leggermente clavata e variano di poco 
le loro proporzioni a seconda dell’età dell’ Acaro. Essi infatti sono 
alquanto meno di tre volte più lunghi che larghi (2, 38) e mostrano 
la massima larghezza nel terzo apicale, mentre alla base appaiono 
più ristretti. Nell’individuo disegnato, che è fra i mediocri, essi 
sono lunghi 600 p. e larghi 220, mentre la tibia è lunga 480 p. 


ANTONIO BERLESE 219 


Sericothrombium mediterraneum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi etc.; p. 365. 


Mediocre, ruberrimum. Facies S. scharlatini, cuius affinis. Papillae 
corporis în dorso toto duplici fabrica simul commiatae, sive maiores 
apice rotundato, minores apice lateraliter in cristam laminarem mul- 
tidentatam expansae, corona pilorum basali in ambabus minore vel 
subevanida. Tarsi anteriores elongati et cylindrici ut in S. holose- 
riceo, circiter quadruplo longiores quam lati, tibiam crassitie sub- 
aequantes sed aliquanto longiores. 

Ad 2500 p.. long.; 2200 p.. lat. 

Habitat in insula Cortù. 


OSsERVAZIONI. — La forma è affine al S. holosericeum per le 
proporzioni e la figura dei tarsi anteriori, che sono cilindrici, ap- 





È "00 vu 
Fig. 104. — Sericothrombium mediterraneum Berl. A tibia e tarso del 1° paio (GE 


25 
B papille del tronco; a apice della papilla visto dal disopra (È) 


\ 


pena più grossi della tibia e quasi quattro volte più lunghi che 
larghi, (cioè lunghi 620 p.. e larghi 160 p., mentre la tibia è 
lunga 500 p..). 

Ma la peluria dell'addome (regione dorsale) si richiama piuttosto 
a quella del S. scharlatinum e del S. brevimanum, perchè le papille 
sono grosse e molto allargate all’apice. 

Tuttavia queste papille sono molto diverse da quelle delle due 
specie indicate. Infatti a parte le dimensioni, sebbene sieno di due 


220 TROMBIDIIDLE 


grandezze, si vede che le minori (misuranti 70 p. mentre le più 
grandi ne misurano 80) all’apice sono come bilobe ed un lobo è 
più o meno rotondato, ma l’altro si espande lateralmente in una 
specie di cresta laminare, dentata che, veduta dal di sopra (fig. 104 a) 
sembra quasi una mano a dita molto corte, coniche. 

La corona di peli alla base delle papille è poco sensibile e spesso 
nulla. Le papille maggiori terminano rotondate e con ingrossamento 
molto voluminoso. 

Ho veduto un solo individuo raccolto a Corfù. Dalle misure che 
ne ho date si rileva che esso è molto largo, cioè quasi tanto largo 
che lungo. 


Sericothrombium brevimanum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi etc., p. 365. 


Mediocre aut parvum, saturatissime cinnabarinum, non nimis la- 
tum. Dorsum papillis undique conformibus, clavatis, brevibus et cras- 
siusculis, apice dilatato-truncatis ornatum (40,50 .. long.). Tarsi 
antici lati, claviformes, ad apicem rotundati, basi constrieti, paulo 
amplius duplo longiores quam lati. 

Ad 1700 p.. long. ; 1200 p.. lat. 

Habitat in Germania et in Norvegia. 


OssERVAZIONI. — La presente specie somiglia nell’aspetto ge- 
nerale al S. scharlatinum, ma, secondo gli individui che ho  sot- 
t'occhio, l’addome è meno largo e la statura apparisce alquanto 
minore poichè gli esemplari più grossi non raggiungono i due mil- 
limetri di lunghezza. 

Le papille del dorso dell’addome, se a prima vista somigliano a 
quelle del S. scharlatinum, vedute meglio si riconoscono più corte 
e diversamente conformate. Esse infatti sono obconiche piuttosto 
che clavate, troncate all’apice e, quanto a lunghezza, sì mostrano 
assai brevi perchè misurano da 40 a 50 p.. Tutto il dorso dell’ad- 
dome è coperto da tali papille, sia nella sua parte anteriore che 
nella posteriore. 


ANTONIO BERLESE 221 


Particolare configurazione hanno i tarsi anteriori, i quali sono 
molto più larghi della tibia ed hanno forma decisamente clavata, 
poichè la massima larghezza loro cade verso | apice, mentre la 
base è assai ristretta. 





; 5 ; È È que E) 
Fig. 105. — Sericothrombium brevimanum Berl. A tibia e tarso del 1° paio (7): 


B papille del tronco ( PI 

Inoltre questi tarsi sono corti, poichè si mostrano esattamente 
due volte e mezza più lunghi che larghi, (lunghi 400 p.; larghi 
160; tibia lunga 300 p..), quindi sono più brevi che non nel 
S. scharlatinum. 

Ho veduto molti individui di Germania e di Norvegia, raccolti 
dallo Strand. 


Sericothrombium heterotrichum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi ete., p. 366. 


Miniaceo-cinnabarinum; mediocre, vix humeratum (sive subovale). 
Dorsum abdominis totum papillis difformibus simul commiatis indu- 
tum. Papillae sunt maiores, cylindricae vel lenissime apicem versus 
gradatim incrassatae, pilis vestitae, ad 60 p.. long. aliis minoribus 
commirtae. Minores papillae conicae, acutae, eriles ad 50 p.. long.; pilis 
indutae. Pili ad basim papillarum coronam radiatam conficientes, valde 
longi sunt. Tarsi antici claviformes, vel subovales, tibia multo latio- 
res, vir amplius duplo longiores quam lati, apice rotundati, basi con- 
stricti. 

Ad 2200 p.. long.; 1800 p.. lat. 

Habitat în Norvegia. Plura vidi erempla. 


v 


222 TROMBIDIIDA 


OssERVAZIONI. — Ho dubitato altra volta (« Brevi diagnosi ») 
che questa specie e la precedente siano fondate su individui non 
adulti e perciò giovani da ascriversi a qualche altra forma mag- 
giore. Ora però, dopo aver esaminato esemplari di tutte le età ap- 
partenenti al S. holosericeum ed S. scharlatinum, ed alcuni erano 
veramente assai piccoli, come ad es. un giovanissimo S. holoseri- 
ceum lungo solo 1200 u.., ho dovuto convincermi che l’ipotesi deve 
abbandonarsi, perchè î giovani, tranne che per qualche differenza 
nelle proporzioni del tarso anteriore già accennata, non differiscono 
dai rispettivi adulti se non per la statura, concordando invece pie- 
namente quanto alla peluria del tronco e degli arti. 





Fig. 106. — Sericothrombium heterotrichum Berl. A tibia e tarso del 1° paio (7) 


95 
B peli del tronco (È) 


Così avviene che la presente specie, della quale ho veduto molti 
individui nella collezione dello Strand, è molto diversa dalle pre- 
cedentemente descritte, sopratutto per la forma delle papille del- 
l'addome (dorso). Queste sono di due maniere; alcune cilindriche 
od appena gradatamente più ingrossate all’apice, sono anche più 
robuste e più lunghe, misurando 60 p. circa di lunghezza, altre 
molte, a queste mescolate, sono coniche, acute all’apice, di almeno 
metà più sottili, alquanto più corte perchè misurano 50 p. e sì 
potrebbero quasi dire peli un poco grossetti. 

Le une e le altre papille hanno, alla base, una corona di peli 
lunghissimi (nella fig. 106 essi sono riusciti troppo corti) i quali 
misurano almeno un terzo della lunghezza della papilla e sono sot- 
tili ed acuti. 

I tarsi anteriori sono molto più grossi e più lunghi della rispet- 


ANTONIO BERLESE 293 


tiva tibia; essi hanno forma ovale, leggermente allargata all’apice 
e ristretta alla base, sono però meno claviformi e più larghi che 
non in S. brevimanum. Infatti, essendo la lunghezza loro di 400 p.. 
e la larghezza di 180 p.., vuol dire che essi sono 2,3 volte circa 
più lunghi che larghi. La tibia misura 340 p. di lunghezza. 

La specie è subito riconoscibile anche perchè l’addome, anzichè 
mostrare la consueta caratteristica forma obtrapezoidale è invece 
quasi ovale, cioè meno prominente alle scapole che nei congeneri. 

Inoltre spicca subito la speciale maniera di peluria del dorso 
dell’addome, perchè essendo quivi assai più abbondanti i peli co- 
nici minori, sottili suddescritti che non le papille cilindro—coniche, 
la peluria stessa non sembra più quella comune dei Sericothrombium 
ma piuttosto quella di un AMlothrombium o di qualche altro genere 
a peli piumati. 


Gen. TROMBIDIUM Fabricius, 1793 


(nomen a FpouBetov = grumus ?). 


Trombidium (ex p.) Fabricius, Hermann, Latreille, C. L. Koch 
(1842), Walkenaer, Mègnia, Kramer, Canestrini, Ber- 
l'es'e, Trouessa rt, etc. . 


Abdomen plus minusve supra caputhoracem anterius productus eum- 
que saepe abscondens, grossus, humeratus, post humeros constrictus, 
totus dense pilis barbatis indutus. Pedes, rostrum et cephalothorax pilis 
conformibus (aliquando exilioribus quam in dorso abdominis) vestita. 
Dorsum abdominis foveolis varie dispositis .(videas figuram) impres- 
sum. Crista metopica robusta, parte antica late verticem marginante, 
rectangulari, transversa ; parte posteriore sublineari, vel leniter spa- 
thuliformi ; parte media elongate trigono-spathuliformi, anterius la- 
tiori, areolas duas sensilligeras ad apicem occludente. Pili sensoriales 
plerumque exillime fusiformes vel simplices. Oculi utrinque bini, pe- 
dunculo longo, claviformi, mobili sustenti. Palpi ungue adcessorio 
pectinibusque destituti, appendicula perlonga, bene clavata. Pedes, 
excepti primi paris, tarsis brevibus ; tarsi omnes pulvillo destituti. 


224 TROMBIDIIDA 


Species in hoc genere sunt inter Acaros maximae, usque ad 15 cent. 
longae. 
Species typica Trombidium tinetorium (Linné). 


OSSERVAZIONI. — Sono veramente forniti di un rudimentale 
pulvillo ai tarsi gli Acari di questo genere, non però così confor- 
mato come il Trouessart figura, cioè simile a quello degli Allo- 
thrombium, ma più piccolo (fig. 1, B). Invece, nei grossi 7rombidium e 
nel 7. eupectum ho veduto un ciuffo di peli fittamente barbulati nel 
lato inferiore sporgere sotto le unghie dei piedi, nel punto ove le 
due unghie si toccano alla base, cioè dal pezzo unguifero mede- 
simo. Invece il vero pulvillto degli Allothrombium è molto diverso, 
come si vedrà. Questo carattere sopratutto, oltre a quello di una 
diversità nella conformazione della parte media della cresta meto- 
pica, distingue i 7rombidium (s. stricto) dagli AUlothrombium. 

A questo bel genere, perfettamente circoscritto, appartengono i 
maggiori fra gli Acari, non superati in grandezza che dalle fem- 
mine di Ixodidi ripiene di sangue. 

Infatti, alcune specie dei paesi caldi raggiungono dimensioni 
considerevolissime, cioè si aggirano intorno-al centimetro e mezzo 
(il solo tronco). Altre specie però europee, specialmente, sono assai 
minori e non superano il comune A/lothrombium fuliginosum. Per 
questo carattere della statura, noi possiamo anzi distinguere le 
specie del gruppo in due sezioni, ciò che è utile perla sistematica. 

Infatti le specie grandi, anche coi loro individui minimi, non 
discendono alle dimensioni degli esemplari massimi delle specie ‘ 
minori. Inoltre, queste non mostrano l’addome così largo e così 
prodotto all’innanzi sopra il capotorace come è nelle forme più 
grandi (fig. 107). Le minori invece non differiscono molto dalla tipica 
figura dell'AM. fuliginosum. 

Tutti i Trombidium hanno peli piumati a rivestimento del tronco 
e degli arti; peli cioè conici coperti di fitte barbule. In taluni casi 
dette appendici cutanee sono lunghe, esili, a barbule rade ; ad un 
dipresso come si vede essere nell’ All. fuliginosum, ma in altre spe- 
cie il pelo è corto, grossetto e fittamente barbulato (ad es. 7. in- 
sulare ; T. megalochirum). Sugli arti e sul capotorace i peli sono 
più esili. 


È; a 


ANTONIO BERLESE 225 


La cresta metopica è essa pure di caratteristica conformazione. 
Oltre alla porzione anteriore, che a guisa di largo rettangolo mar- 
gina il vertice, come nei vicini Sericothrombium ed Allothrombium, 
si vede anche la porzione posteriore, lineare o leggermente spato- 
liforme come nei suddetti gruppi. Invece, diversa è la porzione 
mediana, che apparisce di struttura intermedia fra quella dei Se- 
ricothrombium e quella degli Allothrombium. 





Fig. 107. — Addome, dal dorso di Trombidium tinctorium. 
Sono indicati i peli solo nella metà a sinistra. Le fossette sono indicate in nero. 


Infatti, nè essa è così decisamente a forma di anfora come è 
negli Allothrombium, nè conviene esattamente con quella dei Seri- 
cothrombium, perchè è più larga all’innanzi e comprende due areole 
molto bene distinte, non scavate nello spessore della cresta, ma 
circondate da liste chitinose procedenti dal corpo del pezzo chi- 
tinoso, presso a poco come è in Allothrombium, sebbene meno vi- 
stosamente. I peli sensilligeri sono setiformi nelle specie nostrali, 
ma leggermente fusiformi nelle grandi esotiche. 

Gli occhi sono, a due a due, sostenuti su un grande peduncolo 
clavato, come è appunto anche negli altri due più alti generi della 
famiglia e tale peduncolo è articolato alla base e quindi mobile 
sul capotorace. 

I tarsi di tutte le zampe, meno quelli del primo paio, sono 
molto corti, almeno in talune specie e possono essi pure concor- 
rere efficacemente alla diagnosi specifica. Quanto a quelli del 
primo paio, essi variano bene da specie a specie e già il Trouessart 
ha utilmente profittato della diversità di detti tarsi per distinguere 


u Redia », 1912. 15 


226 TROMBIDIIDA 


le grandi specie dei paesi caldi, che altrimenti sarebbe difficile 
poter separare. 





Fig. 108. — Cresta metopica di Trombidium. 
Quanto alle indicazioni delle lettere vedi fig. 2 .a pag. 7. 


Le specie del genere finora note e bene distinte sono le se- 
guenti: 


1 — Maiora, sive trunco ultra 5 mill. longo ; abdomine supra cephalothoracem 
producto, eum abscondente (Irombidia magna) . . . ui a 
— Minora (non 5 mill. longa), statura non vel vix ultra communis Allothrombii 
fuliginosi Europae. Abdomen non supra cephalothoracem productus. 5. 


2 — Tarsi antici tibiam longitudine aequantes . . ..  T. DUGESII Trouess. 
CURA TSINAMI CIGLIA RCCELO CTD OLE SMAU I I 
3 — Tarsi antici circiter quadruplo longiores quam lati 28 PS TAO 
DIA IARIE Ae e T. TINCTORIUM (Linnè) 
— Tarsi antici saltem quintuplo longiores-quam lati... 4 
4 — Appendicula palporum unguem longitudine aequante. (Ad 11 mill. longi- 
tudine);tà. RENI MR GIA Sa ron ese 
— Appendicula palporum unguem longitudine bene superante. (Ad 5 mill. longi- 
tudine). .. . (0. +, I. TINCTORIUM (L.):var. BREVIPILUMYBerl: 
5 — Sanguineum, abdomine maculis quatuor albidis, magnis in dorso de- 
pigtos. iti: dar na) MSA STI I AMACULATOME BEL ez 
—*Concolora,;\rubrat. (Cesi e MS o © 
6 — Pili corporis longiores (140 p.), re densi. T. EUPECTUM Leon. 


— Pili corporis (ad summum) 55 p. long., non nimis densi. |... . 7. 


ANTONIO BERLESE 22. 


7 — Statura AMothrombii fuliginosi . . . . ... T. CORPULENTUM Berl. 
— Statura A. fuliginosi multo minor (non ultra 2 mill. long.) . . . . 8. 
8 — Tarsi antici tibia duplo (vel fere duplo) longiores . . . ... 9. 
CMWLOrsItanu Cc DIAR VIS RlOnoIOFE SA e e I I CIST(0) 
9 — Tarsi antici perfecte et elongate ovales. . . T. MEGALOCHIRUM Berl. 
— Wl'arsifanbcigleniber comici ene Si e 0 I INSULARENBerl: 
l0r—xEalpsswaldeWerasshfe rene e TO CRASSIPALPE (Drag, 
— Palpi consuetae crassitudinis . . . .... . . . T. seTosuLUM Berl. 


a) Trombidia minora. 


Trombidium setosuluni Berl. 


A. Berlese, Di alcuni acari del Museo di Firenze; Idem, A. M. Scorp. 
ib, fasc. XVIII n. 10. 


Cinnabarinum, sat parvum, abdomine cordiforme, haud anterius 
producto. Abdomen totum pilis densioribus sed curtis, conicis, robu- 
stulis (45 p. long.), plumosulis vestitus. Pili caeteri corporis exilio- 
res. Palpi non valde incrassati, sive articulo secundo non aeque longo 
ac lato, crassitie non ab tisdem organis Allothr. fuliginosi nimis di- 
versi ; appendicula longa, unguem bene superante. Vculi pedunculo sat 
breve (aeque longo ac lato) sustenti. Pedes omnes robusti et longi. 
Tarsi antici tibia vix longiores, eadem crassitie, quintuplo longiores 
quam lati, cylindrici, apice acuti. 

Ad 1750 w.. long.; 1200 p.. lat. 

Habitat in Sardinia. 


OssERVAZIONI. — L’unico esemplare che possiedo e sul quale 
ho descritto la specie è stato raccolto a Cagliari. Nella deseri- 
zione della specie da me fatta la prima volta ed in « A. M. Se. 
it. », è incorso qualche errore. Ad esempio io affermo la presenza 
di una unghia accessoria e ne do figura, mentre detta unghia, come 
non esiste in alcuna specie del genere, non si trova neppure in 
questa e per tale io ho scambiata la linea che limita il vuoto in- 
terno dell’unghia. oltre la figura della cresta metopica con più 
areole non è esatta. Detta cresta non differisce affatto dalla con- 
figurazione tipica. 


228 TROMBIDIIDA 


La figura del tronco si è quella appunto dell’ A. fuliginosum, ma 
alquanto più lunghetta. | 

L’addome è rivestito da una densa peluria corta, formata di peli 
conici, grossetti, acuti all’apice, abbastanza fittamente barbulati e 
lunghi 45 p. 





Fie. 109. — Trombidium setosulum Berl. A tarso e tibia del 1° paio 0) ; 
g p 1)’ 


B peli dell’ addome (2). 

Il capotorace, le zampe e più i palpi sono rivestiti di peli più 
esili, barbulati, ma molto più lunghi e fitti. 

Caratteristica è la cortezza del peduncolo oculifero, che è obceo- 
nico, molto largo all’apice e circa tanto largo che lungo. 

La presente specie è molto simile ad altri piecoli Trombidium, 
come sono il 7. insulare, il T. megalockirum ed il 7. crassipalpe, 
ma questi tre convengono tra loro anche per la forma del palpo, 
che è assai grosso, dipendendo ciò dalla larghezza del 2.° articolo, 
che si vede tanto largo che lungo. 

Invece nel 7. setosulum tale carattere non si manifesta, inquan- 
tochè il 2.° articolo è più lungo che largo e quindi i palpi non 
sono, proporzionatamente, più grossi o di ben poco di quello che 
sia nella generalità degli altri Trombidium e degli AMlothrombium, 
ad es. nell’A. fuliginosum. 

Nel palpi stessi l’appendicola è molto stretta e lunga e di forma 
decisamente clavata. Neppure questa è disegnata bene in « A. M. 
Sc. it. », dove è indicata esageratamente troppo grossa, mentre 
non lo è più di quanto si veda nelle altre specie. Essa supera al- 
quanto l’apice dell’unghia. 

I tarsi anteriori sono notevolmente lunghi. Essi di poco supe- 
rano la lunghezza della tibia (tarsi lunghi 750 p.. ; larghi 150 p..; 


ANTONIO BERLESE 229 


tibia lunga 640 w..), della quale sono egualmente larghi. Essi hanno 
forma cilindrica, sono acuti all’apice e precisamente cinque volte 
più lunghi che larghi. 

Il colore è cinnabarino vivo sull’addome, più chiaro sul capo- 
torace e sugli arti. 


Trombidium crassipalpe Triig. 


Trigardh, Acariden aus Aegypten un dem Sudan, p. 77, tab. 4, fig. 12, 
13, 14,99. 


Cinnabarinum, parvum, sat elongatum; abdomen fabrica codem A1- 
lothr. fuliginosi conformis, sed valde minor. Trunci pili minus densi, 
submolles, elongate conici, subincurvi, barbulis tenuibus, curtis, den- 
sis, obsitis, e tuberculo quodam cutis prominuli, ad 30 p.. long. Oculi 
pedunculo parvo sustenti. Palpi valde incrassati, articulo secundo 
aeque longo ac lato; tertio valde curtiori quam lato. Tarsi primi pa- 
ris vix tibia longiores ecademque latitudine, ultra quadruplo longiores 
quam lati, perfecte cylindrici. 

Ad 1650 p.. long. ; 950 p.. lat. 

Habitat in Africa. 





Fig. 110. — Trombidium crassipalpe Trig. A tarso e tibia del 1° paio; B palpo; 


25 50 
C occhi (tutto F) D peli dell’ addome (È) . A, è come A, ma (1) 


OssERVAZIONI. — La presente specie riceve il nome dalla enorme 
grossezza dei palpi, derivata da quella del secondo articolo, che 
è tanto largo che lungo. Del resto anche gli altri articoli sono 


230 TROMBIDIlDA 


brevi. Tale carattere si vede conservato anche nelle due specie 
seguenti (7. megalochirum, T. insulare), che sono esse pure pic- 
cole e perciò potrebbe essere che si trattasse di semplici varietà 
della presente. Pure vi sono caratteri distintivi eccellenti e spe- 
cialmente il 7. insulare si vede molto diverso, quanto ad aspetto 
generale, dalla forma che qui ricordo. 

Il corpo è molto più allungato che non nelle due seguenti spe- 
cie ed ha veramente la forma di quello dell’ AQZothr. fuliginosum e 
forse è anche più lungo. 

I peli del corpo sorgono da un rilievo cutaneo, per cui la cute 
stessa apparisce asperata. Essi sono esili, conici, incurvati all’in- 
dietro e discretamente lunghi, perchè misurano 30 p. 

Anche i due articoli ultimi del 1.° paio di zampe offrono buoni 
caratteri distintivi. 

Infatti il tarso è di poco più lungo della tibia, cioè di un quarto 
circa e non più. Esso poi è veramente cilindrico, non più grosso 
della tibia, acuto all’apice e oltre quattro volte (esattamente 4,3) 
più lungo che largo, cioè lungo 300 p. e largo 70 L. La tibia è 
lunga 240 pp. 

Per la gentilezza del Trigardh ho potuto vedere il tipico pri- 
mamente descritto e da quello ho desunto la presente descrizione 
ed i disegni. Fu raccolto nella regione del Nilo bianco. 


Trombidium megalochirum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi, etc., p. 364. 


Sanguineum (in abdomine), parvum, sat latum, bene humeratum. 
Abdomen praecipue in dorso pilis haud nimis densis, saturate san- 
guineo depictis, crassiusculis, conicis, dense barbulatis, apice acutis, 
15-18 p.. longis indutus. Cephalothorax pedesque, nec non palpi parce 
villosi. Oculi sat breviter pedunculati, pedunculo angulo antero—late- 
rali (libero) peracuto. Pili sensoriales exiliores, longissimi, setiformes. 
Palpi crassi, articulo 2.° aeque longo ac lato. Palporum appendicula 
sat curta, unguem non superans. Pedes omnes robusti et longi. Tarsi 


ANTONIO BERLESE 231 


antici elongate ovales, basi strictiores, apice acuti, tibia fere duplo 
longiores et multo crassiores, ultra triplo longiores quam lati. 

Ad 1450 p.. long.; 950 p.. lat. 

Habitat in muscis agri Tarvisini (Campomolino). 


OSSERVAZIONI. — Ho un solo esemplare, ma perfettamente con- 
servato ed esso mostra tali caratteri per cui devesi asceriverlo ad 
‘una specie benissimo distinta anche dai 7. crassipalpe e T. insu- 
lare, che sono i più affini. 





tl 
Fig. 111. — Trombidium megalochirum Berl. A tibia e tarso del 1° paio ( 


\ 


-|S 


; 


328 80) 
B peli dell’addome (È): C palpo (7) 3 


Il colore dell’addome è rosso di sangue molto intenso, perchè 
di tale tinta sono i peli che lo rivestono ed essa si conserva an- 
che nell’alcool. 

Questo Trombidium ha l'addome largo e veramente della forma 
comune nei Sericothrombium, ma esso addome non si prolunga al- 
l’innanzi, di modo che tutto il capotorace rimane perfettamente 
scoperto ed inoltre è bene prominente alle scapole e rotondato di 
dietro. 

La peluria rivestente l’addome è non troppo fitta e composta di 


Ds2 TROMBIDIID.AR 


peli conici, brevi, intensamente sanguinei, acuti, rivestitì di fitte 
barbule e lunghi da 15 a 1S p. Il capotorace è rivestito di peli 
molto più sottili, cigliati e non colorati di sanguigno, ma della 
tinta cinnabarina dei piedi e dei palpi. 

Glì arti sono lunghi e discretamente robusti, ma poco  villosi. 
Particolare conformazione mostrano quelli del primo paio nel tarso 
e nella tibia. I tarsi sono assai grandi rispetto alle dimensioni 
dell’Acaro (misurano oltre un terzo della lunghezza del tronco) e 
perfettamente di forma ovale allungata, acuti all'apice. Nono lun- 
ghi quasi il doppio della tibia (tarso lungo 540 p.; tibia lung: 
300 Lu.) e tre volte e mezza più lunghi che larghi (sono larghi 
160 n.) Inoltre la tibia è quasi di metà più stretta del tarso. 

I peduncoli oculari sono abbastanza brevi e di forma triango- 
lare (vedutone il profilo dal dorso) perchè il loro lato anteriore 
(interno) è molto più lungo degli altri due (dei quali l'esterno reca 
le cornee) e fa col lato esterno appunto un angolo molto acuto. 


Trombidium insulare Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, ete., p. 364. 


Trunco saturate sangquineo, pedum segmentis aliquot sanguineis, cae 
teris et palpis cinnabarinis. Abdomen ovalis, minus bene humeratus, 
postice et antice rotundatus, totus pilis densioribus indutus. Pili isti 
sunt perbreves (23-25 u.), crassi, conici, densissime barbulis longis 
obsiti, saturatissime sanguineo depicti. Cephalothoraa ad latera pilis 
conformibus vestitus. Pedes et palpi pilis longioribus, sed ewilioribus, 
plumosis induti, nonnullis segmentis pedum propter pilos sanguineos, 
sanguineo colore depictis, aliis et palpis cinnabarinis. Tarsi antici 
bene elongati, duplo tibia longiores, cylindrici, apice acuti, basi la- 
tiores quam in medio. Peduneuli oculares sat longi, basi perstricti. 

Ad 2000 p. long. ; 1206 L.. lat. 


Habitat in insula Corfù. 


OSSERVAZIONI. — Possiedo tre bellissimi individui di questa 
specie e tutti perfettamente concordanti in tutti i particolari. 


ANTONIO BERLESE 2353 


Certamente la specie è affine alle due precedenti, ma ne è anche 
molto bene distinta, sia per la forma dell'addome, che è molto più 
allungato, sia per quella dei peli del dorso dell'addome, che sono 
molto più grossi, sia perche peli conformi e della stessa tinta ri- 
vestono anche il capotorace, cio che nel 7. megalochirum non è, 
sia pel colore sanguigno di parte dei piedi, come per la forma € 
dimensione del tarso anteriore. Infatti, mentre nel 7. megalochirum 
il tarso si € detto essere oltre un terzo della lunghezza del tronco, 
nella presente specie invece esso non raggiunge neppure la quinta 
parte della lunghezza del corpo. Inoltre, in questo 7. insulare, Va 
forma dei tarsi (negli individui non giovani) è molto diversa. Essi 
infatti sono leggermente conici, a lati rettilinei che alquanto con- 
sorrono ; V apice dei tarsi € subacuto, ma la massima larghezza 
loro € precisamente alla base, Essi sono Junghi 600 p.., larghi 900 
e la tibia misura 300 y.., ma non è molto più stretta del tarso. 





Fig. 112. — l'rombidium insulare. A peli dell'addome (TP); 


4 (o 
B tarso e tibia del 1° paio 1 } 


L’addome ha forma pressoché ovale, allungata; presenta lieve 
prominenza alle scapole. Il capotorace è assai piccolo. 

Tanto Vaddome che il capotorace sono rivestiti, al dorso, da una 
fitta peluria composta di peli grossi, ovato-conici, Iunghi 23 4 
25 p.., tutti fittissimamente coperti di barbnle, che verso Vapice 
sono anche più stipate. Detti peli sono intensissimamente colorati 
in rosso sanguigno oscuro. 

I piedi ed i palpi sono coperti di peli più lunghi e più esili, 


234 TROMBIDIID/A 


piumati. Tali peli però, in alcuni segmenti delle zampe, sono tinti 
di colore sanguigno (tinta, che, come quella dei peli dell'addome, 
permane anche nell’aleool) e perciò gli arti sono versicolori, perchè 
su altri segmenti i peli hanno il colore cinnabarino della pelle e 
dei palpi. 

Ad es. le zampe del 1.° paio hanno la base cinnabarina, i seg- 
menti 1 a 5 (specialmente il 3.°, 4.°, 5.°) coperti di peli sanguinei 
ed il tarso è rosso cinabro. 

Le zampe del 2.° paio invece hanno i tre ultimi articoli  san- 
guinei ed il terzo solo all’apice, mentre la base loro, coi segmenti 
1.° 2.9, è di color rosso cinabro. Lo stesso è delle zampe del 3.° 
paio, mentre quelle del 4.° sono come quelle del 2.°, ma hanno il 
3.° articolo tutto con peli sanguigni e qualcuno ve n’ ha anche 
SUE 

Nel capotorace la parte mediana non è occupata da peli rossi 
sanguinei ; questi stanno sui lati. 

I peduncoli oculari sono corti, obeonici, troncati obliquamente 
all’apice, però molto meno che nel 7. megalochirum. 

Nei palpi l’appendicola è lunghetta e sorpassa di poco 1 apice 
dell’unghia. 


Trombidium quadrimaculatum Berl. n. sp. 


Saturate sanguineum, pedibus cinnabarinis. Abdomen latum, bene 
humeratum, postice rotundatum, saturate cinnabarinum, sed maculis 
peralbis quatuor, duabus (una in quoque latere) humeralibus, subqua- 
dratis, magnis, duabusque (una in quoque latere) minoribus, trigonis 
ad tertios pedes. Pili trunci crassi, claviformes, dense barbulati, sat 
longi, e tuberculo alto exorti, saturate sanguinei vel albi (in maculis 
albis) ad 50 p.. long. Oculi sat longo pedunculo sustenti. Palpi sat 
crassi, tamen articulo secundo longiori quam lato, appendicula ma- 
gna, multo unguem superante. Tarsi antici longe ovato—clavati, apice 
oblique truncati, tibia fere duplo longiores, iidem fere triplo longio- 
res quam lati. 

Ad 2400 p. long. ; 1600 p.. lat. 

Habitat in insula Sardinia (Cagliari). 


ANTONIO BERLESE 295 


OSsERVAZIONI. — Questa è una delle più belle specie che si co- 
noscano fra i Trombididi e risalta per le macchie bianche, le quali, 
in numero di quattro, si veggono sul dorso dell’addome. 

La figura (vedi tavola, fig. 2) basterà a farle vedere senza dirne 
di più. 

Il tronco è coperto di peli molto grossi, con aspetto clavato so- 
pratutto per la densa peluria di barbule che li rivestono e queste 
sono delicate e lunghette. Ciascun pelo è portato da un alto tu- 
bercolo tronco-conico, perfettamente distinto dalla circostante cu- 
ticola. Questi peli del tronco sono molto fitti e di due colori, cioè 
di color sanguineo molto carico, o senza colore di sorta e questi 
sono nelle macchie bianche suddette; misurano 50 p.. di lunghezza. 





25) 
Fig. 113. — Trombidium 4-maculatum Berl. A peli dell'addome (4) 


B tarso e tibia del 1° paio (7) ù 


Le zampe, abbastanza robuste, sono di color rosso cinabro. 

Gli occhi sono portati da un peduncolo discretamente lungo e 
obconico, troncato obliquamente all’apice. 

Nei palpi rilevo che il secondo articolo, pur essendo grosso, così 
che i palpi tutti si mostrano molto più forti che non sieno gene- 
ralmente nella maggior parte delle altre specie, non è tanto largo 
che lungo. L’appendicola è assai grande, clavata, e supera con un 
buon terzo della sua lunghezza l'apice dell’unghia. 

I tarsi anteriori hanno forma ovato-clavata e sono troncati obli- 


236 TROMBIDIIDA 


quamente all’apice; essi sono quasi il doppio più lunghi e molto 
più grossi della tibia ed anche sono quasi tre volte (esattamente 2,7) 
più lunghi che larghi. 

Ho due esemplari di questa magnifica specie, ambedue raccolti 
in Febbraio a Sorgono (Cagliari) dal Sig. RKrausse. che rinvenne 
e mi spedì, con tanta cortesia, non poche belle specie di Acari e 
molte anche nuove. 


Trombidium eupectum Leon. 


Leonardi, Acari sudamericani, p. 17. 


Cinnabarinum, abdomine ovato, elongato, vix ad humeros latiore, 
toto pilis densioribus et perlongis hirsute vestito. Pedes parvuli, an- 
tici et postici non dimidiam abdominis longitudinem attingentes. Ce- 
phalothorax perparvulus. Pili abdominis perlongi (140 p..) conici, sat 
exiles, toti dense barbulis longis et grossis induti. Pili pedum et palpo- 
rum longi, exiliores, barbatuli. Tarsi antici perbreves et curte ovati, 
via tibia longiores et crassiores, vix amplius duplo longiores quam 
lati. Appendicula palporum mediocris, unguem vix superans. 

Ad 3000 p.. long.; 1900 p.. lat. 

Habitat in America australe (Buenos Aires). 


OssERVAZIONI. — Ho sott'occhio il tipico descritto, non bene, 
dal Leonardi. La specie è distintissima dalle altre, non solo per la 
forma e le dimensioni dell’addome, che sono grandissime rispetto 
agli arti, ma dalla maniera di peluria rivestente l'addome stesso 
e dalla brevità dei tarsi anteriori. 

I peli coprenti l’addome sono lunghissimi (140 p..) ed assai fitti. 
Essi sono conici, lunghi, abbastanza sottili e densamente rivestiti 
di barbule grossolane e lunghe specialmente verso la base del pelo. 
Esse diminuiscono di lunghezza progredendo verso l’apice. 

I tarsi del primo paio sono di forma insolita nel genere perchè 
sì mostrano poco più di due volte più lunghi che larghi, cioè lun- 
ghi 370 p..; larghi 170 u..; il che significa 2,2 volte circa. Essi 
non sono troppo più grossi della tibia e presso a poco della stessa 
lunghezza (tibia lunga 300 p..). Esiste il pulvillo rudimentale. 


ANTONIO BERLESE 237 


Nei palpi l’appendicola è piuttosto breve e grossetta e supera 
di pochissimo lapice dell’unghia. 
Gli occhi sono portati da un lungo peduncolo obconico. 





Fig. 114. — Trombidium eupectum Leon. A tarso e tibia del 1° paio (7) 
325 
B pelo dell'addome (F) 
L’addome ha forma pressochè ovale, di un terzo circa più lungo 
che largo e poco prominente alle scapole. 


Colore rosso di cinabro. 


Trombidium corpulentuin Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, etc., p. 364. 


Miniaceo-cinnabarinum. Facies Allothr. fuliginosi, quamwvis maius 
et parum elongatius, nec non magis converum. Truncus totus pilis 
sat densis ommino ut in All. fuliginoso fabricatis, ad 55 p. long. 
indutus ; super pedes et palpos aliquanto longioribus et exilioribus. 
Palpi articulo secundo percrasso, fere ad dorsum gibboso; appendi- 
cula bene clavata, in medio grossa, apice subacuta, unguem valde su- 
perante. Pedes longi et robusti, antici tarsis tibia fere duplo longio- 
ribus, sed paulo crassioribus, cylindricis, apice subacuto-truncatis, fere 
quadruplo longioribus quam latis. Tarsi quarti paris perbreves, ovales 
vel subcelavati, vix duplo longiores quam lati. Oculi pedunculo sat 
longo, clavato. 

Ad 4000 y.. long.; 2800 p.. lat. 

Habitat in insula Nuova Caledonia (Noumea). 


238 TROMBIDIIDA 


OSSERVAZIONI. — Da parte del Simon furono raccolti molti 
individui di questa bella specie ed io li ho veduti, comunicatimi 
dal Trouessart con altri di altri generi. I caratteri che ho indicato 
sono veramente tali da distinguere nettamente questo Trombidium 
di fronte a tutti gli altri. 

A primo aspetto esso somiglia in tutto al comune AMlothrom- 
bium fuliginosum, per quanto si veda subito esserne maggiore la 
statura ed anche l’addome alquanto più allungato e più convesso. 
La peluria stessa è del tutto simile a quella dell’ A. fuliginosum, 
senonchè i peli del tronco sono lunghi circa 55 f. ed hanno le 
barbule meno lunghe ed appena più fitte. 





Fig. 115. — Trombidium corpulentum Berl. A tarso e tibia del 1° paio (1): 


B peli dell’ addome (È) , 


Caratteristici sono i tarsi in questa specie, sieno gli anteriori 
che i posteriori. I primi si vedono di forma molto allungata, quasi 
cilindrici, troncati all’apice obliquamente, poco meno del doppio 
più lunghi della tibia (550 p..), ma non troppo più grossi, ed inol- 
tre esattamente 3,6 volte più lunghi che larghi. 

I tarsi posteriori sono cortissimi, ovali, leggermente claviformi 
perchè più stretti alla base, rotondati all’apice e due volte più 
lunghi che larghi. 

Anche il palpo ha forma caratteristica. Esso è molto grosso 
nel suo secondo articolo, il quale, anzi, al dorso, presenta una con- 
vessità assai forte, più presso la sua base, quasi una gobba. L’ap- 
pendicola è claviforme, però col contorno posteriore più convesso 
dell’anteriore, per cui riesce più larga che nelle altre specie, sub- 
acuta all’ apice e supera di quasi metà della propria lunghezza 
l’unghia terminale. 


ANTONIO BERLESE 239 


I peduncoli oculari sono piuttosto lunghi, ma anche larghi al- 
l’apice e nella linea corneale troncati non troppo obliquamente. 

Il colorito di questa specie, per quanto posso giudicare da indi- 
vidui per lungo tempo conservati in alcool, non è un rosso vivo 
scarlatto, ma piuttosto una tinta rosso mattone brunastra, da pa- 
ragonarsi a quella caratteristica dell’ AZlothr. fuliginosum. 

Questa, fra i Trombidia minora, è la specie di più grandi di- 
mensioni, per quanto da non paragonarsi certo neppure ai più pic- 
coli dei Trombidia magna. 


b) Trombidia magna. 
Trombidium tinctorium (Linnè). 
Linnè, Syst. Nat. 13.* edit. I, p. 1025 (Acarus tinctorius). — Pallas, Spi- 


cileg. Zool., fasc. 9, p. 42, pl. 3, fig. 11 (Acarus araneoides). — Fabri- 
cius, Entomol. Syst., II, p. 398 (et alibi) (Trombidium tinctorium). — 


Latreille, Gen. Crust. et Ins. I, p. 145 (7. tinctorium). — Her- 
mann, Mem. Apt., p. 20, pl. 1, fig. 1 (7. tinctorium). — ? Hahn, 


Die Arachnid., I, p. 21, tab. 6 (7. fasciculatum). — Koch, Uib. Arachni- 
densyst. p. 43, tab. VII, fig. 37 (7. grandissimum); Idem, ibidem, p. 44, 
tab. I, fig. 38 (7. barbatum). — Berlese, Acari africani tres ill. p. 4, 
tab. VII, fig. 7-11 (7. grandissimum). — Trouessart, Sur les grands 
Trombidions des pays chauds, p. 89 (7. tinctorium). 


Cinnabarinum, grossum; abdomine peralto, toto dense pilis perlon- 
gis (750 p..), exilibus, barbulis curtis indutis vestito. Palpi villosis- 
simi, appendicula longis pilis densius induta, elongatius claviformi, 
stricta, apice rotundata, unguem aliquanto superante. Pedes omnes, 
praecipue inferne, valde villosi. Tarsi antici tibia curtiores, leniter 
clavati, apice rotundati, circiter quadruplo longiores quam lati. 

Ad 9-13 mill. long.; 6-8 mill. lat. 

Habitat in Africa, Birmania, Messico, California, Guinea, 
alibique. 


OSSERVAZIONI. — Il Trouessart, che meglio d’ogni altro studiò 
la specie distinguendola da altre grandi affini, dà al maschio una 
lunghezza massima di 9 mill. ed alla femmina di 13 mill., per una 
larghezza massima rispettivamente di 6-8 millimetri. 


240 TROMBIDIIDA 


Quanto alla patria, lo stesso Trouessart ritiene la specie origi- 
naria d’Africa, ma diffusa poi passivamente in tutta la zona inter- 
tropicale, divenendo così cosmopolita. In Africa, essa occupa tutta 
la zona al sud del Sahara. Io però ne ho gran numero di esem- 
plari provenienti da Massaua. Il Trouessart per Africa cita: Mas- 
saua, Obock, Kilimandjaro, Gabon, Congo, Dahomey. Per mio conto : 
ho veduto anche esemplari di Avambo e di Abissinia. Per altre 
parti del globo lo stesso Trouessart ricorda la Birmania, ed il 
Messico. 





Fig. 116. — 7rombidium tinctorium (L.) A tarso e tibia del 1° paio (7): 


B pelo dell’ addome (1) ò 


Gli autori più vecchi (Linneo, Fabricius) indicano come prove- 
nienti dalla Guinea i loro individui. 

Lo stesso Trouessart avverte che il colore rosso scompare negli 
esemplari conservati in alcool. 

Il carattere precipuo di questa specie, in confronto delle altre 
affini, mi sembra possa ritrovarsi nei due articoli estremi degli 
arti anteriori, sopratutto, dunque, nella molto minore lunghezza del 
tarso rispetto alla tibia. Inoltre, secondo le descrizioni che il Trou- 
essart dà delle altre due 7. gigas, T. dugesii, parmi che anche la 
forma del tronco sia molto diversa per queste due ultime specie, 
in confronto di quella del 7. tinctorium, poichè per le dette due 
forme (T. gigas, T. dugesii) il Trouessart parla di una « forme 
Glancée », che non può essere certo attribuita al 7. tinctorium (e 
sua varietà brevipilum), pel quale lo stesso Trouessart giustamente 
dice « formes ramassées ». 

I tarsi del 1.° paio sono notevolmente più corti della tibia e, 


ANTONIO BERLESE 241 


quanto alle proporzioni loro, circa quattro volte più lunghi che 
larghi. Vedasi ciò dalla presente tabella, tolta dall’esame di esem- 
plari grandissimi d’Africa. 

















Tarso quante 
PATRIA Tibia lunga | Tarso lungo | Tarso largo |volte più lungo 
che largo 
Massaua . 1 2700 p. 2350 p. 560. |. 4,2 
» 2 2750» 2050. » 460.» 4.4 
» 3 2450 » 1850 » 450. » 4,1 
» RE A 2130. » 1900.» 500.» 3,8 
DAI Ra 2000 » 1650» 470 » 3,55 
Sudafrica (7. grandissi- 
mum Berl. ex K.). 1 1700 » 1400 » 350. » 
» a i 1740 » 1380» 400 » 3,45 





Come si vede le variazioni del tarso nelle sue proporzioni ed in 
confronto della tibia non sono piccole. Le proporzioni variano da 
3,45 a 4,4 volte superiore la lunghezza alla larghezza ed ancor 
più ampi sono i limiti della differenza proporzionale di lunghezza 
fra tibia e tarso. 

Riteniamo dunque che la media proporzione del tarso sia rap- 
presentata da una lunghezza quattro volte superiore alla lar- 
ghezza. 

Secondo la figura del Trouessart il tarso è esattamente quattro 
volte più lungo che largo ed il rapporto fra la lunghezza del tarso 
Stesso rispetto alla tibia è come di due a tre. Io ho trovato un 
po’meno, cioè ad es. come 2 a 2,7; 2,3 a 3 e finalmente 2,7 a 3. 

Nei palpi l’appendicola non sorpassa Vapice dell’unghia. Infatti 
all’apice l’appendicola misura, ad es. 1000 p.. mentre che dal cen- 
tro della base dell’ appendicola stessa all’ apice dell’ unghia sono 
1200 p.. (Dakar); oppure appendicola 900 p..; dalla metà della 
sua base all’apice dell’unghia 1000 p. (Tanganika); oppure 1250 
(appendicola); 1350 dalla metà della sua base all’ apice dell’ unghia 
(Massaua). Tale carattere è affermato anche dal Trouessart. 

Invece, in esemplari del Sudafrica trovo il rapporto inverso. Ad 
es. l’appendicola è lunga 950 e la distanza dalla metà della sua 
base all’apice dell’unghia solo 900 p.. ; il che significa che la detta 
appendicola sorpassa l'unghia di 50 p. Questi sono gli individui 


« Redia », 1912. 16 


243 TROMBIDIIDA 


che io ho ascritto al 7. grandissimum del Koch, ma non ricono-. 
scendovi altra differenza rispetto agli esemplari che si aserivono 
al 7. tinctorium non mi pare si possa insistere nel farne una spe- 
cie e neppure una varietà distinta. 

Quanto alle proporzioni dell’appendicola medesima, che è fatta 
esattamente a mo’ di clava, essa è circa quattro volte più larga 
che lunga (ad es. lunga 900; larga 230; eguale a 3,9 volte); op- 
pure 1250 per 280, cioè circa 4,5 volte più lunga che larga. 

I peli rivestenti l’addome mi risultano lunghi intorno ai 750 p. 
e sono sottili, con barbule corte sui lati, decrescenti in lunghezza 
dalla base all’apice. 

La forma dell’addome colla lunghezza proporzionale dei peli e 
le fossette impresse sul dorso sono indicati dalla figura 107. 

Noto infine che i peli tattili delle areole sensilligere sono esilis- 
simi, ma leggermente fusiformi. 


Trombidium tinctorium (L.) 
var. brevipilum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi ete., p. 364. 


Differt a typico propter pedes exiliores, tarso antico magis elon- 
gato ; pilis trunci aliquanto curtioribus; appendicula palporum unguem 
bene superante. 

Ad 5 mill. long. ; 4 mill. lat. 

Habitat ad Perim în Arabia. 


OssERVAZIONI. — L’esemplare che ho sott’occhio, molto pro- 
babilmente giovane ancora, differisce veramente pei caratteri suin- 





P E IE (16 
Fig. 117. — Trombidium tinctorium brevipilum Berl. Tibia e tarso del 1° paio (È) 


dicati da altri delle stesse dimensioni ed appartenenti certo al 
T. tinctorium. 


ANTONIO BERLESE 243 


Il tarso anteriore è lungo 1000 p. e largo 240, cioè oltre cin- 
que volte più lungo che largo e la tibia è lunga 1050 p. 

Inoltre l’appendicola è lunga 580 p. (larga 120 p.. cioè 4,9 volte 
più lunga che larga) mentre la distanza da metà della base del- 
l’appendicola stessa all’apice dell’unghia è di 500 p. 

Anche la peluria del tronco è più corta. 

Stabilisco perciò, sia pure con dubbio, questa varietà, il cui ti- 
pico è stato raccolto dal Simon in Arabia (Perim). 


Trombidium gigas Trouess. 
Trouessart, Trombid. d. pays chauds, p. 92. 


Riporto integralmente la diagnosi che di questa specie dà il 
Trouessart, loc. cit. 

« Forme élaneée, trapézoidale chez le male, ovale chez la femelle, 
avec le notogastre peu saillant ou un pen aplati, les pattes ‘lon- 





Fig. 118. — A tarso e tibia di 7rombidium tinctorium; B di 7. gigas Trouess.; 
C di T dugesîi Trouess. copiati dalla figura del Trouessart. 


gues et robustes. Couleur d’un rouge grenat due è une matière 
colorante grasse répandant une odeur fortement musquée. Les deux 
derniers articles de la première paire sub-égaux ; griffes du tarse 
plus développées que dans 1’ èspèce précédente et munies d’ une 
scopula bien marquée. Ongle du palpe à peu près de méme lon- 
gueur que la massue du dernier article. Extrémité des cinq pre- 
miers articles de la première paire tronquée en dessous. Taille très 


244 TROMBIDIID4E 


grande; coloration ne disparaissant pas dans 1 alcool. Poils plus 
longs que ceux du 7. tinetorium. 

Male long. 11 mill. (du corps, sans les palpes). 

Femelle » 13 » » » » 

Habitat. Inde, Pondichery ». 


Trombidium dugesi Trouess. 
Trouessart, Trombid. d. pays chauds, p. 93. 


Ecco quanto ne dice I’ Autore : 

« Forme élancée, se rapprochant beaucoup plus, dans son ensem- 
ble, de 7. gigas que de 7. tinctorium, mais avec le notogastre plus 
bombé et moins trapézoidal que dans la première de ces deux espè- 
ces; la femelle est un peu plus trapue que le male, 1 abdomen 
étant plus développé sans que les pattes soient plus longues. Cou- 
leur d’ un rouge écarlate très vif, tirant sur le rouge sang. Les 
deux derniers articles de la première paire de méme longueur ; 
extrémité des cinq premier articles de la première paire tronquée 
en dessous, comme dans l’espèce précédente. Ongle du palpe plus 
court que la massue du dernier article. Taille un peu moindre 
qu’un centimétre ; coloration se conservant longtemps dans l’alcool, 
surtout celle des poils. 

Male long. 7 mill. (du corps, sans les palpes). 

Femelle » 9 >» » » » 

Habitat Mexique Sud-Quest (Etat de Xalisco, an N.-O. de 
Mexico) ». 


Gen. ALLOTHROMBIUM Berlese, 1903. 
(XAXog= alius). 


Trombidium (ex p.) Hermann, Koch, Canestrini, Berlese, etc. — 
Allothrombium Berlese, Acari nuovi, Manip. I", p. 251. — Oude- 
mans, Entomolog. Bericht. etc. 1909, p. 18. 


Pulvilli ambulacrales praesentes, er duobus laciniis fimbriatis con- 
stituti, perconspicui. Palpi ungue singulo armati, appendicula longa 


ANTONIO BERLESE 245 


et bene claviformi, ungue adcessorio pectinibusque nullis. Pili corpo- 
ris exiles, setiformes, barbati, plerumque densi. Cristae. metopicae 
parte media amphorae instar configurata, sive in medio cordiformis, 
areis duabus sensilligeris anterius dispositis, circine chitineo circum- 
datis, denique anterius rectilinea. Oculi (utrinque bini) pedunculo 
longo, mobili sustenti. Abdomen anterius supra cephalothoracem non 
vel vix prominens, bene humeratus, post humeros angustatus, postice 
rotundatus, sat altus. Mediocres vel sat magni, aliquando colore vario 
depicti. 
Species typica Allothrombium fuliginosum (Herm.). 


OSSERVAZIONI. — Ritengo sia questo il più alto genere poichè, 
in confronto dei Trombidium (s.str.), gli AlMlothrombium godono di 
pulvilli più complessi e questo è il carattere precipuo del genere, 
per cui subito se ne distinguono le specie, in confronto dei Trom- 
bidium. 

I pulvilli sono composti da due laminette sottili e trasparenti, 
lunghe quasi quanto gli uncini delle zampe e comprese fra questi, 
le quali laminette, nude di sopra, sono rivestite nel loro orlo in- 
feriore da una frangia di minute e delicate setole a mo? di pettine. 

L’addome è cordiforme, largo alle scapole, di poi ristretto e fini- 
sce rotondato ; esso, al dorso, è bene convesso e può mostrare fo- 
veole e pieghe varie, sebbene generalmente sia turgido e liscio. 
All’innanzi non si prolunga sul capotorace, almeno nella massima 
parte delle specie o sì protende pochissimo, come avviene in talune 
forme esotiche. L’orlo anteriore dell'addome è leggermente escavato. 

Mentre nel maggior numero di specie addome è di colore rosso 
più o meno bruno, più di rado rosso vivo, uniforme; invece, per 
poche altre esso è variegato di colori diversi. Così ad es. D_Allo- 
thr. argenteocinetum è di un colore rosso sanguigno, intensissimo 
sul dorso dell’addome ed ha quivi due fascie bianco-argento, delle 
quali una trasversa sotto le scapole ed una longitudinale nella 
metà anteriore dell'addome, che si incontrano ad angolo retto. I 
due A. trovessarti ed A. simoni mostrano una vaghissima varie- 
gazione di macchie complicate e simmetriche su un fondo rosso 
di cinabro; nel primo le macchie sono bianche; nel secondo sono di 
colore sanguigno carico ed in ambedue i casi spiccano moltissimo. 


246 TROMBIDIID A 


Tali macchie dipendono da diversa colorazione dei peli, perciò sono 
costanti e fisse ed offrono un eccellente carattere specifico. 





Fig. 119. — Caratteri del gen. Allothrombium. A tronco e rostro dal dorso; 
B cresta metopica; C ambulacro coi pulvilli. 

Caratteristica di questo genere è la forma della parte di mezzo 
della cresta metopica. Essa veramente ricorda un’ anfora. Infatti 
da uno scudetto cordiforme, cogli orli più sentitamente chitinosi 
che non la parte centrale, procedono, negli angoli anteriori, due 
cercini chitinei, Vuno di qua e l’altro di là, i quali rappresentano 
i manichi dell’anfora ed abbracciano ciascuno un sensillo piligero. 
Inoltre dal centro fra i detti cerci, procede una lista chitinosa 
lineare verso 1 avanti, a rappresentare il lungo collo dell’ anfora. 
Tale parte lineare si congiunge poi colla porzione anteriore della 
cresta, che, in forma di sottile fascia, margina il vertice. Quanto 
alla parte posteriore della cresta, essa sta dietro all’ anfora ed è 
spatoliforme, come nei due generi precedenti. 

I peli sensilligeri sono semplici, nudi, esilissimi e lunghissimi. 

Gli occhi sono a due a due portati da lungo peduncolo obeonico 
o claviforme e mobile sul capotorace. 

I palpi sono come nei due generi precedenti. 

La peluria che riveste il tronco (e gli arti) è, in tutte le specie, 
conforme. Si tratta cioè di peli sottili, lunghi, con barbule sui 


ANTONIO BERLESE 247 


lati, cioè plumiformi. Le specie sono molto bene distinte fra loro. 
A. parte la colorazione, dalla quale per talune forme si può trarre 
il più evidente carattere, per le altre a tinte uniformi e conformi, 
i caratteri, eccellenti, si desumono anzitutto dalla configurazione e 
proporzione dei tarsi anteriori, considerati anche rispetto alla ti- 
bia; in secondo luogo dalla maniera di peluria, essendo varia la 
fabrica e la grandezza dei peli, specialmente dell’addome ; in terzo 
luogo dalla cresta metopica, la quale, nelle singole specie, pur 
mantenendo la tipica figura sopradescritta, presenta variazioni se- 
condarie costanti per la specie e molto bene definite; infine dai 
palpi che variano alquanto di grossezza, forma dell’ unghia, del- 
l’appendicola ete. da specie a specie. 

Anche l’addome, più o meno prodotto sul capotorace, può essere 
ricordato utilmente nella diagnosi di talune forme. 

Gli Allothrombium comprendono specie mediocri o grandi, non 
però mai colle dimensioni dei più grossi Trombidium (s. str.) già 
veduti, ma il maggiore Allothrombium che io conosco (A. athleti- 
cum) non supera i 5 mill. di lunghezza. 

Le specie a me note del genere sono le seguenti : 


ERADTIOMENAMELSICOLO LAME MAT SS I ZE 
MAATOMERECON EOLO TAM RE I TT e e 
2 — Abdomine sanguineo fusco, albido argenteo transverse cingulato, parte 


antica vitta longitudinali alba argentea depicto . RE 
A. ARGENTEOCINCTUM Berl. 


—iimaculissplur1bUsEnonvitrastCOnf cIentiDUSIRA Ri 
3 — Abdomen cinnabarinus, maculis aliquot obscure saguineis. A. SIMONI Berl. 
— Abdomen cinnabarinus, maculis aliquot albis . . . A. TROUESSARTI Berl. 
4 — Abdomen pilis longissimis (usque ad 800 pw.) densissime obtectus . 


E TRN - LO ER) OLII MICI IRSA À. URSINUM Berl. 

— Abdomen pilis mediocribus (non ultra 150 f..) non nimis dense vestitus. 5. 
5 — Maiora, sive statura A. fuliginosi et ultra (saltem 3 mill. in adultis). 6. 
— Minora, non staturam A. fuliginosi attingentia (ad maximum 2 mill. long.) 
A. GRACILE Berl. 


6 — Tarsi antici saltem. triplo longiores quam lati. GL. 0/00 
— Tarsi antici circiter.duplo longiores quam lati... 0... 5 dl 
7 — Pili abdominis crasse eylindro-conici. . . »’.. A. CRASSICOMUM Berl. 
— Pili abdominis setiformes vel leniter crassiusculi, conici . . . . . 8. 
8 — Pili abdominis parvuli, verticillis 4-5 barbularum aucti, ad 35-40 p. long. 


A. MERIDIONALE Berl. 


248 TROMBIDIIDA 


— Pili abdominis 80-140 p. long., barbulis pluribus vestiti. . . . . 9. 
9 — Pili abdominis non ultra 90 p. long., barbulis pluribus, sed raris et lon- 
A. FULIGINOSUM Herm. 


LISSUTOXI OS 
— Pili abdominis 100-140 p. long., conici, robusti, barbulis curtis et pluribus 


CENSO IMITA MI MT IRR RE TATO II NR DI 

10 — Tarsi antici minus triplo longiores quam lati. Re tI. 
; Tar ao AAA, La; A. STRIGOSUM Trouess. et varietates. 
— Tarsi antici amplius triplo longiores quam lati. . A. PERGRANDE Berl. 
11 — Pili abdominis perexiles, barbulis longissimis haud densioribus induti 
E Sl SR STR Re QP0t A. BREVITARSUM Berl. 
— Pili abdominis conici, crassiusculi, barbulis curtis densissime vestiti. . . 
A. ATHLETICUM Berl. 


a) Versicolora. (Propter pilos versicolores in abdomine colore vario maculata). 
Allothrombium trouessarti Berl. 
A. Berl'e s'e, Brevi diagnosi ee.) p. 866. 


Cinnabarinum abdomine, praecipue in dorso, maculis albis ornato 
(secundum figuras). Abdomen non supra cephalothoracem anterius 
productus, latus, valde humeratus, anterius attenuatus, totus pilis exi- 
libus indutus. Pedes primi paris tarsis tibia fere duplo longioribus, 
eademque crassitie, cylindricis, basi haud attenuatis, apice truncato, 
minime attenuato, amplius triplo longioribus quam latis. 

Ad 4500 p.. long.; 3000 p.. lat. 

Habitat in N. Caledonia (Noumea). 


OSSERVAZIONI. — Ho dedicato al Trouessart questa bellissima 
specie così elegantemente variegata sull’addome di macchie bianche 
su un fondo rosso di cinabro. Il Trouessart mi comunicò già colla 
presente molte altre belle specie, raccolte in località varie dal Simon, 
nei suoi viaggi. 

Non ne ho esaminati i palpi, nè la peluria, per non guastare 
l’unico individuo, parendomi anche sufficienti a riconoscere la spe- 
cie le caratteristiche del colorito, dei due ultimi articoli delle 
zampe anteriori, la statura, patria etc. 

L’addome ha la classica forma di quello dell’ A. fuliginosum, che 


ANTONIO BERLESE 249 


io indico pel genere, ma è più largo; esso dunque non sì pro- 
lunga sul capotorace, ma ha le proporzioni dell’addome dei grossi 
Trombidium (s. str.). 





Fig. 120. — Tronco (e rostro) di Allothrombium trouessarti Berl. 
per mostrare la macchiettatura del dorso (vedi anche tavola). 


Il dorso dell’ addome, su un fondo cinnabarino puro, ha delle 
macchie bianche assai cospicue. In generale dette macchie sono 
rotondeggianti sui lati dell addome, ma nella regione centrale ve 
ne hanno due molto allungate e trasverse. La figura 120 (e 7 nella 
tavola) le indica bene, avvertendo che le macchie stesse io ho in- 
dicate in bianco nella figura, però sono dovute a peluria non dis- 
simile alla circostante per forma, ma bianca anzichè rossa come 
è quella del fondo. Nella prima descrizione della specie (Brevi 
diagnosi, loc. cit.) ho parlato di macchie gialle. Questo colore però 
è manifesto quando l’ individuo è nell’alcool; ma, asciugandolo, le 
macchie riescono bianchissime e di questo colore ritengo che sieno 
nell’animale vivente. 

Il capotorace e gli arti sono di un colore rosso di minio uni- 
forme. 

Le zampe del primo paio fanno vedere una tibia caratteristica 
per la sua cortezza rispetto al tarso, del quale è più breve quasi 


250 TROMBIDIID_A 


della metà (lunga 600; tarso lungo 1030), pur essendone egual- 
mente larga. I tarsi poi sono cilindrici affatto, cioè grossi all’apice 
come nel mezzo ed appena più ristretti immediatamente alla base; 





Fig. 121. — Tarso e tibia del 1° paio di AWothr. trouessarti Berl. (2). 


i lati loro sono paralleli. L’apice è troncato appena obliquamente. 
Misurano 1030 p.. di lunghezza per 300 di larghezza, sono cioè 
circa 3,4 volte più lunghi che larghi. 


Allothrombium simoni Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi etc., p. 366. 


Cinnabarinum, abdomine in dorso maculis sanguineis ornato (se- 
cundum figuras). Abdomen aliquanto supra cephalothoracem anterius 
productus, antice late truncatus, bene humeratus, latus. Pedes primi 
paris tarsis tibia aliquanto longioribus eademque latitudine, cylin- 
dricis, paulo amplius duplo longioribus quam latis. 

Ad 4500 p.. long.; 3500 p. lat. 

Habitat in N. Caledonia (Noumea). 


OSSERVAZIONI. — È singolare questo fatto di due specie affini 
per dimensioni, viventi nella stessa regione e diverse da tutti i 
congeneri per macchie colorate sull’addome, delle quali una ha 
variegazioni bianche su fondo rosso e l’altra, che è la presente, sullo 
stesso fondo ha una maculazione di colore rosso sanguigno molto 
intenso. Anche la maniera delle macchie è diversa, poichè se nella 
specie precedente, quelle della parte mediana del dorso dell’addome 
sono lunghe ma non trasverse, in questa, una sola lunga macchia 
longitudinale percorre quasi tutta la linea mediana del dorso. Le 
laterali sono piccole e rotonde ed, inoltre, una trasversa, sottile, 
molto larga orla il margine anteriore dell’addome. Ripeto che tutte 


ANTONIO BERLESE 251 


queste macchie sono di color rosso sanguigno molto carico e per- 
ciò spiccano assai sul fondo rosso di cinabro. 
Il capotorace e gli arti sono dello stesso colore rosso scarlatto. 





Fig. 122. — Allothrombium simoni Berl. 
tronco e rostro per mostrare la macchiettatura del dorso (vedi anche tavola). 


L’addome è molto diverso, per forma, da quello della specie pre- 
cedente. Infatti esso non solo è più largo (e le cifre dimostrano 
ciò) ma, all’ innanzi, anzichè gradatamente scemare di ampiezza, 
acquistando forma conica, invece è troncato con una linea pres- 
sochè retta e si prolunga molto innanzi sul capotorace; adunque 
è fatto appunto come gli addomi delle grosse specie del genere 
Trombidium, già vedute. 

Non ho esaminato nè i palpi nè la peluria, per non sciupare 
l’unico individuo. 





5 
Fig. 123. — Tarso e tibia anteriore di AlMlothr. simoni Berl. o) - 


Le zampe del 1.° paio mostrano il tarso della stessa grossezza, 
anzi più sottile della tibia, della quale però è lungo circa un terzo 
di più. 


252 TROMBIDIIDA 

La tibia infatti è lunga 670 p.. ; il tarso 870, per una larghezza 
di 340 p. Il tarso stesso è cilindrico, però coll’orlo inferiore al- 
quanto convesso ed il superiore leggermente concavo ; esso è ro- 
tondeggiante all’apice ed appena ristretto alla base, solo però nella 
inserzione. Dalle cifre indicate apparisce intanto che esso è 2,6 
volte più lungo che largo. 


Allothrombium argenteocinctum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, loc. cit., p. 359 (Enemothrombium argenteocinetum). 


Saturate sanguineo-fuscum, vitta dorsuali inverse T-formi, argen- 
teo-alba in abdominis dorso signatum ; cephalothorace pilis longis 
albido-argenteis, pedibus palpisque cinnabarinis. Statura mediocris. 
Pili abdominis dorsuales curti (40 p..), grossi, densius barbis crassis 
obsiti. Tarsi antici tibia via longiores et crassiores, ovales, paulo 
minus triplo longiores quam lati. 

Ad 2300 p. long. ; 1500 p.. lat. 

Habitat in insula Jaba (Pangerango). 


OSSERVAZIONI. — Nella prima descrizione di questa magnifica 
specie, non avendo voluto compromettere l’unico individuo coll’esa- 
minarne la cresta metopica e l’estremità dei piedi, od i palpi, ho 
ritenuto si trattasse di un Enemothrombium, poichè la statura e 
l aspetto d’ insieme convengono colle specie di quel sottogenere. 
Ora però, ad esame più minuto, ho visto che si tratta di un Al- 
lothrombium perfettamente tipico. 

Il colorito è veramente vistoso. 

L’addome infatti è tinto di un rosso di sangue molto cupo, sul 
quale fondo spicca straordinariamente la fascia trasversa bianeo- 
argentea, che cade a metà del dorso, dietro le scapole, dalla quale 
inoltre si distacca una fascia longitudinale, egualmente larga ed 
egualmente bianco-argentea, che raggiunge l’orlo anteriore dell’ad- 
dome stesso. Anche il capotorace, al dorso, è ornato di fitti ciuffi 
di peli candidissimi, argentei. Invece il rostro e le zampe sono di 
colore rosso cinnabarino, uniforme (fig. 124 e tav. I, fig. 3). 


ANTONIO BERLESE 253 


Nella figura 124 non ho indicato peluria sulle fascie bianche, ma 
ho già detto che si tratta di zone occupate da peli perfettamente 
conformi a quelli del rimanente dorso dell’addome, ma incolori. 





Fig. 124. — Allothrombium argenteocinclum Berl. tronco e base degli arti 
per mostrare la disposizione delle macchie. 


Questi peli sono caratteristici, perchè grossi, corti e rivestiti di 
barbule grosse ed assai fittamente stipate. 





._ 50 
Fig. 125. — Allothrombium argenteocinctum. A tibia e tarso del 1° paio (FT): 


B peli del tronco i 


Le zampe del 1.° paio mostrano un tarso ovale, di un quinto 
più lungo della tibia e quasi della stessa grossezza (tibia lunga 


254 TROMBIDIIDA 


400 p..), rotondato all’apice e circa 2,7 volte più lungo che largo, 
poichè è lungo 500 p. e largo 190. 
Non ho veduto nè i palpi, nè la cresta metopica. 


b) (Pilis concoloribus in dorso abdominis vestita). 


Allothrombium ursinum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, loc. cit., p. 367. 


Rubrum (2), sat elongatum, trunco toto et praecipue abdomine den- 
sissime pilis longioribus toto vestito et abscondito. Pili isti usque ad 
800 p.. longi sunt, setiformes, crassiusculi, apice nudi, acuti, dense 
barbulis curtissimis et robustis induti. Crista metopica oculique pilo 
densiori et longo celati. Pedes antici tarso vix tibia latiore et paulo 
longiore, claviforme, basi attenuato, apice rotundato et truncato, cir- 
citer triplo longiores quam lati. 

Ad 3500 p. long.; 2000 p.. lato. 

Habitat in insula N. Caledonia (Noumea). 


OSSERVAZIONI. — Non è facile riconoscere il genere al quale 
questa villosissima specie deve ascriversi, quando non si consideri 
la presenza dei pulvilli all’estremità delle zampe. 

Infatti i peli lunghi ed assai densi ricoprono tanto fittamente 
il capotorace da nascondere del tutto la cresta metopica, gli oc- 
chi (ecc. 

Anche la forma dell’addome è difficilmente riconoscibile, per la 
lunghissima e fittissima peluria del tronco, la quale è almeno cin- 
que volte più lunga che non in tutte le altre specie congeneri, 
anzi potrebbe esser detto della intera famiglia, intendasi però in 
proporzione al corpo. 

L’ addome si vede essere molto allungato, certo più che nelle 
altre specie del gruppo e somiglierebbe alla configurazione clas- 
sica dell’A. fuliginosum qualora non fosse troncato all’ innanzi; 
esso però non si protrae sul capotorace. 

I peli, così caratteristici per la lunghezza loro, lo sono anche 
per la struttura. Infatti sono anche grossetti, vanno leggermente 


ANTONIO BERLESE 255 


attenuandosi all’apice, dove sono acuti e quivi anche nudi affatto, 
sicchè sembrano terminati da uno stiletto. Tutto il restante del 
pelo è coperto fittamente da barbule cortissime, rigide e quasi 
spiniformi. Alcuni di questi peli sono lunghi fino ad 300 p.. I più 
lunghi sono, al solito, all’ estremo posteriore dell’ addome, ma an- 
che alle scapole, dove fanno due grossi ciuffi, 





Fig. 126. — Allothrombium ursinum Berl. A tronco colla parte destra coperta di peli 
per mostrarne la lunghezza; B tibia e tarso del 1° paio (FT) C pelo del 


1 
i - . 5 325 
tronco (solo una porzione apicale, circa metà, ") 5 


Il colore nell’unico esemplare che ho sott'occhio è bruno, senza 
traccia di rosso e quindi non posso giudicare della tinta vera nel- 
l’animale vivente. 

Le zampe del primo paio hanno la tibia appena più sottile e 
circa un quarto più corta del tarso. 

Questo è veramente a forma di clava, cioè più sottile alla base 
e gradatamente ingrossato verso 1’ apice; la massima larghezza 
però è nel mezzo e raggiunge i 240 u. L’ apice è più stretto, ro- 
tondato-troncato. Il tarso è lungo 740 p.., cioè 3,1 volte più lungo 
che largo. 

Le zampe sono abbastanza corte rispetto alle dimensioni del 
tronco. 


DO 
GI 
DI 


TROMBIDIID A 


Allothrombium fuliginosum (Herm.). 


Hermann, Mém. Apterol. p. 23, tab. I, fig. 3 (Zrombidium fuliginosum). — 
Hahn, Die Arachn. vol. I, p. 22, tab. 6, fig. 19 (7. fulig.). — ©. L. 
Koch, C. M. A. Deutschl., fasc. 15, fig. 2 (7. fuligin.); idem, ibidem, 
fasc. 15, fig. 3 (I. hortense). — Gervais, (Walcken.), Apt. III, 
p. 179 (7. fuligin.). — Contarini, Pagenstecher (7. holoseri- 
ceum). — Mégnin, Kramer, Canestrini e Fanzago, Hen- 
king, Haller, Thor (7. fuliginosum). — Berlese (7. gymnopte- 


rorum). 


Cinnabarino-badium, plus minusve infuscatum, pedibus concolori- 
bus ; sat elongatum, bene humeratum. Abdomen totus pilis haud ni- 
mis densis, exilibus, ad 80-90 p.. long., barbulis raris et perlongis 
(gradatim curtioribus apicem versus) indutis vestitus. Pili capitistho- 
racis pedumque eadem fabrica, sed barbulis curtioribus. Oristae me- 
topicae pars media non lateraliter scuto chitineo dilatata, mediocriter 
elongata. Palpi mediocriter robusti, appendicuta leniter claviformi. 
Pedes primi paris tibia eadem longitudine (et fere eadem crassitie) 
quam tarsus, qui claviformis est, basi attenuatus, apice truncatus, 
paulo amplius triplo longior quam latus. 

Ad 3500 p.. long.; 2000 p.. lat. 

Habitat dn tota Europa septentrionale et centrale, valde com- 
munis. 


OSssERVAZIONE I. — Non credo che questa specie si trovi diffus: 
nella estrema Europa meridionale; in Italia almeno essa è sostituita, 
nel mezzogiorno, da due altre, cioè dall’ A. pergrande e dall’ A. me- 
ridionale, che è più comune. 

La struttura dei peli del’addome è un buon carattere di diffe- 
renziazione dalle due forme citate, con cui si trova nella penisola. 

Infatti nell’A. fuliginosum i peli dell'addome, che sono modesta- 
mente fitti (distanti fra loro circa un terzo della loro lunghezza), 
misurano da 30 a 90 p..; sono sottilissimi e forniti di barbule 
piuttosto rade, le quali, se alla base del pelo oltrepassano di poco 
o raggiungono un quarto della lunghezza del pelo stesso, vanno 


c 


ANTONIO BERLESE 257 


poi gradatamente decrescendo di lunghezza e verso l’ apice sono 
infatti cortissime. 

Il colore di questo Allothrombium è rosso mattone, molto carico 
ed ancora l’addome è, il più spesso, più o meno largamente info- 
scato, perchè mostra per trasparenza ammassi bruni degli intestini. 
Il capotorace, il rostro e le zampe sono tinti del detto colore 
rosso mattone carico. 





Fig. 127. — Allothrombium fuliginosum (Herm.) dell’Italia centrale. A tarso e tibia 


: ‘ ; 325 
del 1° paio (D): B palpo (T) C peli del tronco (T) D cresta metopica. 


1 


L’addome è di forma piuttosto allungata, bene prominente alle 
scapole e non prodotto all’innanzi, sebbene sia notevolmente con- 
Vesso. 

I palpi sono mediocremente robusti, cioè il loro secondo articolo 
non è eccessi vamente grosso, certo almeno due volte più lungo 
che largo. L’appendicola è lunghetta ed anche leggermente ingros- 
sata verso l'apice, ma non molto. 

Nelle zampe del 1.° paio osservo che la tibia è certo più stretta 
del tarso, ma egualmente lunga (V’ uno e l’altra sono esattamente 
530 p.. in esemplari grandi). 

Il tarso poi ha forma veramente di clava, cioè stretto alla base 
e gradatamente più largo verso l’apice, dove termina rotondato, con 
una leggera troneatura obliqua verso la parte dorsale. Esso è lungo 
520 p.. e largo 170 p.; poco oltre tre volte più lungo che largo; 


« Redia », 1912. 17 


258 TROMBIDIIDA 


esattamente 3,2. Debbo notare che, in questa specie, la cresta me- 
topica mostra la parte mediana circa due volte più lunga che larga, 
non dilatata da scudo chitinoso attorno, o per meglio dire lo scudo 
circostante è male riconoscibile, cioè essa non si vede starsene su 
uno scudetto chitinoso molto bene distinto, come si vedrà essere 
per altre specie; inoltre, ciascuna area sensilligera, che è grande, 
si vede di forma trapezoidale, cioè così è fatto lo spazio cutaneo 
abbracciato dal cercine chitinoso, che simula il manico dell’ an- 
fora, alla quale si è paragonata la perzione mediana della cresta 
metopica. 


OSssERVAZIONE II. — Ho considerato le variazioni nella forma 
del tarso 1.° paio e nelle sue proporzioni che gli individui diversi 
mostrano secondo le età e secondo la patria, partendo da un in- 
dividuo minimo di 500 p.. di lunghezza (Veneto) e progredendo 
fino all’adulto. Si può dire che fino a 1250 p.. di lunghezza i tarsi 
(primo paio) hanno forma ovale allungata, leggermente conica (più 
larghi verso la base che verso apice e quivi acuti). La tibia è 
molto più corta del tarso, in generale essi sono da 2,4 a 2,9 volte 
più lunghi che larghi. Il tarso, col progredire dell’età, dagli esem- 
plari minori in sù, aumenta di lunghezza. Di poi, quando l’acaro 
sì accosta ai 1500 p. di lunghezza, il tarso assume la forma cla- 
vata, che conserverà fino all’ adulto e diventa circa tre volte (da 
un minimo di 3 ad un massimo di 3,4) più lungo che largo. La 
tibia è proporzionatamente divenuta più lunga, perchè è di poco 
più corta del tarso e talora anzi lo eguaglia in lunghezza. In un 
caso, in un individuo del’ Umbria, ho trovato la tibia lunga più 
del tarso, cioè tibia lunga 620 p.. e tarso 550 p.; ma in altri in- 
dividui della stessa località la tibia era eguale o più corta del 
tarso. Ho considerato individui di più località dell’ Italia cen- 
trale e settentrionale, nonchè di Germania e di Corfù. Così ho 
potuto riconoscere che in Norvegia trovasi una forma con tarso 
e tibia più allungati, così da giustificare la varietà che ne ha 
fatta il Thor. 


ANTONIO BERLESE 259 


Allothrombium fuliginosum (Herm.) 


? var. norvegicum (Thor). 


? Thor Sig. Norges Trombidiidae, p. 7, pl. I, fig. 1-2 (Tromb. fulig. var. 
norvegicum). 


Differt a typico praecipue pedibus omnibus aliquanto longioribus ; 
primi paris tarso tibiaque (caeterisque segmentis) magis elongatis et 
exilioribus. 

Ad 1850 p. long. ; 1350 p. lat. 

Habitat in Norvegia. 


OSSERVAZIONI. — Possiedo un esemplare di un Allothrombium 
trovato in Norvegia, che certamente è molto affine all A. fuligino- 
sum, ma ne differisce per le zampe più gracili e lunghe, così che 
in quelle del primo paio, il tarso, che è lungo quanto la tibia 
(520 p..) e largo 140 p.. si vede essere 3,7 volte più lungo che 
largo, cioè più sottile che nell’ A. fuliginosum di qualunque età e 
località meno nordica, perchè la proporzione del tarso, come si è 
avvertito, va da un minimo di 2,5 volte più lungo che largo, ad 
un massimo di 3,4. 

Individui della statura dell’esemplare che ho sott'occhio hanno 
il tarso circa 3,3 volte più lungo che largo (Germania). 





3/50 
Fig. 128. — Allothrombium fuliginosum norvegicum? ; tibia e tarso del 1° paio (7) 


Per l’aspetto generale, come pel colorito V individuo, che ho sot- 
t'occhio si richiamerebbe esattamente al 7. cordiforme del Koch 
(« C. M. A. Deutschl. », fasc. 15, n. 4), ma le insufficienti deseri- 
zioni e figure del Koch non permettono di andare più oltre nella 
identificazione. 


260 TROMBIDIIDA 


Sono però incerto anche se si debba o meno ascrivere l’esem- 
plare che io possiedo alla varietà stabilita dal Thor, perchè nè la 
descrizione nè le figure che l’ Autore ne dà sono sufficienti alla 
determinazione esatta, nè ho potuto vedere l’esemplare tipico del 
Thor medesimo. 

Converrà accontentarsi di sapere che in Norvegia si trova una 
forma di Allothrombium, che è alquanto diversa dall A. fuliginosum, 
per le zampe sensibilmente più gracili e lunghe. 


Allothrombium meridionale Berl. 


A. Berlese, A. M. Sc. it., fasc. 45, fig. 3 (Trombidium erythraellum ex K.); 
idem, Brevi diagnosi, loc. cit., p. 367, (A. meridionale); idem, ibi- 
dem, p. 369 (A. tenuipes). 


Cinnabarinum, abdomine infuscato. Facies A. fuliginosi. Abdomen 
totum pilis minus densis, curtissimis (35--40 p.. long.), barbulis longis, 
tri- vel quadri wverticillatis auctis, ornatum. Palpi graciliores, arti- 
culo secundo fere triplo longiore quam lato, appendicula subeylindrica. 
Tarsi antici tibia paulo curtiores et crassiores. Tarsi clavato—cylin- 
drici, apice attenuati, triplo longiores quam lati. 

Ad 3000 x. long.; 1800 p.. lat. 

Habitat n Italia australe (Napoletano, Taranto, Sicilia, Sar- 
degna), communis. 


OSssERVAZIONE I. — Soltanto lesame accurato degli individui 
di questa specie, confrontati con quelli della precedente, mostra 
che in realtà si tratta di forme diverse e che a prima vista facil- 
mente possono credersi identiche. La facies, per verità, è simile, 
ma la presente specie si vede essere appena più piccola e di co- 
lore più vivacemente rosso che non il vero A. fuliginosum. 

L’esame delle particolarità mostra poi altre differenze ben degne 
di rilievo. 

Anzitutto la peluria del tronco è composta di peli piuttosto 
radi e corti. Essi distano fra loro presso a poco di quanto è la 
loro stessa lunghezza e non sono più lunghi di 35-40 p.., cioè 
circa la metà di quelli della specie precedente. Inoltre anche il 








ANTONIO BERLESE 261 


numero e la disposizione delle barbule sul pelo è diversa. Le bar- 
bule stesse, delle quali le più lunghe (basali) raggiungono quasi 
metà della lunghezza totale del pelo e di poi decrescono di lun- 
ghezza verso Vapice del pelo stesso su cui stanno, sono disposte 
a verticilli in numero di tre o quattro e ciascun verticillo ha da 
tre a quattro barbule e queste fanno un angolo pressochè retto, 
sorgendo dal pelo. La peluria del’addome è dunque molto diversa 
da quella dell A. fuliginosum. 





Fig. 129. — AMlothrombium meridionale Berl. A tibia e tarso del 1° paio (1): 


5 325 
B palpo (T): C peli del tronco (È). Esemplare mediocre. 


\ 


I palpi sono gracili, assai più che non nell’ A. fuliginosum, per- 
chè mostrano il 2.° articolo pressochè tre volte più lungo che 
largo ed anche gli altri sono allungati. L’ appendicola è appena 
più ingrossata verso Vapice, sicchè apparisce quasi cilindrica ed è 
anche piuttosto corta; 1 unghia, invece, è lunga ed acuta assai. 

Nelle zampe del 1.° paio noto che i tarsi sono più brevi della tibia 
ed appena più grossi di essa (tibia lunga 480 p.. ; tarso lungo 450 p..). 

I tarsi stessi si vedono cilindrici, più che clavati, ristretti alla 
base, attenuati all’apice e quivi troncati obliquamente e sono esat- 
tamente tre volte più lunghi che larghi (larghi 150 p..; lunghi, 
come si è detto, 450 p..). 

La cresta metopica è simile a quella dell’ A. fuliginosum. La 
specie è comune nell’Italia meridionale, dal Napoletano in giù. 


OssERVAZIONE II. — La specie A. tenvipes da me istituita in 
« Brevi diagnosi » loc. cit. non è valida, inquantochè fondata su 





2602 TROMBIDID.AR 


individui giovani di questa specie. Ho potuto assieurarmi che i 
corpi rotondeggianti nel corpo dei due esemplari da me veduti 


e 


non seno uova, come dapprimo, per poco rischiaramento dell’indi- 
viduo, mi è sembrato, ma grosse conerezioni di calcoli, come ho, in 
altra occasione, descritti frequenti negli acari, 


Allothrombium pergrande Berl. 


A. Berlese, Acari nuovi, Manipulus I". p., 252. — Triìgaàrdh, Acar, 
Agypt. Sudan, p. Td. 

Laete cinnabarinum, magnum, facie A. fuliginosi, sed robustius et 
elongatius. Cristae metopicae pars media lato scuto supentagono, chi- 
tineo circumdata, areolis sensilligeris parvis, subrotundis. Abdomen 
totus sat dense pilis longis (100 Lp.) crassiusculis, conicis, apice acu- 
tioribus, densius barbulis curtis et grossis obtectis  vestitus. Pedes 
primi paris tarso elongate cylindrico-ovato, apice attenuato, subacuto, 
amplius triplo longiore quam lato, tibia aliquanto longiore eademque 
fere crassitie. 

Ad dò mill. long. ; 3 mill. lat. 

Habitat n Italia meridionale (Taranto), nec non in Aegypto. 


OSSERVAZIONI. — L'aspetto dell’acaro è quello dell'A, fuligino- 
sum, ma è maggiore, alquanto più allungato e di colore rosso cin- 
nabarino pressochè puro. 

Allesame più attento risultano poi ditterenze specifiche notevoli. 
Anzitutto la peluria della quale è rivestito l’addome sì vede es- 
sere composta di setole coniche, grossette, discoste tra loro un 


terzo circa della lunghezza e delle quali le maggiori misurano 
100 u. e le minori 45 u. Questi peli sono fittamente rivestiti di 
barbule grossette, e, specialmente quelle verso la base del pelo, 
anche lunghette (da un quarto ad un terzo della lunghezza di 
tutto il pelo). Anche in questo caso adunque abbiamo una peluria 
molto diversa da quella dell’. fuliginosum. 

La cresta metopica è di struttura speciale. La parte mediana 
mostra poco deciso il contorno dell’anfora, perchè esso si perde in 
uno seudetto pentagonale molto aspro e zigrinato, il quale dilata 
Sui fianchi la detta porzione della cresta in due alette, che sono 





ANTONIO BERLESE 2653 


limitate da un contorno angolare (angolo retto). Le arcole sensil 
ligere sono molto piccole ed ovali, esse pero sono bene circoscritte 
dalla lista chitinosa che le circonda. Anche la parte anteriore 
della cresta è di forma speciale, perché si prolunga all'indietro in 
due lobi, Vuno di qua e Valtro di là della parte mediana, i quali 
lobi finiscono all’indietro acuti. Anche questa parte più chitinea 
della rimanente epidermide circostante € scabra. 





Zi 
Fig. 1%. — Allothrombium pergronde Ber). A tibia e tarso del 1° paio ( 2 ji 


5 cresta metopica; Cl peli del tronco ( " ) 


I piedi anteriori mostrano il tarso e la tibia presso 4 poco della 
stessa grossezza, ma il tarso € un poco più Jungo della tibia. In 
un esemplare di mezzana statura il tarso € lungo 550 p.. e la tibia 
500; questo tarso poi € largo 160 .., il che significa 3,5 volte 
più lungo che largo. Esso ha forma cilindro-conica, € rotondato 
all’apice e ristretto alla base. 

Ho veduto parecchi esemplari di età e statura varia, raccolti 4 
S. Basilio presso Taranto. Il Trigardh ne ha raccolto in Egitto, 
entro nidi di Termiti. 


Allotrombium crassicomum Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi, loc. cit., p. 368. 


Kubrum, abdomine aliquanto infuscato. Facies A. fuliginosi, sed 
clongatius et aliquanto minus. Abdomen post humeros sat arcte con- 


264 TROMBIDIIDA 


strictum. Pedes antici caeteris multo maiores, tarsis anticis tibia ali- 
quanto curtioribus eademque crassitie, fere ut in A. fuliginoso con- 
figuratis, sed melius cylindricis, amplius triplo longioribus quam 
latis. Crista metopica parte media perstricta, circinibus chitineis cir- 
cumsensilligeris externe interruptis, qua re areae sensilligerae elonga- 
tissime triangulares sunt. Abdomen in tertia parte antica pilis exili- 
bus plumosis, perlongis indutus; in caetero dorso, sat dense pilis 
perlongis (ad 130 p..), crassis, cylindricis, apice acutis vel subconicis 
vestitus, pilis istis barbulis minutis et densis indutis. Palpi elonga- 
tiores quam in A. fuliginoso, appendicula exili, bene clavata. 

Ad 3000 1. long. ; 1600 w.. lat. 

Habitat în America australe (S.ta Cruz, Buenos Aires). 


OSSERVAZIONI. — Si tratta di una bella specie, la quale, se 
pel colorito ricorda VA. fuliginosum si vede subito esserne diversa 
non solo perchè minore, ma perchè più allungata, marcata di una 





Fig. 131. — Allothrombium crassicomum Berl. A tibia e tarso del 1° paio (7) 


3) 
B palpo (P): C peli del tronco (7): D cresta metopica. 


sensibile costrizione lineare dietro le scapole e per avere il rostro 
e le zampe anteriori molto sviluppati. Si vede anche, alla sola 
lente, molto diversa, più grossolana e lunga la peluria dell'addome 


ANTONIO BERLESE 265 


nei suoi tre quarti posteriori. Infatti non eguali sono i peli su 
tutto il dorso. Nella prima quarta parte del dorso stesso i peli 
sono sottilissimi ed occupano una larga fascia trasversa, ma, pro- 
gredendo verso Vindietro, i peli cominciano a divenire più grossi 
ed anche più lunghetti (fino a 130 p..), cilindrici, acuti però al 
l’apice. Gli uni e gli altri sono fittamente rivestiti di barbule esili, 
che, nei peli conici, sono più lunghe ed alquanto più rade, ma nei 
cilindrici si vedono molto fitte, esili, corte. Anche la cresta me- 
topica ha particolare aspetto nella sua parte mediana, sopratutto 
per la porzione rappresentante il corpo dell’anfora che è strettis- 
simo, quasi lineare e perchè i cercini chitinei, che abbracciano i 
sensilli, sono interrotti sui lati e si congiungono al corpo dell’an- 
fora per sottili linee longitudinali, di modo che attorno al sensillo 
rimane limitata un’area a forma di triangolo acutissimo col ver- 
tice all’ingiù e lungo quanto tutta la porzione mediana medesima. 

I palpi sono piuttosto gracili, presso a poco come in A. fuligi- 
nosum, ma il 2.° articolo è, proporzionatamente, più lungo. oltre 
l’appendicola è a forma di clava, decisamente, sottile tranne che 
all’apice e lunghetta. 

Negli arti del primo paio, che, ripeto, sono in confronto delle 
altre paia proporzionatamente più robusti che nelle altre specie, 
la tibia è alquanto più lunga del tarso (tibia lunga 450 p.. ; tarso 
lungo 440 p..). Questo è presso a poco come nell’ A. fuliginosum, 
ma meno clavato, tanto è vero che non supera in grossezza la 
tibia ed è lungo 3,4 volte più di quante è largo. 

Ho individui di questa specie da più località dell’ America 
Australe, come ho indicato. 


Allothrombium strigosum Trouess. 


Trouessart, in litteris; A. Berlese, Brevi diagnosi, loc. cit., p. 368. 


Cinnabarino-badium. Facies et statura \A. fuliginosi, sed valde vil- 
losius magisque humeratum. Abdomen totus pilis densis ad 100-120 p.. 
longis, dense barbatulis (barbulis undique longitudine intersese sub- 
aequalibus), exilibus vestitus. Cristae metopicae pars media lata, areis 


266 TROMBIDIIDA 


sensilligeris subtrigonis, sat magnis, ad latera scuto chitineo lobuli- 
formi (piligero), rotundato expansa. Palpi crassi praecipue propter 
articulum secundum via longiorem quam latum, ad dorsum valde 
converum ; appendicula longa, bene claviformi, apice valde lata, basi 
attenuata ; ungue valido et acuto. Pedes antici tibia strietiori et 
multo curtiori quam tarsus, qui cylindricus est, vix basi subito per- 
strictus, apice rotundatus, fere triplo longior quam latus. 

Ad 3500 p. long. ; 2000 p.. lat. 

Habitat in insulis « Marianne ». 


OSSERVAZIONI. — Questa specie, anche pel colorito ricorda as- 
sal VA. fuliginosum e forse, a prima vista, non se ne distingue- 
rebbe. In realtà però ne è bene distinta e coll’esame dei partico- 





Fig. 132. — Allothrombium strigosum Trouess. A tarso e tibia del 1° paio (F) 


B palpo (T) C cresta metopica; D peli del tronco (FP) 


lari non può cadere errore. Impressiona subito la lunghezza dei 
peli dell'addome, che raggiungono i 120 p.., cioè molto più lunghi 
di quelli dell’A. fuliginosum e diversi sono anche per le barbule 
che li rivestono. Queste sono tutte eguali fra loro in lunghezza su 
tutto il pelo, mediocri e molto fitte; i peli poi distano l’uno dal- 


i è A 1 


Mat 5 


ni 


ANTONIO BERLESE 267 


Valtro per uno spazio eguale a circa Vottava parte della loro lun- 
ghezza; sono cioè molto fitti. 

La cresta metopica, è, nella sua parte mediana, essa pure di 
particolare figura e struttura. Anzitutto € larga, bene definita e 
sui lati della regione che rappresenta il corpo dell’anfora, si vede 
una espansione laminare chitinosa, rotondata, a guisa di lobo, re- 
cante anche lunghi peli, e scolpita di fitte punteggiature. 

Le auricole 0 cercini che abbracciano i sensilli circondano due 
aree pressochè triangolari, che sono discoste fra loro nella linea 
mediana. 

I palpi sono molto grossi. Cio dipende dalla brevità del terzo 
articolo e del secondo. Questo infatti è neppure una volta e mezza 
più lungo che largo ed è molto convesso al dorso. L’appendicola 
è veramente a forma di clava, notevolmente ristretta alla base e 
di poi gradatamente più grossa, colla massima larghezza pero al 
quanto prima dell’apice. 


o 


Nelle zampe del 1.° paio i tarsi superano di un quinto della 
loro lunghezza quella delle tibie e sono anche un poco più grossi, 
(tibia lunga 500 p..; tarso lungo 670 p..). Essi hanno forma cilin- 
drica, sono ristretti per brevissimo tratto alla base, rotondati al. 
Vapice e quasi tre volte (esattamente 2,9) più lunghi che larghi. 
Nell’esemplare di cui ho dato le misure più su essi sono infatti 
larghi 230 |. 

Ho ricevuto due esemplari, già determinati, di questa specie dal 
Trouessart ed erano stati raccolti alle Isole Marianne. 


Allothrombium brevitarsum Ber). 


A. Berlese, Acari Austro-Americani or (Trombidium qymmopterorum, Var. 
9 } « yY } 7 
brevitarsum). 


Vinnabarinum, abdomine infuscato. Facies A. fuliginosi quamwvis 
latius abdomineque parum super caputhoracem producto. Pili abdo- 
minis sat densi, exiliores, ad 100 p. long., barbulis sat raris, haud 
verticillatis, nonnullis dimidiam fere pili longitudinem aequantibus, 
erilioribus, vix ad apicem pili curtioribus. Palpi sat robusti, ungue 


268 TROMBIDIID_AE 


percurto et crasso ; appendicula magna, valde lata ad apicem, basi 
perstricta, regulariter claviformi. Uristae metopicae pars media valde 
stricta, circinibus cireumsensilligeris tamen latis, aream subtrigonam 
bene expansam occludentibus, scuto chitineo circum nullo. Pedes primi 
paris tarso tibia bene longiore et crassiore, subrectangulo, inferne 
converiusculo, apice oblique truncato, basi subito perstricto, paulo 
amplius duplo longiore quam lato. 

Ad 3800 mill. long.; 2600 p.. lat. 

Habitat in America australe (Matto Grosso, Brasile, S.ta Cruz, 
Chile, Paraguay, Buenos Aires). 


OSssERVAZIONI. — Per la brevità del tarso del 1.° paio questo 
Allothrombium non può essere paragonato che coll’ A. athleticum ; 
ma però il tarso stesso, nella presente forma, è configurato diver- 





Fig. 133. — Allothrombium brevitarsum Berl. A tarso e tibia del 1° paio (1) 


50 ) 25 è 
B palpo (7): C peli del tronco (7): D cresta metopica. 


samente, essendo fortemente ristretto alla base, ma subito dopo 
allargato, di guisa che esso potrebbe esser detto quasi piriforme 
ed anche è alquanto convesso nella faccia inferiore, troncato obli- 
quamente all’apice. Esso è 2,3 volte più lungo che largo (lungo 
600, largo 260) e abbastanza più lungo e più largo della tibia 
(lunga 460). 

La cresta metopica, nella sua parte mediana, è stretta o meglio 


x 


la figura che si è paragonata al corpo dell’anfora è molto allun- 


PARE prev 1 Nei 


ANTONIO BERLESE 269 


gata, almeno due volte più lunga che larga, bene limitata da orli 
chitinosi e punteggiata nel mezzo; essa non è fiancheggiata da 
scudo chitinoso. I cercini chitinei abbraccianti le aree sensilligere 
invece sono molto ampi e dall’ uno all’ altro decorre uno spazio 
quasi doppio della larghezza del corpo dell’anfora. Tali cercini ab- 
bracciano aree sensilligere bene ampie ed a forma di triangolo 
quasi equilatero. 

I palpi sono brevi e tozzi; ciò dipende dalla brevità del quarto 
articolo e dalla grossezza del secondo, il quale è meno di due volte 
più lungo che largo. L’ unghia è cortissima e grossa. L’ appendi- 
cola, grande, ristretta molto alla base, si allarga anche assai uni- 
formemente e così la forma è quella di una clava breve ed assai 
grossa. 

Particolare fabrica hanno i peli rivestenti l’addome. Essi sono 
abbastanza fitti, poichè distano fra di loro circa un terzo della 
loro lunghezza, sono esilissimi e grandi (lunghi 100 1.) abbastanza 
ricchi di barbule, le quali pure sono sottilissime, diritte, e Innghe 
fino a metà quasi della lunghezza di tutto il pelo; esse sono ap- 
pena più brevi verso Papice del pelo medesimo. 

La specie sembra comune nell’ America australe. 


Allothrombium athleticum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, loc. cit., p. 367; Idem, ibidem, p. 368 (AUo- 
thr. strigosum var. velutinum). 


Kubro-fuscum, perrobustum, A. fuliginoso statura maius, villosius- 
que, pedibus grossis, validioribus, sed curtis, abdomine valde convexo, 
supra cephalothoracem vix producto. Pili abdominis sat longi (100 D.), 
conici, crassiusculi, toti dense barbulis sat longis, erilibus vestiti. 
Oristae metopicae pars media lata, tantum circinibus circumsensilli- 
geris bene definitis, caeterum cum scuto chitineo obtrapezino, lato, 
scabrato confusum ; areae sensilligerae latae, obtrapezinae. Palpi 
valde crassi, praecipue articulo secundo pergrosso, vix longiore quam 
lato; appendicula longa, bene claviforme; ungue curto et pergrosso. 


\ 


270 TROMBIDUD.E 


Tarsì antici tibia bene longiores, sed non crassiores, rectanguli, via 
basi constricti, apice rotundati, paulo amplius duplo longiores quam lati. 
Aa 5000 u. long.: 3500 p. lat. 
Habitat in Africa (Sierra Leona, Nenegal, Etiopia australe), 


OSSERVAZIONI. — La presente specie va annoverata fra le mag- 
giorì del genere ed è anche molto attine all’ A. strigosum, di cuì 
potrebbe essere una semplice varietà. Non oso pronunciarmi su 
ciò perchè non possiedo che due esemplari dell’ A. strigosum, nè 





O) 
Fig. 134. — Allotromdium athleticum Berl. A tarso e tibia del 1° paio (7): 


B palpo (T): C cresta metopica; D peli del tronco (T) 
sono certo che essì rappresentino la statura massima della specie. 
Certo però che gli individui di A. athletieum, che sono grandi 
quanto i due suindicati di A. strigosum, ne diversificano per la 
forma dei tarsi anteriori e per la peluria dell'addome, che è fatta 
di peli più grossi. 

Invece mi sembra che si possano annoverare molte e forti so- 
miglianze fra le due specie, ad es. nella fabrica della eresta me- 
topica ed in quella dei palpì. 

Per ora sarà bene tener distinte specificamente queste due forme, 
delle quali tanto diversa è la patria. 





REI E 


ANTONIO BERLESE 214 


Certo pero la varietà velutinum del A. strigosum, che ho fondato 
altra volta (« Brevi diagnosi », loc. cit.), non si può considerare 
diversa dal presente A. athleticum. Di cio ho potuto convincermi 
coll’esame di moltissimi individui raccolti non solo dal Simon a 
Sierra Leona ed al Senegal (Dakar), ma ancora dal Rotschild nel- 
Etiopia meridionale. 

Le principali variazioni si hanno nel tarso del 1.° paio, del 
quale ho veduto esempi non solo come quello indicato a fig. 135 
desunto da individni pei quali avevo istituito la var. velutinum, 
ma ancora qualeuno ho veduto, in esemplari molto grandi, addi- 
rittura piriforme e cortissimo. La maniera dei peli dell’addome e 
la cresta metopica (parte mediana) variano pero di poco ; quest’nl- 
tima dal come è indicata a fig. 135 (A. velutinum) fino a quella se- 
gnata nella fig. 134 (A. athleticum). 

La cresta metopica, nella sna parte mediana, non è troppo di- 
versa da quella dell'A. strigosum. Egualmente uno sendo chitinoso 
si espande sui lati dell’anfora, è scabro, rotondato sul margine li- 
bero e fittamente coperto di peli, anche negli individui dei quali 
ho fatto la var. velutinum, sebbene dalla fig. 135 non appaia la pe- 
luria, che ho trascurata. 





Fig. 1%. — AUlothrombium strigosum (var. velutinum ?) 
Organi ed ingrandimenti come precedente. 


I peli del’addome sono certo più grossetti e meno lunghi che 
non nell’ A. strigosum e sono rivestiti di barbule più fitte e più 
lunghette. 

Quanto ai tarsi del 1.° paio essi sono certo più lunghi della ti- 


272 TROMBIDID_wA 


bia ed in generale da 2,4 a 2,6 volte più lunghi che larghi. Però 
in qualche grosso individuo, secondo ho detto, il tarso mi si è 
mostrato a guisa di larga clava e appena due volte più lungo che 
largo. Questa maggiore larghezza però dipende più che altro* dal 
fatto che la parete inferiore del tarso medesimo può essere più o 
meno spinta all’infuori. In generale però, nelle condizioni normali, 
il tarso di individui mediocri ha la forma indicata a fig. 135 (indi- 
vidui di cui si è fatta la var. velutinum) cioè ovale, leggermente 
conica, e 2,4 volte più lungo che largo. 

Gli individui maggiori hanno il tarso come si vede figurato a 
fig. 154 (tipico A. atkleticum) cioè cilindrico e solo 2,26 volte più 
lungo che largo. 

Nei palpi non vedo differenze tra questa specie e VA. strigosum. 

Il corpo è tozzo, grosso; l'addome assai bene convesso si pro- 
lunga alquanto sul capotorace. 


Allothrombium sericoideum Berl. 


A. Berlese, Brevi diagnosi, p. 368 (A. strigosum var. sericoideum). 


Cinnabarinum. Facies Sericothrombii holosericei, latum, abdomine 
bene humerato, supra cephalothoracem produeto, dense villoso. Pili 
abdominis variae magnitudinis, T70-140 p.. long., simul commaiati, 
mediocriter crassi, barbulis sat longis et densis induti. Tarsi antici 
elongate ovales, basi via latiores quam sub apicem, tibia bene lon- 
giores, et fere eadem crassitie, minus triplo longiores quam lati. 
Palpi sat elongati, fere ut in A. fuliginoso, articulo secundo perfe- 
cte duplo longiore quam lato ; appendicula longa, bene claviforme. 

Ad 2650 p.. long.; 2150 lat. 

Habitat in America australe (Buenos Aires). 


OSSERVAZIONI. — Non ho potuto considerare la eresta meto- 
pica non volendo guastare l’unico individuo che possiedo di que- 
sta bella specie. Essa è distinta bene anche ad occhio nudo dalla 
forma del corpo, che, per addome alto, largo assai e prominente 
sul capotorace, così da nasconderlo affatto, ricorda molto i Serico- 


ANTONIO BERLESE DA fra) 


thrombium, con cui si potrebbe a prima vista confondere. Conceorre 
a cio anche il colorito, che è di un rosso vivo. 

La peluria dell’addome è molto fitta, composta di peli in mas- 
sima parte lunghi non più di 70 p.., ma, tra questi, altri se ne ve- 
dono che sono lunghi invece assai più, circa il doppio, fino cioè 
a 140 p.. Gli uni e gli altri però hanno eguale fabrica, cioè con- 
formi ai già descritti dell A. strigosum. 





50 
Fig. 136. — Allothrombium sericoideum Berl. A tarso e tibia del 1° paio (9); 


B peli del tronco (3) 


Questo è uno dei pochi Allothrombium che io ho veduto con 
questa caratteristica dei peli di due molto diverse dimensioni. 

xipeto che addome, molto largo alle scapole e rettilineo all’in- 
nanzi, nasconde completamente il capotorace. 

Nelle zampe del 1.° paio il tarso è alquanto più lungo della 
tibia (questa misura 540 p..) ed appena più grosso ; esso ha forma 
ovale, allungata, rettilineo al dorso, leggermente convesso al di 
sotto, mostra la massima larghezza a circa un terzo dalla base; 
termina attenuato leggermente e rotondato; esso è 2,6 volte più 
lungo che largo, cioè lungo 700 p.. e largo 270. 

I palpi somigliano molto a quelli dell'A. fuliginosum, sono cioè 
abbastanza slanciati, poichè il secondo articolo è esattamente due 
volte più lungo che largo ed anche il 4.° articolo è molto lungo, 
come pure l’appendicola, che ha forma decisamente di clava. 


u Redia », 1912. 18 


274 TROMBIDIIDA 


i 


Altra volta ho ritenuto questa forma come una varietà del- 


VA. strigosum; ora però, considerato che troppo ne è diversa per 
salienti caratteri bene cospicui ed anche per la grande differenza 
della patria, ritengo veramente si tratti di una buona specie a sè. 


Allothrombium gracile Berl. 
A. Berlese, Brevi diagnosi etc., p. 367. 


Miniaceo-cinnabarinum, parvum, elongatum, sat humeratum ; ab- 
domine pilis haud densis, duplici statura, vestito, quod nonnulli sint 
40 p.. long. aliis usque ad 80 p.. long. commixti; omnes exiles, mol- 
les, barbulis curtulis, subaequalibus et sat raris induti. Cristae me- 
topicae pars media stricta, amplius duplo longior quam lata, cunei- 
formis. Pedes primi paris tarsis elongate sed bene ovatis, tibia multo 
longioribus, fere triplo longioribus quam latis. 

Ad 1900 w. long.; 950 p.. lat. (foemina ovis repletissima). 

Habitat in insula Corfù. 


OSSERVAZIONI. — Possiedo molte femmine di questa specie 
tutte pienissime di uova rotonde, del diametro di circa 170 p.; 
ne avranno oltre un centinaio nel ventre. Possiedo anche qualche 





Fig. 137. — Allothrombium gracile Berl. A tarso e tibia del 1° paio (7): 


DI 


B peli del tronco (D); C cresta metopica. 


maschio. Perciò non si può dubitare che non si tratti di forma 
adulta, sebbene la statura e la forma dei tarsi anteriori potreb- 


bero far credere diversamente. 


ANTONIO BERLESE 275 


Il corpo è allungato più che nell’A. fuliginosum (negli individui 
di pari statura). 

L’addome è vestito di peli piuttosto radi, certo più radi assai 
che nelle specie già vedute e sono di due grandezze, cioè i più 
misurano 40 p.. ed altri, a questi commisti, raggiungono gli 80 p.. 
Essi sono molli e coperti da barbule non troppo fitte, sorgenti 
ad angolo quasi retto dallo stelo del pelo, piuttosto corte e tutte 
subeguali in lunghezza, meno quelle verso l’apice. 

La cresta metopica, nella sua parte mediana, ha esattamente la 
forma di un cuneo ed è circa due volte più lunga che larga, nè 
i cerci chitinei circondanti i sensilli sporgono minimamente sui 
lati chitinosi della rimanente porzione. Le areole occluse hanno 
forma di triangolo quasi equilatero, ad angoli rotondati. 

Le zampe del 1.° paio mostrano un tarso esattamente ovale, 
molto più lungo della tibia (che misura 240 p..), e quasi tre volte 
(cioè 2,8) più lungo che largo, poichè è lungo 330 p.. e largo 120. 

È questa una bella specie, da annoverarsi fra le minori del 
genere. 





276 


TROMBIDIID_A 


PATRIA 
delle specie di Trombididi qui ricordate e di altre più recentemente illustrate dagli Autori 


ITALIA SETTENTRIONALE. 


Trombella glandulosa Berl. 
Eothromb. (Rinothr.) nemoricola Berl. 
Diplothrombium longipalpe Berl. 
Podothrombium macrocarpum septen- 
trionale Berl. 

» bicolor cisalpinum Berl. 

» montanum Berl. 

» peragile Berl. 
Trombicula canestrinii (Buffa) 
Eutrombidium canestrinii Berl. 
Microtrombidium italicum Berl. 

» spinosum (Can.) 

» platychirum Berl. 

» vagabundum Berl. 

» (Enemothr.) confusum Berl. 
Sericothrombium holosericeum (Linnè) 
Trombidium megalochirum Berl. 


Allothrombium fuliginosum (Herm.) 


ITALIA CENTRALE. 


Trombella otiorum Berl. 
Tanaupodus passimpilosus Berl. 
Eothrombium echinatum Berl. 

» leptotarsum Berl. 
Eothromb. (Rhinothr.) nemoricola Berl. 
Diplothrombium longipalpe Berl. 
Podothrombium macrocarpum Berl. 





Podothrombium montanum Berl. 
Eutrombidium ferox Berl. 
Microtrombidium italicum Berl. 
» spinosum (Can.) 
» vagabundum Berl. 
Microtr. (Enemothr.) bifoliosum (Can.) 
» » subrasum Berl, 
Sericothrombium scharlatinum Berl. 


Allothrombium fuliginosum (Herm.). 


ITALIA MERIDIONALE. 


Eothrombium siculum Berl, 
Podothrombium siculum Berl. 

» macrocarpum meridionale Berl. 

» subnudum Berl. 
Microtrombidium italicum Berl. 

» vagabundum Berl. 
Microtr. (Enemothr.) densipapillum Berl. 
Allothrombium meridionale Berl. 

» pergrande Berl. 


SARDEGNA (1). 


Eutrombid. (Leptothrombium) oblongum 
(Trig.) 
Microtrombidium albofasciatum Berl. 
» geographicum sardoum Berl. 
Microtr. (Enemothr.) subrasum Berl. 
Trombidium setosulum Berl. 


(1) Considero la Sardegna a sè perchè, come sì vede, la sua fauna di Trombididi 


è diversa da quella della Italia continentale e della Sicilia. 


ANTONIO 


Trombidium quadrimaculatum Berl. 
Allothrombium meridionale Berl. 


FRANCIA. 


Sericothrombium holosericeum (Linnè) 
Allothrombium fuliginosum (Herm.) 
Trombidium simile Trag. (1). 


AUSTRIA. 
Eothr. (Rhinothr.) nemoricola Berl. 
Sericothrombium holosericeum (Linnè) 


GERMANIA. 


Tanaupodus steudeli Haller 
Diplothrombium eximium Berl. 


Podothrombium macrocarpum teutoni- 


cum Berl. 

» magnum Berl. 

» filipes (Koch) 

» bicolor (Herm.) 
Eutrombidium trigonum (Herm.) 
Microtrombidium pusillum (Herm.) 

» simulans trispinum Ber]. 

» fusicomum Berl. 

» (Enemothr.) bifoliosum (Can.) 


» » densipapillum boreale Berl. 
» » subrasum Berl. 
» » rasum Berl. 


Sericothrombium holosericeum (Linnè) 
» scharlatinum Berl. 
» brevimanum Berl. 
Allothrombium fuliginosum (Herm.) 


SVIZZERA. 


Podotrombium bicolor (Herm.) 


Microtr. (Enemothr.) densipapillum Berl. 


BERLESE 277 


OLANDA. 


Trombicula formicarum Berl. 


NORVEGIA. 


Trombella otiorum Berl. 
Podothrombium magnum Berl. 

» Strandi Berl. 

»  filipes (Koch) 
Eutrombidium frigidum Berl. 
Microtrombidium sucidum (Koch) 

» sucidum norvegicum Berl. 

» geographicum Berl. 

» quadrispinum Ber]. 

» simulans Berl. 
Microtr. (Enemothr.) calycigerum  Berl. 
Sericothrombium holosericeum (Linnè) 

« scharlatinaum Ber]. 

» brevimanum Berl. 

» heterotrichum Berl. 
Allothrombium fuliginosum norvegicum ? 

(Thor.). 


RUSSIA. 


Eutrombidium debilipes (Leon.). 


CORFÙ. 


Trombella otiorum Berl. 

Microtromb. italicum corcyraeum Berl. 
Sericothrombium mediterraneum Berl. 
Trombidium insulare Berl. 
Allothrombium gracile Berl. 


AFRICA. 


Trombicula (Blankaartia) nilotica (Trig.) 
(Egitto) 


(1) Le specie segnate con carattere corsivo non furono da me vedute e le cito 


sull’altrui fede. Il più delle volte però non ho potuto riconoscere il vero genere 


al quale si debbono ascrivere e perciò le ho riportate sotto quello in cui furono 


descritte, ad es.: Trombidium od Ottonia (Vedi sinonimia). 


273 


Eutromb. (Leptoth.) oblongum (Triîg.) 


(Egitto) 

Microtrombidium ferociforme (Trig.) 
(Egitto) 

Microtr. (Enemothr.) distinetum (Can.) 
(Camerun) 


Trombidium crassipalpe (Trig.) (Egitto) 
» tinetorium (Linnè) (Massaua, Ga- 
bon, Congo, Dahomey etc.) 

pergrande Berl. (Egitto) 
Allothrombium athleticum Berl. (Africa 


settentr.). 


» 


ARABIA. 


Trombidium tinetorium brevipilum Berl. 


INDIE. 


Trombidium gigas Troness. 


GIAVA. 


Trombicula mediocris Berl. 
» minor Berl. 
Mierotr. (Dromeothromb.) macropodum 
Berl. 
» marmoratum Berl. 
» jabanicum Berl. 


Microtr. (Enemothr.) dentipile (Can.) 


» » miniatum (Can.) 
» » miniatum curtulum Berl. 


» » spectabile Berl. 


» » eutrichum Berl. 


Allothrombium argenteocinetum Berl. 


BIRMANIA. 


Trombidium asperipeg Can. 
Ottonia mandalayensis Can. 
Trombidium tinetorium (Linnè). 


Nuova GUINEA. 


Microtrombidium agile (Can.) 
» hystricinum (Can.) 


TROMBIDIIDE 


Microtrombidium diversipile (Can. 
» fuscipile (Can.) 
» uniforme (Can.) 
Microtr. (Enemothr.) pilosellum (Can.) 
Microtr. (Enemothr.) distinetum (Can.) 
dentipile (Can.) 
Microtr. (Enemothr.) phylophorum (Can.) 
» 


» » 


» securigerum (Can.) 

laetum (Can.) 

Microtr. (Enemothr.) miniatum (Can.) 
Trombidium tincetorium (Linnè) 


» » 


Trombidium chrystophaeanum Kramer 


» hamatum Kram. 


NUOVA CALEDONIA: 


Microtr. (Enemothr.) diversum Berl. 
Trombidium corpulentum Berl. 
Allothrombium trouessarti Berl. 

» simoni Berl. 


» ursinum Berl. 


IsoLE MARIANNE. 


Allothrombium strigosum Trouess. 


AMERICA MERIDIONALE. 


Trombella nothroides Berl. 
Typhlothrombium hystricinum (Leon.) 
Neotrombidium ophtalmicum Berl. 
» furcigerum Leon. 
Trombicula coarcetata Berl. 
Microtrombidium pusillum balzani Berl. 
» americanum (Leon.) 
» americanum leptochirum Berl. 
Microtr. (Enemothr.) perligerum Berl. 
» » modestum Berl. 
Trombidium eupectum Leon. 
Allothrombium erassicomum Berl. 
» brevitarsum Berl. 


» sericoldeum Berl. 


na 


n 


La 
AS 
riu 


ANTONIO BERLESE 


BOLIVIA. 


Trombidium chlumanianum Can. 
» fecundum Can. 
» globulus Can. 


AMERICA CENTRALE. 


Trombidium tinetorium (Linnè) 
» dugesi Trouess. 
Trombidium guayavicola Stoll. 
» hispidum Stoll. 
» mexricanum Stoll. 
» masutum Stoll. 


AMERICA SETTENTRIONALE. 


Podothrombium verecundum Berl. 
Eutrombidium locustarum (Walsh) 


IO) 
4a 
No) 


Eutrombidium magnum (Ewing) 
Microtromb. pusillum columbianum Berl. 
Microtrombidium magnitarsa Ewing 

» muscarum Ewing ex Riley 
Trombidium tinetorium (Linnè) 
Trombidium gemmosum Banks 

» granulatum Banks 

» scabrum Say. 


GROENLANDIA (ed altre regioni Artiche). 


Podothrombium curtipalpe (Tràg.) 

Podothrombium laevicapillatum (Kramer 
et Neum.) 

Eutrombidium ? armatum (Kram. et Neum.) 

Microtrombidium sucidum (Koch.) 


280 TROMBIDIIDA 


Elenco sinonimico delle specie di Trombididi recentemente pubblicate © 


Astoma locustarum Walsh — Nordamerica — è una forma larvale di Eutrombi- 
dium locustarum. 

Centrotrombidium Kramer. È un genere che non so bene a quale fra i re- 
centi possa essere avvicinato. 

Centrotrombidium schneideri Kram. È specie tipica ed unica del sopradetto genere. 

Microtrombidium locustarum Ewing ex Walsh. è un Zutrombidium (Eutr. locusta- 
rum), sopracitato. 

Microtrombidium magnitarsa Ewing è un Microtromb. (s. str.) affine al M. pu- 
sillum var. columbianum Berl. (Microtrombidium magnitarsum Ew.); 
io non ho veduto questa specie. 

Microtrombidium magnum Ewing = Eutrombidium magnum. Non conosco la spe- 
cie de visu. 

» muscarum Ewing (ex Riley) del Nordamerica, sembra realmente appar- 
tenere a questo genere. Non ho veduto esemplari di questa specie. 
» pulcherrimum Haller = M. pusillum (Herm.). 
Microtrombidium purpureum Haller ex Koch è forse un Enemothrombium, spec. ? 
» trombidioides Ranks. È veramente di questo genere ? 

Neothrombium QOudemans. Questo genere è istituito dall’Oudemans nel 1909 
per forme larvali. Non si deve confondere con Neotrombidium Leo- 
nardi. 

Ottonia Kramer e molti altri autori. Nome da abbandonarsi. Vedi quanto ne 


dico a pag. 3. 
Ottonia agilis Canestrini = Microtrombidium agile (Can.), (Nuova Guinea). 

» dentipilis Canestrini = Micr. (Enemothr.) dentipile (Can.), (Nuova 
Guinea). 

» distineta Canestrini = Miecr. (Enemothr.) distinctum (Can.), (Nuova 
Guinea). 

» diversipilis Canestrini = Microtrombidium diversipile (Can.), (Nuova 
Guinea). 


(1) Non è tenuto conto che delle specie descritte più recentemente (dagli ul- 
timi decenni del secolo scorso). Per tutte le altre vedi l’ indice sinonimico già 
pubblicato a pag. 98 nel volume Prostigmata, degli Acari, Myriopoda et Scorpio- 


nes hucusque in Italia reperta. 


ANTONIO BERLESE 281 


Ottonia furcipilis Canestrini = Microtrombidium furcipile (Can.), (Nuova Guinea). 


» 


» 


» 


» 


» 


hystricina Canestrini == Microtrombidium hystricinum (Can.), (Nuova 
Guinea). 

laeta Canestrini = Mierotr. (Enemothr.) laetum (Can.), (Nuova Guinea). 

mandalayensis Canestrini = Microtr. ( Enemothr.) mandalayense (Can.), 
(Birmania). 

miniata Canestrini = Microtr. (Enemothr.) miniatum (Can.), (Nuova 
Guinea). 


perata Thor ex Koch = Microtr. (Enemothr.) calycigerum Berl. (Nor- 
vegia). Probabilmente la specie Trombid. peratum del Koch è tut- 
t’ altra cosa. 


Ottonia phylophora Canestrini = Microtr. (Enemothr.) phyUophorum (Can.), (Nuova 


» 


» 


» 


» 


» 


» 


Guinea). 
planca Thor ex Koch = Microtrombidium geographicum Berl. (Norvegia). 
È molto dubbio che si tratti del Trombid. plancum del Koch. 
purpurea Thor ex Koch = Microtr. (Enemothr.) bifoliosum (Can.), 


(Norvegia). 

pusilla Thor ex Herm. = Microtromb. sp.? (Norvegia). 

securigera Canestrini = Microtr. (Enemothr.) securigerum (Can.), (Nuova 
Guinea). 


spinifera Thor. Secondo il Trigàrdh, questa specie del Thor è sinonima 
di Microtr. sucidum (Koch), (Norvegia). 

spinosa Supino = Microtr. (Enemothr.) spinosum (Can.), (Ungheria). 

strandi Thor =Microtr. vagabundum Berl.? (Norvegia). 

trigona Thor ex Herm. = Eutrombidium frigidum Berl., (Norvegia). 

uniformis Canestrini = Microtromb. uniforme (Can.), (Nuova Guinea). 

vesiculosa Thor. = Microtr. (Enemothr.) spec. ? 


Rhyncholophus sucidus Koch L. = Microtromb. sucidum (Koch), (Regioni artiche). 
Typhlothrombium Oudemans. Questo Autore ha usato questo nome per un 


gruppo di forme larvali, che certo nulla hanno a che vedere con 
quella forma adulta per la quale io ho fondato il genere pochi 
mesi innanzi, cioè il giorno 8 Luglio 1910, mentre 1 Oudemans 
ha fatto il suo genere nel giorno 1 Novembre 1910. Perciò devesi 
mutare il nome al genere istituito dall’ Oudemans. 


Trombidium albicolle Stoll appartiene alla famiglia Erytraeidae (Guatemala). 


» 


» 


» 


audiens Haller = AMlothromb. Fuliginosum Herm. giovane (Germania). 

armatum Kramer et Neuman. Si potrebbe forse ascrivere al gen. Eu- 
trombidium (Regioni artiche). 

asperipes Canestrini. Non posso giudicare a quale genere dovrebbe 
essere ascritto questo Trombidide (Birmania). 

barbarum Pavesi; Lucas = Tromb. tinctorium (L.) (Africa). 

bicolor Berlese (A. M. Sc. it.) = Podothrombium peragile Berl. (Italia). 

bifoliosum Canestrini = Microtr. (Enemothr.) bifoliosum (Can.), (Italia). 

bipectinatum Triig. = Microtr. (Enemothr.) distinetum (Can.), (Camerun). 


99 
dii 


T'ROMBIDIID A 


Trombidium bulbipes Packard. Non so a quale genere si possa ascrivere. 


» 


» 


» 


» 


» 


chlumanianum Canestrini = forse Allothrombium ? (Bolivia). 
christophacanum Kramer n. sp. Non posso decidere a qual gruppo si 
deve ascrivere (Arcipel. Bismarck). 


debilipes Leonardi — Eutrombidium debilipes (Leon,), (Russia). 
euthrichum Berlese = Microtr. (Enemothr.) euthrichum Berl., (Giava). 
erythracllum Moinez = Allothromb. fuliginosum (Herm.), (Francia). 
coarctatum Berlese = Trombicula coarctata Berl., (Austro america). 
Ffecundum Canestrini = Microtr. ( Enemothr.) fecundum (Can.),? (Bolivia). 
ferociforme Trigàrdh = Microtr. ferociforme (Trig.), (Egitto). 


ferox Berlese (A. M. Sc. it.) = Eutrombidium ferox (Berl,), (Italia). 

filipes Thor et Koch = Podothrombium filipes (Koch), Norvegia. 

fuliginosum Hermann e molti altri autori = AMothrombium fuliginosum 
(Herm.), (Europa tutta all’ infuori dell’estrema meridionale). 

furcigerum Leonardi = Neotrombidium furcigerum Leon., (Sud america). 

gemmosum Banks. Può essere si tratti di un Enemothrombium. 

giganteum Riley. Forse è un Eutrombidium. 

granulatum Banks. A qual genere si deve ascrivere ? 

gymnopterorum Berlese ex Linnè — Allothrombium fuliginosum (Herm.), 
(Europa tranne che nell’estremo sud). 

gymmopterorum var. erythraellum Berlese ex Koch = Allothrombium me- 
ridionale Berl., (Italia meridionale, Sardegna). 

gymmnopterorum var. brevitarsum Berlese = Allothrombium brevitarsum 
Berl., (Austro america). 

globulus Canestrini. Non so a qual genere si debba ascrivere, (Bolivia). 


gquayaricola Stoll = Sembra appartenga alla famiglia Erythraeidae, 
(Guatemala). 
hamatum Kramer = Non posso dire a qual genere si debba ascrivere. 


(Arcipelago Bismarck). 

hispidum Stoll= Microtr. (Enemothr.) hispidum (Stoll), (Guatemala). 

histricinum Leonardi = Typhlothrombium histricinum (Leon.), (Sud 
america). 

holosericeum Auctoram = Sericothrombium varie specie. (Europa). 

hortense Canestrini e Fanzago ex Koch = AMothrombium fuliginosum 
(Herm.), (Italia). 

hyperbor eum Thorell. Secondo Trigàrdh è corrispondente al Achorolo- 
phus miniatus (Herm.), (Regioni artiche), 


laevicapillatum Kramer ex Neuman = Podothrombium sp., (Regioni 
artiche). 
locustarium Riley ex Walsh = £Eutrombidium locustarum (Walsh). 


longipalpe Berlese = Diplothrombium longipalpe Berl., (Italia). 
macropodum Berlese = Microtr. (Dromeothr.) macropodum Berl., (Giava). 
magnificum Le Conte; Banks. A qual genere si deve aggregare ? 
marinus Banks. Non so a qual genere si possa attribuire. 





ANTONIO BERLESE 283 


Trombidium marmoratum Berlese = Microtr, marmoratum Berl., (Giava). 

» mexricanum Stoll. Non so a quale genere si debba ascrivere, (Messico). 

» modestum Berlese = Microtr. (Enemothr.) modestum Berl., (Austro 
america). 

» muricola Stoll. È forse un Eupodide. 

» nasutum Stoll = Microtr. (Enemothr.) nasutum (Stoll)? (Guatemala). 

» nemoricolum Berlese = Eothromb. (Rhinoth.) nemoricolum Berl., (Italia); 
così pure: Poppe ex Berl., (Germania). 

» niloticum Trigàrdh = Trombicula (Blankaartia) milotica Trig., (Egitto). 

» oblongum Trigàrdh = Eutromb. (Leptothr.) oblongum (Trig.), (Egitto). 

» opthalmicum Berlese = Neotrombidium opthalmicum Berl., (Austro 
america). 

» perligerum Berlese = Microtr. (Enemothr.) perligerum Berl., (Austro 
america). 

» phalangii Canestrini, Supino = AMothrombium fuliginosum (Herm.), 
(Italia, Ungheria). 

» purpureum Voigts et Oudemans ex Koch = Microtrombidium sp.? 
(Germania). 

» pusillum var. americanum Leonardi = Microtr. americanum (Leon.), 
(Austro america). 

» pusillum Berlese (Ac. austro amer.) = Microtr. pusillum var. balzani 
Berl., (Austro america). 

» pusillum Berl. (A. M. Sc. it.) = Microtr. italicum Berl., (Italia). 

» quinquemaculatum Stoll. E un Achorolophus, (Guatemala). 

» sanguineum Berlese ex Koch = Microtr. (Enemothr.) subrasum Berl. e 
M. E. bifoliosum (Can.), (Italia), 

» scabrum Banks ex Say. Sembra appartenere al gen. Smaridia. Così 
pure Ewing ex Say. 

» sericeum Say. Gen. ? spec. ? 

» simile Trigaàrdh = Microtr. (Enemothr.) simile (Triig.), (Meru). 

» spinosum Berlese ex Canestrini — Microtrom. spinosum (Can.), (Italia). 

» sucidum Trigàrdh ex Koch = Microtr. sucidum (Koch), (Lapponia). 

» trilineatum Stoll. Appartiene alla famiglia Erytraeidae. (Guatemala). 

» 


vagabundum Berlese = Microtr. vagabundum Berl., (Italia). 





284 TROMBIDIID_RE 
B'EBIETTO Gir AE AO 
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vol. XX, p. 461. 
— (1898). — Nuovi acaroidei della N. Guinea (seconda Serie). « Természe- 


trajzi Fiizetek, vol. XXI, p. 193. 


(1) Sono citati solo gli autori meno vecchi, i quali hanno trattato dal lato 
speciografico di Acari pertinenti alla famiglia Trombidiidae. Si sono tralasciati 
quelli che si sono occupati delle sole forme larvali. 


VEE nt 
Ma 


ANTONIO BERLESE 285 


CANESTRINI G. (1898). — Nuovi acaroidei della Nuova Guinea (terza Serie). 
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ANTONIO BERLESE 


ENIDEEGE 


dei generi e delle specie descritti nella presente memoria 


ALLOTHROMBIUM Berl. 
Allothrombium argenteocinetum Boll: 


» athleticum Berl. 

» brevitarsum Berl. . 

» crassicomum Berl. 

» fuliginosum dii )E } ; 
» » var. norvegicum (Thor ) m 
» gracile Berl. 

» meridionale Berl. . 

» pergrande Berl. . 

» sericoideum Berl. 

» simoni Berl. 

» strigosum Trouess. 

» trouessarti Berl. 

» ursinum Berl. 


BLANKAARTIA Oudem. (subgenus). 
DIPLOTHROMBIUM Berl. 
Diplothrombium eximium Berl. . 

» longipalpe Berl. . 
DROMEOTHROMBIU»M Berl. (subgen.) . 
ENEMOTHROMBIUM Berl. (subgen.). 
EOTHROMBIUM Ber]. olo 
EOTHROMBIUM Berl. (subgen.) . 
Eothrombium echinatum Berl. 


» siculum Berl. 
» leptotarsum Berl. , 
» (Rhinothrombium) nemoricola Berl. 


EUTROMBIDIUM Verdun DATO 
EUTROMBIDIUM Verdun (subgen.). 
Eutrombidium ? armatum (Kram. ex Neum.) (1) . 


Lo) 
DI 
“J 


[49] 
(di 
149) 


Sì D 
(DCS | 


N N N bo N 
a ol 
o Dì 


“I 
Ho 


NN ND N 
Sì UT JD Do 
Ut 5 N° 


Dm 
mr 
(0 3) 


99 
107 
123 


(1) Le specie il cui nome è scritto in corsivo non sono state da me vedute ; 


sono però citate nella memoria. 


288 TROMBIDIID A 


Eutrombidium canestrinii Berl. 


» debilipes (Leon.) . 
» ferox Berl. 
» frigidum Berl. 


Eutromb. (Leptothrombium) oblongum (Trig. ) HG 
Eutrombidium locustarum (Walsh) 
Eutrombidium magnum Ewing . 

Eutrombidium trigonum (Herm.) 
LEPTOTHROMBIUM Berl. (subgenus). 
MICROTROMBIDIUM Haller. 
MICROTROMBIDIUM Haller (Gulgento) 
Microtrombidium agile (Can.) 

Microtrombidium albofasciatum Berl. 


» americanum (Leon.). 
» americanum leptochirum Berl. 


Microtrombidium diversipile Can. DINO. È ; 
Microtrombidium (Dromeothrombium) i gi ui 


» (Enemothrombium) bifoliosum Can. 

» » calycigerum Berl. 

» » confusum Berl. 

» » densipapillum Berl. 

» » » boreale Berl. 
» » dentipile (Can.) . 

» » distinetum (Can.) . 

» » diversum Berl. 

» » eutrichum Berl. 


Microtrombidium (Enemothrombium) laetum (Can.). 
Microtrombidium (Enemothrombium) miniatum (Can.). 

» » » curtulum Berl. 

» » modestum Berl. 
» » perligerum Berl. 
Microtrombidium (Enemothrombium) phylophorum (Can.). 
Microtrombidium (Enemothrombium) rasum Berl. 
Microtrombidium (Enemothrombium) securigerum (Can.). 
Microtrombidium (Enemothrombium) spectabile Berl. . 

» » subrasum Berl. 

» ferociforme (Trig.) . 
Microtrombidium furcipile (Can.) . 
Microtrombidium fusicomum Berl. 

» geographicum Berl. . 

» » sardoum Berl. 
Microtrombidium hystricinum (Can.). 
Microtrombidium italicum Berl. 

» » corcyraeum Berl. 


ANTONIO BERLESE 


Microtrombidium jabanicum Berl. 

» marmoratum Berl. 
Microtrombidium pilosellum Can. . 
Microtrombidium platychirum Berl. . 


» pusillum (Herm.) . 

» » balzani Berl. 

» columbianum Berl. 

» quadrispinum Berl. 

» simulans Berl. 

» » trispinum Berl. 

» spinosum (Can.). 

» sucidum (Koch). 

» » norvegicum Berl. . 


Microtrombidium uniforme (Can.). 
Microtrombidium vagabundum Berl. 
NEOTROMBIDIUM Leonardi . 
Neotrombidium furcigerum Leon. . 
» ophtalmieum Berl. 
PODOTHROMBIUM Berlese . 
Podothrombium bicolor (Herm.). 


» » cisalpinum Berl. 

» curtipalpe (Trig.) 

» filipes (Koch). 

» macrocarpum. Berl. —. i... 
» » meridionale Berl. 
» » septentrionale Berl, 
» » teutonicum Berl. 
» magnum Berl. . 

» montanum Berl. 

» peragile Berl. 

» strandi Berl. 

» subnudum Berl. 

» verecundum Berl. 


RHINOTHROMBIUM Berlese (subgenus) 
SERICOTHROMBIUM Berlese 
Sericothrombium brevimanum Beri. . 


» heterotrichum Berl. 

» holosericeum (Linnè). 
» mediterraneum Ber]. 
» scharlatinum Berl. 


TANAUPODUS Haller . 
Tanaupodus passimpilosus Berl. 
» steudeli Hall. . 
TROMBELLA Berlese . 
Trombella glandulosa Berl. 


u Redia », 1912. 


Sì U UU & 
90 0 > = 9 KW 


ON NN 
be bi NI 
O dI tai 


19 


290 TROMBIDIIDA 


Trombella nothroides Ber]. 

» otiorum Berl. . 
TROMBICULA Berlese. Ta AT E 
Trombicula (Blankaartia) nilotica (Trig.) 


» canestrinii (Buffa) 
» coarctata Berl. 

» formicarum Berl. 
» mediocris Berl. 

» minor Berl. 


TROMBIDIUM Fabricius. 
Trombidium crassipalpe Trig. 


» corpulentum Berl. . 

»d dugesii Trouess. 

» eupectum Leon. 

» gigas Trouess. 

» insulare Berl. 

» megalochirum Berl. 

» quadrimaculatum Berl. 

» setosulum Berl. . 

» tinetorium (Linnè). 

» » brevipilum Berl. 


TYPHLOTHROMBIUM Berlese . 
Typhlothrombium hystricinum (Leon.). 








26 


ANTONIO BERLESE 291 


SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA (I) 


Alcuni Trombididi fra i più belli. 


Fig. 1. — Microtrombidium marmoratum Berl. 
» 2. — Trombidium quadrimaculatum Berl. 
» 3. — Allothrombium argenteocinetum Berl. 
» 4. — Sericotrombium scharlatinum Ber]. 
» 5. — Microtrombidium albofasciatum Berl. 
» 6. — Allothrombium simoni Berl. 
» 7. — » trouessarti Berl. 
» 8. — Trombella nothroides Berl. 
N.B. — La grandezza naturale per ciascuno è indicata dalla lineetta entro il 


cerchietto accanto. 








Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 29 Giugno 1912. 


Dott. ACHILLE GRIFFINI 


STUDI SOPRA ALCUNI GRILLAGRIDI,, 


del K. K. Naturhistor. Hofmuseum di Vienna 


(I. Specie etiopiche e papuane). 


Il Sig. Dott. K. Holdhaus, distinto entomologo del K. K. Natur- 
historisches Hofmuseum di Vienna, da me pregato perchè volesse 
comunicarmi per studio i Grillacridi indeterminati esistenti in quel 
grande Museo, mi rispondeva subito, con grande cortesia, dichia- 
randosi dispostissimo a spedirmi tutti quelli, indeterminati e deter- 
minati colà conservati, compresi i tipi della collezione Brunner. 

Di tale gentilezza lo ringrazio anche qui cordialmente, tanto 
più poi essendo le sue lettere ricche di espressioni di simpatia 
per l’Italia. 

IL’ ho pregato, per ora, di comunicarmi semplicemente, poco alla 
volta, i soli Grillacridi indeterminati colà esistenti, non amando 
io tener troppo a lungo presso di me le collezioni affidatemi per 
determinazione, ed essendo d’ altronde limitatissimo il tempo a me 
lasciato disponibile per gli studi dalla nefasta ed implacabile legge 
del 1906, rovina degli insegnanti secondari studiosi. 

Così per primi, dietro mia domanda, ebbi in comunicazione i 
Grillacridi etiopici (d’ Africa e di Madagascar) e quelli papuani, che 
erano indeterminati nelle collezioni del Museo di Vienna. Non erano 
molti, poichè tra tutti furono 37 esemplari ch’ io ricevetti, tutti 
quanti conservati a secco. 

Di questi, come vedremo, due erano erroneamente indicati come 
provenienti dalla Nuova Guinea, appartenendo invece ad una specie 
di Giava; errore dovuto certo alla poca accuratezza di qualche 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. 293 


negoziante d’oggetti di Storia Naturale, che li ha venduti al Museo; 
tre altri erano realmente della Nuova Guinea, ed i rimanenti pro- 
venivano da diverse località dell’ Africa e di Madagascar. 

Delle specie di quest’ultima isola ho già dato un resoconto in 
un mio recentissimo lavoretto (1), poichè avendo in pari tempo in 
comunicazione i Grillacridi indeterminati del Museum d’ Histoire 
Naturelle di Parigi, e trovandovi esemplari di alcune di quelle 
stesse specie di Madagascar, credetti opportuno il parlarne unita- 
mente in una particolare nota. 

Nel presente lavoro però saranno ricordati anche gli esemplari 
di Madagascar, oltre a tutti gli altri avuti in comunicazione dal 
Museo di Vienna in questo invio. Qualche novità, pur fra un nu- 
mero così relativamente limitato di individui, non è mancata. 

Oltre alle nuove specie: GryMWacris Holdhausi ed Eremus Brunni, ed 
oltre alle nuove sottospecie o varietà: Gryllacris africana var. pi- 
ceotecta e Papuogryllacris ligata subsp. concoloriceps, quì descritte, 
fui particolarmente contento di trovare in queste collezioni il 
J finora ignoto della GryWlacris Bedoti Griff. 1909, e la 9 finora 
inedita della Papuogryllacris dimidiata subsp. capucina Griff. 1909. 

Faccio ancora notare che trattandosi di esemplari secchi, la 
descrizione delle strutture genitali riesce talora alquanto incerta, 
per la deformazione delle parti come principalmente pel contorci- 
mento dell’ ovopositore in quelle specie dell’Africa orientale che 
Phanno allungato, esile e molle. 

Gli esemplari della collezione Brunner sono distinti colla indi- 
cazione : Coll. Br. v. W. 


Gen. Gryllacris Serville. 


Gr. macilenta Pict. Sauss. 


A i Gryllacris macilenta Griffini 1909, Revis. dei tipi di ale. Gryllacris di Pictet 
et Saussure : Monitore Zoologico Ital., Firenze, Anno XX, pag. 112. — 


(1) Di ale. Gryllacris di Madagascar, osservate nelle collezioni del K. K. Hof- 
museum di Vienna e del Museum d’ Histoire Naturelle di Parigi; « Monitore Zoolo- 
gico Italiano », Firenze, Anno XXIII, n.° 2, 1912. 


294 ACHILLE GRIFFINI 


Griffini 1911, Studi sui Grillacr. del K. Zoolog. Museum di Berlino ; Atti 
Soc. Ital. Scienze Natur. Milano, Vol. L, pag. 231. 

Due % coll’ indicazione certo erronea: Neu Guinea; Fruhstorfer. 
Coll. Br. v. W. 

La specie è di Giava dove infatti fu raccolta dal Fruhstorfer 
in più esemplari che vidi trovarsi ora in varie collezioni. Quanto 
al poter questa specie esistere pure nella Nuova Guinea, io ne 
dubito sommamente, e non so neppure che il Fruhstorfer abbia 
spinto fino in quella regione i suoi viaggi e le sue ricerche. 

Le due 9 in discorso hanno statura alquanto diversa, ma si 
corrispondono bene; eccone le principali dimensioni : 


A B 
Lunghi delfeorpo NERI aim 24 30,8 (add. esteso) 
» Adel EPronoto ene NES » 5 DI 
» dell'etelitre ea » 24,1 28,2 
» dei femori anteriori . . » 8,4 9 
» dei femori posteriori . . aLe Vor 
» dell’'ovopositore. i. » 8,3 9,4 


Esse presentano dunque il caratteristico breve ovopositore com- 
presso, quasi dritto; inoltre hanno i caratteristici femori posteriori 
relativamente gracili, il caratteristico pronoto compresso. Sul dorso 
di questo si osservano due incerte fascie laterali brune sfumate, 
meglio marcate anteriormente e posteriormente, quasi svanite al 
mezzo, poco dopo il quale sembra includano ciascuna una macchia 
pallida. 


Gr. Bedoti Griff. 


Di GryUacris Bedoti Griffini 1909, Studi sopra ale. Gryllacr. del Museum d’ Hi- 
stoire Natur. de Genève ; Revue Suisse de Zoologie, Tome 17, pag. 381-84. 
— (Griffini 1910, Prospetto delle Gryllacr. di Madagascar e di isole vi- 
cine ; Zoolog. Anzeiger, Leipzig, Band 35, pag. 150. 

o Q. GryUlacris Bedoti Griffini 1912. Di ale. Gryllacr. di Madagascar osserv. 
nelle collez. del K. Zool. Hofmuseum di Vienna e del Mus. d’ Histoire 
Natur. di Parigi; Monitore Zoolog. Italiano, Firenze, pag. 26-27. 


Un de una 2: Antongil, Madagascar, Moequeris. Coll. Br. v. W. 
Esemplari alquanto più grandi del tipo al quale corrispondono 


Do: 


Pale + 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. 295 


perfettamente. Li ho descritti nella recentissima mia nota sopra 
citata, comunicata al Monitore Zoologico Italiano. 


Gr. nigriceps Karsch. 


Hi Di Gryllacris nigriceps Griffini 1911, Catal. sinonim. e sistemat. dei Grilla- 
cridi africani ; Bollett. Mus. Zoolog. Anat. Comp. Torino, Vol. XXVI, 
N°. 634, pag. 6. 


Tre Se una 9: Mundame, Kamerun ; Rohde. 

Un de due Q: Johann-Albrechtsh6he, Kamerun; Rohde. 

Corrispondono perfettamente agli esemplari da me deseritti, e 
sono al tutto eguali fra loro. 

In tutti gli esemplari le antenne sono ornate di numerosissime 
e fittissime piccole anellature pallide. Le elitre, lunghe mm. 27-23,5, 
superano benissimo 1° apice dell’ addome quando questo non sia 
anormalmente esteso. 

L’ovopositore delle 9 è lungo mm. 16,5-17,8, attenuato all’ e- 
stremo ma quivi non perfettamente acuminato. 

L’ultimo segmento addominale dorsale dei ST che è il IX (e che 
da me fu prima ritenuto come VIII) è come quello del tipo da 
me descritto. Esso all’apice è lievemente e brevissimamente solcato- 
inciso al mezzo, ove inferiormente poi porta le due piccole spine 
volte in giù completamente ravvicinate. Il lobo medio a guisa di 
lamina sopraanale da me descritto è visibile in tutti i Soana: 
mina sottogenitale è arrotondata e un po’ attenuata all’ apice, a 
lati esterni quindi leggermente concavi; essa presenta spesso un 
accenno a carenatura longitudinale apicale. Gli stili sono piccoli, 
laterali, situati presso la base della lamina. 


Gr. africana Brunner. 


GryUacris africana Griffini 1911, Catal. sinon. sistem. Grillaeridi africani ; 


Op. cit., pag. 6. 


Due $: Deut. Kamerun, Mundame ; Rohde. 
Un de una Q: Kamerun, Staudinger: Coll, Br. v. W. 


296 ACHILLE GRIFFINI 


Gr. africana var. perspicillata Gritt. 


A Di GryUacris africana var. perspicillata Griffini 1911, Catal. citato, pag. 7. 


Una $: Kamerun, Mus. Liibeck. Coll. Br. v. W. 

Una 9: Deut. Kamerun, Mundame; Rohde. 

Un d': Kamerun, Staudinger. Coll. Br. v. W. (con biglietto 
autografo di Brunner recante scritto: Gryllacris n. sp.). 

Corrispondono tutti bene ai miei tipi. Le 9 hanno l’ovopositore 
lungo mm. 16-17. Le elitre sono lunghe mm. 36-40, e general- 
mente un po’ più lunghe nei d' che non nelle Q. 


Gr. africana var. nov. piceotecta m. 


Q. A specie typica et a subsp. perspicillata m. differt praecipue : 
Occipite et vertice superne piceis vel atro-castaneis, necnon pronoto 
superne piceo vel atro-castaneo, tantum lineola media longitudinali 
plus minusve perfecta testacea, marginibus loborum lateralium angu- 
stissime piceis ; elytris venulis piceis et campo postico (supero in 
quiete) infumato ; geniculis femorum leviter incerteque fusco-ferrugineo 
umbratis, tibiis saturate ferrugineis. 


Longitudo corporis .. .. .. ...... mm. 81,5-33,5 (abd. extenso) 
» PTONO e n i ME » 6 
» CIYTOTUMART O IO. DIST 
» femor. anticorum . <<. . » 9,8 
» femor. posticorum . . . DAL 
» QUVPOSUONUST IRR » 14,-14,5 


Una 9: Victoria, Kamerun. 

Una g: Deut. Kamerun, Mundame : Rohde. 

Le considero entrambe come tipi poichè sono perfettamente si- 
mili fra loro. 

Come forma e come struttura corrispondono bene alla specie 
tipica e principalmente alla var. perspicillata, di cui la var. piceo- 
tecta può dirsi una sorta di esagerazione per ampio sviluppo del 
colore oscuro dorsale. 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. 297 


Il capo ha la faccia del solito colore colle solite macchie ocel- 
lari distinte; le antenne sono del colore della fronte. Il pronoto 
ha il margine posteriore lievemente sinuato al mezzo. In esso sono 
di colore pallido i lobi laterali inferiormente (eccettuato 1’ estremo 
margine) ed una lineetta longitudinale superiore alquanto sfumata, 
molto meno distinguibile sull’ occipite. La tinta picea superiore, 
sia sul pronoto come sul capo, non è perfettamente separata dalla 
tinta pallida inferiore, ma va lateralmente alquanto sfumandosi 
verso questa. 

L’ovopositore e la lamina sottogenitale hanno la solita struttura. 

I femori posteriori portano inferiormente da 5 a 8 spine per 
margine, generalmente 7. 


Gr. infelix Griff. 


A Gi GryUacris infelivx Griffimi 1911, Catal. cit., pag. 8-10. — Griffini 1911, 
Studi sui Grillac. del K. Zool. Mus. di Berlino ; Op. cit., pag. 200-201. 


Ho riferito con dubbio a questa mia specie un esemplare molto 
guasto, recante l’indicazione: Kamerun, Dr. Kraatz: Coll. Br. v. W. 

La larghezza del fastigium verticis, e le poche e corte spine 
alle tibie anteriori, presentate da tale esemplare, come pure la 
relativa brevità delle elitre, concordano con quanto si osserva nei 
tipi della Gr. infelia. 


Gr. indecisa Griff., subsp. pungens Griff. 


A Si Gryllacris indecisa subsp. pangens Griffini 1911. Note sopra ale. Grillacr. e 
Stenopelmatidi del Mus. d’Hist. Natur. de Genève; Revue Suisse de 
Zoologie, Vol. 19, pag. 4638-66. — Griffini 1912, Di ale. Gryllacr. di Ma- 
dagascar, ece.; Op. cit., Monitore Zoologico Italiano, Firenze, pag. 27-28. 


Un d': Antongil, Madagascar; Mocqueris. Coll. Br. v. W. 

L'ho descritto insieme con altri due esemplari, Se 9, del Museum 
di Parigi, nel recentissimo mio lavoro sopra citato, comunicato al 
Monitore Zoologico Italiano. 


298 ACHILLE GRIFFINI 


Gr. lyrata Kirby. 


led Di Gryllacris lyrata Griffini 1911, Catal. cit., pag. 15. — Griftini 1911. Sopra 
una pice. collez. di Grillacridi del Mus. Sud-Africano di Capetown ; 
Monitore Zoolog. Italiano, Anno XXII, pag. 128-29. 


Una 9: Sikumba, Delagoa Bai; Ringler. Coll. Br. v. W. 

Bell’esemplare, piuttosto grandetto, ben corrispondente agli altri 
da me esaminati. 

Le sue principali dimensioni sono : 


Lunghiadel corpo Fois ei o e IIa o. 
» AEIEPTONOLO ION A e » 4,7 
» dell'egelttre Mao » 39 
» d'elmiemorl anterior RR en » 6,1 
» (ELSreNIORIMPOSTETIORI ET Do 
» AEllfO VO pOSLtOTe Reti ES RO » 23. (circa) 


Gr. laetitia Kirby, subsp. mundamensis Grift. 


A i Gryllacris laetitia subsp. mundamensis Griffini 1911, Catal. cit., pag. 14. 
— Griffini 1911, Studi sui Grillacr. del K. Zoolog. Museum di Berlino; 
Op. cit., pag. 205. 
Un d': Johann-Albrechtsh6he, Kamerun ; Rohde. Coll. Br. v. W. 
È ben corrispondente al tipo da me descritto. Ha il capo molto 
scuro, anteriormente di color castagno, con macchie ocellari molto 
spiccate. 
I suoi femori posteriori hanno fin 7 spine sul margine esterno 
e 3 sull’ interno. 
Le sue principali dimensioni sono : 


Lung delteorpo N. ii AMOR MT 0. IA 2,0 
» delSpronote LLE. Care e E » 4,7 
» delle: elite See ee DAN25 
» ACLETEMOFIAANbE RIO LI RAT » 5,2 
» CELULEMOFINPOSUERIOLL MMS e ST » 9,8 


Gr. Holdhausi n. sp. 


Q. Propter colorem et picturam apud Gr. punetatam Br. locanda, 
sed propter structuram melius apud Gr. laetitiam Kirby locanda. 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. 299 


Corpus statura modice parva, sat robustum, elytris apicem abdominis 
et femorum posticorum aegre superantibus, pedibus breviusculis. Te- 
stacea nitida ; fastigio frontis punctis 4 nigris maiusculis in quadra- 
tum dispositis ornato, necnon fastigio verticis puneto medio migro 
maximo ; pronoto ut in Gr. laetitia confecto, maculis parvis 2 anticis, 
2 posticis, lineolisque 2 anticis externis, 2 posticis lateralibus arcuatis, 
necnon lineola infera in sulco V-formi, colore atris, ornato ; elytris 
testaceo-subhyalinis, venis venulisque testaceis ; alis vitreis, venis 
venulisque testaceo-ferrugineis ; pedibus concoloribus ; tibiis anticis 
et intermediis subtus utrinque spinis 2-3 parvis, tibiis posticis tere- 
tibus superne utrinque tantum spinulis minimis parum fuscis, aegre 
distinguendis, praeditis ;  ovipositore molli, modice elongato, erili, 
apice rotundato ; lamina subgenitali fere cuneiformi, apice attenuata, 
subacute rotundata. 


Longiudonc0npori8r SIM e a n mim, "16,8 
» DINO VANI ME ea A I » 4,1 
» CLYTIOVNUNVEI ATI ML Re o DAMnLo 
» WEMORMANLCONUMARO O OTO n: » 4,9 
» (EMORA POSTICORUME ENI ST » $ 
» QUIPOBUONAEO Ip Al ZIA OI I NSRE, È Iie » $ (circiter) 


Una % (tipo della specie): Mikindani, Deut. Ost-Afrika ; Reimer, 
1596, Coll:*Br:! wiWi 

Il capo è abbastanza robusto ; il fastigium verticis raggiunge 
la doppia larghezza del primo articolo delle antenne e fors’anche 
la supera; fra questo e il fastigium frontis non v'è alcuna sepa- 
‘azione, alcuna delimitazione, formando essi un tutto solo. La 
fronte è alquanto depressa, a superficie minutamente ineguale ; i 
solchi suboculari non sono distinti. Gli organi boccali sono normali. 

Il colore del capo e delle sue appendici è testaceo nebuloso 
come quello del corpo. L’occipite è al mezzo lievemente un po’ più 
seuro, in modo incerto, quindi porta in avanti un arco più pallido, 
pure incerto, al quale segue, sempre in avanti, il colore testaceo 
nebuloso del vertice. Le guancie dietro gli occhi sono un po’ sfu- 
mate di bruniecio. Le macchie ocellari sono affatto indistinte. Il 
fastigium verticis porta superiormente al mezzo un grosso punto 
nero irregolare. La sommità della fronte porta 4 punti neri dispo- 


300 ACHILLE GRIFFINI 


sti quasi in quadrato, di cui i due superiori situati fra le basi 
delle antenne e i due inferiori alquanto sotto questi. 

Il pronoto è piuttosto robusto, subquadrato a vederlo superior- 
mente; esso è fatto come nella Gr. laetitia, coi solchi così ben 
espressi, col margine anteriore arrotondato e sensibilmente pro- 
minente, il margine posteriore troncato e lievemente concavo, i lobi 
laterali col margine inferiore un po’ sinuato, l angolo posteriore 
inferiormente pronunciato, arrotondato, con margine posteriore con- 
cavo, al quale segue poi superiormente il vero margine posteriore 
del lobo laterale che invece è convesso, senza seno omerale. 

Il colore del pronoto è testaceo. Superiormente vi sono 4 mac- 
chiette nere, ben scostate dai margini, due anteriori un po’ cuori- 
formi, alquanto oblique, col vertice volto in dietro ed in fuori, e 
due posteriori più ravvicinate, quasi puntiformi ; esternamente si 
osserva ancora da ciascun lato una lineetta nera anteriore obliqua 
e sinuosa, che scende nel lobo laterale verso i’orlo anteriore, inoltre 
una lineetta nerastra entro il vertice inferiore del solco V-forme, 
e infine una macchietta posteriore quasi a mezzaluna entro l’estremo 
superiore del ramo posteriore del solco V-forme. 

Le elitre sono poco lunghe e poco larghe, testacee subialine, 
anteriormente ed all’apice quasi ialine, colle areole alla base e 
principalmente posteriormente più testacee, nella metà basale della 
parte posteriore persino più scure delle venature, mentre altrove 
sono concolori con queste o più pallide od anche contengono una 
macchia sfumata più pallida. 

Le ali sono limpide, vitree, incolori, con venature testaceo— 
ferruginee. 

Le zampe sono piuttosto tozze, concolori. Le tibie anteriori e 
medie hanno inferiormente da ciascun lato tre piccole spine con- 
colori. I femori posteriori sono molto tozzi, grossi alla base, bre- 
vissimamente attenuati all’apice; hanno inferiormente presso all’a- 
pice 3 spine per parte, oscure a base pallida. Le tibie posteriori 
sono quasi cilindriche e sembrano inermi, però ben esaminate colla 
lente presentano rudimenti di 3, 4, e fin 5 minutissime spine su 
ciascun margine, pochissimo distinguibili, appena appena bruniccie. 

L’addome è testaceo. L’ovopositore è allungato ma non molto, 
esile, molle, colle valve testacee a margini più pallidi e ad apice 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. 301 


arrotondato, La lamina sottogenitale è più lunga che larga, atte- 
nuata all’apice e quivi subacutamente arrotondata, non incisa, 
convessa, così che pare quasi cuneiforme. 

Ho il piacere di dedicare questa nuova specie al nome del 
Dr. K. Holdhaus, entomologo al Museo di Vienna. 


Gr. genufusca Karsch. 


Q. GryUacris genufusca Karsch 1891, Uebers. der von Preuss auf der Barombi- 
Station in Kamerun ges. Locustodeen; Berlin. Entom. Zeitsehr., Band. 36, 
pag. 340. — Griffini 1911, Cat. cit., pag. 8. — Griffini 1911, Studi sui 
Grillaer. del K. Zoolog. Mus. di Berlino ; Op. cit,, pag. 199. 


Non conobbi mai in natura questa specie, descritta alquanto 
vagamente dal Karsch; nel recente lavoro sui (Grillacridi del 
K. Zoolog. Museum di Berlino ho riportato le indicazioni che mi 
diede gentilmente il Dr. La Baume intorno al tipo di Karsch che 
si conserva al Museo di Berlino. 

Dopo non breve studio, credo ora di poter riferire a quella 
specie i seguenti due esemplari del Museo di Vienna : 

Due d': Kamerun, Dr. Kraatz. Coll. Br. v. W. 

Comincerò col darne le principali dimensioni : 


A B 

S Eune eg delgeorp oe e RL ST 
» del&pronoto ne <a e ea » 3,4 3,2 

» dell'eselitre Re e gala 10 
» Celere mnoriza CemOLIE MARSA » 4,7 4,5 

» dei femori' posteriori. .. <. ...{ » 8,3 8 


Il colore è come nei tipi descritti da Karsch, testaceo scuro 
nebuloso, con fronte più pallida, senza però che vi sieno distin- 
guibili disegni bruni, ma soio con qualche incerta sfumatura 
guisa di punti o di linee molto nebulosi; un esemplare sembra 
avere 4 punti disposti in quadrato sulla sommità della fronte, ma 
in modo incertissimo. 

Il fastigium verticis è anteriormente pianeggiante, largo circa 
una volta e mezza il primo articolo delle antenne, e fors’anche un 
po’ di più, con lati esterni carenulati. 


302 ACHILLE GRIFFINI 


Il pronoto non presenta distinti disegni bruni, solo è qua e là 
molto nebuloso. Esso è piuttosto breve, sempre però più lungo 
che largo, a margine anteriore arrotondato ma non prominente, 
a margine posteriore troncato, coi lobi laterali trapezoidali ad an- 
goli arrotondati e col margine posteriore tutto obliquo, senza seno 
omerale distinto. I soliti solchi sono presenti ; quelli superiori sono 
assai ineertamente delineati. 

Le elitre sono piuttosto anguste, testaceo-ferruginee, con talora 
qualche areola mediana più scura al mezzo. 

Le zampe corrispondono alla descrizione di Karsch. Veramente 
le spine delle tibie anteriori e medie non sono molto lunghe, però 
sono 4 distinte su ciascun margine, eccettuato forse il margine 
posteriore delle tibie medie che può averne solo 3. I femori po- 
steriori sono relativamente brevi, con parte apicale attenuata bre- 
vissima, ed hanno da 3 a 5 spine nella metà apicale di ciascun 
margine inferiore. Le tibie posteriori superiormente dopo la parte 
basale si fanno pianeggianti e quivi portano 5 piccole spine per 
parte. 

Il colore delle zampe è come quello del corpo; tutte le tibie 
alla base o subito dopo questa presentano una incerta tinta bruna 
che sulle posteriori può superiormente formare una sorta di irre- 
golare anellatura post-basale. 

Il segmento addominale dorsale VIII dei S'è poco esteso; il 
IX è convesso, a cappuccio, col margine apicale preceduto da un 
leggero solco trasversale, poi alquanto laminare, non ripiegato in 
sotto, arrotondato, ma munito al mezzo di due brevi punte trian- 
golari ravvicinate, dritte. La lamina sottogenitale, non ben con- 
servata in questi esemplari, appare essere trasversa, con stili la- 
terali apicali poco lunghi. 


Gr. pygmaea Kirby. 


led GryUacris fasciata Brunner 1888, Monogr. der Gryllacriden; Verhandl. 
K. K. Zool. Bot. Gesellsch. Wien, Band 38, pag. 365. (Nec Gr. fasciata 
Walker). 


TA, di: gti pit 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. 53053 


O. Gryllacris pygmaea Kirby 1906, Catal. Orthopter. Vol. 1I, London, pag. 147. 
— Griffini 1911, Catal. sinon. sistem. Grillacr. africani ; Op. cit., pag. 11. 


A questa specie, della quale mai non vidi esemplari, riferisco 
dopo accurato studio il seguente : 

Una 9: Kamerun, Dr. Kraatz. Coll. Br. v. W. 

Veramente somiglia assai alla Gr. eximia Karsceh, la quale specie 
forse non ne è che una varietà, tanto più quando si consideri che 
dalla stessa descrizione di Karsch risulta che nella 9 della Gr. erimia 
non esiste seudetto facciale nero come nel 

Le principali dimensioni della 9 del Museo di Vienna sono : 


TRE A ECOLE NE IR TOTO. 
» TElEPpronoto RR OI » SR 
» dell'eselivre rei e e e DI 1252 
» dellfemoritAnberiorit, NARA. » 4 
» dei femori posteriori... /.. . » 6,3 
» d'ellfovopositore Reg Re » 7,5 (circa) 


Il corpo è gracile come nella Gr. eximia. Il capo è però tutto 
pallido, testaceo ; il fastigium verticis raggiunge la larghezza 1//, 
del primo articolo delle antenne ed ha i lati subcarenati. Il 
pronoto è come in quella specie, con fascia dorsale longitudinale 
ben marcata di color castagno scuro, ristretta e un po’ sfumata 
al mezzo, dilatata triangolarmente all’ indietro ; i lobi laterali sono 
come nella eximia. 

Anche le elitre e le ali sono come nella detta specie. 

Le zampe sono concolori, testacee. Le tibie anteriori e medie 
hanno inferiormente appena due piccole spine per parte, poco di- 
stinte, oltre la spina apicale ancor minore. I femori posteriori, 
abbastanza allungati, portano inferiormente 2-3 spine sul margine 
interno e 6-7 sull’esterno. Le tibie posteriori superiormente sono 
pianeggianti dopo la parte basale, ed hanno 3 spine sul margine 
interno, 4-6 sull’esterno. 

Il dorso dell’addome appare almeno al mezzo longitudinalmente 
oscuro. L’ovopositore è lungo, molle, esile. pallido, un po’ pube- 
scente, arrotondato all’apice ; nell’esemplare conservato a secco, 
come al solito, si è tutto contorto. La lamina sottogenitale appare 
essere trasversa, arrotondata, coll’apice lievemente sinuato al mezzo. 


304 ACHILLE GRIFFINI 


Subgen. Echidnogryllacris Griffini. 


(1912, Di ale. Gryllacris di Madagascar, ecc., Monitore Zoologico Italiano, 
Firenze, pag. 29). 


Echidnogr. sanguinolenta Brunner. 


S; Gryllacris sanguinolenta Brunner 1888, Monogr. cit., pag. 363. 

loA pi Gryllacris sanguinolenta Griffini 1909, Studi sopra alc. Gryllacr. del 
Mus. d’ Hist. Natur. de Genève ; Op. cit., pag. 397-99. — Griffini 1910, 
Prospetto delle Gryllacr. di Madagascar, ecc., Op. cit., pag. 510. 

lot (2A Echidnogryllacris sanguinolenta Gritftini 1912, Op. cit., pag. 29-31. 


Un d': Andragoloka, Madagascar; Sikora. Coll. Br. v. W. 

Questo d' insieme con due Q del Museum di Parigi, è descritto 
nel sopra citato lavoro recentissimo comunicato al Monitore Zoo- 
logico Italiano, nel quale pure è istituito il nuovo sottogenere 
EchidnogryUacris. 

Il sottogenere è particolarmente distinto per la presenza di due 
spine rigide sulla parte superiore di ciascuna tibia media verso la 
base, situate Vuna dopo l’altra, rivolte all’ indietro. Tali spine 
mancano in ogni altro Grillacride vero. 


Subgen. Papuogryllacris Griffini 1909. 


Papuogr. dimidiata Brunner, subsp. capucina Griff. 


A Papuogryllacris dimidiata subsp. capucina Gritfini 1911. Prospetto delle Gryl- 
lacr. abitanti la Nuova Guinea e le isole più vicine ; Zoolog. Anzeiger, 
Leipzig, Band 37, pag. 537-38. — Griffini 1911, Studi sui Grillaer. del 
Mus. Civ. di Storia Naturale di Genova; Annali Mus. Civ. Genova, 
ser. 3, Vol. V, pag. 133. — Griffini 1911, Studi sui Grillacr. del 
K. Zool. Mus. di Berlino; Op. cit., pag. 235-36. 


Finora di questa mia sottospecie avevo visto solamente esem- 
plari maschi. 

Ora nelle collezioni del Museo di Vienna vedo il seguente 
esemplare : 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. 305 


Una $: Sattelberg, Nova Guinea: Staudinger. Coll. Br. v. W. 
(con etichetta autografa di Brunner recante scritto: GryMWacris sp. n.) 

Essa corrisponde abbastanza bene ai tipi 7 da me descritti, 
certo assai più che non al tipo della Papuogr. dimidiata Neuhaussi 
(Cesti b9101, 

Le sue principali dimensioni sono : 


SI [ao RC0rpO RE I IV SII 
» delEpronovo. e ui et E Tae » 8 
» dellerelitre set aree e Dedo 
» (ETRE OLIMZAN LET OI SE I DI!3 
» delremoriEposterIOLI Ne Arte OO » 25 
» dell'SovOposttore Mia er I. » 38,7 


Il capo ha Voccipite e il vertice giallo-testacei, col relativo fa- 
stigio volgente al fulvo-rossiecio : il fastigium verticis scarsamente 
raggiunge la larghezza 14‘, del primo articolo delle antenne. Le 
guancie e la fronte sono di un castagno scuro, spieccando sulla 
sommità di questa la grande macchia ocellare verticalmente ret- 
tangolare o quasi, che è di un bel giallo. Il clipeo, il labbro e le 
mandibole sono di color castagno nerastro, quasi nero. I palpi e 
le antenne sono fulvi. 

Il pronoto ha il solito colore, cioè è di un castagno-nerastro 
quasi nero, colla metazona e la parte posteriore dei lobi laterali 
nettamente gialle, a sottile estremo orlo nerastro. La parte dorsale 
nerastra del pronoto presenta anteriormente qualche piccola por- 
zione pallida, cioè subito dopo il solco anteriore una breve lineetta 
sottile mediana longitudinale fulva che anteriormente si sfuma di- 
latandosi, e da ciascun lato, sempre subito dopo il solco anteriore, 
una breve macchia lineare trasversale pure fulva, non perfetta- 
mente circoscritta. -Anche posteriormente questa parte dorsale ne- 
rastra del pronoto, prima del proprio termine, ha due piccole 
macchie trasversali fulvo-rossiccie, molto incerte, una per parte. 

Le elitre sono come nei tipi JI con venature picee, colle vene 
principali longitudinali ferruginee, e con leggermente accennata la 
piccola macchia basale bruno-nericcia. 

I femori sono giallastri ma inferiormente più o meno irregolar- 
mente nerastri, essendo però questo colore non mai diviso netta- 


« Redia », 1912. 20 


306 ACHILLE GRIFFINI 


mente da quello giallastro, ma essendo sfumato verso di esso. 
Così gli anteriori hanno questo colore solo inferiormente nella metà 
apicale e sottilmente sui margini inferiori, incertamente poi all’e- 
stremo apice; i femori medi sono principalmente nerastri lungo 
quasi tutto il margine inferiore esterno (anteriore), inoltre nella 
metà apicale della superficie inferiore; i posteriori inferiormente 
verso l’apice sono appena un po’ bruni, sono invece nerastri sot- 
tilmente secondo una linea parallela al margine inferiore esterno 
e prossima a questo lungo i due terzi apicali, preceduta da una 
serie di macchiette oscure situate ad un livello leggermente supe- 
riore, di cui le basali insieme riunite ; l'estremo apice di questi 
femori è superiormente nerastro in modo ben distinto. Le spine 
dei femori posteriori sono come nei tipi. 

Tutte le tibie hanno Pestrema base brevemente nera o bruno- 
nera, con una sottile anellatura post-basale di questo colore ; del 
resto sono giallastre. Le posteriori hanno 7 spine sul margine 
esterno e 6 sull’interno, tutte nerastre, non però fino all’estrema 
base. Le anteriori e medie hanno le caratteristiche 5 spine lunghe 
su ciascun margine inferiore, brune ad estremo apice pallido. I 
tarsi sono ferruginei. 

Il colore dell’addome di questa 9 è alquanto alterato principal- 
mente sul ventre; sul dorso appare uniformemente ferrugineo. 
L’ultimo segmento ventrale non è in stato tale da poter descriversi. 
La lamina sottogenitale è come nelle 9 dello stesso sottogenere, 
arrotondata e piuttosto grande. L’ ovopositore è rettissimo, lun- 
ghissimo, rigido, relativamente sottile, di color castagno lucido, ed 
è appuntito all’apice. 


Papuogr. ligata subsp. nov. concoloriceps m. 


IS A specie et a subspeciebus divisa Griff. et humerali Grif. 
differt praecipue : fronte grosse impresso-punetata, fastigio verticis 
angustiore, lobo laminae subgenitalis lo apice haud furcato sed tran- 
sverse securiformi, femoribus posticis margine interno toto minute 
spinuloso. Capite toto concolore pallide ferrugineo, excepta macula 
ocellari frontali maiuscula campaniformi pallide flava, necnon labro, 


= 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. 507 


palpis et artieulo primo antennarum testaceis, ideoque fascia frontali 
transversa castanea nulla ; pronoto testaceo sed fascia media tran- 
sversa latissima integra, atra, ornato, in utroque lobo laterali sensim 
angustata ibique subacuta usque ad medium limbi inferi lobi eatensa, 
superne tantum metazonam totam testacecam et marginem anticum 
etiam latiuscule totum testaceum liberante. 


Loniguadosconporis0E 6 re e e mm 99 
» PROTO A e e » 7 
» CINGOLATI A To » 38 
» TELO DIRI. a » 9,2 
» MENORUMMPOSRCORUNERR ARONA DIS 


Un d (tipo della sottospecie): Milne Bai, Neu Guinea: Stau- 
dinger. Coll. Br. v. W. 

‘aput haud valde magnum. Frons grosse impresso-punctata. 
Fastigium verticis latitudinem primi articuli antennarum parum 
superans, eius latitudinem 1//, aegre attingens, lateribus subcari- - 
nulatis. 

Pronotum structura ut in subsp. divisa m. Lobi laterales mar- 
gine infero subeoneavo, angulo postico longe ac oblique truncato, 
inferius sensim rotundato-prominulo. Color pronoti videtur ater, 
cireumeirca latiuscule testaceo marginatus, tamen colore testaceo 
ad medium marginis inferi loborum lateralium tantum in limbo 
extremo angustissimo, dum in margine antico et postico loborum 
et dorsi latiusculo. Pars atra dorsalis superne utrinque posterius 
maculam incertissimam rufo-castaneam aegre visendam includit. 

Elytra et alae ut in subsp. divisa. 

Pedes testaceo-straminei, crassiusculi, tibiis omnibus post  ge- 
niculum incerte superne annulo fusco indistineto signatis. Femor: 
postica ut in subsp. divisa, margine externo 8-spinuloso, spinulis 
sat robustis, fuscis, basi pallidioribus, margine interno 10-spinu- 
loso, spinulis fuscis perparvis. 

Genitalia 0 circiter ut in subsp. divisa, segmento abdominali 
dorsali ultimo tamen toto concolore pallido. Lamina subgenitalis 
margine postico toto obtuse subtriangulari, vertice in lobum lon- 
giusculum, angustulum, apice transverse securiformem (non furca- 
tum) producto. Styli in lateribus apicis laminae subgenitalis orientes, 
quam lobum optime longiores, crassiusculi, setosi, subeylindrici. 


3083 ACHILLE GRIFFINI 


Papuogr. diluta Griff., var Huoniana Griff. 


led Q. Papuogryllacris diluta var. Huoniana Griftini 1911, Nuovi studi sopra 
diversi Grillacr. del Mus. Nazion. di Budapest: Annales Mus. Nation. 
Hungarici, IX, pag. 183-84. — Griffini 1911, Prospetto delle Gryllacr. 


abit. la Nuova Guinea, ecc. ; Op. cit., pag. 539. 
Una 9: Nova Guinea, Kaiser Wilhelmsland. Coll. Br. v. W. 
È considerevolmente robusta, completamente di color fulvo-te- 


staceo uniforme, ed ha ovopositore sottilissimo. 
Le sue principali dimensioni sono le seguenti : 


LUNE ROLECORPORSMTA I I III 
» A'elOTONOLO ME  E AO O » 7,8 
» Aell'efelitre Re e N » 32 
» delifemori anteriori... ii ist ne » 959 
» AELITEMOLIMPOSTELIOLI RIN O NO Do 
» AGIIZOVO POSILOLE A NI » 22,8 


Gen. Neanias Brunner. 


N. brevifalcatus (Brunner). 


Eremus brevifalcatus Brunner, Griffini 1911, Catal. sinon. sistemat. dei Grilla- 
cridi africani; Op. cit., pag. 18. 

Anche questa specie ha dei minuti rudimenti di elitre, tutt’altro 
che facili a vedersi, e che sfuggirono finora all’ osservazione degli 
studiosi. Essa dunque, come parecchie altre che fin quì si classi- 
ficarono nel genere Hremus Br., deve passare nel gen. Neanias. 

Nelle collezioni del Museo di Vienna ne osservo : 

Una $: Deut. Kamerun, Mundame; Rohde. 

Un de una 9 immaturi, colla stessa indicazione di provenienza: 
Deut. Kamerun, Mundame: Rohde. 

La $ adulta ha le seguenti dimensioni principali : 


Lupghdelyeorpo,L®* Regia e ci eg RAS 
» del pronoto. e 1 4,7 
» dellevelitre.. idr ea TS » 0,3 
» ACIMECIMOTIAAMIVORI OLI AIAR OSO IT » 6,1 
» del':femori posteriori i Se. nel Var Ea) 


» dell \OVOPosicore n e Ne » to] 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. 509 


Questi esemplari sembrano intermedii fra il N. brevifalcatus 
Br. tipico, che deve avere il fastigium verticis largo oltre il doppio 
del primo articolo delle antenne e la var. Carnapi Griff. 1908, 
nella quale il fastigium wverticis supera appena appena la larghezza 
del primo articolo delle antenne. 

In questi il detto fastigio nella 9 adulta è largo quasi il doppio 
del primo articolo delle antenne, nella 9 immatura circa una volta 
e mezza, e nel immaturo poco più largo del primo articolo stesso. 

I minuti rudimenti di elitre, scoperti in tali esemplari, esistono 
anche in altri che posseggo nella mia collezione. 


Gen. Eremus Brunner. 


E. Brunni n. sp. 


Si Eremus sp. M. v. Brunn, 1901. Ostafrik. Orthopteren; Mittheil. Naturh. 
Museum, Hamburg, XVIII Ihg., pag. 276 (Ex Makakalla-Thal). — Grif- 
fini 1911, Catal. cit., pag. 19. 


IS Corpus graciliusculum, subelongatum, nitidum , testaceum, utrin- 
que vitta lata castaneo-atra a margine antico utriusque lobi lateralis 
pronoti usque ad apicem abdominis perducta. Capite concolore testa- 
ceo, fastigio verticis latitudinem circiter triplam primi articuli an- 
tennarum attingente ; pedibus breviusculis et haud robustis, testaceis, 
femoribus omnibus ante apicem castaneo annulatis, annulo haud bene 
definito, tibiis ommibus subito post geniculum incerte fusco annulatis; 
tibiis anticis et intermediis subtus utrinque tantum spinulis 2 parvis 
adpressis concoloribus praeditis; femoribus posticis basi crassis, apice 
breviter attenuatis, subtus in utroque margine spinis 3-5 armatis ; 
tibiis posticis fere teretibus, superne in utroque margine spinulis 
4-5 praeditis. 


LONGUUROMCONPOrS SENESE ino 
» PROTO LUME MO I I) e » 3 
» iemorummanticorumilti ae, I. » b) 
» TEMOTUMWUPOSTCONUME SO. » 6,4 


Un d (tipo della specie): Mikindani, Deut. Ost-Afrika ; Reimer, 
11896; CollstVBrfvafWi-n21006. 


510 ACHILLE GRIFFINI 


Questo d' è dunque proprio uno dei due ai quali allude il 
v. Brunn nel citato lavoro del 1901. 

Il capo è relativamente mediocre, con occipite mediocremente 
convesso, con fastigium verticis largo circa il triplo del primo ar- 
ticolo delle antenne, fronte piuttosto depressa, solchi suboculari 
indistinti, organi boccali normali. Non vi è separazione fra il fa- 
stigium verticis e il fastigium frontis. 

Il colore del capo e delle sue appendici è uniforme, testaceo— 
fulvo, nebuloso, senza macchie ocellari distinte: solo gli occhi 
oblunghi, sono neri. 

Il pronoto è più lungo che largo, semicilindrico, a margine an- 
teriore leggermente arrotondato ed a margine posteriore legger- 
mente concavo. Il dorso del pronoto presenta ben distinto un 
solo soleo trasversale che connette Vuno all’altro i rami posteriori 
dei solchi V-formi dei lobi laterali. Questi lobi sono più lunghi 
che alti, anteriormente un po’ più alti che posteriormente, a mar- 
gine tutto arrotondato, più ancora in avanti che non all’ indietro. 

Il colore del dorso del pronoto è longitudinalmente testaceo al 
mezzo, e invece castagno ai lati come nei lobi laterali; l’estremo 
orlo inferiore però dei lobi laterali anteriormente è di nuovo gial- 
lognolo-fulvo, mentre le fascie di color castagno sono al mezzo 
quasi verticalmente un po’ più sfumate. 

La stessa colorazione si ha sul mesonoto e sul metanoto : quindi 
sull’addome le larghe fascie laterali si fanno più scure e quasi 
nere, continue, più perfettamente definite; sul primo segmento 
addominale poi esse sono alquanto più ampie che non sugli altri, 
perciò questo primo segmento ha la fascia mediana testacea un 
po’ più ristretta. Il ventre è testaceo. 

Le 4 zampe anteriori sono piuttosto brevi e gracili; le poste- 
riori hanno i femori grossi e brevi, le tibie gracili e poco allun- 
gate. Il colore delle zampe è testaceo. I femori prima dell’ apice 
e le tibie subito dopo la base presentano una anellatura bruna 0 
bruno-nerastra, più o meno larga e marcata, ma non mai ben 
perfetta perchè almeno superiormente riesce alquanto sfumata 0 
interrotta. 

Gli ultimi due segmenti addominali dorsali del SI non sono più 
lunghi dei precedenti: l’ultimo non è bene a cappuccio, e scopre 


NARA META INTRO 


STUDI SOPRA ALCUNI « GRILLACRIDI » ECC. Suoli 


alcuni organi come valvole anali, lamina sopraanale, che non pre- 
sentano nulla di particolarmente caratteristico. La lamina sottoge- 
nitale, a quanto può giudiearsi in questo tipo, appare essere tra- 
sversa, munita di stili laterali apicali minimi. 

Come giustamente notava il v. Brunn, al quale mi eredo in 
dovere di dedicare la specie, gli esemplari della collezione Brun- 
ner v. Wattenwyl sono due led e cioè, oltre il tipo ora descritto, 
un secondo esemplare probabilmente immaturo, ad esso molto si- 
mile, e proveniente dalla stessa località. 








La presente Memoria è stata pubblicata il 30 Giugno 1912. 


LE: GLANDUEESEACCIPARE*»E*CERIPARE 


DEL LECANIUM OLEAE BERN. 


Nota del Dott. G. TEODORO 


Assistente nell’Istituto di Zoologia e Anat. comparata della R. Università di Padova 
diretto d;1 prof. D. CaRAZZI 


Le glandule laccipare e ceripare del Lecanium oleae Bern. sono 
state già studiate dal BERLESE (I), ma alcune particolarità degne 
di nota, in esse da me recentemente riscontrate, mi spingono a 
tornare sull’argomento. Mi riferisco specialmente alla struttura isto- 
logica delle glandule predette, senza parlare della natura chimica 
delle loro secrezioni. A questo proposito mi basti solo accennare 
a due fatti: che la lacca e la cera secrete dalle Cocciniglie sono 
sostanze di composizione complessa (come hanno trovato parecchi 
ricercatori), e che la cera contiene una quantità più o meno grande 
di lacca, e la lacca stessa è unita sempre con della sostanza ce- 
rosa in una proporzione variabile. La cera, più propriamente, è 
stata dal LIEBERMANN (3) chiamata coccerina. 

Mi sono servito dei mezzi di tecnica che ho già usato in altre 
ricerche sulle Cocciniglie, cioè fissazione in alcool assoluto o su- 
blimato alcoolico acetico, e colorazione con ematossilina Carazzi 0 
ematossilina ferrica, alle quali ho fatto sempre seguire una colo- 
razione plasmatica con eosina acquosa. 

In questa nota parlo solo di L. 0. femmine, poichè non ho avuto 
occasione di raccogliere neanche un individuo maschile di questa 
specie, i cui maschi, come sì sa, sono rari. 


A ni PT 


LE GLANDULE LACCIPARE E CERIPARE ECC. Sti 


* 
* * 


Nel L. o. si possono distinguere le glandule laccipare e ceripare 
nel modo seguente : 
regione dorsale: glandule diffuse su tutto il dorso — laccipare 


» perianali — ceripare 
regione ventrale:  glandule dei peli stigmali — ceripare 

» dei solchi stigmali » 

» diffuse su tutto il ventre » 

» anali » 

» perivulvari » 


Infine si ha secrezione di piccola quantità di cera su tutti i peli 
marginali del corpo. 


Glandule laccipare. 


Sono diftuse su tutto il dorso del ZL. 0.; per la struttura si 
avvicinano alle glandule ceripare, poichè, come queste, sono  for- 
mate da una cellula ipodermica che ha assunto funzione glandu- 
lare, e il cui dotto è chiuso all’esterno da un leggero strato di 
chitina. La cellula laccipara è distinta in due porzioni: Vuna, in- 
feriore, è posta fra le vicine cellule dell’ipoderma, e l’altra, supe- 
riore, è invece accolta in una speciale cavità scavata nel grosso 
strato chitinoso. La prima parte è di dimensioni poco più grande 
di una comune cellula ipodermica, e contiene un grosso nucleo 
ovale, basale. 

Esaminando sezioni sagittali o trasversali si vede che lo strato 
chitinico è tutto provvisto di numerose cavità, disposte in un unico 
piano, a sezione ora ovale o piriforme, ora trapezoidale, il cui asse 
maggiore è perpendicolare alla chitina stessa. In ognuna di que- 
ste cavità trovasi appunto accolta la seconda parte di ogni cel- 
lula laccipara, con protoplasma rieco di granulazioni (probabilmente 
granuli di secreto) che assumono fortemente i colori basici. Il soma 
di ogni cellula laccipara non occupa per intero la corrispondente 
cavità, ma le resta intorno un piccolo spazio vuoto che servirebbe, 
secondo BERLESE (2), a « permettere alla cellula molta dilatazione 


514 G. TEODORO 


nella sua parte mediana ». Questo aspetto però, potrebbe anche 
dipendere da una contrazione. del soma cellulare per opera dei fis- 
sativi. 

Sia verso l’interno della chitina che verso l’esterno, la cavità 
si restringe ; verso l’interno resta un’apertura sufficientemente larga 
per cui passa la porzione superiore della glandula, ma verso 
l’esterno la cavità si continua in un corto e stretto canale che è 
chiuso ad una certa distanza dal suo estremo esterno, da uno 
straterello chitinico, così da determinare sulla superficie libera 
della chitina un piccolo infossamento 0 « coppetta cilindrica », 
come dice il BERLESE (2). Questa si potrebbe chiamare poro lacct- 
paro in analogia con i pori ceripari; il TARGIONI (5) chiamava siffatta 
formazione « punto lucido (ostiolo) praticato nella parete esterna 
delle cellule ». Data questa particolare struttura del tegumento 
dorsale del ZL. 0., se lo si esamina in toto, si scorgono in esso una 
serie di zone più chiare, con un piccolo infossamento centrale. 

Il secreto delle glandule laccipare assume all’esterno la forma 
di piccole squame o placche subtrasparenti biancastre che, a mano 
a mano che la secrezione procede, vanno saldandosi fra loro. Su 
di esse alligna benissimo un fungo, il Cladosporium herbarum Pers. 
(Link.). 

Vi sono altre Cocciniglie, oltre il L. 0., che secernono lacca, ed 
anzi in quantità molto più rilevante, ma siccome di esse non si 
conosce ancora l’anatomia minuta non si può fare nessun confronto 
col L. 0. Nella Pulvinaria camelicola, da me precedentemente 
studiata (6, 7), non si riscontra questo tipo di glandule. 

BERLESE (I) però ha constatato una secrezione di lacca anche 
nel Lecanium hesperidum L., in quantità molto limitata; egli ac- 
cenna alle glandule che la secernono, ma non si diffonde a de- 
seriverle. 


Glandule perianali. 


Sul dorso del L. o. oltre i pori laccipari ora descritti, si notano 
altre particolari formazioni chitiniche. In una zona poco al diso- 
pra delle valve anali, esistono dei piccoli dischetti, sparsi fra i 
pori laccipari; essi, poco numerosi, sono costituiti da un piccolo 


SONS VONTI 


LE GLANDULE LACCIPARE E CERIPARE ECC. 5315 


rilievo mammellonare (fig. 1 x), che sporge lievemente dallo strato 
chitinico (c), essendo quasi tutto affondato in esso. Ad ogni di- 
schetto fa seguito nella chitina una cavità cilindrica (parallela alle 
vicine cavitè delle cellule laccipare), in cui penetra una cellula 
(gl) dell’ ipoderma, provvista di vistoso nucleo basale (n). Im questa 





si possono distinguere due porzioni, come per le glandule laccipare, 
di cui una giace in una cavità della chitina, V altra, contenente 
il nucleo, nell’ ipoderma. Nessuna particolarità si nota nelle cellule 
in parola, eccetto un ispessimento mediano, mal distinto, il quale 
però non giunge a toccare la volta del sovrastante rilievo cupu- 
liforme (7). BERLESE (1) considera queste cellule come glandule 
ceripare, ma dice di non averne mai visto il secreto. Ed infatti, 
esaminando femmine di L. 0. sia in stato ninfale che a completo 
sviluppo, non si vede, nel posto ove sono queste speciali cellule, 
altra secrezione all’ infuori di quella diffusa su tutto il dorso, e 
di cui ho detto avanti. Ma poichè la loro struttura dimostra una 
funzione decisamente glandulare, è probabile che il secreto di esse 
si unisca senz’ altro — sia cera o lacca — a quello delle circostanti 
glandule laccipare. 
Formazioni simili non esistono nella Pulvinaria camelicola. 


5316 G. TEODORO 


Glandule dei peli e dei solchi stigmali. 


Ai tre peli conici e cavi inseriti in ciascuna incisura stigmale, 
corrispondono nell’ ipoderma glandule del tutto simili a quelle che 
ho descritto ed illustrato per la Pulvinaria camelicola Sign. Anche 
per le glandule dei solchi stigmali del L. o. vale quanto ho detto 
per maschi e femmine delle P. c. (6, 7). Si tratta cioè di poche 
e piccole glandule pluricellulari con dotto cortissimo che termina 
sulla chitina in un dischetto perfettamente rotondo. Ogni dischetto 
ha l’orlo più ispessito della porzione mediana; in essa sono sei 
pori (chiusi verso l’esterno) uno centrale e cinque, disposti in cir- 
colo intorno a questo. Da tali pori geme la cera in forma di mi- 
nuti cilindretti i quali si arricciano e si aggrovigliano riempiendo 
tutto il solco stigmale. 


Glandule diffuse ventrali. 


BERLESE (I) nel suo lavoro sui Lecanium non fa menzione, pel 
L. o., di queste glandule. Esse, per struttura, si avvicinano molto 
alle glandule ventrali della femmina della P. c., e più ancora a 
quelle dorsali del maschio di questa stessa specie. Di queste ho 
già parlato in due precedenti note, alle quali rimando anche per 
le figure (6, 7). 

Sulla superficie ventrale dunque del £L. 0., vanno a metter capo 
numerose glandule ceripare, disposte senza alcun ordine, ma adden- 
sate specialmente lungo la periferia del corpo, ove è in particolar 
modo attiva la loro secrezione. È noto che le femmine del L. o., 
quando sono piene di uova, assumono una forma molto convessa 
e restano fortemente aderenti al rametto sul quale si sono fissate 
col rostro, con tutta una zona marginale, abbastanza slargata, del 
loro corpo. Su questa, anche a debole ingrandimento, è ben visibile 
una quantità di squamette di cera biancastra, dalle quali spicca 
nettamente la cera dei quattro solchi stigmali, per essere in forma 
di riccioli, più addensata, e perfettamente bianca. 

Nelle glandule in parola una grossa cellula basale, provvista di 


LE GLANDULE LACCIPARE E CERIPARE ECC. SI 


vistoso nucleo, e poche cellule minori laterali, cireondano un’area 
centrale, striata radialmente, o area secretiva, che somiglia molto 
a quella che ho illustrato della P. c. (6 fig. 7; 7 fig. 3), ma le 
cui strie sono, in confronto, meno numerose. Dal centro di questa 
area si stacca un dotto tubulare chitinoso, composto di due pezzi, 
dei quali uno, il più sottile — prossimo alla glandula — si in- 
nesta nel più grosso che va a terminare sulla chitina. Si ha quì 
una disposizione del tutto simile a quella che ho notato nella 
prima ninfa maschile della P. c. Il dotto non va sempre in linea 
retta dalla glandula alla chitina, ma spesso subisce prima una 
curva; nel suo punto d’attacco sulla chitina questa è, come mo- 
strano le sezioni, lievemente scavata all’ intorno, forma cioè un 
piccolo infossamento circolare nel cui centro termina il canale se- 
cretore. Questo resta in tal modo chiuso all’ esterno da un più 
leggero strato di chitina; perciò, esaminando un lembo di tegu- 
mento ventrale, si ha l’apparenza di tante areole pellucide con un 
dischetto più oseuro centrale. 

La secrezione di queste glandule si rende specialmente attiva 
nel periodo della ovificazione, ed ha evidentemente funzione pro- 
tettiva per le uova; ma la cera secreta lungo tutto il margine 
periferico inferiore dell’ insetto credo che serva a favorire 1 ade- 
sione di questo al ramo su cui è fissato. 

Glandule di struttura simile a queste descritte pel L. o. sì tro- 
vano nella Pulvinaria camelicola Sign. (maschio e femmina), P. 
mesembrianthemi (Vallot) Sign., P. innumerabilis Rathvon, Lecanium 
hemisphaericum Targ. 


Glandule anali. 


Nella porzione terminale del retto, nel L. o. si ha ancora se- 
crezione cerosa, specie intorno ai lunghi e cavi peli che in tale 
regione si trovano. Spesso osservando un L. o. dal dorso, si ve- 
dono fuoriuscire dalle valve anali alcuni bianchi filamenti di cera. 
BERLESE (1) ha già illustrato le glandule che servono a questa 
secrezione — sono glandule piriformi, pluricellulari site nella 
estrema parte del retto — ed ha parlato della loro funzione. 


318 G. TEODORO 


WrIrLACZIL (8, 9) opina che la secrezione cerosa intorno all’ aper- 
tura anale di Afidi e Psillidi, serva a coprire, come ad involgere 
gli escrementi. Anche il MAYER (4) per il Coccus cacti, la pensa 
così. BERLESE (I) esprime due opinioni, secondo l una 1 ufficio 
della cera sarebbe quì di facilitare l’ uscita del contenuto rettale ; 
secondo V altra, la cera nella porzione terminale del retto costitui- 
rebbe un filtro simile a quello dei solchi stigmali, e completerebbe 
così il meccanismo di una supposta respirazione rettale. Senza en- 
trare a discutere sull’ argomento, è opportuno per ora fermarsi alla 
prima ipotesi. 


Glandule perivulvari. 


Nella porzione terminale della vagina ed in una zona intorno 
alla sua apertura, o zona perivulvare, si nota la presenza sul te- 
gumento ventrale di numerosi dischetti perfettamente circolari 
(fig. 2 p), pochissimo rilevati dallo strato chitinoso. Essi hanno un 
contorno ispessito che circonda un’area meno spesso mediana, in cui 
notasi un poro rotondo centrale, al quale stanno d’intorno, disposti 
in circolo, altri pori in numero variabile, più comunemente 10, 
ma qualche volta 8, 12, 14. Nelle sezioni si riesce a mettere in 
evidenza che a questi dischetti corrispondono glandule pluricel- 
lulari piriformi (fig. 2 g0) intercalate fra le cellule dell’ ipoderma. 

Le cellule che compongono queste glandule (4, o 6, 0 più) sono 
molto allungate, con la parte distale dalla chitina slargata, conte- 
nente un nucleo ovale ben distinto, ricco di granulazioni (fig. 2 »). 
Le membrane di queste cellule non sempre si possono nettamente 
distinguere. Le porzioni più sottili ed allungate di ciascuna cellula 
vanno, riunite, a terminare nel dischetto prima accennato, attra- 
versando lo strato chitinico (c), ma senza formare un vero dotto 
secretore. 

Glandule simili a queste sono state descritte e figurate da BER- 
LESE (I) per il Lecanium hesperidum, ma per il L. 0. questo autore 
accenna solo che vi sia secrezione cerosa intorno alla vulva. Questa 
vi è infatti, e dipende dalle glandule da me ora descritte. 

Nella P. camelicola io stesso ho illustrato (6) i pori ceripari pe- 
rivalvari. Tali glandule non vanno confuse con le sebacee, che 


LE GLANDULE LACCIPARE E CERIPARE ECC. 319 


esistono anche nei Coccidei, ma che sono di forma e dimensioni 
diverse, in numero scarso, ed immettono direttamente nella vagina 
in una porzione più distale dalla vulva rispetto alle ceripare. 


1 


\ 





Fig. 2. 


La secrezione ceripara perivulvare può avere doppio ufficio : di 
rivestire le uova con un soffice strato ceroso, e di facilitare la loro 
fuoriuscita dai genitali esterni. 


Peli marginali. 


I peli marginali ceripari sono comuni a moltissimi Coccidei. 
Come dice il loro nome, sono disposti lungo tutto il margine del 
corpo, sono più sottili dei peli stigmali e di lunghezza variabile 
nelle diverse specie. Sono evidentemente chitinosi, conici, cavi ma 
non perforati, circondati da un collaretto nel loro punto d’ inser- 
zione sul tegumento. Ad ognuno corrisponde una cellula ipoder- 
mica, che però non è differenziata come nei peli stigmali ; ad ogni 
modo sono, come questi, rivestiti da un sottile strato di cera che 
trasuda attraverso le loro pareti. 


Padova, novembre 1911. 


320 . G. TEODORO 


AUTORI CITATI. 


1. BERLESE A., 1894. Le Cocciniglie italiane viventi sugli Agrumi. Parte II. I Le- 
canium. « Riv. di Patol. veget. », anno III, n. 1-8. 


Di Idem 1909. Gli Insetti. Vol. I. Milano. 


3. LIEBERMANN C., 1885. Ueber das Wachs und die Fette der Cochenille. « Ber. 
d. Chem. Ges. Berlin. », 18 Jahrg. (p. 1975-1983). 


4. MayER P., 1892. Zur Ketnntnis von Coccus cacti. « Mitt. a. d. Zool. Stat. 
zu Neapel », Bd. 10, (a pag. 509). 


5. TARGIONI-TOZZETTI A., 1867. Studi sulle Cocciniglie. « Memorie d. Soc. Ital. 
Sc. Nat. », Tom. III, n. 3. 


6. TEODORO G., 1911. Le glandule ceripare della Pulvinaria camelicola Sign. 
« Redia » Vol. VII, fasc. I, pag. 172-182, con la tav. VI. 


Ti Idem 1911. La secrezione della cera nei maschi della Pulvinaria came- 
licola Sign. « Redia » Vol. VII, fase. II, pag. 352-362, 
con 4 figg. . 

8. WITLACZIL E., 1882. Zur Anatomie der Aphiden. « Arb. Z. Inst. Wien », 
4 Bd. (Wachsdriisen p. 409). 


9. Idem 1885. Die anatomie der Psylliden. « Zeit. wiss. Zool. », 42. Bd. 
(Wachsdriisen p. 583). 








La presente Memoria è stata pubblicata il 30 Giugno 1912. 





PER LA COROLOGIA DEI MIRIENTOMI 


È Assieme ad Acari speditimi dal S.* Jacobson raccolti nell’ hRu- 
5 mus a Giava ho trovato un giovane ZEosentomon, con soli 11 arti- 
i coli addominali, perciò non ancora maturo. Esso possiede però i 
i quattro stigmi. Misura 750 p. di lunghezza. Mi sembra diverso 


o. dalle specie già note, perchè non ha pseudoculi, perchè i tarsi del 

> 1° paio sono abbastanza più lunghi dei due precedenti articoli 

i presi insieme e per qualche altro carattere della peluria. 
Provvisoriamente intitolo la specie £. jabanicum. 


Ho avuto un bell’esemplare femmina di Acerentomon doderoi dal 
SE Krausse che lo raccolse nei dintorni di Cagliari. 


A. BERLESE. 











“REDIA » 


GIO RN-EFsDI ENTOMOLOGI©IÀA 
DALLA R. STAZIONE DI ENTOMOLOGIA AGRARIA 


PRSSE:RI'ENS4E 


VIA ROMANA, 19 


Volume VIII. 


FascIcOLO II: 





LL MAR 24. 
FIRENZE Nationa N 


TIPOGRAFIA DI MARIANO RICCI 
Via San Gallo, N.° 31 


+9.L2 





Il presente fascicolo è stato pubblicato il 17 Febbraio 1913. 





Berlese A. — La distruzione della mosca domestica (con 5 figure 
intercalateraeL esto) ie E go e RI ELIO 


— Piccolo apparecchio per raccogliere automaticamente i Calcididi 


parassiti da collezione (con 3 figure intercalate nel testo) a 


Grandori KR. — Studi sullo sviluppo larvale dei Copepodi pela- 


gici (con 6 tavole e una figura intercalata nel testo)... . 


Rizzi M. — Sullo sviluppo dell’ uovo di ‘ Bombyx (Sericaria) 
mori L. ,, nel primo mese dalla deposizione (con 4 tavole). 


Teodoro G. — Sulla struttura delle valve anali del ‘‘ Leeanium 
Oleae ,, Bern. (con 2 figure intercalate nel testo). . . . 


Pag. i 


» 


» 


» 


» 


462 
AT 
300 ae 
928 i 


458. 

















Sullo sviluppo dell'uovo di “ Bombyx (Sericaria) mori L. ,, 


NEL PRIMO MESE DALLA DEPOSIZIONE 


Ricerche del Dott. MARCO RIZZI 


compiute nell’ Istituto di Zoologia e Anatomia comparata della R. Università di Padova 


diretto dal Prof. Davide Carazzi 


I. — INTRODUZIONE. 


L’embriologia del Bombyx mori fu già studiata da numerosi ricer- 
catori: tuttavia rivedendone le descrizioni troviamo che sulle fasi 
più precoci dello sviluppo, come in quelle degli ultimi stadi pre- 
larvali, rimangono ancora delle lacune. Inoltre le recenti osserva- 
zioni minute e precise sulle uova di altri Lepidotteri e d’ insetti 
di altri ordini, mentre hanno bene lumeggiate alcune questioni sui 
primi stadî della segmentazione e sulla formazione dell’ apparato 
digerente, dimostrano non inopportuno un controllo sulle uova di 
Bombyx, specie di così alto interesse. 

La bibliografia che riguarda Vembriologia degli insetti comprende 
un numero molto ragguardevole d’opere che sarebbe troppo lungo 
passare compiutamente in rassegna; pur tenendo conto delle ve- 
dute espresse dai primi autori che s'occuparono dello sviluppo degli 
insetti appartenenti ai vari ordini, noi rivolgeremo in modo spe- 
ciale l’attenzione agli autori che fecero oggetto delle loro ricerche 
l’embriologia dei Lepidotteri e specialmente del Bombyx. 

Quattro di essi studiarono particolarmente lo sviluppo di questo 
insetto : S. Selvatico, A. Tichomirofi, H. Henking e K. Toyama. 

Il primo (1) non ha potuto fare chiare osservazioni sui primi 
stadî della segmentazione e sull’arrivo delle cellule alla superficie 


« Redia », 1912. 21 


024 MARCO RIZZI 


dell’uovo per formare il blastoderma, ece.; imperfezione dei metodi 
di ricerca (essendo la tecnica microscopica poco più che ai suoi 
inizî) non gli permise di veder molto avanti in questi primi mo- 
menti dello sviluppo. Tuttavia egli distinse bene la formazione 
degli invogli, notando anche il più rapido completarsi della sierosa 
in confronto dell’amnio. 

Il Tichomiroff (5) segue lo sviluppo del Bombyx fin dall'inizio ; 
anzi studia anche gli elementi sessuali prima della fecondazione, 
durante la maturazione ecc. È dunque la trattazione più completa 
che possiamo trovare dell’evoluzione che subisce il baco da seta 
dal momento della fecondazione fino all’uscita della larva dall’uovo. 
Ma, trattandosi di un lavoro compiuto una trentina di anni fa, 
quando la moderna tecnica microscopica era ai suoi primi passi, 
non possiamo sperare che le osservazioni siano esaurienti; tuttavia 
il Tichomiroff mise bene in evidenza alcune delle prime trasfor- 
mazioni dell’uovo e seguì la formazione del blastoderma, della sie- 
rosa e dell’amnio, l’origine del mesoderma e la sua segmentazione. 
Non sempre l'Autore ha visto esattamente l'origine di queste parti, 
come non ha notato la precocità della formazione delle cellule ger- 
minali, che già altri studiosi avevano visto nelle uova di alcuni 
insetti e che in seguito fu confermata anche nei Lepidotteri. Ad 
ogni modo il suo lavoro rimane lo studio più completo sullo svi- 
luppo del 5. mori. 

Qualche osservazione sui primissimi momenti della fecondazione 
troviamo nel lavoro di Henking (7); vi sì trova descritta la forma- 
zione dei globuli polari e l'ingresso di spermatozoidi nell’uovo. È 
notevole che Henking abbia rilevato nella formazione dei globuli 
polari, quella caratteristica placca colorabile, da lui detta Thelyide, 
non ricordata da altri autori e sulla quale tornerò in seguito. 

Le più recenti ricerche sull’embriologia del Bombdyx sono quelle 
di Toyama (12); ma questo autore, pur trattando di tutto lo svi- 
luppo fino all’uscita della larva dall’uovo, converge la sua atten- 
zione sulle fasi primaverili, cioè su stadî molto più avanzati di 
quelli da me presi in esame. 

In conclusione sui primi momenti di sviluppo del Baco da seta, 
possiamo contare solo sui due lavori di Henking e di Tichomiroff. 
Per questo credetti che valesse la pena di intraprendere le pre- 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 325 


senti ricerche sulle prime fasi dello sviluppo di questo insetto, 
estendendole fino a un mese dalla deposizione delle uova. 

Il lavoro mi fu suggerito dal prof. Carazzi e fu fatto nel labo- 
ratorio da lui diretto. Colgo l'occasione per ringraziarlo per l’aiuto 
e per i consigli dei quali mi fu largo. 


II. — MATERIALE E TECNICA. 


Il materiale di ricerca fu gentilmente provvisto dal Dott. Quajat 
della R. Stazione Bacologica di Padova. Prescelsi le due razze 
« Corsa » e « Bagdad », perchè (specialmente la prima), danno 
uova di dimensioni abbastanza notevoli, ciò che facilita 1 opera- 
zione dello sgusciamento. Per la raccolta delle uova e per deter- 
minare la durata dello sviluppo feci accoppiare i maschi e le fem- 
mine (mantenendo ben separate le coppie), lasciandoli uniti alcune 
ore. Indi, staccati i maschi, posi le femmine a deporre le uova su 
foglietti di carta, tenendole ben distinte. Siccome la stagione, quando 
feci la raccolta (maggio 1907), era molto incostante, con forti alter- 
native di freddo e di caldo, per avere fin da principio uno sviluppo 
regolare e costante, posi le farfalle in un termostato a 25°-27° C., 
e a tale temperatura mantenni pure le uova per una quindicina 
di giorni. Poi, essendosi la stagione fatta più calda, le levai. Le 
uova deposte furono da me raccolte e fissate in acido cromico 1/, 
riscaldato a 80° C.; tenute quivi per pochi minuti, poi lavate ab- 
bondantemente e passate prima in ‘alcool a 70° e, dopo un giorno, 
in alcool a 90° dove le conservai fino al momento della prepara- 
zione. 

Per le prime ore di sviluppo raccolsi e fissai le uova in piccole 
partite, alla distanza di un’ora fino alla 10%; poi di due in due 
ore fino alla 24", indi di sei ore; e via via che lo sviluppo pro- 
cedeva, gli intervalli crebbero fino ad alcuni giorni. In tal modo 
ebbi una serie che, partendo da pochi momenti dopo la deposi- 
zione, arrivava fino ad un mese di sviluppo. Come già dissi, gli 
stadî più interessanti erano per me appunto i più precoci ; e que- 
sti mi presentarono le maggiori difficoltà di preparazione com’era 


326 MARCO RIZZI 


successo agli altri ricercatori. Infatti finchè la sierosa non forma 
un invoglio continuo e completo intorno all’uovo, la massa interna 
(costituita dal vitello e dai primi nuclei di segmentazione) si pre- 
senta poco omogenea, e assai facilmente viene lacerata quando si 
tenta di togliere per mezzo di aghi e di sottili bisturì, il guscio 
resistente ed elastico. 

Per ovviare a questo inconveniente e risparmiare tempo tentai 
di rammollire uovo coll'acqua di Javelle; ma i risultati furono 
poco soddisfacenti, poichè in tal modo si ottiene bensì un ram- 
mollimento del guscio, ma è assai difficile arrestare operazione al 
punto voluto; inoltre il cloro allo stato nascente altera profonda- 
mente i tessuti. D'altra parte i primi tentativi per togliere il gu- 
scio con gli aghi, quando le uova avevano soggiornato poco tempo 
in alcool, non riuscivano, malgrado l’aiuto prezioso dell’ottimo mi- 
croscopio binoculare di Greenough. Tali difficoltà mi avevano fatto 
tralasciare le appena iniziate ricerche, che ripresi nel 1909 e 
nel 1910 con migliori risultati. Ciò che attribuisco in parte al fatto 
che il lungo soggiorno delle uova nell’alcool aveva resa più resi- 
stente la massa e contraendola VPaveva un poco allontanata dal 
guscio; ma più di tutto mi giovò l’impregnazione di tutto Puovo 
per mezzo di paraffina, fatta precedere alla dilacerazione con gli 
aghi. 

Ecco il procedimento usato : le uova tolte dall’alcool a 90° in 
cui erano conservate, venivano passate in alcool a 95°, poi in alcool 
assoluto, poi nel xilolo, indi in xilolo e paraftina, poi in paraffina 
pura portate fino a 52° C., temperatura di fusione della paraffina 
impiegata, e in questa erano tenute piuttosto a lungo, circa umora. 
Tolte le singole uova dalla paraffina e raffreddate. riusciva age- 
vole togliere cogli aghi il guscio senza danneggiare la massa del 
l’uovo, poichè fra questa e il guscio si era interposto un cusci- 
netto di paraffina. Tolto il guscio le uova venivano messe di nuovo 
in paraffina fusa: indi facevo il blocco per procedere alle sezioni. 
In tal modo mi riuscì di ottenere in ottime condizioni anche uova 
degli stadi più precoci. Quando la sierosa si è formata, 1’ opera- 
zione di liberar uovo dal guscio riesce molto più facile, poichè 
essa forma un rivestimento abbastanza resistente: inoltre spesso 
il guscio, si fende da sè, specialmente quando Vuovo è fissato in- 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 327 


sieme con la carta su cui è stato deposto, ed allora basta sollevare 
una metà di guscio come il coperchio di una scatola. Per ottenere 
dei preparati che permettessero osservazioni di minute strutture, 
condussi tutte le ricerche su sezioni, sagittali e trasversali in se- 
rie continua e di non rilevante spessore: ordinariamente di 5 o 
di 7 p.. È lamentata da parecchi ricercatori la friabilità del vitello 
delle uova degli insetti, che rende difficile ottenere buone sezioni; 
io non riscontrai questa difficoltà, adoperando paraftina di durezza 
conveniente, fusibile a 52° C. o al più a 56° C., secondo la tem- 
peratura dell’ambiente in cui facevo le sezioni. 

Accade invece facilmente che si stacchi una parte dei granuli 
del vitello durante i passaggi negli alcool per la colorazione sulle 
sezioni; ma questo inconveniente può essere evitato col ben noto 
espediente di spalmare le sezioni attaccate al porta oggetti, prima 
di toglierne la paraffina, con una soluzione di collodio all’ 1 °/, me- 
diante un sottile pennello. 

La colorazione fu fatta sempre sulle sezioni, riuscendo in tal 
modo a graduare meglio Vintensità del colore : vantaggio che com- 
pensa largamente la maggior lunghezza del procedimento. 

Adoperai come colore nucleare nel maggior numero dei casi P’ema- 
tossilina di Ehrlich ; feci uso però anche spesso dell’ ematossilina 
Carazzi che mi diede ottimi risultati sia per la finezza dei parti- 
colari che mette in evidenza, sia per la facilità di graduare la 
colorazione, non essendo quasi mai necessario procedere allo seo- 
loramento. Come colore plasmatico, per la colorazione del vitello, 
usai lorange G. in soluzione acquosa o Veosina, pure in soluzione 
acquosa molto diluita (0.5 — 0.3 °/,)- Trattai pure alcune serie di 
sezioni di controllo con altri metodi, quali 1’ ematossilina di Heiden- 
hain o altre colorazioni varie. 

È da notare che negli stadî precoci riesce assai difficile una 
netta colorazione del vitello, che spesso si presenta imperfettamente 
diviso in granuli : anche le prime cellule di segmentazione mostrano 
una scarsa differenziazione del plasma dal nucleo. Invece quando 
si procede verso stadî più avanzati, a cominciare da circa 6 ore 
dopo la deposizione, si nota una migliore colorabilità dei vari ele- 
menti, 


328 MARCO RIZZI 


III. — DALLA FORMAZIONE DEI GLOBULI POLARI 
A QUELLA DEL BLASTODERMA. 


L’uovo nei primi momenti dopo la deposizione appare ancora 
ben convesso: ma dopo poco tempo le sue faccie laterali comin- 
ciano a comprimersi ed allora assume una forma biconcava. Le uova 
di questi primi stadî presentano all’esterno uno strato di vitello 
a granuli minutissimi, quasi indistinti, che si direbbero piuttosto 
dovuti alla coagulazione di un liquido prodotta dai fissativi che a 
vere strutture del materiale dell’uovo. È questo il blastema peri- 
ferico (Hautblastem) che numerosi autori riscontrarono nelle uova 
degli insetti, e che altri vollero negare. Il blastema inspessendosi 
alla periferia forma un rivestimento dell’uovo a guisa di membrana, 
la quale sta immediatamente sotto la membrana vitellina che si 
interpone fra il guscio ed il contenuto dell’uovo. 

Internamente al blastema si trova il vitello che costituisce tutta 
la massa dell’uovo : i granuli che lo costituiscono nei miei prepa- 
rati di stadî da 0 a ‘/, ora dalla deposizione e nei seguenti, si 
presentavano non molto ben delimitati nei loro contorni. 

La loro colorabilità pure come ho già accennato era molto scarsa, 
assumendo essi in modo impreciso il colore plasmatico. 

I granuli del vitello sono di diversa grossezza, distribuiti nel- 
l’uovo in modo alquanto irregolare : però predominano i grossi gra- 
nuli subito sotto il blastema periferico, mentre verso il centro si 
nota una maggiore abbondanza di granuli piccoli, in mezzo ai quali 
sono immersi un certo numero di grossi. In tutte le uova prepa- 
rate da 0 a 1 ora dalla deposizione, si riscontra presso la periferia, 
in vicinanza del micropilo, un grosso nucleo di forma sferoidale, 
ben colorato, presentante uno stadio cariocinetico in cui assai age- 
volmente si distingue il fuso acromatico ; i cromosomi non si di- 
stinguono bene uno dall’altro, e appaiono come corpicciuoli corti 
e grossi in numero non molto rilevante (fig. 1). 

Questo è il solo nucleo che si distingue nell’interno dell’uovo ; 
nuclei maschili, di spermatozoidi, ancora non si osservano; perciò 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 329 


il nucleo presso la periferia pare sia da interpretarsi come nucleo 
femminile che dà origine al primo globulo polare. 

Quanto si è detto si riferisce a sezioni di materiale fissato fra 
0 e 1 ora dalla deposizione. Ma i mutamenti di stato sono molto 
rapidi nei primi tempi dello sviluppo. Già in sezioni di 1-2 ore si 
nota qualche diversità. In esse infatti il vitello non si presenta 
tutto formato da granuli grossi e piccoli confusamente mescolati, 
ma comincia a costituire delle aree, più o meno bene delimitate, 
dove si trovano granuli tutti all’incirca della stessa grossezza. In 
alcuni preparati si comincia a distinguere la formazione di un cono 
di vitello a granuli sottili, che, avendo la base presso il micropilo, si 
spinge col vertice, talvolta un po’ spostato lateralmente, fin presso 
il centro dell’uovo. I limiti di questo cono sono dati da vitello dove 
i granuli grossi sono più numerosi : tutta la regione centrale del- 
l’uovo, in alcuni preparati comincia a essere costituita da granuli 
piccoli. 

Nei preparati di 2 ore al posto del nucleo in divisione os- 
servato negli stadî precedenti si trova nn nucleo in riposo, di forma 
arrotondata, con cromatina ben tingibile, disposta a reticolo. È 
da interpretarsi come il primo globulo polare. 

Nella base del cono a piccoli granuli si vedono alcuni nuclei 
ameboidi non molto grandi. Non mi riuscì di cogliere il momento 
dell’unione del pronucleo maschile col pronucleo femminile: anzi a 
voler essere più esatto dirò che dopo formato il primo globulo po- 
lare, si vedono subito comparire alcuni nuclei (o cellule) ameboidi 
che riesce difficile poter dire se sono nuclei di segmentazione o nu- 
clei maschili. Non mi fu infatti possibile di distinguere con nes- 
suna delle colorazioni impiegate, l’aureola chiara, o arrenoiîde, 0s- 
servate dall’ Henking intorno agli spermatozoidi. Ad ogni modo tali 
elementi non sono molto numerosi. 

Ricorderò qui che tali elementi, che derivano dalla segmenta- 
zione del nucleo di fecondazione, e daranno poi le cellule del bla- 
stoderma e le cellule vitelline, furono dal Tichomiroff chiamati « cor- 
puscoli interni », evitando così la difficoltà che si presentò ad altri 
autori: di decidere cioè se avevano il carattere di nuclei o di vere 
cellule. Ma se tale dubbio poteva sussistere all’inizio degli studi 
sulla segmentazione dell’uovo degli Insetti, ora non è più possi- 


330 MARCO RIZZI - 


bile: e coi più recenti autori dovremo considerarli senz’altro come 
vere cellule. Cellule di segmentazione nei primi momenti e poi, da 
queste originate, cellule blastodermiche e cellule vitelline. Occorre 
appena ricordare che chiamerò costantemente col nome di sfere, Vag- 
gruppamento di granuli di vitello, più o meno ben delimitato, in- 
torno a un nucleo delle anzidette cellule vitelline, il cui plasma 
s'è nella maggior parte disciolto e sparso fra i granuli: e queste 
sfere vitelline sono vere cellule ricche di vitello. 

In sezioni di due ore non si osserva nulla di diverso da quanto 
ho descritto precedentemente: ancora non ha avuto luogo la 
segmentazione del primo nucleo dell’uovo in numerosi nuclei o cel- 
lule figlie. 

In sezioni di quattro ore dalla deposizione, si osserva molto di- 
stintamente la struttura del blastema periferico che appare net- 
tamente differenziato dal vitello sottostante: in esso si vedono 
numerosi granuli piccoli che hanno assunto in parte il colore nu- 
cleare : nella parte più esterna il blastema forma uno strato con- 
tinuo a guisa di membrana nella quale si vedono numerosi vacuoli 
contenenti nel loro interno un piccolo granulo vitellino. 

Il vitello si presenta un po’più nettamente colorabile che nelle 
uova di stadî precedenti: però non è sempre facile distinguere 
una distribuzione in aree dei grani grossi e piccoli : soltanto nella 
parte mediana dell’uovo si nota una predominanza dei piccoli gra- 
nuli: la divisione del primitivo nucleo è già avvenuta: i nuclei, 
o meglio cellule figlie, si sono però allontanate un poco dalla re- 
gione micropilare dove prima si trovava il nucleo di fecondazione, 
e sembrano essersi irraggiati da un punto che dista dal mieropilo 
circa !/, o !/, del diametro sagittale dell’uovo. Però alcuni restano 
centrali, rispetto a quelli che si portano alla periferia. 

In alcune uova potei contare soltanto 5-7 di tali cellule di 
segmentazione : in altre 12-14. Il plasma di tali cellule ha forma 
stellata più o meno irregolare, il nucleo è rotondo uniformemente 
tinto dall’ematossilina. Appaiono alcune mitosi ben distinte. 

In tutte le uova di tale età appaiono evidentissimi nel blastema 
presso al mieropilo due nuclei rotondi con carioplasma chiaro e 
cromatina ben distinta in granuli: sono circondati in una piccola 
areola di protoplasma. 





L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 5351 


Si devono considerare come due globuli o cellule polari. 

In uova di sei ore è notevole la distinzione in aree a grandi e 
a piccoli granuli che comincia a stabilirsi : presso il micropilo e 
nella regione centrale dell’uovo predominano i piccoli granuli. 

Il vitello si colora meglio che negli stadî precedenti. 

Le cellule di segmentazione sono già assai numerose, più di una 
ventina e cominciano ad allontanarsi verso la periferia : però men- 
tre dalla parte del micropilo essendo minore la distanza, alcune 
raggiungono già la superficie interna del blastema, dalla parte oppo- 
sta non oltrepassano la metà dell’uovo. 

Si vedono ancora al solito posto le cellule polari: e sono sem- 
pre più chiare le mitosi, perchè la cromatina fissa con migliore 
differenziazione il colore nucleare. 

Soltanto in uova di sei ore mi è accaduto di osservare quella 
formazione descritta dall’ Henking sotto il nome di Thelyide ; specie 
di placca che sta fra due nuclei in via di divisione che VA. citato 
osservò nella formazione dei globuli polari. Ma qui evidentemente 
non si tratta di cellule polari e quindi il thelyide si può riscontrare 
anche in stadî più avanzati di quelli osservati dall’ Henking (fig. 2). 

Le sezioni di uova di otto ore ci offrono agio di osservare parec- 
chie particolarità. In sezioni sottili, di 5 p.., si osserva che il bla- 
stema è formato da uno strato sempre più nettamente distinto dal 
vitello ; strato che esternamente si inspessisce e si colora con mag- 
giore facilità prendendo quasi apparenza di una membrana. 

Si vede ora meglio che è formato in massima parte di filamenti 
di liquido coagulato, che si colora un po’con Vematossilina, i quali 
racchiudono come in una rete, dei piccoli grani di vitello e degli 
spazì o vacuoli incolori. 

Il vitello si differenzia sempre meglio. Subito sotto il blastema 
si osserva uno strato a grossi granuli, discretamente colorabili col- 
VP orange, fra i quali intercorrono dei filamenti di liquido coagulato. 
Nelle sezioni questo strato si presenta come un anello. Interna- 
mente a questo strato a grossi granuli troviamo ad occupare la 
maggior parte dell'uovo una massa di vitello a granuli più minuti, 
meno colorabili, a contorni meno decisi, in mezzo al quale stanno 
le cellule di segmentazione incamminate a raggiungere la periferia. 

Lo strato di vitello a grossi granuli in corrispondenza del mi- 


993 MARCO RIZZI 


cropilo si infossa a forma di imbuto e la cavità di questo imbuto 
è occupata da una massa di vitello a granuli minuti, entro al quale 
stanno alcune cellule di segmentazione che sono le prime che rag- 
giungono la superficie dell’uovo per formare il blastoderma. Nella 
massa interna le cellule di segmentazione sono già notevolmente 
numerose e riesce difficile lo stabilirne il numero. Le mitosi sono 
frequenti; numerosi gli stadî dove i due nuclei figli sono ancora 
vicini. Parrebbe che la divisione delle cellule di segmentazione che 
restano nel vitello e di quelle che migrano alla periferia non avvenga 
in modo uniformemente continuo, ma a sbalzi; a periodi in cui 
quasi tutte le cellule sono in divisione, seguono periodi in cui nei 
preparati non si trovano quasi altro che cellule in riposo. 

Le cellule di segmentazione mostrano chiaramente l’aspetto ame- 
boide : il plasma è fornito di prolungamenti vistosi : e specialmente 
facendo delle ricostruzioni di tali cellule da più sezioni successive, 
si può osservare chiaramente che, movendosi queste cellule dal cen- 
tro dell’uovo verso la periferia, si lasciano dietro un lungo stra- 
scico di plasma, che segna la traccia dove le cellule sono passate. 
Altre delle cellule di segmentazione hanno i prolungamenti più 
brevi e di lunghezza uniforme: queste daranno origine alle cellule 
vitelline che faranno da centro alle future sfere vitelline : mentre 
le prime arrivate alla periferia, formeranno il blastoderma. Le cel- 
lule che migrano alla periferia, che hanno avuto origine dal nu- 
cleo primitivo posto nella parte anteriore dell’ uovo, muovendosi 
all’incirca con uguale velocità verso la superficie dell’uovo, vengono 
a costruire una specie di sfera (nelle sezioni un anello) che nella 
parte anteriore è già arrivata alla superficie, mentre nella parte 
posteriore ne dista ancora di un notevole tratto. Nelle sezioni que- 
ste cellule coi loro strascichi di plasma si presentano come tanti 
raggi che partono più o meno lontano dal punto ove stava il nu- 
cleo primitivo; e colla loro parte periferica, rappresentata dai nuclei 
e dalla massa di protoplasma che li circonda, arrivano all’incirca 
tutti alla stessa distanza dal punto d’origine (fig. 3). 

Circa 1 aspetto delle cellule di segmentazione si può osser- 
vare che comincia a farsi migliore la differenziazione e la colo- 
rabilità delle parti; il plasma delle cellule è tinto dall’ematossilina 
in azzurro-violetto chiaro: i nuclei hanno colorazione azzurro- 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 3595 


violetto intenso, ma a forte ingrandimento si comincia a scorgere 
in essi un principio di differenziazione fra carioplasma e croma 
tina; questa si presenta in piccoli granuli in vario numero, tinti 
quasi in nero. 

L’aspetto sopradescritto delle cellule che vanno alla periferia 
e la differenza che da esse presentano quelle che resteranno nel 
vitello sono state descritte anche da Schwartze in Endromia e 
più o meno simili anche da Sehwartze in altri Bombicini. 

Lo Sehwangart ha pure osservato una disposizione dei granuli 
del vitello analoga a quella da me descritta nel Bombyx: lo Sch- 
wartze nei suoi soggetti, un po’ differente. 

Lo Sehwangart dalla distribuzione delle cellule di segmenta- 
zione conclude trattarsi di un caso di gastrulazione embolica : ma 
quanto egli descrive non mi pare sia tale da autorizzare a ripor- 
tare la segmentazione di Lepidotteri a coincidere con uno schema 
che non è possibile generalizzare troppo e che negli insetti non 
trova conferma nei fatti che si possono osservare. Il futuro ento- 
derma che ha subito una grande modificazione nella funzione, 
ossia le sfere vitelline, non è dato solo da cellule che tornano 
indietro dal blastoderma nel vitello, e specialmente si approfon- 
dano nella parte anteriore dell’uovo, ma da tutte quelle altre cel- 
lule di segmentazione che sono rimaste indietro in mezzo al vi- 
tello. 

Dunque saremmo ben lontani dal modo di formarsi della ga- 
strula tipica, e anche da qualunque forma spuria di gastrula- 
zione embolica; inoltre qui non si tratta della invaginazione di 
uno strato cellulare, ma se mai della migrazione libera di cellule 
che si muovono entro la massa del vitello. Io non ho potuto 
osservare nelle numerose serie di preparati, nulla che somigli a 
questa invaginazione di cellule nella parte anteriore dell’ uovo : 
ma mi pare di poter affermare che, iniziatosi il movimento verso 
la periferia delle cellule che vanno a formare il blastoderma, esso 
prosegue in complesso senza ritorni, fino al momento in cui il 
blastoderma si forma. 

In sezioni di uova di 12 ore il vitello si presenta con disposi- 
zione analoga a quella precedentemente descritta. 

Le cellule di segmentazione si sono fatte tanto numerose che 


394 MARCO RIZZI 


riesce difficile il contarle: non si osserva ancora nessuna tendenza 
nel vitello a raggrupparsi intorno alle cellule « vitelline ». 

Delle cellule di segmentazione, soprattutto le più vicine alla 
periferia mostrano bene evidente e assai lunga la striscia di pro- 
toplasma che si lasciano dietro. 

In questo stadio tali cellule hanno raggiunto in parecchi punti 
la superficie dell’ uovo; non vi sono ancora arrivate nella parte 
opposta al mieropilo, avendo qui da percorrere un più lungo 
tratto di cammino; in questa regione le cellule sono ancora im- 
merse nello strato di vitello a grossi granuli o cominciano a rag- 
giungere la superficie interna del blastema. 

In questo stadio riesce agevole studiare l’arrivo delle cellule 
che formeranno il blastoderma, alla superficie dell uovo. Le cel- 
lule ameboidi migranti raggiungono in un certo punto la parte 
più profonda del blastema: avanzandosi verso lesterno spingono 
davanti a sè una parte del blastema producendo un rilievo sulla 
superficie dell uovo. Nel far ciò la cellula subisce uno schiaccia- 
mento: mentre il nucleo conserva la sua forma rotonda, il proto- 
plasma si schiaccia parallelamente alla superficie dell’ uovo, con- 
servando però una forma irregolare alquanto stellata; coi suoi 
prolungamenti questo protoplasma si mette in relazione col bla- 
stema che lo circonda e che sarà in parte incluso nella cellula 
blastodermica. 

Procedendo nello sviluppo la cellula blastodermica si fa più 
elevata, sembra uscire e staccarsi un po’ dal vitello, assumendo 
la forma approssimativa di un parallelepipedo : poi sì circonda di 
una sottile membrana che la separa dal vitello e la limita verso 
esterno: e si ha così il blastoderma formato, che appare come uno 
strato di cellule che facilmente si stacca dal vitello sottostante. 
Non mi è accaduto di trovare nel Bombyx mori che le cellule del 
blastoderma assumano una forma molto elevata nel senso radiale, 
e quasi peduncolata, come trovò il Lecaillon in Clytra laeviu- 
scula. 

Le cellule che arrivano alla periferia per formare il blasto- 
derma non si conservano inalterate di numero, ma si moltiplicano 
sia durante il tempo del loro arrivo nel blastema, sia dopo che 
hanno raggiunto veramente la superficie dell’ uovo e formato il 


natia e, 


a Tu Arden 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 355 


blastoderma. Però il numero delle divisioni che si possono riscon- 
trare nei preparati non è molto grande, soprattutto quando si pro- 
cede nello sviluppo. La separazione delle due cellule figlie può 
avvenire in senso parallelo alla superficie dell’ uovo, e allora 
ambo le cellule restano nel blastoderma: oppure in senso perpen- 
dicolare od obliquo alla superficie stessa e allora, mentre una delle 
cellule figlie resta nel blastoderma, l’altra rientra nel vitello e avrà 
funzione di cellula vitellina. Questo fatto è analogo al ritorno di 
cellule nel vitello che Heymons trovò nel Gryllus. 

Il nucleo delle cellule vitelline si è sempre meglio differenziato : 
il carioplasma è colorato dall’ ematossilina con intensità quasi 
eguale che il protoplasma della cellula: la cromatina si presenta 
in granuli variabili di numero e di dimensioni, assai intensamente 
colorati. 

Questa differenzazione è ancora più evidente nelle cellule che 
formano il blastoderma. Abbiamo già visto anche nello stadio 
precedente che nelle cellule anzidette il protoplasma forma, intorno 
al nucleo sferoidale, una massa più o meno stellata, che con i suoi 
prolungamenti raggiunge la membrana della cellula ; fra i prolun- 
gamenti stanno vacuoli, granuli o filamenti di liquido coagulato di 
quel blastema che la cellula migrante di segmentazione spinse da- 
vanti a sè o si trascinò dietro arrivando alla periferia. Il proto- 
plasma occupa per lo più la parte esterna della cellula: la parte 
interna è occupata dai vacuoli. 

In preparati di uova di 16 ore si vede che il blastoderma è com- 
pletamente formato ed occupa tutta la superficie dell’ uovo : i gra- 
nuli vitellini in qualche punto pare che accennino ad ordinarsi per 
formare le sfere vitelline : ma non è una formazione ben distinta 
poichè i granuli cominciano soltanto a disporsi in circolo attorno 
a qualcuna delle cellule suddette. 


IV. — DALLA FORMAZIONE DEL BLASTODERMA 
ALLA COMPLETA FORMAZIONE DELL’AMNIO (ore 17-30). 


Nelle sezioni di 18 ore il blastoderma ha già iniziato la sua tra- 
sformazione in placca germinativa e invogli: sul lato ventrale 


336 MARCO RIZZI 


e su parte dei fianchi dell’ uovo le cellule del blastoderma, che già 
a sedici ore cominciano ad assumere forma alta e stretta, conser- 
vano ed accentuano tale forma. Su tutto il resto dell’ uovo le cel- 
lule blastodermiche si appiattiscono, si fanno poligonali con nucleo 
ovale appiattito: diventano infine le caratteristiche cellule della 
sierosa. 

La placca germinativa occupa tre quarti del lato ventrale del- 
lPuovo e risale lateralmente fino a metà dei fianchi. Le cellule 
della sierosa non finiscono in corrispondenza del principio della 
placca germinale ma tendono a distendersi sopra gli orli di que- 
sta, formando una piega di cui il foglietto esterno è la continua- 
zione della sierosa, mentre il foglietto interno sarà in seguito 
l’amnio. 

Le cellule dell’amnio non presentano differenze da quelle della 
sierosa. Quelle della striscia germinale invece sono alte, quasi 
cilindriche, con plasma granulare e chiaro verso l interno, più 
denso e più scuro verso la periferia. 

Il nucleo è rotondo con granuli di cromatina spesso riuniti in 
un unico nucleolo. Rare e poco distinguibili mitosi. 

Nel vitello ha progredito la formazione delle sfere vitelline, 
specialmente alla periferia dove esse si sono bene costituite con 
un grosso nucleo di cellula vitellina per centro (fig. 7). 

Questo nucleo ha perduto quel po’ di protoplasma ameboide che 
lo circondava negli stadî precedenti: o meglio il protoplasma si è 
dissolto a formare quei prolungamenti o raggi filiformi che par- 
tendo dal nucleo costituiscono quel reticolo che occupa lo spazio 
chiaro fra il nucleo stesso e i globuli vitellini che occupano la 
circonferenza di un cerchio di cui il nucleo è il centro. Questo nu- 
cleo presenta distinta membrana e cromatina in numerosi granuli, 
di cui uno è più grosso e con apparenza di nucleolo (fig. 10 bis). 

Ricordiamo inoltre che le cellule della sierosa non si sono avan- 
zate a ricoprire dappertutto la placca germinale, ma la piega che 
si forma avanzandosi negli orli in questo stadio lascia ancora 
ampiamente scoperta la parte centrale della placca. 

Nelle cellule della, placca germinale sono frequenti dei granuli 
di vitello poco tingibili, contenuti in un vacuolo del plasma. 

Sotto la placca e la sierosa non si scorge più alcuna traccia 





L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 3537 


del primitivo blastema periferico, ma si trovano subito i globuli 
vitellini (fig. 9). 

Alle estremità dell’ uovo le cellule della sierosa formano un 
rivestimento che per un tratto si estende sopra la placca o stri- 
scia germinale : sopra la parte mediana o centrale della striscia 
invece la sierosa è incompleta, non si chiude, però si estende più 
che Vamnio. 

In sezioni di uova di 20 ore si cominciano ad osservare alcune 
notevoli modificazioni nella placca germinale. Essa comincia a stac- 
carsi un po’ dalla massa del vitello : inoltre le sue due estremità 
cefalica e caudale si ripiegano in dentro e si affondano nel vitello. 
Le cellule che costituiscono la striscia si fanno più elevate, distin- 
tamente cilindriche o a sezione poligonale: la parte basale o interna 
di queste cellule appare sempre più distintamente chiara e ricca 
di vacuoli. La superficie esterna della placca non è piana, ma 
presenta tante piccole eminenze formate dalle cellule che dal lato 
esterno si presentano come tanti rilievi arrotondati. 

La superficie interna invece è più regolare. 

In alcuni casì la striscia presenta, soprattutto nelle sezioni me- 
diane, due solchi che la dividono in tre parti di cui la mediana 
è la maggiore. Nel punto più depresso lepitelio è meno elevato 
e si nota anche un certo distacco fra le cellule. In questo stadio 
la sierosa non sì è ancora tanto estesa da arrivare a ricoprire 
tutta la placca germinale, ma ne copre solo gli orli. 

Le cellule dell’amnio nel punto dove esso si stacca dalla stri- 
scia sono ancora grosse con nucleo ovale, mentre procedendo verso 
l esterno, le cellule amniotiche si fanno più appiattite (fig. 9), con 
nucleo fusiforme. Le cellule di segmentazione si sono distribuite 
in tutto il vitello e si moltiplicano ancora attivamente. In questo 
stadio non mi riuscì di trovare vere mitosi: ma spesso mi accadde 
di osservare due o tre nuclei ancora vicini, che evidentemente si 
erano divisi da poco; e sono abbastanza frequenti degli aggruppa- 
menti o nidi di nuelei molto (fig. 10) vicini V uno all’altro: tal- 
volta se ne possono contare 7 od 8 per gruppo. Questi nuclei non 
sono circondati da plasma ben delimitato e con prolungamenti 
ameboidi, come nei primi stadî, ma dal reticolo (già descritto), 
che occupa lo spazio fra il nucleo o i nuclei che costituiscono il 


RIST O = MINE ee ae Pie e ir a at Vi) 
prA° ta” Un 


898 MARCO RIZZI 


centro delle sfere vitelline e i globuli vitellini. In preparati di 
questa età il vitello nella sua parte periferica presenta sfere 
vitelline già abbastanza bene costituite, tutto al più coi contorni 
un po’ incerti: mentre nella parte centrale i globuli vitellini sono 
ancora irregolarmente distribuiti. 

Le cellule della sierosa che ricopre tutto il vitello si fanno 
sempre più appiattite con nucleo chiaro ovale. I globuli vitellini 
che fanno parte di sfere vitelline già formate sono meglio colora- 
bili e a contorni ben definiti; quelli della regione centrale, dove 
ancora non s'è iniziata la formazione delle sfere vitelline, sono 
meno ben colorati e definiti, e appaiono formati dall’ unione di 
tanti piccoli granuli. 

Da sezioni trasversali di tale stadio si rileva che la placca ger- 
minale occupa più della metà della periferia dell’uovo : il resto è 
circondato dalle cellule piatte della sierosa. 

In preparati di poche ore più vecchi, cioè 24 ore dopo la depo- 
sizione, si notano parecchi fatti interessanti. 

La sierosa non è più interrotta, ma si è estesa a ricoprirne tutta 
la placca germinativa, tutto l’uovo; le sue cellule, di cui i nuclei 
si appiattiscono sempre più, cominciano a presentare ben distinti 
i granuli di pigmento. 

La placca germinale si ingrossa alquanto alle estremità antero— 
posteriori che sono incurvate verso l interno: la sua superficie 
esterna si fa un po’ ondulata : le cellule che la costituiscono for- 
mano un solo strato coi nuclei tutti alla stessa altezza prossimi 
all’orlo esterno. 

L’amnio è quasi aderente alla superficie esterna della placca. 

Nel vitello procede la formazione delle sfere vitelline dalla pe- 
riferia al centro: nella regione centrale resta però un’ area circo- 
lare che occupa circa la metà del diametro minore dell’uovo, dove 
le sfere non si sono ancora formate e deliminate. Quest’ area è 
abbastanza bene separata dal resto del vitello da un sottile strato 
(nelle sezioni da un cordone) in qualche punto interrotto (fig. 12) 
di granuli più grossi. Le sfere vitelline, per reciproca compressione 
assumono spesso forma ovale o irregolare : segnatamente quelle che 
contengono più nuclei. Fra Vamnio, sopra gli orli della placca, e 
la sierosa non si è ancora insinuato del vitello in granuli, ma si 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 339 


trova soltanto un po’di vitello liquido che la fissazione ha coagu- 
lato in fili e vacuoli. 

Non si può quindi dire ancora che la placca e Vamnio sono im- 
mersi nel vitello, ciò che si verifica più tardi. 

Dalle sezioni traversali si può vedere che la placca germinale 
ha (fig. 16) enormemente ridotta la sua larghezza: ed occupa ora 
solo una parte del lato ventrale: 1 epitelio entodermico s’ è ben 
costituito con cellule cilindriche, stipate, con nuelei piccoli. 

Da ora in poi chiameremo striscia embrionale la placca così ri- 
dotta e che darà origine all’embrione. 

Ai due estremi della striscia si nota, sulla linea mediana, un 
principio di infossatura del tessuto ectodermico, ma senza alcuna 
differenziazione degli elementi. Si osserva lo staccarsi dalla striscia 
verso l’interno e talvolta verso Vesterno di qualche paracito. 

Si osserva talvolta nella parte posteriore dell’uovo e a poca di- 
stanza dalla parte incurvata in dentro della striscia (nello spazio 
occupato da liquido fra le sfere vitelline la striscia e la sierosa), 
un gruppo di cellule grosse arrotondate (fig. 13) con nucleo ro- 
tondo, vistoso, chiaro. Tali cellule non hanno rapporti diretti colla 
striscia o colle sfere vitelline e si presentano notevolmente diverse 
per aspetto e per dimensioni da quelle vitelline intorno a cui i 
granuli del vitello si aggruppano per formare le sfere. 

Le cellule anzidette per lo più si presentano distinte in due 
gruppi: uno maggiore, di 12 a 15 cellule, l’altro di 3 o 4. Le cel- 
lule del primo gruppo sono grosse rotonde od ovalari, con nucleo 
che occupa più di ‘/, del diametro delle cellule; hanno plasma 
granuloso vacuolare discretamente colorato ed una distinta mem- 
brana ; il nucleo è rotondo colorato abbastanza vivamente, con 
cromatina abbondante in granuli sparsi e uno o due accumuli mag- 
giori. Dimensioni della cellula 23,5-26 p.., del nucleo 10-11 y.., 
(fig. 13). 

Le cellule del gruppo minore hanno forma e dimensioni poco 
diverse dalle precedenti; ma presentano il plasma più chiaro e 
nucleo relativamente più grosso, brillante, con la eromatina am- 
massata in zollette alla periferia presso la membrana. Dimensioni 
delle cellule 18-23 p.., del nucleo 11,5-14 p. 

Di queste cellule che si trovano così indipendenti dagli altri 


« Redia », 1912. 22 


340 MARCO RIZZI 


elementi dell’uovo, non posso dir nulla circa il modo d’origine, non 
avendo potuto trovarne traccia in preparati di uova di meno che 
24 ore: si direbbe che si presentino all’improvviso. Ma altri prepa- 
rati della stessa età ci fanno vedere una condizione di cose un 
po’ diversa, che può esserci d’aiuto nell’interpretare il significato 
delle cellule sopra dette. 

Studiando delle serie di sezioni potei osservare esternamente alla 
striscia, nella parte posteriore presso la piegatura caudale, alcune 
cellule di cui spesso un paio grandi con nucleo chiaro, cromatina 
in zollette presso la periferia, plasma ben colorato vacuolare. Di- 
mensioni della cellula 20-22,5 p.., del nueleo 10-11 p.. Inoltre altre 
due cellule più piccole rotonde, con nucleo chiaro, a cromatina 
colorata poco intensamente, riunita in grandi zolle alla periferia: 
con plasma granulare intensamente colorato. Dimensioni della cel- 
lua 11,8-9,3 p.., del nucleo 4-4,5 p. Ma oltre a queste cellule 
fuori della striscia, in tali preparati in sezione sagittale, si vedono 
nell'interno della striscia in mezzo alle cellule epiteliali un paio di 
cellule grosse arrotondate con nucleo grosso più che quello delle 
cellule ectodermiche, più rossastro e sprovvisto di nucleolo; in 
sezioni vicine appare internamente alla striscia, verso il vitello un 
vero cumulo di cellule arrotondate, più grosso delle cellule epite- 
liali, più rossastre e perfettamente simili a quelle che più avanti 
vedremo costituire i cumuli di cellule genitali (fig. 14 e 15). 

La somiglianza fra le cellule esterne alla striscia e quelle che 
la attraversano o formano il cumulo delle cellule germinali è no- 
tevole, per quanto le prime abbiano dimensioni maggiori delle ultime : 
ma procedendo nello studio dell'uovo vedremo che le cellule ger- 
minali dalla loro comparsa in poi vanno progressivamente dimi- 
nuendo di dimensioni e rendendosi simili alle cellule mesodermi- 
che. Parrebbe dunque lecito concludere che le cellule germinali si 
formano come un cumulo esternamente alla striscia, poi | attra. 
versano alla spicciolata e vanno a situarsi internamente a questa, 
verso il vitello. Resterebbe però da spiegare il modo di origine del 
cumulo primitivo di cellule. 


ento 





L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 341 


V. — DALL’ORIGINE DEL MESODERMA 
A QUELLA DELLE INVAGINAZIONI STOMO- E PROCTODEALE. 


(ore 30-giorni 30). 


In preparati di uova di 30 ore vediamo che la striscia assume 
quasi la sua lunghezza definitiva e si completano la curvatura cefa- 
lica e la caudale. 

L’epitelio della striscia presenta i caratteri già descritti, però 
tanto nelle sezioni sagittali che nelle trasversali in qualche punto 
si vede qualche cellula grossa, con nucleo rotondo munito di nu- 
cleolo, la quale sta per staccarsi dalla parte interna della striscia 
per entrare nel vitello, simile ai paraciti descritti da Schwartze. 

L’amnio si è completamente chiuso sopra la striscia. 

Nella parte posteriore dell’epitelio di questa, poco prima della 
curvatura caudale, si nota un infossamento colla concavità rivolta 
all’esterno e in corrispondenza di tale infossatura si osservano nello 
strato epiteliale verso la parte interna e quasi in atto di uscire 
nel vitello, alcune cellule grosse arrotondate, con nucleo arroton- 
dato, colorato meno intensamente e più rossastro di quello delle 
cellule epiteliali, che si direbbe fossero in atto di attraversare 
l’ectoderma della striscia (Fig. 17). 

È evidente la loro identità con quelle descritte in preparati di 
24 ore come cellule germinali. 

Dalle sezioni trasversali si rileva la costante riduzione in lar- 
ghezza della striscia embrionale che è sempre costituita di un solo 
strato d’epitelio ; e il passaggio attraverso questo di cellule grosse, 
arrotondate con nucleo poco ccelorato munito di nucleolo. 

Le sfere vitelline si sono formate anche nella parte centrale del- 
l’uovo ; esse si insinuano anche fra la sierosa e l’amnio anterior- 
mente e posteriormente fino a circa !/, della lunghezza dell’embrione 
il quale nella parte mediana è invece molto vicino alla sierosa. 

La leggera infossatura osservata nei preparati precedenti verso 
le estremità della striscia si nota pure qui: di più si comincia a 
distinguere nelle cellule di questo abbozzo di doccia, una lieve 
differenza dalle cellule epiteliali di cui sono più irregolari e più 
irregolarmente disposte. 


(Rn aan 


342 MARCO RIZZI 


In sezioni di 36 ore l’epitelio della striscia sulla linea mediana 
si presenta costituito da più strati di cellule : comincia ad apparire 
il mesoderma sotto forma di accumuli specialmente rilevanti nella 
parte mediana del corpo, a contorni irregolari, mal definiti verso 
il vitello. Nella fig. 18 corrispondente a questo stadio non si vede 
però questo accenno di mesoderma. 

Nella parte posteriore della striscia alquanto prima della curva- 
tura caudale si distingue fra le cellule mesodermiche un cumulo 
abbastanza ben delineato costituito da 5-8 cellule germinali (fig. 19). 
Queste sono più grosse delle cellule mesodermiche a forma  poli- 
gonale arrotondata chiare, con nucleo rotondo più grosso e più 
chiaro di quello delle cellule anzidette. Le cellule del mesoderma 
hanno forma poligonale, con nucleo rotondo all’incirea della gran- 
dezza di quello delle cellule ectodermiche o leggermente maggiore, 
intensamente colorato in bleu, con numerosi granuli di cromatina 
per lo più formanti un nucleolo. 

Quanto ho descritto ora si può agevolmente osservare sulle se- 
zioni sagittali; queste però non ci fanno vedere come dall’epitelio 
della striscia abbia origine il mesoderma : per tale studio conviene 
osservare delle serie di sezioni trasversali. 

Da queste si può rilevare che il mesoderma nel baco da seta 
ha origine da numerose infossature separate da tratti in cui 
I’ epitelio si trasforma direttamente in mesoderma senza approfon- 
darsi. 

Osservando una serie di sezioni trasversali di un uovo si può 
vedere che nella parte ripiegata in dentro della curva cefalica 
l’ectoderma è tutto uguale, senza traccia di approfondamento. 

Presso al punto dove finisce la curva cefalica, vediamo che nel- 
l’ectoderma dal lato ventrale si forma la doccia, che in questo 
punto è costituita da cellule non differenziate da quelle dell’ecto- 
derma, disposte a semicerchio intorno al lume della doccia. Solo 
verso la parte più profonda di questo semicerchio si può osser- 
vare qualche cellula esterna ad esso, che presenta i caratteri di 
cellula mesodermica. Procedendo dall’avanti all’indietro la doccia 
sì richiude più o meno completamente e leetoderma si continua 
ininterrotto o quasi, mentre sopra di esso al posto della doccia 
compare un cumulo di cellule mesodermiche che in sezione ha 


“ibi vidi 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 343 


forma all’incirca di romboide di cui un angolo acuto si insinua fra 
le cellule dell’ectoderma, e Valtro è rivolto verso il vitello. 

Procedendo ancora si vede di nuovo, per un piccolo tratto, ri- 
comparire la doccia: poi per un lungo tratto il suo posto è occu- 
pato da uno zafto di cellule mesodermiche risultante dalle pareti 
della doccia addossate Vuna all’altra, le cui cellule hanno assunto 
il carattere di mesodermiche. Il mesoderma non presenta dapper- 
tutto uguale altezza, ma cominciano oscuramente a formarsi i 
segmenti o cumuli mesodermici; infatti in sezioni successive si 
osserva che tale zaffo sporge ora più ora meno nel vitello: e, spe- 
cialmente verso la regione posteriore della striscia, si stende late- 
ralmente a ricoprire una notevole parte dell’ectoderma. Nella re- 
gione posteriore, poco prima di raggiungere la curvatura caudale, 
torna ad apparire la doccia nel cui fondo le cellule hanno carat- 
tere di mesodermiche : poi di nuovo la doccia si richiude ; ciò si 
scorge un paio di volte, più o meno distintamente. In mezzo a 
tali approfondamenti Vectoderma si continua quasi uniforme o sol- 
tanto un po’meno elevato dove dovrebbe trovarsi la doccia. 

In questa regione appunto si osserva un cumulo di cellule grosse, 
arrotondate, coi caratteri sopradescritti delle cellule germinali che 
si distendono sopra il cumulo mesodermico, (qui piuttosto basso) 
con forma di strato. Più avanti ancora la doccia ricompare, ampia, 
con cellule poco differenziate dalle ectodermiche. Infine, sulla piega 
caudale la doccia scompare. 

A 42 ore P embrione coll’ amnio è completamente immerso nel 
vitello che si è insinuato fra 1 amnio e la sierosa. Le cellule del 
mesoderma si presentano in cumuli ben distinti dall’ ectoderma : 
il cumulo di ciascun segmento presenta limiti netti fra le sue cel- 
lule irregolari e quelle distintamente stratificate dell’ ectoderma 
sottostante. I cumuli mesodermici cominciano a essere abbastanza 
ben distinti l’ uno dall’ altro ; in quelli della parte posteriore si 
osservano le cellule genitali non così bene delimitate come negli 
stadi precedenti. 

Esse hanno le seguenti dimensioni: cellule diametro massimo 
18 p., minimo 13; nucleo 7-8 p. 

La forma dei nuclei delle sfere vitelline è alquanto variabile, 
spesso ameboide, 


344 MARCO RIZZI 


Nel vitello, fra le sfere, a non grande distanza dalla superficie 
interna della striscia si osservano delle grosse cellule ovalari-pi- 
riformi, isolate o accoppiate con plasma granuloso colorato dal- 
l orange in modo meno brillante che il vitello, ben delimitato, con 
nucleo rotondo grande all’ incirea come quello delle sfere vitelline, 
granuloso, con granuli assai minuti, provvisto di nucleolo. Sono 
probabilmente dei paraciti; però la loro funzione non è ben chiara. 

Dalle sezioni trasversali si vede che le condizioni della striscia 
sono analoghe a quelle descritte precedentemente: si nota però un 
maggiore sviluppo e una più chiara delimitazione dei cumuli me- 
sodermici. 

Nella regione ventrale 1’ infossatura della doccia è piuttosto 
stretta, e l’ apertura sua si restringe sempre più mentre le cellule 
ectodermiche che ne occupano il fondo vanno perdendo la loro 
regolare distribuzione o assumendo tipo mesodermico. Si ha così 
una serie di figure paragonabili a quelle che 1° Heider trova nel 
cosidetto campo rombico. Proseguendo verso la parte posteriore 
troviamo dei cumuli mesodermici più o meno distinti uno dal 
l’altro: ma tale mesoderma dal lato ventrale è completamente 
coperto dall’ ectoderma che si continua ininterrotto ; pare che ab- 
bia avuto origine da esso senza previa formazione di doccia. Sol- 
tanto in prossimità della ripiegatura caudale si torna a trovare 
traccia di interruzione dell’ ectoderma in modo che fra esso affiora 
il mesoderma; e più indietro ancora riappare di nuovo la figura 
tipica della doccia con elementi disposti a raggiera, conservanti an- 
cora il carattere di cellule ectodermiche. Fra le cellule vitelline 
compaiono degli spazi occupati da liquido coagulato, colorato leg- 
germente ed uniformemente dall’ orange. 

In sezioni di 50 ore si vede che il mesoderma si è maggiormente 
sviluppato e si estende dalla piegatura cefalica alla caudale. Nella 
prima presso l estrema parte anteriore si forma una leggera de- 
pressione che darà in seguito origine allo stomodeo. I cumuli me- 
sodermici in sezione sagittale appaiono all’ incirca triangolari e le 
estremità di questi triangoli, che si spingono in mezzo alle sfere 
vitelline, sono quasi rivestite di materiale granulare, che si colora 
come il plasma delle cellule, in mezzo al quale si vedono dei gra- 
nuli piuttosto piccoli intensamente colorati circondati da un’ area 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 345 


chiara, e dei granuli grossi di vitello in via di disfacimento e poco 
colorabili: si fanno più frequenti anche gli spazi fra le sfere vi- 
telline occupati da liquido coagulato. In vicinanza della striscia 
embrionale sono pure frequenti î nuclei vitellini in via di degene- 
‘azione ; hanno colori irregolari, indecisi, carioplasma assai poco 
colorato, sostanza cromatica distribuita in numerosi piccoli  gra- 
nuli che non assumono il solito colore azzurro dell’ ematossilina, 


ma sono più scuri, quasi neri. Verso la parte posteriore della 


striscia, circa ai */, si riconoscono sopra le cellule mesodermiche 
le cellule germinali coi soliti caratteri. 

La doccia si presenta ancora interrotta e costituita da parecchie 
infossature alcune delle quali immettono in una cavità che è sca- 
vata nei cumuli mesodermici. 

Il fondo di questa cavità presenta talvolta un principio di for- 
mazione di due diverticoli che si spingono lateralmente. 

Verso la sessantesima ora si osserva ancora una maggiore deli- 
mitazione delle parti dell’ embrione che si forma. L’ eetoderma è 
nettamente distinto dal mesoderma: questo non è più mal delimi- 
tato come nelle sezioni sagittali di 50 ore, ma presenta una 
distinta divisione in segmenti. 

L’ectoderma ha i nuclei distribuiti in una o più file circa ai ?/, 
dello spessore del tessuto verso V esterno per tutta 1 estensione 
della striscia embrionale, salvo nel punto dove si forma la infos- 
satura dello stomodeo, nel qual tratto sono disposti in una sola 
fila, vicinissimi al margine interno delle cellule. Esso è separato 
nettamente, per mezzo di una membrana continua, dai cumuli me- 
sodermici, i quali si differenziano bene anche per la irregolare di- 
sposizione delle cellule, non stratificate. 

I cumuli cominciano subito dopo 1’ infossatura dello stomodeo, 
e sono separati |’ uno dall’ altro da una depressione che arriva fino 
all ectoderma: sono più grandi verso la metà dell’ embrione. In 
questo stadio se ne possono contare 11 a partire dallo stomodeo 
fino all’ ingrossamento terminale o caudale escluso. 

In generale in questi cumuli nella parte basale a contatto col- 
l’ epitelio ectodermico si può notare una certa stratificazione delle 
cellule ; superiormente invece è accentuata la distribuzione caotica 
degli elementi, Anche anteriormente all’ invaginazione stomodeale 


346 MARCO RIZZI 


sì comincia ad osservare un piccolo cumulo di cellule aventi 
l aspetto di quelle mesodermiche. 

Dalle sezioni trasversali si può rilevare che la striscia embrio- 
nale, estremamente ridotta in larghezza, non si presenta con Porlo 
sollevato verso l alto, come lo vedremo apparire più avanti, ma 
diritto. 

In questo stadio la doccia si è quasi completamente chiusa, salvo 
uno 0 due punti, specialmente in corrispondenza della parte ante- 
riore dove avevamo osservato quella formazione dei cumuli para- 
gonabili al così detto campo rombico : quivi 1 ectoderma presenta 
una interruzione attraverso la quale affiora il mesoderma. In tutto 
il resto dell'embrione l’ectoderma si continua ininterrotto sebbene 
fra le sue cellule s’insinui in alcuni punti il mesoderma senza 
però riuscire ad affiorare. 

Si sono fatti più abbondanti fra le sfere vitelline gli spazi oc- 
cupati da liquido coagulato, specialmente nella regione centrale 
dell’ uovo. 

In sezioni di uova di 72 ore si vede che lo sviluppo dell’ embrione 
ha notevolmente progredito. I cumuli mesodermici nettamente sepa- 
rati dall’ ectoderma, sono cresciuti di numero : oltre al cumulo 
prestomodeale, dopo l’ infossatura dello stomodeo, se ne contano 17, 
compreso il grosso ed allungato cumolo caudale (Fig. 21). Special- 
mente nei primi cumuli è ben visibile la stratificazione della prima 
fila di elementi a contatto coll’ eectoderma; anzi oltre a questa si tro- 
vano assai poche cellule a costituire il cumulo; mentre in quelli della 
metà posteriore del corpo predomina la struttura caotica. I tratti 
liberi fra I’ uno e l’altro cumulo sono molto ristretti. Da qualcuno 
dei segmenti mesodermici pare stia per staccarsi qualche cellula 
per passare nel vitello. 

Nei segmenti 11.° e 12.° a partire dallo stomodeo si distinguono 
le cellule germinali col solito nucleo chiaro munito di nueleolo. 
Sono ancora diminuite di dimensione — Cellule 14 p.. nucleo 7 — 
9 p. (fig. 21). 

Vicino alle estremità dell’ embrione sono numerosi nuclei vitel- 
lini in via di disfacimento e granuli di disintegrazione intensa- 
mente colorati o neri. 

Il liquido coagulato che stava negli spazi fra le cellule vitelline 





L’ UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 547 


è aumentato e forma ora un ampio lago, che però non occupa la 
parte centrale dell’ uovo, ma è più vicino a uno dei fianchi del- 
Pl uovo, da cui è separato da uno strato di sfere vitelline. 

Dodici ore più tardi P uovo si presenta all’ incirea nelle stesse 
condizioni: però nella parte posteriore dell’ embrione si osserva un 
principio di invaginazione che darà origine al proctodeo. 

Le sezioni trasversali presentano condizioni simili a quelle dello 
stadio precedente (fig. 22). 

In sezioni di uova di 96 ore (quattro giorni) si osserva qualche dif- 
ferenza nell’aspetto dell’ ectoderma : questo si presenta un po’ ondu- 
lato verso la superficie ventrale, limitato verso il mesoderma da 
una specie di striscia notevolmente colorata dall’ orange. 

Le cellule dell’ epitelio ectodermico presentano i nuclei per lo 
più verso V interno, ma in parte anche sparsi in altre posizioni. 
I °/, delle cellule verso ) esterno sono costituiti di plasma granu- 
lare che si colora alquanto con 1 ematossilina, poi viene il nucleo 
rotondo intensamente colorato, con granuli di cromatina distinti 
e spesso con nucleolo. Esso è circondato da un’ areola di plasma 
più chiaro in cui spesso si vedono alcune protuberanze o fili che 
sì dipartono dalla membrana nucleare. La parte più interna di cia- 
scuna cellula, a contatto col mesoderma, è costituita da una mass: 
o granulo più o meno schiacciata colorabile debolmente dall’orange: 
questi granuli l’ uno disposto di seguito all’ altro costituiscono quella 
linea giallastra di demarcazione fra il mesoderma e 1 ectoderma 
dianzi accennata. 

I cumuli mesodermici non presentano caratteristiche speciali : 
il plasma delle cellule è spesso vacuolare e contiene talvolta dei 
piccoli granuli di vitello. Le cellule germinali si possono netta- 
mente distinguere nei segmenti dal 10.° al 12.° (Fig. 23). Nella re- 
gione anteriore dell’ embrione si è formato un grande cumulo orale 
che riveste internamente l’invaginazione stomodeale rimanendo un 
po’ staccato dall’ epitelio, lasciando così uno spazio vuoto:  epi- 
telio si apre in un punto e si vedono alcune sue cellule migrare 
verso l’ interno e perforare il cumulo anzidetto. 

Le cellule che perforano il cumulo si spingono nel vitello e danno 
la bandeletta ectodermica che formerà 1’ intestino. I segmenti me- 
sodermici sono in numero di 17-18. 


MARI A Re ART n i MANI) 
. SAP SENI CANA TIE TAI) VE SANTA ae A 


548 MARCO RIZZI 


Nelle cellule eetodermiche, ma specialmente nelle mesodermiche 
si notano vacuoli e inclusioni assai numerose di granuli di vitello 
che appaiono come goccie di grasso. Le cellule germinali hanno 
le seguenti dimensioni e anch’ esse presentano dei vacuoli : Cel- 
lula 11-12 p.., nucleo 5-6 p. 

Alcuni giorni più tardi (10 giorni dopo la deposizione), si può 
osservare che i cumuli mesodermici cominciano a presentare delle 
cavità abbastanza ampie: il loro numero è di 18. Nelle sfere vi- 
telline sono frequenti i nuclei in via di disfacimento : il lago di 
liquido coagulato è molto grande. Dalle sezioni trasversali si rileva 
che sulla linea mediana, dal lato ventrale, l’ ectoderma presenta 
un’ infossatura, ma non interruzioni, salvo un punto nella regione 
anteriore, dove in fondo al piccolo tratto di doccia compaiono le 
cellule del mesoderma. 

Appare più distinta V invaginazione nella regione cefalica che 
darà lo stomodeo (Fig. 25). 

In preparati di 16 giorni sì vedono sempre più distinte le inva- 
ginazioni dello stomodeo e del proctodeo (Fig. 29-50). La prima 
che s’ è iniziata più presto della seconda è alquanto più grande ed 
approfondita. Da quella dello stomodeo parte la bandeletta che darà 
intestino, la quale a poca distanza dalla sua origine si divide in 
due parti che dopo breve percorso si attennano e finiscono appun- 
tite fra le sfere vitelline (Fig. 51). Oltre che nei cumuli mesoder- 
mici, si osserva qualche lacuna anche fra il tessuto eetodermico. 

Nei cumuli mesodermici non si ha una cavità unica ma, come 
abbiamo veduto accennarsi ancora in stadî precedenti, oltre ad 
una escavazione centrale, se ne distinguono anche altre due late- 
rali, che qui però non sono in comunicazione colla prima. Queste 
due cavità hanno forma allungata in senso trasversale e sono ovali- 
piriformi. Verso i lati sono limitate da cellule appiattite : cellule 
simili allungate ed appiattite in senso trasversale si trovano pure 


od 


sopra il cumolo (Fig. 26-27-28). Le cellule germinali conservano 
le dimensioni di 10-11 p.. col nueleo di 5-7 p. Il lago di liquido 
si è fatto grandissimo. 

In sezioni di 22 giorni non si notano differenze rimarchevoli 
dallo stato ora descritto: sono più appariscenti le lacune del tes: 


29 


suto mesodermico ed ectodermico (Fig. 32-33-34-35). Dalle sezioni 





L’ UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 349 


trasversali si rileva che la striscia presenta i bordi leggermente 
ripiegati verso l’ esterno. Nella parte anteriore si ha un sol punto 
dove il mesoderma affiora fra le cellule ectodermiche e in tale po- 
sizione il cumulo ha una forma quadrangolare coll’ angolo più acuto 
che s’ insinua fra le cellule epiteliali. 

In preparati di un mese la striscia embrionale appare molto 
mutata d’ aspetto ; non ha più una regolare curvatura, ma è come 
raggrinzita e in più parti assai staccata dall’ amnio (fig. 36). Le 
cavità nel meso—- e nell’ ectoderma sono sempre più numerose. 

Le cellule ectodermiche appaiono leggermente più basse che negli 
Stadî precedenti: i cumuli mesodermici meno elevati e meno di- 
Stinti PV uno dall’ altro. Nelle sfere vitelline sono frequenti i nu- 
clei in divisione vicini V uno all’ altro in numero di 4-5, o in via 
di degenerazione (Fig. 11). Dalle sezioni trasversali si nota che la 
ripiegatura degli orli laterali della striscia verso il basso si ac- 
centua. 

Tale è lo stato dell’ uovo dopo un mese di sviluppo. Mentre 
abbiamo visto che nei primi giorni le modificazioni erano molto 
"apide, abbiamo dovuto constatare poi un rallentamento notevole 
dell’ evoluzione che porta 1 uovo ad assumere quello stato che con- 
serverà poi per lungo tempo durante tutto il periodo autunnale, 
e che sì manterrà con lievi modificazioni, qualora Y uovo sia con- 
servato a bassa temperatura, fino al momento in cui, portandolo 
in un ambiente più caldo, si provoca 1 ulteriore sviluppo che pre- 
cede la nascita del baco. 


VI. — CONSIDERAZIONI GENERALI. 


Dalle osservazioni che ho qui esposte si possono trarre alcune 
conclusioni non prive di interesse. Risulta prima di tutto che la 
segmentazione dell’uovo di Bombyx comincia brevissimo tempo dopo 
la deposizione. Come al Tichomiroff, che studiò anch’ esso stadi 
precoci dello sviluppo, così neppure a me riuscì di seoprire Vunione 
dei due pronuclei, maschile e femminile. Anzi non mi riuscì nep- 
pure di poter determinare con certezza la presenza di nuclei ma- 
schili nel vitello, o di distinguerli chiaramente dalle prime cellule 


350 MARCO RIZZI 


di segmentazione che si formano poco dopo avvenuta la feconda- 
zione. L’Henking che studiò e descrisse questi primi stadî, distin- 
guerebbe i nuclei maschili per un’aureola chiara che li circonda, 
il così detto arrenoide. A me non accadde mai di riscontrare tale 
formazione. Invece, appena luovo è deposto, si scorge il nucleo 
femminile che, avvicinatosi alla superficie, sta dividendosi per dare 
origine al primo globulo polare. 

In uova di 6 ore si vedono ancora chiaramente i due globuli 
polari. La divisione del nucleo fecondato s’ inizia anch’essa molto pre- 
sto; già all’età di 4 ore, dal nucleo primitivo hanno avuto origine 
da 4 a 12 nuclei, che si circondano di plasma e assumono il ca- 
rattere di blastomeri. E nelle ore successive questa moltiplicazione 
nell’interno del vitello si continua. 

In questi stadîì precoci, alla superficie dell'uovo esiste uno strato 
di plasma granulare e vacuolare, il blastema periferico, che si con- 
serva abbastanza nettamente distinto dal vitello sottostante fino 
alla formazione del blastoderma. 

Il vitello che, appena Puovo è deposto, appare come una massa 
caotica di granuli di varia dimensione, mal delimitati e scarsa- 
mente colorabili, mano a mano che lo sviluppo procede, mostra i 
contorni dei granuli più decisi e questi più distintamente colorati. 
Infine i granuli si aggruppano in determinate aree, e possiamo 
allora distinguere regioni a grossi globuli e regioni a piccoli glo- 
buli. Tale distinzione di aree appare già abbastanza netta in uova 
di 6 ore, e si fa più appariscente ad 8 ore. 

A quest’età ci riesce agevole osservare la migrazione verso la 
periferia delle cellule che formeranno il blastoderma, mentre riman- 
gono nell’interno le cellule che prenderanno parte alla formazione 
delle sfere vitelline. Gli elementi che danno origine al blastoderma 
‘aggiungono la superficie dell’uovo prima nella regione anteriore, 
perchè da questa parte il tragitto è minore e arrivano alla peri- 
feria anche attraversando il descritto cono di vitello a piccoli gra- 
nuli che occupa la regione sottostante al mieropilo. Non si com- 
prende quindi come lo Schwangart, dall’ osservazione di uova 
corrispondenti a questo stadio, possa esser tratto a definire la 
segmentazione dei lepidotteri come una gastrulazione embolica, se 
non ammettendo che nell’ interpretazione dei fatti egli si sia la- 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MÒRI L. » 551 


sciato troppo influenzare dalle teorie dominanti. Non è possibile 
riportare ad una formazione gastrulare la segmentazione ora de- 
scritta: invece di uno strato di cellule che s’invagina, abbiamo 
qui elementi che, originatisi nel vitello, migrano separatamente 
attraverso questo per arrivare infine a formare uno strato perife- 
rico uniforme, Vectoderma; le altre cellule rimaste nel vitello, 
sparse, daranno origine alle sfere vitelline, che in omaggio alla 
teoria, pur trovando l’espressione non del tutto propria, diremo 
endoderma. 

L’endoderma non ha dunque origine da ecto- 
derma sprofondatosi nel vitello. Nè possiamo par- 
lare propriamente di due foglietti, ma di un foglietto, l’ectoderma 
e di un cumulo centrale, alla cui formazione prendono parte le 
prime cellule di segmentazione precocemente differenziatesi. Infatti, 
mentre le future cellule blastodermiche hanno lunghi prolunga- 
menti di plasma (come uno strascico che si lasciano dietro), e 
forma più allungata nel senso radiale, le cellule vitelline sono più 
raccolte e a prolungamenti più brevi. Però questo modo di forma- 
zione dell’ectoderma e del mesoderma non è assolutamente puro, 
ma nella formazione di queste parti si innesta qualche fatto che 
viene a complicare lo schema sopra esposto. Intendo riferirmi con 
ciò al ritorno nel vitello, di qualche cellula prodotta dalla divi- 
sione degli elementi che stanno formando il blastoderma. 

Ma questi ritorni non sono molto numerosi e nessuno vorrà ri- 
portarli a un processo di gastrulazione, poichè non si tratta di 
strati che si approfondano, ma di scarsi elementi lontani | uno 
dall'altro, che riescono a rientrare solo negli strati più superfi- 
ciali del vitello. Si avrebbe piuttosto Vapparenza di un parziale 
processo di citulazione. 

Da quanto si è detto risulta evidente che la segmentazione del 
Bombyx è un processo alquanto complicato, che non si può ripor- 
tare a schemi troppo rigidi ed assoluti; ed io non posso che asso- 
ciarmi alle considerazioni esposte dal prof. Carazzi sullo sviluppo de- 
gli insetti, nella parte generale della sua Embriologia dell’ Aplysia (*). 

In uova di otto ore la migrazione dei blastomeri verso la peri- 


(*) In « Archivio Anat. ed Embr. », vol. V, pag. 688 e seg. 


DD MARCO RIZZI 


feria è nel periodo massimo : a 10 ore già alcuni hanno raggiunto 
la superficie del’uovo : a 12 ore hanno rivestito la parte anteriore 
dell’uovo, mentre distano poco dalla superficie nella posteriore. 

Confrontando i miei preparati che mostrano 1’ arrivo delle  cel- 
lule alla periferia, con le belle e nitide figure dell’Heider, devo 
rilevare che nelle uova di Bombyx i blastomeri sono molto meno 
regolari e presentano rare mitosi in confronto di quelli figurati 
dall’autore succitato. Già in questo stadio e più tardi, a 16 ore, 
quando il blastoderma ha ricoperto tutta la superficie dell’uovo, si 
nota qualche ritorno di blastomeri nell’interno del vitello, ma ciò 
si osserva di rado e il fenomeno deve avere ben scarsa influenza 
nella formazione delle sfere vitelline. 

A 16 ore dunque tutto VP uovo è coperto dal blastoderma, che 
costituisce uno strato uniforme. Soltanto un paio d’ore dopo s’in- 
comincia a distinguere una differenziazione delle cellule blastoder- 
miche, che darà origine alla placca germinativa sul lato ventrale 
e alla sierosa sul resto dell’uovo. 

Fra le 18 e le 20 ore s’inizia la formazione dell’ amnio, come 
una piega della sierosa presso l’orlo della placca germinale, dove 
questa si unisce alla sierosa. In tale stadio hanno principio le 
modificazioni che daranno origine alla formazione delle cellule 
vitelline. 

Fatti più notevoli presentano le sezioni di 24 ore; qui la stri- 
scia embrionale è già alquanto ridotta nel suo diametro trasver- 
sale. Notevole sopratutto è quel cumulo di grandi cellule che stanno 
fuori della striscia, in corrispondenza della curvatura caudale e 
che interpreto come gli elementi da cui avranno origine le cellule 
germinali. Resta inesplicato il modo d’origine di tali elementi che 
nei miei preparati vidi apparire ad un tratto alla 24.* ora. 

Chè se può sussistere qualche dubbio su tale interpretazione 
per le cellule della fig. 13, non credo possibile negare che gli ele- 
menti mostrati dalla fig. 14 e 15 siano cellule germinali, parte 
ancora esterne alla striscia, parte in mezzo alle cellule ectoder- 
miche e parte già uscite verso il vitello, ma sempre situate in 
prossimità della curvatura caudale, nel posto dove, in stadî più 
avanzati, troveremo cuelle che indubbiamente sono cellule germi. 
nali. Comparando fra loro questi elementi, come si scorgono nei 


7599 


L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 355 


diversi periodi di sviluppo, ci sì convince che anche quelli della 
figura 13 appartengono alla stessa categoria. Si avrebbe qui in 
tal caso un fatto che si accosterebbe nelle sue linee generali a 
quanto fu osservato da vari autori per altri insetti, ossia alla for- 
mazione delle cellule germinali nella parte posteriore dell’ uovo. 
(Lavori di Balbiani sui Tipulidi, di Metschnikoff sugli Afidi). Solo 
è da notare che nei casi osservati da questi autori l’origine delle 
cellule sessuali è molto più precoce ed esse sono situate esterna- 
mente al blastoderma. Voeltzkow nei Muscidi ha trovato che si 
formano contemporaneamente. Heymons in Forficula osserva che 
le cellule sessuali si formano dopo la costituzione del blastoderma 
e si staccano dalla regione posteriore dell’uovo. Precocissima poi 
è la formazione di queste cellule nella parte posteriore dell’uovo 
in Olytra laeviuscula (secondo Lécaillon) ed esse rientrano nel vi- 
tello prima che Pinvoglio blastodermico si sia completamente for- 
mato. In tutti questi casi le cellule ad un certo punto si pongono 
fra la stria ed il vitello. 

È poi notevole la diminuzione di dimensioni di queste cellule 
germinali che da circa 25 t. che misurano alla loro prima com- 
parsa, si riducono a circa 10 p. come si può vedere in sezioni 
di 4 e 16 giorni, pur conservando per lVaspetto e la colorazione 
saratteri distinti dalle cellule mesodermiche alle quali si trovano 
vicine e con le quali per le dimensioni potrebbero essere confuse. 

L’amnio dopo le 20 ore si è completamente formato e staccato 
dalla sierosa: così la striscia dal lato ventrale è coperta da due 
invogli. 

Le sfere vitelline a 24 ore sono in parte formate, eccetto che 
nella regione centrale dell’ uovo; ma a 30 ore tutto il vitello è 
costituito in sfere. 

Intanto in tale stadio si distingue la doccia mediana della striscia, 
ma non come un soleo continuo ; meglio forse in sezione di 36 ore 
e successive si vede come a regioni in cui e è una distinta infos- 
satura, sì alternino altre in cui l’ectoderma subisce soltanto un 
inspessimento che darà origine al mesoderma, o presenta una spe- 
cie di doccia a pareti talmente ravvicinate che il lume ne è pura- 
mente virtuale. Anche qui alcuni autori hanno voluto vedere una 
formazione gastrulare. Ma non mi pare che si possa in tal caso 


954 MARCO RIZZI 


parlare di gastrula, poichè Vl invaginazione (se pur tale può dirsi), 
darà per risultato il cosidetto unterdlatt, il quale non è entoderma, 
ma mesoderma. 

Il mesoderma comincia ad essere evidente dopo le 36 ore dalla 
deposizione, sotto forma di cumuli non bene delimitati uno dal- 
l’altro e irregolari. Esso in taluni punti (come anteriormente e 
posteriormente, dove si hanno dei veri tratti di doccia) si origina 
dagli infossamenti dell’ectoderma; in altri da quella parte di ecto- 
derma che passa sotto al restante, nel modo descritto da Grassi 
nell’Ape e rappresentato anche dal Toyama: in altri ancora da 
un semplice inspessimento ectodermico che si fa polistratificato 
e di cui le cellule più interne si trasformano in mesodermiche. 

I cumuli mesodermici in seguito aumentano di dimensioni e di 
numero, tanto che a 72 ore se ne notano 16 senza contare il 
cumulo pre-orale e il cumulo caudale; e poi arrivano a 18; da 
questo punto in avanti non mutano forma. 

Quando il numero dei cumuli è arrivato al completo si osserva 
che le cellule germinali si trovano nell’11-12.° segmento. 

Il vitello frattanto subisce pur esso varie modificazioni: le sfere 
presentano frequentemente più nuclei. Non ho potuto distinguere, 
negli stadî finora osservati, differenze fra le cellule vitelline, tali 
che permettano di separarle in categorie diverse; si notano solo 
differenze di grandezza ed anche queste non molto notevoli. Im- 
vece, in stadi più avanzati, e specialmente quando fra le sfere 
vitelline comincia ad apparire abbondante liquido (dovuto al disfarsi 
del vitello che darà poi il lago di liquido descritto), qualche nucleo 
delle sfere vitelline si presenta con contorni irregolari, con ero- 
matina puntiforme e colorata quasi in nero; con tutti i segni in- 
somma di una degenerazione, simile ai vitellofagi descritti da 
diversi autori. 

Tuttavia confrontando tali elementi coi vitellofagi descritti, ad 
esempio dal Toyama, vediamo che ne differiscono per minori dimen- 
sioni e per una maggiore regolarità di contorni. Ricordo qui che 
le osservazioni dell’ autore giapponese si riferiscono a stadì più 
avanzati di quelli studiati da me. 

Infine, alle due estremità cefalica e caudale della striscia si 
forma una invaginazione del tessuto ectodermico che si appro- 


SITI 





L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 555 


. fonda nel grosso cumulo che troviamo in tali regioni; lo perfora 
e si spinge nel vitello formando un cul di sacco. Dal fondo della 
invaginazione stomodeale si spingono verso 1’ interno del vitello 
due lamine di cellule che costituiranno, unendosi ad analoghe for- 
mazioni del fondo del proctodeo, 1’ intestino medio. Però al punto 
in cui son giunto con le mie osservazioni le due lamine non si 
presentano ancora ben distinte una dall’altra. Queste formazioni 
cominciano al quarto giorno dalla deposizione, e al sedicesimo rag- 
giungono già la condizione descritta, non presentando poi ulte- 
riori modificazioni notevoli. 

Verso i sedici giorni le lacune che già erano apparse nell’ interno 
dei segmenti mesodermici si fanno più grandi e altre ne compa- 
iono nell’ectoderma. 

Dopo un mese dalla deposizione l'embrione perde la forma curva 
regolare, che aveva conservata fin qui, e presenta delle pieghe che 
sono l’ inizio dei futuri segmenti del corpo. 


ax 

Con queste osservazioni resta esaurito il compito che mi ero 
proposto, cioè di rivedere i primi stadî di sviluppo del Bombya mori. 
Già al punto a cui sono arrivato si ha abbozzo della formazione 
dell’ intestino, che vediamo originarsi nel modo indicato da Hey- 
mons per gli Ortotteri, da Schwartze per i Lepidotteri; senza 
cioè che intervenga in essa il vitello, ossia l’entoderma, che ha 
assunto negli insetti una funzione puramente nutritiva. 

Jonviene dunque accettare anche per la specie da me studiata 
il modo di considerare 1’ ufficio e il significato del vitello esposto 
da Heymons, Lécaillon e Schwartze. 





« Redia », 1912. 25 





dr. 


356 MARCO RIZZI 


BIBERIOGRAERITA 


(Sono citati soltanto i lavori che hanno più diretto rapporto col presente stu- 
dio, ed i più recenti. Rimando alla bibliografia del trattato dell’ Henneguy e 
di quello del Berlese per le altre opere che meno direttamente m’ interessavano, 


e che qui non cito per brevità). 


1. SeLvarIco S., Sullo sviluppo embrionale nei Bombicini. « Annuario R. Staz. 
bacologica Padova », 1882. 

2. Grassi G. B., Intorno allo sviluppo delle api nell’ uovo. « Atti Accad. Gioenia 
Scienze Nat. », Vol. XVIII, Catania, 1884. 

3. HEIDER K., Die Embryonalentwicklung von ‘* Hydrophilus piceus ,,. Jena, 1889. 

4. GraBER W., Vergleichende Studien am Keimstreif der Insecten. « Denkschrift. 
Akad. Wiss. Wien», Bd. LVII. 1890. 

5. TICHOMIROFF A., Développement du Ver à soie du mirier (B. mori) dans 

l’oeuf. Laboratoire d’études de la soie. Lyon, 1891. 
6. KorscHELT und HeIpER, Lelrbuch der Vergleichende Entwicklungsgeschichte 
der wirbellosen Thiere. Jena, 1392 
HENKING H., Untersuchungen iiber der ersten Entwicklungsvorginge in den Eiern 
der Insecten. « Zeitschrift wiss. Zoologie », 54 Band, p. 1, 1892 

8. LÉcAILLON A., Sur les feuillets germinatifs des. Coléopteres. « Comp. Rend. 
de 1’ Acad. des Sciences », Tome 125, pag. 876. Paris, 1897. 

9. SCHWARTZE L., Zur Kenntniss der Darmentwicklung bei Lepidopteren. « Zeit- 
schr. wiss. Zoologie », 66. Bd., pag. 450, 1899. 

10. HEyMoNs R., Die Embryonalentwicklung von Dermapteren und Orthopteren. 
Jena, 1399. 

11. NOACK, Beitriige zur Entwicklungsgeschichte der Musciden. « Zeitschr. wiss. 
Zoologie », Bd. LXX. 1901. 

12. ToyAMA K., Contributions to the study of Silk-Worms. I.° On the Embryology 
of the Silk-Worm. « Bulletin of the College of Agriculture ». Tokyo, 
Imperial University, Vol. V. Tokio, 1902, p. 73. 

13. HENNEGUY, Les Insectes. Paris, 1904. 

14. ScHAWwaNnGART F., Zur Entwicklungsgeschichte der Lepidopteren. « Biologisches 
Centralbl. », 25. Bd., p. 721-729-777-789, 1905. 

15. FRIEDERICHS K., Untersuchungen iiber die Entstehung der Keimblitter und Bil- 
dung des Mitteldarms bei Kiifern « Nova Acta Acad. Leop. Carol. », 
t. 85, 1906. 

16. BERLESE A., Gli Insetti. Milano, Vol. I, 1909. 

17. Zick K., Beitriige zur Kenntnis der postembryonalen Entwicklungsgeschichte der 
Genitalorgane bei Lepidopteren. « Zeitschr. wiss. Zool. », Bd. 98. 1911, 
pag. 430. 


i 








SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 


Le fisure furono tutte disegnate con la cumera chiara. L’ingrandimento è appros- 





simacivo. 
ABBREVIAZIONI COMUNI A TUTTE LE FIGURE. 

a = amnio — b!= blastoderma — eb= cellule blastodermiche — eg = cel- 
lule genitali — co = cumulo orale — ep= cellula polare — ev= cellule vitel- 
line — ect= ectoderma — gg= grandi globuli vitellini — ?Z=lacune — 
mes = mesoderma — nf = nucleo femminile — nv= nuclei vitellini — pg = pic- 
coli globuli vitellini — pr = proctodeo — s= sierosa — st= stomodeo — 
sv=- sfere vitelline — v= vitello. 


Fig. 1. — Ore 0-'/,; Ingr. diam. 960. Nucleo femminile che si prepara per la 
prima divisione, per dare origine alle cellule polari. 

Fig. 2. — Ore 6; I. d. 960. Divisione di due cellule con interposto thelyide. 

Fig. 3. — Ore 8; I. d. 100. Cellule che migrano alla periferia (cb) e cellule 
che restano nel vitello (cv); strascico di plasma lasciato dalle 
prime. La figura è ottenuta con la sovrapposizione dei disegni di 
7 sezioni trasverse successive e continue di 10 p. ciascuna (spes- 
sore totale 70 p ). 


Fig. 4. — Ore 12; I. d. 275. Arrivo delle cellule alla periferia e mitosi. 
Fig. 5. — Ore 12; I. d. 275. Arrivo delle cellule alla periferia e mitosi. Sta- 


dio più avanzato del precedente. 

Fig. 6. — Ore 18; I. d. 100. Formazione della sierosa, parte posteriore del- 
l’uovo. Sez. trasv. Del vitello è rappresentato schematicamente solo 
l inizio di qualche sfera. 


Fig. 7. — Ore 18; I. d. 100. Formazione della sierosa e dell’amnio : primo 
accenno della formazione delle sfere vitelline. Sez. trasv. verso la 
metà della placca germinale. 

Fig. 8. — Ore 15; I. d. 550. Dettaglio della figura precedente. Formazione 
dell’amnio. Primo aggruppamento dei globuli vitellini intorno alle 
cellule vitelline, il cui plasma si dissolve in un reticolo. 

Fig. 9. — Ore 20; I. d. 550. Formazione della sierosa e dell’ amnio, det- 
taglio. 

Fig. 10. — Ore 20; I. d. 780. Gruppo di più nuclei vitellini nell’ interno di 


una sfera. 
Fig. 10°!" — Ore 18; I. d. 780. Sfera vitellina con un solo nucleo. 


355 


Fio. 


Fig. 


uk 


12. 


19% 


30. 


MARCO RIZZI 


Ore 96; I. d. 650. Sfere vitelline più adulte con nuclei vitellini 
irregolari, a piccoli granuli simili a quelli degenerati. 

Ore 24; I. d. 80. Striscia germinale, sez. sagittale. Si vede nel 
vitello l’area centrale in cui le sfere vitelline non si sono ancora 
costituite. 

Ore 24; I. d. 275. Cellule germinali esterne alla striscia. Sez. sa- 
gittale. 

Ore 24; I. d. 80. Stadio leggermente più avanzato. Cellule germi- 
nali in parte esterne alla striscia: in parte già passate attraverso 
di essa. Sez. sagittale. 

Ore 24; I. d. 275. Dettaglio della figura precedente che fa meglio 
vedere le cellule germinali. 

Ore 24 ; I. d. 275. Sezione trasversale che mostra la striscia già 
alquanto ridotta in larghezza e costituita del solo epitelio ecto- 
dermico. 

Ore 30; I. d. 275. Cellule germinali in parte ancora nell’ ecto- 
derma, in parte già uscite verso il vitello. Sez. sagittale. 

Ore 36; I. d. 80. Sezione sagittale che mostra la striscia costi- 
tuita ancora da solo ectoderma ; però a questo stadio il mesoderma 
ha già iniziata la sua formazione. 

Ore 36; I. d. 275. Cellule germinali tutte fuori della striscia, 
verso il vitello. Sez. trasv. 

Ore 50; I. d. 80. Sezione trasversale dimostrante la formazione 
del mesoderma. 

Ore 72; I. d. 80. Sez. sagittale mostrante il mesoderma già bene 
organizzato in cumuli ben delimitati e nettamente distinguibili dal- 
l’ectoderma sottostante. Cellule germinali nell’ 11° e 12° segmento. 
Ore 84; I. d. 80. Sez. trasv. che mostra la striscia embrionale 
assai ridotta nel senso trasversale : si è formato un grande lago, 
eccentrico, di liquido coagulato. 

Ore 96; I. d. 400. Sez. trasv. attraverso uno dei cumoli 11° e 12°, 
mostrante due cellule germinali. 

Ore 96; I. d. 275. Sezione sagittale attraverso la parte anteriore 
dell’embrione. Cumulo orale. 

Giorni 10; I. d. 150. Sez. sagittale della regione cefalica. Princi- 
pio dell’invaginazione che darà lo stomodeo. 

Giorni 16; I. d. 100. Sez. trasversale. 

Giorni 16; I. d. 275. Dettaglio della figura precedente. 

Giorni 16; I. d. 220. Dettaglio dello stadio precedente. Forma- 
zione di lacune nel tessuto mesodermico. 

Giorni 16 ; I. d. 275. Sezione sagittale della regione anale mo- 
strante l’inizio del proctodeo. 

Giorni 16; I. d. 275. Sezione sagittale della regione cefalica mo- 
strante la formazione dello stomodeo. 


MT, 1 e 
À e) t 





L'UOVO DI « BOMBYX (SERICARIA) MORI L. » 359 
Fig. 31. — Giorni 16; I. d. 680. Sezione più laterale della precedente mo- 


strante la lamella che partendo dallo stomodeo, darà origine al- 
l’intestino medio. 


Fig. 32. — Giorni 22; I. d. 100. Sezione trasv. che mostra un’ampia lacuna 
nel mesoderma. 

Fig. 33. — Giorni 22; I. d. 275. Maggiore ingrandimento della figura prece- 
dente. 

Fig. 34. — Giorni 22; I. d. 275. Sez. trasv. in una regione posteriore rispetto 


alla precedente. Lacune nel tessuto ectodermico. 

Fig. 35. — Giorni 22; I. d. 275. Sezione trasv. attraverso un altro cumulo 
che non presenta lacune. 

Fig. 36. — Giorni 30; I. d. 80. Sez. sagittale mostrante il ripiegarsi dell’em- 
brione e la formazione di lacune nel mesoderma e nell’ectoderma. 
È omesso tutto il vitello periferico. 








Gli estratti di questa Memoria furono pubblicati il 15 Dicembre 1912. 


STUDI SULLO SVILUPPO LARVALE 


DEL*COPR>RRODIRDRLAGIOIL 


Dott. REMO GRANDORI 


Libero docente ed Aiuto nell'Istituto di Zoologia e di Anatomia comparata 
della R. Università di Padova, diretto dal Prof. D. Carazzi. 


Introduzione. 
Fin da quando per la prima volta mi accinsi — nella Stazione 
Zoologica di Napoli — allo studio dei copepodi pelagici raccolti 


nella crociera del « Montebello » dal Comitato Talassografico, mi 
sembrò alquanto strana la rinuncia di tutti gli autori alla deter- 
minazione specifica degli individui non sessualmente maturi, se sì 
eccettuano rari tentativi, da parte di qualche autore, per il rico- 
noscimento e 1 allevamento di pochi stadi vicini a maturità, e per 
poche specie (1). Le stesse chiavi dicotomiche di GIESBRECHT, 
le più complete che la letteratura copepodologica possegga, si 
basano esclusivamente sui caratteri dell’ animale adulto. 

Studiando lungamente il materiale del « Montebello » raccolto 
nell’ Adriatico, e un ricchissimo materiale del Golfo di Napoli che 
quotidianamente mi veniva fornito dalla Stazione Zoologica, sem- 
pre più si radicava in me la convinzione che anche negli stadi 
giovanili questi animali possedessero caratteri specifici determi- 
nabili e costanti, pur constatando che allo stato in cui erano e 
sono tuttora le nostre conoscenze, non era possibile la determina- 
zione sicura di tali stadî larvali. 


(1) Per la stoma di questi tentativi V. Capit. II. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 561 


Il grande ostacolo che si era opposto allo studio dello sviluppo 
larvale dei copepodi pelagici, era la impossibilità quasi assoluta 
— almeno per le specie pelagiche marine — di un allevamento 
sperimentale completo, vale a dire di ottenere, da un uovo fe- 
condato tolto da un sacchetto ovigero di una femmina di una data 
specie, tutti gli stadîì larvali uno dopo l’ altro fino all’ adulto. E 
tale impossibilità risiede nella deficienza delle nostre conoscenze 
biologiche, la quale ci impedisce di riprodurre — in un acquario — 
tutte le condizioni della vita pelagica; tutti i tentativi di alleva- 
menti sperimentali di animali marini fallirono, malgrado il grande 
interesse, non solo scientifico, ma anche economico di risolvere 
un problema che aumenterebbe la quantità di animali eduli. 

Occupandomi, nel 1911, del materiale planetonico raccolto dal 
prof. Carazzi nella Laguna Veneta (1), mi trovai nnovamente di 
fronte ad una grande quantità di forme larvali di copepodi marini, 
e lo studio di questo materiale ribadì la mia convinzione che il 
problema del riconoscimento delle specie di copepodi negli stadi 
larvali non fosse insolubile. Quel materiale, per le specie della 
tribù dei Calanoidi, si presentava scarso qualitativamente e ric- 
chissimo quantitativamente ; quindi gli stadì giovanili erano nu- 
merosissimi, specialmente quelli vicini a maturità. Quanto più si 
andava perfezionando in me quella facoltà che si può chiamare 
« Vl occhio pratico dello specialista », tanto più mi diventava facile 
riferire uno stadio avanzato alla specie cui apparteneva, e di cui 
erano noti i caratteri dell’ adulto. Trattandosi di un piccolo nu- 
mero di specie rappresentate nel gruppo faunistico che studiavo, 
la maggior somiglianza di una larva ad una piuttosto che a tutte 
le altre specie, era criterio che in poco tempo divenne certezza. 


25 


E pensai che tale criterio potesse essere elevato a metodo, e così 
servire a girare la difficoltà degli allevamenti sperimentali. Ma io 
non potei per allora estendermi che agli stadî più avanzati di 
qualche specie, immediatamente precedenti l adulto ; e mi limitai 
a concludere: stabilire i caratteri di ciascuno stadio deve esser 


(1) CARAZZI D. e GRANDORI R. Ricerche sul Plancton della Laguna Veneta. — 
Padova, Soc. Coop. Tipogr., 1912. 


362 REMO GRANDORI 


possibile per i copepodi come per tutte le altre specie di me- 
tazoi (1). 

Successivamente, nel dicembre 1911, il prof. Carazzi mi affidò 
lo studio di un nuovo materiale planetonico, da Imi raccolto in parte 
nella Laguna Veneta, e in parte nell’ alto Adriatico (2). 


Anche questo materiale, tranne qualche pescata lagunare, pre-. 


sentava, ancora più accentuata, la condizione di quello preceden- 
temente studiato; qualche pescata di mare libero non conteneva 
che tre sole specie di calanoidi ed una sola di ciclopoidi (3), con 
parecchie migliaia di esemplari per ciascuna, e in grande maggio- 
‘anza stadî larvali. È evidente che tanto più agevole sarà il rico- 
noscimento specifico di una larva, basato sulla maggior somiglianza 
agli adulti, quanto più piccolo è il numero delle specie rappresen- 
tate nel gruppo faunistico che si studia. Supponiamo una condi- 
zione ideale: che in un piccolo bacino d’acqua viva una sola spe- 
cie di copepode ; evidentemente questa condizione ditfferirebbe di 
ben poco da quella di un allevamento sperimentale. Basterebbe 
prendere tutte le forme larvali che si trovano, dall’ uovo fino 
all’adulto, figurarle tutte, e in breve si avrebbe la serie completa 
dello sviluppo. Quanto più saremo vicini a questa condizione ideale, 
cioè quanto più scarsa qualitativamente e più ricca quantitativa- 
mente sarà la fauna che si studia, tanto più sarà facile decidere a 
quale delle poche specie adulte ciascuna larva va riferita. 

A questa condizione il materiale che ebbi a disposizione rispon- 
deva egregiamente. Il problema, che non avevo ancora osato di 
affrontare col materiale di laguna, mi si presentava ora nelle mi- 
gliori condizioni per essere risolto girando la difficoltà degli alle- 
vamenti, ed elevando a metodo il principio che ogni stadio di una 
specie dev’ essere più somigliante allo stadio susseguente e precedente 
della medesima che non a qualunque stadio di qualsiasi altra specie 
anche se vicinissima e dello stesso genere. 


(1) L. c., pag. 35. 

(2) Lo studio faunistico di tale materiale formerà oggetto di un prossimo 
lavoro. 

(3) Sono appunto le quattro specie marine studiate nel presente lavoro, oltre 
il Diaptomus vulgaris d’ acqua dolce. 


fs 
SERE 


iù VAI 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 365 


Per applicare in pratica questo metodo, è evidente che, dovendo 
la ricerca proceder sempre dal noto verso l ignoto, lo stadio da 
cui si deve partire è l’ adulto. Quindi, fissata 1’ attenzione su una 
specie, il primo stadio larvale da ricercare sarà quello che ha le 
più strette somiglianze con l'adulto, beninteso tenendo conto anche 
delle differenze sessuali secondarie, che sono visibilmente già ac- 
cennate nello stadio precedente 1 adulto, e di regola anche nello 
stadio antipenultimo, almeno in una gran parte dei Gimnoplei. 
Stabiliti i caratteri di quest’ultimo stadio, si cercherà quello, fra 
i più arretrati, che ad esso somiglia di più, e così via, procedendo 
a ritroso. 

Con tal metodo mi fu possibile trovare, riconoscere e descrivere 
per le cinque specie che sono oggetto del presente lavoro, tutti 
gli stadî che vanno dall’ adulto al primo stadio della seconda fase 
di sviluppo. Per quanto riguarda la prima fase, le difticoltà sono 
alquanto più complicate. È noto che lo sviluppo dei copepodi si 
distingue in due fasi ben differenti: nella prima V animale ha una 
forma più o meno ovale-allungata, senza distinzione del corpo in 
regioni; nella seconda il corpo è distinto in metasoma e uro- 
soma (1). La somiglianza di ciascuno stadio della 2.* serie col 
precedente stadio è grandissima, ma ciò non è per il primo di 
tali stadî, quello che GIESBRECHT chiama « das erstes copepodid- 
stadium », il quale differisce profondamente dall’ ultimo stadio 
della serie precedente. L’ animale, dal primo stadio appena schiuso 
dall’ uovo fino all’ ultimo stadio della prima serie, subisce delle 
mute le quali modificano in dimensioni e struttura esterna il suo 
corpo soltanto di ben poco, e lo lasciano sempre facilmente rico- 
noscere ; giunto però a quello stadio, l’animale è soggetto ad una 
vera metamorfosi, paragonabile a quella degli insetti metabolici, 
sebbene non sia così vistosa. Ond’ è che il metodo del risalire a 
ritroso dall’adulto fino all’uovo, quando arriviamo a questo punto, 
s’' imbatte in un ostacolo insormontabile, che risiede nella nessuna 


(1) Adotto tale nomenclatura stabilita da G. O. SARS, corrispondente a quella 
di GIESBRECHT (vorderkòrper e hinterkòrper), che vale tanto per i Gimnoplei 
quanto per i Podoplei, mentre quella di cefalotorace e addome non è estensibile 
a questi ultimi. 


5964 REMO GRANDORI 


somiglianza fra le due forme che stanno l una al di qua e l altra 
al di là di questa linea di separazione fra le due serie di stadî. 

Sembra qui impossibile altra soluzione all’ infuori di quella spe- 
rimentale ; senonchè, anche questo problema che minacciò per 
un certo tempo di arrestare le mie ricerche alla seconda serie, 
potè essere risolto dallo studio di una specie d’ acqua dolce. 

Il Lario, nel bacino più meridionale del ramo di Como, presenta 
un plancton che se non si identifica (per quanto riguarda i cope- 
podi) con quello di un bacino ideale dove viva una sola specie, 
di poco ne differisce. Poche specie di Cyclops e un’ unica specie 
di Diaptomus formano, con una abbondanza di larve e di adulti 
veramente meravigliosa, tutto il planeton di quel bacinc. Ora, poi- 
chè in base ai lavori di CLAUS [2,4] i primi stadî della prima 
serie dello sviluppo di qualche specie di Cyclops sono noti, non 
era possibile confondere il nauplius dei Cyclops col nauplius del 
Diaptomus. Inoltre, trattandosi di forme d’ acqua dolce, mi fu pos- 
sibile far schiudere dall’ uovo fecondato di Diaptomus il nauplius, 
e stabilirne il tipo. Così, per la determinazione degli stadî della 
prima serie ho proceduto non più a ritroso, ma secondo lo  svi- 
luppo progressivo, e cioè sempre dal noto all’ ignoto. E sono 
arrivato, a ritroso per la seconda serie e progressivamente per la 
prima, ai due lati di quella barriera che le separa con la meta- 
morfosi cui sopra ho accennato, e ho potuto stabilire, almeno per 
il Diaptomus vulgaris, la serie completa dello sviluppo dall’ uovo 
all’ adulto, mentre per le altre quattro specie, tutte marine, ho 
dovuto accontentarmi dello studio completo della seconda serie. 
Le difficoltà non furono lievi, come si può comprendere dal com- 
plesso del lavoro, e richiesero un lungo tempo. Ma spero di non 
averlo impiegato invano, e credo di poter affermare che col mio 
lavoro ho aggiunto un capitolo nuovo nella conoscenza dello svi- 
luppo dei Crostacei; e per quanto abbia dovuto limitarmi a poche 
specie, mi pare che il metodo potrà essere esteso con profitto a 
tutte le altre forme del gruppo. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 565 


CapitoLO I. — Note di tecnica. 


Non è inutile che io dica quali metodi ho usato per allestire i 
preparati da studiare e da disegnare. Il metodo di montare i co- 
pepodi nel balsamo, oltre al grande dispendio di tempo e di rea- 
genti, quando si tratta di un lavoro che ne richiede migliaia, è 
tutt’ altro che raccomandabile. I preparati divengono subito tra- 
sparentissimi, i contorni degli arti sì perdono, e soltanto con obiet- 
tivi a immersione si possono riscontrare, a fatica, tutte le parti- 
colarità. 

Il liquido che meglio si presta è l’acqua, ma con questa si 
hanno preparati temporanei, che servono soltanto per eseguire il 
disegno dei contorni d’ un arto o dell’ animale a camera lucida. 
Perciò, a chi voglia possedere preparati duraturi consiglio tre li- 
quidi: quello di Faure, la soluzione di gomma arabica densissima, 
e la gomma-sciroppo di Apàthy. Questi due ultimi, sebbene buoni, 
sono inferiori al primo, da me usato quasi esclusivamente. Esso 
è prezioso, oltrechè per gli insetti e per gli acari, anche per i 
Crostacei in genere (naturalmente per piccole forme); rende molto 
trasparente l oggetto, conservando bene spiccati i contorni, anche 
dopo mesi ed anni; perfino le spoglie, studiate a luce scarsa e 
con un buon obbiettivo, mostrano tutti i particolari per lungo 
tempo. 

Poichè la base per il riconoscimento dello stadio di una larva 
è data principalmente dalla forma e segmentazione del corpo e 
dalla struttura degli arti toracici, ecco come si può procedere per 
riconoscere e disegnare i caratteri di uno stadio. Lo si mette sul 
portaoggetti in una grossa goccia d’ acqua e si copre con un pic- 
colissimo coprioggetti: se 1 acqua è abbondante, il coprioggetti 
non tocca l animale. Si fa in modo che questo presenti la super- 
ficie dorsale, e si disegna l’animale intero (gli arti restano na- 
scosti). Poi si passa PV animale in liquido di Faure, e si copre; 
guardando al mieroseopio si schiaccia con un ago, finchè il copri- 
oggetti tocca l animale; allora con opportuni movimenti si fa ro- 
tolare Vl animale finchè si presenta dal lato ventrale. Con forte 


366 REMO GRANDORI 


schiacciamento ancora, tenendo la punta dell’ ago proprio nel punto 
dove sta 1 animale, gli arti toracici di un lato si rovescieranno 
da quel lato e quelli dell’ altro dall’ altro. Così si ha tutto pronto 
per il disegno. 

Il lettore che volesse intraprendere simili ricerche non imma- 
gini però che le cose siano sempre così semplici e piane. Molte 
volte un’ intera giornata di lavoro è perduta per ottenere un pre- 
parato disegnabile, specialmente di stadi assai giovani di specie 
piccolissime, come il Paracalanus parvus e V Vithona nana. E se 
quei giovani stadi sono rari, come avviene per parecchie specie, 
lo studio di una specie sola può richiedere interi mesi di lavoro. 


CaprroLo II. — Cenni sulle ricerche precedenti. 


CLAUS è il primo (1) che abbia tentato uno studio approfondito 
delle larve nauplioidi, deserivendone esattamente qualcuna, e ri- 
prendendo la questione dell’ omologia degli arti boccali. Anche 
l’opera sua non è però scevra di mende e di errori in qualche 
punto, pur essendo la sola — prima degli studi moderni — che 
ci faccia intravvedere nelle sue linee essenziali la complicata sto- 
ria dello sviluppo larvale dei copepodi a vita libera. Essa aumentò 
notevolmente le conoscenze sulla comparsa graduale degli arti nelle 
giovanissime larve nauplioidi, sul progredire della segmentazione 
del corpo e sul comparire degli arti natatori nella serie degli 
stadì ciclopiformi, pur essendo ancora una descrizione sommaria 
e incompleta, che non risolveva il problema del numero delle mute 
e quindi degli stadî che la larva attraversa. 

GIESBRECHT è il solo fra i moderni che, dopo una poderosa 
opera sistematica durata lunghi anni e che lo ha reso padrone 
delle conoscenze su questo gruppo di Entomostraci in tal modo 


(1) Prima di lui le larve nauplioidi erano state — come è noto — ritenute 
dagli studiosi come forme a sè, aventi valore di specie ben definite e adulte, 
finchè JURINE ne dimostrò la natura larvale, in seguito confermata da parec- 
chi altri osservatori. 


DIR 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI OT 


da conferirgli un’ autorità incontestabile, ha tentato in qualcuno 
dei lavori minori [11] la illustrazione di qualche parte dello sviluppo 
larvale, senza però mai affrontare la soluzione completa e com- 
plessiva del problema, vale a dire di studiare e di far conoscere 
quanti e quali fossero gli stadî dello sviluppo, deserivendoli e ri- 
cercando le leggi generali che dominano la evoluzione ontogenetica 
delle varie specie. Così egli si occupò della morfologia dell’addome 
delle femmine, giungendo a risultati interessanti, sebbene in qual 
che punto, come sarà detto più avanti (V. Cap. II, pag. 395), offrano 
appiglio alla critica (1); si è occupato della morfologia dei maxilli- 
pedi studiando alcuni stadî larvali di qualche specie di Monstril- 
lide, e di Calanide, e ha descritto in brevi righe, nella recente 
monografia della famiglia Asterocheridae [10], gli ultimi stadì  ci- 
clopiformi 0 eopepodiformi (« copepodidstadiums » secondo la sua 
espressione) di alcune specie di Asterocheridi. 

Ma con quest’ ultimo lavoro si esce dal campo dei copepodi a 
vita libera, e si entra in quello dei semiparassiti e parassiti. Il 
parassitismo è in tutti i gruppi animali e vegetali una condizione 
biologica che ha prodotto modificazioni talvolta profondissime nel 
ciclo di sviluppo, nei costumi e nella morfologia degli esseri adat- 
tati al parassitismo, e quindi le deviazioni dallo sviluppo normale 
dei copepodi semiparassiti e parassiti, con tutte le stranissime 
modificazioni morfologiche che sovente in essi si verificano, rap- 
presentano per così dire la teratologia dello sviluppo rispetto a 
quello normale delle forme liberamente viventi. 

Ma per mostrare come lo studio di tali forme parassite non 
possa in alcun modo chiarire la biologia di quelle liberamente vi- 
venti, e non possa neppure servire di guida nelle ricerche su que- 
ste ultime, basterà citare i reperti interessantissimi di M. A. MA- 
LAQUIN sullo sviluppo di aleuni Monstrillidi, che si ritenevano una 
volta a vita libera. Essi nascono dall’ uovo in forma di larva nau- 
plius, liberamente natante, che col 3.° paio d’ arti fornito d’uncini 


(1) In tale lavoro ha anche cercato di allevare gli stadî copepodiformi di 
alcune specie, senza però riuscirvi che in piccola parte, e senza descrivere gli 
stadî che ottenne salvo per quanto riguardava il suo argomento della morfo- 
logia dell’addome delle femmine. 


le 


68 REMO GRANDORI 


2, 


aderisce all’anellide ospitatore (Salmacyna Dysteri, e qualche altro). 
Perforato il tegumento si approfonda nell’ ospite; frattanto comincia 
nei suoi organi una rapida istolisi, che in breve « riconduce l’ani- 
male a uno stadio pseudoblastulare indifferenziato ». Tale embrione 
arriva nel sistema vascolare dell’ ospite (alcuni embrioni si perdono 
prima di giungervi), e quivi esso ricomincia a percorrere tutto il 
cammino ontogenetico per arrivare di nuovo alla forma nauplius, 
la quale però è ora un po’ diversa, in rapporto al parassitismo ; 
tutti gli organi si riformano, eccetto il tubo digerente e gli arti 
boccali diventati inutili. Il parassita abbandona 1’ ospite in stadio 
sessualmente maturo, per assicurare in una breve fase di vita li- 
bera la fecondazione delle uova. 

Basta questo esempio a dimostrare — se ve ne fosse bisogno — 
che il regno dei parassiti è un mondo di viventi che presentano 
le più strane particolarità biologiche, e che come per qualunque 
gruppo, così per i copepodi, i risultati dello studio delle forme 
parassite — sempre interessantissimi — non rischiarano le leggi 
biologiche normali. 

Con ciò ho accennato rapidamente alle ricerche fatte prima di 
me in questo campo; naturalmente sui particolari di queste ri- 
cerche tornerò nei singoli capitoli quando toccherò partitamente 
delle varie questioni morfologiche già da altri trattate. Qui mi 
basta mettere in luce la portata dei resultati delle ricerche prece- 
denti in rapporto ai problemi essenziali da me affrontati; e cioè : 

1.° Che cosa si sapeva circa il numero degli stadi larvali dei 
copepodi a vita libera? 

2. Quali sono i caratteri di questi stadî ? 

3.° È riconoscibile ciascun genere e ciascuna specie in qua- 
lunque stadio dello sviluppo ? 

Rispetto alla prima domanda, le opinioni degli autori sono con- 
cordi, ma i fatti documentati sono pochi. CLAUS [2,4], per alcuni 
Ciclopidi e per il Diaptomus castor, parla di parecchi stadî di 
nauplio e di sei stadî copepodiformi, senza figurarne che alcuni, 
con pochissimi particolari, e avverte che possono esservi molte 
modificazioni dello sviluppo nelle altre famiglie. 

GIESBRECHT ritiene che siano sei gli stadî della prima serie, ma 
lo afferma dubitativamente, e sei quelli della seconda, senza però 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 369 


dare alcuna descrizione nè dell’ una nè dell’ altra, tranne qualche 
frammento per qualche specie; ed ammette che questo numero di 
sei sia la regola generale. MAUPAS e CANU avrebbero trovato an- 
che in forme parassite sei stadî per l una e per l altra serie, ma 
le loro ricerche meritano conferma. 

Rispetto alla seconda domanda, consegue dalla risposta alla 
prima che le conoscenze sono limitate a pochi frammenti. 

E consegue da queste due risposte che anche riguardo al terzo 
quesito le conoscenze non permettevano finora che una risposta 
negativa. 

Nella esposizione dettagliata dello sviluppo delle specie da me 
studiate si troverà, credo, una risposta soddisfacente alle prime 
due questioni, senza che tale risposta abbia però la pretesa di es- 
sere generalizzata, perchè, come sì vedrà, il tipo dello sviluppo 
presenta notevoli differenze tra specie e specie. Riguardo alla terza 
questione, la risposta, mentre è affermativa per quel che riguarda 
la riconoscibilità del genere, è per ora assai più incerta per quel 
che riguarda la riconoscibilità della specie (V. pag. 425 e segg.). 

Espongo nelle pagine che seguono i caratteri morfologici. delle 
larve nei vari stadi, che racchiudono la risposta ai primi due dei 
suddetti quesiti; nel capitolo VI, insieme ad alcuni dati sullo 
sviluppo di Centropages typicus, si troverà la discussione sulla ri- 
conoscibilità della specie ab ovo. 


CAPITOLO III. 


Sviluppo larvale del “ Diaptomus vulgaris ,,. 


$. 1. SERIE NAUPLIOIDE. 


Nel primo programma di queste ricerche non era compreso lo 
studio di specie d’acqua dolce, poichè disponevo soltanto del ma- 
teriale della Laguna e dell’ Adriatico settentrionale. Per alcuni mesi 
condussi avanti lo studio delle quattro specie marine; ma ad un 
certo momento, e già dopo aver pubblicato una nota prelimi- 
nare [13] mi sorsero gravi dubbî che le mie conclusioni, per quanto 


570 REMO GRANDORI 


mi, presentassero grande verosimiglianza, potessero in qualche 
punto essere inesatte; questo dubbio non poteva essere del tutto 
allontanato senza una rigorosa riprova sperimentale. 

Decisi così di tentare l'allevamento almeno di una specie d’acqua 
dolce, per la quale potevo presumere un esito positivo (quale 
aveva in parte ottenuto già CLAUS per Cycelops) assai più che per 
le forme marine il cui allevamento sperimentale può essere ten- 
tato solo in una stazione zoologica marina. 

Con una rete da plancton molto semplice che io stesso fabbricai 
con tela di lino fine, le cui maglie avevano però un’ apertura ab- 
bastanza piccola per non lasciar sfuggire i nauplì appena schiusi 
dall’ uovo, raccolsi nel primo bacino del lago di Como, e precisa- 
mente dinanzi a Tavernola, buona quantità di materiale. Nel quale 
non rinvenni altri copepodi che poche specie di Cyelops della tribù 
dei Ciclopoidi, la cui forma del corpo in tutti gli stadî della seconda 
serie è troppo caratteristica per non esser subito riconosciuta, e 
una sola specie di Calanoide, il Diaptomus vulgaris, altrettanto 
tipicamente caratterizzato in tutta la seconda serie per non essere 
confuso con larve di Ciclopoidi. 

Mi restava da vedere se, data questa fortunata condizione di 
cose, potevo tentare anche lo studio della prima serie dello stesso 
Diaptomus, e avere così lo sviluppo intero almeno di una specie, 
che mi servisse di guida per dirimere ogni dubbio sulle mie con- 
clusioni riguardanti le quattro specie marine. 

‘ominciai con una serie di tentativi per allevare sperimental- 
mente il Diaptomus dall’uovo. Li riassumo brevemente : 

Dal planeton raccolto toglievo una femmina di Diaptomus, in 
buone condizioni di vitalità, e che possedesse intatto il suo sac- 
chetto ovigero, che normalmente non porta più di cinque uova, e 
portasse al segmento genitale la spermatofora attaccatavi dal ma- 
schio. In tal modo avevo la sicurezza che le uova del sacchetto 
ovigero erano fecondate, e — almeno qualcuna di esse — in avan- 
zato sviluppo. 

Tali femmine venivano poste in capsule di Petri, una per 
capsula; questa conteneva in un primo lotto di esperimenti acqua 
di lago filtrata, in un altro lotto acqua potabile. 

Nessuno degli esperimenti riuscì; le femmine, dopo un gradulea 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 571 


intorpidimento dei movimenti natatori, morirono entro tre giorni, e 
le uova non si schiusero. 

Supponendo che la causa dell’insuccesso risiedesse nel fatto che 
l’acqua potabile e Vacqua di lago filtrata — e quindi priva di 
nutrimento per la femmina ovigera — fosse condizione disadatta 
e che le uova, per svilupparsi, avessero bisogno che la madre si 
trovasse in condizione di nutrizione e di vitalità sempre elevata, 
disposi una seconda serie di esperimenti nel modo seguente. 
Avevo osservato che sul fondo del vaso contenente il plancton 
vivo, andavano depositandosi via via i copepodi e i cladoceri che 
morivano, e questi venivano invasi da saprofiti (Parameci, ecc.) che 
brulicavano entro di essi a migliaia, e a lungo andare non restava 
che la spoglia dell’animale. Sostituii allora acqua di fonte all’acqua 
di lago filtrata, e vi deposi molti di questi copepodi e cladoceri 
morti e invasi da saprofiti e che portavano anche, impigliati fra 
le setole degli arti una quantità di peridinei, microfite, ecc.; e 
in tale ambiente, che subito si popolava di quella fauna e flora 
microscopica, posi la femmina ovigera viva. 

Di parecchi tentativi uno solo riuscì, ed ebbi finalmente dal- 
l’uovo un piccolo nauplius di Diaptomus vulgaris (tav. VI, fig. 2). 

Consultando la figura che del nauplius di Diaptomus castor 
aveva dato CLAUS, essa mi risultava molto diversa, per il numero 
di arti abbozzati e per le dimensioni, dall’esemplare da me otte- 
nuto; cosicchè potevasi ritenere che CLAUS avesse raffigurato 
non il primo nauplius appena uscito dall’ uovo, ma uno stadio 
alquanto avanzato. Ciò mi fu dimostrato da ulteriori osservazioni, 
come si vedrà più avanti. 

Ripreso in esame il materiale fresco in grande quantità, ritrovai 
pochissimi naupli perfettamente identici a quello ottenuto speri- 
mentalmente; ne riscontrai altri numerosissimi non identici in tutto 
e per tutto a quello, ma che ne differivano solo per le dimensioni 
tanto maggiori quanto più erano ricche di peli le antenne anteriori 
e gli arti successivi, ma sempre dello stesso tipo, avente cioè le 
antenne anteriori molto più sviluppate delle posteriori. Ritrovai 
infine numerosi individui dello stesso tipo quasi perfettamente iden- 
tiei alla figura data da CLAUS per il nauplius di Diaptomus castor, 
eccettuato qualche pelo di meno all’antenna anteriore di quest’ul- 


« Redia », 1912. 24 


372 REMO GRANDORI 


timo, differenza che è sicuramente — secondo me — una differenza 
specifica. 

Per converso esisteva nello stesso materiale un’altra ricchissima 
serie di nauplî di tipo profondamente differente, che controntati 
con le figure che Claus ha dato dei nauplî di alcune specie di 
Cyclops mi risultavano identici ad esse. In questi naupli le antenne 
anteriori erano molto più corte delle posteriori (1). 

Era dunque evidente che io possedevo nel mio materiale le due 
serie nauplioidi (2) dei Cyelops e del Diaptomus. E una volta arrivato 
a stabilire e conoscere a primo colpo d’occhio gli individui di una 
serie da quelli dell’altra, stimai inutile di proseguire-il lavoro spe- 
rimentale, faticosissimo, lunghissimo e di assai dubbia riuscita per 
gli stadî ulteriori. Io avevo a disposizione un materiale che — agli 
scopi del mio lavoro — non differiva punto dalla condizione ideale 
di un bacino ove viva una sola specie. 

Raccolsi più volte materiale nello stesso bacino del lago, onde 
assicurarmi che non vi fosse presente aleumaltra specie di Dia- 
ptomus, e infatti non vi riscontrai mai altra specie che il D. vwl- 
garis. 

zicercare, studiare e figurare tutti gli stadi era il lavoro da 
farsi per stabilire tutta la serie dello sviluppo nauplioide qui sotto 
descritta. Noto subito che essa era interamente ignota per questa 
specie; si conosceva solamente (CLAUS) Vl ultimo stadio nauplioide 
della specie molto affine D. castor. 


(1) Questa differenza profonda che esiste fra le antenne anteriori dei naupli 
dei Ciclopoidi e quelle dei Calanoidi, va indubbiamente messa in rapporto collo 
sviluppo assai diverso che negli adulti dei due gruppi tali antenne sono desti- 
nate a prendere, e cioè molto vistoso nei Calanoidi e molto più scarso nei Ci- 
clopoidi (se si eccettua qualche specie di Oithona). 

(2) Riguardo alla nomenclatura degli stadî larvali, adotto una nomenclatura 
semplificata. GresBREcHT chiama Nauplius soltanto la larva appena uscita dal- 
uovo, Metanauplius le larve successive simili ad essa, e Copepodidstadiums le 
larve della seconda serie. Mi pare che sia più semplice chiamare, con CLAUS, 
tutti gli stadî della prima serie, Nauplius, e adottare per quelli della seconda 
serie il termine Metanauplius o stadi copepodiformi (escluso, s’ intende, l’ultimo, 


sessualmente maturo). 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 55 


Primo stadio. 


Ha la forma caratteristica del nauplio tipico ; le dimensioni del 
Gorpo, appena Vanimale esce dall’uovo sono un po’minori di quelle 
dell’uovo stesso (efr. tav. VI, figg. 1-2); non differiscono da quelle 
dell’uovo a completo sviluppo, se Vanimale ne è uscito da qualche 
ora; sono un po’maggiori se Vanimale si avvicina già alla 1.* muta. 

Visto dorsalmente P animale ha una forma leggerissimamente 
ovale, e in ciò differisce dall’ uovo che è perfettamente sferico. 
Anche veduto lateralmente il suo profilo è un ovale, un poco più 
affilato, ciò che significa che 1’ asse dorsoventrale è un po’ più 
breve di quello trasversale (fig. I, pag. 376). 

Lunghissimi, relativamente alle dimensioni del corpo, sono gli 
arti, che possiede a questo stadio in numero di 3 paia. Le antenne 
anteriori, escluse le setole, hanno all’ incirca la stessa lunghezza 
del corpo ; le antenne posteriori un poco più corte; le mandibole 
ancora più corte, quasi rudimentali (1). 

Importantissimo è lo studio dei minuti caratteri dell’ antenna 
anteriore, i quali forniscono da soli un criterio sufficiente per ri- 
conoscere con tutta precisione Vetà o stadio del nauplio. In que- 
sto primo stadio l’antenna anteriore non si presenta ancora visi- 
bilmente segmentata (tav. VI, fig. 9), se l’animale è da poco uscito 
dall’uovo ; mostra soltanto due lievi strozzature che corrispondono 
alle divisioni in segmenti quali si discerneranno nettamente  sol- 
tanto nello stadio successivo (tav. VI, fig. 10). Può sembrare tal- 
volta, in qualche individuo prossimo alla 1." muta, che siano già 
discernibili le divisioni in segmenti; ma in realtà, se ben si os- 
serva, tali divisioni non appartengono alla cuticula del 1.° nauplio, 


(1) Dalle ricerche di CLaus [4] si conoscevano nelle linee generali i carat- 
teri morfologici della serie nauplioide di alcune specie del gen. Cyelops. Per 
quanto riguarda però il numero delle mute, e quindi degli stadî che la larva 
attraversa restando sempre del tipo di nauplius, CLAUS non ha dato osserva- 
zioni precise. Dopo aver descritto brevemente un primo stadio ed un secondo, 
egli soggiunge che in quest’ultima forma le larve sembrano attraversare pa- 
recchie mute, senza precisarle. 


574 REMO GRANDORI 


ma a quella del 2.° già formatasi, e in parte distaccata dalla spo- 


glia che avvolge ancora l’animale e i suoi arti, e che sarà presto 
abbandonata. Ciò che è confermato dal fatto che le spoglie abban- 
donate del primo stadio non mostrano segmentazione, ma soltanto 
le due strozzature suaccennate. 

Le setole della 1." antenna (1) nel 1.° stadio sono in’ numero 
di sei; tre lunghe apicali, e tre più corte laterali esterne. La più 
esterna, x, delle tre distali ha una base ingrossata ed è piumata 
soltanto nella metà distale; le due più interne, {}, ], sono piumate 
su quasi tutta la loro lunghezza. Le tre setole brevi laterali, f, 9g, l, 
non sono piumate, e non appartengono all’ articolo distale, bensì 
a quella regione intermedia, separata dalle due strozzature, che è 
destinata a diventare negli stadi ulteriori il 2.° articolo. 

L’antenna posteriore è fin dal suo primo apparire costantemente 
biramosa (tav. VI, fig. 15) e mostra già la differenziazione fra l’ecto- 
podite più lungo e più grosso e 1° endopodite più breve ed esile, 
entrambi impiantati su un basipodite largo e tozzo. Anche qui non 
si riscontra traccia di divisione in articoli; ma a differenza di 
quanto avviene per l’antenna anteriore, tale assenza di segmenta- 
zione si ripete anche in tutti gli stadî successivi della serie nau- 
plioide (cfr. tav. VI, figg. 15-20). Un accenno di divisione in due 
articoli è però manifesto nel basipodite per mezzo di una stroz- 
zatura che si va accentuando negli stadi ulteriori (figg. 15-20, 
tav. VI). Anche qui le setole costituiscono un buon criterio di di- 
stinzione dell’età della larva, ma io tralascio, per brevità, di sta- 
bilire una nomenclatura anche per queste, bastandomi soltanto 
porre in rilievo come si possa a primo colpo d’occhio riconoscere 
lo stadio larvale osservando le setole dell’ antenna anteriore, che 
costituiscono un carattere rilevabile‘ con tutta facilità. Il lettore 
può rilevare dalle figure degli altri arti tutti i particolari del nu- 
mero e disposizione delle rispettive setole nei diversi stadi nau- 
plioidi. È notevole il fatto generale che in nessuno degli stadi 
nauplioidi le setole dell’ endopodite e ectopodite della antenna 
posteriore sono perfettamente piumate da ambo i lati, tranne 


(1) Stabilisco con lettere una nomenclatura di queste setole, che serve a 


richiamarle con maggior brevità e precisione. 





STUDI SUI COPEPODI PELAGICI DI 


qualche rarissima eccezione (tav. VI, figg. 17-20), mentre lo sono 
perfettamente quelle corte e coniche del basipodite (1) negli ultimi 
quattro stadî (tav. VI, figg. 16-20). 

Il terzo arto è quello che costituirà la mandibola dell’ adulto. 
Anche questo fin dal suo primo apparire è costantemente bira- 
moso (tav. VI, fig. 26) e fornito di setole che soltanto raramente 
nel 1.° stadio sono piumate da ambo i lati. Anche questo terzo 
arto come il precedente non mostra netta distinzione in articoli, 
bensì soltanto delle strozzature che permettono di distinguere age- 
volmente l’endopodite e lectopodite da un basipodite. Manca to- 
talmente quella caratteristica sporgenza del basipodite che si ac- 
cennerà verso la fine dello sviluppo nauplioide e che costituirà il 
processo masticatorio della mandibola. L’ ectopodite si distingue 
dall’endopodite, astrazion fatta dal criterio dei suoi rapporti di 
posizione, perchè più esile e snello di questo, e perchè le sue setole 
sono impiantate su basi coniche che appaiono come prolungamenti 
o espansioni digitiformi dell’ectopodite stesso. Questa disposizione 
si fa sempre più accentuata negli stadî successivi dello sviluppo. 

Manca in questo primo stadio nauplioide qualunque traccia degli 
arti successivi che compariranno solamente più tardi. 

L’estremità posteriore del corpo porta due brevissime setole un 
po’ ricurve verso Vesterno, che non sono inserite su sporgenze del 
margine del corpo come si vedrà negli stadî ulteriori, ma sporgono 
dal margine rotondeggiante del corpo stesso. 


Secondo stadio. 


Allo stadio sopradesceritto segue, dopo pochissime ore dalla 
schiusa dell’uovo (presumibilmente non più di sei ore, nelle con- 
dizioni naturali), un secondo stadio che differisce già molto note- 
volmente dal primo; sebbene col passare a questo secondo stadio 
non compaja alcun abbozzo di nuovi arti, tuttavia la trasforma- 


(1) In luogo di queste setole corte e coniche esistono nei Cyelops delle spine 
ricurve verso il cono boccale (CLAUS); esse furono ritenute da questo autore 
per veri processi masticatorî, ma tale interpretazione mi sembra inesatta, al- 
meno per le setole della antenna posteriore del Diaptomus. 


376 REMO GRANDORI 


zione complessiva che ha subìto Panimale con questa prima muta 
è alquanto vistosa (cfr. figg. 2-3, tav. VI). 

La forma del corpo, da sferica o subsferica è divenuta netta- 
mente ovale allungata, se Panimale è visto dalla superficie dorsale 
o ventrale (tav. VI, fig. 3); se visto lateralmente esso presenta una 
forte sporgenza o gibbosità dorsale che dà al suo profilo un aspetto 
tutto caratteristico (fig. II, pag. 376). Come si rileva dal confronto 
delle figg. II-VI tale gibbosità è accentuata al massimo grado in 
questo 2.° stadio, mentre diminuisce fino a perdersi totalmente 
negli stadî ulteriori. 


I II ODE IV V VI 


Profili dorsali dei sei stadi nauplioidi di Diaptomus vulgaris. 
(Le cifre romane indicano la progressione degli stadi. Ingrandim. 70 diametri circa). 


È comparso nel 2.° stadio ben evidente il cono rostrale (tav. VI, 
fig. 3, e fig. II) che è appena accennato nel 1.°. 

L’antenna anteriore (tav. VI, fig. 10) si mostra nettamente divisa 
in tre articoli, ben poco aumentata in lunghezza, e con una pic- 
cola modificazione alla setola « apicale, la quale è più corta delli 
corrispondente del primo stadio, non piumata e priva della base 
ingrossata già descritta (cfr. figg. 9-10, tav. VI). Le altre setole sono 
tutte un po’più lunghe e più grosse che nello stadio precedente. 

L’antenna posteriore si è arricchita di nuove setole incomple- 
tamente piumate, e così pure il terzo arto; nè l’ uno nè l altro 
presentano mutamenti di forma apprezzabili. 

L’estremità posteriore del corpo ha mutato totalmente d’aspetto, 
assumendo la forma caratteristica che conserverà in tutti gli ulte- 


SIPRTE. CIRIZZ OI COR 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI SUI 


riori stadî nauplioidi di questa specie. Non si può dire che si tratti 
di una vera forca come quella tipica degli stadî metanauplioidi dei 
copepodi a vita libera; ma certamente è una disposizione che pre- 
lude a quella, e molto vi somiglia. Il corpo termina posteriormente 
in due sporgenze pari, separate da una insenatura più o meno 
profonda sulla linea mediana (tav. VI, figg. 5-7). Ciascuna di que- 
ste sporgenze porta appendici setoliformi o spiniformi; in questo 
2.° stadio si hanno soltanto due setole sottili e molto lunghe (quasi 
!/, della lunghezza totale dell’animale); ed è questo un carattere 
che basta da solo a distinguere questo stadio, poichè, come si 
vedrà, negli stadî ulteriori si hanno spine assai diverse. 

Manca ogni traccia di nuovi arti. Si può dire che questa prima 
muta serve all’animale ad un perfezionamento generale degli arti 
che già possiede, senza che si raggiungano per essa neoformazioni 
esteriori di sorta (1). 


Terzo stadio. 


Qui comincia la serie di notevoli trasformazioni e neoformazioni che 
sì continuerà ininterrottamente fino allo stadio sessualmente maturo. 

La forma generale del corpo non presenta mutamenti apprezza- 
bili, e ciò vale per tutti gli ulteriori stadî nauplioidi (cfr. figg. 4-7, 
tav. VI, e figg. III-VI, pag. 376). 

lL’antenna anteriore (tav. VI, fig. 11) si è allungata, ingrossata, 
e arricchita di due nuove setole piumate, è, e, sul margine interno 
del terzo articolo e di una nuova setola a, non piumata, sul mar- 
gine esterno del medesimo. 

L’antenna posteriore permane nell’aspetto complessivo immutata 
(tav. VI, fig. 17), ma acquista nuove setole, fra cui notevoli quelle 
grosse e coniche del basipodite. 


(1) Io ritengo che CLaus non abbia visto, neppure nei Cyelops da lui stu- 
diati, quel primo stadio di nauplio, appena uscito dall’ uovo, che ho più sopra 
descritto, perchè dal contesto del suo lavoro [4] risulta che, secondo lui, V ab- 
bozzo della mascella compare nel 2.° stadio. Invece esso appare nel 3.° stadio; 
1.° e 2.° stadio ne sono privi e si rassomigliano così strettamente — per le tre 
paja di arti — da far pensare che egli non sia giunto a distinguerli. 


© 


REMO GRANDORI 


CI 
Ca | 


La mandibola acquista anch’essa qualche nuova setola, perma- 
nendo nella forma complessiva immutata (tav. VI, fig. 28). 

Per la prima volta in questo 3.° stadio compare un piccolo ab- 
bozzo di un 4.° arto, che è destinato a formare la mascella del- 
l’animale adulto. È un abbozzo tutto speciale e caratteristico di 
questo arto; consta di due piccolissimi mammelloni pari, spor- 
genti alla superficie ventrale dell’ animale subito sotto le mandi- 
bole (1), e su ciascuno dei due mammelloni è impiantata con grossa 
papilla basale una grossa setola piumata (tav. VI, figg. 4 e 36). 
Poichè gli abbozzi degli arti successivi che si formeranno negli 
stadi ulteriori sono molto differenti dall’abbozzo del 4.° arto, si 
ha qui un criterio sicuro e del tutto caratteristico per riconoscere 
il 3.° stadio. 

L’estremità posteriore del corpo termina nel modo descritto per 
lo stadio precedente ; soltanto ne differisce perchè le due lunghe 
setole sono qui sostituite da due corte e robuste spine piumate 
da ambo i lati e su quasi tutta la loro lunghezza, tranne una 
breve regione prossimale (tav. VI, fig. 22). Inoltre si aggiungono, 
e sì ritroveranno costantemente con analoga disposizione da que- 
sto stadio fino all’ultimo della serie nauplioide, due setole che sono 
visibili agevolmente soltanto guardando 1 animale lateralmente : 
allora si rileva che ciascuna delle due sporgenze posteriori del corpo 
presenta due piccoli rilievi papillari: quello ventrale porta la spina 
piumata, che è diretta esattamente secondo 1 asse longitudinale 
del corpo ; quello dorsale porta una setola lunga, sottile e bifida, 
diretta dorsalmente, formando angolo con la spina. Tale disposi- 
zione è costante negli stadî 3.°-6.° nauplioidi (figg. 32-35, tav. VI). 


Quarto stadio. 


La forma generale del corpo non muta, e non si abbozzano 
nuovi arti (tav. VI, fig. 5); si tratta anche qui, come nel passaggio 
dal 1.° al 2.° stadio, di una muta che porta al perfezionamento 
degli arti già esistenti. 





(1) Un aspetto del tutto simile hanno gli abbozzi della mascella nei naupli 
di Cyclops insignis, come ha descritto e raffigurato CLAUS, interpretando però 
questo stadio come secondo anzichè terzo. 











STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 379 


L’antenna anteriore (tav. VI, fig. 12), ingrossata e allungata, ha 
acquistato due nuove setole piumate, $, ", al margine interno del 
3.° articolo e due non piumate, d, e, al margine esterno del me- 
desimo ; 1’ antenna posteriore (tav. VI, fig. 18) è quasi identica a 
quella dello stadio precedente, salvo una sola setola in più allar- 
ticolo distale del basipodite; lo stesso vale, parola per parola, per 
la mandibola, alla quale manca sempre il processo masticatorio 
(tav. Vil, fig. 29) 

L’abbozzo del 4.° arto ha fatto un notevole passo innanzi (tav. VI, 
fig. 37); sebbene resti ancora assai piccolo e lontano dalla forma 
di arto definitivo, è già accennata in esso la distinzione in endo- 
e ectopodite; l endopodite porta cinque setole, una delle quali 
inserita in mezzo alla superficie ventrale, l’ectopodite ne porta tre. 

Hanno subìto un allungamento le spine e le setole delle due 


09) 


sporgenze posteriori del corpo (tav. VI, figg. 28, 39). 


Quinto stadio. 


La forma del corpo è invariata; notevolmente aumentate le di- 
mensioni (tav. VI, fig. 6). 

L’antenna anteriore, molto accresciuta, (tav. I, fig. 13) ha acqui. 
stato due nuove setole piumate, 0, ‘, al margine interno del 3.° 
articolo e una non piumata, d, al margine interno del medesimo ; 
parecchie nuove setole ha pure acquistato 1 antenna posteriore 
(Gav VAlio Mo) 1 

La mandibola (tav. VI, fig. 30) ha assunto per la prima volta in 
questo stadio una forma che somiglia perfettamente a quella del- 
Vanimale adulto, acquistando il processo masticatorio rivolto verso 
il cono boccale e fornito di quattro piccoli denti chitinosi che 
restano nascosti sotto il cono boccale stesso (tav. VI, fig. 6). Si è 
inoltre arricchita di molte nuove setole. 

Il 4.° arto (futura mascella) è pochissimo modificato aggiun- 
gendo due setole all’ectopodite e due all’endopodite (tav. VI, fig. 38); 
non sempre le sue setole appaiono piumate. 

Si è formato labbozzo di un 5.° arto, che è destinato a diven- 
tare il maxillipede anteriore (tav. VI, figg. 6, 40). I due abbozzi 
pari di questo arto si formano piuttosto lontani dalla linea me- 


330 REMO GRANDORI 


diana ventrale, e consistono in due mammelloni portanti ciascuno 
due piccoli peli non piumati. 

Nulla è variato all’estremità posteriore del corpo, tranne Vau- 
mento progressivo di dimensione delle spine e delle setole (tav. VI, 
figg. 24, 34). i 


Sesto stadio. 


Il passo in avanti nello sviluppo che si compie in questo pas- 
saggio dal 5.° al 6.° stadio nauplioide è molto notevole, tantochè 
per lungo tempo ritenni doversi trovare almeno uno stadio inter- 
medio fra i due. Ma la lunga ricerca infruttuosa, nonchè la con- 
statazione del fatto che, se il salto è brusco per quanto riguarda 
la neoformazione di tre arti (6.°-8.°), tuttavia per tutto il resto sì 
tratta di un passaggio dello stesso valore dei precedenti, mi per- 
suade che nessun anello manca nella catena degli stadî di svi- 
luppo nauplioide che ho stabilito per questa specie. 

La forma generale del corpo è alquanto modificata, diventando 
molto allungata e snella (tav. VI, fig. 7) e perdendo completamente 
la gibbosità dorsale che dava alle larve precedenti il profilo dor- 
sale caratteristico (fig. VI, pag. 376). 

L’antenna anteriore, più lunga e più smilza (tav. VI, fig. 14) è 
divisa in quattro articoli (1) anzichè in tre come negli stadî prece- 
denti; questo passaggio è avvenuto con la divisione del 2.° arti- 
colo in due, come è dimostrato dalla posizione dei peli marginali 
esterni prima e dopo la divisione (cfr. fig. 13 e 14, tav. VI); per 
effetto della quale il pelo % è passato dal 2.° articolo dello stadio 
precedente al 2.° di questo stadio ; e il 3.° articolo di questo sta- 
dio non ne conserva che due : 7, g. Sono aumentate le setole del- 
l’articolo distale, divenuto 4.° articolo: due in più, piumate, più 
corte delle altre, al margine interno; una in più, e, non piumata 
al margine esterno. Con ciò si è raggiunta la massima complica- 
tezza dell’antenna anteriore del nauplius (2). 


(1) CLaus la dice formata anche in questo stadio di tre articoli, anche per 
i Calanidi, ma la sua osservazione è certamente inesatta. 

(2) Come entro il piccolo involuero di questa antenna si formi la lunghis- 
sima antenna del 1.° stadio copepodiforme che immediatamente seguirà, mi 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 5S1 


L’antenna posteriore ha anch’essa acquistato qualche nuova se- 
tola (tav. VI, fig. 20); la mandibola permane immutata, tranne l’al- 
lungamento delle setole, le cui piume si completano (tav. VI, fig. 31). 

La mascella acquista notevoli dimensioni e un gran numero di 
nuove setole (tav. VI, fig. 39); la distinzione in endo— e ectopodite 
si fa più profonda; l’endopodite accenna a dividersi in un piccolo 
lobo superiore (7) e un gran lobo inferiore (li). Alla regione ba- 
sale si aggiunge un lobo esterno privo di setole (le). 

Il 5.° arto (futuro maxillipede anteriore) ha assunto notevoli pro- 
porzioni (tav. VI, figg. 7, 41): è molto largo, fogliforme, provvisto 
di numerose setole inserite tutte nel margine interno che appare 
frastagliato e diviso in parecchi piccoli lobi. 

Tre importanti neoformazioni di arti sono comparse posterior- 
mente al 5.°. L’abbozzo di un 6.° arto si è formato medialmente 
rispetto al 5.°, e rappresenta il futuro maxillipede posteriore che 
è l’ultimo degli arti cefalici. Ha una forma (tav. VI, fig. 42) molto 
simile all’abbozzo del maxillipede anteriore che si era formato nello 
stadio precedente, ma le dimensioni sono maggiori. Ineltre sono 
apparsi gli abbozzi del 1.° e 2.° paio di arti toracici natatori 
(tav. VI, fig. 7, 458, 44). 

È stato molto discusso se i due maxillipedi siano da conside- 
rarsi come un unico paio di arti, vale a dire rappresentino i due 
rami, secondariamente divisi, di un arto primitivamente unico (que- 
sta era Popinione sostenuta da CLAUS), oppure siano fin dalla prima 
origine distinti come due formazioni indipendenti (questa è l’opi- 
nione sostenuta, con interessanti osservazioni, dal GrEsBRECHT). La 
discussione (1) si è protratta lungo tempo per il fatto che agli stu- 


resta ancora poco chiaro. Si pensi che la nuova antenna sarà lunga quasi 
tre volte attuale. Ho sospettato che essa si formi ex novo, ripiegata su sè stessa, 
come si osserva nei dischi imaginali degli insetti metabolici; ma per quanto 
abbia cercato individui prossimi alla muta, non ne rinvenni alcuno che mi la- 
sciasse intravvedere tale modo di formazione. 

(1) Tale questione merita di essere riassunta. Fu il primo RATHKE ad asse- 
rire che i quattro maxillipedi derivano da un unico paio di arti, e precisamente 
dal 3.° arto larvale. Non occorrono parole per dimostrare che il 3.° arto rimarrà 
sempre 3.° arto anche nel seguito dello sviluppo, e sarà sempre nient’altro che 
la mandibola col suo processo masticatorio. — CLAUS, dopo aver confessato 


(I 


3S2 REMO GRANDORI 


diosi non riusciva di sorprendere passo per passo la storia com- 
pleta dello sviluppo degli arti larvali. Dopo le presenti ricerche 
mi pare fuori di dubbio che soltanto la seconda ipotesi debba ri- 
tenersi corrispondente aila realtà. Abbiamo veduto fin qui, in tutti 
gli abbozzi di arti studiati al loro primo apparire, come un arto, 
destinato a divenire biramoso nelPadulto, si abbozza di regola bi- 
ramoso fin dalla sua prima origine, e vedremo che tale regola è 
generale anche per tutti gli arti toracici che si abbozzano in parte 
nell’ultimo nauplius, come ora vedremo, e in parte negli stadî della 
serie metanauplioide. Fa eccezione soltanto la mascella, nella quale 
per altro la distinzione in endo— e ectopodite è anche nell’adulto 
assai poco pronunciata; e vedemmo che un arto destinato a rima- 
nere indiviso nell’adulto (antenna anteriore) si abbozza indiviso 
fin dall’uscita della larva dall’ uovo. Inoltre, anche nel caso della 
mascella che si abbozza in forma di un piccolissimo mammellone 
portante un pelo, e che successivamente acquista un accenno di 
divisione in due rami, si constata che il processo avviene per la 
comparsa “di un unico pezzo che una insenatura al margine distale 


di aver sbagliato in precedenti lavori, nei quali fece derivare mandibole, ma- 
scelle, maxillipedi anteriori e posteriori da un unico paio di arti (3° arto 
larvale, cioè la mandibola), fa poi derivare [4] i quattro maxillipedi dal 
5.° paio d’arti larvali, senza aver veduto che quello che egli interpretava 
come un 5.° arto larvale unico si abbozza in due stadî diversi ed è in realtà 
I’ insieme di due arti bene separati. GresBRECHT [{{] ha già fatto una critica 
a queste conclusioni di CLAUS, nella quale, oltre ad altri argomenti minori, 
porta quello della inserzione più posteriore e più mediale dei maxillipedi po- 
steriori in confronto degli anteriori. La quale si riporta al fatto che gli arti 
boccali, nella loro disposizione più naturale, devono circondare a mo? di circolo 
o di ellisse apertura boccale, e così si constata realmente nei Copepodi; 
l’ellisse è chiuso posteriormente coll’avvicinamento crescente dei due maxilli- 
pedi sulla linea mediana. GIESBRECHT aggiunge poi alcune osservazioni sui 
naupli di alcune forme pelagiche marine (RWkincalanus, ecc.) nelle quali studiò 
il comparire degli abbozzi ectodermici degli arti prima ancora che sporgano 
fuori gli abbozzi cuticolari, e giunge a concludere che tali abbozzi si formano 
distintamente separati per i due maxillipedi, 1’ uno posteriormente all’ altro. 
Una conferma alle conclusioni di GresBRECHT dette contemporaneamente HAN- 
SEN H. J. [15] studiando forme (Calanidi) nelle quali gli abbozzi dei due 
maxillipedi compaiono molto lontani Vuno dall’altro. — Ma non era ancora stato 
osservato in nessuna forma l’abbozzarsi dei due maxillipedi in due stadî diversi 
separati da una muta (V. più avanti). 








STUDI SUI COPEPODI PELAGICI Ste}s3 


accenna a dividere in due lobi, e non già per neoformazione di 
un lobo nuovo accanto al pezzo primitivo. Infine 1 osservazione 
diretta, che non fu possibile agli studiosi che mi hanno preceduto, 
tronca ogni discussione. Io ho studiato innumerevoli esemplari 
dello stadio 5.° (tav. VI, fig. 6) e dello stadio 6.° (tav. VI, fig. 7) e 
mi risultano questi fatti decisivi : 

1.° gli abbozzi dei maxillipedi anteriori destro e sinistro com- 
paiono non a contatto fra loro sul piano sagittale, ma lontani YVuno 
dall’altro, e i loro rapporti di posizione col paio d’arti precedente 


(mascelle) sono tali da risultare inseriti più esternamente —. ri- 
spetto al piano sagittale — del paio mascellare stesso; ciò che 


significa che nello stadio successivo il paio da interpretare come 
maxillipedi anteriori è quello da me designato come tale (mxa, 
fio. avv); 
2.° tale paio di abbozzi mxa nello stadio sesto è totalmente 
separato dal paio mxp che in questo stadio ultimo si abbozza, e 
ciò si può verificare con tutta facilità e chiarezza se con molti 
pazienti tentativi si giunge ad ottenere in un esemplare di 6.° sta- 
dio che il paio mxa si rovesci verso l estremo anteriore dell’ ani- 
male ricoprendo l’abbozzo della mascella. Allora si constata che 
la linea d’inserzione di tale paio mara non ha nulla in comune con 
quella del paio mxp, in modo che non può assolutamente restare 
il dubbio che Puno rappresenti un ramo dell’altro. Un’apparenza 
fallace può rimanere se non si ottiene il rovesciamento accennato, 
perchè i due arti sono vicinissimi e inseriti quasi alla stessa altezza. 
Appare quindi inverosimile ammettere che si tratti di due rami 
di un unico arto, quando si tratta invece di due formazioni che 
compaiono in due età diverse della larva separate da una muta, 
che si originano e che permangono nettamente separate e distinte 
luna dall’altra attraverso tutto lo sviluppo fino all’adulto. È quindi 
nel vero l’opinione di GIESBRECHT e non quella di CLAUS. 
Con ciò è completa la storia delle origini degli arti cefalici, 
che sono tutti presenti nell’ ultimo stadio nauplioide, cioè prima 
che si inizi la grande trasformazione che porterà questo ultimo 
nauplio allo stadio di primo metanauplio o copepodiforme. 
È interessante mettere fin d’ora in rilievo la legge che domina 
lo sviluppo degli arti cefalici — e che riscontreremo valida anche 


SS4 REMO GRANDORI 


per gli arti toracici — e cioè che lo sviluppo degli arti cefalici 
procede dall’ innanzi all’indietro, o, in altre parole: gli arti cefalici 
sono in qualunque stadio tanto più progrediti nello sviluppo quanto 
più sono anteriori. 

Veniamo ora agli arti toracici. Come è noto essi sono in numero 
di cinque paja nella enorme maggioranza dei copepodi pelagici. 
Anche il Diaptomus vulgaris ne possiede cinque. Essi però, a dif- 
ferenza degli arti cefalici, non si abbozzano tutti nella serie nau- 
plioide, bensì se ne abbozzano soltanto le prime due paja nell’ul- 
timo stadio di nauplio; gli altri si abbozzeranno e si perfezioneranno 
negli stadi della serie copepodiforme, come vedremo più avanti. 

Il primo e il secondo arto toracico compajono con abbozzi che 
si mostrano subito di tipo diverso da quello degli arti cefalici, e 
identico invece a quello che vedremo per le altre tre paja che 
compariranno nella serie copepodiforme. In breve si può dire che 
gli abbozzi degli arti cefalici sono dei mammelloni provvisti di 
vere setole, spesso piumate, e aventi linea basale ben netta, men- 
tre gli abbozzi degli arti toracici portano non vere setole (1), ma 
corti e tozzi prolungamenti mai piumati e sempre privi di linea 
basale, in modo da aver aspetto di digitazioni (tav. VI, figg. 43-44). 
Adunque la differenziazione dell’arto primitivo, in rapporto alla 
diversa funzione, si rivela sin dal primo formarsi dei due tipi di 
arti. E quel che vale per questa differenza fondamentale fra i due 
tipi, vale anche per le differenziazioni secondarie ; infatti, come si 
è visto, l’abbozzo della mandibola differisce da quello della ma- 
scella e da quello dei maxillipedi; ciascuno di questi arti ha una 
funzione diversa a cui corrispondono differenziazioni morfologiche, 
le quali sono così profondamente acquisite da rivelarsi fin dal 
primo apparire dell’ organo. Alla stregua di questo criterio fun- 
zionale parrebbe che le prime quattro paja di arti toracici, essendo 
eccetto negli Harpacticoidi, di cui dirò poi 








destinate a iden- 
tica funzione (funzione natatoria) dovessero comparire con abbozzi 


(1) Secondo la figura data da CLaus [2] l’abbozzo del 1.° arto natatorio di 
Diaptomus castor porterebbe delle vere setole, a somiglianza degli abbozzi degli 
arti cefalici. Ma per mancanza di materiale della specie da lui studiata, non 
potei verificare 1’ esattezza della sua osservazione. 





STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 355 


identici, e che soltanto il 5° pajo, differenziato nella forma perchè 
ha assunto nell’adulto diversa funzione (copulatoria), dovesse com- 
parire con abbozzo differente da quello dei quattro arti natatori. 
Ma — come vedremo nello studio dello sviluppo della serie cope- 
podiforme —, mentre è vera questa seconda parte della previsione, 
non è vera la prima. Il 4.°, il 3.° e il 2.° arto natatorio si origi- 
nano con abbozzi che è impossibile distinguere Puno dall altro, e 
ciò trova riscontro nel fatto che queste tre paja nell’adulto hanno 
forma (1) e funzione identiche ; il 1.° paio invece si origina con 
abbozzo che differisce da quello delle tre paja successive, come ne 
differisce l’abbozzo del 5.°. È vero che ciò trova riscontro nel fatto 
che il 1.° arto natatorio è sempre morfologicamente diverso dai sue- 
cessivi, ma non trova riscontro nel criterio funzionale, ritenen- 


dosi universalmente che la funzione del 1.° arto — nei Calanoidi 
e Ciclopoidi — è quella natatoria come quella dei tre successivi. 


Queste differenze che pongo in rilievo hanno esse un valore ? 
Dobbiamo traseurarle senz’altro, o dubitare che possano rischia- 
rare il valore funzionale del 1.° arto in confronto dei tre succes- 
sivi, precisamente come le differenze 





assal più vistose — del 5.° 
arto condussero o contribuirono a far scoprire il valore funzionale 
importantissimo di esso ? 

Jo debbo accontentarmi di aver sollevato la questione; occor- 
rono delicatissime e lunghe osservazioni fisiologiche per deciderla, 
poichè si tratta di una differenziazione morfologica costante sì, 
ma assai sovente appena apprezzabile. Non è inverosimile che il 


1.° arto natatorio, pur essendo essenzialmente natatorio — e ciò 
è, indiscutibile — possa adempiere anche a qualche altra fun- 


zione che abbia portato il differenziamento. Tanto più verosimile 
può sembrare questa ipotesi se pensiamo alla spiccata differen- 
ziazione in organo prensile che il 1.° arto toracico ha subìto nella 
intera tribù dei Dactylopoda fra gli Harpacticoidi. In quel gruppo 
la struttura prensile più o meno spiccata del 1.° arto, in rap- 
porto alla funzione copulatoria (sempre e soltanto questa?), si può 
pensare acquisita in sostituzione del 5.° arto che è quasi sempre 

(1) Eccezion fatta per qualche setola in più o in meno, nei Calanoidi e 
Ciclopoidi. Riguardo agli Harpacticoidi V. più avanti. 


350 REMO GRANDORI 


di insignificanti proporzioni e non atto alla fanzione che esso ha 
nei Gimnoplei. 

Torniamo alla morfologia del sesto stadio di nauplio. Le figg. 43-44, 
tav. VI, illustrano le differenze fra l’abbozzo del 1.° e quello del 2.° 
arto toracico; V uno e l’altro mostrano nettamente la distinzione 
in ramo interno ed esterno, e si somigliano strettamente, ma il 1.° 
ha tre digitazioni per ciascun ramo, il 2.° invece ne ha due, più 
una piccola sporgenza al margine esterno dell’ectopodite. 

L’estremità posteriore del corpo ha subìto qualche lieve modi- 
ficazione : ciascuna delle due sporgenze porta, oltre la solita spina 
e la setola bifida dorsale, una nuova piecola setola non piumata 
(tav. VI, fig. 25); l’incisura mediana che separa le due sporgenze 
si è accentuata, in modo che Vestremità posteriore ricorda ora un 
po’ più da vicino la caratteristica terminazione a forca degli stadi 
della seconda serie. 


* 
* 


Riassumendo quanto sono venuto esponendo sullo sviluppo nau- 
plioide, si hanno per il Diaptomus vulgaris sei stadî di nauplio, 
separati da cinque mute. Ciascuno di questi stadì è perfettamente 
riconoscibile e determinabile con la seguente : 


Chiave dicotomica per il riconoscimento degli stadi nauplioidi 
del « Diaptomus vulgaris ». 


setole all’estremità posteriore del corpo 
brevissime, circa ‘'/, della lunghezza del- 


Ò . ani 0 H 
3 sole paja di arti. LA SER I SI PV SCONO E SA 


dette setole lunghe, quasi ‘/, della lun- 
ghezza! dell'animale |. . o. 2.° stadio 


sn n —”TPs—- 


; 4.° arto consistente in un piccolissimo 
mammellone portante una sola setola 


\ PIU ALZI o, LE 3.° stadio 
d'ipaja,dibarti i. NEG00c a i 
Î 4.° arto alquanto più sviluppato, fogli- 
forme, con distinzione in endo— e ecto- 
\ podite e parecchie setole. . . . . 4. stadio 
5.° arto ben abbozzato; mancano tracce 
più di 4 paja di arti. $ di arti successivi . . . . . . . 5.° stadio 


BUpara:tda tanti RO i AE 6.° stadio 


DI 
(0a 
1 


STUDI SUI COPEPODI PELA GICI 


$ 2. NOTE BIOLOGICHE. 


Gli intervalli di tempo fra queste mute non sono uguali. Bre- 
vissimo, forse non più di sei ore, posso arguire, dagli esperimenti 
fatti, debba essere 1’ intervallo fra l'uscita dell’ animale dall’ uovo 
e la 1° muta; ciò che trova la sua conferma nel fatto della rarità 
dei nauplî di 1.° stadio in qualunque materiale lacustre. Gli inter- 
valli fra le mute successive si debbono ritenere sempre più lun- 
ghi quanto più Panimale si avvicina al termine dello sviluppo 
nauplioide, come è confermato dal numero sempre maggiore di 
nauplî che si rinvengono quanto più sono avanzati; i più nume- 
rosi di tutti, in tutte le mie pescate erano sempre i nauplî del 
6.° stadio. 

Riguardo alla durata dell’ intero sviluppo larvale, dalla schiusa 
dell’ uovo ‘all’ animale sessualmente maturo, CLAUS ritiene che 
possa durare d’ inverno 2-3 mesi, e d’ estate 3-6 settimane. Tali 
limiti sono certamente esagerati, almeno per i nostri climi. 

Giunto al 6.° stadio nauplioide V animale, dovendo subire pro- 
fonde modificazioni, permane in quell’ ultima veste un tempo re- 
lativamente assai lungo, durante il quale si compiono non solo 
i mutamenti morfologici che consistono nell’ accrescimento, nella 
comparsa improvvisa di una metameria nettamente eteronoma (1), 


(1) A proposito di una presunta metameria nei nauplî, CLAUS sostiene che 
nel genere Cyelops esiste una divisione trasversale ben visibile dorsalmente, 
che delimita nel corpo del nauplio una regione anteriore da una posteriore. 
Per il nauplio di Diaptomus castor tale divisione non esisterebbe, secondo le 
sue stesse parole; ma poi conclude; « die Sonderung von Kopf und Thorax 
im ausgebildeten Zustande ist also schon in der Larvenform begriindet » (??). 
Contraddizione a parte, ritengo che la linea divisoria sia un’ apparenza data 
dalla forte gibbosità dorsale dei giovani naupli, il cui contorno posteriore, se 
si schiaccia l’animale sotto il vetrino guardandolo dal lato dorsale, si presenta 
appunto come una linea arcuata, concava anteriormente, che può far pensare 
ad una divisione del corpo in due regioni che non esiste, almeno in questa 
specie. GIESBRECHT descrive anch’ egli una consimile divisione nel nauplio di 
Rhincalanus nasutus, e ne trae argomento, data la sua posizione rispetto ai 
maxillipedi, per dedurre la pertinenza dei maxillipedi posteriori al torace an- 
zichè al capo. A me pare che le sue conclusioni al riguardo meritino conferma 


e migliore dimostrazione. 


« Redia », 1912. 25 


388 REMO GRANDORI 


in un grande perfezionamento degli arti che già esistevano, ecc., 
ma deve anche compiersi una notevole evoluzione anatomica. 

CLAUS ha veduto un nauplio di D. castor con tre soli arti (dalla 
sua descrizione si deduce che era il 2.° nauplio); poi ha veduto 
un nauplio con cinque arti (evidentemente era il 5.° nauplio) e 
infine un ultimo stadio con sette paja di arti. L'errore del rite- 
nerle sette e non otto è dovuto al fatto dell’ interpretare come 
unico pajo di arti gli abbozzi dei maxillipedi anteriori e posteriori 
(V. pag. 381-82, nota). Si trattava dunque di osservazioni molto 
frammentarie e in buona parte erronee che non rischiaravano la 
storia dello sviluppo nauplioide se non in piccola parte. 

Mi resta da dare la dimostrazione sicura che dal 6.° stadio di 
nauplio quale P ho sopra descritto, l’animale passa bruscamente 
con una muta a quella forma tanto differente che è il 1.° stadio 
copepodiforme. Tale dimostrazione mancava anch'essa (1), e il darla 
per via sperimentale era sommamente difficile; restava la via indi- 
retta di ritrovare individui di 6.° stadio nauplioide che stessero 
per abbandonare la spoglia, e lasciassero scorgere per trasparenza, 
entro la medesima, la nuova forma larvale sufficientemente ricono- 
scibile. 

Dopo lunghe ricerche ritrovai qualcuno di questi individui nelle 
suddette condizioni, che sono il documento vivente di questo pas- 
saggio e di questa trasformazione. La figura 8, tav. VI, riproduce 
uno di tali esemplari veduto dal dorso (sono omessi gli arti in gran 
parte nascosti ventralmente e identici a quelli di fig. 7, tav. VI). 


(1) A tale proposito è doveroso rammentare che anche CLAUS aveva tentato 
di dare tale dimostrazione, riuscendogli assai sorprendente la trasformazione 
vistosa — senza stadî intermedî — fra l’ultimo stadio di nauplio e il primo 
copepodiforme. E aveva fatto l'allevamento sperimentale che così semplice- 
mente descrive : « zu wiederholten Malen isolirte ich Formen der ersten Art 
(cioè della serie nauplioide) in ziemlicher Anzahl, und verfolgte sie tiglich 
mit grosser Sorgfalt, bis die Naupliushiille abgelegt war, und die Geschòpfe in 
Cyclopengestalt mit raschen Bewegungen und mit erhòhter Lebenskraft sich 
im Wasser umher tummelten ». È chiaro che non si può sapere se tale esperi- 
mento fu fatto veramente con l’ultimo stadio nauplioide, e se, prima di uscir 
fuori in abito copepodiforme, l’animale non abbia fatto delle mute le cui spo- 
glie l'Autore non ha cercato. Quindi la dimostrazione sicura si può dire che 


mancava ancora. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 389 


È evidente, nell’animale che ss’ intravvede per trasparenza entro 
la spoglia, la formazione già completa dei due rami della forca, 
la comparsa della metameria nella regione posteriore del corpo già 
ben distaccata dalla spoglia, e la formazione di due setole distali 
dei rami forcali, che corrispondono alle due setole principali della 
forca del 1.° metanauplio (tav. VII, fig. 45), e sono invaginate entro 
la spina e la setola della spoglia nauplioide. Le altre setoline 
secondarie non si intravvedono per trasparenza entro la spoglia 
del nauplio. 

Una volta dimostrato che entro la spoglia del 6.° nauplio si 
forma una larva copepodiforme metamerica, provvista di forca, 
con 2 setole distali principali ai rami di questa, è dimostrato 
anche che nessuno stadio ulteriore manca nella serie dello svi- 
luppo nauplioide qui descritto, e che il 6.° stadio la chiude. 


$ 5. SERIE METANAUPLIOIDE 0 COPEPODIFORME. 


L’aspetto generale del corpo dei copepodi, una volta che siano 
entrati in questa seconda fase larvale. è abbastanza noto; occorre 
appena accennare che l animale mostra sempre una netta etero- 
metameria, con distinzione di un cefalotorace da un addome, ed 
un aspetto complessivo che ricorda tanto più da vicino la forma 
sessualmente matura quanto più con successive mute si va avvi- 
cinando ad essa. 

Incomincio con ) esporre la morfologia della serie copepodi- 
forme di questa specie, che era completamente ignota, avendo 
CLAUS figurato, soltanto pel Diaptomus castor, il solo 5.° arto 
del Y e della 9 nel solo stadio che immediatamente precede 
adulto. Rimando alla fine del capitolo (V. $ 4) la discussione 
su alcune questioni generali già studiate in parte da altri autori. 


Primo stadio. 


IL’ animale che ha appena abbandonato 1 ultima spoglia di nau- 
plio (tav. VII, fig. 45) presenta un cefalotorace distinto in capo e 
tre segmenti toracici, e un addome di due segmenti 1’ ultimo dei 
quali porta la forca. Il primo segmento addominale, sebbene per 


390 REMO GRANDORI 


le sue dimensioni possa apparire come 4.° segmento toracico, non 
può tuttavia interpretarsi come tale perchè, come vedremo, è sprov- 
visto di ogni traccia di arti. 

Ciascun ramo della forca porta due setole distali principali piu- 
mate, tre secondarie non piumate, e una piccolissima spina esterna 
che è il primo accenno della setola esterna che si svilupperà for- 
temente negli stadî successivi. 

Non meno vistosa della trasformazione subìta dalla forma gene- 
rale del corpo è quella subìta dagli arti. Io mi sono limitato in 
questa seconda serie allo studio dello sviluppo degli arti toracici 
e della metameria del corpo, poichè la conoscenza esatta di queste 
dlue serie di fatti morfologici basta al riconoscimento dei singoli 
stadî. La descrizione minuziosa degli arti cefalici avrebbe richiesto 
moltissimi altri disegni superflui dal punto di vista pratico della 
determinazione degli stadî. 

Il primo arto toracico, dalla forma di piccolo abbozzo bilobo 
che aveva nel 6.° nauplio, si è sviluppato in arto biramoso nata- 
torio tipico (tav. VII, fig. 54), sebbene la sua segmentazione manchi 
ancora quasi del tutto. È soltanto il basipodite che mostra con 
una strozzatura 1’ accenno della divisione in due articoli. Anche 
la linea di separazione fra il basipodite e i due rami già ben svi- 
luppati, è accennata da semplici strozzature. Tanto l endo — che 
l ectopodite constano di un solo articolo, senza alcun accenno di 
divisione (1). Importante è lo studio delle setole e spine che l’arto 
7a acquistando nello sviluppo. Il basipodite non ne porta ancora 
nessuna ; 1’ endopodite ne ha tre interne, tre distali e una esterna; 
VV ectopodite ha due spine esterne, tre setole distali e una interna. 
Se si confronta questa condizione di cose con quella del 1.° arto 
toracico dell’ adulto (tav. VII, fig. 59), si nota subito che mentre 
l ectopodite — per quanto riguarda il numero delle setole — è 


(1) Tale semplice struttura si riscontra perfettamente simile nel 1.° arto to- 
racico del D. castor, descritto da CLAUS; ma la distribuzione e il numero delle 
setole è diversa, ciò che dimostra che le due specie congeneri sì distinguono 
già con tutta facilità fin da questo stadio, e — se le figure di CLAUS sono 
esatte — anche negli stadî di nauplio, principalmente per le setole dell'antenna 
anteriore (V. pagg. 3871-72). 





STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 391 


molto lontano dalla condizione dell’ adulto, invece 1’ endopodite ha 
acquistato fin da questo primo stadio tutte le setole che avrà 
nell’ adulto. Questo fatto, come si vedrà, è caratteristico dello svi- 
luppo del 1.° arto, e lo differenzia da quello di tutti i successivi. 

Per il secondo arto toracico si può ripetere tuttociò che è detto 
per il primo, tranne quel che riguarda il numero delle setole del- 
l endopodite (tav. VII, fig. 60); questo ramo infatti, sebbene sia 
destinato nell’ adulto ad acquistare un numero di setole maggiore 
dello stesso ramo del primo arto, ne possiede in questo stadio un 
numero minore: una interna, tre distali e una esterna. 

Si è formato l’abbozzo di un terzo arto toracico (tav. VII, fig. 66) 
che non differisce da quello del secondo — comparso già nel 6.° 
nauplio — se non per le dimensioni un poco maggiori. Ma il tipo 
è identico, come lo sarà nell’ adulto. 


Secondo stadio. 


La metameria ha fatto un notevole passo avanti, con l’ aumento 
di un segmento toracico e con una più marcata distinzione fr: 
cefalotorace e addome (tav. VII, fig. 46) poichè il diametro del 
1.° segmento addominale è minore e quello del cefalotorace è 
maggiore. Però la piega cuticolare che dovrebbe segnare il confine 
fra 4.° segmento toracico e 1.° addominale manca, e quindi la di- 
stinzione fra cefalotorace e addome è soltanto indicata da due 
profonde insenature laterali. 

All estremità dei rami forcali, notevolmente allungatisi, si è 
sviluppata la piccola setola intermedia divenendo piumata, e si è 
allungata quella marginale esterna. 

Il primo arto toracico è notevolmente progredito (tav. VII, fig. 55). 
Il basipodite ha acquistato ben marcata la divisione definitiva in 
due articoli; I’ endopodite mostra un accenno di divisione in due 
articoli, che saranno quelli definitivi, segnata da una strozzatura; 
altrettanto è avvenuto nell’ ectopodite che ha anche acquistato 
una nuova setola interna. 

Nel secondo arto si riscontrano (tav. VII, fig. 61) gli stessi feno- 
meni relativi alla divisione in articoli; inoltre 1’ endopodite ha 


392 REMO GRANDORI 


acquistato due nuove setole interne e una esterna, 1 ectopodite 
una nuova setola interna. 

IL’ abbozzo del 5.° arto è divenuto arto biramoso ben sviluppato 
(tav. VII, fig. 67) che non differisce strutturalmente dal 2.° arto 
dello stadio precedente tranne per la netta divisione del basipo- 
dite in due articoli. 

È comparso 1 abbozzo del 4.° arto (tav. II, fig. 72) che non dif- 
ferisce da quello del 3.° comparso nello stadio precedente. Questa 
unità di tipo negli abbozzi del 2.9, 3.9, 4.° arto corrisponde per- 
fettamente alla identità di tipo che questi tre arti hanno nel- 
l adulto. Riguardo al diverso valore fisiologico che può far presu- 
mere la differenza morfologica di questo tipo da quello del 1.° paio 
d’ arti, fu già detto a pagg. 3854-86. 


Terzo stadio. 


Il cefalotorace ha acquistato un nuovo segmento, e con questo 
la metamerizzazione di questa regione ha raggiunto la condizione 
definitiva (tav. VII, fig. 47): capo e cinque segmenti toracici. Il 
capo presenta, per la prima volta in questo stadio, verso l’estremo 
anteriore due leggere rientranze dei margini laterali che sono de- 
stinate ad accentuarsi sempre più fino all’ adulto (1). L’ addome 
consta sempre di due segmenti, e la delimitazione fra 5.° segmento 
toracico e 1.° addominale è nettissima, e tale si conserverà in tutti 
gli stadi ulteriori. 

All estremità dei rami forcali, per lo svilupparsi della setolina 
secondaria esterna, le setole piumate sono divenute quattro. La 
setola marginale esterna è anch’ essa più sviluppata, ma non piu- 
mata. 

Nel primo arto toracico il 1.° articolo del basipodite ha acqui- 
stato una setola interna (tav. VII, fig. 56) che sorge su una carat- 
teristica sporgenza che si conserverà, accentuandosi, fino all’adulto. 
IL’ ectopodite è diviso nettamente in due articoli, e il 1.° di essi 
ha acquistato una nuova setola. 


(1) Esse però non sono sempre ben accennate, e talora mancano del tutto, 
quando Vl animale ha da poco abbandonata la spoglia, e compaiono più tardi. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 393 


Anche nel 2.° arto (tav. VII, fig. 62) il basipodite ha acquistato 
una nuova setola nella stessa posizione di quella del basipodite 
del 1.° arto; però non è qui inserita su una sporgenza così accen- 
tuata come nel 1.° arto. IL’ endopodite ha acquistato una nuova 
setola interna; ? ectopodite ne ha aggiunte due interne e una 
spina esterna, senza però progredire affatto nella segmentazione 
che resta identica a quella dello stadio precedente. 

Nel 3.° arto (tav. VII, fig. 68) troviamo notevoli perfezionamenti : 
setola interna al 1.° articolo del basipodite ; accenno di divisione 
in due articoli all’ endopodite, che acquista due setole interne ed 
una esterna; divisione completa in due articoli all’ eetopodite che 
acquista una setola interna. 

Il 4.° arto ha compiuto una trasformazione identica a quella 
del 3.° nello stadio precedente (tav. VII, fig. 73). 

È comparso infine l’abbozzo del 5.° arto (tav. VII, fig. 77) che è 
di tipo alquanto diverso da quello degli arti precedenti, e note- 
volmente più piccolo. 


Quarto stadio. 


Gli stadî copepodiformi descritti finora costituiscono il primo 
gruppo della serie, gruppo che si può chiamare degli stadi di 
sesso irriconoscibile esternamente. Infatti, nonostante le più minu- 
ziose ricerche, non mi venne fatto di rilevare in essi la minima 
traccia di differenze sessuali secondarie, sia pure minimamente 
accennate. Invece tali differenze sì presentano e si accentuano dal 
quarto stadio in poi (1). 


(1) CLAUS [2] aveva già osservato, senza però descriverle, che le differenze 
sessuali secondarie si preparano nello stadio penultimo, cioè immediatamente 
precedente 1’ adulto, ma non le aveva riscontrate nello stadio antipenultimo. 
GIESBRECHT, pur non descrivendo tali differenze, certamente conosceva quelle 
che consistono nella diversa segmentazione dell’ addome dei due sessi nello sta- 
dio antipenultimo e penultimo, per parecchie specie di Gimnoplei, poichè dalla 
sua discussione [11] sul valore morfologico dei segmenti dell’addome femminile 
risulta implicitamente una descrizione delle differenze sessuali secondarie con- 
sistenti nella diversa morfologia dell’ addome. 


594 REMO GRANDORI 


Per spiegare come non sia possibile rilevarle prima, basta pen- 
sare che esse consistono in: 

a) differenza di struttura dell’ antenna anteriore destra ; 
(3) differenza di struttura del 5.° paio di zampe; 
) differenza di struttura dell’ addome. 

Ora, riguardo alla prima differenza, dopo accurate indagini mi 
risulta che un accenno della struttura caratteristica dell’ antenna 
prensile del J'è rilevabile soltanto nel 5.° stadio copepodiforme (1), 
che in questa specie è quello che immediatamente precede ladulto. 
Nessun accenno di tale differenziazione antennale è rilevabile nello 
stadio 4.°, che pure è riconoscibile come futuro Jo futura 9 per 
altri caratteri. Tanto meno è rilevabile una differenza nel gruppo 
di stadî che chiamo a sesso irriconoscibile. 

Per quanto riguarda la seconda differenza, non si può parlarne 
nel 1.° e 2.° stadio in cui il 5.° paio di arti toracici non esiste ancora, 
e neppure nel 3.° in cui Vl abbozzo di tale paio d’ arti risulta as- 
solutamente identico in tutti gli individui di tale età. 

La differenza di struttura dell addome (consistente nella diffe- 
renza di numero, di dimensioni e di rapporti relativi dei segmenti 
nei due sessi) è indice chiaro e sicuro del sesso della larva nel 
5.° e nel 4.° stadio; ma se discendiamo al 3.° quelle differenze si 
perdono, 0, più esattamente, non sono ancora accennate. 

Nel secondo gruppo di stadî copepodiformi compaiono gradata- 
mente le sopradette differenze sessuali secondarie, e chiamerò que- 
sto gruppo degli stadî di sesso riconoscibile esternamente. 

È qui il luogo di mettere in rilievo un altro fatto generale che 
domina lo sviluppo della serie copepodiforme, cioè : mentre nel 
primo gruppo di stadî le divisioni segmentali che avvengono ad 
ogni muta sono dirette esclusivamente alla formazione del torace 
definitivo, nel secondo gruppo invece le divisioni segmentali sono 
dirette alla formazione dell’ addome definitivo ; con questo di no- 


(1) Precisamente lo stesso avviene per il Centropages kròyeri, appartenente 
alla stessa famiglia (V. tav. X, figg. 166-67), e nell’ Acartia clausi, della fami- 
glia Pontellidae (il cui sviluppo è però alquanto diverso); il fenomeno si può 
ritenere generale per tutti i copepodi a vita libera aventi una o entrambe le 
antenne anteriori trasformate nel J' adulto in organo prensile. 


pat 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 395 


tevole, che dopo il 4.° stadio, nel quale i segmenti addominali 
sono in numero di tre in ambo i sessi, non si ha più formazione 
di nuovi segmenti nella 9, bensì solo aumento di dimensioni (1), 
mentre invece nel dle divisioni segmentali continuano fino a por- 
tare il numero dei segmenti addominali a cinque nell’ adulto, cioè 
in numero uguale a quello dei segmenti toracici (cfr. tav. VII, 
figg. 48-50 e 51-53). 


Maschio. 


Il corpo ha subìto un notevole allungamento, ma il diametro 
trasversale di ciascun segmento non è sensibilmente aumentato 
(cfr. fig. 47 e 51, tav. VII); il 5.° segmento toracico ha acquistato 
un abbozzo ben visibile delle due sporgenze laterali posteriori che 
si accentueranno in seguito e saranno terminate nell’ adulto da 
due spine. Il numero degli articoli addominali è aumentato di uno; 
nei rami forcali si è sviluppata ed è divenuta piumata la setola 
marginale esterna, la piccola setola distale interna è avvolta da 
una guaina euticolare soltanto nel tratto prossimale, e questo ca- 
rattere si mantiene costantemente fino all’ adulto in ambo i sessi. 

Nel 1.° arto toracico (tav. VII, fig. 57) è avvenuta: la segmenta- 
zione dell’ endopodite in due articoli (2) ; altrettanto è avvenuto nel 


(1) Questa mia interpretazione dei segmenti addominali della Q è un po’ di- 
versa da quella di GresBRECHT, il quale vorrebbe generalizzare per tutti i 
Gimnoplei aventi addome di tre articoli (come è il caso della Q di Diaptomus) 
la formola 1-2, 3, 4-5. Vale a dire che il primo articolo rappresenta la fusione 
del 1.° col 2.°, il 2.° rappresenta il 3.9, e il 3.° rappresenta 4.° e 5.° fusi, Ma 
io, mentre riconosco la giustezza di tale regola per quelle forme nelle quali si 
vedono formarsi i 5 segmenti in stadi precoci e successivamente, con mute, si 
vedono fondersi, confesso d’ altra parte che non mi riesce in alcun modo intel 
ligibile tale interpretazione per quelle forme nelle quali, seguendo passo per 
passo lo sviluppo, non si vede mai formarsi più di 3 segmenti addominali. 
Quindi, se vogliamo pascerci di parole, possiamo dire che il 1.° segmento 
addominale del Diaptomus Q rappresenta 1.° e 2.° segmento fusi di un ad- 
dome completo ipotetico che non si è mai formato nello sviluppo di tale Q- 
Ma stando ai fatti dobbiamo dire che non si forma nient'altro che 3 segmenti, 

(2) Verosimilmente apparteneva a questo stadio 1’ arto di D. castor con due 
articoli all’ endo- e all’ ectopodite, raffigurato da CLAUS [2]. 


396 REMO GRANDORI 


2.° arto, il cui endopodite ha una setola interna in più, e il 2.° ar- 
ticolo del basipodite ha una nuova setola esterna (tav. VII, fig. 63). 
Gli stessi perfezionamenti del 2.° arto si riscontrano nel 3.°, il cui 
ectopodite inoltre acquista una nuova setola interna al 1.° articolo, 
e una setola interna e una spina esterna al 2.° articolo (tav. VII, 
fio. 69). 

Il 4.° arto (tav. VII, fig. 74) acquista soltanto in questo stadio 
la setola interna al 1.° articolo del basipodite e quella esterna del 
2.° articolo; molto progrediti sono i due rami, nei quali si riscon- 
tra la divisione in due articoli, oltre a due nuove setole interne 
e una esterna all’ endopodite, e due setole interne e una spina 
esterna all’ ectopodite. 

Il 5.° arto è ancora molto arretrato nello sviluppo, ma sono ac- 
cennate in esso le differenze fra l arto sinistro e quello destro, 
ciò che è indice sicuro che si tratta di un individuo destinato a 
diventare un d'. La fig. S1, tav. VII, mostra queste piccole diffe- 
renze, che consistono nella differenza di forma e di dimensioni della 
spina esterna distale dell’ ectopodite, e in piccolissime differenze 
nella corona di peluzzi distali dell’ endopodite. 


Femmina. 


Il corpo in tutti i suoi segmenti è notevolmente più largo di 
quello del 7 allo stesso stadio (tav. VII, fig. 48), e il 5.° seg- 
mento non mostra traccia delle due sporgenze laterali posteriori. 
Risalta in modo speciale la maggior larghezza dei tre articoli ad- 
dominali e dei rami forcali in confronto col JY' di pari età. 

Per le setole dei rami forcali, come pure per i primi quattro 
arti toracici valgono esattamente le descrizioni date per il J. 

Il 5.° arto differisce da quello del Y' non soltanto perchè quello 
destro è identico al sinistro, ma perchè il basipodite possiede una 
setola esterna al 2.° articolo, e perchè le spine e setole distali 
dell’endopodite e dell’ectopodite non sono identiche nè a quelle 
del 5.° arto destro nè del sinistro del Y" di pari età (tav. VII, 
fig. 78). 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 597 


Quinto stadio. 
Maschio. 


La forma del corpo si conserva più snella e più esile che 
nella £ (tav. VII, fig. 52); si accentuano le due sporgenze spini- 
formi al margine posteriore laterale del 5.° segmento toracico ; il 
numero degli articoli addominali è aumentato di uno. L’antenna 
anteriore destra comincia a differenziarsi da quella sinistra, ingros- 
sando nella sua regione mediana, entro la quale si vede per traspa- 
renza il grosso muscolo flessore del tratto distale. La separazione di 
questo tratto da quello mediano per mezzo di un accenno di ripie- 
gatura a gomito è già accennata abbastanza chiaramente anch'essa. 
Tale differenziarsi dell’antenna prensile verrà descritto e illustrato 
completamente più oltre per altra specie della stessa famiglia, 
Centropages kròyeri (V. pag. 419, tav. X, figg. 166-67). 

Per quanto riguarda i primi quattro arti toracici, è molto note- 
vole il fatto che essi hanno raggiunto già in questo stadio la iden- 
tica forma che rispettivamente avranno nello stadio sessualmente 
maturo, a cui l’animale arriverà con un’ ultima muta. Questa non 


farà — per questi quattro arti — che aumentare un poco le loro 
dimensioni. 


Ciascuno dei quattro arti raggiange quindi la segmentazione 
definitiva: l’ectopodite diventa in tutti di tre articoli (tav. VII, 
figg. 58, 64, 70, 75) e l’endopodite diventa triarticolato in tutti 
tranne nel 1.°, nel quale è destinato a restare biarticolato anche 
nell’adulto. Riguardo alle setole, il 1.° arto ne ha una nuova in- 
terna all’ectopodite, e così il 2.° arto; il 3. 
interna all’endopodite e una all’ectopodite ; il 4.° due interne in 


(6) 


ne ha una nuova 


più tanto all’endo— che all’ectopodite. Tutti gli arti 2.°-4.° hanno 
articolo del basipodite. 


(0) 


invece perduto la setola esterna al 2. 

Il 5.° pajo d’arti è invece ancora lontano dalla forma definitiva 
(tav. VII, fig. 82). La differenza fra arto destro e sinistro si accen- 
tua: il destro ha già assunto uno sviluppo molto maggiore del 
sinistro, essendo destinato a trasformarsi in lungo e robusto organo 
prensile nell’adulto. Mentre i due endopoditi si ridueono, i due 


598 REMO GRANDORI 


ectopoditi ingrandiscono. Soltanto il basipodite destro ha acqui- 
stato la setola marginale esterna; emtrambi gli ectopoditi portano 
una spina apicale ed una marginale esterna. Non esiste ancora 
distinzione netta in articoli, tranne nel basipodite ; si notano sol- 
tanto strozzature che accennano ad una divisione in due articoli 
nell’ectopodite sinistro e in tre nel destro. Fra il basipodite e 
gli endopoditi non esiste ancora netta demarcazione. 


Femmina. 


La forma del corpo è molto più larga e tozza di quella del 3 
(tav. VII, fig. 49); il 5.° segmento toracico acquista due piccole 
spine latero-posteriori, come nel gJ7, ma d’aspetto alquanto diverso. 
L’addome è più sviluppato in lunghezza in confronto allo stadio 
precedente, ma il numero dei segmenti rimane di tre: l’allunga- 
mento è raggiunto per il forte sviluppo del primo articolo (seg- 
mento genitale). 

Nelle setole forcali nessun mutamento, tranne le maggiori di- 
mensioni e la disposizione sempre più accentuata a ventaglio, ciò 
che vale anche per gli ultimi stadì maschili. 

I primi quattro arti toracici hanno subìto le stesse modifica- 
zioni descritte per il Y' di questo stadio. 

Nel 5.° arto (tav. VII, fig. 79) si è resa bene evidente la seg- 
mentazione in due articoli al basi- e all’ectopodite ; Vendopodite, 
molto ridotto, è di un solo articolo. È comparsa al margine interno 
del 2.° articolo dell’ectopodite una spina triangolare larga e tozza. 


Sesto stadio (adulto). 


Sarebbe superfluo che io dessi qui una minuta descrizione dello 
stadio sessualmente maturo, che è esposta più o meno dettaglia- 
tamente in molte opere di faunistica (1), alle quali rimando per i 
saratteri della specie adulta. Qui ho voluto riprodurre nelle tavole 
i disegni (originali) di quegli arti metodicamente descritti per ogni 


(1) Ottima fra tutte quella di Orro SCHMEIL: Deutschlands freilebende Siis- 
swassercopepoden. III. THEIL: Centropagidae. Stuttgart, 1896. 





STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 399 


stadio e dell’animale gY7 e 9 visti dal dorso, affinehè non man- 
casse il necessario raffronto degli ultimi stadîì larvali con quello 
sessualmente maturo. 

In breve, i perfezionamenti morfologici che si raggiungono con- 
ultima muta sono i seguenti : 


Maschio. 


I segmenti addominali diventano cinque, aventi tutti pressa 
a poco uguale sviluppo (tav. VII, fig. 55). Il corpo risulta così for- 
mato dal capo, e da 10 segmenti, 5 dei quali appartengono al 
torace e 5 all’addome. È il numero massimo di segmenti, e lo si 
riscontra soltanto nel sesso maschile di questo e di altri generi 
di copepodi pelagici (1). Il 5.° paio di arti toracici assume la forma 
‘aratteristica differenziata per l’accoppiamento, quale è riprodotta 
a fig. $S8, tav. VII. Le quattro paia di arti natatorì si conservano 
morfologicamente identici a quelli del 5.° stadio. L’antenna ante- 
riore destra è trasformata in robusto organo prensile, quale si 
trova descritto e illustrato in vari lavori faunistici. 


Femmina. 


I segmenti addominali restano tre : il segmento genitale assume 
uno sviluppo enorme (tav. VII, fig. 50) mentre il 2.° si riduce. So- 
vente questo 2.° articolo è molto più ridotto di quanto appare 
nell’esemplare disegnato; non sono rari poi esemplari in cui esso 
manca totalmente, e l’addome risulta semplicemente di un enorme 
segmento genitale e di un segmento anale. Sull interpretazione di 


questi fatti, vedi pag. 395, nota. Alle due spinette posteriori esterne 


(1) Intorno al modo con cui procede la segmentazione del corpo della larva 
a partire dal 1.° stadio metanauplioide fino all’ adulto, tutte le ricerche prece- 
denti concordano nel dimostrare che ad ogni muta il numero dei segmenti del 
corpo aumenta di uno, e che ciò avviene perchè « das vordere Stiick des jedes- 
mal letzten Rumpfsegmentes sich abschniirt » (GresBRECHT). Anche le mie os- 
servazioni, come si è visto, confermano questa legge che GIEsBRECHT ha 
chiamato, dal nome del suo scopritore, « die CLAUS’ sche Segmentirungsregel ». 


400 REMO GRANDORI 


del 5.° segmento toracico si aggiungono due spinette più interne (1); 
due spine consimili, ma più grosse, compaiono ai lati del segmento 
genitale sui punti di massima sporgenza delle bozze laterali che 
esso presenta. 

Il 5. arto assume la forma definitiva ben nota (tav. VII, fig. 80). 


$ 4. RIASSUNTO E CONCLUSIONE. 


Lo sviluppo larvale del Diaptomus vulgaris sì può dunque rias- 
sumere così: sei stadî della serie nauplioide e sei stadîì della serie 
metanauplioide (compreso l’adulto) (2). 

Questo tipe di sviluppo, che eredo di aver illustrato in modo 
completo, è perfettamente conforme alle opinioni di GIESBRECHT, 
per quanto riguarda la seconda serie (3), ed è anche conforme 
alla ipotesi da lui dubitativamente emessa che anche gli stadî 
nauplioidi siano sei. 

Ma, come fra breve vedremo, non si possono dettare leggi gene- 
‘ali ai fenomeni biologici, e dallo studio di una o poche specie 
non si può generalizzare a tutto un intero gruppo i risultati. Io 
stesso, nella citata nota preliminare [13] fui sul punto di esten- 
dere i resultati delle mie limitate. osservazioni a intere famiglie 
e anche a gruppi maggiori; ma ho dovuto persuadermi una volta 
di più, approfondendo le ricerche, che nel mondo dei fenomeni 
biologici non imperano leggi immutabili e generali, e che (la 
frase non è mia) « non è la logica quella che lo governa ». Quasi 
sempre le nostre arbitrarie generalizzazioni, per quanto logiche, ci 
conducono lontano dal vero. Il tipo di sviluppo che ho descritto 


(1) Queste due spinette possono però talvolta mancare. 

(2) Dai lavori di CLAUS si deduce, nonostante che la deserizione sia poco 
chiara, per quanto riguarda lo sviluppo della serie copepodiforme [2,4] che 
anche per le specie di Cyclops da lui studiate, gli stadî metanauplioidi siano 
sei. Ma l'Autore non dà esatte notizie sulla successiva comparsa degli arti na- 
tatori, e lascia supporre che esista uno stadio con due soli arti toracici ben 
sviluppati e i due successivi entrambi abbozzati. 

(3) Egli ritiene che questo numero di sei stadî sia regola generale per tutti 
i copepodi a vita libera e per alcuni fra i parassiti. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 401 


vale per quella specie nella quale io ho studiato ; possiamo da 
ciò concludere che esso sia identico, ad esempio, per una specie 
dello stesso genere ? A mio avviso, e lo affermo sulla base di fatti 
che mi risultano bene dimostrati, come esporrò più avanti, non 
solo non possiamo estendere questi risultati a specie congeneri, 
ma non possiamo esser certi che sempre e dovunque, lo sviluppo 
dello stesso Diaptomus vulgaris coincida perfettamente con quello 
qui descritto. Non possiamo affermare che nei laghi dell’Africa 
centrale o in quelli norvegesi lo sviluppo di questa specie si com- 
pia con dodici e non più nè meno di dodici stadî, corrispondenti 
ciascuno in ogni dettaglio a quelli che ho fatto conoscere per il 
lago di Como. 

Questa mia asserzione trova la miglior prova in una parte di 
questo stesso lavoro, quella dove è esposto lo sviluppo metanau- 
plioide dell’ Acartia elausi; questa specie può compiere un numero di 
mute notevolmente maggiore, presenta, nel gruppo di stadîì a sesso 
riconoscibile, degli stadî maschili che forse non hanno il loro corri- 
spondente in quelli femminili, ecc. Se io avessi studiato lo sviluppo 
della sola Acartia clausi e avessi generalizzato i resultati, sarei 
caduto in errori grossolanissimi. 

Altra buona prova delle mie vedute è fornita dalle differenze 
somatometriche e biologiche che si riscontrano in questi crostacei 
a seconda che vivono in ambienti diversi, come dirò qui appresso. 

Una domanda che sorge spontanea considerando la serie delle 
figure degli stadì di sviluppo, è questa: è riconoscibile l’età della 
larva dalle semplici dimensioni? A prima vista ciò sembra possi- 
bile, e per una gran parte dei casi negli stadî metanauplioidi lo è 
infatti. Ma non è criterio assoluto. È noto per gli Artropodi in 
generale, e numerose osservazioni me lo hanno confermato nel 
caso speciale dei copepodi, che quando l’animale si avvicina a 
compiere la muta, e la sua spoglia si distacca dalla superficie del 
corpo, esso sì coarta; non appena la spoglia viene abbandonata, 
l’animale che ha già assunto una nuova veste, rimane ancora 
per qualche tempo ceoartato. Orbene in questo periodo tutte le 
sue dimensioni sono minori di quelle che aveva poco prima di 
mutare. 

In termini generali si può dire che lo stadio A è più piccolo 


402 REMO GRANDORI 


dello stadio 5, se si misura A molto tempo prima che avvenga la 
muta A-5, e B molto tempo dopo che questa è avvenuta; ma 
quanto più le misure si fanno in tempi vicini alla muta, sì avranno 
cifre che possono essere A = B, oppure A < B, o anche A > B 
a seconda che la muta era più o meno imminente o recente. 

Oltre al fattore del coartamento all’ epoca della muta, contri- 
buisce ad infirmare il valore delle dimensioni la variabilità soma- 
tometrica individuale. Un individuo 5, lontano dalla muta A-5 
e B-C di tanto di quanto ne è lontano un altro individuo B', può 
essere più grande o più piccolo di questo, e perfino più grande 
di un individuo © o più piecolo di un individuo A anch’ essi lon- 
tani da mute. 

Finalmente un fattore potentissimo, che toglie valore al criterio 
delle dimensioni, è rappresentato da quella costante e vistosa mo- 
dificazione somatometrica che è 1’ effetto di particolari condizioni 
d’ ambiente, 0 almeno si mostra strettamente collegata con esse. 
Jome mostrerò per talune specie, gli esemplari che vivono nel 
mare libero sono molto più sviluppati in dimensioni dei corrispon- 
denti della laguna veneta, e STEUER aveva già segnalato che gli 
adulti di certe specie sono alla loro volta alquanto più. piccoli 
nell’ Adriatico che nei mari nordici. Pare che vi sia una vera 
scala di medie somatometriche, le quali sarebbero direttamente 
proporzionali alla vastità e profondità del bacino e a tutte le 
altre condizioni della vita pelagica che con la vastità del bacino 
sono connesse (1). A me risulta che gl’ individui di certe specie, 
pescati a Porto Cortelazzo, sono più lunghi e più larghi di circa !/, 
dei corrispondenti stadî pescati in Laguna presso Chioggia. Per 
gli adulti di qualche specie ho constatato talvolta che le dimen- 
sioni degli esemplari di mare libero possono giungere al doppio 
di quelle di esemplari lagunari (Chioggia). Qui il criterio delle 
dimensioni ha addirittura, per la determinazione dell’ età della 
larva, un valore negativo. 

Tuttavia si può dire che per una stessa località le lunghezze 
medie (misurate cioè su molti individui) di ciascuno degli stadi 


(1) Egli I’ ha verificato per Pseudocalanus elongatus mm. 0,85-0,95 (contro 
mm. 1,18-1,63 nei mari nordici), Diairis pygmaea, mm. 0,8-0,9 (contro 0,95). 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 405 


costituiscono una scala di lunghezze ciascuna delle quali differisce 
dalla precedente e dalla suecessiva di una quantità sensibilmente 
uniforme. Ne sono provai disegni degli stadì copepodiformi visti 
dorsalmente (tav. VII, figg. 45-53), che ho avuto cura di eseguire 
da esemplari che differissero pochissimo o punto dalle medie dei 
singoli stadi. 

Per la serie nauplioide le mute si susseguono così rapidamente 
da rendere molto difficile lo stabilire le dimensioni medie di uno 
stadio ; e le differenze di dimensioni fra uno stadio e V altro sono 
così piccole, e la misurazione esatta ne è così difficile (1), che i 
resultati delle misure traggono quasi sempre in inganno e non 
hanno in pratica nessun valore. 


Chiave dicotomica per il riconoscimento degli stadî copepodiformi 
del “ Diaptomus vulgaris ,,. 


"due; ‘con'’piccolissimo abbozzo: del: 3:%! (0. ee stadio 
tre, ‘con. piecolissimo abbozzo; del 4% . i. 0 a 2 stadio 
quattro, con piccolissimo abbozzo del 5.° . . ....... 3.° stadio 


5.° pajo asimmetrico: una / addome 3 articoli. 4, stadio {' 
delle due spine distali | 
dell’ ectopodite destro < addome 4 articoli, 5,° stadio J 
lunga almeno il doppio Î 
dell’ altra \ addome 5 articoli . 6.° stadio J' 


Arti toracici ben sviluppati 
e biramosi 


cinque < 


ectopodite e endopodite 1 solo 
articolo . . . . . . ...- 4° stadioQ 


IO sto 
5. pajo sim- 5 n 5 x 

\ Da) : ectopodite 2, endopodite 1 arti- 

\ metrico 5 
\ colo. AMT JR I I IE 


stadio 9 
\ ectopodite e endopodite 2 articoli. 6.° stadio 9 


(1) La gibbosità dorsale rende difficile far sì che 1 asse longitudinale del 
corpo sia parallelo al piano del portaoggetti; 1’ uso del coprioggetti altera le di- 
mensioni schiacciando ; queste e tante consimili difficoltà portano a tanti inevi- 
tabili piccoli errori che sono abbastarza grandi per superare i valori delle 
differenze fra le medie delle misure, e che rendono praticamente vano il ten- 


tare di stabilire una scala che possa ritenersi esatta. 


« Redia », 1912. 26 


404 REMO GRANDORI 


CapiroLo IV. — Sviluppo di “ Paracalanus parvus ,,. 


SERIE COPEPODIFORME. 


Primo stadio. 


La forma generale del corpo, nelle sue linee fondamentali, non 
differisce essenzialmente da quella del Diaptomus (tav. VIII, fig. 84), 
ma esistono alcune differenze nei particolari che rendono subito 
riconoscibile, a primo colpo d’ occhio guardando Y animale dorsal- 
mente, l’ una specie dall’ altra. Il cefalotorace è anche qui com- 
posto dal capo e da tre segmenti toracici, e 1’ addome (1) da due 
segmenti oltre la forca; ma il 1.° segmento addominale ha un dia- 
metro trasversale assai minore di quello del 3.° toracico, onde la 
distinzione fra le due regioni del corpo risulta ben distinta. I rami 
forcali sono corti e tozzi cosicchè la loro proiezione risulta presso 
a poco un quadrato. Le setole distali di ciascuno di essi sono 
tre, uguali fra loro. 

Il segmento cefalico mostra qui fin dal 1.° stadio le due rien- 
tranze latero—-anteriori; di più ne mostra due più leggiere e più 
estese latero—posteriori; fra 1)’ una e V altra, da ciascun lato, si 
delinea una sporgenza rotondeggiante, sì da risultarne un profilo 
saratteristico (tav. VIII, fig. 84). 

Gli arti toracici presenti in questo stadio sono, anche in questa 
Specie, tre paia: i primi due già sviluppati in arti biramosi e il 
3.° appena abbozzato, Il 1.° arto si mostra subito anche qui di 
tipo diverso (tav. VIII, fig. 93) dal secondo, e il suo endopodite ha 
già, come nel Diaptomus, il numero di setole definitivo. Il basipo- 
dite ha un accenno di divisione in due articoli; endo— e ectopo- 
dite sono di un sol pezzo. Quest’ ultimo possiede solo tre setole 
marginali interne e una sottile spina distale; esternamente il mar- 


(1) Si noti che io adopero qui e altrove anche le denominazioni cefalotorace 
e addome in luogo di metasoma e urosoma, perchè, finchè si tratta di Gimnoplei, 
tali termini si equivalgono rispettivamente. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 405 


gine distale termina con un processo adunco. Il 2.° arto (tav. VIII, 
fig. 99) ha un numero minore di setole all’ endoepodite ; ha tre spine 
marginali esterne e una distale simile alla terza marginale. La spina 
apicale destinata a trasformarsi in lunga spina con orlo lamellare 
nell’ adulto, è già fin d’ ora meno sottile di quella del 1.° arto nel 
quale detta spina resterà, fin nell’ adulto, setoliforme, sottile e 
priva di orlo lamellare. 

? abbozzo del 3.° arto (tav. VIII, fig. 105) è un doppio mammel- 
lone, distinto in endo— e ectopodite, con due setoline a ciascun 
lobo. 


Secondo stadio. 


Si aggiunge un 4.° segmento toracico (tav. VIII, fig. 85), si de- 
linea assai più profondamente la distinzione fra cefalotorace e ad- 
dome, 1° ultimo segmento del quale si allunga notevolmente, come 
pure i rami forcali. Le setole distali della forca sono divenute 
quattro, e si conserveranno in tal numero fino all’ adulto. 

Il 1.° arto ha compiuto una trasformazione notevole; mentre 
prima il suo aspetto generale non ricordava in nulla quello defini- 
tivo, ora la rassomiglianza esiste abbastanza pronunciata (tav. VIII, 
fig. 94). Ecco i perfezionamenti avvenuti: setola interna al 1.° ar- 
ticolo del basipodite; netta separazione fra il basipodite e i due 
rami; divisione in due articoli all’ ectopodite nel quale si aggiun- 
gono una setola interna e due esili spine marginali esterne. 

Nel 2.° arto: setola interna al 1.° articolo del basipodite; di- 
stinzione netta del basipodite dai due rami; due setole interne in 
più all’ endopodite; eetopodite: parziale divisione in due  arti- 
coli, una setola interna in più e sviluppo maggiore di tutte le spine 
(tav. VIII, fig. 100). 

Il 3.° arto è divenuto biramoso (tav. VIII, fig. 106), e somiglia 
nell’insieme al 2.° dello stadio precedente (cfr. con fig. 99, tav. VIII), 
ma nei particolari è alquanto più progredito. I due articoli del 
basipodite sono ben delimitati, e 1’ endopodite ha una setola in- 
terna di più di quello del 2.° arto allo stadio precedente. 

Il 4.° arto è comparso sotto la forma di un abbozzo mammel- 
lonare fornito di poche setoline e senza una distinzione visibile 
in endo— e ectopodite (tav. VIII, fig. 111). 


406 REMO GRANDORI 


Terzo stadio. 


Si è formato un 5.° segmento toracico. Il profilo del capo visto 
dorsalmente differisce un poco da quello dello stadio precedente, 
perchè diventano meno pronunciate le due insenature latero-ante- 
riori e specialmente quelle latero—posteriori (tav. VIII, fig. 86). 

I rami forcali mostrano una disposizione che è caratteristica di 
questo stadio e del successivo, sono cioè un po’ ripiegati interna- 
mente, verso la linea mediana. 

Il 1.° arto presenta una nuova setola interna al 1.° articolo del- 
l’ ectopodite (tav. VIII, fig. 95). 

Il 2.° arto acquista : netta distinzione del basipodite e dell’ ecto- 
podite in due articoli; accenno di distinzione in due articoli al- 
l endopodite, e una setola interna e una esterna; all’ ectopodite 
netta distinzione in due articoli, una piccolissima spina accessoria 
al 1.° articolo, una nuova spina esterna al 2.° articolo, e due nuove 
setole interne (tav. III, fig. 101). 

Il 3.° arto (molto simile alla struttura del 2.° nello stadio pre- 
cedente) acquista: la setola interna al 1.° articolo del basipodite; 
una interna e una esterna all’ endopodite, con accenno di divisione 
in due articoli; all’ ectopodite : netta distinzione in due articoli, 
una spina accessoria al 1.° articolo e una setola interna al 2.° ar- 
ticolo (tav. VIII, fig. 107). 

Il 4.° arto, se si eccettuano le dimensioni e la curvatura della 
spina terminale dell’ectopodite, è di struttura identica a quella del 
3.° arto nello stadio precedente (tav. VIII, fig. 112). 

Sebbene si sia formato un quinto segmento toracico, e sebbene 
appaia regola generale dagli studî di CLAUS sui Cyelops e dalle mie 
ricerche che il comparire di ciascuno dei tre ultimi segmenti to- 
racici è accompagnato dal comparire del corrispondente abbozzo di 
arti su ciascuno di essi, tuttavia in questa specie manca assolu- 
tamente, ancora in questo stadio, qualunque minima traccia di ab- 
bozzo del 5.° paio d’arti sul 5.° segmento toracico. Ecco una no- 
tevole deviazione dal tipo di sviluppo normale degli arti toracici, 
e come vedremo non è la sola. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 407 


Con questo stadio si chiude la serie degli stadî a sesso irrico- 
noscibile esternamente, serie limitata anche qui ai primi tre stadî 
copepodiformi. 


Quarto stadio. 


Maschio. 


La forma generale del corpo è alquanto modificata : il cefaloto- 
race è molto aumentato in larghezza, le due insenature latero— 
posteriori del capo sono quasi impercettibili e nella maggioranza 
degli esemplari del tutto scomparse, cosicchè il cefalotorace assume 
una forma quasi regolarmente ovale (tav. VIII, fig. 87). 

Incomincia il completamento della regione addominale, con Vag- 
giunta di un segmento. 

Nel 1.° arto non si ha altro di notevole che la completa distin- 
zione del basipodite in due articoli (tav. VIII, fig. 96). 

Nel 2.° arto: una nuova setola interna all’endopodite (tav. VIII, 
fig. 102) e forte sviluppo di tutte le spine dell’ectopodite. 

Nel 3.° arto: la stessa setola in più all’endopodite; due setole 
interne in più e una nuova spina esterna con spina accessoria 
all’ectopodite (tav. VIII, fig. 108). 

Nel 4.° arto: la solita setola interna al 1.° articolo del basipo- 
dite (tav. VIII, fig. 113); all’endopodite: accenno di divisione in 
due articoli, e una setola interna e una esterna in più; all’ ecto- 
podite : netta distinzione in due articoli, due setole interne e una 
spina esterna in più, e spinetta accessoria al 1.° articolo. 

È comparso un 5.° paio d’arti che mostra subito la differenza 
sessuale propria del g°. Nell’adulto g' infatti la 5.* zampa destra 
è differente dalla sinistra per il numero degli articoli e il diverso 
sviluppo in lunghezza; nella 9 adulta invece il 5.° paio è per- 
fettamente simmetrico. Questa differenza è evidentissima già in 
questo stadio, in cui si ha nel g una zampa destra di due arti. 
coli e una sinistra di tre (tav. VIII, fig. 116). Questo paio di zampe, 
già così notevolmente sviluppato, compare ex abrupto in questo 
4.° stadio, con vistose differenze sessuali, senza essere preceduto 


(8) 


nel 3.° stadio da un abbozzo indifferente nei due sessi come ab- 


408 REMO GRANDORI 


biamo visto nel Diaptomus. Sono già sviluppate anche le due spine 
distali dell’arto destro e le dune del sinistro che si conserveranno 
fino all’adulto. 


Femmina. 


Il profilo generale del corpo, visto dorsalmente, differisce sensi- 
bilmente da quello del Y di pari età per le profonde insenature 
laterali in corrispondenza della divisione fra capo e 1.° segmento 
toracico (tav. VIII, fig. 90). Tale linea di divisione però non è com- 
pleta come nel y : incomincia una vera fusione del capo col 1.° 
segmento toracico (1), che è destinata a diventare completa nella 
? adulta. 

I primi quattro arti toracici sono rispettivamente identici a 
quelli del d' di pari età. 

Il 5.° paio d’arti (tav. VITI, fig. 119) ha già assunto, comparendo 
anche qui senza esser preceduto da abbozzi nel 3.° stadio, una 
forma che non differisce da quella che assumerà nella 9 adulta; 
è di due articoli a destra e a sinistra, disposto in modo che la 
spinetta apicale più lunga è rivolta verso la linea mediana. 

L’addome in questo stadio non presenta ancora differenza ses- 
suale apprezzabile. 


Quinto stadio. 


Maschio. 


Il corpo ha quasi raggiunto le dimensioni definitive (tav. VIII, 
fig. $8); le insenature latero—posteriori del segmento cefalico pos- 
sorio essere accennate o quasi mancanti ; il 5.° segmento toracico 
presenta un profilo dorsale molto più arcuato che negli stadì pre- 
cedenti; si è aggiunto un 4.° segmento addominale. Tutti i se- 
gmenti addominali sono notevolmente aumentati in larghezza, ri- 
spetto allo stadio precedente, mentre ciò non si verificava o si 
verificava in misura impercettibile nelle mute precedenti. 


(1) Qui si può veramente parlare di una fusione, cioè di due articoli che 
preesistevano divisi nettamente, e che per lo scomparire della linea divisoria 
diventano un sol pezzo completamente saldato. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 409 


Il 1.° arto (tav. VIII, fig. 97) presenta: all’ endopodite netta 
distinzione in due articoli; all’ ectopodite netta distinzione in 
tre articoli, una setola interna in più e sviluppo maggiore 
della seconda setola esterna e di quella apicale che è divenuta 
piumata. L’ arto non ha però raggiunto 1 identità morfologic: 
con la struttura che avrà nello stadio successivo (adulto), a dif- 
ferenza di quanto abbiamo visto nel Diaptomus vulgaris, ed ecco 
una nuova prova che quel che vale per una forma non vale per 
un’ altra. 

Il 2.° arto (tav. VIII, fig. 103) acquista: netta distinzione in tre 
articoli all’endopodite e spinette all’orlo esterno del 2.° articolo ; 
all’eetopodite : netta distinzione in tre articoli, una nuova setola 


90 


interna, spina accessoria al 2.° articolo, spinette alla regione pros- 
simale dell’orlo esterno del 3.° articolo, e orlo laminare alla spina 
apicale che comincia a curvarsi all’apice verso Vesterno. 

Nel 3.° arto (tav. VIII, fig. 109) troviamo: all’ endopodite una 
nuova setola interna e netta distinzione in tre articoli; all’ ecto- 
podite gli stessi perfezionamenti detti per quello del 2.° arto (le 
spinette esterne al 3.° articolo sono però più numerose). 

Nel 4.° arto (tav. VIII, fig. 114): all’endopodite distinzione in tre 
articoli e due nuove setole interne; all’ ectopodite: netta distin- 
zione in 3 articoli, due nuove setole interne, spina accessoria al 
2.° articolo, orlo laminare e curvatura apicale della spina distale. 

Come s’è visto tutti questi arti 2.°-4.° hanno già raggiunto, a dif- 
ferenza del 1.°, la struttura che rispettivamente avranno nell’adulto, 
per quanto riguarda il numero di articoli, di setole, e di spine 
tipiche, astrazion fatta dalle dimensioni e dalle spinette e aculei 
che compariranno ancora qua e là sugli orli di varî articoli. 

Del 5.° paio d’arti è progredito solamente quello sinistro (tav. VIII, 
fig. 117) che ha acquistato un articolo di più e sull’ articolo di- 
stale una piccola spinetta esterna. 


Femmina. 


La forma generale del cefalotorace è del'tutto simile a quella 
dello stadio antecedente (tav. VIII, fig. 91); possono essere accen- 
nate le due insenature latero-posteriori del capo. L’ addome è 


410 REMO GRANDORI 


anche qui come nel d' di quattro segmenti, ma la larghezza di 
tutto l'addome è sensibilmente minore, e costituisce una differenza 
sessuale secondaria costantemente apprezzabile in questo stadio. 
Per i primi quattro arti toracici vale, al solito, quanto è detto 
per quelli del I di pari età. 
Il 5.° paio ha ben poco mutato d’aspetto (tav. VIII, fig. 120\: è 
soltanto allungata la spina apicale interna. 


Sesto stadio (adulto). 


Tralascio la minuta descrizione degli adulti Te Q per la quale 
rimando all’opera di GIESBRECHT [9]. 
I perfezionamenti raggiunti con Vultima muta sono, in breve, i 


seguenti : 


Maschio. 


Totalmente e costantemente scomparse le due insenature latero- 
posteriori del capo (tav. VIII, fig. 859) come pure è totalmente scom- 
parsa la divisione fra capo e 1.° segmento toracico; rami della 
forca divenuti divergenti; addome di cinque articoli, di cui i primi 
due sono più sviluppati di tutti gli altri. Negli arti toracici 1.°-4,° 
i perfezionamenti sono minimi; astrazion fatta dall’ aumento in 
lunghezza, si ha: 

1.° pajo: nuova setola interna al 2.° articolo del basipodite ; 
la spina apicale dell’ectopodite ha perduto le piume, divenendo ri- 
gida, non ricurva all’ apice e priva sempre di orlo laminare. La 
2.* setola esterna dell’ectopodite è divenuta robusta spina corta 
e adunca (tav. VIII, fig. 98); 

2.4.0 pajo: comparsa di nuove spine e aculei su diversi ar- 
ticoli (figg. 104, 110, 115, tav: VIII); 

5.° pajo: l'arto sinistro è enormemente allungato, di 5 articoli ; 
la divisione per la formazione del 5.° articolo è avvenuta subito al 
disopra della spina marginale esterna del 4.° articolo dello stadio 
precedente, e la spina; persiste come appendice esterna del 4.° ar- 
ticolo definitivo. L’ arto destro ha il 2.° articolo molto sottile e 
allungato (tav. VIII, fig. 118). 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 411 


Femmina. 


Fusione completa, come nel di , del capo col 1.° segmento toracico 
e scomparsa delle insenature latero-posteriori. Inoltre si è com- 
pletamente fuso il 4.° col 5.° segmento toracico (tav, VIII, fig. 92) 
in un solo segmento che porta ventralmente 4.° e 5.° paio di arti. 
L’addome rimane definitivamente di quattro articoli, con sviluppo 
preponderante del 1.° (segmento genitale) e del 4.° (anale). Lar- 
ghezza dell addome molto maggiore di quello dello stadio prece- 
dente ed anche di quello del S adulto. Rami forcali non diver- 
genti; 5.° arto pressochè immutato (tav. VIII, fig. 121). 


VIASSUNTO. 


Come s'è visto anche in questa specie, che appartiene alla fa- 
miglia Calanidae, si ha un tipo di sviluppo metanauplioide che 
nelle sue linee generali non differisce da quello corrispondente del 
Diaptomus appartenente alla fam. Centropagidae. Vi sono però nei 
particolari alcune differenze importanti che a suo luogo ho messo 
in rilievo, come la comparsa del 5.° segmento toracico senza il 
relativo abbozzo del 5.° arto, nel Paracalanus, e la differenza nella 
morfologia dell’ addome della £ che in quest’ ultima specie è di 
quattro articoli negli ultimi due stadî (preadulta ed adulta) mentre 
nel Diaptomus è di regola di tre articoli in tutti i tre ultimi stadî 
? e talora di due soli nello stadio adulto. Viceversa il cefaloto- 
race mostra nel Paracalanus una tendenza alla fusione di più arti- 
coli che nel Diaptomus non mostra affatto. Ciò dico per ribadire 
il concetto che nessuna legge generale assoluta, e forse neanche 
troppo approssimativa, può dettarsi sullo sviluppo di questi orga- 
nismi. 

Il Paracalanus parvus è una delle specie che mostrano una va- 
riabilità somatometrica grandissima in rapporto alle diverse con- 
dizioni d’ambiente ; in mare libero (Adriatico settentrionale) gli 
stadî della serie a sesso esternamente riconoscibile sono, rispetti- 
vamente a quelli di Laguna (Chioggia), più lunghi circa ‘/,, costan- 
temente ; tale differenza diviene meno sensibile se si discende agli 


412 REMO GRANDORI 


stadî di sesso irriconoscibile, in rapporto alle dimensioni molto 
minori dei medesimi. 

Vale esattamente anche per questa specie come per le altre tre 
studiate e descritte più avanti, quanto ho detto per il Diaptomus 
riguardo al valore che può avere il criterio delle dimensioni di 
uno stadio per distinguerlo da quello precedente e dal successivo 
(v. pagg. 401-3). 


Chiave dicotomica per il riconoscimento degli stadî copepodiformi 
del “ Paracalanus parvus ,,. 


due; con. piccolissimo abbozzo: deli 3.9... (i 0a a ei stagio 
tre, con piccolissimo abbozzo del'4.%. LS 
senza alcuna traccia di abbozzo del 5.°.. . ..-. . 3° stadio 

( 5.° arto destro 2, sinistro 3 articoli 4.° stadio J 


(dI | 


.° pajo asim- 


Arti toracici ben sviluppati 
e biramosi 


o. 5.° arto destro 2, sinistro 4 articoli 5.° stadio JT 
2 |0 metrico 
Sua 7 
SIR 5.° arto destro 2, sinistro 5 articoli 6.° stadio Sg 

N 

S addome 3 articoli . . . .. . . . 4° stadio 9 

1 

5 DoS pajo sim- /4.° segmento toracico 

; So ben distinto dal 5.° 5.° stadio 

EI addome \ ti 


LI 
4 articoli ; 
4.° segmento toracico 


FUSO RCOl SARE REI CE, stadio 9 


CaprroLo V. — Sviluppo di “ Centropages kròyeri ,,. 


SERIE COPEPODIFORME. 


Primo stadio. 


La forma generale del corpo è diversa da quella del 1.° meta- 
nauplio delle due specie finora descritte (tav. IX, fig. 122): l’ani- 
male è, per così dire, panciuto e tozzo ; i segmenti toracici e il 
1.° addominale, guardando l’animale dal lato dorsale, sporgono ai 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI dI 


due lati con forti curvature separate da profonde insenature inter- 
segmentali (1). Si ha al solito un segmento cefalico, tre toracici e 
due addominali; ma la distinzione fra cefalotorace e addome non 
è ben chiara, a somiglianza di quanto vedemmo nel Diaptomus, 
sebbene sia certo che soltanto i primi tre segmenti seguenti il 
capo vanno interpretati come toracici (essi soli portano arti) e il 
4.° segmento va interpretato come 1.° addominale. 

I rami della forca sono lunghi quanto l’ultimo segmento addo- 
minale, e portano fin d’ora quattro setole distali ciascuno. 

Sono presenti anche qui le due prime paia d’arti toracici ben svi- 
luppati e un piccolo abbozzo del 3.°. Il 1.° arto (tav. IX, fig. 131) 
ha già un aspetto caratteristico : il basipodite mostra un accenno 
di divisione in due articoli; i due rami, entrambi di un solo arti- 
colo, non sono distinti da esso se non con strozzature ; l’endopo- 
dite che nelle forme precedenti abbiamo visto possedere fin da 
questo stadio tutte le setole che avrà nell’adulto, qui ne ha una 
di meno ; invece l’ectopodite si mostra molto simile, per il numero 
delle spine esterne, alla forma che avrà nell’adulto, poichè le pos- 
siede già tutte e quattro; possiede inoltre la spina apicale con 


(1) Io insisto nel mettere ogni volta a raffronto i caratteri generali del- 
l’aspetto complessivo del 1.° stadio metanauplioide nelle varie forme, perchè 
mi preme mettere in rilievo come ad un occhio esercitato sia possibile acqui- 
stare una pratica sufficiente per riconoscere, anche con un’occhiata sommaria e 
senza ricorrere ai minuti caratteri degli arti, almeno i varî generi fra loro fin 
da questo precoce stadio. In altri termini mi preme stabilire e documentare il 
principio, già da me altrove accennato, che ciascuna larva acquista fin dai più 
precoci stadî larvali « una facies propria che difficilmente trae in inganno sul 
suo destino definitivo ». Se il mio occhio ha potuto acquistare tale pratica, in 
pochi mesi di studio di queste larve da distinguere di primo acchito e con si- 
curezza qualunque delle cinque forme studiate in qualunque precoce stadio co- 
pepodiforme, ciò vuol dire che il complesso di caratteri differenziali esiste di 
fatto in tutta la serie copepodiforme fra i diversi generi, anche se della stessa 
famiglia (Diaptomus e Centropages). Tale complesso di caratteri è poi tanto più 
pronunciato se, oltre a considerare l’aspetto generale del corpo, si raffrontano 
le differenze di tipo degli arti natatori nelle varie.forme qui descritte. Questo 
principio è esso estensibile anche alle differenze specifiche ? È infine estensibile 
alla serie nauplicide ? Sulla risposta a tali questioni che non si possono ancora 
risolvere su larga base di fatto in modo generale affermativo, vedi il capitolo 


seguente. 


414 REMO GRANDORI 


orlo a sega perfettamente simile a quella dell’arto definitivo, e tre 
setole interne. Si può supporre — poichè il numero e la disposi- 
zione delle spine esterne dell’ectopodite hanno un gran valore per 
l’individualizzazione dei gruppi sistematici — che la presenza nel- 
l’ectopodite del 1.° arto toracico di tutte le spine esterne che esso 
avrà nell’adulto, tanto nel Diaptomus quanto nel Centropages, sia 
indizio della pertinenza di questi due generi alla stessa famiglia. 
Ma il dire che altrettanto avvenga in tutti generi e le specie di 
ciascuna, o anche di questa sola famiglia, sarebbe del tutto arbi- 
trario. 

Il 2.° arto è di tipo diverso, come al solito (tav. IX, fig. 137): 
basipodite con accenno di divisione in due articoli; rami di un 
solo articolo e non nettamente distinti dal basipodite ; endopodite 
con quattro setole interne, una distale e una interna; ectopodite 
con tre setole interne, lunga spina distale con orlo a sega, e tre 
spine esterne tutte accompagnate da spinette accessorie. 

L’abbozzo del 3.° arto (tav. IX, fig. 143) consiste nel solito 
mammellone che porta un accenno di divisione in lobo interno ed 
esterno, e fornito di un paio di setoline a ciascun lobo, più una 
piccolissima spina al lobo esterno. 


Secondo stadio. 


La forma del corpo ha assunto un aspetto così caratteristico, 
così simile a quella dell’ adulto, da essere impossibile, giunti a 





questo stadio e possedendo appena un poco di pratica di que- 
ste forme — confondere la larva con quella di altri generi. Il capo 
acquista le due insenature latero-anteriori e quelle latero—poste- 
riori pronunciatissime entrambe (tav. IX, fig. 123). Si aggiunge 
un 4.° segmento toracico, senza che si stabilisca ancora la netta 
distinzione fra cefalotorace e addome; anzi, guardando 1° animale 
dorsalmente, si ha la falsa impressione che tale distinzione cada 
subito sopra all’ ultimo segmento del corpo, e che 1’ addome sia 
costituito d’ un solo segmento molto assottigliato al suo estremo 
anteriore. Ciò perchè il 1.° segmento addominale sporge molto la- 
teralmente, uguagliando in larghezza il 4.° segmento toracico. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 415 


I rami della forca hanno ancl’ essi assunto abbastanza visibil- 
mente l aspetto tipico del genere Centropages: piuttosto lunghi e 
un po’ rigonfi all’ estremità verso 1’ interno. 

Nel 1.° arto (tav. IX, fig. 132) soltanto 1 ectopodite si divide 
nettamente dal basipodite, e porta 1’ accenno di divisione in due 
articoli, con una nuova setola interna. L’ endopodite non ha ancor: 
acquistato la setola in più che avrà nell’ adulto, ma mostra anche 
esso l accenno alla divisione in due articoli. 

Nel 2.° arto (tav. IX, fig. 1383) si ha distinzione del basipodite 
in due articoli ma non ancora completa separazione dell’ endopo- 
dite da esso. L’ endopodite acquista una setola interna e una 
esterna e accenno alla divisione in due articoli; 1 ectopodite una 
setola interna, divisione netta in due articoli, spina accessoria 
doppia presso la spina esterna del 1.° articolo ed orlo laminare 
in tutte le tre spine esterne. 

Il 3.° arto è divenuto biramoso (tav. IX, fig. 144), e se si astrae 
dalle diverse dimensioni e dalla incompleta delimitazione dei due 
articoli del basipodite, è identico morfologicamente al 2.° arto dello 
stadio precedente. 

È comparso un abbozzo del 4.° arto in tutto simile a quello del 


> 


3.° nello stadio precedente (tav. IX, fig. 149). 


Terzo stadio. 


Si accentua il profilo dorsale caratteristico ; si forma un 5.° seg- 
mento toracico e si stabilisce una netta distinzione fra regione 
toracica e addominale (tav. IX, fig. 124). Il primo articolo addo- 
minale assume notevole sviluppo, e così pure i rami della forca, 
che acquistano la setola marginale esterna. 

Nel 1.° arto (tav. IX, fig. 133) troviamo: al basipodite netta 
separazione in due articoli e setola interna al 1.° articolo. L’ en- 
dopodite acquista, qui per la prima volta, il numero di setole de- 
finitivo, aggiungendone una interna ; 1’ ectopodite si divide netta- 
mente in due articoli e acquista una nuova setola interna. 

Nel 2.° arto (tav. IX, fig. 139): al basipodite gli stessi perfe- 
zionamenti di quello del 1.° arto ; all’ endopodite una nuova setola 


416 REMO GRANDORI 


interna; all’ ectopodite due nuove setole interne, una nuova spina 
esterna con orlo laminare e con spina accessoria doppia. 

Nel 3.° arto (tav. IX, fig. 145), se si eccettua la nuova setola 
interna del basipodite e le dimensioni, si avrebbe identità con la 
struttura del 2.° arto nello stadio precedente. 

Tale identità esiste invece fra il.4.° arto (tav. IX, fig. 150) e 
il 5.° dello stadio precedente, salvo le dimensioni aumentate. 

L’ abbozzo del 5.° arto è comparso (tav. IX, fig. 156) con aspetto 
quasi identico a quello dei due precedenti. 


Quarto stadio. 


Comincia con questo stadio, anche in questa specie, la serie 
delle forme a sesso esternamente riconoscibile, sebbene tale rico- 
noscibilità sia qui molto più difficile e consista in un unico carat- 
tere appena apprezzabile, ma costante. Per lungo tempo esso mi 
rimase sconosciuto, nonostante che approfondissi la ricerca delle 
differenze sessuali secondarie che criterì di analogia mi facevano 
supporre dover essere accennate anche in questa specie fin da 
questo stadio, almeno nel 5.° pajo di arti, il che non è. 


Maschio. 


La forma del corpo rispetto allo stadio precedente presenta i 
seguenti caratteri nuovi: il 5.° segmento toracico ha acquistato 
le spine laterali rivolte all’ indietro, molto più accentuate di quelle 
del Diaptomus ; 1 addome ha acquistato un nuovo segmento (ta- 
vola IX, fig. 125). Notisi che 1.° e 2.° articolo addominale hanno 
press’ a poco uguale lunghezza nel futuro I, e ciò costituisce la 
unica differenza sessuale secondaria che sia apprezzabile a questo 
stadio. 

I rami forcali sono più lunghi, e hanno acquistato la setola 
interna. 

Nel 1.° arto (tav. IX, fig. 134) nessun mutamento tranne 1 au- 
mento di dimensioni. Nel 2.° arto appare una nuova setola interna 
all’ endopodite (tav. IX, fig. 140). Altrettanto nell’ endopodite del 





STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 417 


3.° arto (tav. IX, fig. 146), il cui ectopodite acquista due setole 
interne e una spina esterna con spina accessoria e orlo laminare. 
Nel 4.° arto (tav. IX, fig. 151) appare la setola interna al basi- 
podite, una setola interna e una esterna in più all’ endopodite che 
accenna a dividersi in due articoli; all’ ectopodite due nuove se- 
tole interne, accenno a divisione in due articoli e nuova spina 
esterna con spinetta accessoria. Tutte le spine esterne si forni- 
scono di orlo laminare. Presso la spina esterna del 1.° articolo la 
spinetta accessoria diventa duplice. 

Il 5. arto (tav. IX, fig. 157) presenta una notevole deviazione 
dalla regola che abbiamo trovata valida per le due specie prece- 
denti, deviazione che si manifesta in questi due fatti : 

x) manca assolutamente qualunque traccia di una differen- 
ziazione che preluda alla diversa forma a cui 1 arto è destinato 
negli adulti dell’ uno e dell’ altro sesso. Esso è in tutto e per tutto 
identico nella larva de in quella 9 di questo stadio ; 

(6) morfologicamente questo 5.° arto è identico al 4.° arto 
dello stadio precedente. Qui occorre rammentare che il 4,° arto 


20 


dello stadio precedente (3.° stadio) è morfologicamente identico al 
3.° del 2.° stadio; e alla sua volta quest’ ultimo è identico mor- 
fologicamente al 2.° dello stadio precedente, cioè del 1.° stadio 
metanauplioide. Abbiamo così il fatto singolare e da me consta- 
tato unicamente in questa specie, che una forma d’ arto natatorio 
si ripete negli stadî successivi per arti situati sempre più poste- 
riormente ; e questo fatto si estende anche all’ ultimo paio d’arti 
che, sebbene destinato a forma e funzione assai diversa nell’adulto 
dl’ ambo i sessi, attraversa tuttavia, nei primi due stadî in cui 
esso compare, le stesse forme che gli arti natatori 2.°, 3.° e 4.0 
hanno anch’ essi attraversato in stadì anteriori. Evidentemente ciò 
infirma il valore dell’ ipotesi da me espressa a pag. 385 sulla diffe- 
renza di tipo degli arti manifestantesi fin dal primo loro apparire, 
e ci insegna ancora una volta che non appena tentiamo di for- 
mulare una legge generale sullo sviluppo di questi organismi, ci 
troviamo di fronte a fatti contraddittorì che conferiscono alla legge 
un valore soltanto approssimativo ed incerto. 


418 REMO GRANDORI 


Femmina. 


La forma dei segmenti del corpo, il suo aspetto generale e 
le dimensioni non rivelano differenze apprezzabili da quelle del 
4.° stadio d (tav. IX, fig. 128); differiscono soltanto il 1.° e 2.° seg- 
mento addominale nel loro relativo sviluppo : il 1.° segmento è 
lungo circa il doppio del 2.°. Ora, poichè il 1.° segmento è desti- 
nato soltanto nella 9 ad assumere uno sviluppo preponderante 
rispetto al 2.° (cfr. fig. 129-30, tav. IX), mentre nel J' conserva il 
‘apporto di sviluppo press’ a poco uguale al 2.° (cfr. fig. 126-27, 
tavola IX), evidentemente questa differenza già accennata nel 4.° 
stadio è il primo segno del diverso sesso della larva e ci segnala 
come $ la larva con 1.° articolo addominale avente sviluppo circa 
doppio del 2.°. 

L’ aspetto un poco differente delle spine del 5.° segmento tora- 
cico fra le due figure del 7 e della 9 di questa età non costi- 
tuisce differenza costante. Le piccole variazioni sono dovute alla 
maggiore o minore imminenza della muta. 

All’ infuori della suddetta differenza nell’addome, nessum’altra 
ne esiste fra i due sessi in questa età. 


Quinto stadio. 
Maschio. 


Nel cefalotorace le spine del 5.° segmento hanno acquistato la 
forma e lo sviluppo che avranno anche nell’adulto (tav. IX, fig. 126). 
Nell’addome è comparso un 4.° segmento. 

Nel 1.° arto (tav. IX, fig. 135) si ha distinzione netta in tre 
articoli all’endo- e all’ectopodite, il quale acquista una nuova 
setola interna. Altrettanto al 2.° arto (tav. IX, fig. 141) il cui 
ectopodite acquista anche una nuova spina esterna; quella del 2.° 
articolo si fornisce di spinetta accessoria doppia. Nel 3.° arto 
(tav. IX, fig. 147), oltre ai perfezionamenti detti pel 2.°, v’ è una 
nuova setola interna all’endopodite. Nel 4.° arto (tav. IX, fig. 152) 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 419 


gli stessi perfezionamenti detti pel 3.°, tranne che Pectopodite 
acquista due setole interne in più anzichè una, e la spina mar- 
ginale esterna del 2.° articolo dell’ectopodite dell’arto destro si 
sviluppa di più della corrispondente dell’arto sinistro (tav. IX, 
fig. 158), ciò che prelude alla differenza ancora maggiore che que- 
ste due spine avranno nel y' adulto. Come si vede i perfeziona- 
menti degli arti sono tanto più vistosi quanto più l’arto è situato 
posteriormente (1). 

Il 5. arto ha acquistato una differenza sessuale, peraltro pic- 
colissima, se sì pone mente a quella vistosa che già in questa età 
constatammo per le altre specie, e alla differenza enorme che ap- 
parirà nei due sessi subito dopo un'ultima muta. L’endo- e l’ecto- 
podite sono divenuti biarticolati (tav. IX, fig. 158), con una setola 
interna e una esterna in più all’endopodite, e con una setola interna 
e una spina esterna in più all’ectopodite ; tutte le spine esterne 
si forniscono di orlo laminare, e le spine accessorie al 1.° articolo 
diventano due. 

L’antenna anteriore destra è già visibilmente differenziata da 
quella sinistra essendo destinata a divenire prensile nello stadio 
adulto; vi sì discerne per trasparenza già sviluppato il robusto 
muscolo flessore, in corrispondenza al quale la regione mediana è 
molto rigonfiata (tav. X, figg. 166-167). 


Femmina. 


Nella forma generale del cefalotorace nessuna differenza dal Y cor- 
rispondente ; differisce molto notevolmente l’addome che nella $ ri- 
mane di tre segmenti con preponderante sviluppo del 1.° segmento 
che è lungo circa come gli altri due presi insieme (tav. IX, 
fig. 129). 

I primi quattro arti sono identici a quelli del gY, eccettuato 
il 4.° arto destro, la cui spina esterna del 2.° articolo dell’ectopo- 
dite ha sviluppo uguale a quello della corrispondente di sinistra. 

(1) Per la interpretazione dei fatti generali sul progredire morfologico degli 


arti, V. Capitolo IX, n. 12, pag. 449, ove sono riassunte sinteticamente le leggi 
da cuì tende ad essere dominato lo sviluppo degli arti. 


« Redia n, 1912. 27 


420 REMO GRANDORI 


Il 5.° arto, nella forma generale identico anch’esso a quello del 7, 
presenta una spina sulla regione prossimale dell’ orlo interno del- 
l’articolo distale (tav. IX, fig. 161), che manca nell’arto del J' di 
questa età, e che è Pabbozzo della robusta e grossa spina che sorgerà 
sul 2.° articolo dell’ectopodite di questo arto nella 9 adulta (ctr. 
fig. 162, tav. IX). Dal confronto delle due suddette figure si com- 
prende come la divisione fra 2.° e 3.° articolo cadrà appunto subito 
dopo la seconda spina esterna e la detta spina interna. 

L’antenna anteriore destra non mostra naturalmente alcuna dif- 
ferenza da quella sinistra, essendo destinate a restare 1’ una iden- 
tica all’altra nella 9 adulta. 


Sesto stadio (adulto). 
Maschio. 


Riassumo i perfezionamenti verificatisi. Il 5.° segmento toracico 
porta le due spine posteriori ingrossate, ma perfettamente simme- 
triche ; l'addome, pure perfettamente simmetrico, raggiunge il nu- 
mero definitivo di cinque segmenti, con la formazione di un pic- 
colo segmento anale (tav. IX, fig. 127). La sua presenza non è 
però assolutamente costante; sebbene molto raramente, esso può 
mancare. I rami della forca sono lunghi — e ciò vale anche per 
la g —— più dei due ultimi segmenti addominali presi insieme, 
quando nel Y manca il 5.° segmento, e quando esiste, uguagliano 
la lunghezza complessiva dei tre ultimi segmenti addominali del Y. 
Pongo in rilievo questo carattere perchè ha valore anche nei pre- 
cocissimi stadi copepodiformi, e conferisce ad essi un carattere 
distintivo del genere di molta importanza. 

Nessuna modificazione subiscono i primi quattro arti toracici, 
tranne l’aumento di dimensioni (tav. IX, figg. 156, 142, 148, 154), 
e l ulteriore sviluppo della spina esterna del 2.° articolo dell’ecto- 
podite del 4.° arto destro (tav. IX, fig. 155), la quale perde V’orlo 
laminare. 

La grande trasformazione che subisce il 5.° paio d’arti è espressa 
nel modo più eloquente dalle figg. 159 e 160, tav. IX. Ponendo 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 491 


mente a tale profonda trasformazione, e tenendo presente quanto 
lente e graduali siano quelle che subiscono i quattro primi arti 
toracici, dubitai lungamente che fra il 5.° stadio e l’adulto vi fosse 
almeno un altro stadio intermedio. La lunga ricerca infruttuos: 
mi persuade oramai del contrario, non essendomi possibile ammet- 
tere che il ricchissimo materiale di cui disponevo mi presentasse 
centinaia di larve per ciascuno stadio e nessuna di quello stadio 
che ricercavo. Si noti poi che la trasformazione è grande per il 
quinto arto, ma è nulla, morfologicamente, per gli arti precedenti. 
Questo argomento molto dimostrativo mi assicura del tutto che 
nessuno stadio è sfuggito alla mia ricerca. 


Femmina. 


Le spine posteriori del 5.° segmento toracico sono costantemente 
asimmetriche (tav. IX, fig. 130); l’addome, che rimane di tre arti- 
coli, ha il 1.° articolo asimmetrico e guarnito di ciufti di piccole 
spine. 

I quattro arti natatori non differiscono da quelli del 7, ecce- 
zion fatta per la spina esterna del 2.° articolo dell’ectopodite 
del 4.° arto destro, che ha sviluppo uguale a quello della corri- 
spondente di sinistra (tav. IX, fig. 154). 

Nel 5.° paio, che è perfettamente simmetrico a differenza di 
quello del Y, la trasformazione è notevole; la spina interna del 
secondo articolo dell’ectopodite si sviluppa enormemente; men- 
tre la divisione fra 2.° e 3.° articolo si stabilisce nettamente, scom- 
pare quella fra 1.° e 2.°; questo stesso fatto avviene nell’endopo- 
dite, la cui setola interna del 1.° articolo si trasforma in robusta 
spina (tav. IX, fig. 162). 


Settimo stadio. 


Giesbrecht [12] nega che esistano nei copepodi mute ulteriori 
a quella che trasforma la larva in animale sessualmente ma- 
turo. Fatti positivamente constatati mi. obbligano a contraddire 
tale opinione. Nel materiale raccolto nell'Adriatico libero rinvenni 
parecchie spoglie identiche alla veste definitiva dell’adulto g' di 


422 REMO GRANDORI 


Centropages kroòyeri, fatto che dimostra che Vanimale, anche dopo 
aver acquistato la maturità sessuale e gli organi copulatori, passa 
con una nuova muta ad un 7.° stadio metanauplioide. 

Se l’animale, uscendo da tale muta, acquisti una veste morfolo- 
gicamente differente da quella del precedente stadio, o la conservi 
immutata, e si tratti, in altri termini, di una semplice muta d’ac- 
crescimento, è domanda a cui mi pare debba rispondersi ammet- 
tendo piuttosto la seconda ipotesi che la prima. Infatti non si 
trovano mai adulti che differiscano morfologicamente dal 6.° sta- 
dio che i sistematici hanno descritto ; sì trovano soltanto alcuni 
adulti più grossi di altri. 

Il 7.° stadio è adunque da ritenere perfettamente identico al 
6.°; non si può, senza 1’ allevamento, decidere quale esemplare 
adulto si trovi al 6.° e quale al 7.° stadio ; esiste soltanto il fatto 
del reperto di spoglie in veste d’adulto a testimoniare Vesistenza 
di tale stadio 7.°. 

Non trovai nessuna spoglia avente la veste di adulta 9 ; non 
sappiamo quindi ancora se tale muta di accrescimento esista an- 
che pel sesso femminile. 

Esiste una sola muta di accrescimento ? Non vi sono stadî ul- 
teriori al 7.°? Nessuna osservazione risponde a questa domanda. 
Così pure non sappiamo se tali mute di accrescimento si compiano 
soltanto sotto ’ influenza di speciali condizioni d’ambiente e non 
in ambienti diversi da quello da cui fu raccolto il mio materiale. 
È però importante aver assodato che tali mute possono verificarsi 
(V. anche per Acartia clausi, pag. 437). 


RIASSUNTO. 


Anche il Centropages kròyeri ha uno sviluppo metanauplioide 
che nelle sue linee generali coincide con quello delle specie già 
descritte, cioè attraversa sei stadî, per arrivare all’adulto. E la 
serie si può distinguere anche qui in un primo gruppo di tre stadì 
a sesso non riconoscibile esternamente, e in un secondo gruppo a 
sesso riconoscibile. Ma esistono alcune differenze nei particolari 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 4283 


— anche astraendo dalla muta di accrescimento sopra descritta — 
come nella morfologia dell’ addome e nello sviluppo del 5.° paio 
d’arti, differenze che furono a suo luogo accennate. 

Devo chiarire qui alcuni dati ehe non coincidono con quanto 
avevo succintamente esposto nella nota preliminare citata [13]. Come 
ivi si legge, io ritenevo che gli stadì di sviluppo metanauplioide 
fossero in generale in numero maggiore, e precisamente in questa 
specie ritenevo che fossero nove, compreso l’adulto. Lo studio ap- 
profondito mi ha condotto a modificare i miei concetti. I tre stadî 
in più, che io ritenevo poter dimostrare, erano i seguenti : un primo 
stadio con due soli arti toracici senza abbozzo del terzo ; un terzo 
stadio con tre soli arti senza abbozzo del quarto; un quinto sta- 
dio con quattro soli arti senza abbozzo del quinto. 1’ errore fu 
dovuto al fatto che io avevo iniziato lo studio delle cinque spe- 
cie, ma di quattro di esse non avevo ancora trovata la serie com- 
pleta. Conoscendo nel Paracalanus parvus, nell’ Vithona nana e nel- 
l’Acartia clausi uno stadio (che effettivamente esiste) caratterizzato 


O sal 


dalla presenza di quattro arti toracici senza traccia del 5. 
corrispondente segmento toracico già comparso, sembrava logico 
ammettere che tale stadio esistesse anche nelle altre specie, non 
solo, ma che esistessero analogamente lo stadio con tre arti e 
senza traccia del 4.°, e lo stadio con due arti e senza traccia del 
terzo. A far apparire questa ipotetica generalizzazione come fatto 
contribuirono due cause d’errore. In primo luogo le differenze di 
dimensioni delle larve: quando V animale ha fatto recentissima- 
mente la muta è più piccolo di quando si avvicina alla sueces- 
siva, e l’ultimo arto appena abbozzato è anch’esso estremamente 
piccolo e quindi enormemente difficile a discernersi. In secondo 
Inogo lo studio delle spoglie : il piccolissimo moncone dell’ arto 
appena abbozzato diventa bene spesso invisibile tra le pieghe della 
spoglia stessa, e altre volte si discerne facilmente se la spoglia 
non forma pieghe. Ond’ è che alle mie prime osservazioni alcuni 
esemplari appena mutati e aleune spoglie corrispondenti apparvero 
privi di cuel minimo abbozzo di un 3.°, 4.° e 5.° pajo d’arti men- 
tre ad uno studio più approfondito me lo mostrarono. 

È inutile aggiungere che i tre stadî in più sopra accennati non 
sì riscontrano in questa specie, come ho mostrato nella descri- 


424 


REMO GRANDORI 


zione dello sviluppo rettificando le. mie incomplete osservazioni 
precedenti. 


Arti toracici ben sviluppati e biramosi 


Chiave dicotomica per il riconoscimento degli stadî copepodiformi 


del “ Centropages kròyeri ,,. 


due, con piccolissimo abbozzo del 3.°. 


tre, con piccolissimo abbozzo del 4.° . 


quattro, con piccolissimo abbozzo del 5.° 


cinque 


| 1.° articolo 
I addominale 
di lunghez- 
za diversa 
dale29e850 


arto : 


— 


addome di 3 articoli 


lei 


0%» _ _ _ 


5.° pajo d’arti simmetrico 


(0) 


‘con ecto- e endopo- 
| dite di un solo 
articolo ; 1’ ecto- 
podite ha 8 setole 


interne soltanto . 


con ecto— e endopo- 
dite di 2 articoli : 
l’ectopodite ha 4 
setole e una spina 
all’ orlo interno . 


ecto- e endopodite 
di 3 articoli; gros- 
sa spina interna 
al 2.°articolo del- 
l’ ectopodite e al 
1.° dell’ endopo- 
dite 


1.° articolo addominale lungo come 


\ addome di 4 articoli . 


ii 


porta tenaglia . 


.° pajo d’arti asimmetrico, ectopodite destro 


R° 


5.0 


6.° 


4.° 


ba 


(BE 


stadio 
stadio 


stadio 


stadio ° 


stadio Q 


stadio 9 


stadio J 


stadio J 


stadio J 


Mi A ARL DA nic 
I s” ) d : D) 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 425 


UCapiroLo VI. — Osservazioni sullo sviluppo di “ Cen- 
tropages typicus ,,, e distinguibilità del genere e 
della specie dal 1.° stadio larvale. 


Ho accennato (pag. 369) alla questione se le differenze morfo- 
logiche delle larve, che nella serie copepodiforme bastano a rico- 
noscere con sicurezza due generi della stessa famiglia, esistano e 
valgano anche per tale riconoscimento nella serie nauplioide ; e se 
differenze ancora più minuziose, ma apprezzabili costantemente, 
esistano anche fra le specie congeneri tanto nella 1.* che nella 2.* 
serie di stadî larvali. 

Alla soluzione di tale questione non posso portare che un con- 
tributo di fatti assai modesto, insufficiente a dare alcuna risposta 
sicura di valore generale. Necessita lo studio di materiale quali- 
tativamente molto più ricco di quello che io ebbi, e occorre risol- 
vere la difficoltà degli allevamenti per poter conoscere i nauplî di 
parecchie specie; oppure trovare per parecchie specie condizioni 
fortunate come quelle che trovai per il Diaptomus vulgaris nel 
lago di Como, e procedere alio studio comparato dell’ intero svi- 
luppo larvale di specie congeneri e di generi della stessa famiglia. 

Del solo genere Centropages potei trovare due specie rappresen- 
tate nel mio materiale : il C. kroyeri ricchissimamente, il 0. typi- 
cus molto scarsamente. Ho proceduto quindi al raffronto degli 
stadi delle due specie. 

Sapendo che Vadulto del typicus difterisce da quello del kroyeri 
principalmente per la presenza, in quello, di una spina al 1.9, 2.9, 
5.° articolo dell’ antenna anteriore, e riscontrando esemplari gio- 
vani con tali spine ben accennate, era ovvio concludere che questi 
appartenevano alla 1.* specie anzichè alla 2.%. Tali stadi giovanili 
da me trovati sono due, e corrispondono esattamente per la strut- 
tura generale del corpo e degli arti toracici al 4.° e 5.° stadio 
copepodiforme del kroyeri. Le differenze specifiche si rilevano con 
tutta evidenza: 

4) nello stadio 5.° le tre spine all’antenna anteriore sono molto 
sviluppate, quella del 1.° articolo un po’ meno delle altre due 
(tav. X, fig. 164). Le spine posteriori del cefalotorace sono grandi, 


426 REMO GRANDORI 


aliformi, ben differenti dalle piccole spine adunche del Xkroyeri, e 
costituiscono anch’esse una buona differenza specifica ; 

3) nello stadio 4.° la spina del 1.° articolo dell’antenna ante- 
riore è ancora meno sviluppata in confronto delle altre due (tav. X, 
fig. 163); le spine posteriori del cefalotorace, un po’meno svilup- 
pate che nel 5.° stadio, mostrano già evidentissima la differenza 
specifica (tav. X, fig. 165). 

sisulta da queste osservazioni che fra le due specie congeneri 
di cui parliamo esiste una differenza specifica in tutti i tre stadî 
del gruppo a sesso riconoscibile esternamente. Esistono delle dif- 
ferenze anche nel 1.° gruppo, a sesso non riconoscibile e nella 
serie nauplioide ? 

Nessuna osservazione di fatto potei fare in proposito, perchè 
gli stadî precedenti del typicus mancavano nel mio materiale (1). Si 
può dubitare che questi stadî veramente fossero presenti, ma per 
assenza in essi di caratteri differenziali specifici o per essere que- 
sti inapprezzabili, non ne fu possibile il riconoscimento. 

Così stando le cose, non si possono fare che ipotesi. Anche am- 
mettendo che gli stadìî precedenti del typicus non mancassero, e 
che il non poterli riconoscere dipendesse dalla inapprezzabilità 0 
assenza di quei caratteri che nei tre ultimi stadî ho potuto rile- 
vare (2), si deve forse da ciò concludere che le specie congeneri 
dei copepodi pelagici, prima di un certo stadio piuttosto avanzato 
dello sviluppo metanauplioide, non si possono distinguere luna 
dall’altra, e attraversano, prima di questo momento, una serie di 
forme identiche ? 

Prima di dire }’ opinione mia su tale argomento, riassumo la 
questione riguardante la distinguibilità di generi della stessa fami- 


(1) Come ho accennato precedentemente (V. nota a pag. 390), in favore della 
distinguibilità specifica delle larve metanauplioidi a sesso non riconoscibile anche 
in specie congeneri, sta il fatto delle differenze morfologiche del 1.° arto nata- 
torio del 1.° stadio copepodiforme di Diaptomus castor descritto da CLaus, in 
confronto del corrispondente arto dello stesso stadio di D. vulgaris da me 
studiato; e per i nauplî le differenze accennate a pagg. 371-72 e 428. 

(2) Questa ipotesi è certamente più verosimile di quella che esistessero tre 
stadî e mancassero tutti i precedenti (V. Aggiunta durante la stampa, pag. 450). 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 427 


glia fra loro. Ho mostrato che due generi della fam. Centropagidae 
sono fin dal 1.° metanauplio nettamente riconoscibili. E così pure 
posseggono una facies propria e ben caratteristica i primi meta- 
nauplî di altri generi (V. più avanti la descrizione di Acartia e 
Vithona). Possiamo concludere che tali tipiche facies appaiono sol. 
tanto al 1.° stadio copepodiforme, e che qualunque traccia di dif- 
ferenze morfologiche manca, fra generi vicini, nella serie nauplioide? 
E come si concilierebbe questa conclusione col fatto incontrastato 
che in qualunque campione di planeton marino ove vivono molte 
specie di copepodi, ritrovansìi anche altrettanto numerosi e tutti 
diversi tipi di naupli? Evidentemente è la difficoltà di determi- 
nare il genere e la specie di ciascuno di questi che ci impedisce 
di trarre una conclusione sicura; non è l'assenza di differenze fra 
i nauplî dei vari generi, poichè la loro ricchissima varietà di tipo 
è troppo eloquente per non essere considerata come l’espressione 
delle differenze dei caratteri che riscontriamo nei generi adulti, e 
che nei nanplî sono d’altra natura e rimpicciolite ai minimi ter- 
mini, ma non assenti. 

Se mi è lecito esprimere un’ opinione mia, io inclino a rite- 
nere che caratteri generici distintivi si dovranno saper trovare, con 
paziente e approfondita ricerca, fin nell’animale appena uscito dal- 
luovo. Mi sembra che questa opinione abbia un valido appoggio 
nel fatto della ricca varietà di forme nauplioidi, fatto del quale, 
sebbene manchino ancora ricerche che ne stabiliscano la portata, 
non possiamo negare il valore. 

Si può ritenere altrettanto pei caratteri specifici? Qui la que- 
stione è molto più complicata. Il fatto della ricchezza di forme 
diverse nauplioidi, mentre può essere fondatamente invocato per 
ammettere la distinguibilità del genere ab initio, perchè il numero 
di tali forme nauplioidi diverse è enormemente più grande di quello 
delle famiglie, non ci aiuta per la distinguibilità delle specie. Po- 
trebbe bastare la scoperta di tanti tipi di naupli quante sono le 
specie che vivono in un dato bacino, e posto che siano tutte spe- 
cie congeneri. Ma questa osservazione, documentata con larga 
base di fatti, manca ancora alla scienza. 

Quanto ho osservato intorno alle differenze delle due specie di 
Centropages, ci lascia nel dubbio che, quanto più saliamo a ritroso 


428 REMO GRANDORI 


nello sviluppo, quelle differenze siano cancellate fino a sparire (1). 

Ma è lecito obiettare che se, allo stato attuale delle conoscenze 
morfologiche esterne di questi organismi, queste non sono suffi- 
cienti a farci riconoscere le specie congeneri prima di un certo mo- 
mento dello sviluppo, ciò non vuol dire che non si possano trovare 
altre differenze più fini, ma costanti ugualmente, che raggiungano 
lo scopo. Una prova modesta ne dà questo lavoro, prima del quale 
non si avevano che insignificanti e frammentarie conoscenze sulla 
morfologia esterna di queste larve. 

Non solo; ma il criterio della morfologia esterna non è l’unico 
che possa venirci in aiuto. Che cosa conosciamo dell’anatomia di 
tutti gli stadî larvali che ho descritto? Quasi nulla (2). È un lavoro 
capace di assorbire l’attività di molti studiosi quello di studiare 
lo sviluppo postembrionale di tutti i sistemi d’ organi di questi 
animali. Io non potei neppure in parte compiere tale lavoro, e 
debbo per qualche tempo rinunciarvi. Ma alcune poche osserva- 
zioni anatomiche che potei fare su sezioni di alcuni esemplari di 
Temora, Calanus, Centropages, Cyclops, Euchaeta, mi conducono alla 
constatazione che esistono differenze anatomiche (p. es. molto note- 
voli nel tubo digerente) fra i generi, anche se della stessa famiglia. 
L’ipotesi che tali differenze anatomiche manchino anch’esse total 
mente negli stadî precocissimi, e non si possa, approfondendo lo 
studio anatomico delle larve, ritrovarne in esse delle finissime ma 
costanti, è ipotesi anch’essa, a mio avviso, poco verosimile. 

Cosicchè, giunto a tal punto, il lettore concluderà, prima di me, 
che io estendo la mia opinione sulla riconoscibilità del genere ab 
ovo, anche alle specie. 


(1) Contro tale dubbio starebbe il fatto che CLauS distinse quattro naupli 
di quattro specie di Cyclops, e che il nauplio di Diaptomus castor da lui de- 
scritto differisce da quello di D. vulgaris. Ma le figure di questo autore in 
proposito sono poco precise. 

(2) A proposito di anatomia delle larve, CLAUS non ha mancato di darne 
alcuni cenni, specialmente per quel che riguarda i naupli del genere Cyelops ; 
dopo le brevi descrizioni anatomiche (suscita gravi dubbi la sua asserzione che 
nel giovane nauplio manca ogni traccia di catena gangliare nervosa), dice che 
tale struttura anatomica è comune alle larve di tutte le specie. Mi pare che 
molto resti da fare e da dire sull’ anatomia di tutta la serie larvale. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 429 


La estendo difatti, ma con una importante riserva. Recente- 
mente alcuni sistematici hanno inondato l'ordine dei Copepodi di 
tale farragine di specie nuove, da raddoppiare quasi il numero 
delle forme che si conoscevano venti anni fa. Non sempre tal 
fatto indica che la conoscenza di un gruppo si estende e progre- 
disce. Un buon numero, forse una buona metà delle nuove specie 
fondate, presentano tali somiglianze perfette con specie già note, 
da differirne per un pelo di più o di meno, più lungo o più corto, 
sì che di fronte alle figure bene spesso non si riesce ad apprez- 
zare differenze di sorta nella pretesa nuova specie da specie già 
note (1). Pare a me che si tratti bene spesso di semplici variazioni 
individuali, oppure di varietà, o tutt’ al più di piccole specie, e 
soltanto in rari casi di specie buone. 

Non occorre dire che io non posso ammettere per le specie non 
buone la riconoscibilità in tutto lo sviluppo larvale fino al nauplio 
uscito dall’uovo. Se di molte nuove specie di Harpacticoida fon- 
date dal SARS si studiasse lo sviluppo, io mi tengo sicuro che 
indietreggiando appena di una o due mute dall’adulto, le difte- 
renze ritenute specifiche sarebbero irreperibili. 

Ma come si può definire la specie buona nell'ordine dei cope- 
podi? Ecco il punto a cui mi premeva di giungere. Non entro in 
disquisizioni generali sulla definizione della specie in biologia. Per 
i Copepodi mi basta osservare che si è esagerato nel dar valore 
a caratteri minimi, infinitesimi talvolta, sebbene tale esagerazione 
Sia giustificata dal fatto che allo stadio adulto la variabilità indi- 
viduale — astrazion fatta dalle dimensioni — è in questo gruppo 
di organismi straordinariamente piccola. Melius est separare quam 
confundere, purchè ci si affretti a sceverare le variazioni e le 
piccole specie dalle buone. Si è tenuto conto esclusivamente di un 
criterio, quello della morfologia esterna, spingendolo ad un limite 
talora ridicolo. Il criterio anatomico, e quello biologico in senso 
Stretto, sono stati totalmente messi in disparte. 

Sì è già compreso a che cosa tende il mio ragionamento. Io 
tendo a rimettere in onore i due criteri suddetti, e specialmente 


(1) Alludo specialmente all’opera voluminosa di G. O. SARS: An Account of 
the Crustacea of Norway, Band IV, Copepoda. — Bergen, 1901-1912. 


450 REMO GRANDORI 


quello biologico per stabilire il valore di buona specie; e nel 
campo del criterio biologico tendo a dare la massima importanza 
allo studio dell’ontogenesi. 

Riassumo queste vedute nella seguente conclusione : la sistema- 
tica ha bisogno di nobilitarsi introducendo a base del suo proce- 
dere i criteri biologici oltre quello della morfologia esteriore ; il 
criterio dello sviluppo in particolare può assumere tale valore da 
far definire per specie buona soltanto quella che è differenziata ab 
ovo da tutte le altre e tale si conserva per tutta l’ontogenesi. 

Non già, dunque, io estendo a tutte le specie note, indistinta- 
mente, la risposta al quesito sopra formulato, bensì inverto il ra- 
gionamento : non lo studio dello sviluppo mostrerà che le specie 
differiscono ab ovo, ma sono vere specie quelle che questo studio 
dimostrerà tali. 


CapitoLo VII. — Sviluppo di “ Acartia clausi ,,. 


SERIE COPEPODIFORME. 


In questa specie troveremo le maggiori deviazioni dal tipo di 
sviluppo finora veduto. Essa appartiene alla famiglia Pontellidae, 
ma è inutile dire che il suo modo di sviluppo non può essere preso 
a tipo per tutte le forme della famiglia, poichè, come vedemmo 
per le due forme della fam. Centropagidae, basta prendere due specie 
per trovare differenze in parecchi punti dello sviluppo. E appare 
verosimile l'ipotesi che non esistano due specie in tutto l’ordine 
dei copepodi che presentino un tipo di sviluppo identico in tutti 
i dettagli. 


Primo stadio. 


Se si confronta laspetto del corpo con quello del 1.° stadio delle 
altre tre specie, si constata anche qui un tipo diverso (tav. X, 
fig. 168). Come al solito, si hanno quattro segmenti al cefalotorace 
(capo e tre segmenti toracici) e due all’addome. I rami forcali por- 
tano tre setole distali ciascuno. La distinzione fra regione toracica 
e addominale è ben netta. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 451 


Sono presenti anche qui due arti toracici ben sviluppati e un 
piccolo abbozzo del 3.°. I 1.° arto (tav. X, fig. 177) presenta già 
all’endopodite, come vedemmo in altre specie, il numero di setole 
definitivo (complessivamente sette); non solo, ma ha di notevole. 
una già accennata divisione in due articoli nell’ectopodite, ciò che 
non ho riscontrato che in questa specie. Il tipo dell’arto è anche 
qui caratteristico del genere (somiglianza dell’ectopodite a quello 
dell’adulto) che fin da questa età si riconosce agevolmente. L’ec- 
topodite porta tre setole interne e quattro esterne, e all’ apice, 
dietro la piccola spina ricurva verso VP esterno, una lunghissima 
spina con orlo a sega il quale manca in un piccolo tratto prossi- 
male. Tale spina differisce da quella del Centropages perchè manca 
la linea che la divide in due porzioni in detto genere. 

Il 2.° arto (tav. X, fig. 184) differisce, al solito, dal tipo del 1.°, 
somiglia anch’ esso a quello dell’ adulto, e imita perfettamente il 
tipo del 3.° e 4.° arto che si svilupperanno in seguito. Ecto- e 
endopodite sono di un solo articolo. L’ endopodite ha tre setole 
interne, due apicali e una esterna; Vectopodite tre setole interne, 
Spina con orlo a sega all’apice, e due spine caratteristiche esterne. 

L’abbozzo del 3.° arto (tav. X, fig. 191) è di tipo diverso da 
quello dello stesso arto nei generi già descritti; i due peli di cia- 
seun lobo sono lunghi e flessuosi. 


Secondo stadio. 


Aspetto generale del corpo modificato : il 1.° articolo toracico è 
separato dal capo da una linea flessuosa (tav. X, fig. 169) la cui 
curva si attenuerà nello stadio successivo per poi scomparire più 
o meno completamente, salvo a pronunciarsi di nuovo negli adulti 
dl’ambo i sessi. Il 1.° articolo toracico è doppiamente sviluppato 
del 2.°; questa sproporzione di sviluppo si accentuerà costante- 
mente fino all’adulto. Si è aggiunto un 4.° segmento toracico con 
abbozzo del relativo arto. Ciascun ramo della forca acquista la se- 
tola esterna. 

Il 1.° arto (tav. X, fig. 178) acquista : all’endopodite accenno di 
divisione in due articoli ; all’ectopodite una setola interna. La spina 
apicale completa e sviluppa Vorlo a sega. 


432 REMO GRANDORI 


Nel 2.° arto (tav. X, fig. 185) troviamo: netta divisione in due 
articoli al basipodite e distinzione dei due rami da esso; una se- 
tola interna in più all’endo- e all’ectopodite, il quale si divide net- 
tamente in due articoli. La spina apicale a sega si raccorcia. 


Il 3.° arto (tav. X, fig. 192) diviene biramoso e — salve le di- 
mensioni — assume la stessa struttura del 2.° stadio precedente. 


L’abbozzo del 4.° arto (tav. X, fig. 198) differisce un poco da 
quello del 3.° per le setoline che porta, più corte, più grosse e 
tOZze. 


Terzo stadio. 


Si pronunciano notevolmente le due insenature antero—laterali 
del capo (tav. X, fig. 170) appena accennate nello stadio prece- 
dente. Si aggiunge un 5.° segmento toracico, senza la minima trac- 
cia di abbozzo del corrispondente arto, come abbiamo visto nel 
Paracalanus. Inoltre tale 5.° segmento non è separato nettamente 
dal 4.°; esiste soltanto una strozzatura che lo delimita anterior- 
mente. Si sviluppa notevolmente il 1.° articolo dell’addome. Ogni 
ramo forcale acquista una setola distale in più, e quella esterna 
si sviluppa come le distali. 

Nel 1.° arto (tav. X, fig. 179) l’ectopodite acquista una nuova 
setola interna al 1.° articolo. 

Nel 2.° arto (tav. X, fig. 186) l’endopodite acquista una nuova 
setola interna; l’ectopodite ne acquista due interne e una nuova 
piccola spina esterna a metà dell’orlo esterno del 2.° articolo. 

Il 3.° arto (tav. X, fig. 193), se si astrae dalle dimensioni e dalla 
mancanza di netta divisione in due articoli al basi- e all’ectopo- 
dite, presenta la stessa struttura del 2.° arto dello stadio prece- 
dente. 

Il 4.° arto (tav. X, fig. 199) presenta la stessa struttura — 
salve le dimensioni — del 3.° dello stadio precedente (2.° stadio), 
e quindi anche del 2.° dello stadio 1.°. 

Come si vede, anche in questa specie si ha quel singolare ripe- 
tersi di una struttura d’arto nel modo descritto per il Centropages 
kròyeri (V. pag. 417). 

Il 5.° arto, come s’è detto, non esiste ancora. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 435 


Quarto stadio. 


Qui cominciano le divergenze notevoli nel tipo di sviluppo. Il 
4.° stadio quale qui lo descrivo, presentante quattro arti bene svi- 
luppati e abbozzo del 5.° non differenziato nei due sessi, che non 
possono ancora distinguersi, non mi fu dato di ritrovarlo in mare 
libero, bensì soltanto in laguna. Pare che esso si intercali soltanto 
sotto l’influenza di condizioni speciali d’ ambiente. Infatti, come 
risulta dalle figure, gl’ individui lagunari di questo stadio sono 
molto più piccoli di quelli di mare libero dello stadio precedente, 
in misura tale da oltrepassare di molto i limiti della variabilità 
somatometrica individuale. E ciò si spiega col fatto che questa 
specie, come il Paracalanus parvus, si presenta in laguna con 
individui circa !/,, 
le età, dei corrispondenti di mare libero. 

La forma generale del corpo è identica a quella descritta pel 


e talvolta quasi della metà più piccoli, in tutte 


> 


3.° stadio, soltanto è circa ‘/, più piccola ; negli arti, tutti più pic- 
coli, in armonia con le minori dimensioni del corpo, di quelli dello 
stadio 3.°, si notano alcuni perfezionamenti : il 1.° (tav. X, fig. 180) 
acquista netta divisione in due articoli ai due rami, che netta- 
mente son divisi dal basipodite; il 2.° resta strutturalmente iden- 
tico (tav. X, fig. 187); nel 3.° (tav. X, fig. 194) si dividono i due 
rami dal basipodite, e questo e 1 ectopodite si dividono in due 
articoli; il 4.° (tav. X, fig. 200) resta identico come il 2.°; si è 
formato un abbozzo del 5.° arto (tav. X, fig. 204) consistente in 
un piccolo mammellone con accenno a divisione in due articoli e 
privo di ogni traccia di peli. 

Si tratta di un 4.° stadio a sesso irriconoscibile che sembra 
non si verifichi nella serie in mare libero. 


Quinto stadio. 


Comincia la serie degli stadì a sesso riconoscibile. Notevole nel 
torace la fusione del 4.° e 5.° segmento che erano imperfettamente 
distinti nei due stadî precedenti e che ora sono saldati in un se- 
gmento le cui dimensioni uguagliano quelle dei due segmenti da cui 


454 REMO GRANDORI 


esso risulta, presi insieme. Questo carattere è comune ad ambo i 
sessi in questa età (tav. X, figg. 171, 174). 


Maschio. 


Il profilo dorsale del corpo differisce da quello della 9 per una 
maggiore sinuosità di contorni e «delle linee divisorie fra i se- 
gmenti del cefalotorace (tav. X, fig. 171). L’addome è di tre arti- 
coli; l'articolo distale lungo quanto i primi due presi insieme. 

Il 1.° arto (tav. X, fig. 181) acquista soltanto divisione netta 
del basipodite in due articoli. Il 2.° arto (tav. X, fig. 188) resta 
inalterato : soltanto si nota che la setola più interna delle due api- 
cali del’endopodite e la più distale di quelle interne dell’ectopo- 
dite, si differenziano, ingrossando più delle altre. La spina mediana 
esterna dell’ectopodite assume lo stesso sviluppo delle altre due. 
Nel 3.° arto (tav. X, fig. 195) lendopodite aggiunge una setola 
interna ; l’ectopodite due setole interne e una piccola spina esterna. 
Nel 4.° arto (tav. X, fig. 201) I’ endopodite aggiunge una setola 
interna; l’ectopodite tre setole interne e una piccola spina esterna. 

Il 5.° arto si presenta, sebbene lontanissimo ancora dalla forma 
che avrà nell adulto, con traccia visibile della asimmetria che è 
destinata ad accentuarsi in seguito (tav. X, fig. 205): tale asim- 
metria consiste essenzialmente nella presenza di una spina apicale 
all’arto destro molto più sviluppata di quella apicale del sinistro. 
Entrambi gli arti sono di due articoli : sembra a tutta prima che 
sul 1.° articolo sia accennata, da insenature al margine esterno, 
una divisione in due articoli; ma come si vedrà in seguito la po- 
sizione della setola esterna, costantemente fissa sul 1.° articolo, 
dimostra che quelle insenature non preludono ad una divisione che 
porterebbe la setola a passare sul 2.° articolo. 


Femmina. 


Profilo meno sinuoso del J ; linee divisorie fra i segmenti to- 
racici regolarmente arcuate. Addome di due articoli aventi press’a 
poco uguale sviluppo (tav. X, fig. 174). 

Per i primi quattro arti toracici identità assoluta con quelli 


del J. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 435 


Il 5.° paio è simmetrico (tav. X, fig. 209); ciascun arto è di 
due articoli, incompletamente divisi: il primo porta la lunga setola 
come nel 7, il 2.° è completamente nudo, a profilo tondeggiante 


» tOZZo. 
Sesto stadio. 


Maschio. 


Il Vo conserva ed accentua la sinuosità di linee suac- 
cennata (tav. X, fig. 172); l’ addome raggiunge il numero defini- 
tivo di quattro PRA I rami della forca aggiungono la setola 
interna. 

Il 1.° arto (tav. X, fig. 182) aggiunge una setola interna all’ecto- 
podite. Il 2.° arto (tav. X, fig. 189) acquista divisione in due arti- 
coli all’endopodite e in tre all’ectopodite; Vuno e Valtro aggiun- 
gono una setola interna. Nel 3.° arto (tav. X, fig. 196) gli stessi 
perfezionamenti del 2.°, più lo sviluppo maggiore della spina me. 
diana esterna dell’ectopodite che diventa uguale alle altre. Nel 4.° 
arto (tav. X, fig. 202) divisione del basi- e dell’endopodite in due, 
dell’ectopodite in tre articoli; setola interna al 2.° articolo del 
basipodite; due setole interne in più all’ endopodite, una all’ecto- 
podite, la cui 2.* spina esterna assume sviluppo uguale alle altre. 
Anche qui, come altrove constatammo, i perfezionamenti sono 
tanto più vistosi quanto più l’arto è situato posteriormente. 

Il 5.° paio (tav. X, fig. 206) è poco progredito ; si è accennata 
la distinzione fra 2.° e 3.° articolo tanto nell’arto destro che nel 
sinistro ; l asimmetria si accentua per | ulteriore sviluppo della 
spina apicale dell’arto destro e per il comparire di una spinetta 
esterna su entrambi gli arti in posizione asimmetrica. 


Femmina. 


Corpo a profilo ancor meno sinuoso che nello stadio precedente 
(tav. X, fig. 175); addome di tre articoli, il 1.° dei quali (genitale) 
è lungo circa come gli altri due presi insieme. Setola forcale in- 
terna come nel 

I quattro arti toracici natatorì non differiscono da quelli del Ch 

Il 5.° paio (tav. X, fig. 210) differisce da quello dello stadio pre- 


u Redia r, 1912. 28 


43 REMO GRANDORI 


cedente per la riduzione del 2.° articolo, e per essersi sviluppata 
all’apice di questo una robusta spina apicale simmetrica. 


Settimo stadio. 


Lo riscontrai solamente per il 42 Non si tratta qui, come per 
il 4.°, di uno stadio che si intercala solamente nelle condizioni 
d’ambiente lagunare, perchè esso fu da me trovato nel mare libero. 
Essendo però rarissimi tali esemplari (tre soli individui ne trovai) 
è logico ammettere che tale stadio non s’ intercali che ben rara- 
mente, e che nello sviluppo normale forse non esista. La rarità 
spiega anche come possa essermi sfuggito del tutto lo stadio corri- 
spondente della 9, se pure esso esiste. 

Eccezion fatta delle dimensioni, che sono intermedie fra quelle 
del 6.° stadio e Y adulto, anche per gli arti nessuna differenza 
apprezzabile passa fra questo stadio e il precedente salvo la strut- 
tura del 5.° paio d’arti. Essa ha una forma e uno sviluppo netta- 
mente intermedio fra quello del 6.° stadio e ladulto, e ciò dimo- 
stra che deve aver luogo una muta per passare dal 6.° stadio a 
questo 7.°, e un’ altra per passare da questo all’ adulto. L’ arto 
di destra è di quattro articoli e quello sinistro di tre (tav. X, 
fig. 207) numero definitivo per entrambi ; la spina apicale di destra 
si riduce e scompare la piccola spinetta esterna ; nell’arto sinistro 
il 3.° articolo assume una forma oltremodo simile a quella che avrà 
nell’adulto : le due piccole spinette dello stadio precedente si tra- 
sformano in una spina apicale notevolmente sviluppata e in un pro- 
cesso chitinoso digitiforme. 


Ottavo stadio (adulto). 
Maschio. 
Permane la sinuosità delle linee (tav. X, fig. 173), compaiono 
delle serie di spinette all’orlo posteriore del 4.° segmento toracico ; 


l’addome permane di quattro articoli. 
Nel 1.° arto (tav. X, fig. 183) notasi: divisione in tre articoli 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 437 


all’ectopodite, che sul 3.° articolo mostra una serie di spinette; la 
setola distale interna dell’ endopodite si ingrossa fortemente alla 
base. AI 2.°, 3.° e 4.° arto ingrossamento di detta setola (tav. X, 
figg. 190, 197, 203). 

Il 5.° paio d’arti assume la strana e caratteristica forma ben 
nota (tav. X, fig. 208), acquistando parecchi aculei a destra e a 
sinistra; le setole del 1.° articolo di entrambi gli arti diventano 
piumati. 


Femmina. 


Corpo meno sinuoso del ; spinette posteriori al 4.° segmento 
toracico ; addome di tre articoli con sviluppo preponderante del 
segmento genitale (tav. X, fig. 176). 

I quattro arti natatori identici a quelli del 72 Quinto paio d'arti 
(tav. X, fig. 211) alquanto modificato : arto deve interpretarsi di 
un solo articolo; quello che sembra 2.° articolo è una larga base 
chitinosa (che corrisponde al 2.° articolo degli stadî precedenti) 
della spina apicale che è divenuta lunghissima e leggerissimamente 
piumata alla metà distale dell’orlo esterno. Le lunghe setole del- 
l’articolo basale sono guernite di piume assai più rade che nel Î 


Nono stadio. 


A somiglianza di quanto ho esposto per il Centropages kroòyeri, 
esiste 0 può esistere in certe condizioni anche in questa specie 
almeno una muta di accrescimento, e quindi un 9.° stadio meta- 
nauplioide. In questa specie riscontrai soltanto per la 9 spoglie 
in abito di adulta, e non in laguna, ma nel materiale di mare li- 
bero. Vedasi, per Vinterpretazione di questo stadio, quanto dissi 
per il 7.° stadio di Centropages Kkròyeri (pagg. 421-22). 


RIASSUNTO. 


siassumendo, lo sviluppo metanauplioide di Acartia clausi è il 
più complicato che io abbia osservato. Gli stadî — nove in tutto 


438 REMO GRANDORI 


— si possono suddividere, come risulta dalla descrizione e dalle 
considerazioni sul luogo di rinvenimento, in due gruppi : stadî co- 
stanti e stadî, per così dire, facoltativi. Sarebbero, secondo me, 
costanti. il-1:°; 2, 3.0, (0008. facoltativi i 4-0 
Infatti, possiamo noi esser certi che quegl’individui che nelle spe- 
ciali condizioni dell'ambiente lagunare attraversarono lo stadio 4.°, 
avrebbero attraversato in seguito il 7.° (di cui è incerto se esista 
la ) e infine avrebbero raggiunto il 9.° facendo la muta di ac- 
crescimento ? Ciò appare assai inverosimile, visto che 7.° e 9.° si 
riscontrarono soltanto in mare libero. Viceversa, possiamo ammet- 
tere che gli individui di mare libero che furono sorpresi nello sta- 
dio 7.° e 9.° attraversarono precedentemente anche il 4.°? Poco ve- 
rosimile ancora, visto che il 4.° fu trovato soltanto in laguna. 
Restringiamoci pure al mare libero : tutti gli individui che attra- 
versano il 7.° stadio (posto che esista in ambo i sessi) presentano 
poi il 9.°? E tutti quelli che sorprendiamo nel 9.°, attraversarono 
il 7.°, così raro a trovarsi ? 

Evidentemente di questi tre stadî può essere saltato uno due o 
anche tutti e tre; e perciò propongo di chiamarli facoltativi. Con 
ciò non si deve concludere che tutti e tre siano delle rare ecce- 
zioni; è invece verosimile che in mare libero la muta di accresci- 
mento sia normale, almeno in certe stagioni; e anche lo stadio 7.° 
così ben caratterizzato dal 5.° pajo di arti, può rappresentare uno 
stadio normalissimo in rapporto anch’esso con la stagione o con 
altra condizione, e diventare eccezionale soltanto sotto condizioni 
diverse. 

I sei stadì che ritengo assolutamente costanti si riconducono ai 
soliti sei stadî che conosciamo, e si distinguono nei soliti due gruppi 
a sesso non riconoscibile (i primi tre) e riconoscibile (gli ul- 
timi tre). 

Se si ammettesse che uno stesso individuo può presentare tutti 
i nove stadì sopradescritti (con ciò bisogna ammettere che 7.° e 
9.° stadio esistano in ambo i sessi, il che è verosimile), la serie 
sarebbe allora da distinguere in un gruppo di quattro primi stadî 
a sesso irriconoscibile, e un secondo gruppo di cinque a sesso ri- 
conoscibile, 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 439 


* 
x * 


Con i reperti che ho descritto sullo sviluppo normale e sugli 
stadî che si possono presumere più o meno eccezionali, sono ben 
lontano dal pretendere di aver trovato e descritto tutte le parti- 
colarità e deviazioni dello sviluppo che si producono in natura, 
anche restringendomi alle specie studiate e alle località esplorate. 
Non è inverosimile anzi pensare che raccogliendo nuovi saggi 
planetonici in quelle località, e ripetendo sistematicamente la pesca 
nelle diverse stagioni, si troverebbero probabilmente nuovi fatti 
biologici da aggiungere a quelli che ho segnalato. 


Chiave dicotomica per il riconoscimento degli stadî copepodiformi 
di “ Acartia clausi ,,. 


due; ‘convpiccolissimo vabbozzo! del (3%. ..- 0. . .... + 1° stadio 
tre, (conspiccolissimolabbozzo deli 4%; . (Lic, i 2. stadio 
MII CANO MR Rot i en e SG 
è in forma di piccolo abbozzo privo di setole . . . 4.° stadio 


articolo distale tondeggiante, 


Arti toracici ben sviluppati e biramosi 


privo di setole o spine. . . . 5.° stadio Q 
\ ° 
& / non denticolata . . 6.° stadio Q 
ca) . 
> 5 articolo 
E i ci - ; = distale denticolata alla re- 
° aatico o con spina gione distale del- 
ad 5.° pajo \ ’ 9 O) i 
\ \ l’orlo esterno. . 8.° stadio Q 
3a asimmetrico: spinetta distale dell’arto 
I: destro molto più lunga di quella 
GORI NIStrO O SAI. 
è di 3 articoli, con spine distali asimmetriche . . . 6.° stadio J' 
una sola spinetta 
a destra di 3, a sinistra di 4 apicale . . . LL. 7° stadio g 
articoli ; 1’ articolo distale  ‘ 
del destro porta : due spinette laterali 


oltre V’apicale. . 8.° stadio JT 


440 REMO GRANDORI 


CapiroLOo VIII. — Sviluppo di “ Oithona nana ,,. 
SERIE COPEPODIFORME. 


Passando con quest’ultima specie alla tribù dei Podoplei, tro- 
viamo una differenza fondamentale nella morfologia dei segmenti del 
corpo di cui dovremo tener conto in tutto lo sviluppo, cioè che 
nell’adulto l’ultimo segmento toracico è passato a far parte del- 
l’addome. 

Il genere Oithona è caratterizzato così tipicamente da un lun- 
ghissimo urosoma da esser difficile non ravvisare il genere in tutti 
i suoi stadi metanauplioidi. 

Questa specie era piuttosto scarsamente rappresentata nel mio 
materiale in confronto delle altre; perciò v'è qualche punto dello 
sviluppo forse non completamente chiarito (ultimi stadî %<). 


Primo stadio. 


Non esiste una distinzione evidente fra la regione del meta- 
soma (1) e quella dell’ urosoma (tav. XI, fig. 212). Tenendo conto 
del fatto della presenza di arti sugli articoli toracici, dobbiamo 
interpretare i primi tre che seguono il capo come segmenti tora- 
cici già differenziati, e chiamare segmenti dell’ urosoma larvale 
gli altri due che con divisioni successive devono ancora dare ori- 
gine agli altri segmenti toracici e da ultimo a quelli addominali. 
Sultimo articolo dell’ urosoma è lunghissimo, e conferisce alla 
larva il tipo del genere. I rami della forca posseggono già il 
numero di setole definitivo: una esterna e quattro distali, di cui 
le due mediane più grosse e lunghe delle esterne. 


(1) Qui nei Podoplei dobbiamo distinguere le due regioni del corpo con tali 
nomi; non sarebbe infatti più esatto chiamare addome una regione che com- 
prende anche il 5.° segmento toracico, e cefalotorace quella che non comprende 
quest’ ultimo. 


limone stre TE 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 441 


Il 1.° arto (tav. XI, fig. 219), come anche il 2.°, ha già il tipo 
caratteristico. Nel basipodite si ha accenno di divisione in due 
articoli, e una sporgenza spiniforme all’orlo posteriore interno del 
2.° articolo, che prelude alia formazione della spina che troveremo 
costante negli stadì ulteriori. Endo- e ectopodite di un solo arti- 
colo. Endopodite con quattro setole interne, due distali e una 
esterna. Ecetopodite con tre setole interne, una lunga spina apicale 
diritta e senza orlo a sega, e quattro spine esterne di cui la più 
distale soltanto è fornita di orlo seghettato da ambo le parti. 

Il 2.° arto (tav. XI, fig. 225) somiglia strettamente al 1.°, nel 
tipo di struttura; possiede soltanto una setola interna in meno 
all’endopodite e una spina esterna in meno all’ectopodite. La spina 
apicale di questo ha già una traccia di orlo seghettato al margine 


esterno. Cosiechè non riscontriamo in questa specie — e possiamo 
dire per tutto il genere, basandoci sugli adulti — la differenza di 


tipo fra 1.° arto e quelli successivi, tranne caratteri minimi. 
L’abbozzo del 3.° arto (tav. XI, fig. 231) è un piccolo mammel- 
lone appiattito con traccia di divisione in due lobi, e due spine a 


ciascun lobo. 


Secondo stadio. 


Compare un 4.° segmento toracico, e si definisce la distinzione 
fra metasoma e urosoma. Però notiamo subito che il 4.° segmento 
toracico — come tale deve indubbiamente interpretarsi quello che 
porta l’abbozzo del 4.° arto — non passa a far parte del meta- 
soma, bensì rimane di piccolo diametro press’a poco come i due 
segmenti posteriori, e resta nella regione dell’ urosoma (tav. XI, 
fig. 213). Si manifesta fin da questa età la tendenza dei segmenti 
che si vanno via via separando, a restare a far parte della regione 
posteriore del corpo, come GIESBRECHT ha trovato studiando le 
omologie dei segmenti nei Gimnoplei e nei Podoplei. 

Il 1.° arto (tav. XI, fig. 220) acquista un accenno di divisione 
in due articoli ai due rami e una setola esterna e una spina po- 
steriore interna al 2.° articolo del basipodite. Queste due forma- 
zioni persisteranno costanti fino all’adulto. L’ectopodite aggiunge 
una setola interna assai corta che diverrà soltanto in seguito 


442 REMO GRANDORI 


uguale alle altre (1); tutte le spine esterne 1.°-3.* si forniscono - 
di orli seghettati da ambo i lati; quella apicale lo acquista solo 
esternamente e con disposizione caratteristica che conserverà fino 
all’adulto ; essa si raccorcia e si incurva all’apice verso l'esterno. 

Il 2.° arto (tav. XI, fig. 226) acquista la setola esterna al 2.° arti- 
colo del basipodite e una interna piccolissima al 1.° articolo, ac- 
cenno di divisione in due articoli e una setola interna in più al- 
l’endo- e all’ectopodite. La spina apicale di questo assume il largo 
orlo a sega e si incurva all’apice verso l’esterno. 

Il 3.° arto (tav. XI, fig. 232) diventa biramoso, ed è simile, in com- 
plesso, al 2.° arto dello stadio precedente; però Vendopodite mostra 
traccia di divisione in due articoli, la 3.* spina esterna dell’ecto- 
podite non ha ancora orli seghettati, e quella apicale ha invece 
tale orlo sviluppato nel tipico modo. 

Si abbozza il 4.° arto (tav. XI, fig. 237) con struttura identica 
all’abbozzo del 3.° nello stadio precedente, salvo che i peli sono 
più esili e più lunghi. 


Terzo stadio. 


Il metasoma aumenta in larghezza (tav. XI, fig. 214); il 4.° se- 
gmento toracico passa dall’ urosoma a far parte del metasoma, e 
si forma un 5.° segmento toracico che rimane a far parte dell’ uro- 
soma e vi rimarrà definitivamente fino all’adulto. L’ urosoma ri- 
sulta così ancora formato di tre segmenti come nello stadio pre- 
cedente. 

Il 1.° arto acquista (tav. XI, fig. 221) la setola interna al 1.° 
articolo del basipodite; all’endopodite si aggiunge una setola in- 
terna e così pure all’ectopodite, le cui spine esterne si sviluppano 
mentre quella apicale si raccorcia un poco. 

Il 2.° arto (tav. XI, fig. 227) aggiunge una setola interna all’en- 
dopodite e due all’ectopodite ; il quale si divide nettamente in due 
articoli e acquista una nuova spina esterna. Tutte le spine esterne 
sono ora fornite di orli seghettati. 


(1) Questo fatto si verifica assai spesso : una setola che compare per la prima 
volta è di solito assai più esile e corta di quelle esistenti precedentemente. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 445 

Nel 3.° arto (tav. XI, fig. 233) compare la setola esterna al 2.° 
articolo del basipodite, e quella interna al 1.° articolo, quest’ultima 
in forma di minuta spinetta. L’ectopodite si divide nettamente in 
due articoli; endo— ed ectopodite aggiungono una setola interna. 

Il 4.° arto (tav. XI, fig. 238) ripete quasi esattamente la strut- 
tura del 3.° dello stadio precedente, ma possiede in più la setola 
esterna al 2.° articolo del basipodite. 

Manca assolutamente qualunque traccia di un 5.° arto sul 1.° 
segmento dell’ urosoma. Che tuttavia questo segmento vada inter- 
pretato come 5.° toracico è fuori di dubbio, perchè le ulteriori di- 
visioni che produrranno gli altri segmenti addominali hanno sem- 
pre luogo nell’ultimo e lungo segmento addominale, come si può 
constatare direttamente studiando esemplari vicini a mutare : allor: 
si scorge per trasparenza, entro la spoglia che sta per essere 
abbandonata, il lungo ultimo articolo addominale diviso in due. 


Quarto stadio. 


A differenza di quanto vedemmo in altre specie, non si entre 
con questo stadio nel gruppo a sesso riconoscibile esternamente, 
ma soltanto col successivo 5.° stadio. Ciò si spiega ponendo mente 
al diverso tipo di differenze sessuali secondarie che questo genere 
ed altri affini di Podoplei presentano in confronto della grande 
maggioranza dei Gimnoplei. Nell’ Oithona tali differenze consistono 
nella struttura delle antenne anteriori e nella morfologia dell’ ad- 
dome ; il 5.° paio di zampe non offre alcuna differenza di struttura 
nel I e nella 9 in nessuno stadio, adulto compreso. E le diffe- 
renze nell’ antenna e nell’ addome si manifesteranno soltanto più 
tardi. 

Il 4.° stadio è dunque caratterizzato dalla presenza di quattro 
segmenti all’ urosoma; Vultimo articolo è sempre molto lungo, do- 
vendo ancora dividersi (tav. XI, fig. 215). 

Nel 1.° arto (tav. XI, fig. 222) troviamo accennata la divisione 
in tre articoli all’endopodite, e notevole sviluppo delle spine esterne 
dell’ectopodite, la cui spina apicale invece subisce ancora un pie- 
colo accorciamento. 


444 REMO GRANDORI 


Nel 2.° arto (tav. XI, fig. 228): una nuova setola interna al- 
l’endopodite; notevole accrescimento di tutte le spine dell’ectopo- 
dite, la cui 5.* setola interna del 2.° articolo si ingrossa più delle 
altre, carattere che persisterà più o meno spiccato fino all’adulto. 

Nel 3.° arto (tav. XI, fig. 234) si ripete approssimativamente la 
struttura del 2.° dello stadio precedente, soltanto esso mostra una 
traccia di divisione del 2.° articolo dell’endopodite in due, ed è 
molto più sviluppato per le dimensioni. 

Nel 4.° arto (tav. XI, fig. 239) si aggiunge la setola interna al 
1.° articolo del basipodite e una setola interna all’ endopodite ; 
l’ectopodite si divide in due articoli, aggiunge una spina esterna, 
e le altre tre si sviluppano di più, acquistando la più distale gli 
orli seghettati; si aggiungono due setole interne, la più distale si 
sviluppa più delle altre in grossezza, la spina apicale si allung: 
notevolmente e si allarga molto il suo orlo a sega. 

È comparso il 5.° arto (tav. XI, fig. 242) in forma di un cilin- 
dretto uniarticolato e fornito di una lunga setola distale. 


Quinto stadio. 


Qui cominciano, cioè soltanto nello stadio immediatamente pre- 
cedente Vl adulto, ad accennarsi le differenze sessuali secondarie. 
Come è noto, in questo genere il Y" adulto ha le due antenne an- 
teriori trasformate in organo prensile, mentre ciò non è nella 
2 adulta; e appunto un accenno ben visibile della struttura pren- 
sile si discerne già prima dell’ ultima muta. 

Riguardo però alle possibili differenze nella segmentazione del 
corpo fra JY' e 9 prima di raggiungere lo stadio adulto, lo scarso 
materiale non mi permise di dirimere ogni dubbio (V. pag. seg.). 

L’ urosoma è destinato a mutare aspetto con | ultima muta 
tanto nel gJ' che nella 9 adulta (cfr. fig. 216 con figg. 217 e 218, 
tav. XI) È fuori di dubbio che nella 9 avviene la fusione del 
1.° e 2.° segmento addominale (2.° e 3.° dell’ urosoma) in un solo 
segmento, mentre nel yY" tale fusione non avviene. Ma se tale fu- 
sione avvenga in una muta precedente l ultima non è ben chiaro. 
Starebbe contro tale ipotesi il fatto dell’ aver io riscontrato esem- 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 445 


lari che per la morfologia li arti toracici sono identici al 5. 
pl hesper.] rfologia degli arti toracici sono identici al 5.° 


stadio y" e non posseggono traccia di struttura prensile alle an- 
tenne anteriori nè differiscono per la morfologia dell’ urosoma dal 
corrispondente stadio J' (tav. XI, fig. 216). Ciò dimostra che esiste 
un 5.° stadio 9 che per la morfologia della segmentazione del 
corpo non differisce da quella del corrispondente d ei se ine die 
stingue solo per le antenne anteriori. Tuttavia la trasformazione 
dell’ urosoma da questo stadio alla 9 adulta è abbastanza pro- 
fonda da permettere di pensare che forse esiste nno stadio 6.° 
per la 9, che preceda quello di 9 adulta che diventerebbe 7.° 


+ 


per tale sesso; nel quale penultimo stadio avverrebbe la fusione 


. 


90 [o YK0) 


del 2.° e 3.° segmento del metasoma, e successivamente con una 
ultima muta avverrebbe la divisione in due dell’ ultimo segmento 
dell’ urosoma che invece per il I avviene nella muta fra stadio 
5.° e 6.°. Ho voluto avanzare tale dubbio che si basa semplice- 
mente su una mia impressione, ben inteso senza negare che possa 
dimostrarsi insussistente, e che io abbia visto tutti gli stadî anche 
femminili, vale a dire che con una sola muta, anzichè con due, 
2d 0 


sì compiano i due fatti: fusione del 2.° e 3.° segmento dell’ uro- 
soma e divisione del 5.° in due. 


Maschio. 


L’ urosoma è dunque di cinque segmenti, 1’ ultimo dei quali 
più lungo perchè dovrà ancora un’ ultima volta dividersi in ambo 
l sessi. 

Tutti gli arti toracici hanno raggiunto la forma definitiva che 
avranno nell’ adulto, e con 1 ultima muta non si modificheranno 
che nelle dimensioni, precisamente come abbiamo veduto nel Diap- 
tomus vulgaris. È notevole che la divisione netta del basipodite 
in due articoli avviene soltanto a questo stadio in questa specie. 
In tutti i quattro arti natatorî è avvenuta la divisione netta in 
tre articoli nell’ endo— e nell’ ectopodite. Il 1.° arto (tav. XI, fi- 
gura 223), coll individualizzarsi del 2.° articolo dell’ ectopodite, ha 
acquistato ex abrupto sul medesimo setola interna e spina esterna 
con orli a sega; altrettanto 1’ ectopodite del 2.° e del 3.° (tav. 
XI, figg. 229, 235), del quale ultimo 1’ endopodite aggiunge una 


446 REMO GRANDORI 


setola interna; nel 4.° arto (tav. XI, fig. 240) si aggiungono due 
setole interne all’ ectopodite, una all’endopodite, e anche le prime 
tre spine esterne si forniscono di orli seghettati. 

Ml 5.° arto (tav. XI, fig. 243) accresce le dimensioni in misura 
appena apprezzabile. 

Si accenna la struttura prensile delle antenne anteriori. 


Femmina. 


so aa e ‘ S 

Si può ripetere parola per parola quando è detto pel Y", tranne 
il carattere delle antenne anteriori, in cui non Vv? è traccia di strut- 
tura prensile. 


Sesto stadio (adulto). 
Maschio. 


La separazione fra capo e 1.° segmento toracico è più o meno 
incompleta; V urosoma di sei articoli (tav. XI, fig. 217). 

Per i quattro arti natatorî (tav. XI, figg. 224, 230, 236, 241) 
vedi stadio precedente. Il 5.° arto aumenta ancora un poco in di- 
mensioni (tav. XI, fig. 244). 

Le antenne anteriori sono della tipica e accentuata struttura 
prensile ben nota, con doppia genicolazione. 


Femmina. 


La separazione fra capo e 1.° segmento toracico è completa ; 


l’urosoma è di cinque articoli, il 2.° 


(genitale) lungo quanto i due 
successivi presi insieme (tav. NI, fig. 218). 
I cinque arti toracici sono identici a quelli del J. Non esiste 


traccia di struttura prensile alle antenne anteriori. 


RIASSUNTO. 


Riassumendo, anche lo sviluppo di Oithona nana si riconduce 
nelle linee generali al tipo già noto; le divergenze di secondaria 
importanza furono a suo luogo accennate. La più importante è 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 447 


che il gruppo di stadî a sesso non riconoscibile comprende i primi 
quattro stadi. 


Chiave dicotomica per il riconoscimento degli stadî copepodiformi 
di ‘“ Oithona nana,,. 


I due, con piccolissimo abbozzo del 3.%. . ..... 0. + 1° stadio 
ei ? 
5 
ani 
Ei | tre, con piccolissimo abbozzo del 4.°.. . . . . ... .... : 2.° stadio 
pia 
E MICA CRM E LTT I n Stadio 
da 
= ° QUALORA Ro a le Pie SR SARO 
Ex DOO o 
_ il bel - 
i, E Di MO. ' lungo come il 3.° . 5.° stadi 
SO SE 2 £ senza visibile ac- S 9 I 5 
im] i o . 
Ei A ©) ‘n cenno di strut- 
o i . . ‘ 
È ZA ME: sE tura prensile; < lungo come il 3.° e 
SAT z DIETA NL : ANI 
E © 6 = 3 articolo del il 4.0 presi in- 
Ds Qi = DS ? urosoma . ; 
Z 9 3 d sieme. . . . . . 6.° stadio Q 
Ci ta 
£ DERISO E = 
cpnd dd DA: (mi 
e | So CRE SA RAI lo) ; ST 
z| E 22! ..lcon struttura \5 articoli. . . . . 5.° stadio 
sr [al TP LD È LO 
\ 5 = prensile visi- 
2 Si bile; urosoma: (E II) 6.° stadio J' 


CapirtoLo IX. — Conclusioni generali sullo sviluppo 
delle cinque specie studiate. 


A) — SERIE NAUPLIOIDE DEL DIAPTOMUS VULGARIS. 


1.° Gli stadi della serie nauplioide sono con sicurezza sei. 
° Tutta la serie è caratterizzata dal non avere il corpo al- 
cuna traccia di metameria. 

3.° Compaiono in detta serie, dall’ avanti all’ indietro, tutte 
le 6 paia di arti cefalici e le prime due paia dei natatori. 

4.° Il maxillipede anteriore compare in uno stadio anteriore 
di una muta a quello in cui compare il maxillipede posteriore ; 
entrambi si mantengono in tutto lo sviluppo come due arti ben 
distinti. 


) 
vs 


448 REMO GRANDORI 


5.° La struttura morfologica esterna dell’ antenna anteriore 
basta a riconoscere ciascuno stadio. Altri caratteri degli arti suc- 
cessivi completano questo criterio, e si possono costruire chiavi 
dicotomiche per tale riconoscimento. 

6.° Il tipo del primo abbozzo degli arti cefalici 4.°-6.° differisce 
da quello degli arti natatori; la differenza morfologica corrispondente 
alla differenza funzionale appare fin dalla prima origine degli arti. 
Jiò vale anche per la differenza del 1.° arto natatorio, il cui primo 
abbozzo è diverso da quello dei tre successivi; il che fa pensare 
che nei Calanoidi e Ciclopoidi il 1.° arto toracico adempia forse 
(in misura molto minore) alla funzione copulatoria che ha differen- 
ziato lo stesso arto così profondamente negli Harpacticoida Dacty- 
lopoda, oppure ad altra funzione, sempre contemporaneamente a 
quella natatoria. 

7.° È dimostrato sperimentalmente che il 6.° stadio di nauplio 
si trasforma direttamente con una muta nel 1.° metanauplio. 

8.° Gli intervalli di tempo fra una muta e V altra non sono 
tutti della stessa durata, e sono verosimilmente tanto più lunghi 
quanto più il nauplio è avanzato. 


B) — SERIE COPEPODIFORME DI TUTTE LE CINQUE SPECIE. 


9.° Si hanno normalmente sei stadi copepodiformi per il rico- 
noscimento dei quali si possono costruire chiavi dicotomiche; ma 
esistono deviazioni dello sviluppo, verosimilmente in rapporto con 
le condizioni d’ ambiente, che fanno aumentare per qualche specie 
il numero degli stadi fino a nove, tre dei quali sono facoltativi, ma 
possono rappresentare un fenomeno normale in certe condizioni 
che possiamo pensare collegate coll’ambiente, la stagione, e simili. 

10.° Anche nella serie normale di sei stadi esistono deviazioni 
talora notevoli nel perfezionamento dei caratteri morfologici dei 
corrispondenti stadi delle varie specie. 

11.° La segmentazione del corpo va progredendo nello svi- 
luppo secondo la nota « regola di Claus » (1). 


(dI) Vv. pag. 399, nota. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 449 


12.° Lo sviluppo degli arti natatori tende ad essere dominato 
da leggi che hanno però soltanto un valore molto approssimativo, 
e soltanto in qualche caso sono quasi assolute; esse sono : 

a) Ciascun arto in ogni stadio è tanto più sviluppato, cioè 
tanto più vicino alla struttura che avrà nell’ adulto, quanto più 
è anteriore ; 

6) Ciascuno degli ultimi tre arti raggiunge la struttura defi- 
nitiva con un numero di mute tanto minore quanto più esso arto 
è posteriore, e quindi il passo in avanti che ciascun arto compie 
ad ogni muta è tanto più vistoso quanto più esso arto è poste- 
riore ; tuttociò è la conseguenza del fatto che gli arti sì abbozzano 
tanto più tardi quanto più sono posteriori, e devono. quindi com- 
piere tutti i loro perfezionamenti morfologici in un numero di 
mute tanto più piccolo quanto più tardi si sono abbozzati, cioè 
quanto più posteriori essi sono ; 

*)) ciascuno degli ultimi tre arti tende a ripetere la struttura 
che l’ arto precedente aveva nello stadio precedente; la identità 
assoluta però non si verifica mai: se non si tien conto delle di- 
mensioni, in rari casi può anche verificarsi. 

13.° Il 5.° paio d’ arti ha uno sviluppo sui generis, in rap- 
porto al suo valore funzionale. 

14.° Il criterio delle dimensioni per il riconoscimento dell’età 
della larva non ha un valore assoluto ; uno stadio può essere più 
piccolo del precedente e viceversa, in rapporto coll aver fatto la 
muta più o meno recentemente. Però per esemplari di una stess: 
località le lunghezze medie di ciascuno stadio costituiscono una 
scala di lunghezze ciascuna delle quali differisce dalla precedente 
e dalla successiva di una quantità sensibilmente costante. 

15.° Per una stessa specie si riscontrano variazioni somato- 
metriche costanti in tutti gli stadi e talora assai vistose, a se- 
conda della località : in laguna qualche specie presenta in ogni 
stadio misure assai più piccole dei corrispondenti dell’ Adriatico 
libero. Questo fatto trova riscontro in quello già constatato da 
Steuer che adulti di una stessa specie sono sensibilmente più pic- 
coli nell’ Adriatico che nei mari Nordici [[9]. 


450 REMO GRANDORI 


AGGIUNTA DURANTE LA STAMPA. 


Studiando lo stesso materiale che mi servì al presente lavoro, 
riscontrai qualche raro esemplare di Centropages typicus nel 3.° sta- 
dio copepodiforme, che per gli stessi caratteri dell’ antenna ante- 
riore da me descritti (pagg. 425-426) si distingue dalla specie 
congenere €. kroòyeri. Descriverò questo stadio in una prossima 
nota. Intanto osservo come, man mano che progrediscono e si 
approfondiscono le conoscenze, la distinguibilità delle specie — 
anche congeneri — si chiarisce e si afferma sulla base di fatti 
morfologici in stadî sempre più precoci, onde resta confermata la 
verosimiglianza della distinguibilità ab ovo. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 451 


B*FB*ETOGRA FIA 


(Si citano soltanto i lavori che hanno attinenza con lo sviluppo larvale. dei 


Copepodi non parassiti). 


1. CANU E. — Etude zoologique de « Temorella affinis », « Ann. Station Aqui- 
cole Boulogue-sur-Mer », Vol. 1.°, 1892. 

2. CLAUS C. — Zur Anatomie und Entwicklungsgeschichte der Copepoden, « Archiv. 
f. Naturgesch. », 1858. 

3. — Zur Morphologie der Copepoden, « Wiirzbhurger naturw. Zeitscrift », 1860. 

d. -—. Die freilebenden Copepoden, Leipzig, 1863. 

D. -—— Neue Beitriige zur Kenntniss der Copepoden, mit besonderer Berucksichtigung 
der Triester Fauna, « Arb. Zool. Inst. Wien », 3. Band, 1881. 

6. — Neue Beobachtungen iiber die Organisation und Entwicklung von « Cycelops », 
Ibid., 10. Band, 1893. 

7. — Uber die Entwicklung und das System der Pontelliden, Ibid., 10. Band, 1893. 

8. DouwE. — Morphologie d. rudimentiren Copepodenfussen, « Zool. Anz. », 
22. Band, 1899. 

9. GIESBRECHT W. — Systematik und Faunistik der pelagischen Copepoden des 
Golfes von Neapel, « Fauna u. flora d. Golf. v. Neapel », 1892. 

10. — Die Asterocheriden des Golfes von Neapel, Ibid., 1899. 

ll. - Mittheilungen iber Copepoden, 1-9, « Mitth. Zool. Stat. Neapel », 11. 
Band, 1895. 

12. — und SCHMEIL O. — Copepoda Gymnoplea, Das Tierreich, 6. Liefer. 1898. 

13. GRANDORI R. — Contributo alla conoscenza biologica dei Copepodi pelagici, 
« Atti Aecad. Veneto-Trentina-Istriana », Anno V, fase. I, Pa- 
dova, 1912. 

14. HAECKER V. — Uber die Reifungsvorginge bei « Ciclops », « Zool. Anz. », 
13.° Jahrg., 1890. 

15. HANSEN H. J. — Zur Morphologie der Gliedmassen und Mundtheile bei Cru- 
staceen und Insekten, « Zool. Anz. », 16. Jahrg. 1893. 

16. JAFFÉ S. — Beitrige zur Kenntniss des Wachstum d. Krebs, « Allg. Fischerei- 
Zeitung », 24. Jahrg. N. 4, 1899. 

17. Mavpas E. — Sur le « Belisarius viguieri », nouveau copépode d’eau douce, 
« Compt. Rend. », Tome 115, 1892. 

18. SCHMEIL O. — Deutschlands freilebende Siisswassercopepoden. III. Theil: Cen- 
tropagidae. Stuttgart, 1896. 

19. STEUER A. — Adriatische Planktoncopepoden, « Sitzungsber. Kais. Akad. 


Wiss. Wien, Math-Nat. Klasse », Bd. CXIX, I. Abt., 1910. 





« Redia », 1912. 29 





Lf MATE DUE denti nc 1 patriae e 


” 


4592 REMO GRANDORI 


SPIEGAZIONE” DELLE :TAMOBE 


In tutte le tavole, tranne la VI, le setole degli arti sono rappresentate solo 
con la loro porzione prossimale, tranne quando sono brevissime ; così pure le 
setole forcali, eccetto nella tav. VII. Anche le spine apicali dell’ectopodite de- 
gli arti sono in qualche caso (tav. IX e X) rappresentate solo con la porzione 
prossimale. 


TAVOLA VI. 


Diaptomus vulgaris: serie nauplioide. 


Spiegazione delle lettere: mxa, maxillipede anteriore; mxp, maxillipede po- 
steriore; #1, 1.° arto toracico; te, 2.° arto toracico; s, segmenti abbozzati del 
1.° metanauplio; fu, rami forcali ; li, Zs, Ze, lobo interno, superiore, esterno. 

Le figure 1-8 sono disegnate con ingrandimento di circa 115 diametri; per 
le altre vedi ingrandimenti indicati. 

Le lettere greche e italiane che contrassegnano le setole di alcune figure 
sono messe per comodità di richiamo nel testo. 


Fig. 1. Uovo fecondato tolto da un sacchetto ovigero. 
» 2. Primo nauplio visto dorsalmente. 
» 3. Secondo nauplio, ventralmente. 
» 4. Terzo nauplio, » 
» 5. Quarto nauplio (1), » 
» 6. Quinto nauplio, » 
» 7. Sesto nauplio, » 


(1) Le antenne anteriori dell’esemplare rappresentato in questa figura hanno 
subìto una rotazione di 180° sul loro asse longitudinale rispetto alla posizione 
di quelle delle altre figure, ciò che avviene assai di sovente nel fare i prepa- 
rati in acqua. 





tre 


Fig. 45-47. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 453 


8. Sesto nauplio vicino a compiere la muta che lo trasformerà in 1.° me- 


tanauplio, visto dorsalmente. 


9. Antenna anteriore del 1.° stadio nauplioide (X 350). 

10-13. Antenna anteriore negli stadî nauplioidi 2.°-5.° (x 305 circa). 
14. Antenna anteriore dello stadio 6.° (X 315). 

15-18. Antenna posteriore negli stadî 1.°4.° (X 300 circa). 

19. La stessa nello stadio 5.° (X 315). 


36-39. 
40-41. 


» » » 60 (SITO): 


5. Estremità posteriore del corpo, vista ventralmente negli stadî nau- 


plioidi 2.°-6.° (fig. 21375; figg. 22-25 X 280). 


. Mandibola nei sei stadî nauplioidi (X< 290 circa). 
5. Estremità posteriore del corpo, vista lateralmente, negli stadî nau- 


plioidi 3.°-6.° (X 280). 
Mascella negli stadî nauplioidi 3.°-6.° (Xx 280). 


Maxillipede anteriore negli stadî nauplioidi 5.°-6.° {Xx 280). 


42. Maxillipede posteriore nel 6.° stadio nauplioide (Xx 280). 


43-44. 


1.° e 2.° arto toracico nel 6.° stadio nauplioide (X 280). 


TAVOLA VII. 


Diaptomus vulgaris: serie copepodiforme. 


Le figure 45-53 sono disegnate con ingrandimento di 105 diametri; le al- 


di 280. 


48-50. 
51-58. 
54-59. 
60-65. 
66-71. 
72-76. 


Primi tre stadî, visti dorsalmente, con differenze sessuali secon- 
darie non visibili. 
Ultimi tre stadî della Q, visti dorsalmente. 
» » del SI visti dorsalmente. 
Sviluppo del 1.° arto natatorio nei sei stadî, nel O e nella Q 
Sviluppo del 2.° arto natatorio nei sei stadî, nel Se nella 
Sviluppo del 3.° arto natatorio nei sei stadî, nel Se nella Q. 
Sviluppo del 4.° arto natatorio negli stadî 2.°-6.°, nel Se nella Q. 


77. Abbozzo del 5.° arto toracico nel 3.° stadio, nel ge nella 9 


78-80. 


81-83. 


Evoluzione del 5.° arto toracico della Q negli stadî 4,°6.° (È rap- 
presentato uno dei due arti del 5.° pajo, essendo questo perfet- 
tamente simmetrico). 

Evoluzione del 5.° pajo di arti toracici del I'negli stadî 4.°-6,9 
(Sono rappresentati l’arto destro e il sinistro, perchè asimmetrici). 


454 REMO GRANDORI 


TAVOLA VIII. 


Paracalanus parvus: serie copepodiforme. 


Le fieure 84-92 sono disegnate con ingrandimento di 105 diametri ; le al- 
t=) =) =) , 
tre di 445. 


Fig. 84-86. Primi tre stadî, visti dorsalmente, con differenze sessuali secon- 

darie non visibili. 

» 87-59. Ultimi tre stadî del JI visti dorsalmente. 

» 90-92. » » della 9 visti dorsalmente. 

» 98-98. Trasformazioni del 1.° arto natatorio nei sei stadî, nel de nella Q. 

» 99-104. Le stesse del 2.° arto natatorio nei sei stadî, nel Se nella Q. 

» 105-110. Le stesse del 3.° arto natatorio nei sei stadî, nel dt'e nella Q. 

» 111-115. Le stesse del 4.° arto natatorio negli stadî, 2.°—6.° nel o e 
nella 9 

» 116-118. 5.° paio d’arti toracici negli ultimi tre stadi del 4 

» 119-121. Lo stesso, negli ultimi tre stadi della Q. (È rappresentato un 


solo arto, perchè simmetrico all’ altro). 


TAVOLA IX. 


Centropages kréyeri: serie copepodiforme. 


Le figg. 122-130 sono disegnate con ingrandimento di 105 diametri; le 
fiog. 131-162 di 275, 


Fig. 122-124. Primi tre stadî, visti dorsalmente, con differenze sessuali secon- 

darie non visibili. 

» 125-127. Ultimi tre stadî del J visti dorsalmente. 

» 128-130. Gli stessi, della ©. 

» 131-136. Sviluppo del 1.° arto toracico nei sei stadî, nel Se nella 9 

» 137-142. Sviluppo del 2.° arto toracico nei sei stadî, nel de nella 9. 

» 148-148. Sviluppo del 3.° arto toracico nei sei stadî, nel Se nella Q 

» 149-151. Sviluppo del 4.° arto toracico negli stadî 2.9, 3.°, 4.°, nel Je 
nella 

» 152. 4.° arto toracico nel 5.° stadio della Q ; è identico al corrispondente 
arto di sinistra del 4 nello stesso stadio. 


g. 153 


154. 


155. 
156. 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 455 


. 2.° articolo dell’ectopodite del 4.° arto toracico destro nel 5.° stadio 
del J 
4.° arto toracico della Q adulta; è identico al corrispondente arto di 
sinistra del J' adulto. 
2.° articolo dell’ ectopodite del 4.° arto toracico nel J' adulto. 
Abbozzo del 5.° arto toracico nel 3.° stadio del Je della Q. 


157. 5.° arto toracico nel 4.° stadio del Je della 9. 
158. 5.° arto toracico nel 5.° stadio del Ji 

159. 5.° arto toracico destro del J' adulto. 

160. » » sinistro » » 

161. » » del 5.° stadio della 9. 

162. Lo stesso, nella Q adulta. 


TAVOLA X. 


Centropages typicus e Acartia clausi: serie copepodiforme. 


Per le figg. 163-167 V. ingrandimento indicato ; le figg. 168-176 sono dise- 
gnate con ingrandimento di 60 diametri; le altre di 275. 


Fig. 163. 
» 164. 
» 165. 
» 166. 
» 167. 


Figg. 163-167: Centropages typicus. 


Regione prossimale dell’antenna anteriore, nel lo4 e nella Q, nel 
4.° stadio (X 275). 

La medesima, nel 5.° stadio, nel Je nella QX 275). 

Centropages typicus © nel 4.° stadio, visto dorsalmente (X 80). 

Antenna anteriore destra del 5.° stadio nel IS (x 135). 

La medesima nello stesso stadio della Q (X 135). 


Figg. 168-211: Acartia clausi. 


ig. 168-170. Primi tre stadî a sesso irriconoscibile, visti dorsalmente. 


171-173. Stadî costanti (5.°, 6.°, 8.9) del J visti dorsalmente. 
174-176. Gli stessi della 
177-183. Trasformazioni del 1.° arto toracico negli stadî 1.°-6.° e 8.9, 


nel df'e nella Q 


184-190. Le medesime del 2.° arto toracico nel Je nella Q. 
191-197. Le medesime del 3.° arto toracico nel Je nella Q. 
198-203. Le medesime del 4.° arto toracico negli stadi 2.°-6.° e 8.° nel o 


e nella Q. 


A x sete RE A n N 0 A ai 


REMO GRANDORI 


. 204. Abbozzo del 5.° arto nel 4.° stadio, nel Je nella Q. 


205. 5.° pajo di arti toracici nel 5.° stadio del J 
206. Lo stesso nel 6.° stadio del dt 

207. Lo stesso nel 7.° stadio del I 

208. Lo stesso nel J' adulto (8.° stadio). 

209. Lo stesso nel 5.° stadio della 

210. Lo stesso nel 6.° stadio della 

211. Lo stesso nella Q adulta (8.° stadio). 


TAVOLA XI. 


Oithona nana: serie copepodiforme. 


Le figg. 212-218 sono disegnate con ingrandimento di 165 diametri; le 
altre di 580. 


DI 


. 212-215. Primi quattro stadî a sesso irriconoscibile, visti dorsalmente. 


216. 5.° stadio del Je della 9, dorsalmente. 
217. Adulto J' dorsalmente. 

218. Adulta 9 » 

219-224. Trasformazioni del 1.° arto toracico nei sei stadî, nel de nella Q. 
225-230. Le stesse, del 2.° arto, nel Je nella 9. 

231-236. Le stesse, del 3.° arto, » » 

237-241. Le stesse, del 4.° arto negli stadî 2.°-6.°, nel Je nella 9. 
242-244. Trasformazioni del 5.° arto rudimentale negli ultimi tre stadî, 


nel J' e nella o. 


INTRODUZIONE. 


CapiroLO I. 


> 


» 


» 


» 


TE 
EHE 


STUDI SUI COPEPODI PELAGICI 


SOMMARIO-INDICE 


Note di tecnica . 

Cenni sulle ricerche precedenti . 

Sviluppo larvale del Diaptomus vulgaris 

$ 1. Serie nauplioide 

» 2. Note biologiche 

» 3. Serie metanauplioide o copepodiforme 


» 4, Riassunto e conclusione. 


. Sviluppo di Paracalanus parvus (serie copepodiforme). 


. Sviluppo di Centropages kròyeri (serie copepodiforme) . 


Osservazioni sullo sviluppo di Centropages typicus, e 
distinguibilità del genere e della specie dal 1.° sta- 


dio larvale 


. Sviluppo di Acartia clausi (serie copepodiforme) . 
. Sviluppo di Oithona nana (serie copepodiforme) 


. Conclusioni generali sullo sviluppo delle cinque specie 


studiate 
A. Serie nauplioide del Diaptomus vulgaris 


B. Serie copepodiforme di tutte le cinque specie 


AGGIUNTA DURANTE LA STAMPA 


BIBLIOGRAFIA . 


SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 





a 
(| 
-1 


Pag. 360 


365 
366 
369 

ivi 
387 
389 
400 
404 
412 


Sulla struttura delle valve anali del “ Lecanium Oleae ,, Bern, 


Nota del Dott. G. TEODORO 


Assistente nell’ Istituto di Zoologia e Anat. comparata della R. Università di Padova 
diretto dal Prof. D. Carazzi. 


È noto che le larve e le femmine di tutti gli stadii dei Lecanini 
propriamente detti, posseggono sulla superficie dorsale del corpo, 
in corrispondenza dell’ apertura anale, due pezzi chitinosi simme- 
trici, di forma presso a poco triangolare, che sono stati chiamati 
squame o valve anali. Esse, secondo gli autori (BERLESE [1], PuT- 
NAM [2]), non sono altro che 1’ ottavo segmento addominale che 
si è in tal modo trasformato. Ecco senz’ altro la descrizione che 
ne dà BERLESE [3], per la larva del Lecanium hesperidum L., s0- 
migliantissima a quella del L. 0.: « P ottavo arco dorsale è poi 
deformato particolarmente, poichè è diviso in due metà longitudi- 
nali da uno spacco mediano, e ciascuna di queste, articolata sul 
precedente segmento, è di forma presso a poco triangolare, con 
un lato in contatto col precedente segmento, e colla punta, a que- 
sto opposta, libera e armata di due minutissimi peli, tra i quali 
sorge una setola, diretta all’ indietro, che uguaglia in lunghezza, 
all’ incirca la larghezza del corpo. Sono questi pezzi le squame 0 
valve anali ». 

La descrizione si applica benissimo anche alla larva del L. o. 
Nelle ninfe non si riscontrano più le setole delle valve anali. Nelle 
femmine adulte si vedono molto bene spiccare sul dorso le due 
valve, le quali, appunto viste dal dorso, hanno la forma ciascuna 
di un triangolo isoscele, di cui il lato maggiore è parallelo al 
piano di simmetria dell’ animale, e volto verso il lato maggiore 
dell’ altra valva, anzi per cirea la metà della lunghezza i due lati 


LE VALVE ANALI DEL « LECANIUM OLEAE » BERN. 459 


sono a contatto. Anche in sezione le valve anali si mostrano di 
forma triangolare (fig. 1), appuntita nella parte ventrale. Sono 
provviste all’ apice volto verso 1’ indietro, di pochi e corti peli. 

La loro superficie è liscia ed il colore rosso-bruno, nelle fem- 
mine adulte, come la superficie dorsale del corpo. 

Il margine esterno nulla presenta di particolare, è liscio e arro- 
tondato ; il margine inferiore invece, è più assottigliato, quindi 
in sezione mostra come un vertice appuntito (fig. 1). Ma una spe- 
ciale struttura notasi nel margine mediano e precisamente nel 
suo terzo anteriore, quello cioè volto verso la parte anteriore del 
l’animale. Quivi infatti il margine interno della valva sinistra 
(fig. 2) presenta una scanalatura, e quello corrispondente della 





Fig. 1. Fig. 2. 


ralva destra ne presenta due parallele e sovrapposte, in modo 
che ne risulta come un cordoncino mediano il quale entra perfet- 
tamente nella scanalatura della valva sinistra, così che le due 
valve, nel loro terzo anteriore, possono combaciare strettamente, 
con l incastrarsi PV una nell’ altra. L’ annessa figura, ottenuta da 
una sezione trasversale, mostra appunto tale disposizione. Questi 
solchi vanno attenuandosi verso la parte posteriore ove i margini 
delle valve si presentano uniformi. 

Ma un altro fatto è da far rilevare: nel loro terzo anteriore le 
due valve sono ventralmente insieme saldate (fig. 2), in modo da 
lasciare nel loro mezzo un’ apertura, per la quale può fuoriuscire 


460 G. TEODORO 


il sacco esertile anale, che secondo le osservazioni di BERLESE |1|, 
si rovescia all’ esterno come il dito di un guanto. Dal terzo ante- 
riore in poi le due valve anali sono staccate 1’ una dall’ altra, 
come si vede nella fig. 1. 

È noto che attraverso il sacco esertile rettale il L. o. emette 
un liquido escrementizio zuccherino, appetito dalle formiche. Già il 
RÉAUMUR nella sua Histoire des Gallinsectes [3], ha descritto la estro- 
flessione di questo sacco, per la quale è necessario il divarica- 
mento delle valve anali. Sul meccanismo di tale estroflessione ha 
dato il BERLESE [1] una minuta descrizione. A me basta ora ri- 
cordare che il sacco esertile deve passare attraverso la fessura che 
intercede fra le due valve. Orbene, nelle sezioni trasversali si 
riesce a mettere in evidenza nelle valve anali un paio di muscoli 
che servono per divaricarlo, e che perciò denomino divaricatori 
delle valve anali (fig. 2 m, m'). 

Nella parte dorsale lo strato chitinoso è spesso (8 p..), mentre 
va assottigliandosi lateralmente fino a ridursi, verso la metà del 
lato esterno di ciascuna valva (fig. 2, c), a 1‘/--2 p..; poi si in- 
grossa nuovamente (5 p..). Proprio nel punto del lato esterno, ove 
la chitina comincia nuovamente ad essere ispessita (fig. 2 €) si 
inseriscono i due muscoli divaricatori delle valve anali (m, m'). Il 
più grande di essi (m') va ad inserirsi sullo strato chitinoso dor- 
sale verso il margine esterno della valva, il minore va invece ad 
inserirsi poco più in su della metà del lato interno della valva, 
cioè del lato che guarda nella cavità fra le due valve (cn). 

A me pare evidente che la contrazione di tali muscoli, ravvi- 
cini la porzione laterale della valva, dove la chitina è più sottile, 
al cingolo chitinoso interno (cn), e che così si produca la divarica- 
zione della parte dorsale delle valve stesse. Mi premeva far notare 
la presenza dei muscoli in parola, che non erano ancora illustrati. 
. Si sa che il sacco esertile è munito di otto peli cavi, ceripari; 
di essi si vedono appunto le sezioni circolari nella fig. 2 p. Faccio 
infine notare che tutto lo strato chitinoso delle valve anali è uni- 
formemente rivestito, verso l interno, dall’ ipoderma. Esso è conti- 
nuo, non presentando, come tutto il resto della chitina dorsale 
del L. 0., le cavità speciali ove si accolgono le cellule laccipare, 
di cui mi sono recentemente occupato [4]. 


LE VALVE ANALI DEL « LECANIUM OLEAE » BERN. 461 


I preparati che hanno servito ad illustrare questa nota, sono 
gli stessi che mi servirono per altre ricerche |4,5], alle quali ri- 
mando per ciò che riguarda la tecnica. 


AUTORI CITATI. 


[1] BERLESE A. (1894). Le Cocciniglie italiane viventi sugli Agrumi. Parte II, J 
Lecanium. « Riv. di Patol. veget. », anno III, n. 1-3. 

[2] Purnam J. D. (1880). Biological and other notes on Coccidae. « Proceedings 
of the Davenport Acad. of Nat. Sciences », vol. II parte 2.%. 

[3] RÉAUMUR M. de (1738). Mémoires pour servir à V Histoire des Insectes. T. 4.0. 
Paris. 

[4] TEODORO G. (1912). Le glandule laccipare e ceripare del Lecanium oleae 
Bern. « Redia », vol. VIII, fasc, 1.°. 

[5] IDEM (1912). icerche sull’emolinfa dei Lecanini. « Atti Accad. ven. trent. 


istr. », anno Vi, fase. 1.0: 


SPIEGAZIONE DELLE FIGURE. 


Fig. 1. — Valve anali del L. o. in sezione trasversa, condotta verso il loro terzo poste- 
riore. (Ingr. 270). 

Fig. 2. — Valve anali del L. o. in sezione trasversa, condotta verso il loro terzo ante- 
riore. Spiegazione nel testo. (Ingr. 270). 


PICCOLE COMUNICAZIONI 


LA DISTRUZIONE DELLA MOSCA DOMESTICA 


Mi sono trovato, per due anni a S. Vincenzo (Pisa), durante i 
mesi estivi da Luglio a Settembre, nella necessità di lottare con- 
tro il troppo gran numero di mosche domestiche, le quali, special- 
mente nel 1911, erano abbondantissime, in così gran numero da non 
dar requie in nessun momento e da impensierire sul serio in un 
paese compreso tra Livorno e Piombino, a poche miglia dunque 
da due grandi focolai di Cholera del decorso anno. 

Avevo già notato, per esperienza di più anni, che nelle località 
dove largamente si erano praticate all’ingiro le irrorazioni sugli 
olivi circostanti per combattere la Mosca delle olive, si era otte- 
nuta la quasi totale scomparsa delle Mosche domestiche, con grande 
soddisfazione delle persone che, in quelle abitazioni rurali, erano 
e sono sempre afflitte da uno sterminato numero di tali insetti. 

Oltre a questa osservazione io ero convinto della impraticità ed 
inefficacia di una lotta contro le forme larvali della Mosca comune, 
le quali sono un po’ dappertutto e certo in maggioranza nelle con- 
cimaie ed altrove in sostanze putrescenti, ma che, ad ogni modo, 
conviene cercare noi, e dobbiamo recarci noi verso quei centri di 
moltiplicazione per disinfettarli, cosa difticilissima e dispendiosa. 

Tale lavoro poi è inutile se si pensa che, a lor tempo, cioè ap- 
pena messe le ali, sono gli insetti stessi che, tutti, senza eccezione 
di sorta, vengono verso noi ed in un dato momento si raccolgono 
tutti insieme in determinati ambienti e quivi sono vulnerabilissimi 
e assai facilmente si raggiungono da noi con insidie per loro 
mortali. 

La sola guerra profiena è quella contro Vadulto ed è facile ed 


PICCOLE COMUNICAZIONI 46: 


efficacissima, se si tiene conto di alcune attività dell’insetto, delle 
quali ecco le più importanti pel nostro punto di vista pratico. 

1.° Le Mosche domestiche, come la maggior parte delle affini, 
nascono con uova immature nel ventre; debbono attendere più 
giorni per poter compiere l’opera riproduttiva. Se ne può dunque 
profittare per ueciderle prima che abbiano modo di apprestare ulte- 
riori generazioni. 

2.° Un istinto per noi del massimo rilievo e che, specialmente 
nella Mosca domestica, è sviluppatissimo, si è quello di tutto sag- 
giare mercè la proboscide. 

Come il cane non si può fare un concetto giusto di cosa alcuna 
se non traverso le percezioni olfattive e così tutto annusa di cui 
vuol giudicare, così la Mosca tutto tenta colla sua bocca di quanto 
incontra e perciò, se per sua mala ventura si abbatte in una so- 
stanza che le sia micidiale, difficilmente se ne salva, poichè comincia 
dall’assaggiarla e questo può bastarle per ucciderla. Meglio poi se 
il veleno è mascherato con sostanze di cui è ghiotta, come sono, 
sopratutto, le zuccherine. 

3.° Le mosche, non sono tutte, durante tutto il giorno, sem- 
pre in casa, ma se sono quasi tutte con noi durante i nostri pa- 
sti, finiti questi e bene pasciute, se ne escono per la massima 
parte e se ne vanno sulle piante più vicine alla casa e quivi si 
riposano e compiono in pace la digestione, ferme alla pagina in- 
feriore delle foglie. Del resto questo fanno non solo nelle ore più 
salde della giornata e dopo essere state nostre commensali, ma 
anche in altre ore, semprechè qui o là abbiano trovato modo di 
saziare la frequente e grande fame. 

Si esaminino le foglie di piante, anche quelle in vaso, messe ad 
ornamento accanto alle porte o sulle finestre e quelle delle piante 
attorno casa e si vedrà, sulla pagina inferiore di dette piante, molto 
bene dimostrata, dalle macchie puntiformi, nerastre, che sono escre- 
menti, la avvenuta permanenza, in maggiore o minor numero di 
individui, della mosca domestica (figg. 1-4). 

In certi casi tali macchie sono così abbondanti e più o meno 
confluenti in una totale insudiciatura nera, che dimostrano ad evi- 
denza quale sterminata quantità di insetti deve turbinare in quelle 
sfortunate case vicine. 






464 PICCOLE COMUNICAZIONI 


Ecco esempi tolti da pergolati di viti (fig. 1-2) e da alberi di 
Fico (fig. 3), che si trovano nel cortile di una casa evidentemente 
molto frequentata dalle mosche e possono dare una idea della ab- 
bondanza di questi insetti a S. Vincenzo, nell’estate del 1911; pen- 





Fig. 1. — Foglia di vite, veduta dalla pagina inferiore, 


mostrante gli escrementi di Mosca domestica. 5 della grandezza naturale. 


sando che quando le mosche sono in misura ordinaria, sulle piante 
presso casa le macchie sulla pagina inferiore delle foglie sono 
molto rare. 

4.° Se trovasi un sufficiente deposito di sostanza per la quale 
le mosche sentano inclinazione a cibarsene, si può essere certi che 
tutti i detti insetti, che si aggirano in quelle vicinanze, tutti, fino 
all’ultimo, vi fanno la loro visita e ne profittano e ciò, sia che 


l’ambiente sia chiuso, come pure se è aperto. 
Questi sono i dati di fatto, che io ho accuratamente control- 






L 7 - 


PICCOLE COMUNICAZIONI _ 465 


1 


lati e sui quali si basa il sistema di distruzione degli adulti al. 
l’aperto. 

Vediamo ora quale vantaggio per noi se ne può trarre. 

Le concimaie ed i depositi di spazzature in genere, sono fre- 
quentatissimi dalla mosca domestica, che ne trae nutrimento, come 
ho detto e vi depone le uova. i 





Fig. 2. — Parte della precedente, in grandezza naturale. 


Adunque, spargendo su questi depositi, semplicemente alla loro 
superficie, una miscela zuccherina avvelenata (come potrebbe es- 
sere, ad es. la soluzione di melassa arsenicale, di cui si dirà più 
tardi) si è certi di uccidere le mosche, le quali nascono dai depo- 
siti stessi e vengono alla superficie per trattenersi colà finchè le 
ali sono allungate ed atte al volo, come anche quelle mosche che 
accorrono per deporre le uova e per cibarsi. In nessuno dei detti 


bos 





466 PICCOLE COMUNICAZIONI 





casi l’ insetto perde 1 occasione di nutrirsi, avendo a portata un 
cibo gradito come è quello zuccherino. 

Se poi, come di consueto accade, accanto alle concimaie 0 sopra 
queste trovansi delle piante, la irrorazione, colla detta miscela, delle 
loro foglie è indicatissima, inquantochè sono queste frequentatis- 
sime dalle mosche nascenti e dalle altre che accorrono alla con- 
cimaia. 





Fig. 3. — Foglia di Fico nel cortile di una casa molto frequentata dalle mosche, 


veduta dalla pagina inferiore; 3 della grandezza naturale, 


Vedansi come si presentano, alla pagina inferiore delle foglie di 
olivi e di oleandri (fig. 4), che stavano accanto ad un deposito di 
stallatico. In detti esemplari gli escrementi delle mosche formano 
addirittura una macchia nera continua. 

Finora si propinava più volentieri il veleno alle mosche entro 
le case. 

Se ne hanno più inconvenienti. 





PICCOLE COMUNICAZIONI 467 


Il primo si è quello che il detto lavoro è perfettamente inutile, 
poichè alle mosche uccise nell’interno delle case vengono imme- 
diatamente a sostituirsi altre dal di fuori ed i centri di dove pro- 
vengono sono fonti a getto continuo ed inesauribile. Bisognerebbe, 
per ottenere un effetto appena sensibile, che in tutti gli ambienti 
di tutte le case contemporaneamente fossero depositi velenosi per- 





Fig. 4. — Foglie d’ Oleandro prossime ad una concimaia, 


1 
vedute dalla pagina inferiore e ridotte a > della grandezza naturale. 


manenti e questo è cosa impossibile ad ottenersi e neppure ceor- 
risponderebbe allo scopo. 

Per liberare un ambiente da così fatti insetti col mezzo di depo- 
siti avvelenati interni, bisognerebbe che le aperture dell’ambiente 
stesso fossero costantemente mantenute impenetrabili alle mosche 
dal di fuori, cioè riparate con reticelle ecc. e neppure ciò baste- 
rebbe sempre, se non in teoria. 

Altro inconveniente si è quello che le mosche imbrattano con 


« Redia », 1912. 30 


468 PICCOLE COMUNICAZIONI 


deiezioni alvine abbondanti, per effetto del veleno, prima di mo- 
rire, tutti gli oggetti compresi nell’ambiente, mobili, panni, vetri, 
muri e di poi, coi loro corpi morti, e questa è cosa pericolosa e 
ripugnante. 

Non parlo poi del pericolo per sè di depositi velenosi negli ap- 
partamenti, quando i veleni sieno tali anche per altri animali 0 
per l’uomo stesso, oltrechè per le mosche. 

Per ottenere di liberare rapidamente ed in modo talora quasi 
completo un intero paese da questi abbominevoli ospiti, come ho 
potuto fare per due anni a S. Vincenzo, bisogna praticare un 
lavoro ordinato, regolare ed esteso a tutto l’insieme di abitazioni 
contemporaneamente. Ecco come si può fare per averne buon effetto. 

1.° Irrorazione di tutte le piante dei giardini, orti, ecc. com- 
prese fra le abitazioni e di quelle circostanti ad esse in vicinanza 
immediata, con una soluzione zuccherina avvelenata, come potrebbe 
essere ad esempio la seguente : 


Melassal vi e a LO 
AC ra GIRI IRA I RO 
Arsenito di potassio o ‘sodio . .. . ... 2 


Bisognerà distribuirne tanta, su ciascuna pianta, quanta si può 
credere che ne occorra perchè sul vegetale si trovi in misura di 
circa una 0 due goccie per foglia (se le foglie sono piccole) qua- 
lora fosse uniformemente distribuita. 

Colla stessa miscela si debbono irrorare le concimaie, ben inteso 
con una spruzzata abbastanza rapida, alla superficie e le piante più 
vicine alle concimaie stesse. 

Si debbono poi egualmente irrorare così, alla superficie, i depo- 
siti di spazzature, rifiuti ecc. che si trovassero nelle vie, negli an- 
goli delle case od altrove all’aperto e più che mai depositi, quando 
ne esistessero, di avanzi di frutta, come accade spesso di buccie 
di Cocomero e Popone, nella stagione in cui questi prodotti ab- 
bondano. 

La irrorazione alle piante basta sia fatta ogni dieci giorni © 
rinnovata dopo una pioggia; quella alle concimaie ogni volta che 
viene deposto nuovo stallatico a ricoprire il vecchio e per le spaz- 
zature ed i rifiuti, mano mano che questi vengono deposti. 


PICCOLE COMUNICAZIONI 469 


Il meglio è raccogliere tutti questi rifiuti in determinati luoghi, 
entro recipienti, ad es., vecchie casse od altro e quivi tenerli, ba- 
gnati della soluzione avvelenata, finchè si asportano. 

Nel 1911, a S. Vincenzo, oltre alle irrorazioni alle piante, avevo 
fatto disporre, in vari punti del paese, con una certa uniformità 
di distribuzione, una trentina di recipienti in zinco, cilindrici, alti 
un venti centimetri e del diametro di mezzo metro ed erano col- 
locati a due metri circa da terra perchè i ragazzi non avessero 
modo di rovistarvi dentro e quivi si gettavano le buccie di frutta 
ed altre cose appetite dalle mosche, in un liquido avvelenato è 
zuccherino. Erano grandi centri di distruzione dell’insetto. 

Nel 1912 invece sperimentai fastelli di paglia (fig. 5) protetti da 
un cappello conico di zinco e imbevuti di miele e melassa avvele- 
nati. La miscela era la seguente : 


NIGIASSAREeMe eo e 10 
MIC Eee a ana 1 
PACO A N Me 10 
ANESCIRICORCECRe e n 0,5 


Erano sospesi fuori delle case (come vedesi dalla figura 5) fuori 
del facile contatto da parte dei ragazzi o di gente curiosa e  fe- 
cero benissimo essi pure. 

Con circa un quintale di melassa ; qualche chilogrammo di miele 
di scarto, usato pei fastelli, e qualche ora di lavoro a non fre- 
quenti intervalli da parte di un operaio io ottenni, in ambedue le 
annate, una distruzione quasi totale delle mosche domestiche, in 
tutto il paese di S. Vincenzo, per tutto il tempo che mi trat- 
tenni colà. 

In tre giorni dall’inizio delle operazioni, la riduzione era ormai 
a tal segno che da vere nuvole di questi insetti, che infestavano 
la mia tavola durante i pasti, esse si erano ridotte a due o tre 
di numero, esattamente. Lo stesso avveniva, come è naturale, 
per tutte le altre case del paese. 

Con lavori più estesi, in proporzione, credo si potrebbe togliere 
via le mosche anche da centri abitati molto maggiori. 

È stato inoltre rilevato che, con queste pratiche insetticide con- 
dotte nelle prossimità delle scuderie, diminuisce sensibilmente il 





numero delle Stomoxys calcitrans, cioè la mosca Lu che punge | aa 


i cavalli, buoi ecc. 

Certo io ho potuto notare cadaveri di questo dittero assieme ai 
molti più di Mosca domestica, raccolti in ambienti chiusi, dopo una 
ecatombe provocata appunto da depositi colà di sostanza zucche- 
rina avvelenata con arsenito. 





Fig. 5. — Un fastello di paglia imbevuto di veleno 
e protetto dal suo cappuccio di zinco, collocato fuori di una casa. 


Non so in quale misura le Stomoxys (cosa che mai avrei sup- 
posto) soccombano con questo mezzo e quindi non posso, per ora, 
giudicarne in rapporto anche ad altri aftini insetti ematofili, che 
pure sarebbe tanto utile poter decimare. 


Firenze, Dicembre 1912. 


A. BERLESE. 


PICCOLE COMUNICAZIONI 471 


PICCOLO APPARECCHIO 
per raccogliere automaticamente i Galcididi parassiti da collezione 


Per raccogliere i Calcididi, che si svolgono da Insetti diversi 
e specialmente quelli piccolissimi che ospitano le Cocciniglie, con- 
viene ricorrere a qualche mezzo, che risparmi la non lieve diffi- 
coltà che presenta la cattura di così minutissimi animaletti e per 
di più che saltano e fuggono con grande vivacità. 





Fig. 2. 


Adunque, se si vogliano avere non vivi, ma conservati in al- 
cool, si può ricorrere al semplice apparecchio che io ho usato 
con molto buon effetto. 

Esso è posto sopra campane di vetro (fig. 1, è) entro cui sono 
gli insetti ospiti sulle piante su cui vivono (a) e ie campane alla 
sommità (fig. 2) finiscono in un cilindro aperto. Sull’ apertura poi è 
steso un pezzetto di cartoncino (fig. 2, 0) e vi è incollato, il 
quale ha un piccolo foro (e) nel centro, di tre millimetri di dia- 
metro. Su questo cartoncino ed attorno a questo foro si salda con 
mastice il piccolo apparecchio di vetro (4 e fig. 3), la cui fabrica 
st comprende subito considerando la fig. 3. 

Vi ha (fig. 3) un piccolo imbuto di vetro (a) con tubo lunghissimo 
(d) che termina con un buco quanto più è possibile piccolo rispetto 


472 PICCOLE COMUNICAZIONI 


ai parassiti di cui si attende la schiusa e che vi debbono pas- 
Sare attraverso. Questo imbuto è compreso e saldato in un altro 
tubo (7) che, poco oltre il forellino e, sì ripiega all’ ingiù e, mercè 
un anello di gomma (b) si continua 
col tubetto e contenente alcool, 
in cui si raccoglieranno automa- 
ticamente gli insettini. 

Questi, infatti, mano mano che 
schiudono, guadagnano, come è 
loro costume, l’alto della campana 
(che sarà contornata nel suo orlo 
inferiore da cotone, fig. 1, €, per 
impedire la fuga ai minutissimi 
insetti), traverso il forellino della 
carta guadagnano il piccolo im- 
buto e ne fuoriescono pel sottilis- 
Simo orifizio (fig. 3, e) Una volta 
entrati nell’ambiente formato dai 
tubi, c (fig. 3) non possono più 
uscirne e finiscono per cadere nel- 
alcool. 




















Fig. 3. 


Miglior effetto si ha se invece di gomma elastica si usa della fitta 
tela per fare il manicotto (d, fig. 3) di congiunzione dei due tubi 
e si lasciano questi discosti 1’ uno dall’ altro di un millimetro. I 
piccoli imenotteri sentono l aria pura penetrare fra i due tubi e 
tutti si affollano sulla parete interna del manicotto di tela, finchè 
esausti cadono nell’ alcool. 

Con uno di questi apparecchini io catturavo ogni giorno auto- 
maticamente migliaia di Caleididi, che altrimenti non avrei potuto 
raccogliere se non con grandissima pena e tempo infinito. 

A. BERLESE. 


N. B. — Nella fig. 3 si è fatto il tubo 4 molto più stretto di quello f, ma 
ciò solo perchè apparissero distinti. In realtà è bene invece che il tubo d entri 
a sfregamento in quello f e così si può anche saldarvelo col balsamo ; altri- 
menti gli insetti cadono anche fra i tubi d, f e vanno perduti. 











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GIO RINALDI RINSTO MOL: OGDPA 
pubblicato dalla R. Stazione di Entomologia Agraria in Firenze 


Via Romana, 19 





Il giornale « Redia » è destinato a comprendere lavori 
originali (anche di Entomologi non pertinenti alla Stazione) sugli 
Artropodi, lavori di Anatomia, Biologia, Sistematica, Entomologia 
economica ecc. Esso si comporrà annualmente di un volume di 
circa 24 fogli di stampa, e delle tavole necessarie alla buona 
intelligenza dei lavori. 

Prezzo d’ abbonamento al periodico L. 25,00, anticipate per 
ogni volume. 

Si desidera il cambio coi giornali di Zoologia e specialmente 
di Entomologia. 


Il Direttore 
Prof. ANTONIO BERLESE. 


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II. Grandezza degli Insetti; III. Piano di organizza- 
zione degli Insetti; IV. Embriologia generale; V. Mor- 
fologia generale; VI. Esoscheletro; VII. Endoscheletro; 
VIII. Sistema muscolare; IX. Tegumento; x. Ghiandole; 
XI. Sistema nervoso ed organi del senso; XII. Organi 
musicali e luminosi; XIII. Tubo digerente; XIV. Si- 
stema circolatorio e fiuido circolante; XV. Organi e 
tessuti di escrezione plastica; XVI. Tessuto adiposo 
e sviluppo degli organi e tessuti di origine mesoder- 
male; XVII. Sistema respiratorio; XVIII. Organi della 
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